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Archeologia della Pulizia Etnica in Palestina
a cura di Dirar Tafeche - dir.taf@gmail.com

Palestina, la tolleranza

Il libro “Palestina” inizia con una descrizione appropriata: “La Palestina è un luogo più della storia che della geografia, un luogo della mente e dell’immaginario più che del reale. Grandi e piccoli eventi di storia palestinese sono stati interpretati in base a elementi simbolici e attribuiti ad un particolare carattere “sacro” della terra di Palestina. Nella coscienza collettiva cristiana ed ebraica, la Palestina è “terra santa” e “terra promessa”, simboliche rappresentazioni del “regno dei cieli”.1 La storia della Palestina, non solo quella ancestrale dei filistei, è anche la storia della tolleranza e della convivenza, dei templi sacri e delle invasioni, fino a quella scellerata degli inglesi che ha dato origine alla “Pulizia Etnica”. È vero che ci sono stati l’Olocausto e l’antisemitismo in Occidente, ma “il male” va combattuto e sconfitto dove nasce, sfuggire ad esso non serve a nulla: il marcio va sradicato. Comunque, è ingiustificabile qualunque sia il motivo, vendicarsi sugli innocenti.

Gerusalemme, mappa della Città Vecchia: è l’emblema della convivenza e della tolleranza.
In un’area inferiore ad un km2 c’erano quattro comunità, decine di templi religiosi.

Infatti, mentre in Europa dilagava l’antisemitismo sin dal XV secolo e si creavano i ghetti per segregare gli ebrei, la Palestina era un modello di ospitalità per ogni ceto e religione; Armeni, Circassi, Curdi, Bah’i ed ebrei...

Ebrei in preghiera al Muro del Pianto. Foto, archivio Matson Collection, prima del 1914.

Entrata al Convegno Armeno. Foto, archivio Matson Collection, prima del 1914.

Rimando all’articolo di Magazine che cita il libro di Menachem Klein, professore di scienze politiche alla Bar Ilan University a Tel Aviv, il quale descrive una vita di normale quotidianità fra palestinesi ed ebrei tra il 17° e l'inizio del 20° secolo. Addirittura afferma che non c’erano differenze di culture, educazione e commercio, in quanto tutti erano cittadini palestinesi2

L’esempio più lampante della tolleranza in Palestina, ha avuto luogo dopo l’Inquisizione Spagnola attorno al 1500, conclusasi con l’espulsione di musulmani ed ebrei dalla Spagna. Migliaia di esiliati furono accolti nei paesi arabi, dal Marocco fino all’Iraq. In Palestina abitarono a Gerusalemme, Tiberiade, Hebron e Safad. Altri ebrei, e non solo ebrei, arrivarono dalla Russia ai tempi dello Zar, quando i Pogrom nel 1880 cominciarono con l’assalto alle minoranze.

“Se il metro di misura dell'odio per gli ebrei è quello che nei secoli passati ha esercitato in Europa la Chiesa, con i suoi ghetti, i suoi roghi, i suoi pogrom, allora si può dire che gli arabi non hanno mai fatto nulla di simile, almeno nelle stesse dimensioni. Nel passato la vita degli ebrei nei paesi islamici e negli stessi paesi arabi è stata, nell'insieme, sopportabile”.3

Altro esempio di convivenza è l’attuale città di Nablus, dove i Samaritani che considerano se stessi ebrei palestinesi, vivono in armonia assieme a cristiani e musulmani. Sono insegnanti nelle scuole, operai, commercianti e anche funzionari nel Municipio. Il loro pellegrinaggio (e preghiere sul sacro Monte Garizim) è celebrato ogni anno con scambio d’auguri fra tutte le istituzioni e personalità delle fedi presenti in città.

Nablus, chiesa di Giacobbe, foto da Internet, nel 2012.

Nablus, samaritani sul Monte Garizim, senza data. Foto di Edward Kaprov.

A memoria d’uomo, la storia della tolleranza in Palestina e la pacifica convivenza durò più di 400 anni, fino all’arrivo della scure del sionismo, nascosta dalla nefasta occupazione inglese nel 1920. Da questa data, l’equilibrio tra ebrei e palestinesi si rompe e la Palestina, da tollerante, diventa un campo di battaglia.

Alla base degli scontri, c’è la preoccupazione per i metodi repressivi imposti dall’esercito occupante. La rivolta del 1920 è sedata col sangue da ambo le parti, palestinese ed ebraica. Le nuove disposizioni punitive non sono di buon auspicio: all’orizzonte c’è il cambiamento di leggi ottomane che permettevano ai palestinesi di possedere terre, le demolizioni di case sono all’ordine del giorno, censurati i giornali, divieto di manifestazioni, creazioni di posti di blocco, arresti arbitrari e deportazioni … Inoltre gli inglesi, per gli ebrei, istituiscono un corpo armato e donano terre demaniali. Denaro e armi, anche britanniche, affluiscono per i coloni, con facilitazioni a comprare terre.

La realtà della Palestina sta subendo un mutamento demografico a favore della edificazione di uno nuovo stato ebraico con perdita dell’unità del territorio. Oltre tutto, la pretesa dei nuovi coloni, va oltre: proclamano la spianata della moschea al Aqsa “Tempio di Salomone”.

Per capire al meglio l’atmosfera che ha originato gli scontri, si deve guardare, non solo la Dichiarazione di Balfour e le leggi marziali dichiarate dagli inglesi in Palestina, ma il tradimento di Francia e Gran Bretagna.

NOTE

1- libro ”Palestina” Zambon Editori, 2010.
2- +972 Magazine del4.4.2016 Titolo: Before Zionism: The shared life of Jews and Palestinians.
3- dichiarazione dei filo israeliani in http://www.informazionecorretta.com/main.php?sez=160&id=135










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