Scoprire la parrocchia

Breve storia della parrocchia


Premessa

Caratteristica della nostra parrocchia è quella di essere attraversata sia dal fiume Polcevera che dalla ferrovia e questo causa una divisione dei diversi abitati che ne fanno parte. Non solo esistono dei veri e propri quartieri, ma ci sono anche molte case sparse, alcune isolate, sul pendio della collina di Morego sulla sinistra del Polcevera ed altre sul lato della collina di San Biagio sulla destra del torrente.

Ogni quartiere costituisce una realtà separata, un punto di riferimento può essere considerato sicuramente l'IPERCOOP.

Quella che segue è la breve storia della nostra parrocchia, breve anche nel senso che già 47 anni per una parrocchia potrebbero essere pochi, ma la nostra praticamente ne ha solo 14 dal 1999 con il nuovo parroco (Don Giorgio n.d.r.) e con la costruzione dell'IPERCOOP e dei nuovi quartieri è iniziata una nuova epoca.

S. Maria Assunta del Serro


Quartiere - Località: Serro
Edificata nel: 1959 - Parrocchia dal: 1961 - Consacrata il: 1960
Via S. Quirico, 25/A - 16163
Genova S. Quirico (GE)
Tel: 010 710003

 STORIA:

 

La località dove sorge la chiesa è indicata con nomi diversi: Cadisette, Romairone, Morigallo.

L'arcivescovo G. Siri fece la benedizione della prima pietra per la chiesa nuova il primo novembre 1951; compì la consacrazione il 23 aprile 1960; con suo decreto del 2 aprile 1961 in vigore dal 21 maggio elevò la chiesa a nuova parrocchia.

Prima della chiesa non esisteva la parrocchia del Serro, le case sul lato destro del Polcevera facevano parte dell'antica parrocchia di San Biagio, mentre quelle sul lato sinistro appartenevano a quella di Morego. Esisteva comunque una piccola chiesa che dipendeva da San Biagio, posta sul lato destro del Polcevera nell'area dove adesso è presente il centro sportivo.

 
  La nostra zona appare oggi molto diversa rispetto a solo un secolo fa. Il Serro deriva dall'antico "Cerro" un abitato di cui si può osservare tracce in una cartografia del '700. Un piccolo gruppo di case lungo la strada a fondovalle del Polcevera, sotto Morego e fra Bolzaneto e l'abitato di San Quirico.                

Grande impatto ebbe, per tutti i paesi attraversati, la costruzione della linea ferroviaria Genova - Torino. Inaugurata il 20 febbraio 1854, univa il capoluogo ligure alla capitale del regno sabaudo attraversando la Valpolcevera.

Da un lato vi furono i disagi ai proprietari dei terreni per il passaggio dei binari, dall'altro vi fu l'effetto positivo dell'alta massicciata che costituiva un ideale barriera di contenimento delle acque del Polcevera. Si scongiuravano per sempre le ricorrenti inondazioni del fiume.

Un altro effetto della ferrovia fu il notevole risparmio di tempo e di risorse che ebbero le sempre crescenti industrie della zona. La ferrovia condiziono enormemente lo sviluppo di tutta la vallata ed in particolare del Serro, che da borgo ad attività prettamente agricole si trasformo in industriale, e così rimase fin quasi ai giorni nostri.

 
  Villa Durazzo / Cataldi.

La dimora che si elevava nella parte più a mare di Via Romairone, con la posizione oggi rilevabile dalla cappella gentilizia sopravvissuta alla demolizione, era stata costruita dalla nobile famiglia Durazzo per i distensivi soggiorni estivi poco tempo dopo la sua venuta in Liguria, nell'ultimo ventennio del XVIII secolo. Gestita per breve tempo dai P. Gesuiti che già avevano cura della Cappella, era passata ai Cataldi verso metà del secolo successivo per diventare comunale nel secondo decennio del Novecento, venendo utilizzata sia come sede scolastica decentrata sia ospitando i bambini del circondario polceverasco nei mesi caldi come sede dei cosidetti "campi solari". Acquistata dalla E.R.G. negli anni Cinquanta, era stata demolita per fare posto agli impianti petroliferi.

A Genova all'interno di Palazzo Reale - Teatro del Falcone dal 14 luglio al 3 ottobre 2004 si è tenuta la mostra "Da Tintoretto a Rubens. Capolavori della collezione Durazzo" che conteneva quadri provenienti anche da questa villa.


 La vecchia chiesa

Ecco quanto ci scrive un ex parrocchiano:

Signori buongiorno,

mi è capitato di leggere il vostro interessante sito dedicato alla Breve storia della parrocchia, vedo che vi mancano, e lo dichiarate, notizie sulla cappella che esisteva (fu costruita e demolita nello spazio di pochi anni) esattamente di fronte, sulla sponda destra, e visto che io ne so qualcosa ve lo racconto. 

Sono nato a Ca' de Sette come si dice in genovese, cioè di fronte al Serro, dove viveva parte della mia famiglia paterna, nonno zii cugini e prozii, originaria di Murta, e ho abitato lì con i miei genitori fino a 8 anni di età e ricordo benissimo, avevo 6 anni, l'arcivescovo Siri venuto per deporre (ma non al Serro) la prima pietra della vostra futura chiesa. Ero lì in prima fila.

Vedo che nel vostro riquadro dedicato a La vecchia chiesa non è chiara la distinzione tra la cappella che fu costruita a Ca' de sette nel 52, al piano terra di una palazzina tirata su in fretta in blocchetti di cemento e con al primo piano l'abitazione del sacerdote e altre cose, e quella che si chiamava la Cappelletta e che era ed è, rimasta unico rudere di quella che fu una delle più belle ville genovesi del 700, in località Romairone, la villa Durazzo-Cataldi. E' lì che un anziano sacerdote che lì abitava, don Tassara, per una vita maestro elementare, diceva messa la domenica per i cadisettini e quelli di Romairone, località dove si trova la cappelletta. Per una parte di questi, naturalmente, perché allora la zona era una vera Brescello genovese, essendo Brescello il paese dove Giovannino Guareschi ha fatto vivere Don Camillo e Peppone. Io ho servito da chierichetto le prime messe a don Tassara e poi al giovane don Congedi, arrivato a condurre la nuova cappella di Ca' de Sette e più tardi parroco, credo, di Certosa, dove, anziano, morì, e dove di lui resta un buon ricordo. 

  Lasciamo stare la storia della villa Durazzo-Cataldi che era splendida, una vera piccola Versailles, ma neanche tanto piccola, un piccolo mondo neanche tanto piccolo di una realtà, quella delle grandi ville genovesi, finita con l'800 e che ha rappresentato una delle pagine gloriose di Genova, attirando fino a tutto l'800 viaggiatori da tutto il mondo per la magnificenza delle sue dimore di cui oggi non molto rimane, qualche esempio sì per fortuna. Aveva orti superbi, irrigati con l'acqua del Burba cioè del bricco della Guardia lì canalizzata, dove sorge da circa 85 anni il cimitero della Biacca, e subito più a sud, sotto la villa, un magnifico parco con alberi selezionati da tutto il mondo che andò definitivamente abbattuto durante la Seconda guerra mondiale.

  Io ho fatto a villa Cataldi la 1a e 2a elementare. Poi, meno di dieci anni dopo, tutto andò distrutto in modo sconsiderato per far posto a nuovi impianti e soprattutto a depositi della raffineria Garrone ma, per salvarsi la coscienza e dare prova della loro esistenza, Belle Arti e Comune impedirono la demolizione della Cappelletta, annessa alla villa e collegata, ma con corpo a parte. Dentro era molto bella e molto ricca. Adesso tutto deve essere marcio e, come si fa con i vecchi cavalli azzoppati e incapaci di rialzarsi, l'unica cosa saggia sarebbe abbatterla. Ma credo che la coscienza sporca di un tempo impedisca di farlo. Così, tanto per far vedere che abbiamo delle leggi e il senso della storia, anche quando non ne abbiamo affatto.

L'altra cappella, di don Congedi, merita un discorso a parte.

Non so se conoscete la vera storia, che comprensibilmente non va trasferita, sia pure succintamente, nella vostra pagina sul web, ma che come sempre quando la verità è sicuramente nota e accertata (non succede sempre), è bene conoscere. Così, tanto per non tramandare inesattezze o pure falsità e, anche se non si dice il vero, non dire il falso.

La cappelletta di don Congedi, così venne chiamata per qualche anno dai cadisettini, sorgeva a livello strada quasi di fronte alla passerella, un po' più a monte, e aveva subito alle spalle le prime falde della collina che diventa poi quella di San Biagio. Lì a fine 51 l'arcivescovo Giuseppe Siri, a circa 20-25 metri dalla strada e a circa quattro o cinque metri di dislivello rispetto al livello strada, pose la prima pietra.

Ora, l'area era un prato in declivio già adibito a frutteto allora un po' malandato e apparteneva a un coetaneo e amico di mio nonno che non aveva nessuna intenzione di venderlo a Garrone per l'ampliamento della raffineria. Con la nascita della raffineria, subito dopo la guerra (Garrone era già insediato prima del conflitto ma aveva due operai e una caldaietta con cui recuperava il bitume dalla manutenzione strade, quindi nulla), si aprì subito il problema degli spazi. Ca de Sette aveva attività agricole (la più importante con robusta stalla quella del Ciso), artigianali, una trentina di case sparse, la vecchia villa dei Romairone dove abitavo anch'io, qualche villetta di qualche pretesa, e due piccoli condominii. Uno dopo l'altro, i proprietari vendevano, in genere malvolentieri, a Garrone, spesso con cause legali e lunghe diatribe. 

  Il grande prato di cui sopra impediva lo sviluppo verso nord della raffineria. Il proprietario diceva sempre che a Garrone non lo avrebbe venduto e che lo vendeva solo se lì avessero costruito la chiesa, antica aspirazione dei cadisettini, agglomerato privo di quella identità che tradizionalmente, dalle nostre parti e non solo, una vera chiesa conferisce. 

Allora si procedette così, anche se di questi passaggi legali non sono sicurissimo, ma comunque sono sicuro del loro risultato finale. Garrone acquistò l'area con immediata donazione per l'erigenda chiesa. L'arcivescovo venne e depose la prima pietra. Ricordo benissimo che mio nonno Mario, la sera stessa della prima pietra, diceva a casa sua scrollando la testa. "Lì a gexa a nu ghe vegne. Lì ghe vegne Garun". In attesa fu innalzata una grande croce di legno su cui noi bambini ci arrampicavamo. Poi fu costruito molto rapidamente l'edifico che al piano terra aveva la cappella. E un cinque o sei anni dopo, mi pare, l'edificio fu prima inglobato dalla raffineria con la cappelletta chiusa, e trasformato in uffici, questo dopo la costruzione della chiesa del Serro ritengo, e quindi demolito. Ma qui i tempi della mia memoria non sono precisi quanto a date perché io abitavo ormai altrove.

  Così sono andate le cose, con un piccolo...imbroglio. e noi vecchi cadisettini ce lo ricordiamo. Era inevitabile del resto, la raffineria dava lavoro, la logica dei tempi era questa. Ma il ricordo dell'imbroglietto, e di come la Curia via abbia preso parte, rimane.  

Un'altra cosetta. Nel riquadro intitolato La storia ci sono alcune imprecisioni toponomastiche; la località dove sorge l'Assunta è il Serro, Morigallo è circa 1 km più a sud lungo la stessa strada, Ca' di Sette o de Sette in genovese è esattamente di fronte, Romairone parte più o meno da dove c'è il rudere della Cappelletta Durazzo-Cataldi e arriva grossomodo alla confluenza del Burba, o riâ da Guardia, con il Polcevera.

Cordialmente, e con i migliori auguri

M.M.

Se qualcuno ha qualcosa da aggiungere, saremo lieti di aggiungere tutto quanto.

Grazie Signor M. M.


 
  La nuova chiesa

Come già detto la prima pietra venne posta nel novembre 1951; venne consacrata il 23 aprile 1960 dal Cardinare Siri e divenne parrocchia nel maggio 1961.

Fu la prima chiesa dedicata alla Madonna Assunta dopo la proclamazione del dogma da parte del Papa nel 1959.

Contiene varie opere d'arte, quali la Via Crucis dello scultore Francesco Messina (Linguaglossa, Catania, 1900 - Milano 1995) lo stesso scultore che ha fatto il famoso "Cavallo morente" quello del palazzo della RAI a Roma.

Recentemente sono stati eseguiti dei restauri interni ed esterni.