Curva di Laffer

La curva di Laffer

Gli effetti negativi della pressione fiscale sugli incentivi a risparmiare e a produrre sono oggetto di attente analisi da parte delle scuole economiche neoliberiste, che sostengono la necessità di ridurre il carico tributario per favorire lo sviluppo e l’offerta di lungo periodo (economia dell’offerta).
Tali effetti sono stati sintetizzati dall’economista americano Laffer in una rappresentazione grafica (nota appunto come curva di Laffer) per dimostrare che, oltre certi limiti, l’aumento della pressione fiscale è controproducente non solo per lo sviluppo dell’economia ma anche per la stessa finanza pubblica, in quanto genera una diminuzione delle entrate.
Sull’asse delle ascisse viene rappresentata l’aliquota, cioè la percentuale di ricchezza prelevata mediante l’imposizione, e sull’asse delle ordinate il gettito, cioè le entrate che affluiscono all’erario a seguito del prelievo. Ad aliquota zero il gettito, ovviamente, è nullo; a mano a mano che l’aliquota aumenta, si ha un incremento dell’entrata fiscale, fino a un punto massimo oltre il quale l’aumento della pressione produce effetti negativi.

In pratica i cittadini, quando si rendono conto di dover versare allo Stato una parte considerevole della ricchezza prodotta, tendono a ridurre le proprie attività oppure le svolgono in modo da evadere le imposte. Quando ciò accade, ad ogni aumento dell’aliquota corrisponde una diminuzione dell’entrata fiscale. Ne deriva che lo Stato, gravando l’economia con imposte molto elevate, ottiene lo stesso gettito ricavabile da una pressione più leggera.

Come risulta dal grafico, l’aliquota OA, che assorbe una percentuale molto modesta del reddito, e l’aliquota OB, che è molto più gravosa, forniscono lo stesso gettito (AA’ = BB’).

Il tema è stato ulteriormente approfondito da Buchanan e Lee, i quali osservano che, le variazione della produzione e del reddito non sono immediate ma richiedono un certo lasso di tempo perché presuppongono una serie di aggiustamenti del comportamento degli operatori economici. Perciò gli effetti evidenziati dalla curva di Laffer si manifestano solo nel lungo periodo, mentre, in un primo momento, ogni aumento dell’imposizione si traduce in un incremento delle entrate, e viceversa.
Così, una consistente riduzione della pressione fiscale costituisce, nel lungo periodo, un incentivo allo sviluppo delle attività produttive a cui potrà conseguire, dopo il necessario assestamento dell’economia, una crescita degli introiti tributari. Ma nell’immediato ogni alleggerimento fiscale determina una diminuzione delle entrate e, se non è accompagnato da una corrispondente riduzione a breve termine delle spese, può dar luogo a un incremento del deficit e del debito pubblico.



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