settembre 2016

29 settembre
.... in 3 giorni ci sono stati altri 3 palestinesi uccisi. Il primo (ne avevo già dato notizia) è morto in prigione e la foto è della madre che porta il corpo al funerale. Il secondo martire è stato ieri al campo profughi di Balata, Nablus. L'alter ego degli israeliani (la polizia palestinese) ha sparato su un'auto ferendo 3 shebab ed uccidendo Ziad Marshood. Da ieri ci sono scontri per protesta a Nablus (quindi, è successo ancora..). Il terzo martire è oggi, a Gaza. Ahmed Asaad Amit (30 anni) è morto per esalazione da gas velenoso uscito da un missile israeliano inesploso che stavano cercando di rimuovere...
https://www.facebook.com/comizzolisamantha/posts/1793802507565003

29 settembre
Esplode ordigno israeliano nella Striscia di Gaza: 1 morto e 3 feriti

Gaza-Quds Press e PIC. Giovedì pomeriggio, un Palestine se è rimasto ucciso e altri tre gravemente feriti nella detonazione di un ordigno israeliano che era rimasto inesploso nella Striscia di Gaza. Il portavoce del ministero della Sanità palestinese, Ashraf al-Qidra, ha dichiarato che la vittima, Ahmad Asaad Mayt, 30 anni, e gli altri tre feriti, tutti addetti di una società, “La Mediterranea”, stavano tentando di disarmare l’ordigno, che si trovava sotto terra, a Beit Hanoun, probabilmente lanciato nell’ultima guerra israeliana. Tuttavia, nell’esplosione hanno respirato gas tossici che hanno provocato la morte di uno e l’intossicazione degli altri tre. Parecchi bambini e adulti sono morti a causa di bombe e ordigni israeliani lanciati nelle offensive contro la Striscia di Gaza
http://www.infopal.it/esplode-ordigno-israeliano-nella-striscia-di-gaza-1-morto-e-3-feriti/

25 settembre
Prigioniero palestinese muore in un carcere israeliano
Il prigioniero palestinese Yasser Diab Hamduna, 40 anni, di Yaabad (Jenin), è stato dichiarato morto domenica, in una prigione israeliana, dove stava scontando una condanna a 14 anni. Ne ha diffuso la notizia la Società per i prigionieri palestinesi (PPS).Hamduna è morto per insufficienza cardiaca nella prigione di Ramon.
Waed, società per i detenuti e ex-detenuti, ha dichiarato che l’amministrazione penitenziaria di Ramon ha trasferito la salma del prigioniero nell’ospedale Soroka, a Be’er Sheva, affermando che il decesso è dovuto a negligenza medica.
Secondo il PPS, Hamduna soffriva di diversi problemi cardiaci, dall’inizio della detenzione, nel giugno del 2003, quando venne aggredito dalle forze del battaglione Nahshon. Nonostante le sue condizioni di salute, non gli furono garantite cure mediche appropriate nell’infermeria della prigione di Ramla, dov’era stato portato diverse volte.
A questo proposito, il movimento dei prigionieri palestinese nelle carceri israeliane ha dichiarato tre giorni di sciopero della fame e di lutto per la morte di Hamduna.
Con la sua morte, il numero di Palestinesi deceduti nelle prigioni israeliane è salito a 208.
http://www.infopal.it/86913-2/

20 settembre
Hebron, un altro ragazzino ucciso a sangue freddo dalle forze israeliane
Martedì mattina, al check-point di Bani Naim, nel distretto di Hebron, le forze israeliane hanno ucciso a sangue freddo un adolescente, Issa Salim Mahmoud Tarayra, 16 anni. Il pretesto, come consueto, è un presunto attacco con il coltello.
Portavoce dell’esercito e media israeliani hanno dichiarato che il ragazzo era in possesso di un coltello con il quale aveva tentato di attaccare dei soldati al check-point, e questi gli hanno sparato, uccidendolo. Nessun israeliano è rimasto ferito.
Tuttavia, testimoni locali hanno riferito all’agenzia Ma’an che un autobus proveniente da Bani Naim e diretto a Hebron si era fermato all’intersezione di Wadi al-Joz, quando “un ragazzo era sceso e le truppe israeliane gli hanno sparato”. ​Gruppi per i diritti umani hanno denunciato le politiche di esecuzione extragiudiziale israeliana contro Palestinesi che non costituiscono una minaccia. L’epicentro delle esecuzioni è il distretto di Hebron, oppresso da una presenza massiccia e violenta di coloni e soldati di occupazione.
http://www.infopal.it/86732-2/

19 settembre
Hebron, due palestinesi uccisi dalle forze israeliane
... Altri due giovani palestinesi uccisi dagli israeliani oggi ad Al Kahlil: Amir Jamal Errajabi di 17 anni e suo cugino Mohannad Jamil Errajabi di 20 anni. Chiusa la zona ed allontanata la stampa. Nel frattempo sono scoppiati gli scontri nella zona.

17 settembre
Ieri ad Al Kahlil...il bambino palestinese di 15 anni, ucciso e denudato dai soldati israeliani....
Come vi sentireste voi nel vedere vostro figlio così?

https://www.facebook.com/comizzolisamantha/photos/a.1561963284082261.1073741828.1561957824082807/1787804581498129/


17 settembre
Hebron, soldati israeliani uccidono Palestinese a sangue freddo

Sabato mattina, le forze israeliane hanno ucciso un Palestinese, Hatim Abd al-Hafeeth Shaludi, 25 anni, a Tel Rumeida, nella Città Vecchia di Hebron. E’ il quarto Palestinese ucciso da giovedì sera (il quinto, includendo il cittadino giordano a Gerusalemme) e il secondo nella stessa area di Hebron. Il contesto di questa nuova esecuzione extragiudiziale è un presunto attacco con il coltello.
La famiglia Shaludi ha accusato i soldati israeliani dell’esecuzione del loro figlio, mentre si stava recando al lavoro nel centro di Hebron.
Il fratello di Shaludi, Ayman, ha dichiarato all’agenzia Ma’an che la famiglia vive vicino alla moschea Al-Rahma, situata a pochi metri dal check-point israeliano che circonda il sobborgo di Tel Rumeida. Ha spiegato che Hatim stava andando al lavoro, come ogni mattina, quando, passando davanti al check-point, “i soldati israeliani gli hanno sparato a sangue freddo”.
La vittima lavorava in un’azienda di Hebron ed è stata colpita mentre camminava nell’unica strada permessa ai residenti per entrare nel centro della città. La mamma del giovane ha detto a Ma’an di aver sentito gli spari da dentro casa e di essere uscita fuori, senza comprendere che quei colpi avevano segnato la morte del figlio. La famiglia ha riferito che le forze israeliane hanno invaso la loro casa e interrogato la madre. L’esercito ha dichiarato che Shaludi aveva accoltellato un soldato prima di essere colpito e ucciso dalle forze israeliane. I media israeliani hanno riportato di un militare lievemente ferito. Un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato a Ma’an che la serie di attacchi rappresenta un altro “esempio del danno dell’incitamento palestinese via social media”, aggiungendo che sono in corso “intensi sforzi di intelligence e operativi per fermare le violenze”. Tuttavia, il portavoce non ha potuto spiegare come tali “attacchi” siano connessi all'”incitamento via social media”.
http://www.infopal.it/86680-2/

17 settembre
Ragazzino di 15 anni ucciso a Hebron: aveva ferito soldato israeliano

Mohammad Kayed El-Rajabi, 15 anni, è stato ucciso venerdì pomeriggio al check-point Gilbert, a Tal El-Rumaida, nella Città Vecchia di Hebron. Si tratta del terzo Palestinese ucciso nelle ultime 24 ore da parte delle forze israeliane. Il quarto è un cittadino giordano.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che il ragazzo è sopraggiunto al check-point armato di un coltello e ha aggredito un soldato di 19 anni. Il quotidiano israeliano Times of Israel ha riferito che il militare è stato “lievemente ferito” alla faccia ed è stato trasportato allo Shaare Zedek Medical Center di Gerusalemme. Fonti locali hanno affermato che le forze israeliane hanno impedito alle ambulanze di soccorrere l’adolescente palestinese.

http://www.infopal.it/86674-2/

16 settembre
Palestinese ucciso a Hebron dalle forze israeliane. Ferita gravemente una donna

Venerdì, le forze israeliane hanno ucciso un giovane Palestinese, Firas Mousa al-Beerawi al-Khdour, 18 anni, e ferito gravemente sua moglie, Raghad Abdullah al-Khdour, 18, all’entrata dell’insediamento coloniale di Kiryat Arba, nel distretto di Hebron. Secondo la versione dell’esercito israeliano e del quotidiano Yediot Ahranot, due “terroristi” hanno tentato un attacco con l’auto, venerdì pomeriggio, all’Elias Junction, all’entrata di Kiryat Arba. Gli “attentatori”, alla guida di un pick-up Mitsubishi, avrebbero puntato contro tre persone a una fermata degli autobus, ma sono stati “neutralizzati” dai colpi sparati dalle forze israeliane. 
http://www.infopal.it/palestinese-ucciso-a-hebron-dalle-forze-israeliane-ferita-gravemente-una-donna/.

16 settembre
Muore per le ferite riportate prima dell’arresto giovane di Beit Ula
Giovedì sera, Mohammed Abdul Sarahin, 30 anni, di Beit Ula, a nord di Hebron, è deceduto per le ferite riportate nel pomeriggio, durante un assalto delle forze israeliane. Ne ha dato notizia il ministero della Sanità palestinese in una breve dichiarazione.
Le forze di occupazione israeliane avevano arrestato l’uomo e suo padre, dopo aver sparato loro. Il giovane era dunque ferito quando è stato arrestato. Fonti locali hanno sottolineato che i soldati hanno invaso la cittadina di Beit Walla, a ovest di Hebron, sparando proiettili e lacrimogeni e prendendo di mira le abitazioni.
http://www.infopal.it/muore-per-le-ferite-riportate-prima-dellarresto-giovane-di-beit-ula/

16 settembre
Giovane giordano ucciso dalle forze israeliane a Gerusalemme

Gerusalemme. Venerdì, nella Città Vecchia di Gerusalemme le forze israeliane hanno sparato a un giovane giordano, Said Amr, 28 anni, uccidendolo. L’esercito di occupazione ha affermato che il giordano aveva tentato di accoltellare un poliziotto israeliano nei pressi della Porta di Damasco ed è stato “neutralizzato”. Il giovane era un cittadino giordano ed era entrato in Palestina giovedì attraverso il ponte di Allenby. Non è chiaro se si tratti di un Palestinese con passaporto giordano.
http://www.infopal.it/86635-2/

11 settembre
Bimba palestinese di 6 anni travolta e uccisa dall’auto di un colone
Domenica mattina migliaia di Palestinesi hanno preso parte al funerale di Lama Marwan Mousa, la bimba di sei anni investita e schiacciata dall’auto di un colone israeliano, sabato sera, nella strada che porta all’insediamento illegale di Efrat.
Il funerale è partito dall’ospedale di Beit Jala dove la giovane e nuova vittima della violenza dei coloni era stata trasportata, dopo essere stata soccorsa dal servizio di emergenza israeliano Magen David Adom.
Secondo la testimonianza di locali rilasciata all’agenzia Ma’an, la bimba si trovava sul marciapiede, di fronte a casa, quando un’auto che viaggiava a tutta velocità l’ha colpita e nell’impatto le ha spezzato le ossa del collo.
L’abitazione di Lama si trova a Umm Rukba, nell’Area C di al-Khader, sottoposta per oltre il 60 per cento al controllo israeliano. L’edificio è vicino a una strada usata dai coloni dell’insediamento illegale di Efrat.
La piccola era nata nel 2010.
Nessun giudice israeliano ordinerà mai la demolizione della casa del colono che l’ha uccisa.
http://www.infopal.it/86523-2/

9 settembre
Un ragazzo di 16 anni è stato ucciso dalle truppe di terra, colpito alla testa mentre manifestava contro l’assedio

Negli ultimi mesi si sono registrati vari casi di attacchi aerei da parte dell’aviazione israeliana in risposta a missili. L’ultimo il 22 agostoprovocò cinque feriti, quello precedente il 2 luglio. A maggio una donna restò uccisa in una serie di attacchi aerei. Anche il 9 settembre le truppe israeliane hanno fatto una vittima: il 16enne Abdel Rahman al-Dabbagh è morto colpito dal fuoco israeliano sparato al confine dai soldati durante una manifestazione contro la chiusura di Gaza, all’altezza del campo profughi di Bureij. Ragazzini tiravano pietre, i militari hanno sparato ad altezza d’uomo colpendolo alla testa.
http://nena-news.it/gaza-raid-israeliano-allalba/

Abed Al Rahman Ahmed Al Dabbagh, 18 anni o quasi, è stato ucciso il pomeriggio di ieri ad est del campo rifugiati di Al Bureij, nella zona centrale della Striscia di Gaza.
E’ un appuntamento consueto quello del venerdì – giorno sacro per i musulmani, giorno in cui riunirsi con i propri cari – diventato da qualche anno anche giorno di protesta. A partire dal primo pomeriggio, decine di giovani palestinesi si recano nelle zone orientali lungo il confine con Israele per manifestare contro l’occupazione e l’assedio. I giovani sono muniti spesso di bandiere, alcuni di fionde con cui lanciare pietre ai soldati schierati con le loro camionette lungo il confine e che rispondono, ora con potenti lacrimogeni, ora con armi da fuoco, sebbene i ragazzi siano disarmati. Le ambulanze si appostano al confine della zona interdetta, pronte a soccorrere eventuali feriti. Sono moltissimi infatti i casi di giovani palestinesi colpiti da proiettili, in prevalenza agli arti, altri vi hanno perso la vita. Ieri, oltre che nella zona orientale di Al Bureij, la manifestazione si è svolta anche presso il valico di Nahal Oz, ad est di Gaza city.
Abed Al Rahman è stato colpito da un proiettile alla testa, il proiettile gli ha causato un grosso foro all’altezza dell’occhio. In un video pubblicato da una testata locale, il giovane appare con il capo completamente insanguinato mentre un infermiere, all’interno di un’autoambulanza, tenta disperatamente di salvarlo praticandogli un massaggio cardiaco. Abed Al Rahman è stato trasportato all’ospedale Al Aqsa dove è stato dichiarato deceduto all’arrivo.
L’esercito israeliano tuttavia in serata ha negato ogni responsabilità – affermando che i manifestanti erano entrati nella buffer zone ed avevano tentato di danneggiare la rete di separazione – e di aver utilizzato soltanto gas lacrimogeno per disperdere la protesta.
Nel frattempo, un altro palestinese è rimasto ferito da un proiettile durante la protesta vicino il valico di Nahal Oz ad est di al-Shujaiya, quartiere orientale di Gaza city.
Sono morti rese invisibili dal silenzio della stampa internazionale, mentre le condizioni economiche sono gravemente peggiorate dopo otto anni di blocco economico e soprattutto dopo la devastante offensiva israeliana dell’estate del 2014. Povertà e disoccupazione si aggiungono alle conseguenze drammatiche dell’assedio, tra cui l’assenza di energia elettrica e del diritto alla libertà di movimento, la chiusura dei valichi e la lentissima ricostruzione.
Intanto, la marina militare israeliana continua ad aprire il fuoco a poche miglia dalla costa palestinese – nonostante il limite marittimo delle sei miglia – danneggiando e confiscando le imbarcazioni, arrestando i pescatori o rendendo loro il lavoro impossibile.
Lungo il confine della buffer zone truppe militari israeliane continuano ad aprire il fuoco contro i terreni agricoli rendendo rischioso il lavoro per i tanti contadini palestinesi.
http://nena-news.it/gaza-ucciso-giovane-palestinese-durante-la-protesta-del-venerdi/

7 settembre 2016
Per la seconda volta in una settimana
le autorità israeliane ammettono di aver ucciso senza ragione.
Convocata la famiglia Nimir. La sua auto crivellata di colpi

AGGIORNAMENTO ore 15.00 – ISRAELE RITRATTA: LA COLPA E’ DI ALI, IL FRATELLO DI MUSTAFA

Dopo aver ammesso di aver ucciso Mustafa Nimir per errore, la polizia israeliana accusa il fratello – ferito dai poliziotti a Shuafat mentre guidava – di aver guidato in un modo da costringere ad aprire il fuoco. Per questo Ali è ora accusato di aver provocato la morte di Mustafa, un escamotage che porterebbe alla chiusura dell’inchiesta che Israele aveva detto di voler aprire.

 “Vostro figlio è stato ucciso per errore”: questo è quello che Talal Nimir e sua moglie si sono sentiti dire ieri, dopo essere stati convocati dai servizi israeliani nella stazione di polizia di Nabl Yaqoub a Gerusalemme Est. Il figlio, Mustafa, 27 anni, è morto nella notte tra domenica e lunedì nel campo profughi di Shuafat: la sua auto è stata investita da una raffica di colpi che hanno ucciso lui e ferito il fratello Ali, 25 anni, tuttora in ospedale.

A Shuafat era in corso un raid della polizia israeliana per ragioni non meglio precisate e, secondo gli stessi poliziotti, i due avrebbero cercato di investirli con l’automobile. Non era vero. Erano andati a comprare del cibo. Testimoni sul posto avevano raccontato subito che si era trattato di un omicidio a sangue freddo. E ora lo ammette anche la polizia israeliana, costretta ad aprire un’inchiesta sull’avvenuto: Mustafa e Ali non volevano investire nessuno. Le foto della loro auto mostrano cos’erano andati a fare: pane e vestiti per bambini erano ancora sul sedile posteriore.

Quella sera a Shuafat la tensione era alta: le forze di polizia israeliane hanno invaso il campo, su tre lati. Decine di poliziotti erano in strada e sparavano proiettili di gomma ai manifestanti che protestavano: “Durante gli scontri – racconta un testimone – un’Opel Corsa bianca stava passando a bassa velocità e la polizia ha aperto il fuoco”. Una donna, che stava sul balcone, dice di aver visto – testimonianza provata da un video – che dopo gli spari i poliziotti hanno fatto scendere Ali ferito e l’hanno costretto a sdraiarsi a terra. Gridava: “Non ho fatto niente”. “Ma i soldati – aggiunge la donna – gli hanno ordinato di togliersi i pantaloni e lo hanno perquisito nonostante le ferite”.Il corpo senza vita di Mustafa è rimasto sul sedile del passeggerro per mezz’ora prima che permettessero l’arrivo dei medici. “Le loro scuse non porteranno indietro Mustafa – ha detto ieri il padre – I soldati israeliani non danno valore alla vita umana e uccidono per tante ragioni e con scuse diverse. Non c’è motivo per uccidere i nostri bambini. Anche se gli avessero davvero ordinato di fermare la macchina, perché gli hanno subito sparato?”.

E, nonostante le scuse, Ali Nimr è ancora agli arresti in ospedale. Una settimana fa, ad al-Ram, quartiere di Gerusalemme la stessa cosa era successa al 22enne Anwar Falah al-Salaymeh. Anche lui crivellato di colpi mentre era in auto perché – ha detto l’esercito – la sua macchina stava tentando di investirli. A giugno a morire era stato un adolescente, di ritorno dalla piscina, Mahmoud Badran. In entrambi i casi, successivamente, le autorità israeliane hanno ammesso l’errore.

Casi simili costellano i 50 anni di occupazione militare dei Territori Occupati e la più recente ondata di scontri e violenze, cominiciata il primo ottobre dello scorso anno. Molti testimoni di omicidi extragiudiziali hanno raccontato che le vittime palestinesi non rappresentavano alcuna minaccia e, in alcuni casi, video e foto lo dimostrano. Nonostante ciò le violenze continuano come continua l’assenza di inchieste serie da parte delle autorità israeliane. I soldati e i poliziotti responsabili non vengono puniti. E, sebbene le prove spesso siano schiaccianti, vengono difesi ad oltranza sia dall’opinione pubblica che dal governo. Come nel caso dell’uccisione a sangue freddo ad Hebron di Abdel Fattah al Sharif, giustiziato mentre si trovava a terra sanguinante.
http://nena-news.it/gerusalemme-israele-mustafa-ucciso-per-errore/

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248 Palestinesi uccisi da ottobre 2015 al 20/9/2016 (link a INFOPAL)
















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