ACCETTARSI COME GAY

ACCETTARSI COME GAY, Il riconoscimento della identità gay 
 
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 gayproject    Inviato il: 12/3/2008, 00:14 
 
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 ACCETTARSI COME GAY

Si sente spesso dire che un ragazzo gay può avere enormi problemi ad accettarsi. Questa affermazione può avere certamente un senso ma è bene capire in modo chiaro che cosa significhi accettarsi e quali siamo i meccanismi tipici della accettazione / non accettazione.
Il problema dell’accettazione dell’essere gay è strettamente connesso all’età nella quale ci si riconosce come gay.

1) La maggioranza dei ragazzi gay, 70% e oltre, ha avuto fin dall’origine una sessualità esclusivamente gay. Per questi ragazzi la parola sessualità ha significato sempre e solo omosessualità, per loro, il disagio di accettarsi come gay non è lacerante, sono cresciuti come gay. potranno avere problemi legati all’educazione più o meno repressiva, alla convivenza tra omosessualità e religiosità, tra richieste familiari e sociali ed esigenze dalla vita gay, se volete, questi ragazzi potranno avere mille problemi ma si tratta di problemi comunque sostanzialmente esterni che non vanno a incidere sui nuclei profondi della personalità. Per questi ragazzi, il problema dell’accettarsi come gay è un problema di relazioni sociali ma non è una problema di identità personale.

2) Alcuni ragazzi gay, non pochissimi, provengono da una vita autenticamente eterosessuale, hanno convissuto con una ragazza, hanno avuto con lei rapporti sessuali, si sono ritenuti convintamente eterosessuali per anni, addirittura fino a 25, 30 e anche 40 anni, alcuni di questi ragazzi si sono sposati e hanno anche avuto figli, tutto da perfetti eterosessuali. Questi ragazzi, che si ritengono eterosessuali e si comportano in tutto e per tutto da eterosessuali, possono scoprire la loro omosessualità in modo graduale, all’inizio senza nemmeno averne esatta percezione:
a) avvertono come meno soddisfacenti i rapporti sessuali con una ragazza o con la moglie,
b) non hanno un colloquio autentico con la compagna,
c) nel rapporto eterosessuale manifestano lentezza nell’erezione o difficoltà nel mantenerla,
d) si trovano molto bene con un amico in particolare, il migliore amico, e percepiscono come gradevole la sua compagnia,
e) preferiscono un pomeriggio passato in compagnia del migliore amico ad un’occasione di fare sesso con una ragazza a con la moglie,
f) vanno in erezione quando si trovano vicino al loro amico in situazioni in cui ad un etero non succederebbe, e in cui a questi ragazzi, prima, non succedeva,
g) hanno fantasie masturbatorie anche gay e, in una fase più avanzata, esclusivamente gay, anche se continuano ad avere rapporti eterosessuali con le loro compagne,
h) avvertono nettamente il fascino sessuale di alcuni ragazzi.

La spinta verso l’identità gay si manifesta gradualmente e via via cresce la consapevolezza attraverso fasi successive, caratterizzate da affermazioni del tipo:
a) sono etero al 100% ma qualche volta mi succedono cose strane,
b) sono etero con qualche fantasia gay,
c) forse sono bisex (in questo caso il concetto di bisex è usato in modo improprio, non come sarebbe corretto per riferirsi a persone che alternano lunghi peridi di vita gay a lunghi periodi di vita etero, ma per indicare una sessualità intermedia),
d) sono bisex, ho fantasie gay ma faccio sesso solo con le donne,
e) forse sono gay.

Tutto il percorso che abbiamo tratteggiato avviene in un ambiente tipicamente etero che per il ragazzo che si sente sempre più gay è sempre più estraneo. Nella sostanza un ragazzo che si trovi in queste condizioni oltre le difficoltà esterne tipiche dell’essere gay, di cui al punto 1), ha un enorme problema in più: convincersi gradualmente e progressivamente della propria identità gay, superando dubbi e incertezze, e questo è il vero problema dell’accettarsi come gay. Come corollario di questa ricostruzione di identità si presenta l’ulteriore problema di rendere conto alla propria compagna della propria omosessualità.

Fermiamoci ora in particolare sull’accettarsi come gay. Quando l’identità gay è stata per lungo tempo repressa, ma in modo dolce, senza cioè che la cosa sia avvertita come costrizione, il suo riaffiorare confligge fortemente con comportamenti, atteggiamenti mentali e abitudini di vita etero assunti negli anni precedenti.
Ovviamente, se un ragazzo ha vissuto una vita etero esclusivamente o prevalentemente di facciata, cioè senza una assimilazione profonda della identità etero, per quel ragazzo sarà decisamente più facile accettarsi come gay. Se invece un ragazzo ha assimilato profondamente l’identità etero, per lui accettarsi come gay sarà molto più difficile, è il caso dei gay sposati o di quelli che hanno alle spalle lunghe convivenze eterosessuali.

In genere, a parità d età, i comportamenti dei ragazzi gay che si sono sentiti sempre tali e di quelli che sono arrivati ad accettare la propria identità gay con difficoltà in età non adolescenziale, sono alquanto diversi.
1) Un ragazzo che si è sentito sempre gay si è abituato gradualmente alla sua identità e ha maturato le prime esperienze affettive gay e spesso anche le prime esperienze sessuali in età adolescenziale. Questi ragazzi in genere sanno che cosa significa essere gay, cioè sanno che cosa possono aspettarsi in concreto da un rapporto affettivo o anche sessuale con un altro ragazzo. Per questi ragazzi il sesso gay non ha spetti troppo mitici e l’affettività gay ha una dimensione concreta.
2) Un ragazzo che ha faticato ad accettarsi come gay una volta scoperta la propria sessualità gay in età non adolescenziale, tende a enfatizzare la propria scoperta, a sopravvalutare ciò che l’affettività e la sessualità gay possono offrire, sottovalutando nel contempo i rischi. Questi ragazzi sono neofiti del mondo gay, spesso insicuri, sono portati ad innamorarsi dell’amore gay prima ancora che di un ragazzo e a recuperare il tempo perduto impegnandosi in ricerche frenetiche e spesso assolutamente unilaterali del ragazzo ideale. Accade spesso che si gettino a capofitto in avventure affettive e anche sessuali con persone sostanzialmente sconosciute o semisconosciute investendo su quelle persone tutta la propria emotività, sognando amori caratterizzati da fedeltà e dedizione reciproca totale. Talvolta questo ragazzi scambiano un contatto di tipo sessuale per una promessa di amore eterno e creano veri e propri rapporti di dipendenza con persone che finiranno per deluderli pesantemente. L’accettazione tardiva della propria identità gay crea delle debolezze, cioè delle esigenze affettive difficilmente controllabili a livello razionale ed espone al rischio del un ripetuto circolo vizioso di illusioni e delusioni, in situazioni del genere l’amicizia seria di altri ragazzi gay, possibilmente gay fin dall’origine, è più necessaria del contatto sessuale e deve accompagnare la crescita dell’identità gay anche in chiave sessuale. Il confronto con altri gay che abbiano una maggiore esperienza della vera vita effettiva e sessuale gay permette ai ragazzi che hanno faticato ad identificarsi come gay di capire meglio che cosa questo significhi mettendo da parte gli entusiasmi immotivati che la scoperta della propria identità gay spesso comporta.

 
     
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 12/3/2008, 19:06 
 

 


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 Io sono del primo tipo e ringrazio davvero la mia mente e le mie capacità per poter vivere pensando a lottare e sorridere, ok anche piangere e piangere sodo ma pur sempre con orgoglio!


(mi tiri le orecchie cucciolotto o si è capito?)


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 gayproject    Inviato il: 12/3/2008, 20:21 
 
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 Riporto qui un commento di V87 comparso sul blog di Progetto Gay in riferimento al post di apertura di questa discussione

"Scusate...in questo periodo sono davvero impegnato e quasi assente dal blog... comunque... non mi trovo d'accordo col fatto che un ragazzo da sempre gay abbia meno difficoltà ad accettarsi... molto spesso ad esempio se l'ambiente familiare è molto ostile o per mille altre ragioni, un ragazzo può desiderare di essere etero fino a togliersi la vita ed è lacerante... non so se più del 70% delle persone omosessuali sia da sempre gay... a occhio direi di no... io no e conosco tanta gente che ha avuto un periodo etero più o meno lungo...Infine..."sopravvalutare ciò che l’affettività e la sessualità gay possono offrire"...non mi convince questa espressione... mi sembra sia un po' inquinata dal pregiudizio project... ciao a tutti!!!!"

 
     
 
 
  
 
 gayproject    Inviato il: 12/3/2008, 20:41 
 
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 Ciao V87,
intanto mi fa veramente piacere risentirti.
Quanto al commento non dico affatto che per un ragazzo che si sente da sempre gay le cose siano facili, ma dico che oltre le difficoltà ambientali e familiari che sono a priori comuni a tutti i ragazzi gay, quelli che hanno scoperto tardi la loro identità gay hanno “in più” un vero problema di identità e non è certo una piccola causa di stress. Quanto al 70%, beh, ovviamente cerco di fare una sintesi di quello che vedo, credo che sia una valutazione più o meno attendibile, certo non ho argomenti scientifici per sostenerla al di là della mia osservazione personale che, almeno in teoria, potrebbe essere inficiata da mille cause ma, lo ripeto, è la sintesi di un’esperienza reale. Sostanzialmente più delicata è la questione del “sopravvalutare ciò che l’affettività e la sessualità gay possono offrire”. Intendo dire che chi ha già un’esperienza concreta del mondo gay ha una visione meno mitica delle cose... ma l’esperienza si costituisce rapidamente e gli atteggiamenti del neofita tendono a perdersi nel tempo e dopo uno o due anni, le differenze di carattere individuale diventano prevalenti.

P.S. Io dico la mia... mi piacerebbe moltissimo che su queste cose ci fosse un confronto serio, V87 il suo contributo l’ha dato (grazie V87!) ... beh... avete capito quello che voglio dire... non è bello essere l’unica voce nel deserto...
 
     
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 12/3/2008, 20:56 
 

 


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 Io continuo ad essere dell'idea che scoprirsi gay da sempre aiuta!
E' anche vero che se un ragazzo si scopre gay a 20 anni, 30 anni si è risparmiato molte sofferenze


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 sometimes  Inviato il: 13/3/2008, 22:36 
 
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 quindi , a meno che uno non si scopra gay in età adulta [o , cmq , post adolescenziale] dopo esperienze etero soddisfacenti , non ci dovrebbe essere un problema di identità sessuale , ma "solo" difficoltà ambientali legate a contesti omofobi. ringrazio Project per aver affrontato il tema dell' accettazione che mi stava particolarmente a cuore!!
     
 
 
  
 
 frederic.78  Inviato il: 14/3/2008, 11:52 
 

face your fears, live your dreams


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 .... penso che una tale affermazione rischi di semplificare un po’ troppo perché le persone sono troppo diverse le une dalle altre e la possibilità di assorbire le influenze ambientali e farle proprie in maniera convinta, per dire non sentendosi imposto nulla né vivendole come influenze, è sempre in agguato .... ci possono essere delle situazioni in cui l’identità sessuale nasce come già insita ma l’ambiente circostante con le sue pressioni può arrivare a metterla in dubbio, facendo nascere dubbi, incertezze e confusione e questo vale soprattutto per i ragazzi più giovani, appena adolescenti.
Conosco però anche un ragazzo da sempre gay (comprensione a 12-13 anni) che tuttora a 26 ripresenta ripetute crisi di identità sessuale e non certo perché gli capiti di innamorarsi o sentirsi attratto da ragazze ma solo perché non riesce ancora ad accettare l’esclusività del suo sentirsi gay ..... condizionamenti, esperienze deludenti, aspettative e sogni diversi (desiderio di costruirsi una famiglia tradizionale con figli .... ) e così lo sforzo titanico e inconcludente di cambiarsi , l’impotenza e la speranza di trovarsi un giorno etero lo consumano negli anni ......

In an interstellar burst I am back to save the universe
      
 
 
  
 
 Survived  Inviato il: 14/3/2008, 15:43 
 

 


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 Una volta parlavo con un ragazzo. Mi stava raccontando di una storia in cui aveva creduto molto e finita male all'improvviso. Lui continuava ad affermare che sarebbe diventato etero uahuah....ovviamente era senza dubbio spinto dalla situazione del momento ma penso che anche se i gay fossero davvero tutti cosi inconcludenti come diceva, resterei sempre piu gay rafforzando la mia bellissima e dorata sessualità! 


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 Aster_86  Inviato il: 14/3/2008, 19:29 
 

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 Mi riconosco nella seconda categoria. Devo ammettere che, specie nei momenti meno allegri, ho anche una certa tendenza alla "ricerca frenetica" di cui parla il Progettista, anche se non credo di avere una visione così idilliaca dell'alore gay (che invece vedo anche in alcuni amici). Per fortuna, s così si può chiamare, non ho così tante conoscenze gay da potermi illudere troppo spesso...
FRATTAGLIE: s. f. pl.; il cervello, il cuore, il fegato, l'anima e tutte le altre interiora.
       
 
 
  
 
 Satrapo89  Inviato il: 28/4/2008, 15:49 
 

"Nessuno può farti sentire triste se tu non glielo permetti"


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 Auguro a tutti di intraprendere il cammino di cui al punto 1, dove mi colloco anche io.... Credo sia più utile a noi stessi, capirsi ed ascoltarsi in un età "elastica" come può essere il periodo adolescenziale e post-adolescenziale e, sempre in merito al fatto di conoscere il proprio orientamento e quelle che sono le varie aspettative e/o dinamiche che ne derivano, suggerisco un sereno e tranquillo approccio senza porre il "problema" al di sopra della "necessità di accettarsi". Questo perchè molto spesso possiamo incontrare coloro che si pongono continui e ripetuti interrogativi che risultano o retorici o che non si possono spiegare e che vanno "accettati in quanto tali". Premesso questo non oso pensare cosa voglia dire "scoprirsi gay" all'età di 30-40 anni ed in un certo senso ringrazio di essermi già scoperto e "accettato", magari in maniera un pò superficiale, ma comunque efficace. Tuttavia "l'accettato" è continuamente messo "alla prova" sopratutto nel primo periodo poichè è difficile comunque portare avanti le proprie ragioni in una strada che resta e che è dubbiosa ed impervia... Per me la serenità è la chiave del successo in questa sezione...
     
 
 
  
 
 the_dreamer89  Inviato il: 22/10/2008, 15:49 
 

I'm your dream-energizer


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 Uhm...diciamo che appartengo alla prima categoria...ma, anche se in fondo sapevo di essere gay, non dico fin dalla nascita, ma cmq da giovane (facciamo 13 anni), non mi sono subito accettato come tale, ci è voluto un bel pò di tempo, e penso che ancora oggi, a 19 anni, ogni tanto mi capitano delle piccole "crisi d'identità", seppur momentanee...eppur ciò non a causa dell'ambiente familiare...certamente questo non è molto propenso ad accettare l'omosessualità, non subito diciamo...ma non lo definirei mai un ambiente di omofobia...la difficoltà nell'accettarsi gay dipende soprattutto dal carattere della persona in sè...ambiente familiare, ecc possono certamente contribuire, ma è il carattere della persona a determinare un'accettazione o meno della propria omosessualità a mio parere...beh...un uomo che si scopre gay ad una certa età molto probabilmente avrà maggiori difficoltà ad accettarsi come tale, ma a mio parere, ripeto, è una questione soggettiva, dipende dalla personalità dell'uomo/ragazzo.


Verbotene Liebe fan


My music, my passion...


...I'm a different star
Darkened by ignorance and pain,
Calling out for you...

 


 
      
 
 
  
 
 G.i.o.V.a.N.N.i  Inviato il: 22/10/2008, 22:29 
 

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 anke io mi ritrovo nella prima categoria, e ora sono nel pieno periodo dell'accettazione anke se premetto, sto molto male.
     
 
 
  
 

 11 risposte dal 12/3/2008, 00:14
 

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