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DALLA RETE: LA SOLIDARIETA' AL MOVIMENTO NO TAV

pubblicato 28 gen 2012, 16:15 da Partito Comunista dei Lavoratori

*Comitato di lotta popolare No Tav – Bussoleno*

Sono ormai lontani gli anni in cui “No Tav” era uno slogan da spiegare

ogni volta, il grido di guerra di un pugno di “indiani di valle” che, in un

luogo poco conosciuto della provincia di Torino, dichiaravano una guerra

persa in partenza. Da allora molta acqua è passata nei nostri torrenti; li

abbiamo guadati sotto il sole estivo, al chiaro di luna, con la neve e il

ghiaccio sotto gli scarponi, mille volte, e siamo diventati una piccola

potenza: quelli che sono in grado di non far dormire la notte ministri

dell’interno e delle infrastrutture, commissari dello stato e squali

dell’impresa. Quelli che possono dire a tutti i resistenti d’Italia:

fermarli è possibile. Sempre pronti, sempre in marcia; consapevoli che

essere nel giusto è dura, in questo mondo che nulla sa della pulizia di una

vita gradevole, del profumo di resistenza che ancora sprigionano queste

montagne. Consapevoli che vale la pena di lottare, nonostante questo voglia

dire, naturalmente, anche rischiare la galera, come avviene del resto in

tutto il mondo. Oggi vorrebbero confinare i No Tav in carcere, ai

domiciliari, al confino nelle loro città; si vorrebbero colpire la valle e

il movimento di opposizione all’alta velocità/capacità tentando di

terrorizzarli, di spaventarli e criminalizzarli, con gli agenti in borghese

che stringono la pistola alla cintola e fanno irruzione nelle case, mettono

le mani negli armadi e nei cassetti, trattano in tutta Italia come pericoli

per la società persone colpevoli di aver manifestato contro la devastazione

ambientale, contro l’incubo della militarizzazione delle nostre vite.

L’operazione poliziesca “Sì Tav” è anzitutto un messaggio politico, un

messaggio mediatico. È rivolto, oltre che al movimento, all’intero paese.

Si vuole dare una rappresentazione della lotta che ottenga l’obiettivo che

la schiera di giornalisti prezzolati non è finora riuscita ad ottenere:

rendere i No Tav antipatici alla massa dei

telespettatori/elettori/consumatori (gli italiani, così come sono

considerati dal potere). L’operazione poliziesca vorrebbe creare una

rappresentazione secondo cui, dietro a una “etichetta”, il No Tav, esiste

una rete nazionale di oppositori ideologici, estremisti, lontani dalla

valle ma vicini ai fantasmi di cui lo stato ha sempre bisogno per

sconsigliare ai cittadini di organizzarsi e resistere. I mezzibusti del tg

sono stati ben attenti a qualificare gli arrestati non come No Tav

“ordinari”, ma come “antagonisti No Tav”: non una parte del movimento, ma

una parte estranea al movimento. Illusi. Loro stessi non credono più a ciò

che dicono, si vergognano quasi nel dirlo, perché sanno di non essere più

creduti. Ormai tutti sanno la terribile e splendida verità: questa valle,

tutta la valle, ha preso la strada della resistenza. Le lobbies del Tav,

non essendo riuscite quest’estate, proprio attraverso i giornalisti, a

infinocchiare la Val Susa con la storia dei black bloc (la valle aveva

risposto: “Siamo tutti black bloc!”), provano ora, in modo odioso e

patetico, a infinocchiare il resto d’Italia attraverso i magistrati. La

valle ha risposto ieri sera, con le fiaccole a Bussoleno: “Siamo tutti

colpevoli!”.

Sanno che è un gioco rischioso: la solidarietà valligiana è in queste ore

fortissima, quella nel resto d’Italia si sta dimostrando altrettanto estesa

e determinata, in un momento in cui un numero sempre più alto di soggetti

sociali si ribella alla politica dei sacrifici che vengono assurdamente

chiesti per foraggiare la grande finanza. La situazione italiana parla di

una degenerazione economica a sociale che è condanna storica del modello di

sviluppo che i No Tav hanno sempre contestato; quel modello di cui il

governo Monti è ultimo difensore, nel tentativo di arginare la crisi del

neoliberismo rendendo l’Italia ancora più liberista. Il movimento No Tav è

stato precursore dei conflitti sociali e delle critiche culturali e

politiche che si affermeranno, che si stanno già affermando; per questo

essere No Tav, per molti in questo paese, è l’ultima bandiera possibile,

l’unica pulita: la prima, in verità, di un’epoca di cambiamento che è

sempre più urgente veder arrivare.

Non è un caso che la magistratura, nel mettere le manette ai polsi ai No

Tav, abbia scelto come volto pubblico il personaggio mediaticamente più

spendibile, Giancarlo Caselli; spendibile perché, per la parte più

distratta dell’opinione pubblica, può apparire come la persona “onesta” del

sistema: quella che non ordinerebbe mai un arresto, se l’arrestato non

fosse una persona pericolosa per la collettività. La storia professionale

di Giancarlo Caselli è in realtà costellata di pagine tristi, odiose e

autoritarie, che nulla hanno a che fare con la lotta contro i potenti, e

molto con la lotta contro i movimenti; e questa è storia, anche se troppo

poco conosciuta. Non è su questo, tuttavia, che vogliamo qui insistere

riguardo alla sua figura. Caselli benedice i poliziotti che sorprendono i

No Tav nel sonno perché i No Tav hanno mostrato che contro le mafie si

vince davvero, e in maniera trasparente, se ci si organizza dal basso,

insieme, in massa; soprattutto, se si evita di propinare una versione

comoda e distorta della realtà, secondo cui lo stato e le mafie, all’atto

di metter in piedi un cantiere supermiliardario, sarebbero due cose

distinte. Caselli benedice le nostre manette perché siamo pericolosi;

pericolosi, certo, perché abbiamo mostrato che non ci sono ideologie o

partiti di cui abbiamo bisogno per ribellarci: gli schemi sono

rassicuranti, noi, invece, imprevedibili. La valle e il Tav sono

inconciliabili, così come la militarizzazione e la dignità, la politica

cialtrona e l’intelligenza, i lacrimogeni e la libertà di manifestare. Né i

valsusini, né coloro che con essi sono stati o sono solidali, in Italia e

in Europa, sono uniti tra loro da un’ideologia: la realtà da combattere e

quella da affermare sono un vincolo molto più solido, più comprensibile, e

per nulla neutrale.

Mentre si svuotano le tasche dei pensionati in tutta la penisola, i

pensionati della Val Susa vengono arrestati per essersi opposti alla

consegna gratis ai privati di 23 mld di euro di denaro pubblico (previsioni

della controparte, sicuramente al ribasso). Mentre il reddito degli

italiani perde ogni giorno potere d’acquisto, lo stato spende giornalmente

90.000 euro per militarizzare la valle. Mentre il mondo ruggisce contro il

vecchio sistema, e il vecchio sistema porta l’umanità alla rovina, politici

e tecnocrati della finanza investono in tecnologie antiquate, in opere

pubbliche inutili e dannose, in megatreni, inceneritori, nella

privatizzazione dell’acqua (nonostante la voce del popolo!), dei servizi

utili, delle risorse. Abbiamo mostrato come combattere contro il malaffare

illegale e l’accumulazione capitalistica legale, la devastazione e il

governo, gli intimidatori e i partiti, il PD e il PDL, confindustria e i

sindacato giallo sia in ultima analisi la stessa cosa. In tutti questi anni

il movimento ha affrontato il centro-destra e il centro-sinistra, soldati e

mediatori, carrieristi e ruffiani, sindaci di Torino e commissari

governativi, le imprese legate al Tav e i loro squallidi servi prezzolati,

vergogna della classe operaia. È un movimento che ha visto cose che molti

altri italiani non hanno (ancora) visto: la violenza sistematica e

oltraggiosa delle divise, gli abusi quotidiani della digos e dei ros, la

malafede conclamata della magistratura.

Abbiamo superato la fase difficile di Venaus, dove abbiamo ricacciato le

truppe d’invasione con una spallata che impressionò l’Italia; quella di

Susa e di Col di Mosso, dove abbiamo impedito la praticabilità del progetto

complessivo delle trivellazioni; oggi rispondiamo all’aggressione

poliziesca di Chiomonte e all’occupazione militare che ne è seguita con una

delle mobilitazioni più grandi, estese ed emozionanti che questo paese

ricordi, e che ricorderà in futuro. Ad oggi, non un chiodo per il progetto

Tav è stato piantato. Questo è un movimento delle persone contro i robocop,

dei beni comuni contro gli interessi privati, delle intelligenze contro la

brutalità e l’arroganza che non conoscono discussioni; per questo ha potuto

resistere vent’anni alla demonizzazione giornalistica, alle intimidazioni,

alla disinformazione, agli incendi dei presidi, alle gomme tagliate, agli

arresti, alle botte. Resisteremo anche alla retata della vergogna, alla

retata del 26 gennaio. I No Tav non rischiano soltanto la galera, ma la

vita durante le manifestazioni; c’è chi ha riportato ferite permanenti, chi

ha rischiato e rischia la vista e l’udito, chi è finito in coma. Chi è

stato in valle, chi ha visto e ha rischiato con noi, lo sa.  Nella

turbolenta fase 2 del governo Monti, in cui ministro-strozzino Passera ha

dichiarato ancora che il Tav è opera prioritaria e irrinunciabile,

affrontiamo 26 arresti, 41 provvedimenti giudiziari. Non abbiamo paura. I

nostri compagni in carcere non hanno paura. Non cederemo di un millimetro,

resisteremo un metro e un istante in più di loro. Che sarebbe stata dura,

lo sapevamo e lo sappiamo; che sarà forse ancora più dura, in futuro, ce lo

aspettiamo. Ma non ci arrenderemo, e l’Italia già se lo aspetta. Vinceremo

noi, alla fine. L’Italia pronta a cambiare sarà dalla nostra parte, non dei

nostri persecutori. Abbiamo resistito e resistiamo a tutto, perché non

rinunciamo a nulla. *

*Fermarci è impossibile!*

*Comitato di lotta popolare No Tav – Bussoleno*

http://www.notav.info/top/no-tav-fermarci-e-impossibile/

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COMUNICATO STAMPA COMITATO NO PEOPLE MOVER


ANDREMO AVANTI! SOLIDARIETA' AI NO TAV

La durissima azione repressiva scattata giovedì contro il movimento NO TAV ha sicuramente diversi obiettivi.

Il primo, di tipo puramente mediatico, è quello di dare una rappresentazione distorta e falsa di quella resistenza, divisa tra i buoni (i valligiani) e i cattivi (gli antagonisti esterni). Sappiamo bene che non è così. Tutte le azioni del movimento NO TAV, dichiaratamente pacifico, sono state decise in assemblea e portate avanti in maniera unitaria. Ed è stato così anche per la manifestazione del 3 luglio: sappiamo esattamente cos’è successo a Chiomonte, perché c’eravamo anche noi davanti a quelle reti.

Il secondo chiaro obiettivo è di tipo intimidatorio; un messaggio per chi in Italia si oppone alla distruzione del territorio, dei beni comuni e dei diritti. Ci dicono di rassegnarci, di arrenderci, ci mostrano che cosa stiamo rischiando: la libertà.

A Bologna ci opponiamo al People Mover, la nostra costosa e inutile "grande opera", così cocciutamente perseguita dai poteri forti e - purtroppo - da chi ci amministra. Come i valsusini ribadiamo che non ci fermeremo, perché siamo convinti che sia possibile vincere, e perché non siamo disposti ad abbassare la testa e ad accettare questo furto di democrazia.

Abbiamo conosciuto Alvise alle nostre assemblea e alle nostre iniziative, sappiamo bene cosa siano per lui la difesa della democrazia e dei beni comuni. Siamo con lui e con tutti gli attivisti colpiti dalla repressione, e ne chiediamo l’immediata liberazione.

Il movimento NO TAV è un modello per chiunque porti avanti una lotta sul proprio territorio. C’è solo da imparare dai valligiani e da tutti coloro che hanno rischiato la libertà e la vita nei boschi sopra Chiomonte e davanti alle reti del non cantiere.

Siamo tutt* valsusin*!
Si scrive NO TAV, si legge democrazia!
Liber* tutt* subito!

Comitato No People Mover - Bologna


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