Politica, pianificazione, programmazione, progettazione

INDICE ANALITICO GENERALE

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Quattro concetti: politica, pianificazione, programmazione, progettazione.

Il modello frattale

Per approfondimenti vedasi Merlo G., p. 17-26

Politica: insieme di indirizzi e decisioni per il cui tramite certi soggetti, che hanno questa funzione e questo potere, cercano di influenzare la dinamica, l’evoluzione, di un sistema, spesso complesso, orientandolo verso obiettivi prefigurati, utilizzando strumenti adeguati. Policy e politics: in inglese si tende a distinguere tra policy, ovvero politica nel senso di politica pubblica o aziendale, e politics, ovvero politica nel senso di attività di governo.

Pianificazione e programmazione: Rispetto ai significati discriminanti da attribuire ai termini di pianificazione e programmazione, spesso utilizzati indifferentemente, vi è da sempre molta incertezza. Tra gli studiosi emerge la tendenza a considerarli come sinonimi e, a volte, a preferire il secondo al primo. Il favore per il termine “programmazione” è da attribuire soprattutto alla connotazione ideologica del termine pianificazione sociale, soprattutto se riferito all’attività di pianificazione (GOSPLAN) attuata nei paesi dell’ex Unione Sovietica a partire dagli anni Venti.”

Programmazione pubblica: “L’oggetto fondamentale della programmazione pubblica è la ridistribuzione di un bene definito come comune attraverso un processo di definizione tipicamente politico” (ivi, p. 56).

In questo emergono “profonde differenze di approccio dei due mondi della programmazione pubblica e aziendale” (ivi, p. 60).

Tra le molte, la più dirimente “è quella del potere: nella definizione delle materie su cui intervenire, nella possibilità di emanare norme su tali materie e infine nel prelievo coattivo di ricchezza per recuperare le risorse necessarie a un’equa distribuzione del bene comune in questione” (ivi, p. 59)

Progettazione: pensare, ideare qualcosa e studiare il modo di realizzarla in dimensioni temporali limitate e con elementi di elaborazione tecnica specifici (in altri campi: ideare la costruzione di edifici, di macchine o altro, indicando, con disegni, calcoli e simili, le modalità di realizzazione. Un progetto viene visto come un’entità autonoma che parte da una precisa e delimitata esigenza di cambiamento, introduzione di novità, realizzazione o sperimentazione di nuove opportunità o servizi; nasce e cresce, cioè, di una sua vita autonoma, dall’ideazione alla sua implementazione, realizzazione e valutazione finale. Può ulteriormente scomporsi in sotto progetti.

Vedasi anche la scheda: Concetti di base

Teagno (2012) evidenzia come tra piano, programma e progetto, si ritrova una catena logica che si muove dal macro al micro, dal logicamente superiore all’inferiore: «ognuno di essi rappresenta l’output del processo rispettivamente di pianificazione, programmazione, progettazione, ovvero di un percorso le cui fasi si ripetono, come in un “modello frattale”, nello stesso ordine, ma su scale di grandezza diverse, relativamente alle loro principali dimensioni (campo di intervento, metodi di confronto e partecipazione, risorse ecc.)».

Obiettivi e soluzioni non sono altro che i fini e i mezzi delle diverse attività previste dal processo: ciò che corrisponde a un mezzo per i livelli superiori può divenire un fine per quelli inferiori.

E ancora: «Possiamo dire che la pianificazione inizia specificando parti complesse per scomporle successivamente in frazioni più semplici, dettagliate, operative», così come esemplificato nella figura 1.1, riferita alle relazioni tra piano, programma e progetto relativi alla condizione delle persone anziane.




Un progetto (o più di uno in parallelo e sinergia) può essere uno strumento di una strategia che, come tale, ha caratteristiche di generalità e complessità di cambiamento, coinvolge un numero spesso molto articolato di attori e può, spesso deve, comprendere anche molti altri elementi (le norme, le risorse finanziarie, umane e tecnologiche ecc.).

Quindi, in astratto può essere difficile distinguere la progettazione dalla programmazione, cioè definire quando si parli di un progetto complesso, magari articolato in diverse sotto azioni, o di una strategia generale: è il “paradosso del sorite”.

Nel rapporto con la programmazione, Bruni (2009, p. 22) sottolinea come «un progetto è definito dal contribuire a realizzare una finalità, da un obiettivo concreto e misurabile, si suddivide a sua volta in fasi e tempi, si esplica in un complesso di attori, risorse e azioni. La progettazione, quindi, traduce il percorso delineato nella programmazione sociale in una serie di obiettivi concreti che consentono di soddisfare le finalità della pianificazione sociale».

Per Vergani (1988) gli elementi essenziali che costituiscono la fase della progettazione sono: «La popolazione obiettivo; i contenuti in termini, ad esempio, di servizi da rendere disponibili o di operazioni da realizzare; gli obiettivi da conseguire; gli effetti attesi; i tempi e le scadenze; le sequenze operative delle attività da svolgere; i costi e gli eventuali ricavi; le risorse umane da impiegare»


APPROFONDIMENTI

Bruni C. (, La pianificazione sociale nel quadro della teoria sociologica, in Ferraro, Bruni (2009)

Siza R., Progettare nel sociale, FrancoAngeli, MIlano (2004)

Teagno D., Logiche, stili e strumenti della pianificazione sociale, in Busso, Negri (2012)


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Giorgio Merlo, giugno 2019