Il papa che non avrebbe taciuto

E' mia convinzione che - contrariamente al suo successore Pio XII (il papa che tacque) - Pio XI avrebbe sì levato la sua voce contro le persecuzioni e lo sterminio degli ebrei - se non fosse morto nel febbraio del 1939. A più riprese (e non soltanto) lo fece già specialmente durante l'anno 1938. Inizialmente favorevole al fascismo e nazismo, soprattutto quale baluardo contro il bolscevismo, verso la fine del suo pontificato se ne distanziò sempre più, a parole e a fatti, meditando infine la rottura. Ma fu spesso ostacolato e censurato da "controcorrenti" all'interno della curia, in prima linea dall'allora segretario di stato Eugenio Pacelli (il futuro Pio XII) che volle mantenere i "buoni" rapporti con il Terzo Reich - a qualsiasi costo.

Sono sempre più gli storici a evidenziare questo contrasto fra i due pontefici, soprattutto sulla base di nuovi documenti venuti alla luce dopo l'apertura parziale degli archivi segreti vaticani per il pontificato di Pio XI (1922-1939), avvenuta nel settembre del 2006.

Va detto che durante i suoi anni quale nunzio in Polonia, Achille Ratti (Pio XI) si era espresso, pure lui, con grande disprezzo nei confronti degli ebrei, come David Kertzer ci illustra nel suo libro "I papi contro gli ebrei" (2001). Anche Kertzer però più tardi ammise che verso la fine del suo pontificato, Pio XI si pentì di questa sua attitudine ed ebbe dei sinceri rimorsi di coscienza.
 
Contemporanei su Pio XI

Desidero dapprima riportare alcune testimonianze di suoi contemporanei su Pio XI, e poi degli esempi delle sue iniziative - spesso ostacolate - per contrastare l'antisemitismo.

Ernst von Weizsächer, allora ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, un personaggio dunque che certamente ne sapeva qualcosa degli avvenimenti e delle correnti all'interno della curia, scriveva nelle sue memorie che

«Se Pio XI fosse vissuto, certamente si sarebbe arrivati alla rottura pubblica [con Hitler ed i regimi totalitari, fascismo e nazismo]. (1)  

Nel giugno del 1940, alla vigilia della capitolazione della Francia, quando le atrocità commesse dai nazisti in Polonia erano note almeno ai più alti diplomatici, il cardinale Eugène Tisserant, membro della curia romana, scrisse al cardinale arcivescovo di Parigi, Emmanuel Suhard:
«Temo che la storia avrà ragione di biasimare la Santa Sede per aver seguito una linea politica di comodo per se stessa e molto poco più. Ciò è estremamente triste, specie se si è vissuti sotto Pio XI.»

Inizia con quest'episodio, questa affermazione del cardinale Tisserant, anche un saggio di Peter C. Kent, che subito prosegue: - e ciò già nel 1988!
«Negli studi che tentano di spiegare i silenzi di Pio XII di fronte alla sua conoscenza della politica di sterminio di Hitler durante seconda guerra mondiale, si è [finora] prestata poca attenzione a questo contrasto fra Pio XII ed il suo predecessore, Pio XI.» (2)

Joseph Wirth (1879-1956), ex cancelliere tedesco nella repubblica di Weimar e politico del partito cattolico "Zentrum", emigrò nel marzo del 1933 subito dopo l'entrata in vigore della legge che diede pieni poteri a Hitler (e resa possibile soltanto "grazie" al voto del "Zentrum"); dal suo esilio si impegnò infaticabilmente, grazie ai suoi molteplici contatti, anche in Vaticano, contro il regime nazista e la persecuzione degli ebrei..
Nell'estate del 1939 scrisse ad un conoscente che l'enciclica a venire (la "Humani Generis Unitas") è stata finora trattenuta per dei motivi tattici diplomatici.  
Wirth si mostrò deluso da questo atteggiamento di Pio XII e disse che nell'ambito dei suoi sforzi ha avuto modo di avere dei profondi saggi della mentalità del nuovo papa, che però nel suo cuore erano ancora vive le impressioni dell'alta linea di condotta di papa Pio XI, benedetta la sua memoria. (erano ancora vive le impressioni dell'alta linea di condotta di papa Pio XI, benedetta la sua memoria. (3)
 
Anche il vescovo Alois Hudal (1885-1963), nelle sue memorie afferma che
«tutte le iniziative al riguardo sono state spesso smorzate o stemperate dall'intervento del segretario di stato [Pacelli] e della Congregazione per gli affari straordinari, nell'interesse di uno sviluppo pacifico.» (3)
 
Era lo stesso Hudal, soprannominato "il vescovo bruno" per le sue simpatie mostrate verso i nazist, che alla fine della seconda guerra mondiale si dedicò alle "opere caritative" (come egli stesso le definì), rendendo possibile la fuga, soprattutto verso l'Argentina, di alti funzionari e criminali nazisti, quali Eichmann, Mengele, Priebke e molti altri.

Robert Leiber, che fu per oltre trent'anni segretario privato di Pacelli (Pio XII), nel 1960 scrisse che «era solitamente difficile dissuadere Pio XI dal prendere pubblicamente posizione, Pio XII invece difficilmente da persuaderne.» (3)

"Tenore generale" nella Roma del dopoguerra

Il cattolico viennese Friedrich Heer (1916-1983), storico, pubblicista e drammaturgo, ci illustra il "tenore generale" riscontrato a Roma quando vi fece per la prima volta ritorno dopo la guerra:
«I problemi trattati da Rolf Hochhuth … mi furono illustrati personalmente, durante la mia prima visita a Roma dopo la fine della guerra, da preti cattolici, in un'ottica che si avvicinava molto a quella dell'autore tedesco. Il tenore generale … era: "Sotto Pio XI ciò non sarebbe stato possibile".» (4)

Penso non ci si possa augurare delle testimonianze più dirette e meno "sospette". 

Nelle seguenti prese di posizione contro l'antisemitismo da parte di Pio XI va sempre tenuto conto anche del fatto che al tempo era già molto anziano, oltre 80enne, e spesso gravemente malato, tanto da non essere in grado di operare - avvenne dunque con la mobilitazione delle sue ultime forze. Rivelanti furono anche le sue ultime parole: «Avrei ancora tanto da fare ...»

E si diede da fare - anche in questo in netto contrasto al suo successore - mettendo spesso a bando ogni diplomazia.

Alla visita di Hitler, Pio XI lascia Roma

Pio XI - non troppo abile in campo diplomatico
Quando il 3 maggio 1938 Hitler si recò in visita ufficiale a Roma, Pio XI partì per un "soggiorno" a Castelgandolfo, non senza aver prima fatto spegnere tutte le luci in Vaticano, fermato le tapparelle alle finestre del suo palazzo, fatto chiudere, per la durata della "somma vistita", i Musei Vaticani ed infine fatto sbarrare la via d'accesso alla Basilica di San Pietro.  

Pio XI - non troppo abile in campo diplomatico

Al nunzio apostolico in Italia ordinò di non partecipare alle festività al Quirinale, ed anche ai vescovi italiani proibì di recarsi a dei ricevimenti: "Qualora, in occasione della venuta in Italia del Cancelliere, gli Eccellentissimi vescovi ricevessero inviti per intervenire a cerimonie in suo onore, il S. Padre desidera si astengano dall'accettarli."

Diede poi istruzioni all'«Osservatore Romano» di non fare alcun accenno all'incontro dei due capi di stato (come già avvenuto in occasione della visita di Musssolini in Germania nel settembre del 1937); infatti in quei giorni neanche vi appare il nome di Hitler.

Quale "accoglienza", Pio XI fece invece pubblicare in prima pagina un'articolo sulle false dottrine dell'ideologia razzista.

Già il giorno precedente era apparso, sempre in prima pagina con tanto d'immagine l'annuncio: "Il Santo Padre a Castelgandolfo". Il Santo Padre ha lasciato Roma sabato 30 aprile alle ore 17 poichè l'aria di Roma gli era divenuta irrespirabile.

Specialmente indigesto gli era il fatto che nelle vie di Roma sventolavano bandiere con delle croci "nemiche della croce di Cristo".
Nell'immagine a destra: Cerimonia in onore di Hitler al "Foro di Mussolini" (oggi Foro Italico), maggio 1938.

Spero proprio che Pio XI era seduto sotto il suo baldacchino quando pure nel cielo apparvero gli oscuri segni premonitori: formazione aerea a forma di svastica sopra Roma (circa al minuto 9:06 del video). (5)

L'annessione ("Anschluss") dell'Austria

Prima del plebiscito del 10 aprile 1938 per l'annessione dell'Austria da parte della Germania nazista, a fine marzo venne letta dalle cattedre di tutto il paese la "Dichiarazione comune dei vescovi austriaci", nella quale i fedeli vengono esortati a votare per l'annessione al "Reich". (6)

Anche in altre occasioni, il vescovo di Vienna, cardinale Theodor Innitzer non mancò di mostrare le sue reverenze al cancelliere tedesco.

Ciò che indusse Pio XI a convocarlo immediatamente a Roma per una "lavata di capo". Gli rammentò che «in tutta la storia della Chiesa, non v'è episodio più vergognoso della solenne dichiarazione dei vescovi austriaci.»

Nell'«Osservatore Romano» del 2 aprile Pio XI annuncia che «Siamo autorizzati a comunicare che la dichiarazione dei vescovi austriaci fù redatta e firmata senza alcuna previa consultazione della Santa Sede o susseguente suo consenso, e in esclusiva responsabilità dell'episcopato austriaco.» (7)

Egli poi esorta Innitzer a firmare, a nome dei vescovi austriaci, un'aggiunta alla dichiarazione, in qui si afferma che essa non va intesa quale approvazione di quanto è incompatibile con la legge di Dio e con la Chiesa; a parte l'«Osservatore Romano» però nessuno pubblicherà l'aggiunta. 

Riverrò più in in basso a quest'interessantissima frase:
«Furioso, Pio XI convocò Innitzer a Roma per una lavata di capo, che fù comunicata in dettaglio agli Stati Uniti tramite canali diplomatici affinchè i governi conoscessero la posizione della Santa Sede nei confronti della Germania di Hitler.» (8)

Antigiudaismo verso antisemitismo 

Sono pienamente consapevole del fatto che l'essere contrari al nazionalsocialismo non significa automaticamente rifiutare l'antisemitismo; per cui qui neanche faccio accenno alla tanto citata enciclica "Mit brennender Sorge" ("Con viva preoccupazione") del marzo 1937: in essa non figura una sola volta la parola "ebrei" o "antisemitismo", ma ci si limita a denunciare le violazioni del Concordato del 1933 riguardante i diritti della Chiesa, e l'unica preoccupazione è che l'ideologia "Blut und Boden" ("sangue e terra") non sostituisca la religione.

Nemmeno l'essere antirazzisti non comporta sempre la rinuncia all'antisemitismo; la Chiesa stessa fino agli inizi del XX secolo distingueva tra un antigiudaismo "lecito" (che essa stessa propagò molto fervidamente quale "difesa" dal "pericolo giudaico") e l'antisemitismo di stampo razzista, che essa condannava; visto che secondo i suoi insegnamenti solo il battesimo poteva salvare le anime degli ebrei, mentre per l'ideologia razzista l'unico criterio era quello del "sangue".

Ma rimane comunque mia convinzione che Pio XI, almeno nei suoi ultimi anni di vita, nutriva una sincera e genuina avversione contro le discriminazioni antiebraiche in quanto tali, come mostrerà il seguito; gli interessi della Chiesa potevano giocare casomai un ruolo secondario.

«Spiritualmente siamo tutti semiti»

Il 6 settembre 1938 Pio XI tenne un discorso davanti a pellegrini belgi nel quale denunciò l'antisemitismo.

Il giorno prima era stato introdotto in Italia il primo "Provvedimento per la difesa della razza" con il quale scolari e docenti ebrei vennero esclusi dalle scuole pubbliche e dalle università. Il 7 settembre sarebbe poi entrata in vigore la legge che proibì agli ebrei stranieri di risiedere in Italia e che li esordì a lasciare in paese entro sei mesi; compresi quelli che avevano acquisito la cittadinanza italiana dopo 1.1.1919 e a cui venne ora di nuovo tolta.

Il discorso che il papa tenne nella sua residenza estiva di Castelgandolfo venne stenografato su esplicita richiesta del papa da uno dei pellegrini, Monsignor Picard, capo di una stazione radiofonica cattolica belga, e poi pubblicato in "La Documentation Catholique".

La stampa (cattolica) italiana invece nemmeno vi fece accenno. L'«Osservatore Romano» pubblico sì il discorso, tralasciando però la parte sull'antisemitismo (!)*; la "Civiltà Cattolica" si astenne da ogni accenno. Molti italiani ne vennero a conoscenza soltanto leggendo i giornali esteri.

Il discorso è riportato per intero nel libro di Emma Fattorini "Pio XI, Hitler e Mussolini" (pagina 181) - lo cito qui testualmente:

«A questo punto il Papa non riuscì più a trattenere la sua emozione. … Ed è piangendo che egli citò i passi di san Paolo che mettono in luce la nostra discendenza spirituale da Abramo: la promessa è stata fatta ad Abramo e alla sua discendenza. … Ascoltate attentamente: Abramo è definito il nostro patriarca, il nostro avo. L'antisemitismo non è compatibile con il sublime pensiero e la realtà evocata in questo testo. L'antisemitismo è un movimento odioso, con cui noi cristiani non dobbiamo avere nulla a che fare. … Attraverso Cristo e in Cristo noi siamo i discendenti spirituali di Abramo. … Tutte le volte che leggo le parole «il sacrificio di nostro padre Abramo», non posso fare a meno di commuovermi profondamente. Non è lecito per i cristiani prendere parte all'antisemitismo. Noi riconosciamo che ognuno ha il diritto all'autodifesa e che può intraprendere le azioni necessarie per salvaguardare gli interessi legittimi. Ma l'antisemitismo è inammissibile. Spiritualmente siamo tutti semiti.»

Sembrano queste parole superficiali?
No, sono fermamente convinta che l'emozione di Pio XI riportata da monsignor Picard fù genuina e sincera.

* Diversi storici inoltre ritengono che quest'accuorata condanna all'antisemitismo sia stata censurata nell'«Osservatore Romano» su ordine di Pacelli (9), e visto gli altri "interventi" di quest'ultimo ciò mi sembra alquanto verosimile. Incontreremo infatti più avanti altri casi di "censura" documentati da persone fidabili.

Un'ingiusta accusa nei confronti di Pio XI

Spesso una frase del suo discorso: «Noi riconosciamo che ognuno ha il diritto all'autodifesa e che può intraprendere le azioni necessarie per salvaguardare gli interessi legittimi» viene - per dei motivi contapposti - interpretata in sfavore di Pio XI, arrivando addirittura a dichiarare che essa rende il suo discorso vano, in quanto con essa ammette implicitamente la necessità di autodifesa e dunque il "pericolo giudaico".

Se quest'accusa viene mossa da apologeti del suo successore Pio XII, possiamo intuire che ciò avviene unicamente per delle cause "nivellatrici", per non mettere cioè troppo in evidenza il contrasto tra i due pontefici.

Ma pure ammesso che gli viene rimproverata per dei motivi sinceri:
La stampa cattolica del tempo, con la "Civiltà Cattolica" in prima fila, evocava continuamente il "pericolo giudaico" e la necessità di una "segregazione":
Nel marzo del 1938 per esempio ammonì che: «La fatale smania di dominio finanziario e temporalistico nel mondo è la vera e profonda causa che rende il giudaismo un fomite di disordini e un pericolo permanente per il mondo». Quale rimedio suggerì: «la carità, senza persecuzioni, e insieme la prudenza con opportuni provvedimenti, quale una forma di segregazione o di distinzione conveniente ai nostri tempi». (10)

Nell'agosto del 1938 il "Regime Fascista" ripropose poi una serie di articoli estremamente "antigiudaici" apparsi nel 1889 su "Civiltà Cattolica" quale replica alla presa di posizione contro l'antisemitismo avvenuta poco prima da parte di Pio XI.

Mi sembra dunque non soltanto molto probabile, ma abbastanza ovvio che Pio XI nel suo discorso pronunciato "come di getto" (Fattorini) fece influire quella frase già quasi "per abitudine", come replica alla necessità di autodifesa continuamente evocata per legittimare le leggi razziali.

Il "manifesto della razza"
 
Nel luglio del 1938 apparve il "Manifesto della razza", redatto e firmato da dieci professori universitari italiani; fù pubblicato prima il 15 luglio in forma anonima sul "Giornale d'Italia" con il titolo "Il fascismo e i problemi della razza", poi anche su altri giornali e riviste. Vi aderirono poi anche molte altre personalità - e servì da base per la legislazione antiebraica.

Pio XI definì le sue tesi "una forma di vera apostasia".

In diversi discorsi sottolinea che "cattolico vuol dire universale, non razzistico, nazionalistico, separatistico"; queste ideologie finiscono con il "non essere neppure umane".
Si chiede pure "come mai, disgraziatamente, l'Italia avesse bisogno di andare ad imitare la Germania."

A ciò seguono prontamente dei contrattacchi:

Ø da parte dei fascisti  

Ø   della «Civiltà Cattolica»

Ø di Mussolini personalmente

 
Gesuiti ed "altri cattolici"

Nell'agosto del 1938 il quotidiano "Regime Fascista" ripropose una serie di articoli virulentemente antisemiti pubblicati nel 1889 dalla rivista gesuita "Civiltà Cattolica", per dimostrare a Pio XI che questi provvedimenti antiebraici erano infatti nel senso della Chiesa.

"Regime Fascista" così commenta gli articoli:

«Noi ci accorgiamo, alla fine di questo studio vigoroso [della "Civiltà Cattolica"], che gli Stati e le società moderne, e persino le più sane e coraggiose nazioni d'Europa, l'Italia e la Germania, hanno molto da imparare dai padri della Compagnia di Gesù. E confessiamo che il fascismo è molto inferiore, sia nei propositi, sia nell’esecuzione*, al rigore della Civiltà cattolica. Ma confessiamo anche lo stupore doloroso e lo sdegno che ci assalgono quando ci poniamo a considerare questa leale e generosa [sic !] battaglia dei sapienti e irreprensibili gesuiti, di fronte all'atteggiamento di altri cattolici».

Con "altri cattolici" ci si riferiva beninteso a Pio XI:

«Se non fossimo cattolici, oggi avremmo accettate con entusiasmo le parole del Santo Padre, così come le hanno accettate e comunisti e massoni e socialisti e giudei e protestanti, che sono i nemici conclamati della Chiesa.» (10)

(* Roma, p.e., fù l'ultima città d'Europa ad abbattere le mura del suo ghetto, definitivamente soltanto nel 1870 quando la città, fino allora capitale dello Stato pontificio, divenne capitale d'Italia; oltre ad altre discriminazioni antiebraiche a cui si potrebbe fare riferimento.)

N.B. Il 9 settembre, tre giorni dopo il commosso discorso di Pio XI ("spiritualmente siamo tutti semiti"), la «Civiltà Cattolica» difese la sua campagna antisemita del 1889, in quanto «ispirata dallo spettacolo dell'invadenza e prepotenza giudaica».

Discriminazioni razziste accette a Dio

Commentando il "Manifesto della razza", la "Civiltà Cattolica" contrasta le prese di posizione di Pio XI:

«Chi ha presente le tesi del razzismo tedesco, rileverà la notevole differenza di quelle proposte da questo gruppo di studiosi fascisti italiani. Questo confermerebbe che il fascismo italiano non vuol confondersi col nazismo o razzismo tedesco intrinsecamente ed esplicitamente materialistico ed anticristiano.» (11)

Il che significherebbe:

1. Le leggi razziali italiane, contrariamente a quelle tedesche, non sono affatto anticristiane; si può dunque introdurle con serena pace d'animo

2. non sono dunque da considerarsi un'apostasia (come Pio XI erroneamente le definisce)

3. Il fascismo italiano non imita affatto quello tedesco (come vuol far credere Pio XI)

4. Nel "Manifesto della razza" viene stabilito che "il concetto di razza è concetto puramente biologico" e che "la questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose."
Con ciò la "Civiltà Cattolica" priva gli odierni apologeti dell'unico argomento (di per se ridicolo) ancora rimastogli: che la Chiesa ha sempre combattuto l'antisemitismo razzista.  
(Risulta comunque da articoli più anziani su "Civiltà Cattolica" che essa usava eccome il termine di "razza" per segregare e demonizzare gli ebrei:
«Oh how wrong and deluded are those who think Judaism is just a religion, like Catholicism, Paganism, Protestantism, and not in fact a race, a people, and a nation! ... For the Jews are not only Jews because of their religion ... they are Jews also and especially because of their race.»
(circa 1880) (12)  

Mussolini contro Pio XI

Anche le frasi finali del discorso che Mussolini nel settembre del 1938 tenne a Trieste sono rivolte contro Pio XI.

Dopo essersi pronunciato in lungo e in largo sulla necessità dei "provvedimenti per la difesa della razza", termina il suo discorso con le seguenti parole:

« ... nei loro confronti una politica di separazione - a meno che i Semiti d'oltrefrontiera e quelli dell'interno, e soprattutto i loro improvvisati e inattesi amici che da troppe cattedre li difendono, non ci costringano a mutare radicalmente cammino.»

In questo video (13) che mostra la sfilata di Mussolini per le strade di Trieste si può ascoltare il discorso, alla fine il passaggio sopracitato.

A queste sue parole contro i difensori degli ebrei non vi furono soltanto le acclamazioni della folla udibili nel video.  

«Lo stesso Mussolini, nel discorso di Trieste del settembre del '38, accusò il Papa di difendere gli ebrei [...] e minacciò provvedimenti più severi a loro danno se i cattolici avessero insistito. Ciononostante, in quei giorni quasi tutti i vescovi italiani tennero omelie contrarie al regime e al razzismo. Tuttavia fu Mons. Antonio Santin, vescovo di Trieste e Capodistria, che fermò Mussolini sulle porte della Cattedrale di S. Giusto e minacciò il duce di non farlo entrare in chiesa se non avesse ritrattato le accuse contro il Papa.

Inoltre fu proprio Mons. Antonio Santin l'unico vescovo italiano che ebbe il coraggio di andare a protestare personalmente da Mussolini a Palazzo Venezia, ricordandogli l'ingiustizia delle leggi razziali e che, contrariamente alla leggenda, c'erano Ebrei anche molto poveri. Solo successivamente il vescovo informò Pio XI di quanto aveva fatto e ottenne la sua approvazione.» (14)

Si vede da questo esempio dunque quale peso e autorità avevano le parole del papa (quasi tutti i vescovi italiani tennero omelie contro il regime e il razzismo). Assieme alla riserva espressa da Mussolini "a meno che ... non ci costringano a mutare radicalmente cammino", ci si può chiedere:

E' dunque non da escludere (e personalmente ne sono convinta) che, se la Chiesa (cattolica) si fosse unanimamente schierata contro i regimi totalitari e la loro politica razzista, non soltanto Mussolini, ma anche il suo amico d'oltralpe sarebbero stati costretti a "cambiare radicalmente cammino" - e chi sa dire quale svolta avrebbe allora preso la storia?

Le parole "che da troppe cattedre li difendono" non si possono d'altronde applicare alla Chiesa nel suo insieme. Molti alti prelati della stessa curia romana per esempio non si possono certo rinnoverare fra i difensori degli ebrei, anzi. La maggioranza (?) fra di loro era infatti troppo impegnata a difendere non gli ebrei, bensì le leggi razziali.

Anche le parole "i loro improvvisati e inattesi amici" dimostrano che ciò non corrispondeva affatto al solito stile della Chiesa; non si era abituati ad una difesa degli ebrei da parte della Chiesa - ne dalle cattedre ne dagli scritti, al contrario.

Pio XI si adopera per gli studenti ebrei 

Lo storico ecclesiastico Hubert Wolf in un'intervista televisiva sul canale tedesco SWR2 del 1.11.2008 intitolata "Lotta contro il male" ("Kampf gegen das Böse"):

«Quando nel 1938 gli studenti ebrei di Germania, Austria e Italia vennero espulsi dalle università in quanto ebrei, Pio XI supplicò i cardinali statunitensi e canadesi, tramite una lettera scritta di suo pugno, di impegnarsi al massimo perchè gli studenti di tutte le facoltà potessero terminare i loro studi negli Stati Uniti ed in Canada. Aggiunse che la Chiesa ha una particolare responsabilità verso di loro in quanto appartengono alla razza cui fa parte, nella sua natura umana, anche il Redentore, Gesù Cristo.» (15)

All'introduzione delle leggi razziali in Italia e conseguente "congedo" dei professori ebrei, Pio XI poi nominò due illustri matematici ebrei, Vito Volterra e Tullio Levi-Civita, membri della prestigiosa Accademia pontificia delle scienze.  

Pio XI: "Io mi vergogno …"

Pio XI durante un'udienza del 28 ottobre 1938:

«Ma io mi vergogno … mi vergogno di essere italiano. E lei padre (Tacchi-Venturi) lo dica pure a Mussolini! Io non come papa ma come italiano mi vergogo! Il popolo italiano è diventato un branco di pecore stupide. Io parlerò, non avrò paura. Mi preme il Concordato, ma più mi preme la coscienza.»

Trovo questa affermazione così genuina talmente significativa e "illuminante" che preferisco astenermi dal commentarla.

(Da una nota di Domenico Tardini, collaboratore nel Segretariato di stato, riportata nel libro di Emma Fattorini "Pio XI, Hitler e Mussolini", pag. 170)

Pacelli, il futuro Pio XII, invece di certo non fù mai assalito di simili scrupoli.

Pacelli (Pio XII) tratenne le richieste d'aiuto contro le persecuzioni antiebraiche

Il 5 novembre 2009, lo storico ecclesiastico Hubert Wolf tenne un discorso all'Università di Vienna sul tema "Politica ecclesiastica nell'epoca delle dittature" ("Kirchenpolitik im Zeitalter der Diktaturen"). Wolf già dal 1992 è autorizzato a fare delle ricerche negli Archivi segreti vaticani con un permesso speciale.

L'essenza del suo lungo discorso dai toni, come di sua consuetudine, molto attenuanti, può essere riassunta in poche righe:

Eugenio Pacelli, il futuro papa Pio XII, non trasmise a Pio XI una sola lettera di richiesta d'aiuto contro le persecuzioni antiebraiche in Germania, di cui a partire dal 1933 ne giunsero innumerevoli in Vaticano.

L'unica lettera che giunse fino al papa fù quella della convertita ebrea Edith Stein; se tramite Pacelli o meno non è chiaro e nemmeno tanto importante.

La colpa sarebbe - vuol suggerire Wolf - di Cesare Orsenigo, che a partire dal 1930 sostituì Pacelli come nunzio apostolico in Germania. Pacelli in seguito divenne segretario di stato del Vaticano e come tale recipiente sia delle relazioni del nunzio che di queste richieste d'aiuto.

Proprio a Orsenigo - che lo stesso Wolf in precedenti articoli caraterizzò come un nunzio "debole" che mai poteva competere con Pacelli che aveva una solida formazione diplomatica - proprio a Orsenigo ora Pacelli dovrebbe aver prestato ascolto e aver trattenuto le lettere per "cautela". Ciò è addirittura ridicolo e con molta probabilità anche diffamante nei confronti di Orsenigo.

L'unico riferimento al discorso di Wolf lo trovo sulle pagine web dell'arcidiocesi di Vienna (16), su altri siti web cattolici, dove venne anche preannunciato il suo discorso, sembra non si ritenga molto importante quanto emerge dalle sue richerche.

Corto estratto dall'articolo sul discorso di Hubert Wolf (dal sito web dell'arcidiocesi di Vienna):

«Anche il rabbino viennese Arthur Zacharias Schwarz, futuro suocero del sindaco di Gerusalemme Teddy Kollek, si sarebbe rivolto a Pio XI, al quale lo legavano anni di studi in comune: "Se fosse possibile a Sua Santità esprimere che anche un'ingiustizia contro gli ebrei rimane un'ingiustizia, una tale parola solleverebbe il coraggio e la morale di milioni dei miei concittadini ebrei." Questa lettera non sarebbe mai stata sottoposta al papa, così Wolf, il quale però trovò una nota del segretariato nella quale si leggeva che la faccenda è "molto delicata" e che la Santa Sede non si esprimerà in proposito.»

Mi sembra che con ciò sia detto abbastanza sulla "missione di pace e di amore" (Wolf) della quale Pacelli alias Pio XII era ispirato o meno. 

(Dubito inoltre che Edith Stein - come asserisce Hubert Wolf - ricevette la risposta che "sarà pregato per loro" - nella sua autobiografia del 1938 infatti si chiede cosa mai ne sarà divenuto della sua lettera a Pio XI.)

La lettera mai spedita

Dal blog di Dino Messina sul "Corriere della Sera" del 10 giugno 2009:

«Oggi le pagine culturali di "Avvenire" pubblicano un lungo resoconto di Antonio Airò del convegno su papa Pio XI organizzato dall'Ambrosianeum di Milano. L'articolo di Airò si apre con la notizia del ritrovamento di un documento negli archivi per la fondazione delle scienze religiose di Bologna in cui si esprimeva la ferma opposizione alle leggi razziali. "Il no fermo alle leggi razziali volute da Mussolini - scrive Airò - fu espresso in una lettera che il cardinale Pacelli, futuro Pio XII, aveva scritto nell'estate 1938 a nome del Pontefice perché fosse consegnata personalmente al Duce". La lettera non fu mai spedita.

Questa scarna notizia, di cui vorremmo sapere di più, rende attuale un articolo da me scritto il 19 settembre dell'anno scorso in cui davo conto del contrasto tra Pio XI e il futuro Pio XII. Ve lo ripropongo.» (17)
 

Può darsi che Antonio Airò, consapevole che si tratta di materiale assai "compromettente", inizia di proposito il suo articolo con questa notizia, per farla sembrare innoqua, nella speranza dunque che i lettori leggano soltanto il "no fermo alle leggi razziali", magari sorvolando che la lettera non fù mai spedita, comunque senza trarne conclusioni tanto "assurde" quali che potesse essere stato lo stesso reverendissimo Pacelli a trattenere la missiva.

Cosa che non ci dice nemmeno Dino Messina, si rammenta all'occasione soltanto di un suo articolo precedente nel quale evidenziava il "contrasto tra Pio XI e il futuro Pio XII". Lungi dal voler tramare una "leggenda nera" su Pio XII - sono i documenti stessi a parlare.

Come Pacelli censurò Pio XI

L'articolo che Messina ci ripropone riguarda una nota fino allora inedita di monsignor Domenico Tardini, collaboratore nella Segreteria di Stato diretta da Pacelli. Lo riporto qui in parole mie:

Da settembre a novembre del 1938 in Italia furono introdotte a tappe le leggi razziali, e il 17 novembre l'intero corpo legislativo doveva essere firmato da Re Vittorio Emanuele III e da Mussolini, ciò che poi avvenne. Agli inizi di novembre però Pio XI protestò in due missive spedite al Re e a Mussolini, specie sulla questione dei matrimoni misti (unico punto che poteva legalmente attaccare basandosi sui Patti Lateranesi e che quindi, visto il tempo che stringeva, riteneva avere una reale probabilità di successo).

Il Re a seguito gli inviò una risposta; non riesco a trovare il testo della lettera, dovette però trattarsi di una risposta ... incoraggiante, visto il seguito. Mussolini invece non si degnò di rispondergli.

Pio XI, mosso da nuove speranze, ordinò di far pubblicare sull'"Osservatore Romano" la sua nota di protesta assieme alla risposta del Re. Ci si può dunque immaginare il suo stupore e il suo rammarico quando il giorno seguente vi trovò soltanto una "sintesi ammorbidita" delle sue posizioni - e neppure un'accenno alla risposta del Re!

Scrive Tardini nella sua nota del 15 novembre 1938:

«Il Santo Padre non si quieta. Trova che l' articolo è un lungo monologo. Vi si dice, infatti, che si può forse sperare in opportune intese: "Ma chi vi dà queste speranze? Le vostre considerazioni! Dunque è un monologo! E invece le speranze sono fondate sulla risposta del Re"».

Qualche giorno dopo, Tardini annota che il papa, riavutosi da una crisi del suo male, chiese:

«"Chi ha fatto l' articolo?" Ed io subito: "Io, Santità". E il Santo Padre: "Proprio mi rallegro". Ma l'Eminentissimo [Pacelli] intervenne: "Santità, io ho rivisto l' articolo e me ne prendo tutta la responsabilità"».

Il 28 novembre poi Tardini, dopo aver registrato il parere del medico su Pio XI ("può morire da un giorno all' altro"), prosegue:

«L'intervento così pronto e così generoso dell'Eminentissimo rende meno turbato il Santo Padre che, a un certo punto, incomincia a dettarmi un comunicato da pubblicare la sera stessa sull'"Osservatore Romano". (...) Sua Santità riferiva testualmente le parole della risposta reale. L'Eminentissimo [Pacelli] riuscì a impedirlo».

Conclude Dino Messina nel suo aritcolo: «Quest' episodio svela chiaramente, se mai ve ne fosse ancora bisogno, il diverso atteggiamento verso il fascismo e la sua politica razziale tenuto dai due pontefici: [...] »

Penso ce n'era ancora bisogno sì; troppo spesso infatti vengono attribuiti a Pio XI "silenzi" quando era invece Pacelli ed il suo entourage a silenziarlo ... 

La "Notte dei Cristalli"

Come ci confermano anche le sopracitate note di Tardini, Pio XI nel novembre del 1938 era spesso gravemente ammalato. Fece comunque pervenire una nota di protesta contro quella che eufemisticamente venne chiamata la "notte dei cristalli" (9 novembre):

«Quando Lord Rothschild, prominente leader britannico, organizzò un raduno di protesta a Londra contro la "Kristallnacht", Eugenio Pacelli, segretario di Stato del Vaticano, agendo per conto di Pio XI che al tempo era ammalato, inviò una dichiarazione di solidarietà con gli ebrei perseguitati; la nota fù letta pubblicamente al raduno.» (18)

Tutto qui?

Lo storico Frank J. Coppa nel suo libro "The papacy, the Jews, and the Holocaust" (2006) sostiene che «Pio XI, probabilmente sotto pressione del suo Segretario di Stato [Pacelli], non denunciò di persona queste barbarie.» (19)

Vivamente contestato da parte degli apologeti di Pio XII, a me il suo "sospetto" sembra invece alquanto fondato, visto i "precedenti":

  • La "lavata di capo" al vescovo di Vienna Innitzer che dovette essere resa pubblica tramite "canali diplomatici" statunitensi
  • Il discorso di Pio XI "Spiritualmente siamo tutti semiti" tentuto davanti a pellegrini belgi - che poi l'«Osservatore Romano» non pubblicò (ad avviso di molti storici su ordine di Pacelli)
  • La «Humani Generis Unitas» commissionata - in gran segreto - ad un gesuita americano
  • La risposta del Re, la cui pubblicazione fù impedita da Pacelli (dalle note di monsignor Tardini)

Tutti indizi questi che Pio XI era oramai al corrente della "censura interna" e che non si fidava più di Pacelli e del suo "entourage" - e che sapeva anche che le sue prese di posizione avevano una probabilità pressochè nulla di venire divulgate.

L'«Osservatore Romano» unico giornale ...

La stampa vaticana, in quanto stampa "estera" (e non puramente italiana), non era soggetta alla censura fascista, però visto che i suoi lettori erano per lo più italiani, non poteva del tutto ignorare le leggi fasciste. (20)

E' interessantissimo come Pio XI, a modo suo e con molto ingegno, riuscì a "raggirare" entrambe le censure, quella "curiale" e quella fascista:

L'«Osservatore Romano» fù l'unico giornale in tutta Italia a riportare gli avvenimenti attorno alla "notte dei cristalli" in modo oggettivo e veritiero (senza fabulare, come fecero tutti gli altri, che si trattò di un "atto spontaneo" dovuto alla "comprensibile furia del popolo" a seguito dell'assassinio del diplomatico tedesco vom Rath da parte del giovane ebreo Grynzspan, senza alcun motivo ovviamente). Questo resoconto veritiero dei fatti l'«Osservatore Romano» lo ottenne limitandosi a citare da articoli della stampa (non fascista) estera, in modo da non esporsi troppo ma di far comunque capire che ciò corrispondeva anche alla visione dei fatti del giornale del papa. (20)

«Humani Generis Unitas» - l'enciclica "scomparsa"

A fine giugno 1938 Pio XI ricevette in udienza privata, nella sua residenza estiva di Castelgandolfo, il gesuita americano John LaFarge, il quale aveva già scritto un libro contro le discriminazioni razziali negli Stati Uniti, incaricandolo di redigere un'enciclica contro il razzismo e l'antisemitismo, non senza averlo prima impegnato alla massima segretezza. LaFarge, che era in viaggio per l'Europa e si trovava piuttosto per caso a Roma, ne rimase del tutto sorpreso; gli parve infatti che "gli fosse caduta in testa la rocca di san Pietro".

Una prima domanda si pone già qui: Perchè Pio XI si rivolse - in gran segreto - ad un gesuita americano? Come pure il suo discorso "spiritualmente siamo tutti semiti" lo tenne davanti a pellegrini belgi, incaricandoli di stenografarlo e pubblicarlo? (può darsi che le sue lacrime a quell'occasione furono anche di sollievo per trovar finalmente ascolto e per il fatto che le sue parole venivano ora divulgate?)

Certo si può rimandare il tutto alla "censura fascista" - a me sembra che la censura più rilevante avveniva nella stessa curia romana.

Dopo tre mesi di intenso lavoro a Parigi, con l'assistenza di due altri gesuiti (il tedesco Gustav Gundlach e il francese Gustave Desbuquois), la bozza dell'enciclica in settembre era pronta e trasmessa non direttamente a Pio XI, bensì - "seguendo l'iter consueto" - al generale dei gesuiti, il polacco Wladimir Ledochowski.

E qui iniziarono le "manovre dilatorie"

Grazie ad una lettera recentemente riemersa si ha ora la certezza che Pio XI ricevette la bozza soltanto parecchio tempo più tardi, a fine gennaio 1939, poche settimane prima della sua morte. Si tratta della lettera che Ledochowski spedì al pontefice il 21 gennaio 1939 e che inizia con le parole: «Beatissimo Padre, mi permetto di mandare subito [!] a Vostra Santità lo schema del Padre LaFarge sul Nazionalismo ... » (21)

Dopo averla trattenuta per quattro mesi (!), Ledochowski trasmise la bozza a Pio XI poche settimane prima del decennale dei Patti lateranesi, ben sapendo che papa Ratti era ora pienamente assorto dai preparativi per l'anniversario. Ben sapendo anche che il pontefice, ormai più che ottantenne, era gravemente ammalato e perciò spesso non in grado di operare - che non gli sarebbe tutto sommato stato possibile occuparsi ora anche dell'enciclica. Infatti Pio XI poi morì il 10 febbraio, un giorno prima delle celebrazioni per l'anniversario.

A parte la lentezza diciamo pure "burocratica" nel trattare un tema che Pio XI riteneva quello "attualmente più scottante", dalla lettera di Ledochowski apprendiamo pure che egli voleva far riedigere la bozza dal padre gesuita Enrico Rosa, autore di parecchi articoli estremamente "antigiudaici" su «Civiltà Cattolica»; per esempio, secondo Rosa l'odio contro gli ebrei era comprensibile perchè «più degli altri popoli esposto all'odio per le sue stesse malefatte.»

(Per scusare le manovre dilatorie di Ledochowski si fà spesso notare che egli temeva il bolscevismo alle porte della sua patria più che "la peste bruna"; sul fatto che era pure antisemita e che ciò ha indubbiamente contribuito in maniera sostanziale a frenare la sua premura si preferisce invece sorvolare.)

Contenuto della bozza

Soltanto l'inizio dei capitoli riguardanti gli ebrei promettono di divenire un'enciclica contro l'antisemitismo (punto 131 e 132 che condannano in parole severissime le persecuzioni antiebraiche). Ma poi il tono cambia drasticamente e vi si leggono soltanto ancora le ben note tirate antiebraiche:

Dall'accusa di deicidio, per cui gli ebrei attirarono su di loro l'ira di Dio provocando la loro stessa sventura, all"accecamento" e la caparbietà dei giudei, la loro avidità e smania di potere, la loro malevolenza verso il cristianesimo e dunque i pericoli cui i cristiani sottoporrebbereo le loro anime al contatto con gli ebrei, nonchè la necessità di conversione al cristianesimo (specie su quest'ultima l'autore sembra oltremodo premere). (22)

Queste parti "antigiudaiche" sono però unanimamente attribuite non a LaFarge, bensì a Gustav Gundlach, autore di altri simili articoli, per esempio nel "Lexikon für Theologie und Kirche" del 1930. Fù però Ledochowski, pure egli antisemita, ad incaricare Gundlach di assistere LaFarge nel redigere la bozza (cosa che già si sapeva e ora anche menzionata dallo stesso LaFarge in una sua lettera a Pio XI).

Spesso si legge che "l'enciclica di Pio XI", a parte alcuni passaggi meritevoli, era anch'essa imbevuta dell'antigiudaismo tipico della Chiesa cattolica. Ma si trattava soltanto di una bozza che Pio XI, lungi dall'averla approvata, con molta probabilità non aveva nemmeno ancora letto, visto che appunto gli fu consegnata soltanto pochissimo tempo prima della sua morte. Personalmente ho i miei più grandi dubbi che egli avrebbe approvato il testo (per intero).

"Accantonamento" e ritrovamento

L'enciclica non fù mai pubblicata dal suo successore Pio XII che non riteneva il tema per nulla quello "attualmente più scottante" come invece lo definì Pio XI.

Non se ne ebbe notizia fino al 1973, quando estratti della bozza furono pubblicati dal "National Catholic Reporter" statunitense in seguito al ritrovamento della versione inglese (dell'ormai defunto LaFarge) in un collegio gesuita negli Stati Uniti.

Quali conseguenze avrebbe però avuto l'enciclica se - come voluto da Pio XI - sarebbe apparsa già verso la fine del 1938? Come tale sarebbe stata vincolante per tutti i cattolici (in Germania e nel mondo intero). Lascio al singolo lettore figurarsi le conseguenze ...

Pio XI: Il Re ed il suo "incomparabile ministro"

L'"incomparabile Ministro": una titolatura altamente ironica

Nella sua allocuzione natalizia davanti ai vescovi, il 24 dicembre 1938 Pio XI, dopo un breve ringraziamento per gli auguri ricevuti, viene subito sul tema di un'altra prossima vigilia, quella del decennio della Conciliazione (la conclusione dei Patti lateranesi) il prossimo 11 febbraio.

Esprimendo la sua riconoscenza, si rivolge alle "altissime persone - diciamo il nobilissimo Sovrano ed il suo incomparabile Ministro".

Che qui si rivolga a Mussolini chiamandolo l'"incomparabile ministro" gli viene spesso rinfacciato: che questa "reverenza" a Mussolini toglie molto alla seguente critica al governo fascista; critica che per l'altro si concentra quasi esclusivamente sugli attacchi all'"Azione Cattolica". Ciò dimostrerebbe una volta di più la tiepidezza delle sue prese di posizione contro il razzismo e l'antisemitismo.

Ma con entrambe le accuse si fà del torto a Pio XI:

Primo, Emma Fattorini racconta come quella reverenza fù intesa quale pura ironia e presa in giro di Mussolini:

« … e del suo "incomparabile Ministro". Un complimento che subito suonò a tutti come ironico, e che così interpretò lo stesso Mussolini offendendosi a morte; […] Ciano racconta come Mussolini fosse "montatissimo" e dei suoi enormi sforzi per calmarlo: sforzi inutili, perchè il duce era convinto che con quell'appellativo "incomparabile, il Papa volesse prenderlo in giro." Mussolini […] incarica il suo ambasciatore di presentare alla Santa Sede una protesta motivata da tre argomenti: "In certi ambienti cattolici si è fatta dell'ironia sulla parola del Papa che mi riguarda. Deploro l'attacco al Partito pronunciato del Papa, attacco sul quale si è fatta speculazione in tutta Europa."»

(da: Emma Fattorini "Pio XI, Hitler e Mussolini", pagina 207)

Ho poi trovato qui (23) l'intero discorso natalizio.

E' vero che, come gli viene spesso rimproverato, Pio XI si sofferma quasi unicamente sugli attacchi ad "Azione Cattolica" che chiama la "pupilla degli occhi Nostri". Ma termina questa "lamentela" con le seguenti parole:
«Ieri Ci si segnalavano Venezia, Torino e Bergamo; oggi è Milano e proprio nella persona del suo Cardinale Arcivescovo, reo di un discorso e di un insegnamento, che rientra esattamente nei suoi doveri pastorali, e che Noi non possiamo che approvare.»
 
Il "Cardinale Arcivescovo" di Milano però era Ildefonso Schuster, che un mese prima, nel novembre del 1938, proclamò dal pulpito nel Duomo di Milano che
«il razzismo costituisce un pericolo internazionale non minore di quello dello stesso bolscevismo.» (24) 

Ildefonso Schuster, allora abate, era anche preside della Congregazione dei Riti che nel 1928 approvò pienamente la richiesta dell'associazione "Amici Israel" di togliere il "perfidis" nella liturgia del venerdì santo riguardante gli ebrei (proposta che poi fù respinta dal Sant'Uffizio). E un anno più tardi fù nominato da Pio XI arcivescovo di Milano e subito dopo cardinale.

Chi legge oggi il discorso natalizio di Pio XI difficilmente saprà chi era inteso, ma allora quasi certamente tutti sapevano subito a chi Pio XI si riferiva e soprattutto quale "indignante" affermazione ora approvava pubblicamente.

Se si aggiunge questo agli altri attacchi di Pio XI al regime fascista a partire dalle annunciate leggi razziali, non mi sembra affatto che essi furono "tiepidi" o non troppo convinti, ma quello che Pio XI, quasi isolato e contrastato, poteva al massimo fare.

Pacelli fà distruggere tutto il materiale sul discorso di Pio XI

L'"enciclica scomparsa", la "Humani Generis Unitas", è ben nota e viene spesso nominata, meno noto, in quanto di solito si evita di farne alcun'accenno, è invece il discorso che Pio XI preparò per il decennale dei Patti Lateranesi. Le celebrazioni dovettero tenersi l'11 febbraio 1939 - divennero invece dei giorni di lutto: Pio XI era morto nella notte dal 9 al 10 febbraio in seguito ad un'attacco cardiaco.

Pio XI tenne segreto il contenuto del suo discorso, anche se ne parlava spesso ad interlocutori diversi:
«Secondo il solito, il tutto rimase sempre nascosto a tutti. Nessuno lo vide, neppure l'Eminenza Cardinal Pacelli. Il Papa - come aveva fatto per il discorso di Natale - lo fece scrivere a macchina da monsignor Confalonieri. L'8 febbraio, per ordine del Santo Padre, il testo già scritto a macchina fu dato in lettura a Pacelli che lo vide subito nell'appartamento pontificio, suggerì alcune modifiche e subito dopo, per mezzo Confalonieri, fu portato alla stanza segreta della tipografia.»
(da una nota di Domenico Tardini, addetto alla Segreteria di Stato presieduta da Pacelli, in "Pio XI, Hitler e Mussolini" di Emma Fattorini, pagina 213)

A Pio XI stava molto a cuore il suo discorso; vi aveva posto delle grandi aspettative.

Tuttavia, a causa del suo improvviso decesso, non sarà mai pronunciato. Pacelli non vi fà alcun accenno davanti ai vescovi già radunati a Roma.

Non solo: Non appena deceduto il suo predecessore, Pacelli ordina di distruggere tutto il materiale riguardante il discorso.

E' di nuovo Domenico Tardini a lasciarci le istruzioni dettagliate di Pacelli:
(ritrovate soltanto di recente all'apertura degli Archivi segreti vaticani e pubblicate da Emma Fattorini in "Pio XI, Hitler e Mussolini", pagina 214)

 

Ore 12.40 del 15 febbraio 1939
Mi telefona Montini. Gli ha telefonato il cardinale Pacelli per dare i seguenti ordini:     
1. che Monsignor Confalonieri consegni tutto quel materiale che ha circa il discorso che il Santissimo Padre Pio XI aveva preparato per la adunanza dell'11 febbraio.
2. che la tipografia distrugga tutto il materiale che ha (bozze, piombi) sullo stesso discorso.
3. che Pizzardo è autorizzato a leggere quel discorso per sua personale conoscenza.
Ore 13. Vado da Confalonieri il quali mi consegna tutto quello che ha. Un'altra copia dattiloscritta e il manoscritto di Sua Santità.
Poi mi assicura che darà gli opportuni ordini in tipografia.
Ore 18,35. Mi telefona Confalonieri per annunciarmi che il vice direttore della tipografia pensa oggi stesso, personalmente, a distruggere tutto il materiale preparato in modo che non ne rimanga «neppure un rigo».

A parte il discorso, per il giorno seguente era in programma un'incontro personale di Pio XI con i vescovi riuniti a Roma, in occasione del quale il papa voleva sentire di persona le opinioni dei singoli vescovi sulla situazione (politica) attuale. Molto probabilmente anche questi incontri erano ritenuti da certi alti prelati non meno "pericolosi" del discorso stesso …

Un'altro indizio di come Pio XI non si fidasse ormai più di nessuno, nemmeno di Pacelli, è la risposta che il nunzio apostolico il 9 febbraio 1939 diede a Ciano che si era informato di cosa il papa aveva intenzione di fare: "Non lo so, perchè il Santo Padre, quello che farà, non lo dice a nessuno; ma certo farà qualche cosa di grosso."

Forse nemmeno Tardini si fidava più di Pacelli, visto come documenta minuziosamente gli avvenimenti, in maniera neutra, ma senza tralasciare fatti "incriminatori" contro Pacelli ("riuscì ad impedirlo", "nessuno lo vide, nemmeno Pacelli", le istruzioni dettagliate di qui sopra …)

Nel 1953 Tardini poi rifiutò la nomina a cardinale da parte di Pio XII, accettandola invece nel dicembre 1958 da Giovanni XXIII. Senza voler trarne conclusioni troppo affrettate, ci sarebbe da chiedersi il perchè (non il perchè ufficiale della Chiesa beninteso).

Almeno una copia del discorso dev'essersi comunque salvata. E' soltanto 20 anni più tardi che papa Giovanni XXIII ne cita alcuni passaggi in occasione del ventesimo anniversario della morte di Pio XI.

Anni precedenti il 1938

Mi sono limitata qui soprattutto all'anno 1938, sapendone (ancora) troppo poco degli anni precedenti.

Già agli inizi del 1933 Pio XI avrebbe proibito al principe al trono Albrecht di Baviera di divenire membro della NSDAP. Non ne conosco però i motivi.

"Amici Israel"

Anche sul perchè del decreto di dissoluzione dell'associazione "Amici Israel" (che tanto "amichevole" poi non era nei confronti degli ebrei, essendo il suo principale scopo la loro conversione) e contemporanea condanna dell'antisemitismo del 1928 sarebbe necessario un commento molto dettagliato. Gli storici Thomas Brechenmacher e Hubert Wolf, entrambi da tempo autorizzati a fare delle ricerche negli archivi segreti vaticani grazie ad un permesso speciale, vogliono far trasparire un atteggiamento puramente opportunistico da parte di Pio XI, a mio avviso col principale scopo di discreditarlo in favore del suo successore, Pio XII.

Come avvenuto recentemente in altra occasione da parte di Thomas Brechenmacher:

Chi scrisse quella frase?

Nel suo libro "Papst und Teufel" ("Il papa e il diavolo") del 2008, Hubert Wolf scrive:
«Dopo l'udienza, Pacelli aggiunse fra parentesi: "Potrebbero venire giorni in cui sarà necessario poter dire che si è fatto qualcosa in proposito [al boicottaggio dei negozi ebrei in Germania del 1° aprile 1933]."»
Interessantissimo a chi ora Brechenmacher attribuisce quest'aggiunta fra parentesi: nelle relazioni della nunziatura di Berlino recentemente messe online dal DHI sotto redazione di Brechenmacher infatti si legge:
«Anche nell'aggiunta fra parentesi Pacelli ovviamente riferisce le parole del papa ... »
e ipocritamente prosegue che ciò non può essere valutato quale atteggiamento opportunistico di Pio XI. (25) Certamente no, visto che a scrivere quella frase fu Pacelli (come ne sono convinta). Brechenmacher ora ne fà un gran tamtam di questa singola frase, forse perchè non trova altro da imputare a Pio XI - a parte questa frase neppure sua!

Quale affidabilità si può fare sull'edizione dei documenti da parte di Thomas Brechenmacher se si riscontrano simili "inesattezze"?

Desidero terminare con una condanna dell'antisemitismo da parte di Pio XI avvenuta già nel 1933:

Irene Harand su Pio XI (1935)

Nel 1935, Irene Harand, una cattolica viennese, scrisse una "replica a Hitler", nella quale confutò punto per punto le accuse da lui mosse contro gli ebrei nel suo famigerato libro "Mein Kampf" ("La mia lotta"). Già il titolo scelto dalla Harand indica il suo netto distanziamento dalle posizioni di Hitler: lo chiama infatti "Sein Kampf" ("La sua lotta - una replica a Hitler").

Il libro fù riedito nel 2005 da una casa editrice viennese - è ora anche accessibile su internet, purtroppo soltanto in tedesco (26).

A pagina 41 v'è scritto a proposito di Pio XI (è la sua unica menzione nel libro):

«L'agenzia stampa "Central News" nell'agosto del 1933 diramò una notizia romana secondo cui il papa, a seguito dell'impressione che fecero su di lui le notizie sulle continue persecuzioni degli ebrei in Germania, si pronunciò in modo dispregiativo nei confronti del movimento antisemita.   
Pio XI dichiarò che le persecuzioni antiebraiche rappresentano un "certificato di povertà" ("Armutszeugnis") per la civiltà di un grande popolo. Egli rammenta che Gesù Cristo, la madre di Dio e la sua famiglia, gli apostoli e molti santi erano di origine ebraica, e che la Bibbia è una creazione degli ebrei. I popoli ariani, così il papa, non possono avanzare alcuna pretesa di superiorità verso i semiti.»

[Traduzione mia]

Mi sono imbattuta piuttosto per caso in questo breve accenno alle dichiarazioni di Pio XI espresse già nel 1933, e mi ero dapprima chiesto, dubitandone, se Thomas Brechenmacher o Hubert Wolf avessero mai scovato negli archivi questa "notizia romana", e se l'avessero mai pubblicata.
Mi fù segnalato che Hubert Wolf in "Papst und Teufel" riporta infatti la notizia, pubblicata nel "Jewish Chronicle" di Londra del 1° settembre 1933, aggiungendovi però subito dubbi sulla sua autenticità. Dubbi basati sul fatto che in seguito ad una richiesta di quando e in quale occasione Pio XI espresse quella condanna, non si ebbe alcuna risposta da parte del Vaticano. La richiesta però andò alla Segreteria di stato, cioè a Pacelli - ed abbiamo già vista ad oltranza come Pacelli preferì tacere sul tema, trattenendo perfino le numerose richieste d'aiuto indirizzate a Pio XI.

Resta comunque che si tratta di una notizia riportata sia dalla Harand che dal "Jewish Chronicle", di cui non si conosce però (o ci viene celata) la fonte primaria.

Conclusione

Spero di poter dare un contributo ad evidenziare i meriti, spesso "dimenticati", di papa Ratti. Pio XI è anche l'unico pontefice del XX° secolo per il quale non è mai stata avviata una procedura di beatificazione.

A rinnegare i suoi meriti, a tacerli (di proposito), minimizzarli o negarli, sono spesso e volentieri gli stessi apologeti del suo successore Pio XII, il quale non "solo" non si pronunciò mai con una sola parola contro le persecuzioni degli ebrei, nemmeno quando era a piena conoscenza del loro sistematico sterminio, ma in molte occasioni mise a tacere anche il suo predecessore.

Ovviamente vengono taciuti per non mettere troppo in risalto il contrasto tra i due pontefici, e per suggerire una "continuità" nella condotta del Vaticano, quando invece si può constatare una netta rottura.

Per concludere, quale più bell'elogio ai meriti di Pio XI e omaggio alla sua memoria delle parole espresse nel 1939 da Joseph Wirth: che però «nel suo cuore erano ancora vive le impressioni dell'alta linea di condotta di papa Pio XI, benedetta la sua memoria.»

 

di Gwunderi, appassionata del tema, nel maggio del 2010

 
 
 
1) Da un'intervista radiotelevisiva dell'aprile 2009 con lo storico Giovanni Miccoli, intitolata: "Pio XI. Un papa solo contro i totalitarismi" (l'audio purtroppo non funziona più):
http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/laser/2009/04/02/pio-xi.audio
 
2) «In the studies which seek to explain Pius' XII silence in the face of certain knowledge of Hitler's extermination policies during the second world war, little attention has been paid to this contrast between Pius XII and his predecessor, Pius XI.»
Peter C. Kent: "A Tale of Two Popes: Pius XI, Pius XII and the Rome-Berlin Axis" in "Journal of Contemporary History", vol. 23 (1988), pag. 589608. http://www.jstor.org/pss/260836 
 
3) Da un articolo in tedesco di Dominik Burkard: "Pius XII. und die Juden - eine Analyse des Pontifikats Pius' XII." ("Pio XII e gli ebrei - un'analisi del suo pontificato") nel settimanale "Christ in der Gegenwart", edizione 2-4/2009 - (traduzione mia)
 
4) Da un lungo articolo dell'aprile 1963 nel quotidiano tedesco "Der Spiegel" in occasione della prima rappresentazione del dramma di Rolf Hochhuth, "Il Vicario" - (traduzione mia) http://www.spiegel.de/spiegel/print/d-45143209.html
(a pagina 8, quasi alla fine)
 
5) Formazione aerea a forma di svastica sopra Roma, maggio 1938 (circa al minuto 9:06 del video)
http://www.youtube.com/watch?v=ZqJ3F6zUg4w&feature=related
 
6) Non trovo il testo in italiano della Dichiarazione dei vescovi austriaci del 18 marzo 1938; qui è riportato in tedesco:

7) da: «L'enciclica nascosta di Pio XI - Un'occasione mancata dalla Chiesa cattolica nei confronti dell'antisemitismo» di Passelecq Georges e Suchecky Bernard (1997) (traduzione mia dall'edizione tedesca, pag. 85)

8) «Furious at this, Pius ordered Innitzer to Rome for a dressing down, which was communicated in detail through diplomatic channels to the United States so that world governments would know where the Vatican stood regarding Hitler's Germany.»
da: "The Catholic Church and the Holocaust, 1930-1965" di Michael Phayer (2000)
 
9) «Commenting on Pius XI's famous condemnation of anti-Semitism in 1938, Coppa asserts: «His comment that Catholics were spiritually Semites was deleted by the editors of L'Osservatore Romano under Pacelli's direction, and other Catholic papers in Italy followed suit.»
http://www.catholicculture.org/culture/library/view.cfm?recnum=7403
 
9) «Gli storici hanno generalmente scritto che L’Osservatore Romano censurò questo forte discorso su ordine della Segreteria di Stato [Pacelli], preoccupata che potesse compromettere i rapporti tra Santa Sede e governo italiano.»
 
10) da: "La Chiesa e l'antisemitismo" di Piero dell'Olivo e Barbara Mella:

11) da: "Il Vaticano e le leggi razziali" (Wikipedia): http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_razziali_fasciste#Il_Vaticano_e_le_leggi_razziali

12) da una recensione del libro di David Kertzer "The Popes against the Jews"
 
13) Discorso di Mussolini a Trieste, settembre 1938 (alla fine le frasi sopracitate):
 
14) da: "Papa Pio XI - I rapporti con gli ebrei" (Wikipedia):
http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Pio_XI#I_rapporti_con_gli_ebrei
 
 
16) Resoconto del discorso di Hubert Wolf all'Università di Vienna del 5.11.2009 - (traduzione mia):
http://www.erzdioezese-wien.at/content/artikel/a17609
 
17) "Il no di Pio XI alle leggi razziali", dal blog di Dino Messina sul «Corriere della Sera» del 19 settembre 2008 (e riproposto nello stesso blog il 10 giugno 2009):
http://lanostrastoria.corriere.it/2009/06/il-no-di-pio-xi-alle-leggi-raz.html
 
18) «When Lord Rothschild, a prominent British leader, organized a protest meeting in London against Kristallnacht, Eugenio Pacelli, Vatican secretary of state, acting on behalf of Pius XI, who was then ill, sent a statement of solidarity with the persecuted Jews; the statement was read publicly at the meeting.»  
da un articolo in inglese su Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Pope_Pius_XI_and_Judaism
Tratto da: "The Pius war: responses to the critics of Pius XII" di J. Bottum e David G. Dalin:
 
19) «Describing "Kristallnacht", the outburst of Nazi violence against Jews in November 1938, the author writes: "Pius XI, possibliy constrained by the secretariat of state, did not personally denounce the barbarism."»
 
20) Da uno studio di Hahle Badrnejad-Hahn riguardo la stampa italiana sull'antisemitismo in Germania tra il 1933 e il 1938: "Kulminationspunkte des deutschen Antisemitismus im Spiegel der italienischen Presse zwischen 1933 und 1938" (2004) - in tedesco con ampie citazioni in italiano:

21) Lettera di Ledochowski a Pio XI del 21 gennaio1939, pubblicata da Dino Messina sul suo blog su "Corriere della Sera" del 1.4.2008: http://lanostrastoria.corriere.it/2008/04/pio-xi-e-lenciclica-mai-pubbli.html

22) Il testo della bozza in italiano è pubblicato in: «L'enciclica nascosta di Pio XI. Un'occasione mancata dalla Chiesa cattolica nei confronti dell'antisemitismo» di Passelecq Georges, Suchecky Bernard (1997).

Su internet lo trovo soltanto in tedesco: http://www.meeresengel.de/doku/frames5.html

23) Allocuzione natalizia di Pio XI del 24 dicembre 1938: http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/speeches/documents/hf_p-xi_spe_19381224_grande-profondo_it.html

24) Sono molte le fonti a riportare queste frasi - qui in un articolo su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Ildefonso_Schuster

25) Nota di Pacelli a Orsenigo del 4.4.1938 (sito del www.dhi-roma.it): http://194.242.233.156/denqOrsenigo/index.php?view=doc_layout&docConstraints[browse]=true&docConstraints[byID]=no&docConstraints[id]=90&docConstraints[docNrInPager]=36

26) Irene Harand: "Sein Kampf" ("La sua lotta - replica a Hitler"), 1935: http://www.wissensnavigator.com/documents/HarandSK.pdf

 

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