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La situazione nella Striscia di Gaza è drammatica. Il Popolo palestinese sta affrontando una situazione ormai insostenibile. Si tratta di una catastrofe umanitaria di proporzioni spaventose. Il blocco imposto dalle forze di occupazione israeliana unito al blocco dell'Egitto, con la nuova chiusura del valico di Rafah, hanno reso la vita di due milioni di palestinesi, rinchiusi in quella che può essere definita una prigione a cielo aperto, terribile ed insopportabile.
Dal 2007 le forze di occupazione israeliana hanno interrotto la fornitura di elettricità nella Striscia, la maggior parte delle famiglie riceve elettricità solo 2 ore al giorno con un evidente impatto negativo su tutto ciò che r
iguarda il vivere civile; è chiaro che, giusto per descrivere appena il tragico quadro, senza corrente gli agricoltori non possono irrigare i campi, i pescatori conservare i prodotti, le apparecchiature sanitarie sono inutilizzabili e la sanità in emergenza totale.
Questo si aggiunge al taglio dei fondi USA all'UNRWA deciso dal presidente Trump che apre una crisi insopportabile per l'Agenzia ONU per i profughi palestinesi
La situazione è divenuta ancora più rovente dopo l'altra decisione dell'amministrazione Trump di trasferire l'ambasciata americana a Gerusalemme. Il 30 marzo nella Giornata della Terra (“Yom al-Ard”), con 20 mila Gazawi in marcia «per il diritto al ritorno» verso il confine, con una crescente mobilitazione fino al 15 maggio, anniversario della Nakba (la catastrofe) che coincide con la fondazione di Israele, i palestinesi sono stati bersaglio di cecchini israeliani schierati lungo il confine con 15 morti e più di 1.400 feriti. Gli ospedali già ‎al collasso da diversi mesi hanno dovuto affrontare questa nuova emergenza con gli scarsi ‎mezzi a disposizione.
Il 14 maggio mentre i vertici statunitensi e israeliani festeggiavano l’inaugurazione della nuova sede dell’ambasciata Usa a Gerusalemme un nuovo massacro di palestinesi ad opera delle forze di occupazione israeliane, con l’impiego anche di aerei, carri armati, artiglieria e cecchini israeliani, con 61 morti, tra cui 8 bambini e una neonata di 8 mesi, più di 3000 i feriti.
In questa situazione si rende necessario e fondamentale dare un sostegno alla popolazione di Gaza.
L'associazione Amicizia Sardegna Palestina, aderendo all'appello delle associazioni sanitarie e sociali presenti a Gaza, organizza una raccolta fondi a sostegno delle strutture sanitarie al collasso e delle famiglie dei civili, uccisi e feriti dall'esercito israeliano durante la Marcia del Ritorno.


Per le donazioni:
C.C.P 12907085 intestato a Associazione Amicizia Sardegna Palestina,
IBAN IT86 D 07601 04800 00001 2907085
causale "Emergenza Gaza 2018"


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