5. Nuovi Media, Azione e Corporeità: quando il medium diventa trasparente

Come agiamo, e in particolare come agiamo quando usiamo i nuovi media?

Grazie al modello interpretativo offerto dalla psicologia bio-culturale e alla sua integrazione con due teorie - la teoria dell’attività e la teoria dinamica delle intenzioni - che analizzano il legame tra azione e intenzioni è possibile rispondere a tale domanda.

Innanzitutto i nuovi media nell’azione non vengono sperimentati da tutti allo stesso modo (digital divide), ma possono essere artefatti (strumenti opachi) e affordance (opportunità intuitive) a seconda del sistema cognitivo – intuitivo o razionale – richiesto per usarli. 

Che cosa li rende tali? L’elemento che permette la trasformazione è l’apprendimento pratico: un medium diventa un’opportunità quando sono in grado di usarlo efficacemente in maniera intuitiva.

I risultati più recenti delle scienze cognitive hanno mostrato che imparare ad usare un artefatto non ha solo un effetto sulla percezione dell’artefatto stesso – da opaco diventa trasparente – ma anche sui nostri processi cognitivi e in particolare sulla gestione della spazialità e della corporeita.

Infatti, nel momento in cui la capacità di attuare l’azione diventa intuitiva, sono possibili due effetti:

  1.  il soggetto incorpora il nuovo medium: il soggetto diventa «presente» nell’artefatto (i confini corporei includono l’artefatto prossimale); 
  2.  il soggetto diventa «presente» nello spazio in cui si trova l’oggetto digitale, per esempio un videogioco (i confini extracorporei diventano quelli dell’artefatto distale).