INDECISIONE

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 samyx    Inviato il: 31/12/2008, 02:09 
 

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 Ciao a tutti,

ho appena trovato questo forum, e mi è sembrato l'ideale per dirvi un po' la mia per quel che riguarda la mia vita ora.
Innanzitutto io sono gay(in caso non l'aveste capito), ne ho preso consapevolezza dalla seconda media, anche se dentro di me mi dicevo di voler "cambiare" e non voler dire a nessuno mai nella vita della mia omosessualità.
Ora, ho fatto coming out con un mio compagno di classe e amico, gay anche lui, ma rimane l'unica persona a saperlo, purtroppo.
Ho vissuto 4 anni di liceo veramente infernali; non per le prese in giro-perchè non si nota- ma perchè volevo ad ogni costo assomigliare ai miei compagni etero che ogni sabato andavano in discoteca, e le solite cose che fanno loro.
Quest'anno invece, che sono in pace con me stesso l'ho cofessato a questo mio amico, ma solo lui, e questo mi limita da morire, io che tendo sempre ad essere espansivo, mi ritrovo ora invece a dover obbligarmi a chiudermi con gli altri.
Di amici ne ho abbastanza, in classe sono socevole e giudicato "simpatico"... ed è proprio questo che mi mette paura, il fatto che se lo dicessi potrebbe cambiare in peggio tutto ciò. La scuola è una prigione, sia per l'obbligo dello studio che a me non va giù, sia per altri ovvi motivi.
Tutto sommato mi riesco a comportare con unacerta naturalezza rispetto agli anni passati dal momento che per un certo verso desidero che certi "segnali" vengano colti da qualcuno, ma zero assoluto, per loro sono etero al 100%. Faccio molte battute a doppio senso, dico sempre cose ambigue, scherzo pure sull'argomento "omosessualità" e talvolta mi autodichiaro gay sempre sullo scherzo. Nulla di nulla.
Capita però spesso di avere momenti di scazzo e isolazione da me voluta, tristezza, se guardo a tutto il tempo che dovrò ancora trascorrere lì.
Ora mancano altri 6 mesi alla maturità e non so se riuscirò a reggere il tutto; lo studio soprattuto incombe su di me che già mi devo preoccupare per la mia vita sociale, figuriamoci se trovo il tutto il tempo e la voglia per dedicarmi assiduamente allo studio.

Un'altro problema sono i miei genitori. Loro sono di mentalità piuttosto aperta, non mi preoccupo di mascherarmi con tipicità eterosessuali (come apprezzamenti su ragazze ecc...), ma nemmeno mi smaschero completamente. Insomma preferisco non sbilanciarmi sotto questo punto di vista. Proprio come a scuola. Vorrei che capissero ma allo stesso tempo non prendo iniziativa... e temo che non accadrà tanto presto, anche se lo vorrei.

Questo essere più me stesso mi rende piu soddisfatto in generale, ma VOGLIO esserlo al 100% senza condizionamenti, e la scuola non aiuta, l'ambiente, lo stress dello studio...

Consigli o esperienze personali a riguardo? Grazie mille  
     
 
 
  
 
 gayproject  Inviato il: 31/12/2008, 11:24 
 
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 Ciao Samyx,

benvenuto nel Forum! Vengo all’argomento coming out.

1) Dal coming out non si torna indietro.

2) Il coming out non è un’esigenza di fondo dell’essere gay.

3) Con il coming out pubblico si entra nel numero dei gay dichiarati. Quando un ragazzo è un gay dichiarato gli è più facile contattare altri gay dichiarati a patto che entri nel giro dei gay dichiarati, cosa che per troppe ragioni non consiglierei certo a un ragazzo giovane, ma nello steso tempo per un ragazzo gay dichiarato diventa molto più difficile contattare ragazzi gay non dichiarati, che ci tengono alla loro privacy e che non intendono farsi etichettare come gay per il fatto di avere amici gay dichiarati.

4) Il coming out quando non si ha una indipendenza economica è molto rischioso perché in caso di mancata accettazione e di cambiamento del clima familiare si deve comunque per forza restare nell’ambito di una famiglia che non ti accetta. Ho visto spesso ragazzi che hanno fatto comung out coi loro genitori e che hanno riscontrato successivamente atteggiamenti che non avevano minimamente previsto. Una cosa è non discriminare i gay in discordi generici e una cosa è avere un figlio gay.

5) I problemi derivanti dal coming out si capiscono sempre dopo, quando è impossibile tornare indietro.
     
 
 
  
 
 samyx  Inviato il: 31/12/2008, 14:18 
 

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 Grazie innanzitutto per i chiarimenti.

Ma intendi dire forse che c'è una netta divisione tra coloro che sono gay dichiarati e coloro che invece non lo sono? nel senso che si identificano come due gruppi "divisi"? Se sì qual'è che va per la maggiore?

E un'altra cosa: io giudico piuttosto da codardi il fatto di non voler in nessun modo aver relazioni con l'ambiente gay. Del resto è pur sempre un'ambiente che ci appartiene, perchè sennò che fai? Fingi tutta la vita? Penso che non si potrebbe nemmeno appellare come tale.

Per quanto mi riguarda spero di riuscirlo a fare il prima possibile. 
     
 
 
  
 
 editore  Inviato il: 31/12/2008, 16:56 
 
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 La divisione c'è ed è molto netta, e sospetto che la maggiore parte dei gay viva in un sottobosco di non detto, in cui solo lo stretto necessario delle persone sa del loro essere gay. Frequentare l'ambiente gay dichiarato va bene se vuoi trovare sesso, ma se cerchi persone che sono più orientate verso la ricerca di una relazione, lo sconsiglio.
E per piacere non dire che è codardia, perché allora sarebbe come dire che per essere gay al 100% bisogna andare a manifestare al gay-pride.
     
 
 
  
 
 gayproject    Inviato il: 31/12/2008, 18:45 
 
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 Concordo al 100% con quello che dice Editore.

Ci sono due modi molto diversi di affrontare la causa Gay:

1) Pensare prima di tutto e “in concreto” alla vera vita dei ragazzi gay, così come essi la vivono nella loro realtà e lavorare per fare stare bene questi ragazzi, mettendo da parte dimensioni ideologiche troppo astratte.

2) Fare della causa Gay una specie di religione per il cui trionfo ha senso spingere oggi i singoli al martirio perché quando la causa trionferà (in una dimensione molto irrealistica) tutti si avvantaggeranno del sacrificio di quei martiri e vivremo felici e contenti.

Il punto di vista n. 1 è minimalisa, appare rinunciatario e di ripiego, mentre il n. 2 appare come una fede che promette cose meravigliose in futuro ipotetico e richiede sublimi sacrifici ora. Francamente è un copione già sentito.

I gay che si dichiarano per motivi ideologici adottano il punto di vista n. 2 e guardano dall’alto in basso quanti adottano il punto di vista n. 1, salvo poi ricredersi quando per necessità scenderanno dalle nuvole sulla terra. Anche questo è un copione già visto.

Nessuna causa vale il martirio! E aggiungo che tra i gay non dichiarati non sono certo molti quelli che hanno fatto “vere” scelte ideologiche. Parecchi

1) Sono già stati gay non dichiarati e essendo stati individuati come gay per loro imprudenza hanno fatto un bel gesto apparente perché almeno hanno nobilitato la loro imprudenza.

2) Sono diventati gay dichiarati perché ritenevano che in quel modo avrebbero potuto trovare sesso molto più facilmente, il che in un certo senso è vero, ma si tratta di sesso ad alto rischio e l’epidemiologia dell’aids lo dimostra.

Aggiungo un’altra osservazione, i gay visibili e dichiarati sono meno del 5% della totalità dei gay, l’altro 95% non si dichiara se non molto raramente e solo a persone fidatissime. Se si dovesse applicare il tuo ragionamento dovremmo concludere che tra il gay c’è un 95% di vigliacchi. No! Non è così! Non sono vigliacchi ma persone prudenti che fanno i conti in modo realistico con i loro contesti sociali e familiari. In tutta onestà sconsiglierei a chiunque un coming out pubblico perché le conseguenze, specialmente quelle a lungo termine, sono imprevedibili.

Questa posizione non è spesso ben vista dalle associazioni gay che privilegiano la santa causa gay astratta rispetto alla vita reale dei gay. Un paio d’anni fa mi trovai a cercare di fare ragionare un ragazzo che spinto da una associazione gay aveva deciso di fare il coming out pubblico per “sentirsi finalmente un uomo”, mi sono sentito rispondere: “Io voglio vivere alla luce del sole e tu vuoi farmi tornare nelle fogne!” (espressione che non dimenticherò mai). Quel ragazzo ha fatto il suo comung out pubblico. Gli amici etero dopo qualche tempo di ipocrisia lo hanno mollato e ha perso pure i pochi amici gay non dichiarati che aveva perché non volevano essere etichettati come gay facendosi vedere in sua compagnia. Il padre gli ha detto che pensava di avere un figlio gay ma non un figlio cretino. Ha dovuto cambiare università e tenersi alla larga dai parenti. In casa si sente un tollerato che ha distrutto la dignità della famiglia. Quando l’ho rivisto mi ha detto: “E’ stata la più grande stupidaggine che potessi fare!” Queste cose le ho viste e ne ho viste molte analoghe. Quindi aprire gli occhi e usare il cervello prima di tutto.
 
     
 
 
  
 
 Secretwindow  Inviato il: 31/12/2008, 18:50 
 

I'm sorry, I just don't feel love has a gender.


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 Io sono gay dichiarato, ma per gli ambienti del giro non ho molta simpatia.

Sicuramente non sono tutti uguali, sono stato magari sfortunato, ma in quei pochissimi che ho frequentato ho sempre respirato aria di una superficialità sconfortante.

Non trovo attrattive in posti (gay, etero, o qualunque etichetta abbiano) dove il metro di giudizio è l'aspetto fisico e come ci si veste, e non quello che si è come persona o dove si viene considerati delle nullità se non ti porti a letto uno diverso tutte le sere.
Federico

 


Show me how the world looks through your eyes. Tell me about the sunrise, let me see the stars shine. Show me how the world looks through your eyes, and I can show you how it looks through mine

 
      
 
 
  
 
 gayproject    Inviato il: 31/12/2008, 18:53 
 
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 PERFETTO SECRETWINDOW, HAI AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE QUELLO CHE IO NON AVEVO DETTO!!!
     
 
 
  
 
 samyx  Inviato il: 31/12/2008, 19:24 
 

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 EDITORE, hai frainteso ciò che volevo dire.

Per 'codardi' intendo quelle persone che in qualche modo si tengono alla larga da altre per PAURA di essere riconosciuti nel loro vero essere. Questa io la giudico codardia. Per 'gay dichiarato' io intendo persone che stanno col proprio compagno in pubblico e che non si vergognano per ciò che sono, o che comuqnue non hanno paura di ammetterlo.

Non per forza il 'gay dichiarato' deve frequentare certi posti, o farlo vedere a tutti i costi, partecipando ai gay pride ecc... Almeno per come la vedo io, ma evidentemente voi utilizzate un'altro modo di appellare determinate scelte

Io non sono di certo per quello che VOI chiamate 'essere dichirati', ma di certo per ciò che intendo io, sia chiaro, poi determinate scelte vengono da se, e se uno usa la testa non credo ci siano nemmeno questi grandi problemi che dite voi (il ragazzo che ha dovuto cambiar università).

Non so, io tenderei ad essere anche meno pessimista. Per come l'avete posta voi sembra che sia un INFERNO dichiararsi gay apertamente... Spero tanto che viviamo in una realtà ben lontana

Una via di mezzo tra ciò che voi chiamate 'gay dichiarati' e quelli non, ecco a me sembra una buona prospettiva. Poi io ho grande fiducia nelle mie capacità, e se si presenteranno problemi di alcun genere, saprò come affrontarli 
     
 
 
  
 
 Lucas_89  Inviato il: 20/1/2009, 13:59 
 
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 Ciao! Anche io sn nella tua stessa identica situazione! (a differenza che la maturità l'ho già sostenuta per fortuna!) Pure io ho parlato della mia omosessualità a un mio caro amico (però etero), ma per gli altri sono sempre il classico ragazzo etero che vuole le ragazze e passare i sabato sera in disco... a volte mi sento veramente giù di morale se penso che mi tocca tenere questa maschera chissà ancora per quanto tempo.. se ti va ne possiamo parlare! magari confrontandoco potremo trovare una soluzione! se vuoi mi trovi in chat o su messenger (se mi mandi un mex privato te lo dico!). speriamo di sentirci a presto! 
     
 
 
  
 
 fabio18  Inviato il: 20/1/2009, 19:04 
 
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 oddio...mi rivedo in gran parte di quello che scrivi...  ... da un lato è piacevole, dall'altro noto che stiamo tutti nella stessa situazione...chissà se un giorno tutto migliorerà..
     
 
 
  
 

 9 risposte dal 31/12/2008, 02:09
 

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