CORSI DI AUTODIFESA

                         ANTIAGGRESSIONE FEMMINILE  






  

Molte volte mi trovo a rispondere a domande su quanto siano efficaci i corsi di difesa personale femminile, o quanto effettivamente sia possibile difedersi per una donna contro uno o più uomini intenzionati a farle del male.

      Premetto che molti esperti di arti marziali si sono prestati, ed ancora si adoperano, per sviluppare tecniche di difesa personale femminile di facile apprendimento e applicazione, tecniche che possano essere utili in casi di aggressione alle donne, sono pochi però quelli che si rendono conto che un corpus di tecniche non è sufficiente perchè diventi realmente un metodo simmetrico ed efficace per la “donna media” che si troverà un giorno in condizione di utilizzare questo metodo che , se pur valido, non può essere definito “antiaggressione femminile”, poichè lo stesso termine implica una serie di altri fattori fondamentali.

       Le donne devono imparare a combattere e a difendersi con “armi” che sono loro congeniali e innate, la tattica e la strategia, queste sono e devono essere le vere colonne portanti dei corsi di Antiaggressione Femminile e il vero sviluppo di tale sistema devono partire da una “autocosicenza del potenziale femminile” sicuramente diverso da quello maschile, quindi non è solo questione di tecnica ma anche di evoluzione del pensiero steriotipato.

      Come praticante di arti marziali dall'età di 10 anni sarei propenso a dire che “ se un uomo alterato, seriamente intenzionato a fare del male ad una donna, l’aggredisce per lei non c’è nessuna speranza di difesa”. Questo è uno stereotipo fortemente insito nella maggior parte degli uomini che ci portiamo dietro da miglia di anni, forse ancora radicato al “Codice Babilonese” sullo stupro delle donne che prevedeva la pena da infliggere al reo ma contemporaneamente anche l’uccisione della vittima dello stupro. Fortunatamente, contemporaneamente alla mia esperienza di praticante e insegnante di karate, ho maturato disparate altre esperienze trasverali sviluppate in situazioni diverse dove comunque la difesa personale, anche quella armata, e l’atteggiamento psicologico rivestono grande importanza come, per esempio, nell’ambito del Law enforcement, dove, in situazioni di stress intenso, ho potuto assistere a capovolgimenti di risultati a vantaggio delle donne che hanno cambiato la mia “visione maschilista” di concetto che la di difesa personale è di solo appannaggio maschile.

     L’autodifesa non è solo tecnica, ma è soprattutto tattica e strategia: se parliamo di qualcosa che coinvolge la “tattica e la strategia” possiamo facilmente comprendere come questi due aspetti non appartengono solamente all’universo maschile, anzi, l’intelligenza e la capacità decisionale nella difesa personale possono portare vantaggi, che se adeguatamente sfruttati, rappresentano in primis la migliore e più efficace difesa personale e in secondis, l’unica vera “sorpresa” che può capovolgere l’esito dello scontro.

     Personalmente consiglio, a quanti si preoccupano della sicurezza delle donne e ritengono che i corsi di autodifesa femminile siano inutili e ingiustificati, di studiarsi attentamente tutte le casistiche sulla materia e, con loro stupore, rileverebbero che in molti casi dove la donna aggredita è riuscita a scappare, a reagire, a gridare, a telefonare, a dissuadere verbalmente e psicologicamente un attacco, la difesa personale femminile è stata possibile ed efficace in quanto la donna era stata messa in condizione di “sapere come fare” ad usare non solo la tecnica ma anche la tattica e la strategia.

     La difesa personale è principalmente “tattica e strategia”, anche in ambito militare operativo quando un’azione non è efficace, la tecnica incide non oltre il 20 % il resto delle lacune è da attribuire semmai alla tattica e alla strategia sbagliata.

     Diverse ricerche ci dicono che le donne sono in grado di decifrare molto meglio degli uomini “i segnali della comunicazione non verbale”, esse riconoscono nella postura, nei gesti preliminari e nel tono della voce lo stato intenzionale della persona che si trova di fronte: queste condizioni, se opportunamente sviluppate, potrebbero dare anche un “vantaggio tattico” che si trasformerebbe, per esempio, in una manciata di secondi di vantaggio che potrebbero bastare alla vittima per sottrarsi all’aggressione, a scappare e/o chiedere aiuto.

    I corsi di antiaggressione femminile non sono e non devono fermarsi a semplici allenamenti improntati sulla fisicità e sulla tecnica, questi devono essere visti come momenti di confronto, di rievocazione, di conoscenza culturale e di una nuova coscienza di classe utili a cambiare anche la mentalità delle donne ma sopratutto quella di molti insegnanti che intravendono nella difesa personale un buon bussiness ma troppe volte sono loro stessi a non crederci, o in altri casi (ancora più pericolosi del primo)dove alcuni istruttori sono convinti che sapere tirare un calcio o un pugno sia sufficiente alla difesa, questo purtroppo non è quasi mai vero, in molti casi ho potuto verificare che anche avere a disposizione “un’arma letale”, come nel caso delle forze di Polizia o di quanti si occupano di sicurezza armata, non garantisce agli operatori armati di riuscire a difendersi in modo efficace e sopratutto la difesa, sia che si utilizzi la forza fisica o delle armi da fuoco, senza la dovuta tattica diventa inefficace e pericolosa per chi la mette in atto.



Dojo Eleonora



Come è perché viene scelta la vittima

       Per studiare la loro ipotesi, gli psicologi Rebekak Gunn, Lucy Johnston e Stephen Hudson hanno condotto tre esperimenti.

Al primo di questi hanno partecipato 71 donne; a queste é stato chiesto di vestire una tuta che aveva dei cerchi colorati in corrispondenza alle giunture e di camminare per una stanza.

      Questo"scorazzare" veniva filmato e poi esaminato da un gruppo misto di persone. Compito di queste ultime era stabilire se la donna ripresa fosse una vittima facile o difficile di uno stupro o di un'aggressione. I risultati hanno messo in luce delle osservazioni decisamente interessanti.

      Le potenziali "prede" erano caratterizzate dal fatto di avere un passo piuttosto corto in rapporto alla loro altezza; sollevavano parecchio i piedi, mostravano una ridotta oscillazione delle braccia, camminavano in modo relativamente lento, con poco vigore e avevano una taglia piccola.

     Inoltre, nel camminare, tendevano a inclinarsi in avanti, all'indietro o di lato e, in generale, le loro movenze erano più esitanti e impacciate. Le donne che davano l'impressione di essere più coriacee, invece, avevano un passo piuttosto lungo e il loro peso era ben bilanciato nello spazio. Il loro incedere dava l'idea di essere deciso e composto

    La camminata era piuttosto regolare e i piedi venivano sollevati appena (dando l'idea di essere "ben piantati"); l'oscillazione delle braccia era ampia. In generale, risultavano sciolte, energiche, avevano un passo spedito e pesavano più della media. Anche il secondo esperimento ha dato risultati analoghi, ma le "vittime predestinate" questa volta erano i maschietti.

    La scelta di esaminare anche il sesso forte era legata alla constatazione che ad essere oggetto di certi tipi di aggressioni fisiche sono quasi sempre gli uomini. Sono così stati reclutati 50 volontari, cui è stato chiesto di "passeggiare" nella stessa stanza del primo esperimento. Un gruppo misto di 30 partecipanti doveva invece misurare con una scala di valori da 1 a 10 chi fosse più o meno "vulnerabile" ("1" equivaleva a "Vittima molto facile di un'aggressione"; mentre "10" era il valore attribuito agli individui che più difficilmente sarebbero stati oggetto di "quelle" attenzioni).

     In modo analogo a quanto emerso con i partecipanti femminili, gli uomini più "fragili" possedevano dei tratti distintivi: il passo era breve in relazione all'altezza; mostravano una certa fiacchezza e legnosità nel movimento ed apparivano gracili e sottopeso.

      Mentre il primo e il secondo studio avevano lo scopo di valutare l'effetto del tipo di movimento in rapporto alla vulnerabilità; nel terzo, i ricercatori hanno voluto esaminare quanto, al riguardo, incidano l'abbigliamento e il tipo di scarpe indossate. Anche in questo caso, i soggetti filmati erano donne.

      I loro vestiti erano di tre tipi: la tuta del primo esperimento, dei pantaloni a gamba stretta oppure una gonna a tubo.

     Anche quello che calzavano cambiava: in un caso, erano a piedi scalzi; nel secondo, con scarpe basse e nel terzo, con scarpe con il tacco a spillo. Il gruppo degli esaminatori era di 72 persone; metà di sesso maschile; metà femminile.

     Come negli altri due esperimenti, é risultato che un passo lento, corto e una certa rigidità (assieme a una limitata oscillazione delle braccia) segnalavano le vittime più facili.

     Quanto ai capi di abbigliamento, come prevedibile, la gonna e le scarpe con il tacco rendevano la donna più "aggredibile"; più precisamente, questi due accessori conferivano alla "falcata" un andatura più incerta e frenata; costringevano, inoltre, a sollevare di più i piedi e ad andare più piano.

Studio tratto da : Rebekah E. Gunns, Lucy Johnston, Stephen M. Hudson: Victim selction and kinematics;

 a point-liht investigation of vulnerability to attack; Journal of nonverbal Behavior, vol. 26, n. 3, fall 2002

 

 

      Corso Antiaggressione organizzato con il Comune di Mantova

                         27 ottobre - 3,10,17 novembre 2015









                                                                            1° Lezione teorica presso l'Aula Magna Isabella d'Este di Mantova





 

Corso Antiaggressione presso il comune di Castelbelforte
28 novembre  3 - 10 - 17 dicembre 2014









Corso Antiaggressione presso il comune di Mantova
                   24 - 29 ottobre   5 - 12 - 19 novembre 2014




















CORSI DI AUTODIFESA 
       ANTIAGGRESSIONE FEMMINILE  

                                                      (esclusivo a sole ragazze e donne di ogni età)


TG Rai 3



 
      

     Alle allieve vengono insegnati i comportamenti basilari da utilizzare in caso di aggressione da uno o più individui come: divincolarsi da prese in piedi e a terra, da strozzamenti o da minaccia da coltello. 

Inoltre si insegna ad utilizzare oggetti della quotidianità per difendersi, come ad esempio: il manico della scopa.


Cosa si ottiene?: La consapevolezza di sapere che ci si può opporre ad un abuso, e la giusta mentalità a percepire l'eventuale pericolo.  


La difesa personale non e’ solo un insieme di tecniche tese a neutralizzare un avversario, ma e’ parte di un insieme di comportamenti che mirano alla sicurezza personale.

Nel trattato “l’arte della guerra”, il Generale Sun Tzu diceva che “il trionfo massimo e’ vincere il nemico senza bisogno di combattere”.

Anche se usciamo vincenti da uno scontro fisico,  le conseguenze fisiche, psicologiche, etiche, morali, religiose e, soprattutto,  legali, possono essere devastanti.

Anche se si vince lo scontro fisico e’ difficile dimostrare di non averlo provocato o essere una concausa.

la prevenzione deve diventare un abitus mentale!

 

REGOLE per UNA BUONA PREVENZIONE:

Innanzi tutto diciamo che un aggressore sceglie la sua vittima in base ad un rituale. Sa leggere nel linguaggio del corpo tutti quei segnali che il corpo invia inconsciamente(distrazioni, emozioni, movimenti, sguardi furtivi, smarriti, voce tremante).

E’ necessario, quindi, imparare a:

  1. diventare una attenta osservatrice, vigilare (imparare ad osservare tutto cio’ che capita intorno pur rimanendo tranquille e rilassate; l’aggressore gioca sull’effetto sorpresa).
  2. diventare piu’ sicura e coraggiosa. Questo comporta una adeguata preparazione tecnica. Una buona preparazione equivale ad una maggior autostima!
  3. respirare con il diaframma (respirare con “la pancia” e non con il torace. Questo tipo di respirazione permette di immagazzinare piu’ aria nei polmoni e quindi avere piu’ fiato e piu’ lucidita’ per compiere qualsiasi azione e, conseguentemente, scaricare la tensione).
  4. usare bene il portamento (da vincente): bene eretta, spalle allargate, avanti l’ombelico, piedi distanza delle spalle, gambe ben radicate.
  5. usare bene lo sguardo: non deve mai essere abbassato perche’ indica debolezza ma neanche fisso perche’ indica sfida.
  6. usare bene l’espressione del viso: deve essere attenta ma non accigliata.
  7. usare bene il sorriso: chi sorride davanti alle minacce segnala sicurezza.
  8. usare bene il tono della voce: deve essere autorevole, pacato, tranquillo, scandire bene le parole.
  9. mantenere la distanza di sicurezza (nei limiti del possibile – lunghezza gambe aggressore).
  10. essere assertiva. E’ il tipo di atteggiamento che si pone tra l’aggressivo e il sottomesso. Assertiva e’ la persona diplomatica, che riesce a trovare una soluzione senza rinunciare alle proprie esigenze e senza anteporle a quelle degli altri. pensa sempre come fare per trovare una via di uscita onorevole x se e per l’altro. percio’ mostra di aver coraggio e non paura ma senza provocarlo o sfidarlo.(la migliore prevenzione e’ questo tipo di atteggiamento!)percio’ alzare la voce, insultare, giudicare l’altro, umiliare l’altro, intimare, provocare, rispondere alle provocazioni,lo sguardo fisso, lo sguardo sfuggente,..sono tutti atteggiamenti da evitare!!!
  11. imparare a leggere il linguaggio del corpo (come il possibile aggressore legge nei nostri sguardi le nostre intenzioni anche noi possiamo fare la stessa cosa)quindi fare attenzione a:
  12. espressione del viso, i lineamenti possono rivelare tensione, quali tick nervosi, pallore, sudorazione …
  13. sguardoprima di colpire si potranno notare dei cambiamenti nella mimica oculare. L’aggressore sotto effetto dell’adrenalina sperimentera’ la perdita della vista periferica (effetto tunnel) accompagnata da una dilatazione della pupilla e la necessita’ di controllare che la scena sia libera da testimoni muovendo freneticamente la testa a destra e sinistra.
  14. gestualita’sottolinea il ritmo delle parole quindi in caso di discussione in cui e’ abbastanza concitata un rallentamento e un irrigidimento delle spalle indica un possibile caricamento del corpo.
  15. postura, una persona che non ha niente da nascondere si mette di fronte ed ogni parte del corpo e’ ben visibile.
  16. prossemica (distanza interpersonale), chi vuole colpire si deve avvicinare. deve violare la vostra area intima.(ricordo area intima fino a 45 cm solo x chi e’ affettivamente vicino,area personale da 45 cm a 1,2 mt per gli incontri di lavoro, area sociale da 1,2 mt a 3,5 mt dove manteniamo gli estranei, area pubblica oltre i 3,5 mt tipica del professore o del politico in un comizio.
  17. prosodica (ritmo e tono della voce)chi vuole colpire avra’ un improvviso rallentamento del ritmo della voce o cambiamenti di tono che indica il momento in cui pensa di sferrare un attacco.



STRATEGIE DA ATTUARE NEL CASO DI UNA AGGRESSIONE:

(che sia x interesse o a sfondo sessuale)

- la fuga: (che e’ sempre la strategia migliore) ammesso che si possa realmente fare;

- la resistenza verbale: urlare per sfogare la collere e la tensione  cercando nello stesso tempo di attirare l’attenzione di qualche passante.(es. aiuto, polizia, al fuoco …) il messaggio che deve arrivare all’aggressore e’ quello che non si ha nessuna intenzione di essere sottomessa e che si fara’ tutto il possibile per resistere.

- la resistenza fisica: puo’ spaziare da risposte moderate(divincolarsi, spingere..)a risposte molto violente(colpire i punti vulnerabili dell’aggressore in modo da atterrarlo) 

- la risposta verbale o negoziazione: l’intenzione e’ quella di dissuadere l’aggressore (es.ho le mestruazioni,sono spaventata,…)nel suo intento o cercare di prendere tempo (es. perche’ mi vuoi fare male?)x escogitare la strategia migliore. l’importante e’ cercare di mostrarsi sincera x ridurre il grado di violenza.

- la resistenza fisica senza confronto: in questo caso non viene coinvolto l’aggressore ma sono quelle reazioni reali o simulate quali il pianto, il vomito, lo svenimento, attacchi epilettici …

- la sottomissione: e’ il risultato della paralisi causata dal terrore della situazione o pensando che sia la soluzione migliore x salvarsi la vita e ridurre al minimo i danni fisici.


IN OGNI CASO SAPER CAMBIARE TECNICA O STRATEGIA  REPENTINAMENTE SE NON RIESCE QUELLA PREVISTA E MEMORIZZARE TUTTO DELL’AGGRESSORE AL FINE DI FACILITARE IL RICONOSCIMENTO DA PARTE DELLE FORZE DELL’ ORDINE(TRATTI SOMATICI, VESTITI, TATUAGGI, PIERCING, ACCENTO,…)


 ATTEGGIAMENTI E SITUAZIONI DA EVITARE:

(sono accorgimenti che non devono diventare fobie!)


  • luoghi bui o isolati da sole
  • sfoggiare abiti o gioielli costosi da sole
  • camminare nel senso di marcia dei veicoli e lontano da un muro
  • se si cammina sul marciapiede tenere la borsetta dalla parte della carreggiata
  • fare jogging da sole ascoltando mp3 ad alto volume
  • rincasare sempre alla stessa ora o parcheggiare sempre nello stesso posto
  • lasciare portoni e cancelli condominiali aperti
  • salire o scendere dalla macchina senza prima aver dato un’occhiata
  • lasciare sul sedile dell’auto cell, borsetta o portafogli
  • in auto al semaforo lasciare le portiere senza sicura
  • dare passaggi a sconosciuti


CONSIGLI GENERALI CONTRO AGGRESSIONI A SFONDO SESSUALE


  • non fidarti mai di nessuno visto che le aggressioni sessuali possono avvenire anche da parte di amici o conoscenti
  • non invitare uomini che non conosci bene se sei a casa da sola
  • ribellati al primo tentativo smontandolo e urlando se e’ necessario
  • denuncia chi ti molesta (forze dell’ordine oppure ai centri antiviolenza)
  • reagisci colpendolo piu’ duramente che puoi
  • supera la vergogna



CORSI DI AUTODIFESA ANTIAGGRESSIONE FEMMINILI  

 

Premessa:

     L’idea di realizzare un progetto di aiuto verso le donne nasce nel 2007 dal desidero condiviso con un collega che cercava una spiegazione alla morte della figlia sedicenne. 

Volevamo costruire qualche cosa perché la perdita di Eleonora doveva segnare la nascita di un progetto d’aiuto alle donne.

Cosa fare? Come muoversi? Che direzione prendere?

Non fu difficile, con una carriera in Polizia e anni di attività sportiva nel mondo delle arti marziali e del krav maga decidere di realizzare dei corsi gratuiti di “autodifesa antiaggressione per un pubblico femminile”.

 

Nel 2010 la nostra idea si concretizza e da allora più di duemila sono coloro che hanno partecipato attivamente ai nostri corsi.

 

COSA TENER PRESENTE 

Ad un corso di difesa personale occorre sapere prima di tutto che l’aspetto psicologico della donna che partecipa al corso svolge un ruolo molto importante e fondamentale, perché se non si è esperti del settore e se non si ha alle spalle un’organizzazione di professionisti pronti ad intervenire, si può cadere nell’errore di generare false aspettative che potrebbero degenerare in pericolose conseguenze. 

 

A CHI E’ RIVOLTO

Aperto ad un pubblico di sole donne senza limitazioni di età

 

CHI SI ISCRIVE AL CORSO

Questi corsi attraggono principalmente tre tipologie di donne:

1  donne curiose… “dato che è gratuito si può provare!”;

2  donne che pensano che imparare alcune tecniche possa essere utili;

3 donne che hanno bisogno di un aiuto, che non hanno avuto la forza di denunciare perché hanno paura e cercano qualsiasi possibile appiglio per uscire allo scoperto. Molte di queste portano i segni di una violenza passata o ancora presente e sperano che qualcuno li possa aiutare.

Per queste donne c’è una rete invisibile pronta a sostenerle ed intervenire sia in modo esplicito da chi ne fa richiesta, sia in modo tacito stando semplicemente vicino e facendo sentire la donna in difficoltà tranquilla e libera di sentirsi se stessa.

La nostra RETE è costituita da:

-       ragazze che frequentano da anni la mia palestra e che hanno subito a loro volta e superato traumi di violenza, queste si mettono a disposizione durante gli esercizi pratici;

-       uno psicologo;

-       l’associazione Telefono Rosa;

-       l’USacli provinciale di Mantova che mette a disposizione strutture e quant’altro potesse rendersi necessario per un reale aiuto.

-       una squadra della Polizia di Stato che si occupa esclusivamente della violenza sulle donne;

 

A COSA SERVE

Offre l’opportunità di capire che è possibile difendersi.

Molteplici sono le forme di aggressione, per noi non esistono differenze tra l’essere aggredite da uno sconosciuto o subire quotidianamente violenza psicologica tra le mura domestiche.

Questi corsi servono a creare una coscienza, a capire che ogni individuo è importante e come tale deve essere rispettato.

 

NON “VENDIAMO” UTOPIA

Alla prima lezione pratica esordisco sempre spiegando che quattro lezioni di autodifesa non ci salvano la vita da una aggressione ma, ci possono aiutare ad avere una visione migliore di come comportarsi in determinate situazione. Evitare luoghi pericolosi, tenere gli occhi aperti a ciò che ci accade attorno, fare propri dei comportamenti che ci tutelino è già un buon punto di partenza. I soggetti “deboli” come spesso vengono considerate le donne devono “battere” il malvivente con l’ingegno e l’astuzia di cui sono pianamente dotate. 

 

COME SI STRUTTURATO IL CORSO

LEZIONE TEORICA

Questo incontro si svolge solitamente in una sala pubblica del Comune che offre il proprio patrocinio.

I relatori che intervengo sono stati scelti con attenzione, ognuno di loro con la propria esperienza offre notevoli informazioni utili.

-       Lo psicologo del PUNTO FAMIGLIA Acli solitamente parla del “valore dell’essere donna”. Molto spesso chi subisce violenza psicologia tra le mura domestiche si annulla, e perde la coscienza di se. Sentirsi una nullità, considerarsi una fallita è normale. Il dott. Frasson ha il dono di saper farti sentire importante anche se non ti conosce personalmente, le sue semplici parole vanno dritte al  cuore di chi ascolta. 

“Io vi amo tutte, perché siete donne e perché io sono qui, grazie all’amore di una donna che mi ha custodito in grembo per nove mesi…” (citazione);

-       La presidente di TELEFONO ROSA di Mantova che da molti anni gestisce un servizio di ascolto dove è possibile telefonare e parlare con delle volontarie.  Chi subisce violenza tra le mura domestiche tende a non fidarsi di nessuno che conosce mentre trova più facile aprirsi a delle sconosciute ma che sanno ascoltare ed eventualmente offrire i giusti consigli.

-       Il presidente dell’associazione della Polizia di Stato ex capo della sezione Digos di Mantova perchè ora in pensione.  Le sue informazioni tecniche sul codice civile e penale in materia di stalking, le modalità pratiche sul come muoversi nel caso si subisca una aggressione, i numeri di telefono della Polizia da chiamare. Sono tutte informazioni utili che fanno capire quanto e come la legge italiana si muova a tutela delle donne;

-       Solitamente si cerca di accodare un intervento di una donna che per anni è stata vittima di violenza tra le mura domestiche che parla di quanto le è stato utile riuscire ad uscire di casa e partecipare alle lezioni di autodifesa, per sentirsi parte di un gruppo, per capire che non era sola, per prendere coscienza che per tutto c’è una soluzione;

-       Si assiste alla visone di un filmato realizzato con l’aiuto dei ragazzi iscritti alla palestra di krav maga che gestisco che mostra gli atteggiamenti scorretti che solitamente una donna ha e successivamente come deve comportarsi se vuole evitare di essere scippata, oppure come difendersi da una aggressione frontale, laterale, alle spalle ecc… 

Il krav maga, essendo un metodo di difesa molto immediato ed istintivo e di facile apprendimento è un ottima guida su cui basare gli insegnamenti impartiti a chi frequenta il corso

 

COSA ACCADE DURANTE IL CORSO 

ESPERIENZE DIVERSE – REAZIONI DIVERSE

Questi corsi attirano molte donne, alcune per curiosità, altre perché desiderano sentirsi un po’ più sicure quando escono la sera da sole, altre ancora sono state vittime di abusi sessuali e molte altre vivono situazioni familiari difficili e pericolose. 

Chi ha subito violenza porta con se ferite incancellabili e molto spesso, durante i corsi pratici, chiedono di potersi allenare solo con altre donne perché non riescono più a gestire il contatto fisico con un uomo. 

Altre invece fuggono negli spogliatoi per un pianto liberatorio perché purtroppo rivivono la scena della loro aggressione.  La presenza dello psicologo durante gli incontri pratici è fondamentale e comunque è sempre disponibile  ad offrire il suo supporto a coloro che lo chiedessero.

Ci sono poi donne che vivono situazioni di violenza familiare, seguendo il corso pratico mi conoscono e iniziano a fidarsi  del Maestro – Poliziotto e chiedono aiuto e consiglio. In questi casi fornisco indirizzi e nominativi utili di una squadra in corpo alla Polizia di Stato presso la questura di Mantova dove colleghe capaci e preparate possono spiegare ed aiutare queste donne.

 

Conclusione

     Ogni anno riusciamo a realizzare da un minimo di due corsi ad un massimo di quattro. Nel corso degli anni il numero delle iscritte aumenta in modo esponenziale, nel maggio 2014 a Curtatone MN erano centosessanta! E’ possibile seguire un così alto numero di partecipanti grazie al supporto tecnico fornitomi dagli allievi che frequentano la palestra Dojo Eleonora che suddivisi in coppia controllano dalle quattro alle sei coppie di donne. L’attento controllo fa si che gli insegnamenti impartiti   vengano appresi in modo corretto.

Questi numeri per me significano:

-       Che ciò che offriamo non sono solo parole;

-       Che le donne hanno bisogno di essere supportate;

-       Che la struttura del corso che abbiamo elaborato è un metodo vincente.

 

Mantova 13 ottobre 2014

 

     

Direttore Tecnico

 

Maestro Marco Ceccarini