antisionismo-antisemitismo

Scambio autorizzato alla pubblicazione seguito alla proiezione al Cam Garibaldi di:

"Stone cold justice"


15 novembre

Visti i messaggi che veicolate di continuo nelle vostre e-mail, mi aspetto una prossima iniziativa tesa a dimostrare che la responsabilità per la strage al Bataclan è senz'altro dei proprietari ebrei che simpatizzano con i sionisti... vergognatevi per tutto l'antisemitismo che spargete e per non avere mai scritto una parola di condanna per la violenza di matrice islamica. Sabina Zenobi

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20 novembre

Gentile Sabina Zenobi, solo ora leggo la sua mail. Non so chi lei sia né come sia capitata tra le nostre mail ma poco importa. Chi ci accusa di antisemitismo è diviso in due gruppi distinti: quelli in mala fede, che sanno benissimo che non siamo antisemiti ma gli fa comodo rifugiarsi in questa facile accusa; quelli in buona fede, che per ignoranza o altre ragioni pensano veramente questa sciocchezza (mi riferisco con questa parola non all'antisemitismo che è una orrenda manifestazione razzista ma alla attribuzione a noi di questa nefandezza). Se la pensassi appartenente alla prima categoria non starei qui a perdere tempo. Voglio sperare che appartenga alla seconda e mi limito a chiederle: se fossimo antisemiti (anzi "divulgatori di antisemitismo" secondo lei) come potremmo avere da tanti anni stabili ed affettuosi rapporti di amicizia con così tanti ebrei ed associazioni ebraiche? Loro dovrebbero schifare noi e noi dovremmo schifare loro. Così non è. Spesso raccogliamo sfoghi di amici/amiche ebrei/e distrutti sia dalla politica (quella sì anche razzista) del governo israeliano sia dalla deriva della società israeliana ma anche della comunità ebraica mondiale. Si vada a rileggere la bella lettera con cui Moni Ovadia è uscito dalla comunità ebraica milanese (se un rimprovero può essergli mosso è di avere aspettato anche troppo). Così come ora si sta invocando il cosiddetto Islam moderato perché intervenga contro il terrorismo di matrice islamica, si dovrebbe invocare l'ebraismo perché intervenga contro lo Stato e il governo che pretende di rappresentarlo. Guardi con quanto cinismo Netanyahu sta parificando gli assassini delle stragi in Francia con i Palestinesi. Un popolo che lotta da quasi un secolo (includo nel computo le rivolte degli anni '30) per la propria terra, la propria libertà e contro una brutale occupazione militare non può essere assimilato in alcun modo ai Jihadisti. A costoro può essere assimilato, ad esempio, Baruch Goldstein, il colono medico proveniente dagli USA che il 25 Febbraio 1994 entrò nella moschea di Hebron, impugnò il suo mitragliatore Galil, sparò 111 colpi uccidendo 29 palestinesi e ferendone 150, tutti raccolti in preghiera. Sulla sua tomba è stato eretto un monumento che è meta di pellegrinaggi!! L'analogia è sorprendente! A fronte di questo terrorismo individuale e artigianale (negli strumenti ma non negli esiti) c'è poi il terrorismo di Stato che porta l'esercito isreliano (il prode Tsahal, "l'esercito più etico del mondo") a compiere stragi di innocenti con cadenza annuale o biennale su Gaza ( 2009, 2012, 2014) e a sequestrare, imprigionare e uccidere quotidianamente palestinesi, prevalentemente giovani, nei Territori occupati. Questa è la realtà sotto gli occhi di tutti. Ma c'è chi non vuol vedere e l'antisemitismo è un comodo quanto mistificante bene rifugio, con il paradosso che gli ebrei sionisti oggi trovano l'appoggio anche di quella destra istituzionale che un tempo li discriminava e li distruggeva. Nelle nostre manifestazioni per la Palestina abbiamo sempre rifiutato la partecipazione delle destre non istituzionali (quelle che fanno prevalere il loro antisemitismo sulla affinità politica con il governo israeliano, le destre istituzionali, come detto, stanno con Israele) e quando queste sono venute le abbiamo cacciate. Noi sappiamo ben distinguere tra antisemiti e antisionisti. Un cordiale saluto, Ugo Giannangeli

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21 novembre

Faccio parte anch'io della galassia della sinistra radicale, quindi in qualche modo ricevo mail da vari centri sociali, partiti di sinistra e gruppi anticapitalisti. Sono lesbica ed ebrea non di nascita. Per lavoro mi occupo di religioni.
Non credo che a parte i libri di Chomsky e Moni Ovadia voi conosciate molti ebrei o gruppi ebraici. Penso che siate antisemiti perché avete rispolverato in chiave laica l'antigiudaismo medievale della chiesa cattolica. Gli ebrei erano accusati di uccidere i bambini cristiani per impastare le matzot durante la pasqua ebraica, voi li accusate di uccidere i bambini palestinesi, erano accusati di avvelenare i pozzi e di diffondere la peste, voi li accusate di rubare l'acqua ai palestinesi, i savi di Sion erano accusati di complotti per il controllo del mondo, voi accusate il "sionismo"(sic) di collusione con i poteri forti, banche, imperialismo, ecc... Tutti quelli che simpatizzano per Israele, dove purtroppo è stato eletto un governo di destra, come capita a volte nelle democrazie, ma anche dove gli omosessuali vedono garantiti i loro diritti, hanno locali e organizzazioni, dove le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, a differenza di quanto accade agli omosessuali e alle donne nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, fior di denunce e di libri che voi deliberatamente ignorate, in nome dell'ideologia anticapitalista, vengono iscritti su liste nere e demonizzati, quando non insultati o picchiati. Gli insulti a Fiano sono vergognosi, tanto per fare un semplice esempio. Voi non siete antisemiti? E che siete allora? Aprire gli occhi fa male, ma a volte salva dal disastro. Vi consiglio di leggere i libri di Ayaan Hirsi Ali, una scrittrice a caso o il bellissimo Les territoires perdus de la République, che non è certo un libro di destra. Saluti comunisti e shavua tov, Sabina

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25 novembre

Sabina, visto che tu mi dici di essere lesbica ed ebrea (precisando: non di nascita) io ti dico che sono ateo ed eterosessuale ma credo che tutto ciò non abbia alcuna importanza. Non mi interessa l'orientamento sessuale di una persona, men che meno la sua eventuale religione. Sono invece molto interessato alla sua visione politica del mondo. Abbiamo in comune che facciamo parte della sinistra radicale, come la chiami tu. Io la chiamerei solo sinistra, il resto è altro. Per lavoro mi sono occupato di diritto (sono un penalista in pensione). Per le religioni, tutte, nessuna esclusa, nutro una diffidenza profonda e sono fermo alla definizione di Marx sul loro ruolo. Tu te ne occupi per lavoro (e non solo, credo, vista la tua scelta religiosa). Ti assicuro che ho una ricca bibliografia sul tema Palestina/Israele e conosco molti ebrei; con quelli sionisti ho avuto polemiche, alcune rese pubbliche, ad esempio con Ruggero Gabbai per fermarci a Milano. Con gli altri ho ottimi rapporti, consentimi di non fare l'elenco per un minimo di privacy. Ti posso citare le organizzazioni di appartenenza: B'Tselem, ICHAD, AIC, Gush Shalom, New Profile, Yesh Gvul, Peace Now degli anni '90, ovviamente ECO e molti refusniks, per citare le più note nel tempo. Un nome te lo posso fare: l'editore Zambon, di cui sono amico e collaboratore. Mi aspetto l'obiezione consueta: tutti ebrei che odiano se stessi! Noi accusiamo non gli ebrei, come dici tu, ma Israele, l'esercito e i coloni, di uccidere i bambini ed è vero; di rubare l'acqua ed è vero, di collusione coi poteri forti ed è vero. Le altre accuse, quelle dell'antigiudaismo, non sono vere ed appartengono agli antisemiti o alla chiesa cattolica la cui cultura e tradizione mi è estranea (ho chiesto lo sbattezzo anni fa ma non ho ancora avuto risposta dal vescovo). Che buffo: tu hai scelto una religione, io sto cercando di togliermi di dosso l'etichetta di un'altra impostami!! Per quanto riguarda l'attuale governo di destra, ti ricordo che il maggior numero di colonie è stato costruito sotto Barak e sempre tra i laburisti va cercata la feroce repressione della 1° intifada, incluso l'ordine del futuro premio Nobel per la pace Rabin di spezzare le braccia ai bambini che tiravano le pietre (risalgono a quell'epoca i miei primi viaggi in quella terra). Sui diritti civili non possiamo che concordare: è importante riconoscerli ovunque per tutti e certamente questo non avviene in molti paesi arabi (per primi quelli graditi all'occidente, vedi l'Arabia Saudita) ma è altrettanto importante riconoscere il diritto internazionale, cosa che Israele si guarda bene dal fare, come ben sai. Non sono in grado di dirti nulla sugli insulti a Fiano, non ne so nulla. In genere non amo gli insulti. Preferisco argomentare come sto dimostrando. Lieto dello scambio di vedute, ti lascio con una richiesta, analoga a quella che a suo tempo feci a Ruggero Gabbai: hai nulla in contrario a rendere pubblico questo scambio? A me farebbe piacere e penso che potrebbe essere interessante e stimolante. A ben vedere avrei un'altra domanda : ma come è possibile essere della sinistra radicale (e quindi antimperialista, anticapitalista e anticolonialista) e non essere anche antisionista ? Mao diceva che senza contraddizione non c'è vita ma, insomma, c'è un limite... Vedo infine che le mie osservazioni non hanno scalfito di un millimetro la tua convinzione su di noi; non speravo di farti cambiare idea ma almeno un attimo di riflessione, non credi... ? Un cordiale saluto Ugo

P.S. ho dimenticato di dire che, come ben sai, anche i palestinesi sono semiti. Sui palestinesi Nahum Goldmann in Le Paradoxe Juif (pagg. 121/122) dice: "Ci sono stati l'antisemitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro in questo cosa c'entravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?".

Il 2/12 a Milano alla Casa della cultura vado ad ascoltare Gideon Levy. Ci sei anche tu? Ugo

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25 novembre

Credo invece che dichiarare la propria identità di genere, il proprio orientamento sessuale e le proprie convinzioni politiche e/o religiose non sia senza importanza in uno scambio come il nostro. Non ho problemi a rendere pubblico il carteggio, rimango convinta che dietro l'antisionismo di molti compagni si nasconda una forma di antiebraismo (sì, certo, anche i palestinesi sono semiti) molto pericoloso. E ti chiedo io come si possa essere di sinistra e al tempo stesso antisionista. I Palestinesi hanno fatto un'ottima operazione di propaganda in questi decenni, la sinistra europea ha sposato con decisione la loro causa, senza se e senza ma. Gli ebrei vanno bene il 27 gennaio, quelli morti, perché i vivi sono tutti "sporchi antisionisti", o "sales juifs", come preferisci. Io non ho mai sentito parlare di israeliani, tu sì? Anche perché gli israeliani non sono solo ebrei, dunque non sarebbe utile esprimersi in questo modo. I libri che si possono citare sono tanti, Antisemitismo a sinistra di Gadi Luzzato Voghera, Antisemitismo e sionismo di Abraham B. Yehoshua, Les juifs dans les pays Arabes di G. Bensoussan, ma alla fine sembra che questi testi convincano solo chi è già convinto. Le posizioni si sono ormai sclerotizzate. La teoria del pink washing però è davvero ridicola, almeno questo me lo concederai? Sabina

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26 novembre

Mah, io vedo che perfino in uno scambio "civile" come il nostro, nessuno dei due si sposta di un millimetro. Ho paura che abbia ragione tu nel dire che le posizioni si sono sclerotizzate. Viviamo in due realtà diverse ed opposte. Alla ragione poi si unisce il sentimento a complicare la vita: io ho nel mio studio, a fianco delle foto dei miei nipotini (ho 66 anni), le foto di una bambina di Gaza degli anni '80 e del primo palestinese da me conosciuto a Gerusalemme, di cui negli anni sono diventato grande amico. Kamal, questo il suo nome, è morto di tumore e sarebbe morto anche se l'autombulanza che lo trasportava da Betlemme non fosse stata bloccata per ore al check point. Molte volte mi sono chiesto che fine avrà fatto la bambina che mi saluta festosa mentre il nostro pullman parte dopo la consegna di regali e materiale scolastico. Sarà stata uccisa sotto uno dei tanti bombardamenti oppure si sarà sposata e avrà molti figli? Chissà. Ma come si può affermare che i palestinesi hanno fatto un'ottima operazione di propaganda in questi decenni e che hanno la sinistra europea dalla loro? Non ho mai visto un popolo più abbandonato alla sua sorte, tranne movimenti di base e di solidarietà poco influenti, purtroppo. Io distinguo sempre ebrei da israeliani, israeliani di religione cristiana o musulmana da israeliani di religione ebraica, ebrei non israeliani etc. quando occorre fare le distinzioni. Ad esempio quando illustro le discriminazioni che colpiscono gli arabi (palestinesi) israeliani. La teoria del pinkwashing sarà anche forzata ma la speculazione israeliana sulla propria diversità/superiorità in tema di parità di genere rispetto alle società arabe è indubbia e cerca di far dimenticare le altre discriminazioni: le discriminazioni tra i cittadini israeliani sono una realtà. Non puoi negare che è in corso la realizzazione del progetto dello Stato esclusivo degli ebrei, se ne parla apertamente e ci sono disegni di legge in tal senso, sulla scia di una nota sentenza della Corte di Giustizia. Io sono uno di quelli che da tempo non crede alla soluzione dei due Stati perché resa impraticabile dalla politica espansionistica di Israele; ma ho dubbi anche sullo Stato unico: ma come è realizzabile uno Stato unico democratico con tutti i cittadini di pari diritti indipendentemente da razza, religione, orientamento sessuale se il progetto è quello dello Stato esclusivo? A quando una Costituzione che metta nero su bianco i principi fondanti dello Stato? Se ci sei il 2 da Levy ti saluto volentieri. Ugo

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30 novembre

Grazie Ugo Giannangeli di queste risposte civili, miti e vere. Emanuela Bussolati

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1 dicembre

Più che un commento alla interessante e dotta disquisizione svoltasi tra la signora Zanobi ed Ugo Giannangeli, prendo lo spunto per alcune considerazioni di fondo, assolutamente personali, che, per una volta, sento il dovere di rendere pubbliche.
L'esercizio di pazienza, equilibrio, moderazione – eccelsa opera culturale – portato avanti da Ugo, merita il più totale apprezzamento e la mia ammirazione.
Credo risulti evidente, anche ad un osservatore esterno (non neutrale perché tale termine implica complicità) la sproporzione, quanto a fondatezza, coerenza, chiarezza, in punto: “verità”, tra le posizioni reciprocamente assunte tra le parti.
Io, però, mi chiedo quanto e se ne sia valsa la pena.
La sconsolata conclusione di entrambi i nostri protagonisti offre, di per sé, la risposta.
Concordo sull'incipit secondo il quale a coloro che sono in mala fede non si risponde, diversamente da chi propugna tesi opinabili, ma per ignoranza; mi chiedo, però anche nel secondo caso: per dove andare a parare? Affinché non diventi mero esercizio di retorica e mi concedo tale libertà per la conoscenza che ho di Ugo, consapevole di come altro e più elevato sia il suo intento, occorrerebbe partire dal presupposto che l'interlocutore possa essere permeabile.
A mio avviso chi stravolge la realtà adattandola ad un credo fanatico, malvagio, anti-storico e fascista, seppur sedicente “comunista” o è un disadattato oppure è un provocatore.
Il refrain (anti)sionista/(anti)semita appare, francamente, stucchevole:
rappresenta un'ipocrita foglia di fico dietro la quale tentare di celare una responsabilità storica che soltanto l'ignavia, l'indifferenza e, soprattutto, gli interessi dell'élite mondiale, evitano di conclamare.
Misconoscere detta realtà, contraddicendosi, ed affermare, come si legge nelle parole della signora Zenobi: “voi accusate il sionismo (sic) di collusione con i poteri forti banche, imperialismo, ecc....” risulta insito nel compito che ogni sionista avverte l'obbligo di compiere, di portare avanti la presunta legittimazione dell'occupazione della terra altrui, negando tale appartenenza.
La sicumera mostrata nell'esporre tali obbrobri, con presunzione pari all'ignoranza, conferma, a mio personalissimo avviso, l'intento puramente propagandistico, svolto in mala fede, dalla signora Zenobi.
Affermo, senza tema di smentita, che l'Entità chiamata israele ed i suoi abitanti, cittadini votanti, è composta da soggetti appartenenti ad un'umanità altra che prevede la sopraffazione, la negazione dei diritti, la violenza, il furto, la deportazione, lo stupro, il genocidio quale quotidiana regola di comportamento.
Qualcuno si distingue, dissente, si vergogna, ma rappresenta una mosca bianca in un nugolo di insetti neri.
Invito, chi non se lo ricordasse e credo sia impossibile, a tornare con la memoria a quella significativa immagine di coloro i quali, di fronte al massacro di Gaza durante i bombardamenti, posti dall'altra parte del fronte di guerra assistevano entusiasti, come a teatro, fotografando, scherzando, complimentandosi.
Gli esempi, come purtroppo è risaputo, potrebbero essere molteplici e si perpetuano da sempre, senza soluzione di continuità e senza speranza di catarsi.
Una società classista, razzista, fascista, profondamente intrisa del verbo capitalista, che propugna un modello di sviluppo colonial/militarista, condizionato da una pressione teocratica fonte di ulteriori, ennesime problematiche, non merita di essere compresa, ma necessita di essere combattuta e sconfitta, in quanto pericolosa e non soltanto per il popolo palestinese.
Le forme perché possano prevalere le ragioni della Giustizia, della Libertà, dell'Eguaglianza sull'egoismo, il cinismo, l'ipocrisia sarà la storia a stabilirle: quello che rimane indubitabile è l'inutilità dell'auspicio di rendere umano chi ha rifiutato tale status, dimentico del suo passato.
Cordialmente. Enzo Barone

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1 dicembre

Cari Amici, credo che da molto tempo sia proprio Israele la Fabbrica dell’Antisemitismo.
Cino Sitia

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2 dicembre

L'antisemitismo è odio verso la razza semita. Non credo che l'operato criminale di uno stato possa generare odio razziale. Può generare odio verso quello stato semmai. Gabriella Grasso

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1 dicembre

In questa area politica ci chiamiamo così, il fatto che tu non mi consideri comunista sinceramente è un tuo problema. Attenzione, perché il termine "entità" utilizzato per definire lo Stato di Israele con capitale Gerusalemme, rimanda a qualcosa che ha "consistenza, valore e grandezza", come ci suggerisce qualunque dizionario. Io cambierei termine. 
Sabina Miriam Zenobi

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eventuali commenti possono essere inviati a: parallelo.palestina@gmail.com


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