Islamofobia

Il vero allarme è l’islamofobia, ma si urla all’antisemitismo

I dati di EuroMedia mostrano una preoccupante intolleranza verso i musulmani e non un inasprirsi dell’antisemitismo

di Viviana Codemo*

18.01.20
In questi giorni fioriscono articoli e servizi televisivi sulla ripresa dell’antisemitismo in Italia,
avvalorati - si dice - da una recente ricerca sugli atteggiamenti degli italiani. “Così l’Italia si
scopre antisemita” scrive la Stampa il 15 gennaio, “Antisemitismo numeri allarmanti” gli fa
eco Moked (Il Portale dell’ebraismo italiano) e via così, in un coro unanime di
preoccupazione per un crescendo continuo e pericoloso dei sentimenti anti ebraici.
Poiché per lavoro mi occupo di ricerca, ho voluto analizzare la fonte dei dati che, secondo i
media nostrani, dimostrerebbero inconfutabilmente questo pericolo. Come ha raccontato
bene Huff Durrel nel suo best seller “Mentire con le statistiche”, i numeri sono oggettivi, ma
nascondono insidie e manipolazioni. Se si ha un pregiudizio alla fonte, e si cerca nei numeri
la conferma, ecco che dati e percentuali possono perfino diventare degli utili alleati.
Scendiamo nel dettaglio. I risultati a cui mi riferisco provengono da una ricerca di EuroMedia
Research per l’Osservatorio Solomon sulle Discriminazioni (studio su un campione di 1000
italiani maggiorenni rappresentativi dell’universo, eseguito con sistema CAWI tra il 28 e il
30 Nov.2019) e sono fruibili dal sito del committente.
Il primo dato, quello sulla visione generale degli Italiani nei confronti delle confessioni
religiose, è confortante: complessivamente il 71,9% dei nostri connazionali non ha
alcun istinto negativo verso le fedi religiose (visione aperta e di buon vicinato 58,4%+
13,5% di indifferenti).
Se ci si addentra per capire quanti sono quelli che hanno una opinione “non favorevole”
verso le diverse religioni, si scopre per fortuna che la metà degli italiani (49,2%) nutre solo
sentimenti positivi.
Considerati i titoli dei giornali e l’allarme antisemitismo che fa da sottofondo costante della
nostra informazione, ci si aspetterebbe di trovare gli ebrei decisamente al primo posto tra le
religioni verso le quali l’altra metà dei nostri concittadini nutre ostilità. Invece non è così.
Al primo posto, infatti ci sono i musulmani, poco tollerati da ben il 36,7% degli italiani.
I giornali si dunque sono sbagliati, non erano questi i titoli che avrebbero dovuto fare:
“Allarme islamofobia” sarebbe stato il titolo corretto. Però poi subito dopo ci si ricorda che
probabilmente tra gli odiatori dei musulmani ci sono anche gli articolisti dei nostri media, e
tutto prende senso.
Continuando nella disanima delle tabelle EuroMedia, emerge che tra le religioni non
tollerate, gli ebrei sono solo al terzo posto, con un 6,1% di anti ebraici, preceduti, e questo
è davvero inaspettato, da un 14% che non sopporta i cristiani. Il 6,1% rappresenta un
numero di persone certo non irrisorio, ma non così preoccupante da farci i titoli di prima
pagina, omettendo il vero dato allarmante che è, come è evidente, l’anti-islamismo.
Lo studio si concentra poi sull’antisemitismo. Non sorprende, vista la costante profusione di
allarmi a cui siamo sottoposti quotidianamente, trovare la “percezione di antisemitismo”
attestata al 35,6% e un 19,3% di italiani che lo ritiene in aumento. Ma, come si è visto dai
dati precedenti, la “percezione” è smentita dallo stesso studio, con una percentuale di italiani
dichiaratamente ostili agli ebrei ferma al 6,1%.
In realtà sarebbe più corretto chiamarlo anti-ebraismo, non solo perché sono semiti anche
gli arabi, ma anche perché il confronto avviene fra religioni e non etnie o minoranze etnicoculturali,
altrimenti si sarebbe dovuto considerare nelle risposte anche la voce “ostilità verso
Rom e Sinti” ad esempio, che avrebbe con ogni probabilità sbaragliato tutte le tesi
precostituite.
Oltre alle percentuali taciute in modo evidentemente strumentale alla tesi che vede
l’antisemitismo imperante, l’analisi dei risultati mette in evidenza come si sia fatto un uso
errato e mistificatorio di alcune percentuali, ad esempio quelle sui “luoghi comuni”. In
particolare, sui giornali (e anche sul sito dell’Osservatorio Solomon) si cita in modo distorto
il dato di quanti ritengono che “gli ebrei han troppo potere nel mondo finanziario
internazionale”: non si prende la percentuale generale dell’intero campione (11,6%), che
non sarebbe affatto allarmante neppure dal punto di vista di chi la ritiene una opinione
antisemita, bensì la percentuale che la pensa tra la minoranza di “ostili agli ebrei” (che
erano sempre e solo il 6,1% degli italiani): un 49,6% che rappresenta quindi solo il 3%
dell’intero campione!
Non un numero di cui preoccuparsi affatto dunque.
In modo forzato e con un chiaro intento di equiparazione, compare improvvisamente poi, tra
le domande dello studio, la percezione della diffusione dell’“antisionismo”, ovvero della
contrarietà alle politiche israeliane (che però la domanda tendenziosamente definisce
“opposizione alla esistenza di Israele”). In ogni caso, i sionisti possono stare tranquilli,
perché non è ritenuto dagli italiani poi così diffuso (28,7% del campione).
I commentatori e i titoli di questi giorni si concentrano molto anche sulla percentuale, per
fortuna molto bassa, dei negazionisti della Shoah (1,3%): sconcerta che ci sia qualcuno
che abbia il coraggio di negare lo sterminio, anche se non sorprende, considerato il
permanere di frange neonaziste nel nostro Paese.
Molto più interessante è invece il dato che vede il 45,4% degli italiani ritenere che la
politica di Israele nei confronti dei palestinesi contribuisca ad aumentare il rischio
di antisemitismo.
E’ forse questo il dato che più dovrebbe preoccupare le Comunità Ebraiche e spingerle a
chiedere a gran voce che siano rispettati i diritti del popolo palestinese, così come
dovrebbe aprire una riflessione critica nei media di casa nostra, presso i quali il tema delle
violazioni del Diritto Internazionale da parte di Israele è sempre lasciato sotto traccia se
non addirittura manipolato ed omesso.
Fermare le politiche del colonialismo di insediamento israeliano sarebbe quindi il modo
migliore per ridurre il rischio di antisemitismo.

*Direttore Marea Research Sas

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