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    Inviato in data 13 gen 2015, 00:43 da Partito Comunista dei Lavoratori
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SPECIALE II CONGRESSO DEL PCL

Cliccando sulla barra sopra evidenziata puoi ascoltare gli interventi della prima giornata del II Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori in corso a Roma dal 6 a 9 gennaio 2010


 
Qui puoi ascoltare l'intervento introduttivo del compagno Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL

All'indirizzo
http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2003
puoi leggerne il testo (I PARTE).

II PARTE
http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2008


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NEWS!!!
 
Autunno 2014: nascono e si diffondono i Collettivi studenteschi rivoluzionari:
 
 
 

COSA VOGLIAMO VOGLIAMO TUTTO

1-Rivendichiamo l’abolizione del numero chiuso in tutte le facoltà;

2-Rivendichiamo il ripristino del concetto di “scuola dell’obbligo” sostituita dalla exMinistra Moratti con quello di “diritto - dovere”, che di fatto, favorisce ulteriormente la dispersione scolastica. Esigiamo quindi che l’obbligo scolastico venga fissato a 18 anni e che non ci possano essere più di 20 alunni per classe, condizione necessaria per permettere agli insegnanti di seguire gli studenti nel loro percorso formativo;

3- Rivendichiamo l’abolizione dei costi d’iscrizione, delle tasse scolastiche/universitarie e del costo dei libri;

4- Rivendichiamo che la questione abitativa sia considerata come parte integrante del diritto allo studio. Per questo esigiamo l'assegnazione delle case tenute sfitte appositamente dalle grandi agenzie immobiliari per fini speculativi a favore di chi ne ha bisogno;

5- Rivendichiamo il diritto a trasporti pubblici gratuiti ed efficienti per studenti proletari, precari e disoccupati;

6-Rivendichiamo la retribuzione delle ore lavorate dagli studenti degli istituti tecnici-professionali (compresi i praticantati e gli apprendistati post-diploma vergognosamente sotto-pagati);

7- Rivendichiamo la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari a cominciare della scuola, perché non siano privati delle più elementari garanzie per un’esistenza dignitosa;

8- Rivendichiamo che venga stipulato un contratto a favore dei lavoratori della scuola pubblica che preveda:-aumento della retribuzione dei ricercatori in ambito universitario, sia all’interno degli atenei che per le attività di tirocinio o stages, svolte presso aziende locali, banche e industrie, attualmente libere di sfruttare manodopera a costo zero;-ripristino della scala mobile per difendere i salari dall’inflazione;

 - corsi d’aggiornamento obbligatori e retribuiti per il personale docente;

9- Ci battiamo contro i finanziamenti alle scuole private e per la loro chiusura;

10- Esigiamo che gli insegnanti di religione non vengano nominati dal Vaticano per poi essere pagati dallo Stato, scavalcando nelle graduatorie i professori di altre discipline;.

11- Rivendichiamo l’abolizione delle lauree di diverso livello, che inducono gli studenti proletari a prediligere corsi più brevi e professionalizzanti;

12- Rivendichiamo un piano nazionale per la ristrutturazione di tutti gli edifici fatiscenti che ospitano sedi scolastiche, adeguandoli a rigide norme di sicurezza.

Queste proposte non sono astratte o velleitarie. Sono al contrario una soluzione concreta alla crisi del modello scolastico “aziendale”.

 Ed è a partire da questi punti qualificanti che il CSR invita studenti, insegnanti e personale Ata a costruire in ogni scuola un coordinamento di lotta permanente, per restituire la conoscenza alla collettività e sottrarla finalmente all’oscurantismo clericale e al potere confindustriale.

COLLETTIVI STUDENTESCHI RIVOLUZIONARI


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Nucleo Studentesco Rivoluzionario del PCL di Bologna


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Il 5x1000 per

l'Archivio storico

della nuova sinistra

Cari compagni e compagne,

quest'anno invitiamo gli iscritti, i militanti ed i simpatizzanti del PCL a donare il 5x1000, inserito nella dichiarazione dei redditi a:

ARCHIVIO STORICO DELLA NUOVA
SINISTRA “MARCO PEZZI”
Il codice da inserire è 91309100377
L'archivio storico della sinistra rivoluzionaria, dedicato allo scomparso Marco Pezzi, già dirigente nazionale di Avanguardia Operaia e Democrazia Proletaria, svolge da oltre un ventennio la propria attività ed è diventato un punto di riferimento per la storia delle lotte e dei movimenti dagli anni '60 in poi.
Per chi volesse saperne di più è consultabile il sito:

http://www.comune.bologna.it/iperbole/asnsmp


IL SIGNIFICATO DEL “CASO CAFFO”
LA NECESSITA' DI UNA CAMPAGNA NAZIONALE



(17 Settembre 2011)

La revoca del distacco sindacale a Mauro Caffo da parte della CGIL di Parma è un caso sindacale e politico grave, che riveste un significato generale.

Mauro Caffo è un militante della sezione di Parma del Partito Comunista dei lavoratori, molto attivo sia sul piano dell'impegno sindacale, sia sul terreno politico, con un ruolo molto attivo ad esempio - assieme a tutta la sezione del PCL - all'interno della mobilitazione cittadina contro la giunta Vignali per la sua cacciata. Mauro è dunque una figura pubblica, riconosciuta e riconoscibile, della vita sindacale e politica di Parma.


All'interno della CGIL il nostro compagno milita nella Rete 28 Aprile e nell'area di minoranza “La CGIL che vogliamo”, in opposizione aperta alla prospettiva neoconcertativa promossa dalla Segreteria nazionale della Confederazione e sostenuta dalla Segreteria locale della Camera del Lavoro. In occasione dell'ultimo Congresso, la categoria della Funzione Pubblica di Parma, dove la minoranza nazionale è risultata maggioritaria, ha deciso di dare un distacco sindacale a Mauro riconoscendogli il ruolo avuto nella battaglia congressuale e nelle lotte dei lavoratori. La locale Camera del Lavoro aveva osteggiato questa decisione, pur dovendola alla fine subire. Oggi ha voluto prendersi la sua “rivincita”. Ma ha scelto l'occasione più imbarazzante, e i metodi più inqualificabili.


Il Giro della cosiddetta “Padania” è la buffonata propagandista di un partito xenofobo, nemico dei lavoratori e dei loro diritti, vocato alla loro divisione, al soldo di padroni e padroncini del Nord. La contestazione di questa buffonata è un diritto e un dovere di ogni sindacalista fedele alle ragioni di unità e di solidarietà della propria classe, e a maggior ragione di ogni militante comunista.


Mauro Caffo ha pertanto partecipato alla contestazione del “giro”, al fianco di un settore di lavoratori e di popolo e in un clima di grande fermento antileghista: ciò che peraltro aveva indotto la stessa CGIL provinciale ad aderire formalmente alla protesta.


Durante l'iniziativa di protesta, si produce uno scontro tra lavoratori e militanti leghisti, in un confuso parapiglia cui partecipano polizia e carabinieri. Mauro e un carabiniere cadono incidentalmente insieme, come tutte le testimonianze riferiscono. Ma una parte della stampa cittadina e i partiti borghesi di Parma (di ogni colore) lanciano contro Mauro una campagna isterica di criminalizzazione. La Segreteria camerale della CGIL, invece di sostenere un dirigente del proprio sindacato dalla volgare campagna anticomunista e antisindacale, lo scarica pubblicamente: accusando Mauro di aver “danneggiato la pubblica reputazione della CGIL” (!!?) e chiedendo la revoca del suo distacco. La categoria della Funzione Pubblica- diretta dalla parte più moderata della minoranza interna- non regge purtroppo la pressione della Camera del Lavoro e capitola, ritirando a Mauro il distacco.


Il significato simbolico di tutto questo è inequivocabile. La stessa CGIL che sigla coi padroni il patto del 28 Giugno a favore delle deroghe al contratto nazionale di lavoro , punisce un suo sindacalista scomodo nel momento stesso in cui è sotto attacco del fronte reazionario e antioperaio. Una vergogna. Ma anche la misura della stretta interna contro il dissenso. E l'anticipazione delle logiche che si potrebbero scatenare all'interno della CGIl e del movimento operaio in un quadro futuro di concertazione consolidata, a seguito di un “nuovo” governo di centrosinistra o di unità nazionale.


Per questo la battaglia sul “caso Caffo” deve interessare tutti i militanti d'avanguardia e assumere una valenza generale.


A Parma, la riconoscibilità pubblica del nostro compagno, unita alla volgarità della campagna ai suoi danni, sta richiamando attorno a Mauro una vasta solidarietà. Innanzitutto tra i lavoratori, che l'hanno conosciuto e apprezzato in tanti anni di battaglie comuni. Ma anche all'interno della CGIL, a partire dalla FIOM , e nella stessa sinistra cittadina ( FDS). La stampa e i media locali peraltro stanno dando al caso molto risalto.


Parallelamente la vicenda ha fatto il suo primo ingresso nel commentario nazionale, con l'intervista odierna de Il Manifesto a Mauro, e una nota su Liberazione.

Ora è il momento di una campagna nazionale sul caso: con l'estensione nazionale della raccolta di firme già intrapresa a sostegno di Mauro. Una campagna rivolta a tutti, a partire dai militanti della CGIL che vogliono opporsi ad un abuso antidemocratico. I compagni e le compagne del PCL possono svolgere ovunque un ruolo utilissimo di diffusione dell'appello ( pubblicato su questo sito, assieme ad altri materiali relativi al caso).

Il 3 Ottobre si terrà a Parma un importante iniziativa pubblica sulla vicenda con la presenza dei compagni Franco Grisolia e Giorgio Cremaschi.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

APPELLO:
SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO MAURO

DA SOTTOSCRIVERE

(17 Settembre 2011)

DIFFONDETE !

SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO MAURO

In merito a quanto successo in occasione del passagio del cosidetto “Giro della Padania”

nella nostra provincia, i firmatari di questo appello vogliono esprimere completa solidarietà
al compagno Mauro Caffo che con altri compagni stava protestando contro una gara
ciclistica che di sportivo non ha nulla e che la Lega Nord usa per diffondere il suo
populismo mentre a Roma è corresponsabile di una manovra finanziaria da macelleria
sociale che la stessa CGIL sta contrastando. Come firmatari siamo assolutamente contrari
al provvedimento di sospensione del distacco preso nei confronti del compagno Mauro
principalmente perché preannunciato a mezzo stampa precorrendo le stesse decisioni
della categoria ( F P ) e senza aver considerato a fondo quello che è realmente successo.
Consideriamo questa una operazione squisitamente politica che ha l’obbiettivo di
spegnere ogni voce dissonante interna alla CGIL. Non ci stiamo, chiediamo il ritiro del
provvedimento e invitiamo le delegate, i delegati, le iscritte, gli iscritti ad aderire a questo
appello
Parma, 13/09/11

I firmatari:
Ugo Bertinelli Dir. Prov. CGIL
Marco Cleri Dir. Prov. CGIL
Walter Aiello Dir. Prov. CGIL
Massimiliano Bocchi Dir. Prov. CGIL
Andrea Mozzoni Dir. Prov. FIOM-CGIL
Paolo Bettuzzi Dir. Prov. FIOM-CGIL
Marco Trapassi Dir. Prov. FISAC-CGIL
Roberta Roberti Dir. Prov. FLC
Enrico Sitta Dir Prov. FIOM-CGIL Latina
Michele Ziveri Iscritto FIOM-CGIL
Valeria Ghiso Dir- prov. e Reg. FLC-CGIL Savona
Rossella Porticati RSU FIOM PIAGGIO
Fabrizio Zinelli Iscritto FIOM-CGIL
Silvia Marisco Università degli studi di Torino
Massimo Cappelli RSU FLC/CGIL Torino
Mario Iavazzi Dir. Naz.le FP CGIL
Daniele Chiavelli Dir.Prov. FLC-CGIL
Alberto Giannini PRC di Parma
Anna Pierpaola Gallo Iscritta CGIL
Angela Recce Rsu fiom piaggio
Antonio Seu Dir. reg. Fisac/CGIL Puglia)
Antonio Grassedonio Direttivo Prov FLC CGIL Torino
Federico Oliveri Iscritto FLC
Pratesi Enzo Iscritto alla CGIL
Mirko Sighel Lavoratore
Fausto Grispo Dir prov FILCAMS CGIL
Francesco Caffarra Dir. Provinciale CGIL
Dario Rovelli Dir. prov. CGIL
Luca De Crescenzo Studente
Alda Colombera Dir FP CGIL Bergamo
Ilario Poloni Dir. Prov. CGILBergamo
Elisabetta Maria Falgares Dir. Prov. Fisac CGIL - Bologna
Achille Zasso Dir. Camera del Lavoro di Milano
Per adesioni scrivere a

mrcwtsn@gmail.com


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IN EVIDENZA:
 

TE LA DIAMO NOI LA REGIONE EMILIA- ROMAGNA
 
OMBRELLONI E SOCIALISMO PADANO
 
 
 
L'Emilia-Romagna di Errani:
E' una grigia giornata del novembre 2012 quando alcune centinaia di “bagnini” - cioè gestori degli stabilimenti balneari – di mezza Italia si danno appuntamento a Bologna davanti alla sede della Regione per protestare contro la direttiva europea che intende mettere a bando le concessioni demaniali. I litorali non sono proprietà dei “bagnini”, i quali però si comportano come se lo fossero, pagando allo stato italiano concessioni ridicole. Non solo, la categoria non è particolarmente nota alle cronache per la facilità con cui emette scontrini fiscali o per la regolarità dei contratti applicati ai dipendenti; gli stessi “bagnini” brillano per la fantasia con la quale addobbano le spiagge con installazioni e costruzioni spesso al di fuori di ogni normativa. Ma eccoli a manifestare, bloccano il traffico, lanciano petardi e si scontrano con la polizia. Nel giro di pochi minuti vengono ricevuti da Errani che si dice d'accordo con le ragioni della protesta e si fa carico di portarne i contenuti nelle altre sedi istituzionali. Intanto il consiglio regionale vota all'unanimità (dal Pd a FI, da Sel al Prc, dai 5 Stelle all'Udc alla Lega) la solidarietà ai poveri “bagnini”.
Ecco spiegato con un esempio pratico la configurazione del regime consociativo emilianoromagnolo. Al “patto tra produttori” e all'Emilia rossa togliattiana che integrava ceti medi e classe operaia, si è sostituito nel corso degli ultimi decenni un regime egemonizzato dalla grande e media borghesia, alleata con la burocrazia post Pci e cooperativa, chiamata a gestire la concertazione con i sindacati complici Cgil-Cisl-Uil.
Il ventennio centrosinistro marchiato Errani (vent'anni e non quindici: Errani negli anni precedenti alla nomina a Presidente è stato prima sottosegretario e poi assessore), si è trovato quindi senza reali competitor politici. Il centro-destra non poteva, e forse nemmeno voleva, combattere realmente il centrosinistra, non solo per l'enorme divario elettorale, ma perché quest'ultimo era frutto di un accordo con le classi economiche dominanti che ben hanno accettato e accettano il governo regionale Pd e c., che garantisce affari e un altissimo livello di pace sociale. Tutto ovviamente a discapito di lavoratori salariati, precari, studenti, pensionati.
Come ad ogni principe illuminato, al momento della caduta ad Errani sono giunti complimenti, solidarietà ed applausi dall'intero arco politico, nonché dai tanti dirigenti e manger regionali che nel ventennio hanno trovato fortuna, fino ad arrivare ad una raccolta di firme – organizzata da alcuni alti dirigenti – fatta tra i dipendenti per ringraziare il presidente dimissionario.
Solo il rumore degli applausi e le lacrime di tutta la stampa locale, anche quella storicamente di destra ed oggi passata su sponde renziane come il Resto del Carlino, hanno potuto offuscare la realtà: le vicende processuali da cui si è giunti ad una condanna penale ad Errani nascono dal finanziamento illecito di un milione di euro di soldi pubblici ad un'azienda privata (una coop di cui era presidente il fratello del presidente stesso, ma ciò al fine politico della storia è un elemento secondario). Verrebbe da chiedersi come nell'ente comandato dal prode Errani venissero gestiti i danari: alla cazzo di cane o tramite clientele e favoritismi leciti o illeciti?

Perle ai porci: la classe politica regionale

Il malaffare emiliano ha fatto meno scalpore di quello lombardo, non c'erano le tette della Minetti da mettere in copertina o le raffinate citazioni culturali di Bossi Jr da riportare, ma non è stato da meno. Come dimenticare l'ex sindaco di Bologna Flavio Delbono (Pd, ex Margerita e uomo di fiducia di Romano Prodi), dimessosi dopo pochi mesi travolto dagli scandali, condannato perché quando rivestiva la carica di vice di Errani andava in vacanza con la fidanzata a spese della Regione? E Marco Monari, capogruppo Pd, che andava a spese del contribuente a cenare per 200 euro a coperto? E che dire quel consigliere piddino che si è fatto rimborsare pure l'euro e cinquanta del cesso pubblico? Pisciano a pagamento ma gli stronzi li fanno gratis?
Gli ultimi anni hanno visto buona parte della classe politica regionale dell'Emilia-Romagna finire stritolata dagli scandali dei propri privilegi: tutti i capigruppo del consiglio prima inquisiti e poi condannati dalla Corte dei Conti a restituire migliaia di euro di “rimborsi spese” che i consiglieri regionali si erano auto-attribuiti (anche i grillini dissidenti o meno ci hanno mangiato). Uno spettacolo indegno, tanto quanto la vergogna delle interviste a pagamento – pratica di tutti i partiti eletti in Regione – poi rimborsate con soldi pubblici come spese di rappresentanza e dichiarate illegittime dalla corte dei Conti.
Fa sorridere l'assenza di pudore con cui il Movimento 5 stelle, che pure aveva usufruito delle interviste, candidi nelle sue liste regionali uno dei sedicenti “giornalisti” a tariffa.
Il capogruppo Pdl-Fi per un certo periodo è stato sospeso dalla carica di consigliere perché ospite delle patrie galere, mentre un suo collega di partito è stato recentemente condannato penalmente per aver artatamente cambiato residenza da Bologna al comune montano più distante dal capoluogo per ottenere migliaia di euro di rimborsi chilometrici non dovuti.

Il bilancio politico di un ventennio

La cronaca degli scandali ha impedito un bilancio politico serio del ventennio errariano, bilancio che nessuna forza politica o sociale ha voluto o vuole fare, per complicità esplicita o implicita o per semplice convenienza. Ma il saldo per le classi subalterne è disastroso, solo un alto livello di partenza del sistema economico e sociale emiliano ne ha potuto in parte mitigare i nefasti effetti.
La sanità ha visto dalla fine degli anni '90 tagli pesantissimi. Si sono chiusi interi reparti ospedalieri, ridotti i posti letto, chiusi servizi territoriali. Si è costruito un sistema di sanità integrata pubblico-privata dove il privato nei fatti esiste solo grazie ai finanziamenti pubblici e vive per ciò in un Bengodi capitalista dove i guadagni sono sicuri e il rischio di impresa non esiste. Recentemente, tra l'altro, il potentissimo assessore alla sanità è stato coinvolto in una vicenda di finanziamenti privilegiati ad una clinica privata rispetto ad un'altra che lo ha denunciato.
Gli stessi interventi di politica industriale sono stati fatti nella piena logica di salvaguardia padronale e dei relativi interessi finanziari. In questi anni di crisi il massimo dell'impegno della Regione è stato volto ad implementare i vari livelli di cassa integrazione, mentre nulla si è mosso per impedire chiusure e delocalizzazioni. I timidissimi progetti di legge che andavano in questo senso nemmeno sono giunti alla discussione in commissione. Si è preferito ricorrere al sostegno dei Consorzi Fidi delle imprese, salvaguardando l'aspetto finanziario piuttosto che quello produttivo.
Per non parlare delle dimenticanza in fatto di lotta alla disoccupazione e alla precarietà, che hanno raggiunto il proprio apice nel luglio scorso quando il consiglio regionale è riuscito a sbagliare una delle ultime leggi votate e a far saltare il rinnovo di due graduatorie concorsuali. Mentre gli assunti fuori concorso dalla struttura del Commissario per il terremoto vanno ad occupare i posti vacanti nell'organico degli uffici ordinari.
Sul terreno della scuola non si può dimenticare che nell'Emilia rossa e laica da anni, proprio grazie a leggi e bilanci regionali (votati anche da Sel e Prc), si innaffiano di soldi pubblici le scuole private di ogni ordine e grado.
La discontinuità invocata dal coro degli indigeni renziani non può essere realmente contemplata, se non per quel che può riguardare un parziale ricambio di facce, con l'ingresso di personaggi più legati al premier, come lo stesso Bonaccini, oggi nella segreteria nazionale del Pd, ma prima bersaniano e dal 2005 consigliere regionale e sostanzialmente caratterizzato dalla stessa brama di potere del premier.

Dal 2000 in poi la c.d. Sinistra radicale ha fatto parte della maggioranza e della giunta Errani, senza mai distinguersi, senza portare a casa nemmeno una legge o provvedimento di cui poter rivendicare la paternità. Al contrario, fu proprio l'assessore al commercio con tessera Prc a varare un regolamento per il sequestro della merce ai venditori ambulanti abusivi con verbale sommario, cioè senza l'elenco dei materiali sequestrati, con la motivazione – scritta – di poter così effettuare più sequestri. Lega docet.
L'Emilia-Romagna è stata la regione che ha visto i primi reali successi elettorali del Movimento 5 Stelle, ma se qualcuno a sinistra si aspettava da costoro una nuova stagione politica di opposizione si è dovuto disilludere. Il M5S ha qui pagato in tutta evidenza l'incapacità e l'improvvisazione del suo ceto politico, nonché le ambizioni del suo ex enfant prodige Giovanni Favia, prima consigliere a Bologna e poi in Regione. Al di là del famoso fuorionda colto dalla telecamere in cui denunciava il ruolo egemonico di Casaleggio, i fatti ci parlano di un'ambizione smisurata del personaggio- dalle dubbie capacità – che puntava decisamente alla candidatura a premier per i 5 Stelle.

L'esclusione del PCL

A settembre avevamo denunciato la truffa della nuova legge elettorale regionale votata in luglio. Una legge tagliata su misura dei grandi partiti e di quelli già presenti in consiglio regionale: tutte le liste presenti alla tornata elettorale regionale emiliana – nessuna esclusa - sono sostenute da partiti, gruppi e consiglieri uscenti e in cerca di riconferma. L'esclusione del Pcl è una conseguenza di una norma demenziale che prevede per presentarsi un numero di firme 4 volte superiore a quello per candidarsi alla Camera dei deputati, il tutto mantenendo i vari sbarramenti per l'elezione. Come se non bastasse la nuova normativa elettorale contiene tali e tanti “errori” da prevedere addirittura più candidati che seggi da assegnare. Una truffa votata da tutti i partiti – con una sola astensione – e addirittura con il consenso di Sel e Prc (sia tsiprani che neovendoliani).
Era difficile raggiungere l'obiettivo della nostra presentazione nel numero minimo di circoscrizioni, ma è stato giusto lanciare comunque la nostra campagna, per non lasciare il terreno istituzionale alle sole forze padronali. La nostra posizione di dichiarato astensionismo è quindi conseguente alla nostra linea di autonomia di classe, che non può essere confusa con estemporanei appoggi alla lista dell'Altra Emilia-Romagna, dal nome sembrerebbe una guida di agriturismi, promossa da Prc e Pdci, partiti fino a ieri al governo della Regione e oggi alla ricerca di nuove verginità politiche. Tra l'altro la candidata presidente di questa lista non potrà mai essere eletta in consiglio regionale poiché non candidata nella circoscrizione di Bologna, l'unica in cui potrebbe scattare un seggio.
MICHELE TERRA
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E' online il nuovo blog del
Partito Comunista dei Lavoratori
Emilia Romagna
 
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IL 28 GIUGNO TUTTI A ROMA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI CLASSE CONTRO IL GOVERNO RENZI CONTRO L'UNIONE EUROPEA DEI CAPITALISTI

CONCENTRAMENTO PIAZZA DELLA REPUBBLICA, ORE 14,00

Per il 28 Giugno, a Roma , un fronte unitario di forze politiche e sindacali della sinistra di ispirazione classista ( PCL, PDCI, PRC, Rossa, “Il Sindacato è un'altra cosa-Cgil”, USB...) ha indetto una manifestazione nazionale contro il governo Renzi e le politiche di austerità italiane ed europee, a difesa del lavoro.

La manifestazione segnerà l'avvio del Controsemestre europeo operaio e popolare, a fronte del semestre di Presidenza italiana della UE. Un semestre che vedrà l'Italia in prima fila nella contrattazione e gestione delle politiche di austerità sospinte dal capitale finanziario europeo, contro i lavoratori, i precari, i disoccupati. Un semestre che vedrà impegnati Renzi e il suo governo a recitare la parte pubblica dei “riformatori” delle politiche di austerità in Europa al solo fine di consentirne la continuità in Italia con un mascheramento populista e truffaldino (v. le 80 Euro.. a carico di chi le riceve).

Il governo Renzi non è la semplice continuità dei governi precedenti, ma il tentativo di risolvere la lunga paralisi politico istituzionale della borghesia italiana in direzione di uno sbocco reazionario. La torsione “bonapartista” di Renzi, il suo rivolgersi direttamente al “popolo” scavalcando i corpi intermedi, la sua recita di generoso elemosiniere sociale, il suo presentarsi come uomo della “resurrezione dell'Italia nel mondo”, sono la cifra di un populismo di governo che cerca il consenso del “popolo” per governare contro il popolo, ed in particolare contro i lavoratori: sul piano sociale, a partire dall'impatto devastante del decreto Poletti , con l'infamia di contratti a termine senza limiti e tutele. Sul piano politico e istituzionale, con il progetto di un'abnorme legge elettorale truffa e del pieno controllo dell'esecutivo, e di Renzi stesso, sul Parlamento.

La manifestazione del 28 Giugno è innanzitutto pertanto una manifestazione contro il governo, le sue misure, i suoi progetti. E contro la latitanza e/o complicità col governo delle direzioni del movimento operaio italiano ( in primis della CGIL): che negli anni, col tradimento dei lavoratori, hanno spianato la strada al populismo anti operaio sia di governo( Renzi) che di opposizione (Grillo), e che per di più oggi subiscono contemporaneamente, senza reagire, l'aggressione al lavoro e la propria stessa umiliazione e marginalizzazione.

Il PCL sarà presente in forma organizzata alla manifestazione unitaria del 28 Giugno, portandovi attivamente le proprie parole d'ordine e proposte coerentemente anticapitaliste:

La centralità della classe operaia come polo di ricomposizione del blocco sociale alternativo.

La necessità di una vertenza generale unificante del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, a partire dalla rivendicazione della riduzione generale dell'orario di lavoro a parità di paga, della cancellazione del decreto Poletti e di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, di un salario garantito di almeno 1200 euro netti per i disoccupati che cercano lavoro e per i giovani in cerca di prima occupazione.

La necessità di una svolta unitaria e radicale del movimento operaio e dei diversi movimenti sul terreno delle forme di lotta di massa, al fine di immettere sul campo la forza materiale di milioni di salariati e di tutti gli sfruttati.

La necessità di ricondurre l'opposizione al governo Renzi e le battaglie quotidiane di resistenza sociale alla prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro organizzazione e sulla loro forza, quale unica vera alternativa.

La necessità di ricondurre l'opposizione di classe in Italia alle lotte del movimento operaio in Europa , nella prospettiva storica degli Stati Uniti Socialisti del vecchio continente. Contro le illusioni di un'”Europa sociale” capitalistica, e contro le mitologie “sovraniste” comunque declinate. Perchè in Italia e in tutta Europa l'alternativa non è fra le monete ma tra le classi; non è tra euro e monete nazionali, ma tra capitale e lavoro.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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Studi Proletari - Bologna

Seminario sul Capitale (Libro I) di Karl Marx

9 Marzo 2014

Nasce il gruppo di studio teorico "Studi proletari - Bologna", che comincia la sua attività con un seminario sul Libro I del Capitale di Karl Marx.

La sezione bolognese del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) ha recentemente costituito il gruppo di studio "Studi proletari Bologna". Il gruppo nasce per creare un percorso di studio scientifico e di riflessione critica sulla realtà (economica politica sociale).

Senza una solida preparazione teorica, non è possibile alcuna reale critica della nostra società, la società capitalista, e dunque nessuna prassi anticapitalista.
Attraverso uno studio puntuale e approfondito di importanti opere, vogliamo creare un'occasione di crescita culturale e politica, portando a una sintesi oggettiva e non a una semplice contrapposizione tra diversi punti di vista.
A chi vorrà partecipare ai seminari che porteremo avanti, chiediamo l'impegno di una lettura meditata e critica, alla ricerca di una maggiore consapevolezza scientifica, di una maggiore coscienza di classe proletaria, in contrapposizione all'ideologia dominante, di classe sì, ma borghese.

Il seminario, con cui diamo inizio ai nostri studi, avrà come testo di riferimento il Libro I del Capitale di Karl Marx: sono previsti quattro incontri dove si affronterà il testo nelle sue varie sezioni. Per ogni incontro sarà prevista una relazione introduttiva a cui seguirà un'ampia discussione sul testo: chi volesse partecipare più attivamente al seminario, potrà collaborare con i relatori che hanno già dato disponibilità.
A seguito del seminario sranno organizzati uno o due incontri di approfondimento e discussione su tematiche specifiche legate al testo e/o connesse alla situazione attuale; sarà anche individuato il tipo di percorso più adatto allo sviluppo del lavoro intrapreso con questo primo seminario.

Il primo incontro si terrà in via Virginia Marini 1 (sede PCL, quartiere San Donato, traversa di viale della Repubblica, raggiungibile con le linee autobus 21, 28, 38) lunedì 24 marzo dalle 20:30; avrà come oggetto la I e la II sezione del Libro I del Capitale, che vi invitiamo a leggere per poter partecipare attivamente all'incontro,
Gli altri incontri si terranno sempre il lunedì alle 20.30, rispettivamente il 28 aprile, il 26 maggio e il 30 giugno.
Per ogni domanda, informazione e aggiornamento, vi rimandiamo alla nostra pagina facebook
https://www.facebook.com/groups/1438072649762181/
: accedendovi, è possibile scaricare il materiale formativo che mano a mano verrà utilizzato e prodotto dal gruppo.

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III CONGRESSO  DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
RIMINI, 3-6 GENNAIO 2014


ORDINE DEL GIORNO POLITICO CONCLUSIVO DEL TERZO CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
https://sites.google.com/site/pclbologna/approfondimenti


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IL PARTITO COMUNISTA DELL'EMILIA ROMAGNA LANCIA UNA PETIZIONE PER LE DIMISSIONI DEL CONSIGLIO REGIONALE

ascolta l'intervista a Michele Terra: http://www.radiocittafujiko.it/news/spese-pazze-petizione-pcl-per-far-dimettere-i-consiglieri

Michele Terra, dell'esecutivo nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori, ha presentato oggi la petizione per le dimissioni del consiglio regionale dell'Emilia-Romagna dopo lo scandalo delle “spese pazze. Terra ha dichiarato: “Bisogna mandarli a casa per cambiare non solo classe politica ma fermare le politiche classiste e antipopolari che la Regione porta avanti con accordo bipartisan senza nessuna vera opposizione”.

Il Partito Comunista dei Lavoratori ha presentato oggi la petizione popolare su cui raccoglierà le firme dei cittadini dell'Emilia-Romagna per chiedere le dimissioni dell'Assemblea legislativa regionale dopo lo scandalo delle “spese pazze” dei consiglieri di tutti i partiti, dal Pd al Pdl passando per i 5 Stelle (i quali infatti nemmeno chiedono lo scioglimento del consiglio e le elezioni anticipiate come fa il PCL).
Michele Terra, dell'esecutivo nazionale del PCL, ha dichiarato: “E' una vergogna che politici che pretendono ed impongono sacrifici agli altri si permettano stipendi da 6.000 euro e si facciano rimborsare dalle casse pubbliche cene da 200 euro a coperto o l'euro per il bagno pubblico. Non ci vuole un premio Nobel per la letteratura per capire che devono andare a casa perché chi si fa rimborsare dalla Regione anche i regali di natale è moralmente inadatto a ricoprire qualunque incarico pubblico.”
“Prima di andarsene definitivamente questi consiglieri” - ha continuato Terra - “devono rendere un favore ai cittadini: sopprimere i finanziamenti ai gruppi consiliari così come sono stati fino ad oggi; tagliare gli stipendi ed ogni altra indennità dei consiglieri regionali, parificandoli ad impiegati pubblici; modificare il “porcellino” ovvero la legge elettorale.”
“Si deve cambiare classe politica” - ha concluso Terra - “per fermare le politiche classiste ed antipopolari che la Regione porta avanti. Difendendo i servizi sociali da ogni ipotesi di privatizzazione o smantellamento, in primo luogo fermando la riduzione di posti letto ed ospedali in Emilia-Romagna. E soprattutto rilanciando politiche a favore dei lavoratori: col rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, con la stabilizzazione dei precari, con aumenti salari reali e generalizzati.”
Da lunedì prossimo il PCL comincerà la raccolta di firme sulla petizione in tutto il territorio regionale da Piacenza a Rimini.

Si allega il testo della petizione 

Alla presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna

I sottoscritti cittadini dell'Emilia-Romagna, a norma dell'art.16 dello Statuto della Regione e dell'art.121 del Regolamento dell'Assemblea legislativa, presentano la seguente

Petizione popolare

Si chiede all'Assemblea legislativa, ovvero ai consiglieri ad essa assegnata, di:

procedere con urgenza alla soppressione dei finanziamenti ai gruppi consiliari così come fino ad oggi stabiliti e regolamentati, al fine di evitare ogni ulteriore abuso, che agli occhi della popolazione e dei lavoratori appare come un vero e proprio insulto, poiché gli stessi consiglieri che da un lato chiedono agli altri sacrifici, tagliando salari ai lavoratori pubblici e riducendo i servizi sociali - come il caso recente della riduzione degli ospedali in Emilia -Romagna - dall'altro si garantiscono un elevatissimo tenore di vita a carico delle casse pubbliche.
Tagliare gli stipendi ed ogni altra indennità dei consiglieri regionali, parificandoli ad impiegati pubblici - contratto Enti Locali - categoria D (circa 1.400/1.600 euro netti al mese, più regolari contributi INPS) così da eliminare gli ingiustificati privilegi economici.
Modificare la legge elettorale regionale (il “porcellino”) che permette da 5 a 10 consiglieri di essere eletti in una lista senza preferenze direttamente collegata al candidato presidente vincente. Di ripristinare un sistema elettorale proporzionale senza sbarramento così che ogni formazione politica e ogni candidato debba confrontarsi con la ricerca di consenso e pesare per i voti realmente raccolti e non per il peso politico acquisito artatamente tramite sbarramenti e premi di maggioranza.
Dimettersi quanto prima, ovvero non appena realizzati i tre punti precedenti, al fine di chiudere la presente legislatura e di permettere ai cittadini di tornare alle urne per esprimere un nuovo consiglio regionale dopo i gravi fatti che hanno riempito le cronache nelle ultime settimane e che, non essendo stati nemmeno smentiti dai diretti interessati, richiedono un nuovo pronunciamento popolare.

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SOLO LA SCUOLA PUBBLICA DIFENDE I DIRITTI DEI LAVORATORI

AL REFERENDUM DI DOMENICA 26 MAGGIO

VOTIAMO A!

 

Domenica prossima a Bologna saremo chiamati ad esprimerci su un referendum dal grande valore politico, non solo locale ma con un’evidente significato nazionale: il Referendum consultivo sul finanziamento alle scuole materne private.

Al di là del contenuto concreto del quesito referendario è evidente la posta in gioco: la difesa della scuola pubblica di ogni ordine e grado contro un processo di privatizzazione strisciante.

In questi anni i governi di ogni colore e le amministrazioni locali hanno tagliato la scuola pubblica, dalle scuole per l’infanzia all’università. Il processo è cominciato prima, ma oggi ha subito un’accelerazione perché le amministrazioni prendono a pretesto la crisi economica e le politiche di austerità. Ma i finanziamenti alle scuole private sono rimasti intatti se non aumentati. Non c’è crisi per loro!

Il comune di Bologna eroga alle scuole private dal 1994 ben 1.200.000€ l’anno.

La scuola pubblica invece va verso il declino, in perenne carenza di risorse, con edifici spesso fatiscenti e sorretta sempre più dai contributi straordinari dei genitori chiamati a sopperire a carenze come carta, stoviglie e posate, prodotti per l’igiene ecc..

Eppure un’abbondanza di dati statistici dimostra che tanto più la scuola viene privatizzata tanto più sono svantaggiati i figli dei lavoratori. E’ il caso soprattutto delle madri lavoratrici che sempre più spesso rinunciano a lavorare per tenere i piccoli a casa, date le rette delle scuole dell’infanzia e della difficoltà ad organizzare i tempi di vita. Lo stesso accade quando le scuole elementari non attivano i tempo pieno a causa dei tagli dei finanziamenti statali.

Il sindaco Merola e la sua giunta oggi ci raccontano la “storiella” che l’amministrazione comunale risparmia con i posti per i bambini in convenzione presso le scuole private. Ma non dice tutta la verità. Questo presunto risparmio si realizza sulla pelle dei lavoratori e degli insegnanti delle scuole dell’infanzia che lavorano presso gli istituti privati e che vengono pagati (dati CGIL) in media il 40% in meno dei loro colleghi degli istituti statali e comunali.

D’altra parte, come si può parlare di risparmio per il contribuente italiano, e cioè in massima parte il lavoratore dipendente, se egli è obbligato a finanziare la scuola privata ben tre volte con la tassazione generale, l’8 x 1000 (che frutta alla Chiesa l’esorbitante cifra di 1 miliardo di euro ogni anno) e le tasse locali?

In conclusione privatizzare la scuola significa ripristinare un odioso sistema educativo e formativo classista con l’aggravante che, essendo le scuole private quasi tutte della Chiesa (26 scuole dell’infanzia su 27 a Bologna), i nostri bambini vengono per giunta costretti all’educazione confessionale.

Il PD a livello nazionale governa con Berlusconi ed insieme, come hanno fatto sia i governi di centrosinistra che di centrodestra negli ultimi anni, smantellano lo stato sociale e la scuola pubblica. Il sindaco Merola, espressione di questo partito, non trova di meglio che allearsi con la curia, la parte più reazionaria del mondo cattolico come Comunione e Liberazione e la Lega nella sacra crociata in difesa della scuola privata arrivando a minacciare di lasciare a casa 1700 bambini se vincesse il quesito A. Facciamola finita con gli inganni! Il PD non è un partito di sinistra. Votiamo contro le indicazioni di questo partito, della sua giunta e del suo sindaco, espressioni di un’ideologia liberal-affarista, vicina alla destra, alla curia ed ostile ai lavoratori.

DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA: VOTIAMO A!


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DOPO LE ELEZIONI DEL 24 E 25 FEBBRAIO 2013:


LETTERA APERTA AI MILITANTI E AGLI ISCRITTI DEL PRC E DEL PDCI.


E' L'ORA DI ROMPERE CON I GRUPPI DIRIGENTI TRASFORMISTI
E DI UNIRSI NEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

(11 Marzo 2013)

Cari/e compagni/e,

La disfatta dell'operazione “Rivoluzione civile” non è solo elettorale, ma politica. E' il capolinea definitivo di un lungo corso trasformista dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI, che ha distrutto e disperso, in tanti anni, energie, passioni, potenzialità enormi. E che si è rivelato irriformabile.

Ci rivolgiamo a voi- nel nome di tante battaglie comuni- per chiedervi di trarre un bilancio onesto di questo fallimento politico senza ritorno. E di compiere l'unica scelta politica conseguente : quella di unirvi al Partito Comunista dei Lavoratori, e dunque al programma e ai principi del marxismo rivoluzionario. Per rafforzare l'unico partito a sinistra che non si è mai compromesso nelle politiche borghesi. Per costruire insieme, finalmente, una coerente presenza anticapitalista e comunista, contro ogni opportunismo e trasformismo.

L'OPERAZIONE “INGROIA”: IL CAPOLINEA DEL TRASFORMISMO

Non si tratta di discutere con voi dell' “insuccesso elettorale” in quanto tale dell'operazione Ingroia o del mancato ritorno in Parlamento di PRC e PDCI. Né si tratta di confrontare i 113.000 voti del PCL al Senato ( comunque conquistati -senza mezzi e senza coprire tutti i collegi- su un programma anticapitalista,) con i 500.000 o poco più di “Rivoluzione Civile” al Senato( IDV+ PRC+ PDCI+ Verdi+ De Magistris..), che è l'unico terreno omogeneo di confronto possibile. Perchè successi o insuccessi, tanto più sul piano elettorale, possono essere a volte indipendenti dalle scelte politiche che si compiono.

Si tratta invece di discutere esattamente della scelta politica compiuta: quella di aver annullato la propria autonomia e riconoscibilità di “comunisti” dentro l'arancione dei pubblici ministeri, nel momento della massima crisi del capitalismo. Quella di aver imboscato la stessa centralità delle ragioni del lavoro dentro l'abbraccio col liberal questurino Di Pietro, nel momento della più grave aggressione contro i lavoratori dell'intero dopoguerra. La disfatta elettorale ha solo registrato l'enormità di questa scelta politica. Che ha esposto decine di migliaia di compagni/e ad un'autentica umiliazione. E che oltretutto ha favorito lo sfondamento grillino a sinistra.

Il punto è : qual'è la radice di questa scelta politica abnorme? Non siamo in presenza di un “errore”, per quanto letale. Siamo in presenza dell'ennesima manifestazione del codice politico di fondo dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI: quello per cui la propria collocazione o ricollocazione istituzionale ( o... la speranza di conseguirla) prevale su ogni considerazione di principio. E tanto più sul rispetto dei propri militanti e delle loro ragioni.

LA LUNGA STORIA DI UNA DERIVA ISTITUZIONALE

E' lo stesso codice genetico che ha segnato, con responsabilità anche più gravi, il lungo corso dei gruppi dirigenti di Rifondazione.

E' il codice che nel 96/98 spinse l'intero gruppo dirigente del PRC ( Bertinotti, Cossutta, Ferrero, Diliberto, Grassi, Rizzo..) a entrare nella maggioranza del primo governo Prodi, votando l'introduzione del lavoro interinale (Pacchetto Treu), il record delle privatizzazioni, i campi di detenzione per i migranti( legge Turco- Napolitano).

E' il codice che nel 99/2001 spinse Diliberto (e Rizzo) a sostenere i bombardamenti “umanitari” su Belgrado, in cambio di un ministero nel governo D'Alema-Cossiga per il neonato PDCI.

E' il codice che nel 2006/2008 spinse PRC e PDCI a entrare nel secondo governo Prodi, votando missioni di guerra e detassazione dei profitti, in cambio di un ministero( Ferrero) e della Presidenza della Camera (Bertinotti).

E' il codice che tuttora spinge PRC e PDCI in tante giunte locali di centrosinistra a votare tagli sociali in cambio di assessori. Magari a braccetto dell' UDC, come in Liguria.

Del resto: la stessa operazione Ingroia non è nata forse per il solo rifiuto del PD di accettare Di Pietro e Diliberto nella coalizione di Centrosinistra? E a nome di “Rivoluzione civile” Ingroia non ha forse continuato ad offrire al PD la propria disponibilità di governo, al posto di Monti, durante tutta la campagna elettorale?

Questo codice politico si è rivelato irriformabile. Ha disperso e demotivato negli anni un patrimonio enorme di energie e di speranze di decine di migliaia di attivisti e di milioni di lavoratori e di giovani. Ed oggi è giunto semplicemente al suo epilogo.

PERCHE' UNIRSI AL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Il Partito Comunista dei Lavoratori è nato (tra il 2006 e 2008) contro questa politica, dopo una battaglia di 15 anni all'interno del PRC, basata sui principi anticapitalistici e di classe. E' nato non per “dividere” i comunisti. Ma per liberarli da partiti che comunisti non erano e non sono. Per dare loro un riferimento coerente da cui ripartire. Per evitare loro nuove delusioni e dispersioni.

Certo: siamo un piccolo partito. Che si è dovuto confrontare , in anni difficili, con gli effetti di confusione e demoralizzazione prodotti dal fallimento del PRC governista in un vasto settore della stessa avanguardia. Che ha dovuto lottare controcorrente , negli anni della peggiore crisi sociale, rispetto allo stesso arretramento della coscienza politica del movimento operaio . Ma abbiamo lavorato e lavoriamo per ricostruire una coscienza di classe , non per contribuire a disperderla. Da qui la nostra battaglia, in tutte le lotte e i movimenti, contro ogni subordinazione al PD, o al giustizialismo, o al grillismo. Da qui anche la nostra presenza alle elezioni: come terreno di presentazione di un programma comunista, alla luce del sole e senza mimetismi.

Oggi possiamo dire di aver costruito, con tutti i nostri limiti, l'unico partito a sinistra del PRC realmente presente su scala nazionale, dotato di un minimo di organizzazione e di radicamento. L'unico che, nel suo piccolo, sta estendendo la propria presenza territoriale. L'unico, non a caso, che può presentarsi alle elezioni nazionali. L'unico, soprattutto, che non ha altro interesse da difendere che gli interessi del lavoro e della rivoluzione sociale.

Cari compagni e compagne,

diversi militanti di PRC e PDCI, in diverse parti d'Italia, hanno raggiunto in questi mesi le fila del PCL. E' un fatto prezioso. Ma se entrassero nel nostro partito tutti coloro che- tra voi- ci hanno detto e ci dicono che “sono d'accordo” con il PCL, con la sua politica, con il suo programma, la nostra comune battaglia comunista e rivoluzionaria farebbe un grande passo avanti. Nell'interesse dei lavoratori e di tutti gli sfruttati.

Questa è esattamente la proposta che vi avanziamo.

Disponibili, con i nostri dirigenti, e con le nostre sezioni territoriali, ad ogni occasione di incontro , di confronto, di approfondimento. A partire dalle lotte comuni di ogni giorno.

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TOCCA AI LAVORATORI COSTRUIRE UN' ALTERNATIVA.
IN PIENA AUTONOMIA
DAI PARTITI PADRONALI E DAI COMICI GURU

(4 Marzo 2013)

testo volantino nazionale

Le elezioni hanno visto il successo di un vecchio miliardario imbroglione (Berlusconi) e soprattutto di un comico milionario (Grillo).
Un “guru” che propone tra le altre cose (in sintonia con il progetto del “guru del guru”, il padrone milionario Casaleggio) l'abolizione pura e semplice del sindacato in quanto tale (“roba dell'800”), proprio nel momento della massima aggressione padronale contro il lavoro e i diritti sindacali. Che a Parma, dove governa, alza le rette di asili e mense per pagare gli interessi alle banche. Che rivendica licenziamenti di massa nel pubblico impiego e la riduzione di tutte le pensioni per ridurre le tasse ai padroni (con l’abolizione dell ‘IRAP).
Perché tanti giovani, tanti lavoratori, tanti precari, sbagliando clamorosamente, hanno finito con l'affidarsi a un guru milionario che non ha nulla a che spartire con i loro interessi? Perché si è sentita priva di riferimenti, rappresentanza, prospettive, dentro la crisi sociale più drammatica del dopoguerra.
Per anni tutti i governi (Prodi, Berlusconi, Monti) hanno colpito i lavoratori per conto degli industriali e dei banchieri. Tutti i partiti dominanti, di ogni colore (dal PD al PDL) hanno servito gli interessi dei capitalisti da cui sono finanziati (basta vedere i loro bilanci) contro i lavoratori, i precari, i disoccupati.
Ma soprattutto le sinistre sindacali e politiche che avrebbero dovuto difendere i lavoratori, li hanno abbandonati a loro stessi. La direzione della CGIL ha prima concertato coi governi di Centrosinistra le politiche antioperaie, e poi ha consentito al governo Monti le peggiori misure contro lavoro e pensioni (pur di coprire il PD di Bersani). Le sinistre cosiddette “radicali” prima hanno votato (unite) guerre e sacrifici in cambio di ministeri nei governi di centrosinistra e poi hanno finito col rifugiarsi (divise) sotto il comando del PD o dei pubblici ministeri (Ingroia), sino a cancellare l'autonomia delle ragioni del lavoro e la propria stessa riconoscibilità elettorale.
C'è da stupirsi se una disperazione sociale, allo sbando, si affida al primo ciarlatano, magari ottimo comiziante, e pure “simpatico”?
Ricostruire una rappresentanza indipendente del lavoro, per un'alternativa alla dittatura degli industriali e delle banche: questa è la vera necessità. Unire lavoratori, precari, disoccupati in una mobilitazione straordinaria: senza di questo le condizioni sociali di milioni di lavoratori e di giovani continueranno a peggiorare. Perché il sistema capitalistico non ha più niente da offrire ma solo da togliere, chiunque governi (Berlusconi, Monti, Bersani.. o Grillo-Casaleggio).
Solo i lavoratori possono costruire, con la propria forza, un'alternativa vera, imponendo un proprio governo che rovesci il capitale finanziario e riorganizzi alla radice l'intera società. Senza una lotta per questa prospettiva, i lavoratori resteranno divisi, senza difese e senza risultati. E nella loro disperazione inzupperanno il pane, a proprio vantaggio, padroni e truffatori di ogni specie. Magari comici.
Ricostruire tra i lavoratori la coscienza dei propri interessi, della propria forza, della necessità di una soluzione anticapitalista, è la ragione d'essere del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL). E’ solo per questo che ci siamo presentati alle elezioni, ed è solo per questo che una sia pur modesta avanguardia di lavoratori e giovani ha sostenuto le nostre liste.
Certo: siamo un piccolo partito, dentro un maremoto, che nuota contro corrente. Ma siamo l'unico partito della sinistra che non si è mai compromesso con politiche antioperaie. L'unico che non si subordina né al PD, né ai magistrati, né ai comici guru. L'unico che si batte, in ogni lotta, per una prospettiva di governo dei lavoratori e di rivoluzione sociale: la sola rivoluzione vera per eliminare sfruttamento, miseria, disoccupazione e corruzione. 

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

ELEZIONI POLITICHE 2013


Giovedì 14 febbraio alle ore 10 i militanti  e i candidati del Partito Comunista dei Lavoratori, presente alle prossime elezioni politiche, saranno davanti alla sede di Bankitalia a Bologna, in piazza Cavour n. 6 alle ore 10,00 per un volantinaggio volto a sensibilizzare l’opinione pubblica sugli scandali bancari

Il “caso” di Monte dei Paschi non è uno scandalo: è la radiografia del capitalismo.

Non è vero che Bankitalia e il ministro dell’economia  non si sono accorti di nulla.

Piuttosto hanno insieme coperto la truffa.

Intanto la stessa banca, già beneficiata dai Tremonti Bond, viene salvata dal governo dei banchieri di Mario Monti, con la pubblica regalia di 4 miliardi, pagati dai lavoratori e dai loro sacrifici.

Il circo dell’ipocrisia coinvolge l’intero arco politico

Il PD, vero azionista politico della banca e finanziato direttamente da Mussari ( 700000 euro di dono personale), finge di non conoscere il Monte dei Paschi. Ma approva il suo salvataggio con denaro pubblico.
PDL e LEGA si scagliano contro il PD, per far dimenticare i propri traffici con Fiorani e Fazio, la truffa CredieuroNord, il crac del Credito Cooperativo di Verdini, e l'uso Bancomat della BPM di Ponzellini per tutte le necessità degli amici.
Grillo comizia contro “la politica”, difende i piccoli azionisti, ma non indica soluzioni se non il voto a “5 Stelle”. (L'unica vera proposta sociale resta ..“l'abolizione del sindacato”).

Ingroia sa solo chiedere indagini della Magistratura e l'”allontanamento dei partiti dalle banche”.

Ma è l’intero sistema bancario ad essere marcio. Tutte le banche italiane hanno investito nei derivati finanziari spazzatura: Unicredit per 118 miliardi, Intesa San Paolo per 59 miliardi.. Il totale della sola finanza spazzatura ammonta in Italia a 218 miliardi. Ciò significa una cosa sola: che le stesse banche italiane che intascano ogni anno quasi 100 miliardi di interessi sui titoli pubblici ( oltre ai 70 intascati dagli enti locali indebitati) -sottraendole a lavoro, sanità , pensioni- utilizzano il denaro pubblico per finanziare il risiko del casinò finanziario, a caccia di dividendi facili. Intanto lo Stato provvede con ..denaro pubblico in caso di bisogno.

Questa rapina deve finire. Con l'abolizione del debito pubblico verso le banche; la loro nazionalizzazione senza indennizzo per i grandi azionisti; la loro concentrazione in un unica banca pubblica sotto controllo sociale. E' una misura di igiene.


LINK AL VIDEO DELLO SPOT ELETTORALE DEL PCL
(per combattere l'oscuramento mediatico dei comunisti diffondilo tra tutti i tuoi contatti)
Il video è visibile anche alla pagina ELEZIONI POLITICHE 2013

Le liste del Partito Comunista dei Lavoratori saranno presenti alle elezioni politiche di Camera e Senato di febbraio nel collegio dell'Emilia Romagna, unico partito che dalle proprie insegne al proprio programma difende risolutamente e coerentemente le ragioni del mondo del lavoro e i diritti dei lavoratori nella prospettiva di costruire la piu grande e radicale mobilitazione contro industriali, banchieri, Vaticano, per una Repubblica dei lavoratori.
Per seguire le parole, le rgioni e le proposte della campagna elettorale del PCL puoi andare alla pagina Elezioni Politiche 2013.
Qui sotto puoi seguire il calendario delle iniziative e degli appuntamenti di discussione e approfondimento.



Lo spezzone del PCL al No Monti day
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EMERGENZA TERREMOTO:
SOTTOSCRIZIONE DEL PCL

(19 Giugno 2012)

A tre settimane dal terremoto che ha colpito l’Emilia-Romagna la situazione resta grave e difficile per tutte le migliaia di persone sfollate, che già da qualche giorno devono affrontare un caldo eccezionale per la stagione.
Le compagne e le compagne del Pcl di Modena, in particolare di Mirandola, ci hanno chiesto un aiuto per sostenere i terremotati della zona a cui cominciano mancare alcuni generi di prima necessità, soprattutto per l’igiene personale e per meglio sopportare le alte temperature.

INVITIAMO QUINDI I COMPAGNI E LE COMPAGNE DEL PCL ED I NOSTRI SIMPATIZZANTI A SOTTOSCRIVERE PER SOSTENERE UN PRIMO CARICO DI AIUTI AGLI SFOLLATI DI MIRANDOLA.

CONTO CORRENTE POSTALE N. 89867907 INTESTATO A PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

E’ NECESSARIO SPECIFICARE LA CAUSALE: TERREMOTO

Per chi volesse informazioni dirette può contattare la sezione modenese del PCL all’indirizzo: pcl.modena@gmail.com

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ADERISCI ALL'APPELLO E PARTECIPA ALL'ASSEMBLEA:
http://www.assemblea26maggio.org/appello.html

OCCUPYAMO PIAZZA AFFARI
dalla Bocconi a Piazza Affari



Milano: 31 marzo, ore 14

BUONA MANIFESTAZIONE CONTRO IL GOVERNO MONTI , BUONA PRESENZA DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

1 aprile 2012


La manifestazione di Milano contro il governo Monti Napolitano ha registrato una partecipazione di molte migliaia di lavoratori e di giovani, e un fronte unico vasto di tutte le organizzazioni politiche, sindacali, di movimento che oggi si collocano con chiarezza all'opposizione.
 
Dominante, in tutto il corteo, è stata la rivendicazione della cacciata del governo ( “licenziamolo con giusta causa”) e la contestazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ( “presidente dei banchieri”). Significativo l'ingrossamento progressivo del corteo lungo il percorso, con l'ingresso nelle sue fila di semplici passanti desiderosi di manifestare la propria rabbia contro le politiche dominanti e di denunciare la propria situazione di sofferenza ( lavoratori licenziati senza causale, lavoratori esodati, giovani precari).
 
Oltre alla presenza consistente delle forze sindacali promotrici ( Area 28 Aprile della CGIL,USB,CUB) e alla folta rappresentanza di movimenti e lotte sociali ( No Tav, comitati dei precari, ferrovieri in lotta, organizzazioni studentesche..), il corteo ha registrato una presenza diffusa della sinistra politica di opposizione: a partire da PRC, PCL, SC.
 
L'operazione rozza e scorretta della piccola organizzazione di Rizzo (Sinistra Popolare) che ha violato tutti gli accordi presi circa la disposizione nel corteo ( alla ricerca di propri spazi pubblicitari di immagine che potessero compensare l'estrema esiguità dei numeri), è stata giustamente tollerata- in questo caso- dagli altri partiti e organizzazioni, per evitare effetti di disturbo su una manifestazione unitaria di particolare importanza in un momento cruciale.
 
Molto significativa nel corteo la presenza organizzata del PCL: che si conferma una volta di più e di gran lunga come la presenza politica di piazza più consistente a sinistra del PRC, e sicuramente come l'organizzazione più combattiva e caratterizzata. Un successo quello di ieri non scontato, e per questo tanto più significativo, tenendo conto che il PCL- a differenza di altri- è impegnato proprio in questi giorni nella presentazione delle proprie liste elettorali in numerose città ( Genova, Palermo, Parma, Carrara, Pistoia, Catanzaro, e in numerosi centri minori).  Dietro  il grande striscione “Via il governo di Confindustria e banche, per un governo dei lavoratori” centinaia di compagni del PCL hanno sfilato inquadrati e organizzati dal servizio d'ordine del partito, ritmando per tutto il tempo slogan rivoluzionari, sino all'ingresso conclusivo e molto caratterizzato in piazza Affari. Dove il compagno Marco Ferrando è intervenuto, a nome del partito, nell'affollato comizio finale della manifestazione, dopo Cremaschi e Ferrero: ponendo la necessità della continuità della mobilitazione, di una svolta unitaria e radicale nelle forme di lotta ( sciopero generale prolungato), di una prospettiva di rivoluzione quale unica alternativa al capitalismo e alla sua crisi, in Italia come in tutta Europa.
 
Leale e corretta nei rapporti di fronte unico con gli altri soggetti e partiti, fortemente caratterizzata e distinta nel proprio messaggio e proposta politica: la manifestazione di ieri, nel suo piccolo, è stata un manifesto dell'identità e della cultura del Partito Comunista dei Lavoratori. E forse anche un salto di riconoscibilità esterna di questo patrimonio.

 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

PER UNA GRANDE MANIFESTAZIONE DAL BASSO
CONTRO LE POLITICHE DA MACELLERIA SOCIALE DEL GOVERNO MONTI

(19 Marzo 2012)

Sin dalla nascita del Comitato NO DEBITO il Partito Comunista dei lavoratori e’ stato tra i suoi promotori sia a livello nazionale che locale, per questo fa un appello a tutti i lavoratori, alle donne, ai precari, ai pensionati agli immigrati, ai suoi iscritti e militanti a partecipare alla manifestazione nazionale indetta per il 31 Marzo a Milano.
Deve essere una manifestazione di massa, dal basso contro le politiche di macelleria sociale che il Governo Monti sta portando avanti con l’appoggio parlamentare dei partiti del centro destra e del centro sinistra, espressione dei poteri forti del nostro paese, banche, finanza, CONFINDUSTRIA e chiesa.
Le misure adottate da questo governo mirano alla cancellazione dei diritti, come l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, diritti conquistati attraverso decenni di lotta della classe operaia. Si cancellano diritti ed allo stesso tempo si vuole fare pagare questa crisi alle classi meno abbienti. Una crisi mondiale, creata dalle banche e dalla finanza che anziche’ venir colpite dalla manovre economiche vengono premiate. Manovre che invece colpiscono i lavoratori ed i pensionati.
Tagli su tagli, salari bloccati da oltre 15 anni, meno soldi agli enti locali che tagliano scuole, trasporti e sanita’.
Continuiamo ad assistere alla chiusura di molti stabilimenti, ai licenziamenti, all’aumento della Cigo ma soprattutto della Cigs e della cassa integrazione in deroga. Questo avviene non soltanto perche’ le aziende falliscono ma perche’ queste spostano la loro produzione in Paesi in cui il costo del lavoro e’ basso a causa dello sfruttamento dei lavoratori.
Mentre a pagare sono sempre gli stessi, continuano invece i finanziamenti per armi, il nostro paese e’ il primo produttore al mondo in questo mercato. Armi che sicuramente non servono a migliorare le condizioni economiche e sociali, ma che invece hanno lo scopo di salvaguardare gli interessi imperialisti.
E’ ora di dire basta. E’ ora di dare una risposta concreta. E’ ora di mobilitarci.
Per questo noi promuoviamo ed invitiamo a partecipare alla manifestazione del 31 marzo, non come atto finale, ma come tappa di un percorso transitorio, che rovesci lo status quo.

Per questo rivendichiamo:


- il debito non va pagato: lo paghi chi l’ha creato (banche, finanza, CONFINDUSTRIA e chiesa)

- la nazionalizzazione delle banche e delle assicurazioni sotto controllo operaio salvaguardando i piccoli risparmiatori.
- Il controllo operaio sulla produzione, attraverso l’abolizione del segreto commerciale e l’apertura di libri contabili
- la nazionalizzazione dei grandi gruppi capitalistici dell’industria, come la Fiat
- un grande piano di opere sociali di pubblica utilita’ e non invece opere inutili e dannose come la Tav o il ponte sullo stretto.

Partecipiamo numerosi alla manifestazione del 31 Marzo a Milano,

partenza del corteo ore 14 dalla Università Bocconi

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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SOTTOSCRIVI L'APPELLO


PER L'ANNULLAMENTO DEL DEBITO PUBBLICO VERSO LE BANCHE
PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE, SENZA INDENNIZZO PER I GRANDI AZIONISTI E SOTTO CONTROLLO DEI LAVORATORI
PER UN PROGRAMMA ANTICAPITALISTA E RIVOLUZIONARIO

http://sites.google.com/site/pclbologna/documenti/Nodebito,senzapassiindietro.pdf

SCRIVENDO ALL'INDIRIZZO:
senzapassindietro@gmail.com

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(il PCL aderisce alla Comitato e ne sostiene le mobilitazioni)

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ELEZIONI IN ARGENTINA OTTOBRE 2011:
IMPORTANTE RISULTATO ELETTORALE DEI NOSTRI COMPAGNI ARGENTINI
 
Riportiamo qui di seguito il messaggio inviato dal nostro partito ai compagni argentini, a seguito delle elezioni presidenziali e politiche di domenica 23 ottobre.

Come già riportato sul Giornale Comunista dei Lavoratori, in Argentina i nostri compagni del Partito Operaio (Partido Obrero, PO) hanno costituito un fronte politico-elettorale con le due altre principali forze rivoluzionarie trotskiste del paese: il Partito So dei Lavoratori Socialisti(Partido de los Trabajadores Socialistas, PTS) e Sinistra Socialista (Izquierda Socialista, IS) con il nome di Fronte di Sinistra e dei Lavoratori (Frente de Izquierda e de los Trabajadores, FIT).


Il candidato alla presidenza del Fronte era il compagno Jorge Altamira, principale dirigente del PO, forza più significativa del Fronte.


Il compagno Altamira ha ottenuto quasi 500mila voti pari al 2,3% del totale, con un risultato senza precedenti per il pur storicamente significativo trotskismo argentino.


Il voto per le elezioni parlamentari è stato superiore, con 660.000 voti, cioè circa il 3%. con risultati molto difformi nelle diverse "province" (in realtà regioni di uno stato federale) in cui si divide l’Argentina, ma positivi soprattuto nei grandi centri operai.


Il FIT non è riuscito ad ottenere deputati eletti, pur andandoci molto vicino in due situazioni (Buenos Aires centro, Capitale Federale, e Buenos Aires provincia). La prima ragione è il bizzaro modo di elezione del parlamento in vigore in Argentina. Oltre ad un numero molto limitato di deputati (circa 250) esso non è mai rinnovato per intero, bensì per metà ogni 2 anni. Quindi nella grande maggioranza delle province, che costituiscono le circoscrizioni elettorali e sono una trentina, i deputati da eleggere sono pochissimi e bisogna avere percentuali a cifra doppia per ottenere un risultato positivo. Né esiste alcun recupero su scala nazionale. Inoltre lo sbarramento minimo, previsto al 3% è calcolato non sui votanti effettivi, ma sugli aventi diritto. Così nella provincia di Buenos Aires, che con oltre un quarto della intera popolazione argentina eleggeva 35 deputati, ottenere il 3,6% (280.000 voti), non è bastato al FIT, perché il dato era lievemente inferiore al 3% degli aventi diritto.


Ciò nonostante, il risultato del FIT resta molto positivo. Esprime il consolidamento intorno al trotskismo di un ampio settore di avanguardia. Offre la prospettiva di uno sviluppo di un grande partito operaio marxista rivoluzionario, con la possibilità per esso di porsi alla testa delle prossime lotte, che le contraddizioni del "centrosinistra" Kirchnerista, approfondendosi nel quadro della crisi mondiale del capitalismo, certamente favoriranno. Infine costituisce un potente stimolo per la rifondazione della IV Internazionale, con lo sviluppo del trotskismo conseguente, di fronte nche all’ulteriore fallimento delle forze della "sinistra radicale" riformista o semiriformista, incluso quelle di origine "trotskista", che escono distrutte anche dalle elezioni argentine.

All'indirizzo
http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2458
puoi leggere la lettera inviata ai compagni argentini

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