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Brigata paracadutisti "Folgore"

Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia

sezione 

Valle d’Aosta

M.A.V.M. com.te E. Sala





Le informazioni di seguito riportate sono tratte da "wikipedia", dal sito dell'Esercito italiano e gentilmente concesse, per la parte riguardante il 183° reggimento "Nembo" dal sito www.nembo.info che ne detiene tutti i diritti e che vi invitiamo a visitare:

CoA of the Folgore Brigade.svg

Descrizione generale

Attiva: 1º gennaio 1963 - oggi
Nazione: Italia
Alleanza: N.A.T.O.
Tipo: paracadutisti
Dimensione: Brigata
Guarnigione/QG: Livorno, Pisa, Pistoia,Siena e Legnago
Soprannome: La Folgore
Motto: Come Folgore dal cielo...Come Nembo di tempesta
Battaglie/guerre: El Alamein
Anniversari: 23 ottobre 1942 El Alamein

Il comando

La Brigata paracadutisti "Folgore" è una Grande Unità dell'esercito Italiano posta alle dipendenze del primo comando forze di difesa di Vittorio Veneto. Istituita il 1º gennaio 1963 a Pisa per trasformazione del preesistente Centro Militare di Paracadutismo. La Brigata ha il suo quartier generale a Livorno, è dislocata tra Toscana e Veneto, e si compone di un Reparto Comando e Supporto, tre reggimenti d'arma base, uno d'assalto, uno d'acquisizione obiettivi ed uno genio guastatori.

La Storia

Trae origine dalla Divisione Paracadutisti costituita il 1° settembre 1941 a Tarquinia (VT) con i Reggimenti Paracadutisti 1° e 2° - cui si affianca il 3° nel marzo 1942 - ed il Reggimento Artiglieria Paracadutisti.
Resosi necessario l'impiego oltremare come unità terrestre, nel luglio 1942 è denominata Divisione di Fanteria "Folgore" (185^).
Le sue unità, di conseguenza, assumono la denominazione di 185°, 186° e 187° Reggimento Fanteria "Folgore" e 185° Reggimento Artiglieria "Folgore".
Dal 15 settembre 1942 il 185° Fanteria, rimasto in Patria, ceduti due battaglioni al 187°, lascia la "Folgore" e, preso il nome di 185° Reggimento "Nembo", diviene il nucleo costitutivo di una seconda divisione paracadutisti.
La "Folgore", avrà il battesimo del fuoco in Africa Settentrionale dove imporrà all'ammirazione del nemico e dell'alleato il suo stile di combattimento.
Consumata ma non vinta nella terribile battaglia di El Alamein, viene ufficialmente sciolta il 23 novembre 1942.

Il 1° gennaio 1963 si costituisce in Pisa, per trasformazione del preesistente Centro Militare di Paracadutismo (istituito nel 1947), la Brigata Paracadutisti su Comando, 1° Reggimento Paracadutisti (II e V btg), Battaglione Sabotatori Paracadutisti, Compagnia Carabinieri Paracadutisti (Battaglione dal 15 luglio), Batteria Artiglieria da Campagna Paracadutisti (Gruppo dal 1° giugno) e Centro Addestramento Paracadutisti (dal 1° dicembre passa alle dipendenze dell'Ispettorato di Fanteria e Cavalleria).
Dal 10 giugno 1967 riprende la denominazione tradizionale di Brigata Paracadutisti "Folgore".

Con la ristrutturazione dell'Esercito, dal 1° ottobre 1975 l'organico della grande unità è modificato e la "Folgore" comprende Reparto Comando e Trasmissioni, 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti "Tuscania", 2° Battaglione Paracadutisti "Tarquinia", 5° Battaglione Paracadutisti "El Alamein", 9° Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin", 3° Battaglione Paracadutisti "Poggio Rusco", 185° Gruppo Artiglieria da Campagna Paracadutisti "Viterbo", Battaglione Logistico "Folgore" e reparti minori. Dal gennaio 1983 torna alle dipendenze del Comando Brigata anche la Scuola Militare di Paracadutismo.

Il 1° gennaio 1986, unitamente alla Brigata "Friuli" ed a reparti di volo dell'Aviazione Leggera dell'Esercito, entra nella Forza di Intervento Rapido (FIR), unità interforze costituita per intervenire con immediatezza contro minacce interessanti l'intero territorio nazionale.

Il 1° gennaio 1986, unitamente alla Brigata "Friuli" ed a reparti di volo dell'Aviazione Leggera dell'Esercito, entra nella Forza di Intervento Rapido (FIR), unità interforze costituita per intervenire con immediatezza contro minacce interessanti l'intero territorio nazionale.

Dal 31 maggio 1991 viene inquadrato nella Brigata anche il ricostituito 183° Battaglione Paracadutisti "Nembo", quindi, con un nuovo ordinamento assunto dalla Forza Armata che ripristina il livello reggimentale, la "Folgore" ad iniziare dal 1992 assume gradatamente l'organico su Comando, 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti "Tuscania", 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin", Reggimenti Paracadutisti 183° "Nembo", 186° e 187°"Folgore", 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti "Folgore", mantenendo inalterati i supporti.

Inserita nel Comando Forze di Proiezione, dal 1° dicembre 2000 passa alle dipendenze del 1° Comando Forze di Difesa ed assume nei suoi ranghi il 5° battaglione genio guastatori "Bolsena" poi rinumerato 8° "Folgore", nel quale confluisce la Compagnia Genio Guastatori Paracadutisti del Reparto Comando e Supporti Tattici.
A marzo 2001 viene soppresso il Battaglione Logistico, trasformato in 6° Reggimento di Manovra, seguito dal grosso del 26° "Giove" rischierato a Viterbo.

A seguito del passaggio dell'Arma dei Carabinieri da prima Arma dell'Esercito a quarta Forza Armata, nel corso del 2002 il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti "Tuscania" 
esce dai ranghi della Brigata.

La Brigata "Folgore" oggi 


Attualmente la "Folgore" è una Brigata, con reparti basati a LivornoPistoiaSienaPisa e Legnago, strutturati come segue :

  • CoA of the Folgore Brigade.svg Reparto comando e supporti tattici "Folgore" di Pisa, su :
Compagnia comando
Compagnia trasmissioni "Gufi"
  • CoA mil ITA rgt genio 08.png 8º Reggimento genio guastatori paracadutisti "Folgore" di Legnago (VR), su :
Compagnia comando e supporti logistici "Atlante"
8° Battaglione genio guastatori paracadutisti "Folgore", su :
21ª Compagnia genio guastatori paracadutisti "Giaguari"
22ª Compagnia genio guastatori paracadutisti "Angeli Neri"
23ª Compagnia genio guastatori paracadutisti "Cinghiali"
24ª Compagnia genio guastatori paracadutisti "Tigri"
Compagnia comando e supporti logistici
Compagnia trasmissioni
1° Battaglione incursori paracadutisti "Col Moschin", su :
110ª Compagnia incursori paracadutisti
120ª Compagnia incursori paracadutisti
130ª Compagnia incursori paracadutisti
Reparto addestramento forze per operazioni speciali, su :
101ª Compagnia allievi incursori paracadutisti
Base addestramento incursori
Compagnia comando e supporti logistici "Orsi"
183° Battaglione fanteria paracadutisti "Nembo", su :
18ª Compagnia fucilieri paracadutisti "Leoni"
19ª Compagnia fucilieri paracadutisti "Linci"
20ª Compagnia fucilieri paracadutisti "Puma"
Compagnia controcarri paracadutisti "Leopardi"
Compagnia mortai pesanti paracadutisti "Pegaso"
Batteria comando e supporti logistici "Leoni"
1° Gruppo acquisizione obiettivi paracadutisti "Viterbo", su :
1ª Batteria acquisitori paracadutisti "Draghi"
2ª Batteria acquisitori paracadutisti "Aquile"
3ª Batteria acquisitori paracadutisti "Diavoli"
Batteria LRRP
Compagnia comando e supporti logistici "Sorci Verdi"
5° Battaglione fanteria paracadutisti "El Alamein", su :
13ª Compagnia fucilieri paracadutisti "Condor"
14ª Compagnia fucilieri paracadutisti "Pantere Indomite"
15ª Compagnia fucilieri paracadutisti "Diavoli Neri"
Compagnia controcarri paracadutisti "Peste"
Compagnia mortai pesanti paracadutisti "Vampiri"
Compagnia comando e supporti logistici "Aquile"
2° Battaglione fanteria paracadutisti "Tarquinia", su :
4ª Compagnia fucilieri paracadutisti "Falchi"
5ª Compagnia fucilieri paracadutisti "Pipistrelli"
6ª Compagnia fucilieri paracadutisti "Grifi"
Compagnia controcarri paracadutisti "Draghi"
Compagnia mortai pesanti paracadutisti "Sparvieri"
  • CoA mil ITA centro paracadutismo.png Centro addestramento paracadutismo di Pisa, su :
Compagnia comando e servizi
Ufficio addestramento e lanci
Ufficio studi ed esperienze
Centro sanitario aviotruppe
Centro sportivo esercito - sezione paracadutismo
Compagnia trasporti
Battaglione avioriformimenti
Reparto corsi

Il 23 ottobre si festeggia l'anniversario della battaglia di El Alamein (1942). Patrono: san Michele Arcangelo (29 settembre).


Reparto comando e supporti tattici "Folgore"

Costituito in Pisa il 1º ottobre 1963 quale Quartier generale della ricostituita Brigata paracadutisti "Folgore", assume la denominazione di Reparto comando e trasmissioni il 1º ottobre 1975. La Compagnia trasmissioni che ne fa parte dal settembre 1977 ha ereditato le tradizioni della 185ª Compagnia genio collegamenti della Divisione "Folgore". Dal 1º gennaio 1994 ingloba a sé la Compagnia genio guastatori paracadutisti "Folgore", assumendo così la denominazione attuale di Reparto comando e supporti tattici e mantenendo tale denominazione anche dopo lo scioglimento della suddetta compagnia a seguito dell'inquadramento nella brigata dell'8º Reggimento genio guastatori paracadutisti. Il Reparto, inquadrato nella Brigata paracadutisti "Folgore" è un'unità di supporto fondamentale destinata al sostegno logistico ed alla sicurezza del Comando Brigata, alla gestione del sistema di trasmissioni dell'intera brigata, a soddisfare le esigenze di mobilità delle varie unità che compongono la Grande Unità elementare. Ha partecipato a tutte le operazioni "fuori area" nelle quali è stato presente il Comando Brigata paracadutisti "Folgore".


183º Reggimento paracadutisti "Nembo"


Il Reggimento costituisce una delle componenti di "Arma base" della Brigata. Come tale, rappresenta lo strumento principale con il quale vengono assolti i compiti operativi della Grande Unità.

Si compone di un comando di reggimento, una compagnia per il supporto logistico ed un battaglione paracadutisti, pedina operativa dell'unità.
Alimentato da solo personale Volontario il reggimento è di stanza a Pistoia.

La Bandiera di Guerra è decorata di Medaglia d'Argento, di Bronzo e Croce di Guerra al Valor Militare, di Medaglia d'Argento e di Bronzo al Valore dell'Esercito e di Medaglia d'Argento al Valor Civile (Vajont).

La festa del reggimento cade il 19 aprile, anniversario della Battaglia di Grizzano (1945).
Il reggimento partecipa con tutti i reggimenti paracadutisti, alla festa delle Aviotruppe il 23 ottobre, anniversario della battaglia di El Alamein (1942).

Costituito in Firenze l'11 gennaio 1943, sotto la stessa data entra a far parte della 184^ Divisione "Nembo" con il 184° e 185° Paracadutisti ed il 184° di Artiglieria Paracadutisti. Trasferito in Sardegna nel maggio del 1943 vi rimane fino al maggio 1944, quando la Divisione, alle dipendenze del Corpo Italiano di Liberazione, prende parte alle operazioni sul territorio nazionale combattendo i tedeschi da Abbadia di Fiastra (giugno 1944) a Filottrano (luglio 1944).

Il 24 settembre 1944 per trasformazione della Divisione "Nembo", viene costituito il Gruppo da Combattimento "Folgore" che inquadra il Reggimento Paracadutisti "Nembo". L'unità si batte valorosamente a Tossignano e a Grizzano. Nel marzo del 1945 dal Reggimento vengono tratti un centinaio di volontari tra Ufficiali, Sottufficiali e Paracadutisti, i quali, inquadrati nella "Centuria Nembo", partecipano all'operazione "Herring", lanciandosi, la notte del 20 aprile 1945, sulle forze tedesche nella zona di Poggio Rusco.

Terminata la guerra, il 1º dicembre 1948 il Reggimento Paracadutisti "Nembo" viene trasformato in 183º Reggimento Fanteria "Nembo" della Divisione di fanteria "Folgore", rimanendo tale fino alla ristrutturazione dell'Esercito del 1975, quando viene ridotto a livello ordinativo di Battaglione (183° Battaglione fanteria meccanizzata "Nembo" nella Brigata "Gorizia"). Nel 1991 il 183º Battaglione Fanteria "Nembo" viene sciolto e la Bandiera di Guerra è assegnata al ricostituito 183º Battaglione paracadutisti "Nembo", trasferito da Gradisca (GO) a Pistoia, dove viene organicamente inquadrato nella Brigata "Folgore".

Il 23 aprile 1993 il 183º Battaglione è elevato al rango di Reggimento e assume l'attuale denominazione.
Dalla stessa data partecipa all'Operazione "Ibis" in Somalia dove il reggimento sostiene gli scontri del 2 luglio 1993.
In seguito partecipa tutte le attività oltremare ed in Patria che interessano la Brigata Paracadutisti "Folgore".


Lo Stemma



"...e per rincalzo il cuore"


Scudo: Troncato; il primo di nero alla banda nebulosa d'argento, attraversato dalla folgore d'oro posta in sbarra; il secondo d'azzurro alla croce d'oro accantonata nei primi due quartieri da due draghi alati affrontati di rosso(Belluno). Sulla troncatura una fascia d'azzurro caricata da una stella d'argento di cinque raggi e da sei filetti laterali di rosso 3 e 3.

Ornamenti esteriori: sullo scudo corona turrita d'oro, accompagnata sotto da nastri annodati nella corona, scendenti e svolazzanti in sbarra e in banda al lato dello scudo, rappresentativi delle ricompense al Valore. Sotto lo scudo su lista bifida d'oro, svolazzante, con la concavità rivolta verso l'alto, il motto "...e per rincalzo il cuore".

Medagliere


Medaglia d'Argento al Valor Militare
Decreto 24 luglio 1947
In dura campagna teneva testa ad un nemico cui ataviche qualità guerriere e senso di disperazione per l'inevitabile fine conferivano particolare accanimento e tenacia. Molteplici azioni di pattuglia e colpi di mano condotti con audacia senza pari nel vivo di munitissime posizioni traevano l'impronta dal generoso travolgente slancio dei suoi uomini. In durissima azione offensiva contro le truppe paracadutiste nemiche conquistava, in violento combattimento all'arma bianca ed a bombe a mano. un abitato fortemente organizzato a difesa, fino all'ultimo conteso da un avversario deciso, che soltanto il valore irresistibile dei suoi soldati riusciva a piegare. In brillante quanto rischiosa azione condotta da un reparto di prodi paracadutisti, lanciati dagli aerei sulle retrovie nemiche, seminava panico e terrore catturando oltre 1.300 prigionieri ed ingente materiale bellico. Sintesi delle più belle virtù dei Paracadutisti d'Italia, legava il suo nome alle più fulgide glorie della Specialità. (Tossignano, marzo-aprile 1945; Case Grizzano. 19 aprile 1945: zona di Poggio Rusco, 23 aprile 1945). (Al Reggimento Paracadutisti "Nembo").

Medaglia d'Argento al Valore dell'Esercito
Decreto 5 ottobre 1994
I1 183" Reggimento Paracadutisti "Nembo", inquadrato nelle forze italiane in Somalia, partecipava alle operazioni di soccorso alla popolazione somala prodigandosi con totale dedizione ed elevata professionalità nella pericolosa missione e confermando, in numerose azioni di rastrellamento per la ricerca d'armi ed in operazioni contro guerriglieri ed anti banditismo, I'altissimo livello di efficienza. il grande coraggio e la generosità dei suoi effettivi. Coinvolto in numerosi conflitti a fuoco reagiva sempre con efficacia e determinazione mettendo in luce il valore militare, la capacità operativa e la fortissima motivazione dei propri uomini. Nonostante le gravi perdite subite in combattimento. continuava ad assolvere i compiti affidati senza flessioni con la fierezza e l'orgoglio di perseverare nel tentativo di ridare sicurezza e soccorso umanitario a1 martoriato popolo somalo e nella determinazione di rendere onore alla Patria lontana (Somalia, 21 maggio 1993 - 7 settembre 1993).

Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Decreto 9 novembre 1945
Partecipava con valore e spiccata aggressività ad un ciclo operativo con truppe alleate contro il nemico tedesco. Con slancio travolgente strappava al tenace avversario un lungo costone organizzato in profondità nel senso dell'asse e battuto dall'intenso fuoco concentrico di artiglieria e di mortai. Metteva poi piede e guadagnava terreno a prezzo di dure perdite nell'interno di un robusto abitato difeso casa per casa. Contrattaccato da fanterie e da carri, li conteneva validamente asserragliandosi negli edifici marginali; poi ripreso nuovo slancio, riusciva a penetrare una seconda volta nell'interno del paese ed a disimpegnare le proprie frazioni accerchiate. Mantenendo infine a serrate distanze la pressione sull'avversario, lo induceva a rompere il contatto durante la notte per sottrarsi ad una lotta ormai senza speranza e così consacrava con brillante successo tangibile una gloriosa giornata per le Armi e per i Paracadutisti italiani. (Filottrano, 9 luglio 1944 - Al 183° Reggimento Paracadutisti "Nembo").

Medaglia di Bronzo al Valore dell'Esercito
Decreto 4 gennaio 1978
Al verificarsi del violento terremoto clie colpiva il Friuli, accorreva prontamente sui luoghi disastrati e prodigandosi con coraggio e slancio fratemo di solidarietà umana, dava un valido contributo al soccorso dei feriti e dei superstiti ed alla rimozione delle macerie, limitando i danni della grave sciagura. L'opera svolta ha riscosso l'apprezzaniento delle Autorità e l'incondizionata riconoscenza delle popolazioni colpite, rafforzando il prestigio dell'Esercito (Friuli, 6 -15 maggio 1976).

Croce di Guerra al Valor Militare
Decreto 9 novembre 1945
Gareggiava in mordente e tenacia con l'altro reggimento della divisione, impegnato in duro attacco risolutivo, dandogli apporto con un battaglione di rincalzo e con altro battaglione destinato ad agganciare di rovescio l'avversario. Partecipava col primo ad una alterna, aspra vicenda di attacchi e controattacchi, sviluppava l'azione del secondo con slancio spregiudicato pur sapendo di non poter contare su alcuna alimentazione dello sforzo e fidando solo sul motto del paracadutista italiano: "il cuore di rincalzo". In tal modo disorientava il nemico. Le sue vigili pattuglie piantavano per prime il tricolore sul contrastato obiettivo, quando l'avversario per sottrarsi ad una stretta ormai senza speranza si induceva, col favore della notte, a rompere il contatto ed a rinunziare alla lotta. Così consacrava con un brillante successo tangibile una giornata gloriosa per le Armi e per i Paracadutisti italiani. Filottrano, 8-9 luglio 1944. (Al 184° Reggimento Paracadutisti "Nembo").

Medaglia d'Argento al Valore Civile
Decreto 18 maggio 1964
Temprato ad ogni arditezza e sacrificio, il 183° Reggimento Fanteria "Nembo", in nobile fraterna gara con altri Reggimenti dell'Esercito, ha scritto, nel soccorrere tra insidie e disagi innumeri le popolazioni colpite dal disastro del Vajont, fulgide pagine di generoso altruismo e di eroica abnegazione (Ottobre 1963).


185º Reggimento paracadutisti ricognizione acquisizione obiettivi "Folgore"


Il 185º Reggimento R.A.O. è inquadrato nella Brigata paracadutisti "Folgore". Precedentemente inquadrato all'interno della Brigata quale 185º Reggimento Artiglieria Paracadutisti, armato con obici aviolanciabili da 105/14 e mortai pesanti da 120mm. Attualmente è una delle unità che fa parte delle Forze per Operazioni Speciali dell'Esercito Italiano, in quanto i suoi compiti principali sono divenuti la ricognizione, l'acquisizione obiettivi e la guida laser di ordigni "intelligenti" lanciati da aeromobili, attività da svolgere eventualmente in territorio ostile. Il Reggimento è quindi impiegato per operazioni speciali relative alla funzione operativa dell'intelligence militare e al controllo del fuoco finalizzato all'ingaggio di obiettivi ad alta priorità. L'unità rientra nel cosiddetto "bacino FOS" (Forze per Operazioni Speciali), più correttamenteCombat Support dedicato alle OS (Operazioni Speciali).

Il personale operativo dell'unità è reclutato attraverso concorsi interni banditi dall'Esercito riservati solamente a VFP-4 (volontari in ferma prefissata di 4 anni), VSP (volontari in servizio permanente), sottufficiali ed ufficiali che vi partecipano, a domanda, previo verifica dei requisiti psico-fisici richiesti, provenendo quindi da altre unità dell'Esercito con almeno già un anno di servizio. Non è previsto l'accesso diretto per i VFP-1 (volontari in ferma prefissata di un anno) nemmeno se rinnovata, eccetto che per compiti complementari logistici od amministrativi. Per poter conseguire l'abilitazione di "Acquisitore" è previsto un iter di addestramento molto impegnativo della durata di circa due anni che prevede obbligatoriamente il conseguimento del brevetto militare di paracadutismo.

Il Reggimento, di stanza a Livorno, è stato impegnato con successo in Afghanistan e in Iraq, dove il sergente maggiore Salvatore Marracino ed il maggiore Nicola Ciardelli del Reggimento hanno perso tragicamente la vita.


186º Reggimento paracadutisti "Folgore"


È erede del 186º Reggimento “Folgore” schierato nella battaglia di El Alamein e ne prende in consegna la bandiera, decorata a medaglia d'oro per il comportamento tenuto nella battaglia stessa. È inoltre decorato di due medaglie d'argento al valor dell'Esercito ricevute in Somalia nel 1993 e in Cossovo nel 2004, mentre sono numerosi i paracadutisti del 186º Reggimento che con azioni individuali hanno ricevuto medaglie d'oro, d'argento e di bronzo.

Precedentemente inquadrato come 5º Battaglione paracadutisti "El Alamein", si riscostituisce reggimento nel 1992 nel quadro di ristrutturazione dell'Esercito italiano. È di stanza a Siena presso la caserma Bandini ed ha lo stesso organico del 183º Reggimento paracadutisti "Nembo" di stanza a Pistoia e del 187º Reggimento paracadutisti "Folgore" di stanza a Livorno. Possono approdarvi ufficiali, sottufficiali e volontari di truppa facendo richiesta di entrare nella Brigata paracadutisti "Folgore" nelle rispettive scuole: successivamente sarà necessario superare delle prove fisiche.

Nelle numerose operazioni cui ha preso parte ha spesso pagato un prezzo altissimo di vite umane: in Somalia, durante l'operazione UNOSOM II, perde diversi uomini ed è coinvolto nella battaglia del check point pasta il 2 luglio 1993 dove il reggimento conta un caduto, il Paracadutista Pasquale Baccaro e lascia sul campo di battaglia numerosi feriti, tra cui il Sottotenente Gianfranco Paglia. Nei combattimenti del 2 luglio si distingueranno inoltre il Capitano Paolo Riccò decorato con Medaglia di bronzo al valore, Comandante della XV Cp Diavoli Neri, il Sottotenente Romeo Carbonetti, il Sergente Maggiore Giovanni Bozzini ed il Caporale Paracadutista Carmelo Mandolfo. Questi ultimi tre decorati a Medaglia d'argento al valore, mentre il Caporale Paracadutista Renzo Polifrone riceverà la Medaglia di bronzo.

Nella recente missione ISAF in Afghanistan il reggimento è coinvolto in numerosi scontri a fuoco contando diversi feriti. Ma il giorno più duro è il 17 settembre 2009: perde 4 uomini nell'attentato di Kabul. Erano effettivi al 186º Reggimento il Capitano Antonio Fortunato, il 1º Caporal Maggiore Matteo Mureddu, il 1º Caporal Maggiore Giandomenico Pistonami e il 1º Caporal Maggiore Davide Ricchiuto.

In Afghanistan nel 2009 il reggimento aveva il Comando del contingente Italiano (denominato ITALFOR XX), ricevendo il plauso di tutte le forze della coalizione ISAF.

Il reggimento è di nuovo in Afghanistan dal febbraio al settembre 2011 nella provincia di Farah, inquadrato nell'ambito del Regional Command West, a guida italiana. Durante tale missione, durata 7 mesi, il reggimento ha costituito il framework per la Task Force South-East, nei due distretti di Bakwa e Gulistan. Il 186º è attualmente Comandato dal colonnello Roberto Angius.


9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin"

Il 9º Reggimento d'assalto paracadutisti incursori "Col Moschin" (comunemente chiamato il Nono) è l'unico reparto di forze speciali italiane dell'Esercito Italiano abilitato ad operazioni non convenzionali (speciali) in territorio nemico. Il Reggimento "Col Moschin" è inquadrato nella Brigata Paracadutisti Folgore e tiene in custodia la bandiera del X Reggimento arditi, del quale ha ereditato l'anno di costituzione (1918) e le mostrine (fiamme nere), riadottate nel 2006. Dal 1995, nel quadro di ristrutturazione dell'Esercito Italiano, è passato da Battaglione a Reggimento.

La base centrale del Reggimento è a Livorno presso la caserma "Vannucci". Esiste anche un centro di addestramento, denominato Base Addestramento Incursori (BAI) a Pisa, situato nel parco regionale di San Rossore (ex tenuta presidenziale) vicino alla foce del fiume Arno, che viene utilizzato per le attività anfibie e subacquee del reggimento. L'addestramento si svolge anche attraverso varie esercitazioni in diverse parti del mondo, dall'Antartide all'America, rendendo così questi combattenti scelti capaci di operare in qualsiasi scenario.

Il 9º Col Moschin fa parte delle unità Forze Speciali Italiane sotto il comando del CO.F.S. (Comando Interforze per le operazioni delle Forze Speciali).

Specializzazione Guastatore Paracadutista

La Specializzazione Paracadutista Guastatore 80/B, della durata di 26 settimane, è condotta, come nell'OBOS, da istruttori di grande esperienza assegnati al RAFOS a rotazione dalle compagnie operative del Nono, che seguono i candidati in ogni momento dell'addestramento, fornendo insegnamenti tecnico tattici e dispensando consigli, rincuorando gli incerti e valutando continuamente il loro profilo fisico e morale, per materie specifiche sono affiancati da istruttori fissi, normalmente degli incursori marescialli “anziani”. La Fase di Specializzazione Paracadutista Guastatore si tiene interamente presso il RAFOS e si suddivide a sua volta in tre corsi:

  • Sopravvivenza, evasione e fuga, resistenza agli interrogatori, della durata di 3 settimane, che insegna come sopravvivere in qualsiasi ambiente, le tecniche di evasione e fuga, e di resistenza agli interrogatori. Sono tre settimane molto impegnative, che determinano spesso l'eliminazione di chi aveva superato senza problemi il corso OBOS. Gli allievi sono proiettati in un ambiente sconosciuto, in assoluta solitudine, per affrontare prove di sopravvivenza che inducono un profondo senso di insicurezza e di isolamento. Si svolge sia in Toscana sia in Sardegna e prevede anche una fase di sopravvivenza in mare. Un ulteriore periodo, in genere affrontato successivamente al reparto, riguarda la sopravvivenza in ambiente montano innevato ed in zone di clima rigido.
  • Corso Maneggio Esplosivi, della durata di 8 settimane, che insegna le tecniche e le procedure di maneggio degli esplosivi, sulle tecniche di sabotaggio e di demolizione speditiva. La completa formazione di tutti gli operatori in questo specifico settore viene visto dagli ufficiali del Reggimento come un fattore di flessibilità ed un motivo di vanto nella comunità internazionale delle forze speciali.
  • Procedure Tecnico Tattiche per Forze Speciali (PTT/FS), della durata di 15 settimane, per l'approfondimento delle procedure del distaccamento operativo incursori nelle situazioni tipiche d'impiego. Il corso include una serie di addestramenti specialistici della durata di una o due settimane. Due sono dedicate alla mobilità per FS, per l'apprendimento delle tattiche d'impiego e di sicurezza della pattuglia motorizzata, il cui utilizzo è divenuto preminente nelle missioni più recenti, e le predisposizioni da attuarsi in caso di contatto (RIA sui mezzi). Due ulteriori settimane approfondiscono le modalità di aerocooperazione per FS, con particolare riguardo all'impiego degli elicotteri; due riguardano le azioni dirette e gli interventi di antiterrorismo; due le procedure di scorta e protezione ravvicinata di personalità (close protection e tiro istintivo); due infine le tecniche di mobilità e combattimento in montagna per forze speciali. Inoltre, addestramenti specifici di una settimana che toccano i temi delle operazioni in ambiente NBC (Nuclear Biological Chemical – Nucleare Biologico Chimico), della medicina tattica avanzata per FS, della ricognizione speciale e delle procedure Humint (Human Intelligence) di raccolta informativa per forze speciali. Nelle settimane restanti, viene approfondita la conoscenza di tutte le armi leggere in dotazione al reparto e gli allievi frequentano un ciclo di lezioni sulla fotointerpretazione delle riprese aeree.

Un'ultima settimana è dedicata agli esami conclusivi del corso. Al termine, conseguito il brevetto di Guastatore Paracadutista, l'allievo affronterà la fase successiva, il corso di qualificazione Incursore Paracadutista.

Perfezionamento Incursore Paracadutista

I candidati, che hanno terminato con successo la prima fase di specializzazione, iniziano quella di Perfezionamento per Incursore Paracadutista, della durata di 40 settimane dal 2011, che ha lo scopo di completare la formazione degli allievi, specializzare il personale e renderlo in grado di operare nei diversi ambienti e scenari di impiego peculiari delle forze speciali. Il perfezionamento include una serie di corsi di durata variabile gestiti direttamente dal RAFOS o svolti presso enti scolastici esterni e sono i seguenti:

  • Corso Riconoscimento Mezzi e Materiali, della durata di 3 settimane, per la conoscenza e riconoscimento delle armi, i mezzi e

le uniformi di alcune forze armate straniere. In passato era dedicato essenzialmente ai materiali dei paesi del Patto di Varsavia, mentre oggi la materia d'interesse ha carattere più generale.

  • Corso Combattimento in Ambienti Ristretti (CAR), della durata di 5 settimane, che approfondisce ulteriormente le tecniche di tiro istintivo e ravvicinato oltre a permettere l'acquisizione degli automatismi necessari ad operare nelle missioni di controterrorismo e di liberazione ostaggi. Avvalendosi di apposite strutture, le cosiddette “killing house” (case di morte) che sorgono nelle vicinanze di Livorno, vengono provate e riprovate irruzioni ed interventi nei più disparati scenari, contro obiettivi posti all'interno di edifici, autobus, aerei, treni ecc.
  • Corso Operatore Radio e Trasmissioni per Forze Speciali, della durata di 3 settimane, che abilita all'uso dei vari e sofisticati apparati per le comunicazioni in dotazione, impiegati dal Reggimento, diversi da quelle in dotazione ai corpi convenzionali.
  • Corso di mobilità anfibia, della durata di sei settimane, per l'apprendimento delle tecniche delle operazioni anfibie, che include esercitazioni di navigazione diurna e notturna con gommoni con motore fuoribordo, pratica del nuoto operativo di superficie, messa a mare e recupero veloce da imbarcazioni in movimento e conoscenza sia teorica che pratica dei mezzi nautici in dotazione al reparto: battelli a scafo rigido, canoe, gommoni autogonfianti a scafo rigido. Al termine del corso viene conseguita la patente nautica per l'impiego dei mezzi più piccoli entro la fascia costiera delle 12 miglia.

La formazione affidata ad altri Enti è essenzialmente quella relativa alla mobilità ambientale, che include:

  • Corso di Paracadutismo con la Tecnica della Caduta Libera (TCL), al superamento del traguardo di 20 lanci con la tecnica della fune di vincolo; si svolge presso il Centro Addestramento Paracadutismo (CAPAR) di Pisa per un periodo compreso tra le cinque e le sei settimane, durante le quali si effettuano lanci ad apertura comandata da una altezza massima di 3-4000 metri (10.000 piedi).
  • Corso basico Addestramento Alpinistico (CA1), presso il Centro Addestramento Alpino (CEALP) di Aosta, della durata di 6 settimane dal 2011, per fornire le conoscenze fondamentali relative alle tecniche d'arrampicata e movimento in montagna, necessarie a conferire la capacità di operare in ambienti montani in condizioni di sicurezza. È una fase basica che non contempla gli aspetti puramente tattici, e richiede pertanto un successivo approfondimento al reparto per l'inserimento delle tematiche specificamente operative.
  • Corso basico di Addestramento Sciistico (CS1), sempre presso il CEALP di Aosta, della durata di 6 settimane dal 2011 dedicate all'apprendimento delle tecniche di movimento in montagna in ambiente innevato: sci alpinistico e sci di fondo, prevenzione delle valanghe e sopravvivenza in climi freddi. Anche in questo corso, le tematiche apprese andranno inserite in un contesto tattico con successive esercitazioni al reparto.
  • Corso Basico di Lingua Inglese, della durata di 5 settimane, presso la SLEE (Scuola di Lingue Estere dell'Esercito) di Perugia, o presso istituti scolastici convenzionati a Livorno. L'importanza della collaborazione internazionale, ed il frequente inserimento degli operatori in strutture multinazionali, richiede una conoscenza generalizzata di tale lingua, su cui innestare successivi approfondimenti.

Al termine di questo lungo processo formativo, della durata di 90 settimane (a seguito della riduzione del corso OBOS di 7 settimane e aumento di 2 settimane dei corsi CA1 e CS1), i pochi candidati rimasti ricevono l'agognato brevetto da Incursore Paracadutista, e transitano in un distaccamento di compagnia operativa dove, affiancati da colleghi esperti, apprenderanno "sul campo" i mille segreti del loro difficile mestiere.

4º Reggimento alpini paracadutisti

Il Reggimento alpini paracadutisti è un reparto dell'Esercito Italiano con sede a Montorio Veronese. Il reparto ha prestato servizio fino a dicembre 2010 a Bolzano, dal gennaio 2011 è stato deciso il trasferimento nella sede di Montorio Veronese.

Il 4º Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger, unitamente al 185º Reggimento Ricognizione Acquisizione Obiettivi Folgore - Esercito Italiano ed al 26º Gruppo R.E.O.S. (Reparto Elicotteri per Operazioni Speciali) Viterbo - Esercito Italiano, fa parte delle Forze per le Operazioni Speciali Italiane (TIER 2) ossia il cosiddetto secondo cerchio delle Forze Speciali, delegate a compiti militari di elevato valore strategico/tattico. Tale comparto F.O.S interopera per sua stessa natura con le Forze Speciali in senso stretto (TIER 1).

Costituito esclusivamente da personale volontario, i suoi componenti sono tutti qualificati come ranger dopo un lungo ed intenso corso di formazione; la loro prerogativa è soprattutto quella di essere paracadutisti in montagna, unendo il meglio delle competenze operative delle due specialità alpini e paracadutisti; ne derivano spiccate capacità di LRRP (ricognizione a lungo raggio), elevata mobilità in contesti artici/montani, ottime capacità esploranti (by stealth) e di acquisizione obiettivi, oltre che per azioni dirette in profondità (compito prioritario dell'unità, quest'ultimo, assieme a quello generale di fanteria leggera e di utilizzo per compiti improvvisi): sono pertanto frequentemente impiegati in aree di crisi (soprattutto - ma non solo - in territori montani). Dipende dal Comando truppe alpine (COMALP) di Bolzano e dal Comando Forze Speciali (COFS) di Roma.

Il 4º Reggimento alpini

Nasce il 1 novembre 1882 al comando del colonnello Giuseppe Ottolenghi: inizialmente composto dai battaglioni "Val Pellice", "Val Chisone" e "Val Brenta", come gli altri reggimenti alpini, anche il 4º vedrà un continuo riordinamento basato su "scambi" di battaglioni con altri reggimenti, soprattutto il 3º ed il 6º Alpini.

526 alpini del 4º reggimento parteciperanno alla Campagna d'Eritrea, svoltasi tra il 1885 ed il 1896 durante il Governo Crispi, ed inquadrati in un Reggimento alpini creato ad hoc per l'impresa coloniale, che combatterà anche nella battaglia di Adua del 1º aprile 1896. Nel 1899 i reparti del Battaglione "Susa" (in quel momento in forza al 4º alpini) portano sulla vetta del Rocciamelone (3535 m.s.l.m.) la statua della Madonna che ancora oggi domina la Val di Susa.

Il 4º Reggimento alpini affronta la prima guerra mondiale, almeno inizialmente, con i suoi battaglioni "Aosta", "Ivrea" ed "Intra", ma ben presto è costretto a creare ben sette nuovi battaglioni ("Monte Cervino", "Monte Rosa", "Monte Levanna", "Val d'Orco", "Val Toce", "Val Baltea" e "Pallanza"), sia per incrementare la propria forza, sia per sostituire i battaglioni annientati durante le battaglie sostenute e logorati dalla guerra di trincea. Viene impiegato sulla Croda Rossa, sull'Isonzo e sul Monte Mrzli. Nel 1916 sull'Adamello, a Monte Cima, Monte Zugna, Monte Cauriol, Monte Cardianal, Alpe di Cosmagnon, Dente del Pasubio; nel 1917 sul Monte Vodice, Vette di Gallio, Monte Fior, Massiccio del Grappa. Nel 1918 sul Monte Solarolo.

Su un totale di 31000 uomini mobilitati, alla fine del conflitto si contano 240 caduti tra gli ufficiali e 4500 alpini, oltre a 20.000 feriti e 1492 decorati al valore militare (d'argento e di bronzo). Con la fine della prima guerra mondiale, vengono sciolti i vari battaglioni supplementari creati durante il suo corso, e rimangono in forza i tre battaglioni originali (Aosta, Ivrea e Intra); il reggimento segue le vicissitudini dei vari riordinamenti succedutisi nel Regio Esercito tra gli anni venti e trenta.

La seconda guerra mondiale lo vede inquadrato nella Divisione alpina "Taurinense" e, come tale, viene impiegato prima sul fronte occidentale contro la Francia all'inizio dell'entrata in guerra dell'Italia, poi in Albania, Grecia e Jugoslavia. Viene sciolto definitivamente nell'ottobre 1943 in Montenegro dopo l'Armistizio di Cassibile (in settembre): il Battaglione "Intra" al comando del capitano Piero Zavattaro Ardizzi partecipa alla resistenza in Serbia-Montenegro, ed i superstiti entrano a far parte della Divisione italiana partigiana Garibaldi (Montenegro).

il 4º Reggimento alpini viene ricostituito il 15 aprile 1946 con i battaglioni "Aosta", "Susa" e "Saluzzo" alle proprie dipendenze: seguiranno diverse ristrutturazioni fino al 1975, anno in cui verrà soppresso il livello reggimentale e con esso anche il 4º Reggimento alpini.

Torna ad essere costituito il 25 settembre 2004 per trasformazione del Battaglione alpini paracadutisti, assumendo l'attuale fisionomia che lo vede composto da Comando, Compagnia comando e supporto, Battaglione alpini paracadutisti (ranger) "Monte Cervino" (su tre compagnie, due delle quali operative ed una scuola) e un plotone da ricognizione.

Gli alpini paracadutisti

Gli alpini paracadutisti nascono da uno studio effettuato nel 1951 dall'allora capo ufficio truppe alpine: lo studio raccomandava la formazione di una piccola unità (preferibilmente con personale abilitato al paracadutismo militare) adatta alla ricognizione in profondità ed all'esecuzione di azioni dirette. Tale unità sarebbe stata alle dirette dipendenze del comando di brigata alpina per soddisfarne le esigenze, con aspetti e finalità analoghe a quelle che i plotoni alpieri avevano nei confronti dei battaglioni alpini in cui erano inseriti. Anche se un plotone alpieri aveva soprattutto funzioni di "apripista" nel caso fosse richiesto al battaglione alpini di raggiungere un obiettivo scalando una parete (il suo personale specializzato in arrampicata su roccia ed in progressione su pendii innevati o ghiacciati, ben si prestava a fare da avanguardia per il resto del battaglione, predisponendone le vie di ascensione/progressione), era pratica comune usare gli alpieri anche quali esploratori tattici ad uso e consumo del comandante di battaglione. Per le funzioni di esplorazione e di combattimento mirato destinate a soddisfare le esigenze di comandi alpini più elevati, occorreva un piccolo reparto ad hoc costituito da personale con le stesse qualifiche degli alpieri (diventando così più alpini degli alpini) e, data la caratterizzazione a più lungo raggio d'azione richiesta dal fatto di agire per conto di un comando superiore, la capacità di poter eseguire anche gli aviolanci per infiltrarsi o agire oltre le linee avversarie: da qui la richiesta che l'unità fosse "anche" paracadutista.

L'idea fu approvata nel 1952 ed alla fine di quello stesso anno si vide la nascita del primo plotone alpini paracadutisti in seno alla Brigata "Tridentina". L'anno dopo venne effettuato il primo lancio alle pendici del monte Grand Assaly poco sopra La Thuile (sul ghiacciaio del Ruitor) e vennero costituiti i plotoni alle dipendenze delle brigate "Julia" e "Taurinense", mentre nel 1956 si formarono anche i plotoni dell'"Orobica" e della "Cadore". Il personale era costituito da alpini a cui era stato richiesto, in aggiunta, il superamento del corso di paracadutismo (lanci vincolati) a Viterbo (a Pisa a partire dal 1957).

Nel 1964, tutti e cinque i plotoni autonomi, alle dipendenze delle singole brigate alpine, vengono uniti per costituire la "Compagnia Alpini Paracadutisti" (costituita da plotone comando, tre plotoni fucilieri, un plotone mortai medi ed un plotone controcarri) che viene dislocata a Bolzano e messa alle dirette dipendenze del IV Corpo d'armata alpino. L'unione dei cinque plotoni in un'unica unità consentì un addestramento più omogeneo, una razionalizzazione delle attività di aviolancio e la disponibilità per "azioni dirette" più importanti, seppure "mirate". Inoltre era maggiormente giustificata la necessità di avere anche la specializzazione di "paracadutista", agendo per conto di un comando di livello ancora superiore. Da quel momento, i lanci di addestramento verranno effettuati soprattutto nella zona dell'Alpe di Siusi.

Come in tutti i reparti dell'Esercito Italiano dell'epoca (eccetto il reparto di sabotatori, poi chiamati incursori, inquadrato nella "Brigata Paracadutisti Folgore" e costituito esclusivamente da personale a lunga ferma od in servizio permanente con il grado minimo di Sergente proveniente dalla Scuola Sottufficiali dell'Esercito tramite concorso) anche nella Compagnia Alpini Paracadutisti prestava servizio personale di leva: nonostante questo, ben presto il reparto si costruisce una solida reputazione e viene quindi aggregato al contingente italiano che partecipa all'AMF(L) durante i due rischieramenti esteri annuali di quest'ultimo.

AMF(L), ovvero ACE Mobile Force, Land (dove ACE stava per Allied Command of Europe), ma in gergo conosciuta semplicemente come Allied Mobile Force, era un comando NATO a livello brigata esistente dal 1960 al 2002, alla guida di una forza costituita (per mobilitazione "su chiamata") da reparti di fanteria leggera a livello battaglione, forniti e designati dai vari paesi membri. Lo scopo di tale forza composita e multinazionale era dimostrare la volontà dei paesi aderenti alla NATO di partecipare uniti alla difesa di qualsiasi paese membro, tramite rischieramento veloce di reparti appartenenti a diverse nazioni sui confini minacciati di quel paese. Gli Stati Uniti rendevano disponibili un battaglione di Marines o di paracadutisti, così come il Regno Unito (un battaglione di Royal Marines Commandos o un battaglione del Royal Parachute Regiment), la Germania un battaglione di Fallschirmjaeger (paracadutisti), il Belgio il proprio reparto "Paracommando": l'Italia aveva destinato all'AMF un gruppo tattico (che dal 1986 sarà denominato "Cuneense") costituito inizialmente dal Battaglione Alpini "Susa" di Pinerolo, dalla 40ª Batteria del Gruppo Artiglieria da montagna "Pinerolo" di Susa, e dal 101º ospedale da campo (aviotrasportabile) di Torino, tutti reparti della Brigata alpina "Taurinense", a cui venne aggiunta in un primo tempo la Compagnia alpini paracadutisti ed infine, nel 1986 con la costituzione del contingente "Cuneense", anche la Compagnia Genio Guastatori di Abbadia Alpina e la Compagnia Controcarri di Torino, anche queste della medesima brigata seppure solo fino al 1992, anno in cui venne soppressa la compagnia controcarri di brigata a seguito della riforma che prevedeva la trasformazione dei battaglioni alpini in reggimenti.

Gli schieramenti e le esercitazioni effettuate in questo ambito, in maniera sistematica per decenni all'estero (due all'anno, normalmente uno nel nord della Norvegia in inverno ed uno in Turchia al confine con l'ex-Unione Sovietica in estate, ma anche in Danimarca ed in Grecia), ed a contatto con reparti d'élite di diverse nazionalità, spesso composti da militari professionisti, fanno maturare nei reparti italiani coinvolti - e quindi anche nella Compagnia Alpini Paracadutisti - un'esperienza ed una capacità in campo addestrativo, tattico e logistico che, all'epoca, non aveva paragoni presso altri reparti terrestri nazionali. Inoltre, a metà degli anni ottanta, inizia l'attività addestrativa per i quadri (ufficiali e sottufficiali) nel campo dei lanci a caduta libera, sia a bassa quota che HALO (High Altitude Low Opening) e HAHO (High Altitude High Opening).

Nel 1990, la compagnia riceve il nome di Compagnia alpini paracadutisti "Monte Cervino": l'aggiunta di "Monte Cervino" fa guadagnare al reparto le tradizioni ereditate dal battaglione omonimo, che combatté durante la seconda guerra mondiale come reparto speciale (a quei tempi era costituito da "alpini sciatori"). Nel 1993, la compagnia viene impiegata in Mozambico assieme ai reparti forniti dalla Brigata "Taurinense" (poi sostituiti da quelli della "Julia" che terminò la missione nel 1994).

Nel 1996 la compagnia si trasforma: previa ristrutturazione ed un aumento di organico, diventa Battaglione Alpini Paracadutisti "Monte Cervino", inizialmente su due sole compagnie poi portate a tre. Alla fine dello stesso anno viene anche concessa la bandiera di guerra (materialmente consegnata durante una cerimonia che si svolse solo l'anno successivo, il 10 aprile) che sancisce definitivamente la "discendenza" dal battaglione di alpini sciatori citato. Nell'occasione, l'unità viene anche trasferita alla caserma "Vittorio Veneto" (la stessa che occupava alle origini, dal 1964 al 1970) in via Vittorio Veneto a Bolzano, lasciando la caserma "Mercanti" di San Michele Appiano che aveva occupato solo dal 1992, anno in cui lasciò la storica caserma "Mignone" situata in via Del Parco nel quartiere "Oltrisarco", sempre a Bolzano, occupata dal reparto fin dal 1970.

In quegli anni, comincia l'immissione di personale volontario in vista della professionalizzazione dell'intero Esercito italiano e l'approssimarsi dell'abbandono del sistema di leva obbligatoria. Inizialmente il personale era costituito da VFA (volontari in ferma breve di un anno) e VFB (volontari in ferma breve prefissata di 3 anni) che, con la professionalizzazione a regime, sarebbero stati sostituiti dai VFP1 (ferma prefissata di un anno) e dai VFP4 (ferma prefissata di quattro anni). Con l'inserimento di questo personale, lo SME (Stato Maggiore Esercito) considerò la possibilità di elevare ulteriormente il livello qualitativo del reparto per migliorarne ulteriormente le capacità di azione diretta, di ricognizione a lungo raggio e di renderlo capace di supportare anche azioni di forze speciali o di eseguirne alcune tipologie. Sfruttando la maggior permanenza in servizio anche del personale di truppa, diventava possibile aumentare il già cospicuo bagaglio addestrativo dei componenti facendogli percorrere un iter che comprendesse anche ulteriori corsi, normalmente seguiti solo dai componenti delle Forze Speciali: inizia così la trasformazione dell'unità, con l'assunzione di nuove capacità e della qualifica "Ranger".

Nel 1999, infatti, viene ufficializzata l'acquisizione dell'ulteriore qualifica da parte dell'unità, che da quel momento sarà denominata Battaglione alpini paracadutisti "Monte Cervino" (Ranger): risultato importante ed impegnativo, visto che venne conseguito nonostante l'impiego in Bosnia nel 1997, e nell'operazione "Forza Paris" in Sardegna nel 1997 e nel 1998.

Ulteriori impegni vengono affrontati dal reparto: nel 2002 è tra i primi reparti italiani ad essere impiegati in Afghanistan nelle operazioni iniziate dagli USA in quel paese, tese alla ricerca di Osama Bin Laden ed alla soppressione dei Talebani a seguito degli avvenimenti del 11 settembre 2001. Inoltre, parte del personale viene impiegato anche in Iraq nel 2004.

Sul finire del 2004, il reparto cambia nuovamente fisionomia: con la ristrutturazione dei reparti combattenti dell'Esercito Italiano in atto in quegli anni, che vedeva la costituzione di reggimenti monobattaglione basati sugli esistenti battaglioni/gruppi, viene costituito il 4º Reggimento alpini paracadutisti, basato sul suo unico battaglione che così rimane un'entità ancora viva: il Battaglione alpini paracadutisti (Ranger) "Monte Cervino". La consegna della bandiera di guerra del 4º Reggimento alpini ne fa ereditare le tradizioni. Infine, da gennaio 2011, il reggimento si é trasferito presso la caserma "Duca" a Montorio Veronese.