Il Portico si presenta...

“Il Portico di Salomone”, neonata associazione di promozione sociale locale, propone iniziative con cui propone di rendere visibile e sperimentabile, attraverso iniziative culturali, tutta la bellezza e la valenza del fatto cristiano. 

Una realtà comunitaria sociologicamente identificabile 

Il fatto cristiano si pone nella storia come comunità.
Questo è il primo rilievo che colpisce accostando la vicenda cristiana.
Leggendo gli Atti degli Apostoli ci si imbatte subito nel connotato comunitario: 

Atti 2,42-48: "Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere... Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme..."
- Atti 4,32: "La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola"
- Atti 5,12: "Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone..." 

La Chiesa è cominciata così, letteralmente a "farsi vedere" sotto quel portico di Salomone, a proporre agli altri di sé un primo emergere visivo, una prima percezione comunitaria: un gruppo individuabile, fenomeno sociologicamente identificabile, un insieme di persone che si sono legate tra loro.
Questa dimensione comunitaria è fondamentale nella tradizione ebraica.
Un concetto base dell'Antico Testamento è Israele come popolo di Jahvè.
Gesù stesso è vissuto da uomo in questa tradizione, ed è Lui a proporre ai suoi discepoli di attingere alle profondità del metodo che essa fa emergere, il metodo con cui Dio si è messo in contatto con l'uomo.
Dunque quel "noi" visibile è stata la prima caratteristica della fisionomia della Chiesa.

NB: oggi siamo facilitati ad avere di tale dato una certa diffidenza: quel "noi", quell'essere un gruppo, una realtà individuabile sociologicamente, si può trasformare in chiusura, in ghetto.
Ma vivere una identità comunitaria cristiana da ghetto è causato solo dall'ignoranza o dal tradimento totale della sua origine e del suo contenuto reale. 

È una rivoluzione culturale di cui noi viviamo le conseguenze senza averne coscienza adeguata.
Quel gruppo affermava di non essersi formato da un'origine etnica o sociologica; questo nuovo popolo è formato da coloro che Dio mette insieme nella accettazione della venuta del Figlio suo: possono essere di razze diverse, magari tradizionalmente tra loro nemiche, di idee e di storie differentissime, con una estraneità totale.
Si supera così radicalmente qualunque tipo di qualificazione nativa o "carnale" che può distanziare gli esseri umani.