DIFFICOLTA' DI DIALOGO TRA GAY

DIFFICOLTA’ DI DIALOGO TRA GAY, L'amore nei gesti della vita quotidiana 
 
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 gayproject  Inviato il: 1/2/2008, 19:01 
 
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 DIFFICOLTA’ DI DIALOGO TRA GAY

Avvio questa nuova sezione del forum, affrontando un tema delicatissimo: la difficoltà del dialogo. E’ un problema al qualie ho già dedicato alcuni post sul blog, ma la spinta alla creazione di questo post deriva fa un fatto concreto, ossia da un chat nella quale ieri sera ho incontrato un ragazzo gay, non giovanissimo, col quale avevo già parlato. Dal primo incontro in chat avevo riportato un’impressione molto forte. Per un verso questo ragazzo (chiamiamolo Marco per convenzione) mi sembra meritare tutta la mia attenzione perché in qualche modo mi rendo conto che tiene non poco a parlare con me, cosa che mi gratifica e lo pone automaticamente in una luce di simpatia. Quando parliamo avverto chiaramente il suo disagio, mi dice cose molto belle, e mi ripete che considera importante il fatto di avermi conosciuto ma percepisco chiaramente che Marco ha delle pesantissime remore nel parlare di sé. In linea teorica ci si potrebbe aspettare che, non fosse altro che per motivi legati alla differenza di età, il dialogo con ragazzi più giovani possa essere più imbarazzato e difficoltoso, ma in sostanza non è così. Marco è un uomo adulto, un uomo giovane, che io chiamo affettuosamente ragazzo, ma in realtà un uomo adulto. Marco sa benissimo quali sono le vere cose che gli stanno a cuore e delle quali vorrebbe parlare con me, ma di fatto coscientemente sfugge al confronto su quei contenuti. Con Marco la volta precedente si era parlato di tantissime cose, anche di sesso, e mi aveva raccontato la sua storia nel modo più naturale possibile. Il blocco, la resistenza, non è nei confronti dei discorsi che implicano la sfera sessuale e credo che realmente la sofferenza di fondo di Marco non abbia gran che a che vedere con il sesso. C’è stato invece un elemento che nella chat di ieri sera mi ha colpito molto. Ho cercato di dirgli che ero felice di sentirlo (e lo ero veramente) gli ho chiesto come stava e mi ha riposto con termini che mi hanno un po’ raggelato: “normale”, “abbastanza”, “non è cambiato nulla”. Qualche vena di depressione dalle sue risposte traspariva. Allora gli ho detto: “Vorrei che stessi bene, che ti sentissi realizzato, felice... perché sentirti così mi fa un brutto effetto...e vorrei fare qualcosa per farti stare bene”. Mi ha risposto che faccio già moltissimo tramite il blog e che lui si sentiva spiazzato perché non era abituato a pensare che qualcuno si potesse interessare di lui. Dopo questa sua risposta, che mi ha colpito molto, ho fatto un ragionamento dentro di me e mi sono chiesto: “Se non ci fossero i ragazzi di Progetto Gay a farmi sentire amato e importante, che fine farei io?” Proverei probabilmente la stessa sensazione di non essere amato che prova Marco. A un certo punto, era ormai tardi, Marco mi ha detto che doveva chiudere e ci siamo salutati. Avrei voluto salutarlo come faccio nelle chat con i Ragazzi, con un “Ti voglio bene!” ma non l’ho fatto perché forse una cosa del genere sarebbe sembrata eccessiva a Marco. In conclusione, abbiamo bisogno di essere amati, ma non solo dal nostro compagno, se ne abbiamo uno, ma da tutti quelli che ci conoscono, abbiamo bisogno di piccoli gesti d’amore nella vita quotidiana, di sentire l’attenzione affettuosa dell’altro che ci pensa e che si ricorda di noi. Ragazzi, volete essere oggetto delle attenzioni affettuose di quelli che conoscete e che frequentate per sentirvi valorizzati, considerati, amati? Allora ricordatevi che avete nelle mani la felicità o almeno la serenità di fondo di tanti altri ragazzi come voi, che quel gesto di attenzione affettuosa e di amore se lo aspettano da voi.
Grazie “Marco” per la chat di ieri sera. Mi hai dato modo di capire cose importantissime.
     
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 1/2/2008, 19:40 
 

 


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 Faccio un excursus lontano dall’omosessualità ma davvero basilare!
E’ importante capire quanto fondamentali siano le modalità di linguaggio e io stimo molto chi è in grado di saperle gestire e adeguarle alle situazioni. Io per esempio so farlo meglio ora mentre qualche anno fa facevo emergere troppo le mie pulsioni.
Per cui frasi del genere "avrei voluto dirgli tvb ma sarebbe stato...per lui...." come quelle che ha fatto il nostro gayproject non rientravano nelle mie capacità in quanto spesso quello k dovevo dire lo dicevo e basta. (manco tanto negativo come comportamento)
"I will survive abandonment, I will survive a broken heart, I will survive loneliness"

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 gayproject  Inviato il: 1/2/2008, 20:38 
 
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 Grazie Survived... ogni tua affettuosa tirata di orecchie ha una sua ragion d’essere e tu mi stai ricordando che la spontaneità è una virtù, in linea di principio sarei portato a darti ragione ma il controllo della spontaneità, nel caso specifico, aveva una motivazione lontanissima dall’idea dell’autodifesa. Un comportamento spontaneo al 100% poteva essere letto come aggressivo o invadente con la conseguenza dell’interruzione del dialogo. Mi chiedo se abbia senso, in nome della spontaneità al 100%, rischiare molto concretamente di distruggere di un dialogo serio ed esitante appena avviato. Non ho detto “ti voglio bene” a Marco perché gli voglio veramente bene e parlare con lui, per me, è più importante di una mia patente di spontaneità al 100%.
     
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 1/2/2008, 20:59 
 

 


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 Ma la mia non è mica una tirata di orecchie!!leggi bene io ho fatto la differenza fra adesso e il mio vecchio comportamento e vedi, anche io sono piu maturo e capsico ora!! non devi pensare che mi riferivo a te, era solo un excursus cucciolotto
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 3 risposte dal 1/2/2008, 19:01
 

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