giugno 2016

Questo resoconto sulle esecuzioni in Palestina è dedicato a Chawki Senouci, redattore della rubrica Esteri di Radio Popolare. Dopo Nizza Chawki Senouci ha portato come esempio il "Terrorismo palestinese" per analizzare  il metodo d'attacco con il camion utilizzato in Costa Azzurra. Grazie Chawki! Non dimentichiamo che anche i corsi sulla sicurezza tenuti per il personale che lavora negli aereoporti italiani si basano su citazioni del terrorismo palestinese. Dunque è il terrorismo palestinese la matrice del terrorismo internazionale. IMPARIAMO.



2 giugno 2016 Ansar Hussam Harasha, 25 anni

La giovane palestinese assassinata da soldati israeliani lascia 2 bimbi

 

6 giugno 2016 Jamal Muhammad Dweikat, 20 anni

Nablus. E’ deceduto lunedì un giovane gravemente ferito alla testa dalle forze israeliane, venerdì, durante scontri alla Tomba di Giuseppe, nei sobborghi di Nablus.

In un comunicato stampa, il ministro della Sanità palestinese ha dichiarato che il ventenne Jamal Muhammad Dweikat di Nablus è morto per le ferite in un ospedale israeliano dov’era stato ricoverato per un proiettile letale conficcato nel cranio.

Venerdì, circa 4000 coloni israeliani hanno invaso Nablus diretti alla Tomba di Giuseppe, provocando la reazione dei giovani palestinesi locali. Le forze di occupazione che scortavano l’orda di estremisti israeliani hanno sparato proiettili legali, di metallo rivestiti di gomma e lacrimogeni, ferendo circa 10 Palestinesi.

Secondo il racconto dei media locali, decine di soldati israeliani aveva circondato la Tomba di Giuseppe, prima che diversi autobus raggiungessero il sito trasportando migliaia di fanatici, tra cui diversi parlamentari della Knesset.
Con la morte di Dweikat, il numero di Palestinesi uccisi da ottobre dalle forze israeliane è salito a 218.

http://www.infopal.it/84604-2/

video di ‎شبكة قدس الإخبارية.

 

20 giugno 2016 Arif Jaradat, 21 anni

L’urgenza di una soluzione che garantisca il rispetto del popolo palestinese e il suo diritto di esistere è evidente nelle storie di tremenda ingiustizia che feriscono quotidianamente anche – o soprattutto - le persone più fragili e indifese. E’ questo il caso di Arif Jarad, un ragazzo di 23 anni con sindrome di Down, colpito dai soldati israeliani il 4 maggio e morto la settimana scorsa in seguito alle lesioni subite. La sua storia l’ha raccontata il giornalista israeliano Gideon Levy, denunciando come susciti “una profonda rabbia ed una altrettanto profonda vergogna”.
Ogni volta che Arif Jaradat vedeva dei soldati si metteva a gridare: "Mio fratello Mohammed no!". In più di un'occasione, Arif aveva infatti assistito all'arresto del fratello maggiore Mohammed, a casa o per strada, nel loro villaggio vicino ad Hebron, di notte o di giorno.
Aveva gridato allo stesso modo due mesi fa, quel tardo pomeriggio del 4 maggio, quando aveva visto un gruppo di sei o sette soldati che si aggiravano a piedi vicino alla sua casa. Sentendo questo grido, i suoi fratelli si erano subito preoccupati ed avevano urlato in ebraico: "È un disabile, non sparate!". Poi avevano sentito uno sparo. Accorsi sul posto, avevano visto Arif seduto a terra sanguinante. I soldati se n'erano andati senza preoccuparsi delle sue condizioni e senza chiamare aiuto medico. I sei fratelli e la sorella volevano molto bene ad Arif e lui era molto affezionato a loro. In famiglia lo chiamavano col soprannome "Hubb", che vuol dire amore. Si portavano dietro Hubb quasi dappertutto. E adesso giudicano ridicolo qualunque tentativo di montare accuse contro di lui. Sono convinti che, oltre a gridare, Hubb non abbia fatto nient'altro. Ma devono esserne convinti anche i servizi di sicurezza israeliani, se hanno pensato bene di minacciare la famiglia di Arif perché non facesse accuse pubbliche circa la sua uccisione.
http://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.728126
http://www.assopacepalestina.org/2016/07/soldati-israeliani-sparano-a-un-palestinese-con-la-sindrome-di-down-e-scappano-senza-voltarsi-indietro/

 

22 giugno 2016 Mahmoud Badran - 15 anni


CISGIORDANIA.  Il ragazzo palestinese era andato in piscina con i cugini. E’ stato ucciso senza alcun motivo dai soldati israeliani mentre tornava a casa

Dopo l’omicidio di Mahmoud Badran, l’Olp ha chiesto alle Nazioni Unite di aprire un’inchiesta. Già nelle scorse settimane l’ambasciatore palestinese all’Onu aveva mosso una richiesta simile, quella di indagare sui numerosi omicidi extragiudiziali di palestinesi per mano dell’esercito e della polizia israeliani.

Intanto, nonostante Tel Aviv abbia ammesso l’errore, il Ministero degli Esteri israeliano ha provato a sminuire la gravità dell’omicidio imputandolo, come spesso in passato, a quello che viene definito “incitamento alla violenza” da parte della leadership palestinese.

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di Michele Giorgio – Il Manifesto

Gerusalemme, 22 giugno 2016, Nena News – Era stata una bella serata. Una di quelle magnifiche serate in cui gli adolescenti di ogni parte del mondo pensano solo a spassarsela e a sbellicarsi dalle risate. Mahmoud Badran, 15 anni di Beit Ur-Tahta, l’aveva trascorsa con un gruppo di amici facendo tuffi nella piscina di Beit Sira. Ore liete che racconta ai giornalisti il cugino Ahmed Shami. «Dopo l’iftar (la cena che rompe il digiuno del Ramadan) siamo andati a nuotare. Lo facciamo spesso in questi giorni. La scuola è finita, fa caldo e ci piace stare svegli fino al primo filo di luce del nuovo giorno quando riprendiamo il digiuno e ce ne andiamo a dormire». Passata l’una Ahmed e Mahmoud hanno preso la strada di casa approfittando di un passaggio in auto offerto da un amico. «È successo tutto in pochi attimi – prosegue Ahmed – all’improvviso sono apparsi lungo la strada dei soldati israeliani e hanno cominciato a spararci contro. Non hanno chiesto di fermarci, sparavano e basta. Mahmud è stato colpito, abbiamo provato ad aiutarlo ma è morto quasi subito. Sono stati momenti terribili».

Ahmed, dice, ricorderà per sempre quanto è accaduto nella notte tra lunedì e martedì e che non dimenticherà mai Mahmoud. Ma chi nel mondo si ricorderà, già tra qualche ora, di questo ragazzo strappato alla vita? Così come degli altri quattro giovani palestinesi feriti, uno gravemente, dalle raffiche sparate dai soldati senza motivo. Ben pochi. Per le agenzie di stampa Mahmoud è solo un altro palestinese che si aggiunge a un lungo elenco di nomi senza volti. I corrispondenti delle tv occidentali non si scomoderanno a raggiungere Beit Ur-Tahta per raccontare lo strazio di genitori che avevano visto il figlio andare a nuotare e che poi hanno ricevuto la notizia della sua assurda uccisione. Il loro dolore impressiona poco l’opinione pubblica occidentale. Non suscitano cordoglio le lacrime di una madre con il capo coperto dal velo islamico e che indossa un abito tradizionale palestinese. E poi Mahmoud è stato ucciso «per errore» dai soldati israeliani, è stata una fatalità, insomma cose che capitano nella lotta incessante al terrore che impone di sparare prima e di chiedere dopo.

Ieri il portavoce militare dopo aver inizialmente riferito che un «terrorista» era stato ucciso mentre lanciava pietre e molotov contro una automobile israeliana (tre feriti) sulla superstrada 443 – tra Gerusalemme e Tel Aviv e che passa per un tratto in Cisgiordania -, qualche ora dopo ha fatto retromarcia di fronte alle notizie che giungevano da Beit Ur-Tahta. Ha quindi ammesso che Mahmoud Badran «non era coinvolto» nel lancio di sassi e ha annunciato «l’apertura di un’inchiesta» per chiarire le circostanze che hanno portato i soldati a sparare. Non ne riceveranno grande conforto la madre e il padre del ragazzo. La giustizia militare solo in pochi casi arriva a condannare un soldato accusato dell’omicidio di un palestinese.

Una prestigiosa ong israeliana, ora presa di mira dalla destra, come il centro per i diritti umani B’Tselem, qualche settimana fa ha gettato la spugna,  annunciando che non porterà più davanti alle corti militari casi di violenze e abusi compiuti da soldati a danno dei palestinesi. Non serve a nulla, ha spiegato. Un caso recente che descrive come spesso vanno le cose è quello del sergente Elor Azaria. A marzo ha ucciso a sangue freddo un attentatore palestinese, a terra in gravi condizioni e non in grado di nuocere, che poco prima aveva ferito con un coltello un soldato israeliano a Hebron. Rinviato a giudizio solo per omicidio colposo, Azaria è acclamato come un eroe dalla maggioranza degli israeliani che vorrebbe la sua scarcerazione immediata. Un ufficiale che al processo, qualche giorno fa, ha confermato l’intenzione del sergente di eliminare il palestinese ferito, ha ricevuto gravi minacce per aver detto la verità davanti ai giudici.

L’uccisione del 15enne Mahmud Badran è stata accolta con rabbia tra i palestinesi. Toni forti anche da parte dell’Autorità Nazionale (Anp) che lega la morte del ragazzo ai recenti sviluppi diplomatici. «La condanna a morte da parte di Israele del giovane Mahmoud Badran è la risposta di Netanyahu all’adozione dell’Ue dell’iniziativa francese (per il rilancio del negoziato israelo-palestinese)», ha protestato il ministero degli esteri dell’Anp. L’uccisione di Badran, ha aggiunto, dimostra «ancora una volta che il governo guidato da Benyamin Netanyahu è un governo di estremisti e coloni, impegnati quotidianamente nella peggiore forma di terrorismo sponsorizzato dallo Stato contro il popolo palestinese». Parole che impressionano poco i palestinesi che non perdonano all’Anp di continuare nella Cisgiordania occupata la “cooperazione di sicurezza” con le forze armate israeliane. Nena News

Michele Giorgio è su Twitter: @michelegiorgio2

http://nena-news.it/mahmoud-15-anni-ucciso-per-errore-dalloccupazione/

 

25 giugno 2016 Majd Abdullah al-Khdour, 19 anni


Hebron, giovane mamma palestinese uccisa a sangue freddo da soldati israeliani

Hebron. Venerdì sera, a Hebron, i soldati israeliani hanno ucciso una giovanissima mamma palestinese, Majd Abdullah al-Khdour, 19 anni, che aveva perso il controllo della propria auto andando a finire contro quella di un colono, secondo quanto affermato da testimoni oculari.

I militari hanno sparato raffiche di proiettili letali contro l’auto, soprattutto contro il parabrezza, colpendo al-Khdour in tutta la parte superiore del corpo. Majd, residente a Bani Neim, cittadina a est di Hebron, era madre di una bimbetta, Hadil. E’ stata uccisa mentre percorreva l’area di Baq’a, nei pressi della colonia illegale di Keryat Arba’. I medici palestinesi sono accorsi sul posto ma i soldati hanno impedito loro di avvicinarsi alla vittima, chiudendo tutta la zona. Come consueto, l’esercito israeliano ha affermato che la vittima “aveva deliberatamente investito degli israeliani” e che è stata colpita per questa ragione, ma testimoni oculari smentiscono tale versione, sottolineando che si è trattato di un incidente causato dalla perdita di controllo dell’auto mentre la giovane attraversava un posto di blocco. I due israeliani rimasti feriti nell’incidente sono stati trasferiti al centro medico di Shaare Tzedek, a Gerusalemme.

http://www.infopal.it/85009-2/

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