POMO D'ORO


Famiglia: Solanaceae

Genere: Solanum

Specie: Lycopersicum

 

 

Cenni storici

 

Il pomodoro è originario del Sud America, delle regioni tropicali e sub-tropicali del Perù e dell’Ecuador, dove ancora oggi è possibile trovare delle specie selvatiche dai frutti piccoli, simili, tra le varietà attualmente coltivate, al tipo Cherry o “pomodorino ciliegia”.

Il pomodoro giunse in Europa verso la fine del ’500: dal Messico, dove era coltivato in mezzo al mais, il pomodoro giunse in Spagna e da qui, tra il ’600 e il ’700, in Italia attraverso il possedimento spagnolo di Napoli.

Inizialmente venne considerato una pianta medicinale o utilizzato come pianta per abbellire i balconi; successivamente, al seguito degli Arabi, il pomodoro giunse anche in Sicilia, dove si ritrovano le più antiche ricette italiane a base di pomodoro.

 

 

Curiosità

 

Pianta perenne o annuale? - Nelle regioni d’origine, il pomodoro è una pianta erbacea perenne coltivata all’aria aperta nel corso di tutto l’anno; in climi meno clementi, con inverni freddi, viene considerato e coltivato come ortaggio annuale e bisogna disporre di almeno tre mesi di sole se si vuole piantarlo all’aperto.


Origine del nome - Secondo alcuni studiosi, il nome inglese “tomato” deriva dall’azteco “xitomate” o “zitomate”, mentre secondo altri da “tomatl”, nome con cui alcune popolazioni indigene del Messico, chiamavano i frutti della pianta di pomodoro di cui si nutrivano.

Il nome Pomodoro deriverebbe invece da “mela d’oro” o “pomo d’oro” nomi con i quali vennero introdotte in Italia le prime piante di pomodoro a frutto giallo (da qui l’appellativo “d’oro”), prime varietà apparse in Europa.

 

Tossicità - È curioso sapere che il pomodoro, essendo un solanacea come la patata, quando è acerbo produce una tossina, la solanina, e altri glicoalcaloidi che durante la maturazione tendono poi a scomparire.

 

 

Proprietà e composizione

 

Il pomodoro è ricco di betacarotene, licopene e vitamina.

A detta di molti esperti è il più efficace farmaco contro l'invecchiamento, essendo l'antiossidante per eccellenza e combattendo i radicali liberi responsabili dell'invecchiamento delle cellule.

La composizione del pomodoro è condizionata da numerosi fattori: varietà, condizioni ambientali, grado ed epoca di maturazione, ecc. A maturazione completa, il pomodoro si presenta di colore rosso vivo, con una parte commestibile superiore al 96%, giacché solo la buccia e i semi, oltre alla parte fibroso-legnosa, non sono assimilabili. Mediamente 100 g di pomodoro fresco sono costituiti dal 93% di acqua, il 2,9% di carboidrati, 0,2% di grassi, 1% di proteine e 1,8% di fibre con un valore energetico di circa 100 kJ (20 kcal)

Gli zuccheri sono rappresentati prevalentemente da glucosio e fruttosio.

Gli acidi maggiormente presenti sono: quello citrico, che da solo rappresenta il 90% degli acidi totali, e malico. 

Gli amminoacidi del pomodoro comprendono tutti quelli ritenuti indispensabili per l’alimentazione: l’acido glutammico, l’acido aspartico, la treonina e l’asparagina.

Tra i pigmenti predominano i carotenoidi, in particolare il licopene (rosso) al 87%, e il β-carotene (giallo) al 7%. Il licopene possiede una spiccata azione antiossidante e antitumorale. Quanto a contenuto di licopene, bisogna riconoscere al pomodoro il primato, essendo l’unico alimento, soprattutto quando è maturo, a contenerne elevate percentuali.

Le vitamine, pur non avendo un elevato contenuto, sono molto importanti, pur occupando solo il 13° posto come fonte di Vitamina C e il 16° posto per la Vitamina A, il pomodoro, dato il suo larghissimo consumo, rappresenta uno delle principali fonti di Vitamine e sali minerali nella dieta.

Le sostanze insolubili sono rappresentate principalmente da polisaccaridi, ossia zuccheri complessi, quali: pectine, cellulosa, emicellulosa e lignina. Particolarmente importante sono le pectine che, combinate con altri polisaccaridi, danno origine alle protopectine, responsabili della compattezza e consistenza del frutto che si riflette sulla viscosità e la consistenza dei derivati industriali.

 

 

Varietà

 

Esistono numerose varietà di pomodoro, circa quattromila, e gli esperti ne cercano sempre di nuove, chiamate ibridi (F1). Le varietà esistenti vengono tradizionalmente suddivise in: pomodoro da tavola, da pelati e da salsa, da succhi e concentrati.

Il pomodoro da tavola: ha pochi semi, la buccia sottile e la polpa consistente; ha una forma tondeggiante, che può essere più o meno schiacciata, una superficie liscia o costoluta. Ha il tipico colore rosso, ma esistono anche alcune varietà di colore verde-giallo. Tra le tipologie più conosciute ricordiamo il Cuore di Bue di origini americane, il costoluto genovese e il Camone Sardo.

Il pomodoro da pelati e da salsa: ha pochi semi, una forma allungata, una polpa molto carnosa e ha un colore rosso intenso. Tra le tipologie più conosciuto ricordiamo il San Marzano, coltivato prevalentemente nell'Italia del sud e purtroppo quasi sparito dai mercati, e il Venusiano o del piennolo, piccolo e dal sapore intenso.

Il pomodoro da succhi e concentrati: rientrano in questa categoria molte varietà di pomodori dalla forma tondeggiante e caratterizzati da un aroma spiccato. Tra le tipologie più conosciute ricordiamo il petomech e il tondino.

 

Nonostante le cultivar rosse siano le uniche presenti in commercio, le bacche del pomodoro possono assumere colorazioni differenti.
Si va dalle cultivar di colore bianco (white queen, white tomesol) a quelle di giallo (douce de Picardie, wendy, lemon), rosa (thai pink), arancioni (moonglow), verdi anche a maturazione (green zebra), e persino violacee (nero di Crimea, purple perfect).
In alcune cultivar la buccia è leggermente pelosa, simile alla pelle di una pesca.
Esistono pomodori lunghi (San Marzano), rotondi e molto grossi (beefteak), a forma di ciliegia, riuniti in grappoli (reisetomaten), e persino cavi all'interno (tomate à farcir).

 



Coltivazione

 

Semina - In pieno campo o in semenzaio. La disponibilità di varietà precocissime e adatte alla coltivazione al coperto permette la semina per un lungo periodo dell’anno. In generale si semina in semenzaio a fine inverno-inizio primavera  (seminare in cassetta - schiacciare con una tavoletta - bagnare con moderazione - tenere al caldo fino alla germinazione).

Trapianto - Appena la piantina è maneggiabile, si trapianta in vasetti di 8 cm per aiutare la formazione di buone radici e si mette a dimora a fine aprile-inizi maggio all’aperto. In zone molto calde, per una raccolta tardiva, si può piantare all’aperto in giugno.

Terreno - Le piante necessitano di un suolo profondo e leggero, ben drenato e, elemento importante, molto ricco di materia organica o di letame vecchio

Distanze - Per la coltivazione famigliare: tra le file 60-120 cm, 45-60 cm sulle file.

Consigli - Coltivare piante di Tagete intercalate ai pomodori per controllare i nematodi; non coltivare pomodori nella stessa posizione prima di 4 anni e non farli precedere o seguire da altre solanacee. Dopo un mese dal trapianto bisogna riportare un po’ di terra alla base del fusto (rincalzatura, da 5 a 8 cm) così da favorire al formazione di più radici e quindi il vigore della pianta. Togliere tutti i getti laterali quando sono lunghi 3 cm, asportare tutte le foglie sotto il più basso palco di frutti. Le varietà indeterminate necessitano obbligatoriamente di sostegni alti, per le piante determinate i sostegni invece non sono indispensabili. È consigliabile annaffiare al piede piuttosto che a pioggia.

Seme occorrente: 3g circa per mq di semenzaio; 15-20 g per 100 mq a dimora.

Potatura/Cimatura - Nelle varietà di pomodoro indeterminate alte e a frutto grosso è possibile togliere i getti laterali (detti femminelle) che si sviluppano alla base (ascella) delle foglie, per evitare la formazione di un numero eccessivo di infiorescenze e le piante porterebbero troppi frutti di dimensioni non corrispondenti a quelle caratteristiche della varietà e soprattutto di qualità scadente. Le femminelle sono riconoscibili perché nascono alla base di una ramificazione già esistente e danno luogo allo sdoppiamento del fusto della pianta; vanno eliminate a mano (senza l’ausilio di forbici o lame) non appena si presentano. Questa tecnica prende il nome di “sfemminellatura” o “scacchiatura” e solitamente viene eseguita tra Luglio e Agosto e si esegue quindi esclusivamente per equilibrare il rapporto fra vegetazione e fruttificazione. L’unico consiglio è quello di non essere eccessivamente zelanti nell'eliminare le femminelle più vicine all'apice principale innanzitutto per evitare di indebolirlo ed inoltre perché potrebbero sostituirlo in caso di malattia o di una sua rottura causata da agenti atmosferici.

Invece non conviene assolutamente bloccare la crescita delle varietà indeterminate togliendo il germoglio principale (cimatura) dopo che ha prodotto alcune infiorescenze, perché si limita la produzione, non si migliora la qualità dei frutti e, al contrario di uno scopo migliorativo, si potrebbe danneggiare gli equilibri della pianta.

Raccolta - A seconda delle varietà, la raccolta può avvenire da 40-50 giorni a oltre 120 giorni dal trapianto.

Malattie - Malattie comuni sono: verticillosi, oidio e peronospora

Trattare le piante con poltiglia bordolese o sulfo-calcica.

Un consiglio precauzionale è quello di evitare di bagnare le foglie.

 

Ricette

 

Pizza – Panzanella – Pasta al sugo di pomodorini freschi

 

Link Utili

www.tomatogrowers.com (acquisto sementi varietà delle americhe)

www.ingegnoli.it (acquisto semi)