GAY A 40 ANNI

Gay a 40 anni 
 
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 GIG1973  Inviato il: 26/2/2008, 14:23 
 
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 Salve a tutti, sono nuovo del forum...anzi appena iscritto e forse per questo starò anche sbagliando ad aprire una nuova discussione, anche se a dire il vero non mi è sembrato di leggere circa problematiche o, comunque momenti di vita che riguardano la vita di un omosessuale di 38 anni, che ha ormai fatto il suo percorso di accettazione, o crede almeno di averlo di fatto.
Poichè non mi sembra che sia trattato, vorrei lanciare un argomento: come mai un gay di 38 anni, con un bagaglio di esperienze, e non solo sessuali, possa ricadere nell'innamorarsi di un suo coetaneo dichiaratamente etero con tanto di moglie e prole?
Percepisco nei racconti di chi è più giovane un'ansia e una frustrazione che conosco fin troppo bene, dato che in passato, mi era già capitato il giogo dell'amore per il migliore amico, e mi dispiace vedere che, pur avendo la consapevolezza che è una situazione transitoria ed obbligata per chi si scopre omosessuale, l'onda emozionale sia parecchio e forse eccessivamente amplificata.
Detto questo, non mi sento comunque in grado di ergermi a maestro e di salire in cattedra, poichè, come ho premesso, dopo anni, mi ricapita una esperienza che mai avrei voluto ripetere.
Eppure ci sono momenti in cui fa sentire terribilmente vivi il gioco di convincersi che certe frasi, certi gesti siano tutti per te perchè nel profondo quell'uomo tanto virile potrebbe nascondere una "latenza", sulla quale costruire qualcosa di più del semplice amplesso rubato e consumato in una macchina in un parcheggio al buio o in un ufficio deserto nella pausa pranzo.
La sensazione di vita che fluisce attraverso i sensi, il batticuore, le attese per uno sguardo che prima o poi cade su di te in maniera inconscia sono solo un aspetto della tempesta emotiva che si abbatte in questi momenti così delicati; forse sono cose che capitano per un ulteriore momento, o bisogno, di crescita; forse sono un modo per fuggire dalla routine dell’ufficio, dagli amici un po’ snob e tanto superficiali, dai nostri ambienti tanto effimeri quanto ambigui. O forse sono cose che capitano e basta! Leggevo da qualche parte che bisognerebbe posizionare l’interruttore su OFF e smettere di amare o di essere invaghiti della persona oggetto delle nostre fantasie irrealizzabili. Ma come si fa, a 38 anni ancora non riesco a trovare quell’interruttore e comunque non saprei farlo funzionare. Quello che però riesco a fare, il più delle volte, è riderci su, godermi momenti di autoironia su come mi sia potuto invischiare in questa situazione, però poi ci sono momenti in cui mi si riaffacciano all’orizzonte nuvole di autocommiserazione circa la difficoltà di poter parlar chiaro…tengo a precisare che non sono un gay dichiarato: tutte ciance quando dicono che chi non si dichiara non si è risolto come omosessuale, io sono un fermo sostenitore del fatto che a nessuno deve fregare con chi vado a letto la sera!
In più vivo con un compagno, anch’egli coetaneo, relazione in crisi, ma essendo entrambi convinti monogami cerchiamo di risolvere dall’interno i nostri problemi di coppia.
Non credo, a dire il vero, che questo innamoramento abbia un peso sul mio attuale rapporto ne tanto meno penso di essermi innamorato di questo ragazzo come fuga dal mio rapporto in crisi…Insomma un po’ di casino in testa c’è…voi cosa ne pensate?
 
     
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 26/2/2008, 16:12 
 
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 Ciao GIG1973,
innanzitutto grazie di esserti registrato di avere cominciato una nuova discussione con quel post. In effetti quello che dici mi fa pensare. Più o meno a 38 anni ho conosciuto il ragazzo più importante della mia vita ed era etero, adesso ha una splendida famiglia, ci si vede poco per problemi di tempo ma quando ci si vede l’atmosfera è quella di allora, gli intervalli e le pause non hanno cambiato nulla, sono passati vent’anni e siamo ancora noi. Da questo ragazzo ho avuto un affetto profondissimo. Il sesso, dal suo punto di vista, non c’entrava affatto ma per me sentirmi amato da quel ragazzo è stato ed è importantissimo. L’idea che con lui non ci sarebbe mai potuto essere un contatto sessuale è stata accettata fin dal principio, con qualche difficoltà da parte mia ma con la piena coscienza di essere per lui una persona importante nel vero senso della parola nei termini di una reciprocità affettiva profonda. Il nostro rapporto non è stato mai vissuto da lui come un’alternativa alla sua vita sessuale o alla sua vita affettiva etero. In un certo senso siamo “solo”amici, ma in un altro senso ci vogliamo bene in modo profondo. A 38 anni ci si può innamorare... lo so bene e le sensazioni che hai così bene descritto tu le ho provate personalmente. Mi rendo conto che la tua vicenda è però profondamente diversa dalla mia perché tu da quel ragazzo ti aspetti di più. Non mi porrei nemmeno il problema se sia possibile avere di più, mi chiederei invece che risvolti potrebbe avere una simile eventualità sulla sua vita, sulla sua famiglia, innanzitutto, e poi anche sulla relazione con il tuo compagno. Le storie d’amore ideali sono quelle nelle quali nessuno dei due ha una storia affettiva precedente “pesante”, in caso contrario per costruire nuovi legami bisogna spezzare quelli vecchi, il che è traumatico e la relazione tra un gay e un uomo sposato, più o meno autenticamente etero, rischia di essere traumatica su entrambi i fronti. Certo se il ragazzo sposato fosse gay “e non avesse figli” il discorso sarebbe diverso, ma già la presenza dei figli richiede il massimo rispetto nei loro confronti anche a costo di sacrificare la vita affettiva di uno dei genitori che, in ogni caso, non potrebbe vivere senza problemi un rapporto gay che rischiasse di compromettere anche minimamente la serenità dei figli. Conosco dei gay sposati e con figli, in alcuni casi la moglie e consapevole che il marito è gay, in altri non se ne rende conto, ma per questi uomini il primo valore in assoluto sono i figli. Un padre gay e prima di tutto un padre e poi un gay. E’ vero però che se un uomo gay con famiglia riuscisse a vivere un rapporto gay serio senza mettere in crisi i rapporti familiari, questo potrebbe giovare enormemente al suo benessere psicologico perché potrebbe trovare uno spazio anche per la propria sessualità, fermo restando che la dimensione affettiva fondamentale di quell’uomo saranno sempre i figli.
 
     
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 26/2/2008, 18:36 
 

 


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 Io penso che è apprezzabilissimo un post da te che sei davvero il benvenuto fra noi!!

A 38 anni l'amore colpisce come a 18 come a 60 e tutti non possiamo che caderne ai piedi!
"I will survive abandonment, I will survive a broken heart, I will survive loneliness"

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 Emma17  Inviato il: 26/2/2008, 18:50 
 

questa sono io


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 Prima mi sono chiesta: e un mio intervento dove lo metto? Così ho aperto a caso, la prima cosa visibile, eccomi qui.Ieri mi è stato chiesto di scrivere un post, una frase forse buttata lì, non lo so.Il titolo spaziava dal sesso dei lepidotteri a quello degli angeli, tanto per dirne una. ecco, ora sono qui e il post lo faccio. Lo faccio sull'essere umano, sull'essere gay, sull'essere etero.Lo faccio su tutte quelle persone che stanno combattendo qualcuno o qualcosa, che cercano di risalire la china e proseguire, che cercano di dare un qualcosa in più alla vita propria e degli altri. Lo faccio partendo da qui. Lo faccio partendo da una che è capitata qui perchè non sapeva se il suo ex fosse gay, per capire cosa vuol dire questa parola.Lo faccio partendo dalla mia esperienza, dai miei sbagli, dalle mie ansie e dalle mie presunte verità e in-certezze.
Questo post non ha titolo ma parla di tutto questo.Parla del fatto che se anche abbiamo gusti e priorità e stili di vita diversi, tutti siamo ricondotti agli stessi problemi e alle stesse domande, alle stesse sofferenze e alle stesse gioie.Poco fa ho riletto il tuo messaggio, project, e le mie risposte.La settimana scorsa ero scoraggiata io.Anzi, no, forse ero proprio depressa, intenzionata a ri-diventarlo e ad esserlo. No, non è possibile. Non è facile affrontare le cose me lo insegni tu, ancora più difficile a volte è affrontare il dolore. Io resto qui in silenzio e aspetto, come penso tutti i cuccioli (io non mi metto qui, non c'entro nulla,sono solo Barbara!! :-) ) Questo messaggio è per project, per tutti quelli che sono tristi, scoraggiati,incasinati, allegri, felici. Ciao.
A tutti
      
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 26/2/2008, 19:07 
 

 


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 Ah la famosa empatia e simpatia di cui parlava Bruno Giordano siamo tutti simpatetici! Ma ovvio anche geometricamente dimostrabili... (galilei non ti tradisco)
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 gayproject  Inviato il: 26/2/2008, 19:27 
 
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 Scusate, ma per la leggibilità e per la coerenza del Forum devo pregarvi di non uscire dal tema e di non pubblicare interventi limitati ad una sola battura e per di più non prtinente al tema della discussione.
Ricordate che chi ha aperto una discussione si aspetta di trovare rispote coerenti.
Se avere altri argomenti di proporre aprite una nuova discussione.
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 27/2/2008, 09:48 
 
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 Grazie infinite per il benvenuto e per la tempestività nell'avermi preso in considerazione.
A questo punto trovo molto giusto e corretto ringraziare chi questo spazio lo ha creato e lo gestisce.
Non voglio fare il moralista, ma se provi a scrivere gay nella barra di ricerca di google ti si apre una sfilza di link a siti...insomma credo che li conosciamo tutti.
Il percorso che mi ha portato su questo blog è stato assolutamente casuale, mentre cercavo info circa il riconoscimento delle coppie di fatto, argomento che mi incuriosisce ma del quale sono un poco accanito sostenitore, nel senso che mi interessa ma non diventerei un barricadero per promuoverlo.
Ad ogni modo, tornando all'argomento, sono fermamente convinto che un qualunque, anche se improbabile sviluppo, non dovrebbe mai intaccare la vita di sua figlia, ma suppongo che sia assolutamente sterile da parte mia ragionare su questo, anche se ringrazio chi lo ha posto come principio cardine della discussione.
Credo che noi un po’ più adulti siamo leggermente più disincantati dinanzi ad una persona che non manifesta nessuna tendenza omo ma che però allo stesso tempo presenzia nei nostri pensieri e nei nostri sogni. Dico questo perché in passato, in una situazione simile, mi sono reso davvero ridicolo, oggi cerco comunque di mantenere il controllo anche nelle mie azioni, ponendomi come obiettivo la non invadenza degli spazi. Fortunatamente, passatemi l’avverbio, non sono effeminato, adesso passatemi l’aggettivo sostantivato, quindi non desto dubbi in questo senso e lui non si pone il problema per esempio di una pacca sulla spalla o al ritorno dalle ferie di un abbraccio. Non sono un cyborg, anche se ho 38 anni, questi gesti mi fanno sussultare, il suo odore ed il suo calore sono come una sferzata di energia al mio essere, ma riesco a godermi quei contatti senza aspettarmi altro e ammetto, senza che mi rimanga l’amaro in bocca.
Stiamo parlando comunque di un rapporto che travalica il semplice confrontarsi con i colleghi di lavoro, si esce insieme ad altri amici, si esce da soli, anche per una serata intera, perché al di la di tutto, e posso giurare circa l’obiettività di questa affermazione, è davvero una persona speciale: cordiale, affettuoso, educato (qualità ormai rara) loquace ma sa ascoltare, insomma tutte particolarità da me molto ben viste.
A volte si esce anche con i rispettivi compagni..ma questa ve la racconto un’altra volta, ora vado a lavoro!
Grazie e a presto!!!

 
     
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 27/2/2008, 11:14 
 
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 Ciao GIG1973,

trovare una tua riposta qui mi è molto gradito e cercherò di approfondire un po’ il discorso. Premetto che le sensazioni che descrivi in occasione di un abbraccio o di una pacca sulla spalla mi risvegliano moltissimi e graditissimi ricordi. Se posso permettermi, sulla base di quello che scrivi, sono portato a pensare che il problema non sia nemmeno l’impossibilità di un contatto sessuale, ma soprattutto l’impossibilità di un dialogo aperto.

La questione è molto delicata. Tu non sei dichiarato e d’altra parte molti ragazzi etero non accettano facilmente l’amicizia di un gay dichiarato anche se è un’amicizia molto discreta, però ci sono ragazzi etero, e te lo posso assicurare per esperienza diretta, che l’amicizia discreta di un gay non solo non la rifiutano ma la cercano, Tutto questo non significa affatto che sono gay latenti o cose del genere, sono eterosessuali non complessati e con questi ragazzi è possibile costruire rapporti estremamente profondi che non mettono minimamente in crisi la loro eterosessualità, né il loro matrimonio, né tanto meno i figli, te o dico per esperienza diretta. Tu hai in questo senso due problemi da affrontare:

1) Se tu dicessi a quel ragazzo di essere gay come la prenderebbe? Cambierebbe qualcosa tra voi? Cambierebbe nel senso di miglioramento e approfondimento del rapporto o nel senso di trasformarlo in una cosa formale?

2) Se non hai fatto mai coming out (e credimi quelli che non lo fanno solo moltissimi) te la sentiresti di fare un passo del genere (rischioso) nei suoi confronti?

Aggiungo che io non ho avuto questi problemi, perché il ragazzo di cui ti dicevo, un pomeriggio mi ha detto: “Non c’è bisogno che tu dica nulla, lo so che sei gay, e io penso che proprio per questa ragione mi puoi amare di più...” So bene che la mia storia è unica...
 
     
 
 
  
 
 frederic.78  Inviato il: 27/2/2008, 14:47 
 

face your fears, live your dreams


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 ... quando ci si innamora ... quando capita all'improvviso e dopo tanto tempo di "silenzio" ... allora vuol dire che si è aperti ad un cambiamento ... una svolta ... una piccola rivoluzione di noi stessi ... quando ci si innamora ci si apre totalmente fuori e ci si rimette in discussione non solo noi stessi ma anche le nostre abitudini, le nostre aspettative, i nostri progetti ... essere innamorati vuol dire vedere le cose con una luce diversa ... riscrivere le sensazioni e le emozioni ... rifarle entrare prepotentemente in noi .. lasciare che ci sconquassino e ci aggroviglino ... sbrigliare la fantasia .. è una bellisima fase e non bisogna lasciare che ci sfugga via .. varchiamo senza paura quella porta e lasciamo che la vita ci conduca dove dobbiamo e vogliamo andare ... essere innamorati non vuol dire essere per forza corrisposti ma quando non succede l'innamoramento rimane comunque uno dei momenti più fertili della nostra esistenza ... a volte i miei amici dicono che quando si è giovani è più facile innamorarsi .. poi con l'andare degli anni capita sempre meno ... quando se ne parla loro la vedono sempre come una sorta di disillusione o mancanza della ingenua incoscenza della giovinezza ... un adolescente quante volte si innamora? Di continuo! Ed ogni volta gli sembra che quella sia l'unica, la vera ... la più forte ... Io penso che semplicemente quando si "invecchia" ci si irrigidisca, ci si cristalizza in una dimensione un pò immobilistica di noi stessi .. si pensa di essere arrivati, di esserci costruiti ... e così via ... ed invece bisognerebbe pensare che tutta la vita è un continuo cambiare cerescere e migliorare ...
Io ho poi una "fortuna" speciale sto insieme con una persona così meravigliosa che mi spinge a cambiare di continuo ed a sbrigliarmi senza paura ... a vivermi in ogni sfumatura .. un ragazzo così tanto ricco e prezioso e bello in ogni valenza che lo senti che non ti basta mai .. neppure una vita intera ... di una persona così io mi reinnamoro di continuo ...
Rinnamorarsi del proprio compagno si può ed è un bellissimo modo per aprirsi al cambiamento ...
In an interstellar burst I am back to save the universe
      
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 27/2/2008, 15:03 
 
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 Dunque, rimarcando la sensibilità e la consapevolezza delle risposte, per le quali ringrazio vivamente, accetto questa sorta di sfida a centrare il problema in termini analitici partendo proprio dalle tue domande.
A volte, accade nella vita, di incontrare persone intelligenti.
Credo che questa non sia la regola: si incontrano persone divertenti, sensibili, amabili, ma davvero intelligenti è molto raro.
Anche per questo motivo la persona oggetto delle mie attenzioni è entrata nel mio immaginario direttamente dalla porta principale.
E' un uomo semplice, schietto, pacato ed è dotato di quella che io definisco una intelligenza di riflessione, le parole e i gesti sempre misurati senza che mai vengano travalicati i limiti del buon gusto e dell'educazione.
Tutto questo per dirti che sono certo che il nostro rapporto non subirebbe battute d'arresto da una mia eventuale rivelazione, che comunque non metto assolutamnete in conto, però non so come spigarmi, per me è una questione di tatto, in senso lato, non mi piacerebbe, anzi mi disturberebbe l'idea che lui potesse pensare che il mio essere in sintonia con lui, dipendesse solo da un mio recondito desiderio e non perchè davvero provo piacere ad interfacciarmi nei suoi confronti sulla lunghezza d'onda appena esposta.
Spero di essere stato chiaro e attendo una tua visione su questo ulteriore punto di vista.
     
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 27/2/2008, 16:56 
 
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 Ciao GIG1973
cercherò di spiegarmi esprimendo in modo molto diretto il mio pensiero.
Dici che il tuo amico ti colpisce soprattutto per la sua intelligenza riflessiva, ma poi sposti il discorso sulla pacatezza e sul fatto che il vostro rapporto potrebbe essere messo in crisi da un tuo eventuale coming out verso di lui, perché questo fatto lo indurrebbe a pensare che la vostra sintonia dipende solo da un tuo recondito desiderio. Tutto questo discorso fa pensare essenzialmente a due cose, la prima è che tu abbia una visione non troppo positiva della omosessualità, come di un qualcosa che è bene nascondere anche a una persona intelligente perché sarebbe portata pensare male. In secondo luogo mi viene da pensare ad una forte tendenza alla sublimazione. Il fatto che tu abbia un compagno mi spinge a ritenere che la tendenza alla sublimazione sia ristretta solo a questo tuo rapporto platonico con questo ragazzo etero, rapporto che però ti dà delle emozioni profonde che non sono questioni astratte e mentali ma hanno una dimensione di fisicità notevole. In sostanza, un rapporto con un ragazzo etero, vissuto in termini così sublimati da un gay, o meglio sarebbe dire manifestato in una dimensione così sublimata da un gay, che preferisce non dichiararsi, sembrerebbe un tentativo di vivere due relazioni in parallelo per cercare di trovare risposta a due diverse esigenze, vivere la relazione con il tuo compagno in termini di sessualità esplicita, impossibili sull’altro fronte e vivere la relazione sublimata col ragazzo etero per cercare cose che probabilmente col tuo compagno non riesci ad ottenere. In questo modo mantieni una fedeltà sessuale al tuo compagno ma te ne allontani sotto altri punti di vista. Questi meccanismi non sono affatto rari specialmente tra i 35/40enni e in genere si risolvono da sé dopo un periodo anche di qualche anno di amori sublimati. Ti chiedo scusa se ho cercato di tirare le somme senza conoscere a fondo i termini reali dalla faccenda.

P.S. Se tu fossi d’accordo sposterei questa discussione in un luogo più adatto del forum, cioè nella sezione “storie gay vere”. Se non hai nulla in contrario, lasciami un cenno di riscontro e mi sentirò autorizzato a procedere.

Modificato da gayproject - 28/2/2008, 07:18
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 28/2/2008, 09:12 
 
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 Innanzitutto sono concorde per un posizionamento della discussione in un'area più funzionale del forum.
Detto questo, in risposta alle tue osservazioni, mi sento di dirti che hai senza dubbio centrato il problema ma con un'analisi temporale rovesciata.
Mi spiego con un esempio sottratto alla vulcanologia.
La fase della sublimazione, può sembrare assurdo, ha caratterizzato l'evento esplosivo del mio sentimento nei suoi confronti. La ricerca di alcune sensazioni sopite o dimenticate con il mio attuale compagno, mi hanno consciamente spinto verso quest'uomo, ma ho poi scoperto e lo faccio tutt’ora, durante la fase eruttiva, quella del dialogo e della stratificazione delle esperienze fino ad allora osservate emotivamente solo da lontano, una serie di pieghe della mia interiorità all’interno delle quali ci sono esigenze e bisogni che non ho mai nemmeno trasmesso al mio compagno di oggi. Attualmente sto cercando di ritrovare un terreno comune per poter elencare, affrontare e risolvere in seno al mio rapporto tutte queste peculiarità inespresse e sto comunque impegnandomi a tirar fuori dal mio compagno eventuali sue dissonanze tra ciò che gli concedo e ciò che lui vorrebbe, ma cinque anni da passare al setaccio, con un carico emozionale importante rischiano di far naufragare questo titanico obiettivo che insieme ci siamo proposti. Ora sono in attesa di arrivare alla fase della quiescenza per registrare e catalogare i danni dello stravolgimento appena subito, senza dimenticare, comunque, che i crinali dei vulcani sono tra le terre più fertili sulla Terra. Forse è proprio questo che mi permette di mantenere ancora i nervi saldi.
Ciao e a presto
 
     
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 28/2/2008, 10:25 
 
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 Ciao GIG1973,
beh... sì quello che dici mi sembra molto realistico e anche l’esempio tratto dalla vulcanologia rende molto bene l’idea. La cosa che mi sembra più notevole è nello stesso tempo il risorgere di esigenze sopite che forse col tuo compagno sono rimaste inespresse o non hanno trovato risposta e il dubbio di fondo che andare alla ricerca di quella risposta possa in pratica mettere in crisi del tutto il rapporto esistente. Sulla base della mia esperienza, rilevo che quando si è giovanissimi si sogna la vita gay di coppia, cosa comprensibile, poi, quando questa ipotesi si trasforma in realtà, evento che è già piuttosto raro, ci si accorge che un rapporto di coppia non è in genere una cosa facile da gestire.
Conosco diverse coppie gay, stabili da parecchi anni, ma rilevo spesso che i rapporti, con l’andare del tempo perdono la spinta creativa iniziale e si standardizzano in ordinaria amministrazione. In qualche raro caso le dedizione reciproca è totale, ma anche in quei casi la vita di coppia non esaurisce la vita affettiva dei due ragazzi. Nella quasi totalità dei casi esiste un equilibrio e addirittura una soddisfazione sessuale piena e reciproca, ma nonostante tutto restano esigenze non soddisfatte, si tratta spesso di esigenze affettive più che propriamente sessuali, di esigenze di dialogo, di confidenza reale, esigenze di privacy e di trovare momenti da dedicare solo a se stessi. E’ come se si desiderasse nello stesso tempo un maggiore coinvolgimento affettivo ma anche una maggiore privacy è come se si volesse mettere realmente tutto in comune ma mantenendo angoli di spazio strettamente personale. In genere questi meccanismi hanno un evento scatenante, diciamo così “subdolo” perché si presenta come una “semplice amicizia” e per di più per un ragazzo etero e perfino sposato, ma quell’evento spezza il fragile equilibrio di una relazione durata anni e consolidatasi in forme abitudinarie. E’ vero che i crinali vulcanici sono fertilissimi ma il rischio che l’eruzione sia realmente distruttiva esiste.
 
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 28/2/2008, 15:25 
 
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 Dunque, ci tengo a fare chiarezza fra i due emisferi che mi vedono protagonista.
La mia storia col mio compagno è sicuramente ad un bivio importante ed entrambi siamo consapevoli del momento che stiamo affrontando, però a questo punto mi permetto di sottolineare, pur non avendo un contraddittorio, che i miei dubbi si sono alimentati del suo assoluto immobilismo e se vogliamo definirlo così, pantofolismo, nei confronti del nostro rapporto, questo da un po’ di tempo a questa parte.
Spesso gli ho rimarcato che questo stato di cose non era il massimo e celandosi dietro un “NON TI BASTO?” ha scatenato in me sensi di colpa che al momento della scoperta dei miei sentimenti verso il mio collega si sono anche acuiti. Credo però di essere abbastanza duttile e soprattutto non credo di appartenere alla categoria “Se ti tradisco è colpa tua” quindi ho valutato le mie responsabilità e coscientemente ho cominciato a coltivare queste nuove sensazioni con tutte le difficoltà che questo potesse comportare.
Ribadisco che la mia indole non si lascia andare facilmente a depressioni sterili o ad eccitamenti nevrotici, ma senza dubbio mi godo, per quello che sono, le attenzioni di questo amico speciale.
Dirò di più, il fatto stesso di sapere che ci sia affetto nei miei confronti da parte del mio collega, un affetto tangibile, come ho avuto modo di spiegare negli altri post, mi da anche la giusta energia per affrontare in maniera più lucida e serena il mio compagno.
Mi rendo conto che c’è qualcosa di perverso in quello che affermo, ma se conoscessi quest’uomo che ha stravolto la mia vita, sono certo che mi daresti ragione. Basta un suo sguardo, una sua parola e per me è come se tutto intorno si fermasse e poi riprendesse a scorrere nel verso e col ritmo giusti.
Il suo carisma, il suo modo di affrontare lavoro e altri temi senza che nulla possa farlo vacillare anche dagli stessi dubbi che una persona è giusto ed umano che abbia, hanno il potere di renderlo amabile a chiunque gli si avvicini.
L’ho idealizzato, forse, ma da due anni che lo conosco non ha mai smentito questa sua peculiarità…insomma del suo ce lo mette di certo!
 
     
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 28/2/2008, 17:21 
 
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 Ciao GIG1973,

vado immediatamente al sodo. I fenomeni rilevanti sono due:

1) una certa crisi di coppia che riconosci in modo piuttosto esplicito,

2) un forma di innamoramento (non direi nemmeno platonico perché nessun innamoramento è platonico) nei confronti di un collega etero, sposato e con figli.

La coincidenza temporale dei due fenomeni non sembra casuale. In genere finché dura l’innamoramento verso un ragazzo si è immunizzati da innamoramenti verso altri ragazzi. In un certo senso, di regola, si ama une persona alla volta. Quando il primo innamoramento viene meno o si incrina in modo significativo, perde anche la sua azione immunizzante e si è di nuovo esposti alla eventualità di incorrere in un nuovo innamoramento. Sono dinamiche normali nella vita affettiva. Come è anche “normale” che tu accetti facilmente il rapporto col tuo collega perché l’assenza di una sessualità condivisa lo fa apparire appunto più accettabile. Tuttavia le perplessità, nel caso specifico sono grosse.

Se la storia con il tuo collega ti serve a fare maturare la crisi con il tuo compagno tradizionale è un conto, e le attese sono realistiche, ma se serve a preparare una alternativa di vita reale... beh... francamente mi sembra una scelta sbagliata perché una corrispondenza vera con il tuo collega non la troverai mai. Sei veramente disposto a vivere una vita che escluda la sessualità condivisa e che ti assegni un ruolo che in ogni caso sarà sempre un ruolo marginale nella vita del tuo amico? La domanda è serissima.

Se poi ti aspetti che un ragazzo etero sposato e con figli possa prima o poi riconoscersi quello che non è stato fino a 38 anni... beh... incorri nell’errore tipico dei ragazzi giovanissimi che pensano che se ameranno profondamente il loro amico etero, lo trasformeranno in gay... ipotesi totalmente fuori della realtà, che se coltivata, rischia di trasformarsi in una terribile perdita di tempo alla ricerca di cose che non possono esistere. Se poi questa amicizia (perché solo questo può essere, con tutta la nobiltà che va riconosciuta al termine amicizia) ti serve a prendere coscienza di essere veramente ad una svolta definitiva nei rapporti con il tuo compagno tradizionale, nell’attesa che qui rapporti cambino in meglio o che si profilino altre ipotesi “possibili” all’orizzonte... allora sì, innamorarsi di un etero può essere una medicina salutare.
 
     
 
 


GIG1973  Inviato il: 29/2/2008, 11:59 
 
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 Grazie ancora dell’attenzione che mi dedichi.
Posso solo dire che attraverso i tuoi post, ma anche grazie al forum stesso che mi permette di rendere maggiormente chiari proprio a me stesso i passaggi che sto affrontando, riesco ad incasellare in maniera più razionale i miei step comportamentali ed emotivi.
Non ti nascondo che quello che mi ha spinto, una volta trovato il forum, a scrivere la mia esperienza è stato proprio il bisogno di confrontarmi con qualcuno, soprattutto super partes.
Non mi era mai capitato nella vita di avere una storia, anche quando sono state brevi, e di innamorami di qualcun altro; sapevo per esperienza della difficoltà di essere affascinati da un etero, ma capire dove andare con il compagno che hai, con tali premesse, è davvero molto difficile.
Stamattina sono un po’ sulla china discendente, o meglio, sulla china discendente mi sono imbattuto in qualcosa che alla fine mi sono reso conto mi spaventa; a volte succedono cose che ti danno da pensare e la loro interpretazione sfugge alle basilari regole della logica.
Sono abbastanza immune a sguardi o contatti, o meglio non baso nulla su quello, ma a volte le parole dette, i discorsi articolati, ti lasciano davvero senza punti di riferimento.
Nuvole nere sembra si addensino all’orizzonte, perché sarebbe difficile per me gestire una nuova realtà che si sta profilando.
Per paura e per rispetto di ciò che ho scritto e di ciò che mi è stato risposto non voglio al momento scendere nei particolari, ma a questo punto, caro amico, credo davvero che sia arrivato il momento di prendere una decisione, e che vengano pure le conseguenze che sono, oggi come oggi, assolutamente inquantificabili.
Devo però registrare una stranissima coincidenza: sono più o meno due anni che conosco questo mio collega e la scoperta di un sentimento verso di lui è poco più recente, ma tutto il nostro rapporto si è evoluto nell’ultimo semestre al termine del quale ho trovato questo forum, quasi come l’ultimo pit stop prima dello sprint finale.
Mi sorprende sempre ed ancora come la vita intrecci le vie delle opportunità e degli incontri fortuiti reali o virtuali che siano.
Mi dispiace essere così evasivo, ma devo ammettere che considero questo forum molto più che un ricettacolo di esperienze raccontate che possano anche fuorviare un lettore di passaggio poco accorto, non so se mi spiego.
Certo di una tua comprensione, ti saluto e a presto.
 
     
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 29/2/2008, 13:17 
 
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 Ciao GIG1973,
ho letto più di una volta il tuo ultimo intervento, effettivamente non è facile capire che cosa significhino in concreto le espressioni che usi ma, se me lo permetti, vorrei cercare di chiarire meglio il mio pensiero.
La storia con il tuo compagno e il fatto che tu sia innamorato del tuo collega etero sono sicuramente collegate, ma solo nel senso che la fragilità dell’una ha comportato il sorgere dell’altra e il suo radicarsi, ma si tratta di due storie completamente diverse che “sembrano” soltanto l’una la risposta alle esigenze inappagate dell’altra. Queste due storie hanno in comune, in termini oggettivi, solo il soggetto, cioè solo te e devi considerarle e affrontarle come due cose separate, evitando che gli esiti dell’una pesino sull’altra o le speranze suscitate dall’una mettano in crisi l’altra. In realtà ti trovi a giocare due tavoli contemporaneamente, lo dico senza nessuna connotazione negativa, e hai l’impressione di perdere su un tavolo e contemporaneamente di vincere su quell’altro, questo ti spinge a disinvestire la tua effettività sul tavolo dove ti senti perdente per investirla su quell’altro. Psicologicamente la questione si giustifica, ma la sensazione di andare verso un guadagno spostando la propria effettività da un tavolo all’altro è ingannevole perché avere vinto una volta alla roulette ha portato spesso i giocatori e bruciare su quello stesso tavolo tutto il loro patrimonio. Mi potresti rispondere che questa è una concezione ragionieristica dell’amore e potrei darti ragione ma i discorsi molto astratti che portano a considerare concreti i rapporti “non espliciti” con un ragazzo etero, sposato e con figli, mi sembrano un po’ come le speranze che si possa vincere alla roulette dieci volte di seguito puntando sul numero secco.
Voglio dire che se il rapporto col tuo compagno è insoddisfacente al punto che puoi ritenere utile interromperlo, allora devi farlo, ma non certo perché “pensi di avere un’alternativa” con il tuo collega etero, cosa che non ha senso. Se pensi, per qualunque ragione che il rapporto con il tuo collega etero sia gratificante “nei termini in cui esso è adesso”, coltivalo liberamente, ma mettendo da parte l’idea che esso sia “un’alternativa” possibile di vita.
Perché un rapporto gay-etero sia un rapporto serio è indispensabile che sia esplicito, altrimenti è assolutamente unilaterale. Puoi anche pensare che i comportamenti del tuo collega verso di te siano segno di qualcosa di più di una semplice amicizia, ma se hai timore di dichiarati a lui e pensi che questo fatto potrebbe mettere in crisi il vostro rapporto significa che tra voi, per mille ragioni, anche ottime e nobilissime, un dialogo esplicito non c’è, e in questi termini proseguire un rapporto dissimmetrico totalmente dominato dalla sublimazione è rischiosissimo perché la linea di confine tra sublimazione e frustrazione è estremamente tenue.
 
     
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 29/2/2008, 15:21 
 

 


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 Ehi gig -mi fa pensare alla marca di giocattoli   - Io sarei molto felice se questo forum potesse oltre che legare gli aderenti anche poter muoversi socialmente ma io chiedo sempre troppo e le mie utopie le ascoltano solo i più fiduciosi che tralaltro ora dovrebbero farsi sentire piu che mai mentre stanno a fare i diciassettenni, diciannovenni mentre gli adulti fregano loro il futuro e le prospettive di vita!!!!
Son felice di quello che hai detto!!!!
"I will survive abandonment, I will survive a broken heart, I will survive loneliness"

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 GIG1973  Inviato il: 3/3/2008, 13:03 
 
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 ...e adesso cosa fare, non ho ancora metabolizzato la novità ma già si affacciano le prime perplessità, riguardo la mia storia ma soprattutto riguardo la sua, che è molto più complicata.
Di comune accordo abbiamo deciso che sia un completamento, un corollario ai nostri percorsi personali anche se lui ha qualche remora ad accettare che io viva, in questi termini, con un altro uomo.
Vivo come se l'eterno scollamento tra desiderio e realtà si fosse richiuso troppo in fretta e avesse risucchiato più del dovuto.
La modalità di ciò che è accaduto mi sembra superfluo raccontarla e anche perché la custodisco come qualcosa di prezioso.
Stiamo stilando una sorta di tabellino di marcia, in passato non avrei mai accettato una organizzazione a monte della fruizione di un sentimento, ma a rigor di logica, mi sembra la scelta migliore.
La cosa che mi rende più felice è la sua euforia e il suo continuo ripetermi che ancora non ci crede, che non ricorda di essere mai stato più felice.
A presto
 
     
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 3/3/2008, 22:27 
 
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 Ciao GIG1973,
ho riletto più volte il tuo ultimo post per cercare di capirne l’esatto significato ma i pronomi sono molti e i sostantivi pochi. Non ho la possibilità di individuare con certezza i soggetti delle singole frasi e preferisco non lanciami in interpretazioni che rischiano di essere del tutto fuori binario. Solo nell’ultima frase mi sembra evidente che tu stia parlando del tuo collega etero. Se è così, le reazioni di questo ragazzo mi lasciano molto perplesso. Un etero sposato e con figli che dice al suo amico gay che non è mai stato più felice di così, cioè che il rapporto con l’amico gay gli ha dato più del matrimonio e della paternità... è realmente una cosa che non riesco a comprendere. Da quello che scrivi è evidente che hai a disposizione altri elementi che preferisci restino riservati ed è giusto che sia così. Una cosa sola mi sento di dirti: il tuo rapporto con questo ragazzo non è un rapporto tra due persone libere. Dal suo punto di vista poi non c’è il problema di un compagno ma di una moglie e dei figli e non si tratta affatto di cose trascurabili. Pensare che il diritto alla felicità del tuo amico e anche il tuo sia un interesse primario, in una situazione del genere, non ha molto senso. Se condividere un mondo affettivo con te significherà per questo ragazzo compromettere in qualsiasi modo il rapporto con i figli puoi stare certo che prima o poi la responsabilità di tutto questo sarà imputata solo a te. Non siete due ragazzi senza vincoli che si stanno innamorando, ciascuno di voi ha una propria vita affettiva sedimentata negli anni. L’unica cosa che mi viene da dire, visto che non ho elementi concreti per capire fino in fondo il senso del discorso, è: pensate bene prima di agire!
 
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 4/3/2008, 10:07 
 
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 Ok, colpa mia, mi son fatto prendere dall’emotività e credo di aver saltato alcuni passaggi chiave al fine di ottenere un parere e semmai un consiglio.
Dunque, come penso si sia capito, c’è stato un delirante momento di verità in cui abbiamo messo le carte in tavola; tutto sommato è partito dal mio collega, io non ho fatto altro che seguire il suo iter, all’inizio abbastanza sconclusionato, atteggiamento giustificabile, dati i fatti.
Per le prime ore non riuscivamo neanche a guardarci in faccia, poi i nostri sguardi erano completamente coperti dal bagliore rosso delle nostre facce ma finalmente a fine giornata, ci siamo trattenuti in ufficio, e lentamente, abbiamo cominciato a riprendere il controllo di noi stessi.
Dunque, credo di essermi espresso male a riguardo della sua felicità; lui mi ha rimarcato che mai per nessuna storia era stato così felice; ora possiamo discutere quale ruolo abbia nel suo immaginario sua moglie, anche se tra le prime frasi, erano presenti proprio moglie e figlia e loro stesse erano state l’argine che, a detta sua, da circa un anno a questa parte, lo lasciavano dall’altra parte della barricata. Lui non è assolutamente disposto a chiudere con il passato, ma vorrebbe che io fossi un completamento della sua sfera emotiva, non abbiamo neanche menzionato l’argomento sesso, almeno all’inizio. Mi ha confessato di aver avuto delle esperienze con altri uomini in passato, prima di sposarsi, che gli avevano provocato una sensazione di benessere, ma che si erano consumate nell’atto stesso e aveva così pensato ad una curiosità appagata e orami archiviata. Poi è arrivata la “sviolinata” nei miei confronti, la metto tra virgolette perché, come ho fatto notare anche a lui mi mette a disagio e in imbarazzo quando mi si riempie di complimenti e mi si sottolineano qualità che a dire il vero non credo di avere.
Gli ho confessato che il mio coinquilino è in realtà il mio compagno da 5 anni e su questo mi è arrivata una frase strana ma che ho già sentito da qualcun altro, circa il fatto che se stessi con una donna sarebbe più facile, perché non c’è competizione, ma stando con un altro uomo questo crea un po’ di disagio.
Gli ho spiegato che a differenza sua, io ho bisogno di capire cosa fare di questo mio importante rapporto, al di la di ciò che sta succedendo, sottolineando che mai potremmo insieme ricreare ciò che abbiamo attualmente, soprattutto per la sua realtà.
Lui mi ha chiesto se questo fosse un problema, se io mi aspetto una vita insieme, rassicurandomi che se è riuscito ad arrivare a questo punto farà di tutto per non far mancare il suo amore a chi lo ama. Mi ha dato la sua parola che pur non riuscendo ad interpretare le sue sensazioni più recondite, io non rappresento solo una fuga dalle convenzioni etiche e sociali, mi definisce amico speciale e spera che ci accompagneremo per tanto, tantissimo tempo.
Dal canto mio, sono abbastanza tranquillo, al di la del fatto che ora sento il peso del parallelismo sentimentale, non so se rendo l’idea, però come ho detto anche al mio collega, chiamiamolo così, così individuiamo meglio i soggetti, nulla vieta che io possa scoprire che i sentimenti che provo per il mio compagno possano prendere il sopravvento. Intendiamoci io voglio CAPIRE chi AMO, anche perché una sbandata resterebbe tale. Nel senso, spesso l’infatuazione può durare anni anche a causa di una idealizzazione della cosa in sé ma è proprio ora che si comincia a vedere se dai semi piantati può venir fuori davvero una pianta rigogliosa. E’ chiaro che questo discorso non è stato digerito completamente dal mio collega, ma mi anche assicurato che farà di tutto per non intralciare il mio cammino personale, anche se tra una battuta e un’altra mi ha fatto capire che si sente a disagio a chiedermi una esclusività, che per contro lui non può darmi.
Stiamo facendo tutti un percorso, io e il mio collega, il mio compagno che sta cercando si capire se ha intenzione di spendere energie nell’impegnarsi in una scoperta maggiore e migliore di se stesso, lo capisco poiché anche lui ha un lavoro molto impegnativo dal punto di vista mentale, e la stessa moglie del mio collega che sembra vivere con qualche ansia di troppo la sua situazione lavorativa. A volte penso che sarebbe meglio se fossimo tutti pensionati!
Spero di aver fornito elementi tali per ricevere un conforto in questo momento così delicato, sottolineo che ci tengo molto al tuo parere.
Grazie e a presto
 
     
 
 
  
 
 Emma17  Inviato il: 4/3/2008, 14:12 
 

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 Mi inserisco in punta di piedi in questa delicatissima situazione per dare il mio punto di vista.Leggo con piacere queste evoluzioni, mi da sinceramente tante emozioni. Mi rendo conto però che non siamo in una favola e quindi metto via le nuvolette rosa da donna etero per lasciare posto ad un barlume di razionalità. Leggo in alcuni tuoi passaggi un attento esame, talvolta una razionalizzazione di una situazione che andrebbe semplicemente vissuta per quella che è.Capisco che avendo entrambi una relazione (matrimonio, convivenza) le difficoltà possono essere maggiori ma del resto devi anche pensare alla tua felicità..fermo restando che l'onestà e il rispetto vengono sempre al primo posto.
Non sarebbe facile decidere nemmeno se al posto di un uomo ci fosse stato una donna, perchè non è vero che non c'è competizione...il sentimento acceca a volte questa razionalità. Il mio parere è quello di prenderVi del tempo, vivere questa amicizia speciale per quella che è.Se a qualcuno non starà bene, farà le scelte di conseguenza; se mi posso permettere, penso anche che se tu hai rivolto lo sguardo altrove (metaforicamente parlando) il rapporto che stai vivendo non era in crisi, ma forse qualcosa di più. Queste sono però le parole di una donna etero, se mi sono spinta oltre o sono stata superficiale ti prego di scusarmi, queste sono situazioni delicate. Barbara
      
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 4/3/2008, 14:45 
 
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 Carissima Barbara, accolgo con immenso piacere il tuo punto di vista che mi sembra apra una apertura per far filtrare nuova luce sugli ultimi accadimenti. Come ho già scritto in precedenza gli eventi si sono sviluppati in maniera accelerata negli ultimi giorni, mi trovo a fronteggiare una situazione del tutto nuova con non poche perplessità. Proprio pochi minuti fa, parlando con il mio collega, ho percepito una sua difficoltà. Nonostante le sue passate esperienze, non si è mai confrontato con l’amore, o quello che sia, insomma un sentimento, nei confronti di un altro uomo e questo ovviamente lo spaventa. L’ho rassicurato dicendogli che saremo sempre in tempo per fare marcia indietro, qualora non se la sentisse, anche se però lui questa affermazione l’ha interpretata come se io non fossi convinto.
Tutto questo per dirti che in effetti farei meglio a lasciare che le cose facciano il loro corso naturale, altrimenti si rischia di torcere tutto e il suo contrario.
D’altro canto bisogna imporsi regole, riservatezza e sensibilità senza le quali si corre il rischio di far del male, nel vero senso della parola a chi non lo merita.
Tengo a precisare che qualora non riuscissimo a decollare, il mio collega ed io, saremmo solo noi a soffrirne, così come l’uomo ha sempre sperimentato le pene d’amore.
Ma se al contrario non razionalizzassimo per nulla qui ci andrebbe di mezzo addirittura una bambina, non voglio neanche pensare a una tale eventualità; a quel punto si che per me non ci sarebbe spazio se non per l’odio da parte del mio amico speciale.
Quanto al mio compagno, siamo in una fase molto delicata, anch’egli non merita quello che sta accadendo, ma in questo caso, sono disposto a parlar chiaro, perché parliamo di una persona adulta e responsabile che farà le sua scelte e prenderà le dovute misure di ciò che ci è accaduto.
Ho fatto questa elencazione se vogliamo contabile, perché, io ho sempre vissuto la mia omosessualità quasi in sintonia con la eterosessualità, nel senso che l’una cosa non intralci mai l’altra, perché secondo me, è da questo che nasce l’intolleranza, l’ignoranza e quant’altro, dal travalicare limiti sensibili ed oggettivi rappresentati dal gusto sessuale di ognuno di noi.
Mi auguro solo che la confusione di questi ultimi giorni lasci presto il posto ad una serenità più consapevole, anche per godermi a pieno ciò che sto vivendo.
Ciao e a presto, saranno sempre bene accetti tuoi pareri e consigli
 
     
 
 
  
 
 Emma17  Inviato il: 4/3/2008, 15:15 
 

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 Mi ritrovo in pieno nel tuo discorso, e sono sicura che con il tempo la serenità che ti auspichi arriverà. In quel momento arriveranno, secondo me, anche gli istanti necessari ad una "risoluzione" obiettiva della situazione, una situazione estremamente delicata.Non prima.Nel frattempo, con la discrezione e il tatto che si leggono nelle tue parole e nel tuo modo di esprimerti, stai a vedere un pò che succede. Non è facile per nessuno, per il tuo compagno o meno, ma qui del resto non si tratta di "meriti" (passami il termine) ma di sentimenti..
A presto.Barbara
      
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 4/3/2008, 17:26 
 
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 Ciao GIG1973,
I tuoi ultimi interventi presentano elementi sostanzialmente nuovi e precisi che gettano su tutta la storia una luce completamente diversa. A questo punto l’ipotesi data all’inizio per scontata che il tuo collega sia etero mi sembra molto fragile e cercherò di chiarire il perché.
Innanzitutto una definizione: l’orientamento sessuale di una persona si riscontra nell’esercizio “libero” della sua sessualità.
Partiamo da una osservazione. Un gay può benissimo avere un rapporto sessuale con una donna. Tanti ragazzi gay si sono riconosciuti gay dopo una vita eterosessuale di anni che comprendeva regolarmente rapporti eterosessuali. Per un gay avere l’erezione e arrivare all’eiaculazione in un rapporto sessuale con una donna è un fenomeno niente affatto raro. Ciò non significa che si tratti di un eterosessuale o di una persona che ha una sessualità intermedia, ma semplicemente che la sua reazione sessuale concreta, al momento, non è libera. L’orientamento sessuale di una persona, in molte situazioni di mancanza di libertà psicologica sostanziale, non si riscontra nei comportamenti sessuali effettivi ma nelle fantasie masturbatorie. In paesi dove l’omosessualità è criminalizzata, di regola, gli omosessuali si sposano perché non hanno scelta e hanno una vita sessuale etero, ma non è una forma di sessualità libera e non è affatto indicativa dell’orientamento sessuale di quelle persone. Tra le persone che mi contattano non è raro il caso di uomini sposati che hanno regolarmente rapporti sessuali con le mogli, rapporti che alle mogli appaiono normalissimi rapporti eterosessuali, ma questi uomini hanno fantasie masturbatorie tipicamente gay, cioè quando si masturbano (cioè si trovano in una situazione assolutamente privata in cui la loro sessualità è realmente libera, almeno a livello di fantasie) pensano a ragazzi e non a ragazze. Questi uomini mi dicono: “Sono etero, sono sposato, ho figli... però ho fantasie gay”. Questi uomini non sono etero che hanno fantasie gay, concetto contraddittorio, ma sono gay che vivono una sessualità etero non libera.
Tanto premesso, veniamo al concreto. Il tuo collega “prima di sposarsi” ha avuto esperienze con altri uomini che gli avevano provocato “sensazioni di benessere”, queste esperienze, pur considerate “curiosità appagata e archiviata”, sono state probabilmente delle espressioni della sessualità libera di questo ragazzo. Mi rendo conto che chiedergli se quando si masturba pensa a una donna o a un ragazzo non sia affatto facile, ma sarebbe essenziale per avere un’idea concreta dei suo orientamento sessuale. Ma procediamo sulla base degli elementi già appurati. Il tuo collega manifesta nei tuoi confronti delle forme di gelosia quando sa che hai un compagno e sottolinea che se si trattasse di una compagna il problema sarebbe minore, il che indica che la sua vita sessuale con la moglie è da considerare secondaria nel complesso della sua vita affettiva, perché ritiene che tu non debba esserne geloso. Aggiungiamo la situazione di imbarazzo reciproco che è tipica delle situazioni in cui è coinvolta la sessualità in una forma alla quale non si è abituati e la richiesta esplicita di esclusività da parte del tuo collega e anche l’interpretazione in chiave di tuo disimpegno della tua dichiarazione “che si può sempre tornare indietro”.
Da quanto precede non sono portato a parlare di un collega “etero” ma di un collega gay sposato e per di più gay genitore.
Quello che sta succedendo tra te e il tuo collega, se la mia lettura dei dati è corretta (e credo che lo sia), complica molto la faccenda, perché prima o poi tra te e il tuo collega, date le premesse, finirà per farsi sentire in modo molto evidente l’attrazione sessuale. Partendo sempre dall’idea che la sessualità non si valuta sui fatti ma sulle fantasie e sulle proiezioni, pur rilevando che hai riferito solo fatti, sono portato a credere che, a livello di desideri (e sono i desideri che contano), non si tratti affatto di una realtà platonica da nessuna della due parti. Il calore, l’interesse e la partecipazione con le quali parli del tuo collega lasciano pensare che la tua fantasia sessuale abbia ad oggetto lui e non il tuo tradizionale compagno e, aggiungo, sono portato a credere che la cosa sia identica anche dall’altra parte. Tutto questo, in situazioni non condizionate da altri legami sarebbe un idillio sublime, ma purtroppo non è così e la condizione del tuo collega è enormemente più complicata della tua. Dato che il marito si ritiene un “etero” con fantasie gay e comunque “sembra” non identificarsi come gay (ma la cosa non è affatto ovvia), la moglie è probabilmente ignara di tutto, il che non significa che non avverta che c’è qualcosa che non va. Anzi, direi che la moglie non può non essersi resa conto che c’è qualcosa di cambiato. Per un gay sposato con una donna inconsapevole mettersi “seriamente” in una relazione omosessuale non può essere in nessun caso un completamento della vita affettiva ma è inevitabilmente una scelta radicale e distruttiva della vita matrimoniale. A parte le complicazioni già enormi con la moglie, che potrebbe chiedere l’annullamento del matrimonio sia a livello canonico, se si è sposata in chiesa, sia a livello civile, ci sarebbero possibili (se non inevitabili) conseguenze anche con la figlia in caso di separazione, di divorzio o di annullamento. Sottolineo che molto difficilmente un giudice, in una situazione del genere, affiderebbe la figlia “congiuntamente” ad entrambi i genitori. Queste ipotesi vanno valutate tutte con la massima cura da parte del tuo collega perché, una volta partite le logiche di fuga dal matrimonio da parte della moglie (a mio giudizio giustificatissime), al tuo collega la situazione sfuggirebbe completamente di mano e le conseguenze potrebbero essere distruttive.
Nelle cose che hai detto ce n’è una che mi fa suonare un campanello di allarme e cioè che tu devi “capire chi ami”. Che tu sia innamorato del tuo collega e lui di te è evidente ma tra essere innamorati di un ragazzo ed amarlo c’è differenza. Amarlo significa mettersi dalla sua parte, rendersi conto di quanto i problemi visti dal suo punto di vista sono realmente enormi. Siete entrambi persone adulte e forse sarebbe opportuno che non faceste finta di vivere il primo amore di due adolescenti liberi e felici. La vostra realtà non è questa. Rendersene conto non è un modo di rinunciare ma di aprire gli occhi e di valutare insieme, da persone adulte, verso che cosa “in concreto” ci si sta muovendo, con la consapevolezza che capire aiuta a non sbagliare. Mi rendo conto che quanto ho detto non rappresenta, probabilmente, la risposta che ti aspettavi, ma la politica dello struzzo non paga mai.
 
     
 
 
  
 
 frederic.78  Inviato il: 4/3/2008, 22:00 
 

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 Sono assolutamente concorde con quanto detto da gayproject ... in più devo spingerti a parlare nel modo più schietto possibile con il tuo compagno, se lui ha delle colpe nella eventuale crisi che state vivendo ... e che hai accennato all'inizio dei tuoi interventi ... renditi conto che probabilmente sono da essere ridistribuite all'interno dei due sogetto dellavostra coppia ... considera che lui non si merita alcuna bugia, alcuna mezza verità od omissione ... con lui devi giocare apertamente e chiederti se ne vale poi veramente la pena di perderlo .. considerando che potrebbe essere una sua più che giustificabile decisione ... hoesperienza di coppie che si sono sfasciate dopo 2-3-7 anni di relazione per vicende molto simili a quella di cui tu sei partecipe ... alla fine chi viveva l'innamoramento se l'è visto sfumare via ... e in due casi si sono chiamati pentiti per non aver affrontato seriamente e con autentico impegno la crisi di coppia e tentato invece la via della evasione ... in entrambi i casi la persona lasciata è stata riconosciuta come quella giusta ma ormai le strade erano disgiunte e se si procede anche per poco su due binari che si allontanano poi non ci si deve aspettare niente di diverso del permanere di quella separazione ...
Ripeto l'innamoramento è sinonimo di desiderio di cambiamento, di crescita ... tutto questo è possibile all'interno della coppia, l'amore si deve costruire giorno per giorno e per tutta la vita ... sii sicuro che quello che lasci non diventi poi il paesaggio che ti costrigerà a camminare con la testa torta all'indietro per anni e anni ... ricoorda che quel pensiero "c'è di meglio" è la voce della sirena ... guida solo al naufragio ... visti da vicino i nuovi lidi non sono mai come li credevi ...
Comunque sii sincero con te stesso e sopratutto col tuo compagno.
Glielo devi.
Quello che il tuo collega ha intenzione di fare con la sua famiglia non deve in ogni caso influenzare la tua scelta di una sincerità totale.
Il dubbio su chi ami in realtà è tanto ...
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 GIG1973  Inviato il: 5/3/2008, 09:57 
 
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 Buongiorno a tutti, grazie per le vostre risposte, molto gradite anche se ovviamente spingono oltre la mia razionalità in questo momento, così particolare.
La disquisizione sui gusti sessuali del mio collega, in effetti è interessante, non avevo mai riflettuto in questi termini e credo che gli chiederò circa le sue fantasie nella masturbazione, forse un po’ più in là, ma lo farò.
Per il resto, sono un po’ sconcertato, in quanto una lucida visione da voi fatta, acuisce le mie paure in merito alla sua famiglia.
Poiché lui anche ieri sera ha ribadito che è convinto del fatto che essersi chiarito con me gli ha provocato una sensazione di pace della quale, in qualche maniera, ne stanno giovando anche sua moglie e sua figlia e gli unici elementi in mio possesso sono quelli che lui stesso mi fornisce, non so come muovermi.
Proprio ieri sera, a questa sua affermazione, io mi sono augurato che fosse sempre così e lui di contro mi ha chiesto, almeno per un po’, di abbandonare questo atteggiamento “didattico”.
È come se lui fondasse tutto sulla grande forza che gli ci è voluta per dichiararsi a me e si fa scudo proprio di quella in tutte le nostre discussioni.
Mi ha detto che si aspettava una mia reazione diversa, senza comunque toni polemici; devo dire che se dentro ho praticamente un fiume in piena, effettivamente con lui sono molto attento a non lasciarmi andare troppo.
Sono molto preoccupato per le sorti della sua famiglia, però quando siamo insieme da soli non posso far altro che perdermi nella sua dolcezza e paura di un mio irrigidimento.
Sono spaventato anche perché ieri sera, prima di andare via dall’ufficio mi ha abbracciato e non so perché mi si è stretto un nodo in gola, lui se ne accorto e mi ha rassicurato stringendomi di più e dandomi un bacio.
Unico argomento tabù è il mio compagno, noto che non gli fa piacere parlarne e a dire il vero, a parte se glielo chiedo, non è che parli continuamente della sua famiglia.
Come devo interpretare tutte queste sensazioni, come devo fare per essere sicuro che non ne soffra chi non c’entra, come posso in qualche modo gestire la sua assoluta “ingenuità”?
 
     
 
 
  
 
 frederic.78  Inviato il: 5/3/2008, 10:57 
 

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 ... è facile che quella che tu definisci "ingenuità" sia solo una forma di irresponsabilità ... argomento tabù il tuo compagno? Non dovrebbe assolutamente! Oh non siete mica solo voi due! Siete ben in 5 dentro questa storia!! La vita reale non è un bel film od un libro ... La serenità di cui giova la sua famiglia è una serenità che si fonda su di una bugia! E' un atto di puro egoismo ... tenere il piede in due scarpe è la via più comoda e la più deleteria ... il tempo risolve e presenta sempre il conto ... chi pensi lo pagherà? Dici che razionalizzi? Bhè sbagli pure in questo ... la mente e il cuore non sono mai disgiunti ...
Basta no, davvero assolutamente non mi ci ritrovo più a dare di questi consigli ... ne sono passato in mezzo come unica voce fuori dal coro a troppe storie come la tua ... fare la Cassandra è frustrante ... in certi momenti parlare con le persone è controproducente uno afferra solo quello che vuole cogliere ... !
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 GIG1973  Inviato il: 5/3/2008, 11:23 
 
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 In realtà io non so ancora come muovermi, per questo sono su questo forum, per fare chiarezza.
Naturalmente mi augurerei che tutto possa andare per il meglio, ma grazie ai consigli di qualcuno più esperto, potrei anche registrare eventuali avvisaglie pericolose alle quali porre rimedio.
Se qualcuno crede che ciò che ho scritto sia tutto un enorme errore, lo dica pure, però, e mi scuso comunque di questo appunto, suggerirei di evitare i toni da arena televisiva, nulla potrebbe essere più controproducente.
Mi sono affacciato a questa discussione, anzi l'ho intrapresa, proprio per ignoranza di un determinato tipo di dinamiche e comunque se ho toccato la sensibilità di alcuni in maniera particolare, me ne scuso.
Pregherei che però con la stessa sensibilità si comprendesse la mia confusione e soprattutto quella del mio collega, senza crocifiggerlo come irresponsabile ed opportunista, poi lo sarà o lo sarò io, ma se il tempo presenta il conto, pagherò anche questa. Non ho ovviamente riportato parola per parola con connotazione vojeuristica tutto ciò che ci siamo detti, ma il livello di introspezione è senza dubbio abbastanza profondo, nulla è lasciato alla superficialità del cogliere solo ciò che fa piacere pur lasciando in sospeso, ciò che sarebbe l’estrema soluzione.
Ad ogni modo, grazie
 
     
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 5/3/2008, 12:45 
 
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 Ciao GIG1973,
forse frederik.78 si è espresso in toni un po’ aggressivi e drastici ma quei toni esprimono lo sconforto di chi si rende conto della difficoltà di portare avanti una discussione come quella da te avviata quando si parte da presupposti diversi. Spessissimo, quando sul forum o in chat mi capita di parlare di cose di questo genere, finisco per rendermi conto che per chi si trova coinvolto in prima persona in una storia affettiva dai toni seri come la tua è estremamente difficile mantenere un atteggiamento razionale e vedere la cosa nel suo complesso, anche nei risvolti meno gradevoli, che possono presentarsi a distanza. Spesso mi rendo conto che in sostanza il dialogo può essere più apparente che reale perché chi in una storia si trova coinvolto, in effetti, tende a mettere da parte la razionalità e va cercando piuttosto conferme a ciò che, in buona sostanza, ha già deciso di fare. Per chiarire meglio il mio concetto, e per dare un esempio di ciò che significa sentirsi una Cassandra, ti riassumo in breve una vicenda reale, accaduta alcuni mesi fa. Mi contatta tramite il forum un ragazzo diciannovenne non dichiarato, il classico bravo ragazzo, parliamo un po’ ma in modo diluito e di molte cose, è evidente che ha intorno un ambiente che lo vuole etero a tutti i costi, ma è molto giovane, ha appena cominciato l’università e l’indipendenza economica è ancora lontana. Lo sento più o meno una volta alla settimana, una presenza costante e gradevole. Poi, tramite internet, contatta un’associazione gay, si sente un represso, sogna stupende storie d’amore, mi chiama e mi dice che ha deciso di fare un coming out pubblico perché non ce la fa più a vivere nella menzogna coi suoi genitori e con gli amici. Cerco di metterlo in guardia, mi risponde in modo risentito dicendomi che gli sto consigliando di vivre nelle fogne come i topi, che lui non può rinunciare alla sua dignità, ecc. ecc.. Cerco di insistere, mi sento proprio come Cassandra, so benissimo che insistere non ha alcun senso e che se uno ha già scelto, discutere e inutile. Cerco di congedarmi in modo educato, ma non è possibile, mi chiude la chat indignato come se gli avessi fatto una proposta oscena. Gli mando una mail molto rispettosa ma nemmeno mi risponde. Fa il suo coming out prima di tutto in famiglia e lo racconta nel suo blog. Risultato: i genitori pensano che il figlio sia completamente cretino, forse che fosse gay lo avrebbero accettato, ma non in quel modo, perché si era compromesso a livello pubblico in un ambiente in cui una cosa del genere non andava fatta. Si era innamorato di un ragazzo suo coetaneo che si è spaventato di tutto il polverone alzato e si è defilato. Gli amici hanno aggiunto dei commento buonisti alla storia del suo coming out per sentirsi bravi ragazzi che accettano “perfino” un gay. Ho parlato di nuovo con quel ragazzo a distanza di mesi e mi ha detto: “E’ stata la più grande stupidaggine che potessi fare... ma l’ho capito dopo.” Fatti come quello che ti ho raccontato non sono unici o sporadici ma, purtroppo, si ripetono con una certa frequenza e sentirsi Cassandra non fa un bell’effetto, perché ci si rende conto che “non è possibile farsi capire” e che le cose, alla fine prendono “inevitabilmente” la loro strada. Io vado avanti nel dirti senza mezzi termini quello che penso nonostante questa consapevolezza.
Il tuo collega ti abbraccia, ti bacia, è felice di stare con te, un etero non terrebbe comportamenti del genere proprio per evitare che si scivoli sul terreno del contatto fisico, se il tuo collega lo fa l’idea che si tratti di un gay diventa estremamente concreta. Dire che il suo cambiamento di umore ha avuto riflessi positivi sulla sua vita familiare è in fondo un atteggiamento tipico di chi cerca una giustificazione anche esterna alle proprie scelte. Ti dico con la massima chiarezza che un gay che ha accettato di sposarsi può essere realmente felice di riscoprire e di accettare personalmente la sua vera natura, ma si trova in una situazione difficilissima. Arrivando al matrimonio e al mettere al mondo figli, il tuo collega, forse inconsapevolmente (non dico irresponsabilmente) ha fatto una scelta e ha coinvolto nella propria vita in modo profondissimo altre persone che a seguito della sua scelta “inconsapevole” o forse proprio al fine di apprestargli un rimedio contro l’omosessualità che, probabilmente, al momento lo spaventava, sono state “di fatto” strumentalizzate e che adesso vanno incontro ad esperienze affettive distruttive. Ci sono donne che hanno accettato consapevolmente di sposare un gay e per loro il discorso è diverso, ma quando una donna ha sposato un ragazzo nella piena convinzione, avvalorata da tutti i comportamenti di quel ragazzo, di sposare un etero, per lei, ritrovarsi nella situazione di scoprire l’omosessualità del marito quando ci sono già i figli è una esperienza traumatica a livello affettivo profondo. Quello che dice Federico, a mio parere, è assolutamente vero: questa non è una storia a due ma una storia a cinque. Il tuo collega si sente fiero di essere riuscito ad esprimersi con te... ma questo, che per un ragazzo che ha rifiutato la propria omosessualità è un traguardo significativo, in realtà è un passo assolutamente minimo, perché vuol dire in sostanza assecondare le tue aspettative, ma il tuo collega dovrebbe rendersi conto che la massima chiarezza dovrebbe usarla verso la moglie, così come tu dovresti usarla verso il tuo compagno tradizionale. Il problema è veramente enorme e il fatto che tu quando parli con lui lo faccia in modo limitato e con parecchie remore e che ci siano argomenti tabù, che dovrebbero essere invece proprio gli argomenti fondamentali su cui chiarirsi, mi fa pensare ad una fuga dalla realtà, cosa che può essere veramente pericolosa. Per il tuo collega e per te, tutta questa avventura, che sembra essere l’inizio di una favola, potrebbe trasformarsi nell’antefatto di una terribile disillusione e non c’è niente più della mancanza di chiarezza che possa favorire questo tipo di evoluzione. Mi scuso del dire cose non gradite ma penso che rendersi conto della reale portata di queste cose sia assolutamente indispensabile.
 
    
 
 
 
Emma17  Inviato il: 5/3/2008, 14:26 
 

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 Potrei dirti che concordo con le parole di Fredric.78 e Project poi, potrei illustrarti come si sente una donna quando ha anche il solo minimo sospetto che l'uomo di cui è innamorata è gay, potrei dirti cose da nuvoletta rosa(...) ma rischierei di fare teoria.Se posso esprimermi liberamente, mi sembra che ci si stia perdendo proprio in questo:teorizzazione.
Innanzitutto, ripeto il mio concetto che devi inseguire la tua felicità, e con questo termine intendo ciò che ti fa stare bene.Non si tratta di egoismo ma si amore per sè stessi. Premesso questo, le scelte che dovrai fare le farai per te e l'unica persona della quale ti dovresti preoccupare, al massimo,è il tuo compagno.La sua famiglia non sono (scusa la franchezza) affari tuoi.La moglie e la figlia sono le sue,comprendo la tua preoccupazione, ma la leggo come un senso di colpa a priori.Pensare che non soffra chi non c'entra mi pare utopia. Nel momento in cui ti troverai a fare una scelta, qualsiasi scelta, ci sarà sempre chi soffre più o soffre meno. Ma non dipendono da te, queste cose.
Mi scuso se sono stata superficiale e magari ho tralasciato alcune cose, ma questo è quello che "a pelle" ho recepito.
Barbara
      
 
 
  
 
 proyou  Inviato il: 5/3/2008, 15:32 
 

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 Federico  non si arrabbia mai e poi mai io lo so bene. Anche quando dovrebbe farlo. E' una persona di una dolcezza incredibile. Se ti sono sembrate dure le sue parole forse è solo perchè non le volevi sentire  . Se poi lui ha parlato con questo tono ha certo un motivo valido. Quello che dice Federico bisognerebbe sempre ascoltarlo con attenzione. 
 
     
 
 
  
 
 gayproject    Inviato il: 5/3/2008, 18:06 
 
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 Al posto di questo messaggio era riportato il seguente messaggio:

A gayyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy andate a casa bruciate tutti gay bastardi

L'untente che lo ha postato è stato immediatamente bannato, tutti i dati dell'accesso sono stati registrati.
     
 
 
  
 
 gayproject    Inviato il: 5/3/2008, 19:04 
 
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 Cara Barbara,
se me lo permetti, devo dirti che non condivido affatto quello che scrivi, che è l’esatto contrario dell’amore. Ti posso garantire per esperienza diretta, e da quello che ho visto nelle coppie che funzionano, gay o etero che siano, che pensare a se stessi è il peggior veleno della vita affettiva. Ma non voglio fare teoria... come ho detto nell’intervento precedente il confronto tra posizioni radicalmente opposte mi sembra del tutto formale. Penso che le cose dette da Federico, forse con toni un po’ troppo accesi, siano sostanzialmente giuste proprio perché non spingono a valutazioni egoistiche ma indicano una via d’amore vero. In ogni caso, quando ci sono altre persone coinvolte in modo pesante, l’esigenza di parlare chiaro con tutti gli interessati è assolutamente prioritaria, ammesso e non concesso che abbia senso ritenere la via dello sviluppo “pieno” di questa relazione come una cosa indispensabile. Cara Barbara, tu stessa hai sottolineato come può trovarsi una donna in una situazione simile... e pensa ai figli... L’atteggiamento egoistico non solo non è segno d’amore ma indica che dell’amore si ha un concetto “da single” non “di coppia”. In coppia, in una coppia vera, non si ragiona mai da soli e ci si fa carico reciprocamente dei problemi e delle difficoltà dell’altro. Dire, poi: “la moglie e la figlia sono un problema suo!” mi sembra proprio paradossale. Quanto alla reazione di GIG1973 all’intervento di Federico sono d’accordo con proyou ma, onestamente penso che GIG1973 sia una persona saggia e responsabile e che voglia realmente bene al suo collega, è per questo che sono convinto che riuscirà a trovare la soluzione migliore.
 
     
 
 
  
 
 Emma17  Inviato il: 6/3/2008, 12:08 
 

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 Penso che in amore ci sia sempre da mettere in conto tante cose: in situazioni come quella descritta da Gig, ancora di più. Penso anche, tuttavia, che è pura utopia farsi carico della sofferenza degli altri, Tradotto: pensare che non soffra nessuno in questa storia (non per egoismo e cattiveria, ma perchè non dipende da noi).
Ciò non significa che Gig non debba rapportarsi al suo compagno o non pensare alle difficoltà del collega,ma che debba piuttosto agire con onestà e chiarezza pensando a sè. Esempio pratico. Metti il caso che, fatte le opportune riflessioni, si prosegua su una bella amicizia tra lui e il collega.Salvata la famiglia di lui, continuazione del rapporto con il compagno storico. Soluzione ideale, direi, e anche saggia. Ma non ha pensato veramente a sè, anche in funzione di una scelta che, fatta per amore, onestà e lealtà può rivelarsi deleteria per tutti, perchè potrebbe portare alla fine risentimento inconscio nei confronti del compagno (ho fatto questa scelta per l'amore che avevo-ho per te) e del collega (ho fatto questa scelta per te, per il rispetto nei confronti della tua famiglia, etc).Certo ci sono molte persone intorno a questo tavolo. Ma ripeto: tante cose non dipendono da lui.La famiglia del collega non è affare suo, non perchè non debba tenere conto della sofferenza di moglie e figlia, ma perchè non dipende da lui questa cosa! Così come del collega non dipende ciò che potrebbe passare il compagno di Gig.
Non ho mai avuto dinamiche di coppia stabili, il mio è un discorso al di fuori di questo. Ma...a me ha fatto male sentire che scrivo quello che è "il contrario dell'amore". Ma questa è un altra storia.
Naturalmente auspico che Gig e tutte le persone a lui vicine riesca a trovare una soluzione ottimale che non comprometta i suoi affetti.
Barbara
      
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 6/3/2008, 13:02 
 
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 Ciao Barbara,
in questi termini il discorso è molto più chiaro e suona molto diverso e decisamente molto più condivisibile, questo non mi sembra "il contrario dell'amore", quello precedente era molto più drastico.
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 6/3/2008, 14:29 
 
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 A questo punto potrei decidere di fermare ogni cosa, di cristallizzare i miei affetti in attesa di chiarire quale strada intraprendere.
Ieri sera ho parlato con il mio compagno e ho saputo che anche lui non è più convinto del sentimento che ci lega, per una serie infinita di motivi che non elenco anche perché sono un po’ le solite cose: abitudine, niente più passione e roba del genere, però quando gli ho detto del mio collega che tra parentesi conosce, non si è meravigliato più di tanto. Mi ha lasciato abbastanza di stucco, ha detto che lui aveva percepito che c’era qualcosa di troppo strano tra noi.
Mi ha stupito la sua assoluta fermezza nel voler decidere da solo senza che io prendessi parte al suo processo, probabilmente me lo merito.
Mi preoccupa il fatto che la moglie del mio collega abbia potuto anche lei percepire qualcosa.
Ne ho parlato al mio collega ma mi ha detto di non preoccuparmi, che ci penserebbe lui.
Alla fine dei giochi, ad ascoltare il forum devo essere in qualche modo la coscienza del mio collega poiché è lui che ha una situazione più complicata, cosa che tra parentesi mi trova assolutamente d’accordo; ad ascoltare lui, la faccenda della sua famiglia non deve essere per me motivo di ansia, mi dice di sentirsi già troppo in colpa verso di loro e non sopporterebbe che anch’io ne soffrissi e in più ha paura che loro possano essere la causa di un nostro allontanamento; il mio compagno se ne starà da solo per qualche tempo per capire.
Insomma il macello è già successo tutto sommato, mi sa che la cosa migliore è accettare il trasferimento, il motivo scatenante della dichiarazione del mio collega, e festa finita, non per fuggire ma perchè è molto probabile che la mia lontananza possa rimediare a questo nuovo stato di cose.
Mi sento molto stanco e il fatto che il mio collega al momento sia molto presente fisicamente e psicologicamente, da un lato mi riempie di gioia ma dall’altro, anche a seguito di tutti gli scambi di opinioni reali e virtuali mi manda completamente in bambola.
 
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 6/3/2008, 16:16 
 
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 Carissima Barbara, io ti ringrazio per la solidarietà che mi dimostri, però da solo riconosco che il tuo discorso andrebbe bene in un mondo diverso dal nostro. La nostra società funziona così, non mi sento un rivoluzionario ne tanto meno mi interessa. La cosa che però non capisco è che se un uomo, come il mio collega, scopre tardi o accetta solo dopo certe sue inclinazioni è votato per sempre alla infelicità, è questo il messaggio che mi pare stia passando. Io vedo quest'uomo lottare con tutte le sue forze ogni istante da una settimana a questa parte insieme a me, ma da un anno da solo, per un equilibrio che secondo certi criteri non potrà mai trovare. Allora perciò propendo per tagliare alla base ogni infestazione nefasta, in fututro forse si innamorerà di un altro uomo, senza dubbio onesto e coscienzioso, vista la sua indole, ma spero più capace di me a gestire tutto questo ginepraio. Io non ho mai cercato che le persone mi dicessero: VIVI LA TUA FELICITA' E FREGATENE DEL RESTO, ma che mi dessero una chiave di lettura matura e differente proprio perchè io non riesco a trovarla e non mi vergogno a chiedere sinceramente aiuto. In questo momento vedo tutto a tinte abbastanza fosche e ammetto che mi fa molto male comunicare i miei dubbi al mio collega, che percepisco molto vulnerabile in questo periodo, spesso sembra che mi guardi più per chiedermi come affrontare tutto questo senza sapere, e questo mi fa davvero impazzire, che 99 su 100 non lo accompagnerò nemmeno per un briciolo di quel tantissimo tempo che lui si è augurato. Mi sento un mostro a fare una cosa del genere ma non ho la forza di continuare a frequentarlo tutti i giorni magari tirandolo su e aiutandolo a dimenticarmi, io non sono un robot, sono due anni che vivo mille paure e dubbi su cosa provo per lui, mi pare tutto uno scherzo crudele e mal riuscito
     
 
 
  
 
 Emma17    Inviato il: 6/3/2008, 18:24 
 

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 Carissimo Gig, non sei l'unico a vivere da anni situazioni caotiche, con dubbi, perplessità e incertezze varie. Io non sono omosessuale e quindi tu e tutte le persone intervenute potreste dirmi che non capisco le dinamiche. Sono una PERSONA di 33 anni, single, con una vita sentimentale tutt'altro che favolosa;non ho mai vissuto sulle nuvolette rosa e non ho mai teorizzato il mio sentimeto in base all'egoismo che potrebbe trasparire da questi miei scritti:vengo da una situazione che mi ha tirata matta, a volte ci sto ancora, e sono capitata qui per questo; una situazione dove, per sommi capi e in una relazione sgangherata, mi sono trovata nella parte della donna che dubita (diciamo così) sulla sessualità della persona che ama.
Le mie parole sul rincorrere la felicità non applicano il concetto rincorri la felicità e fregatene di tutti perchè non è così. Lasciare che alcuni problemi li risolva la persona direttamente interessata è sintomo di maturità, certo dando tutto l'appoggio e l'amore del mondo; sia esso il tuo compagno o il tuo collega. Non è menefreghismo, ma forse un vero segnale di amore, lasciare la libertà a queste persone di risolvere nel bene o nel male. E' inevitabile che nel tran tran qualcuno si faccia male ma l'innamoramento è questo, presumo, è la trasformazione che ti fa crescere ed evolvere come persona. Francamente devi ascoltare te stesso: cosa vuoi, veramente?
B
      
 
 
  
 
 back2back  Inviato il: 6/3/2008, 23:33 
 

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 CITAZIONEargomento tabù il tuo compagno? Non dovrebbe assolutamente! Oh non siete mica solo voi due! Siete ben in 5 dentro questa storia!! La vita reale non è un bel film od un libro ... La serenità di cui giova la sua famiglia è una serenità che si fonda su di una bugia! E' un atto di puro egoismo ... tenere il piede in due scarpe è la via più comoda e la più deleteria ... il tempo risolve e presenta sempre il conto ... chi pensi lo pagherà? Dici che razionalizzi? Bhè sbagli pure in questo ... la mente e il cuore non sono mai disgiunti ...

OH il BEL Frederic si è scazzato!!!!  Ma quando MAI!!!! Ma scusa poi a te che te ne frega se qualcuno vuole spaccare la sua coppia? L’ho sempre detto io! Le coppie sono solo bolle di sapone! Prima o poi qualcuno la farà scoppiare! Alla fine sapete come andrà a finire? Che il collega ora che sa quello che vuole prima o poi se lo prenderà e quasi per certo sarà l’amante. Sì tenere il piede in due scarpe tra questo tipo di gay è la tipica mossa! Il compagno non accetterà le corna sia pure non ancora consumate. La presa per il culo lunga un anno è pesante. GIG si cercherà qualcun altro se mai lo troverà. In ogni caso le nuove coppie dureranno quel che devono e poi Sciak!!! Se cerchi di fare gli esorcismi attraverso gli altri mettitela via. Capiterà anche a te.
Non chiamatemi cinico.
L’uomo è portato per natura al tradimento: vuole il nuovo, il bello, l’eccitante, quello che gliela tira.
L’innamoramento finisce. Punto. ....
CITAZIONElui non è più convinto del sentimento che ci lega, per una serie infinita di motivi che non elenco anche perché sono un po’ le solite cose: abitudine, niente più passione e roba del genere

Visto?

E poi avanti Frederic che ti incazzi a fare che non ti riesce? Ti ho visto farlo riesci a diventare solo ancora più sexy!

L'assenso generale e la mancanza di spirito critico non sono compatibili con la democrazia.
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 7/3/2008, 15:46 
 
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 Cara Barbara, cosa voglio veramente?
Il mio collega mi ripete che ce la faremo, che bruci all'inferno, ma la sua famiglia vivrà in questa bugia e io non potrò mai averlo al 100 per 100, ma non vuole perdermi, più vari altri discorsi strani giustificati dal momento di nervosismo. Mi ha chiesto perdono di non potermi regalare una vita con lui, mi ha chiesto di non andare via, mi ha chiesto di non chiedergli di dimenticarmi, mi ha chiesto di amarlo e di farmi amare, mi ha implorato di accogliere anche sulle mie spalle il peso delle sue difficoltà. Mi ha detto che da un anno a questa parte ha vagliato tutte le ipotesi, ha provato a non pensarmi, a dimenticarmi ma tutte le strade lo hanno riportato da me. Mi ha sottolineato che tutto quello che dice e fa è il frutto di un anno e non solo di una settimana di congetture, su lui, su sua moglie, sua fliglia e su di me. Solo ora capisco quanto quest'uomo ha sofferto in quest'anno, altro che le mie paturnie. Se è giusto secondo voi che tutto questo debba finire, vi prego ditemelo, apertamente, con schiettezza, senza motivazioni articolate nelle quali io possa perdermi.
Qualcuno ha scritto che mente e cuore non sono mai disgiunti, scusate se dico una cosa forte ma adesso sono davvero fuori di me, forse questo accade per gli animali che seguono l'istinto o per gli stolti che fuggono dalla loro soggettività, io in questo momento "sento" che potrei annientarmi nel suo amore, ma "penso" che i suoi affetti e le sue responsabilità sono davvero il Bene Superiore.
     
 
 
  
 
 Emma17  Inviato il: 7/3/2008, 17:54 
 

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 Caro GIG, posso capire l'amore e le buone intenzioni della persona e le tue. Posso capire o meno le sue richieste. E posso solo chiederti:
Te la senti di andare avanti accogliendo le sue richieste?
Te la senti di "sacrificarti" per lui, sapendo che non potrai mai viverlo al 100%, che la priorità l'avrà la sua famiglia, e tutto quanto?
Te la senti di "partecipare" alla bugia che terrà in piedi la famiglia di lui?
Il tuo Bene Superiore quale è?
Scusa la franchezza, non me la sento di dare pareri e consigli su cosa fare, perchè i consigli sono sempre lame a doppio taglio...ti scrivo le uniche cose che mi sono venute in mente.
Mi dispiace, so che non sono domande facili, io stessa me le sono poste molte volte.
Ci risentiremo, ma nel frattempo se me lo consenti ti abbraccio e ti auguro di trovare presto la serenità.
Barbara

 
      
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 7/3/2008, 18:03 
 

 


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 L'insegnamento più grande che ho ricevuto è stato quello di portare i paraocchi, tranquillamente andare avanti senza dar conto a certe cose. Conosco dei ragazzi di questo blog che sono degli arcobaleni di amore e gioia. ecco loro sanno benissimo ignorare certe cose..


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 proyou  Inviato il: 7/3/2008, 18:27 
 

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 Alla fine devi scegliere tu tra fare l'amante o meno. Mia mamma ha un amante da 3 anni ormai. E prima ne aveva un altro. Lo sappiamo tutti in casa. Io, mio fratello, mia sorella e pure mio padre. Queste cose non si possono mica tenere nascoste, le si sente! E poi saltano fuori. Chi si fa l'amante continuerà in questo modo. Restare in famiglia e avere l'amante sono la cosa più diffusa e comoda. Nessun giudizio. Fai tu. Certo non è questa la vita che vorrei per me. Io un ragazzo lo voglio solo per me e che sappia fare le sue scelte. E che non sia un bugiardo. Quando Federico dice che la serenità della famiglia del tuo collega si basa solo su una bugia ha perfettamente ragione e quella non è serenità. Io lo so. E poi come ora mente a sua moglie e a sua figlia mentirà prima o poi anche a te. Io so di meritarmi una persona migliore di una come mia mamma. Una persona migliore se la meritano anche loro.
Mente e cuore come dice Federico non vanno mai disgiunti. Ha ragione. E sarà anche una cosa da istinto animale, ma alla fine chi non mente e dà affetto senza chiedere niente indietro sono proprio gli animali  . Il mio cane non ci tradirebbe mai. Queste non sono parole teoriche. La realtà della mia famiglia è questa.

 

 
     
 
 
  
 
 Emma17  Inviato il: 7/3/2008, 18:58 
 

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 Proyou ha centrato il problema. Le mie domande erano poste per arrivare a questa risposta.Ed in fatto di risposte, penso che questa sia chiara, sincera e obiettiva.B.
     
 
 
 

  GIG1973  Inviato il: 14/3/2008, 17:05 
 
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 salve a tutti cari ragazzi, è da un po' che non scrivo perchè ho utilizzato la messaggeria privata per un ambiente "atmosfericamnete controllato" dati gli ultimi sviluppi.
La situazione si è parecchio tranquillizzata, siamo tutti rientrati nei ranghi: il mio compagno è praticamnete sparito, non so se interpretare il suo comportamento come se avessi tradito il suo amore o solo il suo amor proprio.
d'altro canto non ho ancora sufficienti energie per impegnarmi anche su questo fronte. Dico sul serio, tenere a battesimo una nuova storia con tutte le sue problematiche collegate non è assolutamnete semplice, anche se il mio collega, chiamarlo così ora mi fa un po' ridere, ha riorganizzato le idee tornando ad essere quello di un tempo, ma più forte perchè ora ha me, come dice lui stesso.
La sua famiglia è molto presente nei nostri discorsi e nelle nostre visoni futuribili ma noto una maggiore serenità anche parlando proprio di sua figlia, che effettivamente e ovviamente è il personaggio chiave di tutta la faccenda.
Il mio collega è certo che sua moglie non vivrà tragicamente la sua rivelazione, e che quindi è convinto che non perderà mai la possibilità di educare sua figlia e di poterle voler bene e le spiegherà che tradire se stessi è molto peggio che tradirla, non sono molto d'accordio su questo punto, ma lui non sente più una colpa per quello che sta avvenendo. Mi ha assicurato che riceverò quello che merito, che mai avrebbe pensato che una persona avesse potuto essergli vicino come ho fatto, che nonostante tutto ha apprezzato che fossi pronto ad allontanarmene pur di far salva la sua famiglia. Tutto sommato gli ho chiesto di riflettere ancora su questo passo così decisivo, ma è convinto che sia l'unica strada da percorrere. Ho sempre detto che lui è un uomo davvero speciale, ma ora ne sono convinto più che mai, anche perchè devo ammettere che è riuscito finalmente a trasmettermi parte della sua serenità in questo senso.
Mi ha chiesto se sono d'accordo a che lui riveli tutto a sua moglie, perchè questa sarà la prima prova importante del nostro rapporto che vorrebbe affrontassimo insieme, in più si chiede se possa inquietarmi che sua moglie sappia anche di me, della mia omosessualità, intendo, non si preoccupa tanto del fatto di dire che sia io il suo amore. Staremo a vedere a questo punto, ho più volte considerato con lui che potrebbe essere da parte sua solo un'infatuazione momentanea, una curiosità estrema per una persona a cui vuole molto bene e di stare attento a non confondere le cose, ma di questo anche oggi stesso se ne è risentito e a dire il vero non mi va di reiterare domande a cui la risposta è sempre la stessa. Accertarsi per una dinamica così importante è un conto, ma insinuare il dubbio che io non voglia mettere in chiaro con tutti le cose come stanno per una mia scarsa convinzione non lo vorrei mai.
Augurateci in bocca la lupo, incrociate le dita per noi e speriamo che il prossimo post possa essere un racconto di certezze assodate e non di scenari possibili ma ancora ineslporati.
Un abbraccio a tutti voi!
     
 
 
  
 
 Emma17  Inviato il: 14/3/2008, 18:45 
 

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 in bocca al lupo! Ciao, Barbara :-)
      
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 15/3/2008, 21:43 
 

 


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 GIG1973  Inviato il: 26/3/2008, 11:28 
 
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 Salve a tutti,
spero abbiate trascorso serenamente il periodo pasquale.
È passato un po’ di tempo dall’ultimo mio post, sono accadute molte cose e mi fa piacere condividerle con voi poiché ho sentito molto la vostra vicinanza nel momento più difficile.
Il mio collega ha parlato a sua moglie; inizialmente era sotto shock ma lentamente. Ormai è trascorsa una settimana e lei sembra aver razionalizzato la cosa, tanto da telefonarmi e invitarmi a parlare con lei di questa situazione. Mi ha spiegato di essere preoccupata di tutto ciò che può accaderci, a suo marito e a me, che al momento non sa cosa scegliere circa il proseguimento del suo matrimonio, ma grazie alla sua intelligenza, non ha alcuna intenzione di interrompere i rapporti tra padre e figlia. Non è spaventata per sua figlia circa un eventuale divorzio, lei è figlia di divorziati, i suoi si sono separati quando era piccolissima e non ha mai vissuto come un trauma invalicabile la situazione, però vorrebbe che tutta questa storia non si venisse mai a sapere, non per vergogna, me lo ha assicurato, ma perché non sente di poter gestire una realtà obiettivamente difficile.
Il mio collega le ha garantito la massima discrezione e lei si è un po’ tranquillizzata quando le ho detto che ho convissuto con il mio compagno per 5 anni e lei stessa ha ammesso di non essersi mai accorta di nulla e che nessuno dei nostri amici comuni abbia mai fatto congetture in tal senso.
Lei non sente come se io le avessi portato via il marito, anche perché lui stesso le ha spiegato precisamente come sono andati i fatti, però si è molto rammaricata di non aver capito assolutamente nulla in questo anno, ma di questo se ne fa una colpa nei termini che forse non fosse poi così attenta a suo marito.
Infatti il suo interrogativo è se lo ama ancora, dati i fatti, e dato che già da un po’ sembra non riuscisse a dare una connotazione netta ai suoi sentimenti.
Ha capito che suo marito ed io abbiamo bisogno di trascorrere un po’ di tempo insieme e da soli al di fuori del lavoro e appena ieri si è detta pronta ad un dialogo amichevole e sincero tra tutti noi.
Questa è più o meno la situazione delle variabili esterne.
Tra me ed il mio collega si sta rinsaldando un tipo di rapporto molto particolare, superata o almeno affrontata questa criticità, le sue richieste su molti fronti sono aumentate in termini quantitativi e qualitativi ed ora mi sembra assolutamente normale assecondarlo, non mi fa fatica e non mi do pensiero di controllarmi e frenarmi e sto ricevendo in cambio un atteggiamento di maggiore complicità e comprensione.
Credo di essere pronto ad intraprendere seriamente un rapporto con lui ora che in qualche maniera mi ha anche dimostrato che i suoi sentimenti sono reali e profondi.
Grazie a tutti voi ho potuto, a volte, guardare dall’esterno tuta questa storia e quindi vi ritengo in parte i fautori di questa mia nuova serenità.
Un bacio grande a tutti voi
 
     
 
 
  
 
 Emma17  Inviato il: 26/3/2008, 11:49 
 

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 Sono contenta di leggere questo epilogo che in verità sempra una partenza!Barbara.
      
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 26/3/2008, 22:02 
 
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 Ciao GIG1973,
innanzitutto sono molto felice di leggere un altro tuo post e anche di avere ricevuto una tua graditissima mail alla quale risponderò al più presto. Mi vorrei fermare qui essenzialmente su quello che hai scritto nel post, che all’apparenza sembra semplicissimo e liscio come l’olio ma che non si manifesterà affatto semplice nel seguito. In realtà la moglie del tuo collega si è dimostrata una persona di enorme buon senso il che, tra l’altro, non è rarissimo tra le donne sposate inconsapevolmente con uomini gay, anch’essi inconsapevoli, tuttavia credere che il seguito della storia sarà senza difficoltà, dubbi e incertezze sarebbe ingenuo, adesso il tuo collega vede soprattutto quello che ha trovato, col tempo si renderà conto anche di quello che ha lasciato. La prospettiva di un divorzio anche consensuale non è certo una cosa da nulla e il tuo collega dovrà immancabilmente dare spiegazioni anche ai suoi genitori se li ha ancora e alla sua famiglia di origine. Il vostro rapporto potrebbe essere di necessità relegato in una dimensione totalmente privata, cosa che sotto certi punti di vista potrebbe anche essere un vantaggio ma che non andrebbe d’accordo con l’idea di una vera convivenza. Il problema dell’affidamento dei figli prima o poi verrà fuori e non sarà indolore. In quei momenti vi sarà necessaria una infinita pazienza sia reciproca che verso il mondo che vi circonda e sarete messi entrambi alla prova in modo serio, questo comunque vadano le cose perché di fatto per creare un nuovo legame se ne rompe uno esistente. La serietà dell’amore che vi lega si vedrà in quelle difficoltà, perché in quei momenti tu, e lui molto più di te, vi porrete mille domande e avrete un fortissimo bisogno di sostenervi a vicenda. Sarà uno sforzo enorme sul quale vi giocherete la vostra reciproca credibilità. Concludo dicendo che adesso comincia la parte veramente difficile della storia.
 
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 27/3/2008, 15:03 
 
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 Salve caro project,
prendo spunto da una delle tue ultime frasi circa la serietà dell’amore che siamo chiamati a dimostrarci reciprocamente.
Fino a pochi mesi fa non sapevo se quest’uomo avesse per me un affetto particolare, qualche segnale, quello si, ma esperienza docet, meglio non illudersi.
Poi improvvisamente tutto è cambiato, lui è esploso, io ho seguito ciò che il mio istinto mi diceva di fare; non ti nascondo che mentre lui mi parlava dichiarando i suoi sentimenti per qualche minuto ho pensato anche di negare la mia reale natura perché avevo avuto a pelle l’impressione che tutto questo avrebbe fatto del male a lui, posso giurare che non ho assolutamente pensato a me in quegli istanti. Poi è accaduto l’inevitabile, i suoi occhi lucidi, il tremore delle mani, il suo pallore, la voce sommessa hanno risvegliato ad un tratto tutto quello che tenevo a forza sopito dentro di me da circa due anni e insieme alla consapevolezza della sua situazione familiare è venuta alla luce anche la consapevolezza di scegliere ciò che era difficile e complicato nell’intraprendere un tale percorso, tenendo conto comunque anche della mia relazione. Le mie paure pian piano hanno lasciato il posto a delle certezze, coadiuvato senza dubbio dal comportamento del mio collega che si è lasciato guidare ma che ha anche guidato me nella gestione della sua situazione. Infine il bisogno di verità.
Lentamente si è fatto strada dentro di lui; nei confronti di sua moglie, di sua figlia, in questo caso almeno non mentendole con falsi atteggiamenti nei confronti di sua moglie, del resto la piccola ha solo 2 anni. E allora altre paure, tensioni, mitigate solo dal suo affetto e dalla sua presenza, io da un lato che l invitavo a riflettere, lui dall’altro che mi diceva che se avesse riflettuto ancora, forse ci saremmo persi per sempre a causa di vicissitudini lavorative.
Oggi la serenità, di costruire non su bugie ma su basi più forti e oneste. Io mi trovo d’accordo con te sulle spiegazioni da dare agli altri, ma in quel caso una mezza verità non credo faccia male a nessuno.
Mia madre non sa della mia omosessualità eppure sa che vivo con un altro uomo, così come i genitori del mio ex compagno e non ci sono mai stati problemi, tutti hanno accettato la mia singletudine come un fatto caratteriale, poi se lo sanno e non mi dicono nulla e allo stesso tempo non ci soffrono, a me sta bene così. Anche per lui i suoi non sono un problema, io li conosco e sono persone meravigliose, certo soffriranno al momento delle separazione ma anche loro se ne faranno una ragione. A dire il vero ne il mio collega ne io ci siamo posti il problema dei restanti affini anche perché altrimenti non se ne uscirebbe più.
Oggi lui mi parla di una convivenza, di la da venire, nascosta dietro una facciata di fattori economici, assolutamente condivisibile secondo me e l’unico punto su cui ci si dovrà organizzare sarà l’educazione di sua figlia, per la quale ho già detto che non dovrò mai esistere come figura importante e quando sarà grande saprà che il suo papà ha scelto di vivere con un amico anziché con una donna che non amava più.
Perché ho fatto questo riassunto dell’ultimo mese? Forse per riepilogare a me stesso cosa è successo o forse per un riassunto ultimo degli avvenimenti tale da poter dare insieme uno guardo globale alla situazione. Tu che ne dici a questo punto?
A volte mi rendo conto che per il mio lavoro sono abituato ad esaminare i dati in mio possesso per trarre conclusioni ad ampio spettro e quindi in questa storia ci vado cauto, perché parliamo di sentimenti, di persone, di sfere emozionali.
Aspetto una tua visione

Un abbraccio
 
     
 
 
  
 
 gayproject    Inviato il: 29/3/2008, 00:31 
 
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 Ciao GIG1973,
osservo in apertura che tendi a dare per già risolte le questioni connesse ai rapporti tra il tuo collega e sua moglie, cose che non mi sembra realistica. Anche nel migliore dei casi, la posizione della moglie resta problematica e molto instabile, nella sostanza è la persona che oggettivamente esce peggio dalla storia. Potrebbe anche accettare la cosa ma si tratterebbe comunque di una accettazione sostanzialmente forzata dalla necessità di far crescere la figlia nel modo migliore possibile, evitando di mettere tutta la faccenda sotto gli occhi di tutti. Da parte della moglie del tuo collega, questa è in fondo l’unica scelta possibile che comunque comporta la distruzione di fatto per lei di ogni possibilità di poter ottenere una vera soddisfazione affettiva, perché un divorzio seguito da un nuovo matrimonio complicherebbe enormemente la situazione della figlia. La questione, per la signora, è comunque distruttiva, salvo che non riesca a vivere i suoi affetti verso il tuo collega in modo estremamente sublimato, accettando in tutto la nuova situazione in cui il tuo collega ora si trova... Si tratta comunque di cose che in situazioni del genere non sono rarissime e che hanno dimensioni affettive profonde. Ma non conterei troppo sul realizzarsi di ipotesi simili. L’alternativa che si presenta è quella tra un lasciare la situazione di diritto come sta e l’andare verso il divorzio... si tratta di scelte diversissime che in un modo o nell’altro condizioneranno la vita di tutte le persone coinvolte. Quanto al rapporto con i genitori, il tuo sembra decisamente più elastico... tu parli di sigletudine accettata... ma secondo me i tuoi, se non hanno proprio gli occhi foderati di prosciutto, hanno capito eccome... perché di fatto non sei sposato e convivi con un uomo da anni... ma i genitori del tuo collega si sentiranno arrivare una tegola pesantissima in testa quando si renderanno conto di quello che sta succedendo e per il tuo collega i problemi ci saranno eccome, anche se, in effetti lui ha te ed è già staccato dalla famiglia di origine. Per i genitori è già pesantemente traumatica la notizia del divorzio dei figli, ma quando il divorzio è dovuto a ragioni di omosessualità il trauma è doppio e questo è inutile nasconderselo. Quanto ai rapporti con la figlia, ti direi di non fare scelte affrettate di nessun genere e di lasciare che le cose vadano come devono andare. Fare finta di non esserci è in sostanza un falso. Il problema non sei tu in prima persona ma il mantenimento di un rapporto tra padre e madre per l’educazione congiunta della figlia... solo il tempo potrà suggerirvi che cosa fare. Quanto alla convivenza la vostra scelta è necessariamente collegata alla scelta della moglie: se la signora (divorzio o non divorzio) non tira fuori questioni di omosessualità, la sua scelta deve essere assolutamente rispettata la vostra convivenza non deve in nessun modo mettere in difficoltà la signora e quindi non può essere palese. Dalla riservatezza della moglie la vostra discende come conseguenza necessaria. In caso contrario potreste avere un po’ di libertà in più ma vi consiglierei estrema prudenza perché l’affidamento congiunto della figlia è una cosa troppo importante per il tuo collega, che non deve essere messa a rischio per nessun motivo e una convivenza gay da parte del tuo collega non è certo argomento che depone a favore dell’affidamento congiunto. I problemi sono tanti e solo il tempo vi permetterà di fare progetti sensati... ora come ora, siete agli inizi e la situazione è estremamente fluida. In ogni caso, e lo ribadisco, il vero amore si manifesta nella presenza affettuosa e costante proprio nei momenti di maggiore difficoltà.
Un abbraccio.
 
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 31/3/2008, 10:48 
 
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 Caro project,
come al solito i tuoi consigli sono sempre molto preziosi.
Accelerazioni particolari, fino ad ora, non ce ne sono state, il mio collega ha solo paventato l’ipotesi di una convivenza.
Al momento torna a dormire a casa ma dorme in cameretta di sua figlia e non più con sua moglie.
Lei dal canto suo si comporta con sufficiente tranquillità, però ho interpretato il suo atteggiamento come se fosse ancora anestetizzata dalla notizia e no so effettivamente, quando se ne renderà conto davvero, cosa potrà accadere.
Onde evitare di avvitarsi in un discorso sempre con le stesse variabili, giusto per rendere il tutto più chiaro, si è affacciato un fatto nuovo.
Tempo fa, parliamo di un anno, sembrerebbe che lei abbia flirtato con un uomo conosciuto durante le vacanze. Il mio collega mi ha detto che si era accorto di qualcosa, ma non aveva dato peso a questo accadimento perché in concomitanza con la scoperta di un interesse nei miei confronti e anche perché proprio a causa di ciò si sentiva a corto di energie spendibili in tal senso.
Insomma, a seguito della nostra rivelazione, sembra che lei abbia esordito nel racconto di questa vicenda proprio volendo esprimere il desiderio di piena chiarezza nel rapporto tra lei e il marito.
Questo flirt non si è esplicitato in un rapporto sessuale “completo”, ma c’è effettivamente stata una grossa vicinanza tra lei e quest’uomo. Lei se ne è comunque scusata, sembra che lui continui a chiamarla ma lei gli ha fatto capire, in sostanza, che non è aria. Non so il perché di questa confessione, in questo momento e con questa modalità quasi giornalistica, non so se rendo l’idea.
In più mi son sentito di riprendere, comunque pacatamente, il mio collega circa l’atteggiamento tenuto un anno fa. Poiché non credo che da un giorno all’altro si possa smettere di amare una persona e innamorarsi di un’altra, tanto meno se il nuovo sentimento si incanala verso uno del tuo stesso sesso, gli ho chiesto da quanto tempo effettivamente lui non è più innamorato di sua moglie, sempre che i termini della mia domanda fossero corretti.
Lui è consapevole di provare un grande affetto per questa donna, ma mi ha invitato a riflettere sul fatto che era ed è anche contento che il cuore di sua moglie possa battere per un altro e si fida ciecamente di sua moglie che nonostante un altro matrimonio, lui non perderà mai la possibilità di vivere le tappe importanti della vita di sua figlia. Gli ho detto di fare attenzione nel semplificare tutta questa storia e che in qualche modo la sua tranquillità potrebbe essere un mero: MENO MALE COSI’ NON E’ DA SOLA , ma è convinto di essere sulla strada giusta e le sue argomentazioni mi convincono pure, ma c’è qualcosa di stonato, non so cosa, ma ho questa impressione.
Inoltre lei sta già preparando il terreno ed ha confessato a sua madre che il suo matrimonio sta attraversando un momento di difficoltà, non so se la sua freddezza sia segno di una intelligenza fuori dal comune o di una pazzia sconfinata o solo di un meccanismo di difesa. Staremo a vedere.
Secondo te, invocando anche la tua esperienza, è normale l’atteggiamento di sua moglie, te lo chiedo perché in effetti mi rendo conto che nonostante i tanti soggetti in gioco è proprio lei che rappresenta la chiave di volta di tutta la storia.
Un affettuoso abbraccio
 
     
 
 
  
 
 frederic.78  Inviato il: 31/3/2008, 11:38 
 

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 Ah le donne !!!!!!!!!!
Perchè ti chiedi ha fatto la relazione solo ora? Eh caro Gig ... ricorda che la finezza e l'anfrattuosità delle elucubrazioni femminili non ha niente a che vedere con la semplicità maschile

 

.... e poi diamine!!! L'amor proprio .... e comunque sì ora è sicuramente ancora in atto l'effetto batosta .... e penso che sarà pure effetto tardivo a più riprese .... hai presente lo shock anafilattico ritardato??? Ecco proprio quello ...
Comunque auguri di cuore a tutti quanti voi!!!


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 gayproject  Inviato il: 31/3/2008, 11:51 
 
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 Ciao GIG1973,
ho letto con la massima attenzione il tuo ultimo post... piano piano i problemi verranno a galla e si presenteranno nella loro reale consistenza. Provo a spiegarti chiaramente il mio pensiero partendo un po’ da lontano, sulla base di diverse storie con le quali sono venuto a contatto in chat. Una coppia etero si può sposare per mille motivi che non hanno nulla a che vedere con l’amore, dalla spinta sessuale immediata, all’opportunità di carattere familiare, al fatto che ci si trova in una storia dalla quale sarebbe troppo difficile uscire. Spesso si dà per scontato che ci sia una vera attrazione sessuale reciproca, ipotesi che è solo eventuale e non è affatto la regola, molte volte accade che ci sia una “mezza” attrazione sessuale coniugata con una miriade di altri interessi che, tutti insieme fanno pendere la bilancia dalla parte del sì al matrimonio. Resta il fatto che in un matrimonio quanto meno tendenzialmente c’è almeno una mezza attrazione sessuale reciproca. Testimonio ne è la tendenza ai rapporti prematrimoniali come assaggio di vita matrimoniale sesso compreso.
Tanto premesso, quando si arriva al matrimonio tra una donna e un gay, per quanto inconsapevole lo si voglia considerare, manca uno degli elementi che dovrebbero essere alla base del matrimonio e cioè un interesse sessuale “reciproco”. Una donna, per quanto ingenua possa essere, ammesso che non si accorga della omosessualità del marito, percepisce comunque di non essere realmente desiderata in termini sessuali o avverte la sessualità del marito come una realtà estremamente sublimata. Devo sottolineare che per una certa percentuale di donne (non piccolissima) vivere una vita affettiva fatta di sessualità sublimata attraverso gesti teneri, attenzioni reciproche, carezze e forme di tenerezza generica, non è affatto sgradevole. Queste donne accettano anche (e di buon grado) un contatto sessuale, ma non si sentono private di qualcosa quando questo contatto non c’è. Spesso sono proprio queste donne che finiscono per sposare dei gay e, lo ribadisco, ne sono innamorare e anche i loro compagni gay si sentono legati in modo serio a queste donne. In sostanza il legame matrimoniale tra una donna di quel tipo e un gay non è affatto una sciocchezza, ha una base affettiva profonda, più di quello che può sembrare pensando che non c’è condivisione sessuale vera. Ovviamente i rapporti tra i coniugi di questo tipo rispondono a una grammatica che non ha nulla a che vedere con la ordinaria grammatica matrimoniale in cui il tradimento sessuale è considerato tragico. In queste situazioni tragico è il tradimento di quel patto di solidarietà sul quale si è costruito qualcosa che somiglia a un matrimonio ma è in sostanza una specie di amicizia. La tolleranza “reciproca” della libertà sessuale dell’altro/a in questi casi non è strana ma in un certo senso è implicita nel patto di convivenza. Il fatto che la moglie del tuo collega possa andare verso un nuovo matrimonio non mi sembra in realtà molto plausibile perché il modello di vita matrimoniale al quale è abituata (matrimonio con un gay) tenderà a riprodurlo anche in una nuova relazione che non potrà essere fortemente sessualizzata. Se questa donna fosse stata realmente molto interessata a una sessualità forte, immediata e condivisa, probabilmente, avrebbe fatto scelte matrimoniali diverse fin dalla prima volta. C’è in più il problema della figlia che sicuramente non sposta gli equilibri verso un novo matrimonio. Il vero problema che potrebbe porsi è un altro e cioè l’interruzione di quel rapporto di fiducia e di confidenza reciproca tra il tuo collega e la moglie, che in realtà è l’aspetto fondamentale del loro rapporto. Se quel rapporto di confidenza e di fiducia non verrà meno, cioè se il tuo collega non vivrà nei tuoi confronti un rapporto affettivo radicalmente esclusivo, non è improbabile che i rapporti possano restare soddisfacenti anche con la moglie, scelta che, nella prospettiva della educazione della figlia, sarebbe in realtà quella più ovvia. Io penso che nei confronti della moglie del tuo collega i rapporti debbano essere di massima chiarezza e di assoluto rispetto reciproco. Devi tenere presente, senza dimenticartene mai, che tra il tuo collega e la moglie c’era e c’è, e probabilmente ci sarà anche in futuro, un rapporto affettivo importante e che la rescissione traumatica di questo rapporto può portare scompensi affettivi da entrambe le parti. Ho visto più volte donne innamorate di uomini gay, sposate o non sposate con questi uomini, che li hanno amati e capiti fino in fondo ed ho visto uomini gay conviventi con altri uomini che dicevano cose estremamente belle delle loro ex-mogli e della loro precedente vita matrimoniale. Quello che ho detto, ovviamente, va applicato al caso concreto, con estrema prudenza.
 
     
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 31/3/2008, 13:35 
 
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 Ciao a tutti,
un saluto in particolare a Federico, spero di non annoiarvi troppo con tutti questi post però l’atteggiamento di sua moglie mi sembra preoccupante.
Vorrei condividere in pieno la spiegazione lineare di Project circa la consapevolezza inconscia di lei nella gestione della omosessualità del marito, ma proprio non ci riesco.
Sono molto preoccupato di questa calma piatta che potrebbe preannunciare una tempesta. Il mio collega viaggia, secondo me, con una sensibilità alterata, crede che le grosse criticità siano state superate e mi prega di non vedere scheletri dove non ce ne sono e ad ogni modo mi dice di stare tranquillo, che a questa situazione deve pensare lui, che ho già fatto troppo e che mi sono sobbarcato fin troppe responsabilità. Gli ho parlato chiaramente, circa i problemi che in futuro potrebbero nascere intorno a sua figlia ma anche in questo caso si dice certo che la piccola starà benissimo e vorrebbe che anch’io godessi maggiormente a pieno le sensazioni di questo periodo, senza troppe paure e macchinazioni mentali. Mi dice che sua moglie gli ha garantito che qualora decidessero di arrivare al divorzio lei a pronta a far soffrire il meno possibile loro figlia, anche perché come ho già avuto modo di spiegare, anche lei è figlia di divorziati e quindi lei non vive tale realtà in maniera tanto drammatica.
Mi dispiace di non riuscire a contraccambiare con la stessa serenità le emozioni del mio collega, anche se lui è disposto ad accettare il mio atteggiamento da grillo parlante perché dice di sentirsi comunque più al sicuro e quindi anche se mi invita ad una maggiore serenità non farebbe comunque a meno anche del mio atteggiamento “saggio”.
Vorrei sapere se ho intrapreso la giusta strada o se ci sono ulteriori aggiustamenti da apportare.
Lo so che un uomo di 38 anni dovrebbe essere più deciso e fermo delle sue convinzioni, ma l’amore del quale sono riversato e l’amore grande che sento dentro di me per quest’uomo così speciale mi fanno continuamente temere di potergli fare del male.
Grazie mille ragazzi, sono davvero felice di poter contare su di voi!
 
     
 
 
  
 
 Emma17    Inviato il: 31/3/2008, 14:46 
 

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 Non posso e non voglio parlare delle tematiche di coppia e di famiglia, perchè non le conosco e non saprei cosa dire. Ho dato una scorsa ai post tuoi e di Project, sempre interessanti e costruttivi. Tu rifletti, il tuo compagno anche, Project dà il parere obiettivo e nelle sue parole mi trovo.
Vorrei però dire qualche parola a proposito della moglie. Pur non avendo mai coperto quel ruolo, non avendo figli, sono però una donna e per quanto le mie parole possando essere condizionate da alcuni miei stati d'animo, penso possano essere ancora obiettive.
Quello che sta passando la moglie del tuo collega non è di certo bello, nonostante la calma data da un certo equilibrio e una dose di "filosofia". Può essere la persona più saggia ed equilibrata di questo mondo, ma per quanto tutto ciò e alcune consapevolezze possano aiutarla, il periodo che si prospetta innanzi è tutt'altro che favorevole. E non sto parlando dell'accettazione del marito e di te, ma dei suoi processi interiori. Come ha detto Fredric, noi abbiamo lo strano vizio di elucubrare, verificare, paragonare, insomma di analizzare le cose mille e più volte.Probabilmente un retaggio antropologico, termine magari spropositato ma che spero renda l'idea...e questa cosa, se da un lato ci pùò tirar matte inutilmente, dall'altro torna utile in momenti come questi dove la Signora si starà chiedendo, nonostante tutto, cosa possa aver fatto di sbagliato, come mai sta capitando a lei, come ha fatto il marito a fare una figlia con lei se la sua natura non era quella di etero, ma di gay. E via dicendo, si starà ponendo una serie di interrogativi, quasi in un circolo vizioso; non entro in merito dell'inconscio, del fatto che magari alcune cose le aveva già recepite...non lo so, e poi in momenti come questi alcune cose le lasci da parte perchè riemergono le domande di cui sopra.
Pianificare e garantire serve, per avere un punto di riferimento concreto in questo delicato momento, ma nel suo intimo c'è in atto una tempesta piuttosto grande, che la porterà ad una evoluzione, che la porterà ad una ulteriore consapevolizzazione. Cìè da stare vicino al tuo collega, ma tanto anche alla moglie di questo...aiutarla a trasformare questo rapporto in maniera ancor più equilibrata.
Io la penso così.
Barbara
      
 
 
  
 
 GIG1973  Inviato il: 3/4/2008, 09:45 
 
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 Buongiorno,
potrei dire che tutto va discretamente bene. Sua moglie è sempre più consapevole di quello che è accaduto. Ieri sera sono stato a cena da loro e mi ha chiesto, devo dire con molto tatto, tante cose rispetto alla mia vita, alle mie esperienze.
In realtà all’inizio avrei preferito declinare l’invito, ma il mio collega ha insistito pregandomi di non creare momenti di tensione inutili, e poi per un invito a cena. Alla fine ho accettato e devo dire, sono stato contento di averlo fatto. Lei mi ha raccontato, o meglio ci ha raccontato, le sue sensazioni di questo periodo che vanno dalla delusione fino ad una certa riscoperta di se stessa in termini di forza e di carattere che non era poi così tanto convinta di possedere.
È stata comunque una serata strana, nel senso che al di là degli argomenti trattati, il clima era quello di sempre, compresi i tormentoni che si usano tra amici. Dopo poco che sono arrivato a casa, è arrivato il mio collega, mi ha detto che sua moglie è stata molto contenta della chiacchierata e della serata in genere anche se poi mi ha anche detto che è arrivato il momento di spiccare il volo da soli.
Questo è il punto oscuro di tutta la faccenda.
Il mio collega si sente troppo forte di queste piccole conquiste e sulla base di queste mi sembra acceleri un po’ troppo. Quando cerco di spiegargli che se Dio vuole avremo tutto il tempo per stare insieme e che non c’è bisogno di correre, lui ci rimane molto male, forse troppo e sono quindi in qualche maniera costretto ad assecondarlo perché prima di tutto mi fa piacere la sua presenza e poi perché ha sempre paura che io possa voler svincolarmi dalla responsabilità del nostro rapporto.
Come posso fargli capire, ma soprattutto percepire, che il desiderio di fare tutto con calma non vuol dire scarsa convinzione e poco coinvolgimento?

Un abbraccio affettuoso
 
     
 
 
  
 
 Emma17  Inviato il: 3/4/2008, 17:42 
 

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 Penso che la reazione del tuo collega (perchè lo chiami ancora così?) sia logica, posso capirla...lui il suo passo lo ha fatto, si è "liberato" forse da alcune cose, situazioni e vissuti ed è ovvio che, trovando la risposta a queste sue cose positiva, si sente forte. Non capisco, però,tutta questa "fretta" e perchè ha paura che tu possa svincolarti dalla responsabilità di questo rapporto. Che senso ha? Ha ammesso tante cose, ha trovato comprensione, ha trovato in te una persona che lo ama, ricambiato...ha una moglie "comprensiva" (passami il termine)...Non capisco la dinamica. Dovrebbe tenersi tranquillo, se tutto gli pare così a posto. Ciao! Barbara
     
 
 
 
gayproject  Inviato il: 3/4/2008, 19:20 
 
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 Ciao GIG1973.
ho letto con la massima attenzione quello che hai scritto e mi sono rafforzato nell’idea che la moglie del tuo collega appartenga al quel tipo di donne che non hanno sposato un gay per caso ma perché lo hanno amato in modo molto serio. L’idea di invitarti a pranzo serve a conoscerti e a coinvolgerti perché tu sei una persona importante per suo marito. Vorrei sottolineare che una donna che si sentisse vittima di una situazione come la vostra non ti inviterebbe mai a pranzo e non parlerebbe mai con te in modo serio. La moglie del tuo collega, però, si sentirebbe profondamente tradita se tu mettessi in crisi quel rapporto di fiducia reciproca che ha col marito e che, per lei, è e resterà una cosa importantissima, anche, forse soprattutto, ma certamente non soltanto per la presenza di una figlia. C’è da ritenere che anche per il tuo collega il rapporto affettivo con la mogie sia realmente importante. La sua sicurezza, nei confronti della moglie, a mio parere, è tutt’altro che infondata. Lui certamente la conosce molto meglio di te e probabilmente sa di potersi fidare proprio perché con la moglie ha un rapporto serio che non è basato sul sesso ma su una dimensione affettiva più sfumata ma certamente reale. Lui, in questa fase, è probabilmente più sicuro delle reazioni della moglie che delle tue, in rapporto alla moglie non ha timori perché lui non ha distrutto l’essenziale del rapporto con la moglie, mentre in rapporto a te i timori può averli eccome perché non sa fino a che punto può fidarsi di te. La vostra familiarità affettiva è stata in fondo molto breve. Credo che le richieste del tuo collega siano serie e giustificate e che le sue certezze non vengano da piccole conquiste ma da valutazioni istintive probabilmente molto ben fondate. Mi sentirei di metterti in guardia dal frenare il tuo collega dall’idea di spiccare realmente il volo in due. In una situazione come la sua quello che ti chiede non mi sembra né assurdo né prematuro, le tue resistenze e i tuoi rinvii e il sottolineare che confida troppo in piccole conquiste, sanno di sfiducia e di esitazione, in sostanza in questo momento remate in direzioni opposte. Francamente, se fossi nei suoi panni, nel sentirmi frenato e giudicato incapace di valutare le cose in termini seri mi sentirei frustrato. Se devo essere onesto fino in fondo, io non avrei esitazioni. Non decidere e rinviare significa in sostanza ferire profondamente i sentimenti di una persona che si è messa in gioco senza esitare.
 
     
 
 
  
 
 frederic.78  Inviato il: 4/4/2008, 08:35 
 

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 ... certo se te lo dice il progettista che è sempre così cauto, riflessivo e prudente ... bhè forse allora devi per davvero mettere da parte un pò di esitazione e pian piano buttarti ... poi come andrà dipenderà tanto ma davvero tanto proprio da voi due ... da te e dal tuo nuovo compagno!!!

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 GIG1973  Inviato il: 4/4/2008, 09:57 
 
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 Caro project,
sono davvero felice di leggere il tuo incoraggiamento! In qualche modo ho percepito che il mio compagno, effettivamente adesso è meglio chiamarlo così, ha superato la fase euforica e da neofita di determinate sensazioni, non so se ricordi che ne avevamo parlato, però avevo ancora qualche timore riguardo a cambiamenti radicali e repentini, ti assicuro non per me, io sarei pronto a viverci insieme da stasera stessa ma più che altro per lui, per la sua situazione e per non intaccare una sfera di sentimenti così preziosi e delicatamente in equilibrio.
Sono pronto a donarmi a lui anima e corpo, senza riserve, finalmente potendogli dimostrare tutto l’amore che gli porto.
Sottolineo che le mie paure erano rivolte solo al timore di potergli fare del male in qualche modo, ma se anche tu pensi che sia giusto togliere gli ultimi picchetti che mi tengono ancorato, sono più che pronto a volare insieme a lui.
Grazie amici cari
Un abbraccio
 
     
 
 
  
 
 8daniel  Inviato il: 2/5/2008, 01:42 
 

scienze e turismo alpino


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 Ciao a tutti.
Quando ho scoperto di essere omosessuale, o meglio quando mi sono deciso di esserlo, perché prima non me ne rendevo conto, m sono innamorato di mio padrino 35 anni, bel ragazzo, molto maschile ecc ecc. E ci ho fatto una malattia, lo aspettavo, gli facevo i regali ecc. Mia madre l'aveva capito che mi piaceva era palese!!!! Ma sua moglie questa cosa l'ha proprio cambiata e ci ha fatto allontanare. Io lo amavo quel ragazzo anche se aveva 19 anni in più di me... ma non era questo il problema, lui era etero........
Questo è stato il mio primo innamoramento. Molto tragico direi, perché lo trattavo come se fosse il mio ragazzo. Ora ho 22 anni e quei tempi sono passati. Subito dopo le superiori mi sono trasferito per fare l'università e ho conosciuto il mio ragazzo con cui ho avuto la mia prima esp, e ora stiamo insieme da 3 anni e mezzo, però quell'innamoramento particoalare, me lo ricordo ancora oggi. Pazzesco, da diventare matti.... e quindi un po' mi ritrovo in quello che dite..
"Studiare le discipline sociali non basta, la concretizzazione dei fatti è l'unico vero servizio sociale"
P.Daniele - 09/10/2007 - in Riflessioni di società - Discipline sociali allo sbaraglio P.Daniele - compendio di scienze sociali.


 
     
 
 
 
 
 

 63 risposte dal 26/2/2008, 14:23
 

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