A proposito di slogan









Milano. Memoria, Davide Romano strappa: «Diserterò le celebrazioni. Un segnale contro l’odio»

L’assessore alla Cultura della Comunità ebraica, davide Romano: cortei e slogan inquietanti
di
Paola D’Amico
Il 9 dicembre in piazza Cavour è stato scandito il grido «Khaibar, Khaibar, o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà!» durante un corteo filopalestinese (LaPresse)
Il 9 dicembre in piazza Cavour è stato scandito il grido «Khaibar, Khaibar, o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà!» durante un corteo filopalestinese (LaPresse)

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_gennaio_11/milano-memoria-romano-strappa-disertero-celebrazioni-segnale-contro-l-odio-762b3c1e-f6a1-11e7-b0f9-ae3913959e9e.shtml

ALLA REDAZIONE DEL CORRIERE DELLA SERA
ALL’ATTENZIONE DELLA GIORNALISTA PAOLA D’AMICO

Raccolgo quella che lo stesso Davide Romano definisce una provocazione e, tramite
voi, mi rivolgo direttamente a lui.
Egregio sig. Romano, leggo sul Corriere della sera di ieri le sue dichiarazioni in merito
allo slogan lanciato da alcuni manifestanti il 9/12 scorso a Milano al presidio in
Piazza Cavour. Nel merito dello slogan ha già adeguatamente risposto l’API (
Associazione dei Palestinesi in Italia) organizzatrice del presidio, con una pubblica
dichiarazione che, ovviamente, è stata ignorata dalla stampa e non è citata
nell’articolo di ieri né da lei né dalla giornalista.
Lei ripropone il trito ritornello “antisionismo = antisemitismo”. Le assicuro:
smettetela, non funziona. Ho avuto modo di verificare in molte occasioni che la
gente non si lascia ingannare da questa martellante e rozza propaganda (
particolarmente veemente nel mese di Gennaio) e ha ben chiara la profonda
differenza tra i due termini, al punto che non avverto la necessità di tornare sul
tema.
Mi soffermo, invece, su un’altra sua affermazione che condivido appieno: ”Non ha
senso celebrare una giornata in cui si ricorda il passato se non si guarda il presente”.
Il presente è Israele, con i suoi crimini contro l’umanità, con l’apartheid e con la
pulizia etnica tuttora in corso.
Io provo compassione per le vittime.
Detesto i carnefici.
Detesto ancora di più le vittime che diventano carnefici.
Di più ancora: le vittime che diventano carnefici e continuano ad atteggiarsi a
vittime, speculando sul passato ( non debbo certo ricordare a lei Norman Finkelstein
e il suo “L’industria dell’olocausto”).
Bruno Segre, che lei certamente conosce, ha detto anni fa: “I palestinesi sono gli
ebrei del nostro tempo”.
Io sto dalla parte degli ebrei del mio tempo, come negli anni ’40 sarei stato dalla
parte degli ebrei di allora, quelli perseguitati ed uccisi, come oggi i palestinesi. Ma
sto anche con gli altri ebrei del mio tempo, quelli di Breaking the silence, quelli di
B’Tselem, quelli di Not in my name che chiedono di cancellare i nomi dei loro
congiunti dallo Yad Vashem per la vergogna, questi e tanti altri.
La rubrica in cui è comparso l’articolo di Paola D’Amico si chiama “La polemica”. L’
etimologia greca ci fa pensare a una guerra. La guerra, anche solo di opinioni, si fa
almeno in due. Lei pensa che questa mia lettera verrà pubblicata? Se sì, sarà in corso
una polemica, se no, sarà pura hasbara, propaganda.
Distinti saluti.
Milano, 12 Gennaio 2018
Ugo Giannangeli









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