Lettera aperta a Brunetta: 17 marzo, la festa delle beffe

Avete fatto come quelli che invitano le persone a pranzo e poi fanno finta di aver dimenticato il portafoglio a casa. Questo è il senso della beffa della festa nazionale del 17 marzo.
Uffici chiusi, bambini a casa: tutti a festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia. In Consiglio dei Ministri la Lega vota contro, ma la festa nazionale si fa comunque.
In realtà, invece, è la Lega che ha vinto ancora perché il costo della festa l’avete accollato a noi: tutti a casa con un giorno di festività soppresse di cui, per legge e contratto, già ognuno di noi usufruisce.
Un comunicato di un certo sindacato che si chiama CISL, ci rassicura che, comunque, non ci rimettiamo nulla. “Se solo si volesse sottilizzare” si potrebbe dire, aggiunge, che quest’anno siamo obbligati a prendere come uno dei giorni di festività soppressa il 17 marzo.
Deduzione molto intelligente ! Ebbene, si, quello è problema.
E’ il problema di un sindacato che ormai non sa dire altro che “con questo accordo, nessuno ci rimette”, come è il caso del blocco di retribuzioni per 4 anni. Come se, in questi 4 anni non ci fosse almeno il 2% di inflazione l’anno; come se in questi anni passati non avessimo perso già almeno il 20% di potere di acquisto per la differenza tra livelli stipendiali e aumento dei prezzi.
E’ il problema di questo governo e di questo presidente del consiglio che ogni giorno si copre di ridicolo nel mondo e ci fa vergognare di come è ridotto questo Paese.
E’ il problema del cinismo e dell’ipocrisia di questa classe dirigente che spreca per sé e i suoi clienti privilegi e milioni di euro e ostenta la sua spregiudicata ricchezza e strafottente offesa di ogni regola democratica e del pudore pubblico e privato. E’ il problema di ministri che non perdono l’occasione di disprezzare e deprezzare i lavoratori, di un premier e un governo che vogliono mettere il bavaglio a ogni altra istituzione che non controllano e non comandano e ai giornalisti che non si inchinano al capo In altri tempi, quando il duce visitava un posto, alle persone era ordinato di mettersi in ferie, vestirsi a festa e agitare le bandierine con le mani.
Ma noi non ci stiamo. Preferiamo la parte di quelli che, quando arrivava il duce, venivano preventivamente allontanati.
Per questo, in piazza ci saremo qualche giorno prima del 17 marzo, ovvero il 12 marzo per chiedere le dimissioni di questo governo e per difendere la scuola e l’informazione pubblica. Si potrebbe concludere, come fa quel comunicato sindacale, che in fin dei conti è grazie a questa Italia che ogni mese andiamo avanti e prendiamo lo stipendio.
Noi pensiamo il contrario, che riusciamo ad andare avanti, malgrado questa Italia che ci governa.
Quando finalmente riusciremo a liberare l’Italia dalla vostra presenza, faremo una grande festa: 3 giorni di ferie. Non preoccupatevi, questa volta saremo proprio felici di pagare noi.

Roma, 3 marzo 2011
Un gruppo di lavoratori dei Monopoli di Stato



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