MI SONO RICONOSCIUTO GAY DA POCO

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 gayproject    Inviato il: 29/11/2008, 23:12 
 
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 MI SONO RICONOSCIUTO GAY DA POCO

Questo post è dedicato ai ragazzi che si sono riconosciuti gay da poco. Mi capita spesso di sentirmi dire in chat: “So che sono gay, ok, ma adesso che faccio?”. È a questa domanda che mi propongo di rispondere.

Come ben sanno i ragazzi che si sono da poco riconosciuti come gay, riconoscersi gay non è facile. I diffusi pregiudizi circa l’omosessualità allontanano in genere un ragazzo dalla possibilità di interpretare correttamente in chiave gay la sua sessualità. Tutta l’educazione, sia quelle istituzionalizzata (famiglia, scuola e altre agenzie educative) sia quella derivante dal gruppo dei pari è orientata in maniera pressoché esclusivamente eterosessuale. Un ragazzo che cresce è quindi indirizzato verso l’eterosessualità in modo molto forte dall’ambiente circostante.

Quando un ragazzo avverte coscientemente i primi impulsi omosessuali, tende automaticamente a fraintenderli o comunque a sottovalutarne la portata, in particolare:
1) Legge i giochi a sfondo omosessuale di età preadolescenziale, anche quelli più espliciti e vissuti esclusivamente in chiave omosessuale, senza alcun comportamento analogo in chiave etero, come semplici giochi esplorativi. Va sottolineto che i giochi sessuali con altri ragazzi, non sono indice di orientamento sessuale se il ragazzo che li realizza pratica giochi sessuali analoghi anche in chiave etero. In caso di forte prevalenza di giochi a contenuto omosessuale, l’esperienza insegna che, in più di qualche caso, quei giochi sono la manifestazione di un embrionale orientamento gay.
2) Anche quando ha consapevolezza del contenuto omosessuale di quei giochi e accetta l’idea che si tratti in modo esplicito di un contatto sessuale con un altro ragazzo, evita di utilizzare nel suo caso specifico la parola gay o la parola omosessuale.
3) Non si considera gay perché non prova o pensa di non provare un trasporto anche affettivo verso i ragazzi e conclude che si tratta di qualcosa di “solo” sessuale.
4) Assume atteggiamenti eterosessuali, accosta ragazze, stringe con loro amicizia e sperimenta anche una fisicità etero, almeno a livello di baci e di carezze, talora anche con contenuto scopertamente sessuale. Talvolta accetta un rapporto con le ragazze che comprenda anche la sessualità genitale e di questo si sente fiero, perché interpreta il fatto come indice di eterosessualità, ossia, secondo il modello assimilato, di normalità.
5) Si masturba pensando ai ragazzi ma considera la questione del tutto marginale e facilmente controllabile.

Quando le pulsioni gay si manifestano a livello cosciente per quello che sono, i ragazzi, nella maggioranza dei casi, vivono in genere momenti di scoraggiamento e di paura ma non dovuta alla scoperta in sé ma a due ragioni specifiche:
1) Conoscendo la realtà gay soltanto attraverso la visione dei media, non ci si riconoscono e hanno l’impressione di essere sì gay ma in qualche modo lontanissimi dalla media del mondo gay, quando invece, nel 99% dei casi, è vero esattamente il contrario.
2) Conoscendo l’omofobia del proprio ambiente familiare del proprio ambiente sociale ritengono che il loro orientamento sessuale debba rimanere assolutamente segreto.

Tuttavia non è raro il caso in cui, invece, i timori di cui ai punti precedenti 1) e 2) sono del tutto ignorati, subentrano dei veri momenti di entusiasmo verso i gay, intesi come una specie di patria ideale, e una dimensione ottimistica, peraltro decisamente assai poco fondata su dati reali, invade i ragazzi. L’entusiasmo della scoperta prevale sulla valutazione del rischio e con atteggiamento da vero neofita, un ragazzo che si è appena accettato come gay ritiene che ci sia l’obbligo, per essere “veri gay”, di sottoporsi a dei riti di passaggio:
1) Fare coming out pubblico o almeno allargato a molte persone
2) Frequentare ambienti dichiaratamente gay
3) Parlare spesso di omosessualità con atteggiamenti rivendicativi di principio (la santa causa gay)

L’esperienza insegna che
1) La stragrande maggioranza dei ragazzi gay parla del proprio orientamento sessuale ad un numero ristrettissimo di persone, una o due, e sceglie quelle persone con la massima cura e in ogni caso evita di diffondere la notizia a persone di cui non si fida del tutto.
2) La stragrande maggioranza dei ragazzi gay non frequenta ambienti dichiaratamente gay, perché frequentare questi ambienti equivale al dichiararsi.
3) La stragrande maggioranza dei ragazzi gay non dichiarati non solo non considera un dovere ma considera una autentica follia il coming out pubblico che, in moltissimi casi, non è altro che una dichiarazione pubblica formale di ciò che la gente ormai già sapeva per altra via, in genere a seguito di comportamenti imprudenti dei ragazzi.
4) La stragrande maggioranza dei ragazzi gay non fa coming out con i propri genitori, in media si stima che, nel corso della vita, un gay ogni 20 abbia parlato ai genitori della propria omosessualità.
5) La stragrande maggioranza dei ragazzi gay non assume atteggiamenti rivendicativi di principio concernenti l’omosessualità.

Tutto ciò accade non perché la stragrande maggioranza dei ragazzi gay sia debole è senza dignità ma perché quei ragazzi conoscono la realtà in cui devono vivere e valutano i loro atteggiamenti in termini concreti e non come una questione astrattamente di principio.

A questo puto che cosa deve fare un ragazzo? Deve rendersi conto che:
1) I gay esistono e sono molti e tra di essi circa il 25/30% non si è sempre identificato come gay ma ha vissuto una fase transitoria di eterosessualità spesso durata per anni e comprendente anche una vera e propria vita sessuale etero.
2) Che un gay non vive in una situazione paragonabile a quella di un etero e che quindi manifestare il proprio orientamento sessuale è rischioso sia in ambito sociale che in ambito familiare.
3) Che il coming out è rischioso e irrevocabile.
4) Che un ragazzo gay serio e non dichiarato ha in genere grossi problemi a conoscere altri ragazzi gay seri e non dichiarati e che non è certo la frequenza di locali gay o di chat erotiche o di siti di incontri che può contribuire a risolvere il problema.
5) Che trovare persone disposte a incontri sessuali è facile ma tutto questo con l’amore gay non ha nulla a che vedere.
6) Che tra due ragazzi gay ci possono essere dei modi così diversi di impostare la vita che un dialogo affettivo sostanziale è di fatto impossibile.

Molti dei ragazzi che si sono riconosciuti gay dopo avere vissuto una fase etero non tengono conto di tutto questo e si mettono alla frenetica ricerca di un ragazzo, frequentano siti di incontri e chat erotiche, mettono la sessualità al primo posto trascurando la dimensione affettiva del rapporto e, in questo modo, oltre a costruire i presupposti per una serie di disillusioni, corrono spesso anche dei rischi relativi alle malattie sessualmente trasmesse. È la mia prima preoccupazione, quando parlo con i ragazzi, insistere sulla necessità di minimizzare i rischi per la salute, non fidandosi mai di ciò che un ragazzo che vuole fare sesso con te può dirti. Quando un ragazzo si trova nella possibilità di fare sesso con un ragazzo che lo interessa (parlo di sesso e non d’amore) è capace di mentire spudoratamente. Tipico è il caso di quanti per giustificare il mancato uso del preservativo affermano di essere donatori AVIS e quindi super controllati anche dal punto di vista della malattie sessualmente trasmesse. Si tratta di affermazioni false nel 99.9% dei casi. Fare sesso non protetto con persone che frequentano le chat erotiche e che hanno quindi un alto numero di partner sessuali è un comportamento da totali incoscienti.

Un punto critico fondamentale per i ragazzi gay è costituito dall’idea che l’innamoramento unilaterale è una cosa e che l’amore gay condiviso è una cosa completamente diversa. Per creare un rapporto d’amore bisogna essere in due, ma bisogna essere in due in senso sostanziale, bisogna cioè cha l’amore sia corrisposto. È questo il vero punto critico della vita di coppia: la reciprocità affettiva. Che la coppia conviva o meno, sia più o meno stabile, conta poco, se non c’è una reciprocità affettiva non esiste neppure una vita di coppia.

C’è una situazione, molto tipica per i ragazzi gay, in cui una vera reciprocità è impossibile, intendo dire di quando un ragazzo gay si innamora di un ragazzo che non è gay. In situazioni del genere, quanto il ragazzo gay sia innamorato con conta nulla. La situazione è del tutto analoga a quella di una ragazza che si innamora di un ragazzo gay, per quanto sia innamorata, non riuscirà a trovare nel ragazzo gay una reciprocità affettiva vera. Molti ragazzi gay, spesso giovani, ma talvolta anche quarantenni, si innamorano di ragazzi etero e in queste situazioni trascorrono in vane attese anche molti anni. La loro attenzione affettiva è polarizzata su un ragazzo etero che non potrà corrispondere al loro affetto ed essi, nello stesso tempo, sono talmente assorbiti dal loro ideale impossibile da trascurare altre ipotesi concretamente praticabili.

Quando finalmente un ragazzo gay serio e non dichiarato trova un altro ragazzo gay serio, cosa possibile anche se non facilissima, resta spesso disilluso perché si rende conto che anche tra persone tra le quali in teoria si potrebbe instaurare un ottimo rapporto, in realtà spesso il rapporto resta a livelli superficiali o formali. È lì che viene la delusione. Ma è lì che deve intervenire un po’ di razionalità. Trovare un ragazzo col quale condividere una vita è l’obiettivo di fondo di un ragazzo gay serio, ma per cercare di creare le condizioni favorevoli per realizzare una vita di coppia è necessario costruirne i presupposti:
1) Stabilità economica.
2) Possibilità di avere un alloggio in cui vivere col proprio compagno in modo che sia garantita la necessaria privacy.

Si tratta di due presupposti di difficile realizzazione, ma svalutali significa non raggiungere mai la vera libertà economica e quindi non poter raggiungere mai la vera libertà affettiva.

Due osservazioni per concludere. Per poter costruire un rapporto di coppia serio è necessario volersi bene in modo profondo, essere disposti a sacrificarsi per il bene dell’altro, essere completamente onesti con se stessi e con il proprio compagno e tutto questo è incompatibile con atteggiamenti furbeschi o predatori, con la tendenza a prevalere e ad imporre il proprio puto di vista. Essere in due significa assumere il punto di vista del “noi” abbandonando quello dell’io.


 
     
 
 
  
 
 Coreute  Inviato il: 30/11/2008, 13:11 
 
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 Mi spiace Proj, ma su molti punti non sono d'accordo:
A questo puto che cosa deve fare un ragazzo? Deve rendersi conto che:
1) I gay esistono e sono molti e tra di essi circa il 25/30% non si è sempre identificato come gay ma ha vissuto una fase transitoria di eterosessualità spesso durata per anni e comprendente anche una vera e propria vita sessuale etero.

In questo caso le percentuali sono molto maggiori e sono tanti anche coloro che continuano a vivere una vita di facciata etero pur avendo incontri gay (anche tra i giovani).

2) Che un gay non vive in una situazione paragonabile a quella di un etero e che quindi manifestare il proprio orientamento sessuale è rischioso sia in ambito sociale che in ambito familiare.

A mio parere molto del rischio è dovuto al livello di autostima e alla qualità umana di chi si dichiara e di chi lo circonda: è vero che non bisogna fidarsi di chiunque ma è anche vero che la società è diventata molto più tollerante e che là fuori ce n'è eccome di gente intelligente e sensibile, basta approcciarla nel modo giusto e tenere dritte le antenne per individuarla...

3) Che il coming out è rischioso e irrevocabile.

Questo è assurdo, basti a mo' di esempio la storia di Tom Robinson, cantautore paladino dei diritti gay negli anni '70 che poi è divenuto etero, si è sposato ed ha avuto dei bambini, e l'esempio della vita di ciascuno di noi: sarà capitato un po' a tutti che un'amica pur sapendo o sospettando si sia fatta avanti pensando di poter salvare la situazione..

4) Che un ragazzo gay serio e non dichiarato ha in genere grossi problemi a conoscere altri ragazzi gay seri e non dichiarati e che non è certo la frequenza di locali gay o di chat erotiche o di siti di incontri che può contribuire a risolvere il problema.

serio=non dichiarato? Figuriamoci! E chi frequenta locali gay, chat erotiche e siti d'incotri automaticamente non è serio? Ma andiamo! Più importante a mio parere è utilizzare con un minimo di discernimento tali strumenti pensando però a come sarebbe bello se si potesse vivere in un mondo dove si potesse essere se stessi senza lo schermo della rete, delle chat e dei siti a tema, compreso questo

5) Che trovare persone disposte a incontri sessuali è facile ma tutto questo con l’amore gay non ha nulla a che vedere.

Prego specificare cosa si intende per amore gay allora? La felicità di un'alcova del tutto privata e asfittica che protegga con la sua asetticità ed impermeabilità al mondo esterno da malattie sessualmente trasmesse e permetta di sfogare i propri istinti e fantasmi affettivi con qualcuno di cui ci si fidi?!? Deprimente..

ma per cercare di creare le condizioni favorevoli per realizzare una vita di coppia è necessario costruirne i presupposti:
1) Stabilità economica.
2) Possibilità di avere un alloggio in cui vivere col proprio compagno in modo che sia garantita la necessaria privacy.

Questa visione economico/utilitaristca dei rapporti affettivi è per certi versi la cosa più triste del post; oltre il buon senso spicciolo delle due osservazioni (certo che se si vuole mettere su "famiglia" c'è bisogno di stabilità economica etc. etc....anche perché poi chi li manterrebbe i figli, no?! ;-)) ma che base affettiva seria e profonda ci può essere in una coppia dove si mettono come prerequisiti questi due aspetti? E che dire dell'idea romantica di essere in due contro il mondo? Di essere in due a lottare insieme per emanciparsi? Ed essere in due a conquistarsi i propri spazi?
Insomma quello che volevo dire è che si può (e si deve se le due condizioni precedentemente ricordate non si sono ancora raggiunte) innamorarsi anche se non si è poi così stabili economicamente e che sentimenti e situazioni economiche dovrebbero essere cose completamente separate, su piani del tutto diversi.
Che tristezza e costrizione sennò diventare i mantenuti uno dell'altro, no?
     
 
 
  
 
 gayproject    Inviato il: 30/11/2008, 16:54 
 
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 Ciao Coreute,
beh, premetto che su molte cose che dici sono pienamente d’accordo, su altre cose ho punti di vista diversi dai tuoi e nemmeno poi così radicalmente. Mi hai attribuito anche cose che non ho detto e che non penso. Mi spiace di non essermi spiegato bene. È il rischio dei discorsi teorici.
 
     
 
 
  
 
 Coreute  Inviato il: 30/11/2008, 17:26 
 
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 Scusami Project,

sono stato polemico in modo inopportuno: anch'io sono d'accordo con quanto dici su molti punti. Mi sono espresso male ed in modo contraddittorio: se riesco a riformulare il tutto in futuro posterò un nuovo commento..
Con affetto
     
 
 
  
 
 frederic.78  Inviato il: 30/11/2008, 17:57 
 

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 Penso che il rischio maggiore lo incorrono quelle persone che dopo essersi più o meno nascosti chi sono o trattenuti dall’essere se stessi per lungo tempo decidono alla fine di reindirizzare la loro vita accettandosi per quello che sono … ho un esempio recentissimo.
A. è un cugino di un mio caro amico, ha 45 anni ed è stato sposato fino a 3 anni fa, ha due bambini … 3 anni fa per l’appunto accetta la sua attrazione da sempre soffocata e rimossa verso gli uomini e decide la così detta “svolta di pagina”. Essendo moto di causa A. ha preferito a un certo punto allontanarsi da me, ma l’ultima cosa che mi ricordo bene di avergli detto era stata che il suo errore più grande sarebbe stato voler recuperare il tempo perso, doveva vivere non nella prospettiva che s’era mangiato più di 25 anni di occasioni e tempo ma solo in quella presente, come se quella attrazione fosse da ora in poi e basta … Si deve sempre vivere solo il nostro tempo intensamente e con coscienza mai stare con la testa all’indietro … e poi gli avevo detto di non dimenticarsi MAI che non esistono 2 mondi quello gay e quello etero ma uno solo e punto.
Qualche sera fa il mio amico mi ha detto che era da un po’ che A. voleva parlare con me ma aveva timore di farsi sentire (molte persone e, non l’ho mai capito, tendono ad avere una “certa” paura di me …), l’ho chiamato e stamattina sotto la pioggerella ci siamo fatti una lunga passeggiata … A. era sconfortato e depresso, si era buttato a capofitto nel fatidico mondo gay di chat, incontri, tanti e tanti locali gay e si sentiva disilluso e vuoto, mi ha detto “ Mi sono svegliato troppo tardi ora è impossibile trovare la mia dimensione e meno che meno qualcuno con cui stare”. Ha allargato le braccia e ha aggiunto “Vado a 45 anni suonati a ballare nei locali gay … non trovi che sia un uomo del tutto ridicolo? Mi faccio pena da me .. ” e dall'espressione lo pensava in senso assoluo. Gli ho detto che per me non si è mai ridicoli se si fanno le cose che piacciono e che ci si sente di essere, anche ballare in una disco a 45 anni non è ridicolo in sé, ma è ridicolo solo non capire a 45 anni che non esiste una vita da gay o una vita da etero, che sentirsi attratti dagli uomini non ti catapulta in una realtà parallela e che andarsi a rifugiare nel “solo gay” non ti porta che a dove era arrivato lui, al senso di delusione e frustrazione. Dedicarsi a se stessi e ritrovare il proprio modo di sentire in conformità con la nostra natura non ha niente a che fare con l’indigestione “gay” che molti che si sono “scoperti gay” (con tutti i limiti di definizione di questa espressione) dopo tanto tempo decidono di fare.
A. è un uomo intelligente e sensibile, e a suo modo pure un bell’uomo, ma in 3 anni vissuti così pure con tutto l’entusiasmo e lo slancio della liberazione, il piacere per il "nuovo" non ha trovato niente che lo facesse per davvero stare bene e si sente solo come uno che continua a perdere altro tempo, solo in un altro modo …
In an interstellar burst I am back to save the universe
      
 
 
  
 
 gayproject    Inviato il: 30/11/2008, 18:10 
 
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 Frederic, hai dipinto in maniera magistrale quella che chiamo “fase frenetica” di quelli che arrivano a riconoscersi gay dopo anni di vita etero. Quello che tu hai descritto è un quadro comune a moltissime persone che si credono eccezione delle eccezioni e “per recuperare il tempo perduto” finiscono, quando va bene, in un’altra solitudine e quando va male nella depressione. Certo, il mondo è uno solo e conoscere altre persone gay serve prima di tutto a creare amicizie e a rendersi conto di quello che è la normalità della vita dei gay che non ha nulla a che vedere con i modelli mediatici.
     
 
 
  
 
 frederic.78  Inviato il: 4/12/2008, 20:17 
 

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 Sarà anche un quadro didattico della situazione ... ma mi dico, ebbene una volta che si prende coscienza che accettarsi come gay non implica una modificazione radicale di quello che si è stati fino a poco prima, e che certe scelte sono parte di noi sempre e comunque, per cui le cose che non si sono mai amate non ha senso farle solo perché gay (è assurdo chiaro, ma in troppi ragionano così), rimane la domanda: e ora?
Ci si aspetta ci sia un mondo sconosciuto da esplorare, sentimenti e sensazioni da spostare dall’immaginario alla realtà tangibile dell’esperienza personale, magari del quotidiano, ma si prendono sempre le misure sbagliate, e spesso sembra quasi che la durata della “latenza” della accettazione sia proporzionale all’errore di propriocezione … ed è questo che fa avanzare in rapidità verso inciampi bruschi e ancora più bruschi risvegli …

Nel caso in questione io vorrei davvero poter fare qualcosa di utile per questa persona, ma sono pure da lei tenuto a distanza e così mi rimane addosso un senso di inutilità e di ansia che non sopporto e il ricordo di una visione sconsolata di un uomo che a mio parere non solo si meriterebbe ma anche potrebbe avere molto ....

In an interstellar burst I am back to save the universe
      
 
 
  
 
 /*/go_deep\*\  Inviato il: 4/12/2008, 21:16 
 

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 Io di anni ne ho 49 e ho pure due figlie! Leggendo sopra mi ci ritrovo quasi del tutto come gay sposato che si accetta dopo aver vissuto una gran parte della sua vita sotto un tendone da circo recitando ogni giorno uno spettacolo. In tutti questi anni non ho mai tradito mia moglie ne con donne ne con uomini e a modo mio credo di averla amata e oggi anche se ci stiamo separando ancora le voglio molto bene pur se non passa giorno che mi accusi di averla trascinata in questa incresciosa situazione.
Mi piace molto uscire la sera e finisco per frequentare, in compagnia di amici e coppie etero, dei locali gay friendly della mia città. Non mi sento perfettamente a mio agio ma mi fa piacere stare lì in mezzo a persone che sento vicine e riesco pure a commuovermi se vedo due ragazzini che si baciano! La curiosità di appagare le voglie che ho soffocato per tanti anni è forte ma riesco a soddisfarmi a livello masturbatorio e per ora non mi pesa. Spero solo di riuscire a superare i momenti di sconforto che si prevede arriveranno specialmente quando, a separazione avvenuta, sarò davvero solo!
Una cosa però la so di certo! Qui su qualche amico sincero potrò contare!
 
      
 
 
  
 
 Sommo_Ansem  Inviato il: 7/1/2009, 14:14 
 

 


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 Io quando ho smesso di mentire a me stesso e dichiarare che sono gay non è stato molto tempo fà e a chi l'ho detto mi ha dato appoggio, quelo che mi serviva insomma, ma il problema qual'è? Io non ho avuto nessuna "fase frenetica" e i miei amici tutt'ora non sanno niente. Io non so assolutamente come dirglielo, non fingo di comportarmi in maniera diversa da come sono ma evidentemente il mio modo di comportarmi non fà venire dubbi ha nessuno, anche se ho 19 anni e sono ancora vergine e pensano solo che abbia "sfortuna" e non vedono la mia indifferenza per le ragazze. Mia madre mi ha consigliato di comportarmi come sempre e che la mia vita privata può restare tale però ho bisogno di parlare con qualcuno e di confrontarmi. Ieri sono andato a dirlo al mio migliore amico e ho fatto bene, perchè mi ha risposto esattamente come sapevo mi avrebbe risposto (lui "E questo cosa cambia, scusa?Sei sempre il mio migliore amico!") Il fatto è che non è cosi che la prenderbberò gli altri, o almeno credo...

Modificato da gayproject - 7/1/2009, 15:05
       
 
 
  
 
 Jek70  Inviato il: 7/1/2009, 14:53 
 
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 Hai un tesoro di amico, di quelli con la A maiuscola.
Tienilo stretto. 
     
 
 
  
 

 9 risposte dal 29/11/2008, 23:12
 

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