Doro Pietro

Nel 1850, Pietro Doro è Canonico a Savigliano (Cuneo) e sostiene attivamente i moti repubblicani risorgimentali. Fonti primarie (a sostegno della monarchia e del potere ecclesiastico) denunciano come egli proponesse pubblicamente che il governo operasse la confisca di tutti i beni ecclesiastici.

Probabilmente il Doro, continuando a sostenere idee liberali, viene costretto alla fuga. Convertitosi alla fede evangelica a Ginevra, con Costantino Reta ricostituisce la chiesa italiana che si era dispersa in seguito alla partenza del De Sanctis per Torino nell’autunno del 1852. Collabora a Londra nel 1854 in un asilo per bambini poveri italiani diretto da due signore inglesi, asilo per sfamarli, istruirli e far loro conoscere la Bibbia.

Troviamo infatti nel 1857 lo stesso Pietro Doro, attempato e con tanto di moglie che, nella città di Londra svolge l’attività di missionario operando tra la vasta popolazione di origine italiana nella città diffondendo e coltivando il Cristianesimo evangelico.

Un’interessante descrizione della sua attività la troviamo nell’Eco di Savonarola del 1857:


Evangelizzazione italiana in Londra (Eco di Savonarola, 1 aprile 1857, p. 309).

“Come abbiamo già detto ai nostri amici, il missionario approvato degli italiani evangelici di Londra è il signor Pietro Doro. La sua missione consiste nel visitare i nostri connazionali, di casa in casa, nei loro laboratori, negli ospedali, parlando loro dell’amor di Dio verso i poveri peccatori. Di più, egli cerca di sollecitarli a frequentare il servizio evangelico che ha luogo ogni domenica a ore sei e mezzo p. m. nella cappella (n. 7) di Newman Street, dove il Vangelo è annunciato con purezza e semplicità. Il mercoledì sera varii italiani si riuniscono privatamente, per invito, in casa di un fratello, nello scopo di studiare insieme la Parola di Dio. Il signor Doro, occupandosi esclusivamente dell’altare, è giusto che egli viva altresì dell’altare. Egli non riceve salario fisso e noi gli rimettiamo quel che ci vien mandato per lui dalla carità cristiana”. Speriamo adunque che i nostri amici non tarderanno a venirci in aiuto. Ricordiamoci che più d'uno di coloro che stanno annunciando il Vangelo in Italia, acquistarono in questo paese la conoscenza di Gesù Cristo. Ecco alcuni estratti de'un rapporto direttoci dal Sig. Doro".

Credo opportuno informare, per mezzo dell'Eco di Savonarola i nostri fratelli, e tutti coloro che prendono interesse per la propagazione del Vangelo, della mia missione evangelica in Londra, fatta in questi ultimi tre mesi.


Egli stesso scrive: "Entrato un giorno in una casa d'organari, stavano alcuni individui in crocchio raccontandosi fra di loro che quattro compagni non si vedevano più alla Chiesa e che si erano voltati alla religione della Bibbia, come alcuni si esprimono. vi è un sarto che ha due bambini, dei quali il maggiore è di circa quattro anni. Costui mi disse che, sebbene egli fosse nato cattolico, non credeva più al Papismo e che perciò non permette che questi suoi figli sieno battezzati, finché non giunti all'età capace di avere la fede e quando avranno la fede, li farà battezzare. L'evangelizzazione, non potendosi sempre ovunque fare a certe persone in casa, io procuro d'annunziare loro il vangelo quando l'incontro per la via, come agli organari e ai figuristi. Ora, nell'annunciare il Vangelo, dovrei conseguentemente seguire quanto si può l'esempio del Salvatore. Gesù univa alle sue parole anche i benefici corporali a coloro che l'ascoltavano, sfamando le fameliche turbe che lo seguivano per udirlo, e risanando ovunque ogni sorta d'infermità. Cosicché alla parola deve andare unito l'olio della carità. Perciò l'opera di un missionario, ardua davvero, è d'accoppiare per quanto può, la carità alle sue parole, confermando questo con l'esempio di una vera fede. Io non posseggo né oro né argento né mezzo alcuno materiale, ma posseggo tutto nell'onnipotenza di Dio, che è il mio Braccio forte, la mia Rocca. Il  Signore è ricco in misericordia, e sparge le sue benedizioni sopra coloro che mi ricevono e mi ascoltano. Affinché i cristiani sappiano ciò che si opera fra gli italiani nella missione e con l'aiuto del Signore, io ne darò alcuni cenni! Poveri italiani! Raminghi senza occupazione, in pericolo di morir di fame, per grazia di Dio ho potut far loro trovare da guadagnare il vivere. Un onesto giovane, preso dalla polizia per isbaglio, invece di un altro, in sospetto di borsajuolo e messo in prigione, avendomi scritto e chiesta assistenza, riuscì di farlo sciogliere. Quattro giovani italiani che trovai sofferenti la fame e nudi in una povera camera, tutti insieme, e che non potevano uscire per non avere da coprirsi, mercé la grazia di Dio e l'aiuto d'una eccellente Dama cristiana, ebbero da nutrirsi per alcun tempo, facendoglielo somministrare per le mie mani, e quindi dai miei buoni fratelli di Newman Street ebbi degli abiti da coprirli. Cinque sono gli ospedali che visito ogni qual volta vi sono degli italiani ricoverati. Ho distribuito in tutto questo tempo circa 200 trattati evangelici. Nulla tralascio per parte mia, per compiere la mia missione secondo la vocazione che mi è stata fatta da Dio. Per tutto ciò che ho narrato e che Dio mi ha concesso di operare verso coloro ai quali vado annunziando la Buona Novella, son lieto di cantare col profeta David (Salmo 116:1): "Non a noi, Signore, non a noi, anzi, al tuo nome da' gloria per la tua verità e benignità in sempiterno. Amen". [Pietro Doro, missionario italiano della cappella di Newman Street, in "L'Eco di Savonarola", 1 aprile 1857, p. 314,315].

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