25 aprile 2017

Lettera aperta al Presidente dell’ANPI Carlo Smuraglia - 19 Marzo 2017


Caro Smuraglia,
sono iscritto all’ANPI in una sezione che, col Presidente Pino De Luca, purtroppo deceduto lo scorso anno, è stata molto attiva sul “fronte palestinese”.
Ho letto con attenzione quanto hai scritto a seguito della vicenda di Biella. Se, da un lato, mi ha fatto piacere vedere ribadita la netta presa di distanza dalla oscena equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, dall’altro mi ha rattristato vedere che ti ostini a ritenere praticabile la soluzione dei due stati anche dopo i recenti avvenimenti. Mi riferisco, ad esempio, all'avvento di Trump e di suo genero Kushner, entrambi finanziatori di quelle colonie che rappresentano il principale ostacolo alla soluzione da te ancora auspicata. Mi riferisco anche alla reazione del governo di Israele rispetto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 2334 del 27/12/2016 sulle colonie: Israele questa volta non si è limitato ad ignorare la risoluzione, come ha sempre fatto con tutte le risoluzioni ONU dal 1948 in poi, ma ha “rilanciato” la sfida alla comunità internazionale approvando il 6/2/2017 la legge cosiddetta di “normalizzazione” di 4000 alloggi in colonie ed avamposti, illegali anche per la legge israeliana sino a questa “regolarizzazione” retroattiva.
Israele non è nuovo a reazioni di questo tipo. Ad ogni conquista diplomatica dell’ANP (ammissione come stato osservatore all’ONU; ammissione all’UNESCO; adesione accolta alla Corte penale internazionale) Israele ha risposto con nuove colonie o espansione delle precedenti.
L’obiettivo è evidente da tempo ma oggi più che mai: annettere tutta la Palestina storica, incluso quel 22% che rappresenta l’unica modesta aspirazione residua dei palestinesi. Ovviamente senza palestinesi. Israele pratica una colonizzazione da insediamento, quella che non si limita a depredare beni e risorse ma ambisce alla espulsione dei nativi. I precedenti più noti sono gli Stati Uniti e l’Australia.
Israele vuole realizzare quello stato ebraico ipotizzato da Hertzl ma privo delle caratteristiche democratiche enunciate nella Dichiarazione di indipendenza di Israele e quindi uno stato per soli ebrei. Pende dal novembre 2014 un disegno di legge di Netanyahu che sancisce quello che è già nei fatti: uno stato in cui solo gli ebrei hanno diritto di piena cittadinanza. L’Alta Corte di giustizia di Israele lo ha già scritto nel caso del prof. Uzzi Ornan (da valente giurista quale sei penso che se leggerai la sentenza del 2013 inorridirai come sono inorridito io). Il prof. Uzzi Ornan, docente di lingua ebraica, è nato nel 1923 nella Palestina storica e ha introdotto due distinte cause contro lo stato di Israele per vedere riconosciuto il suo diritto alla cittadinanza israeliana sulla base della sua residenza e non della sua appartenenza etnica/religiosa. Ha perso entrambe le cause e si è sentito obiettare che la sua richiesta “ minava alle radici le fondamenta dello stato ebraico”.
Potrei andare avanti a lungo; il disegno sionista è in avanzata fase di realizzazione ed è sotto gli occhi di tutti, almeno di quelli che vogliono vedere.
Recentemente in un incontro a Monza Amira Hass ha detto che gli accordi di Oslo sono stati costruiti per rendere impossibile la soluzione dei due stati. Ne sono convinto, soprattutto dopo avere letto un bel libro di un nostro collega francese di origine palestinese, l’avvocato Ziyad Clot, ex negoziatore nella burla dei cosiddetti “colloqui di pace”; il suo libro “ Non ci sarà uno stato palestinese” è edito da Zambon.
Tu sei stato in Palestina prima di Oslo (eravamo assieme alla manifestazione “Time for peace”), non so se poi sei tornato; io sì, molte volte, come giurista e come attivista, e ho visto progressivamente il deteriorarsi della situazione.
L’ANPI insiste ancora oggi per una soluzione resa impraticabile da Israele con la sua politica del fatto compiuto. Io penso che il motivo principale di questa ostinazione risieda nella difficoltà che l’Associazione ha a tracciare una riga di separazione netta tra quella che è stata l’esperienza storica degli ebrei (discriminazioni, segregazioni sino al genocidio della Shoah) e quella che è l’esperienza dello stato di Israele che usa la Shoah solo per un perenne ricatto verso l’Europa (sul tema avrai letto certamente il libro di Finkelstein, L’industria dell’Olocausto).
Eppure i familiari delle vittime della Shoah che fanno riferimento a “Not in my name” e che chiedono di togliere i nomi dei loro familiari dallo Yad Vashem perché non si riconoscono nella politica di Israele sono riusciti in questa cesura; e sono ebrei, familiari di vittime. La stessa Amira Hass è venuta apposta da Tel Aviv a testimoniare in un processo in Italia a favore di imputati che hanno esposto uno striscione con una scritta contro l’eccidio a Gaza del 2014, scritta immediatamente tacciata di antisemitismo dalla locale comunità ebraica nonostante l’evidenza del contrario (“Stop bombing, free Palestine; Israele assassini”).
L’Anpi invece non ci riesce sebbene, in ossequio all’art.2 del proprio Statuto, dovrebbe assumere una posizione netta di difesa della causa palestinese, che è lotta di liberazione. La nostra lotta di Liberazione è durata un paio di anni, quella palestinese dura da oltre 70 anni, se includiamo la rivolta del 1936/1939, nonostante il totale isolamento internazionale.
Tu glissi sulla mancata risposta della Presidente della comunità ebraica di Roma alla tua lettera del 16/6/2016; io reputo gravissimo il fatto, un affronto alla nostra Associazione e significativo di un atteggiamento di assoluta indisponibilità al confronto. L’ANED non ha avuto alcuna difficoltà ad accettare la proposta di incontro, la comunità ebraica sì, anzi: neppure si è degnata di una risposta.
Concludo con una richiesta precisa che non vuole essere una provocazione: perché l’ANPI non appoggia il BDS? Il democratico stato di Israele ha approvato pochi giorni or sono una legge che vieta l’ingresso nello stato ai sostenitori del BDS. In Italia, al Senato, pende un incredibile DDL che criminalizza con pene sino a 6 anni l’attivismo nel BDS. Eppure il boicottaggio è l’arma più pacifica e democratica che esista; l’esperienza del Sud Africa insegna ma anche il boicottaggio dei razzisti negli USA. Le forze progressiste e democratiche di Israele sono ridotte ormai ad esigua minoranza, coraggiosa ed encomiabile ma minoranza (guarda le spaventose percentuali nei sondaggi di favorevoli agli eccidi a Gaza nel 2008/9, 2012, 2014). Queste forze hanno bisogno del nostro aiuto: i refusnik finiscono in galera, gli ex militari di Breaking the silence non possono entrare nelle scuole per raccontare ai giovani studenti le loro testimonianze di torture e omicidi a freddo, le ONG impegnate sul piano umanitario sono discriminate nei finanziamenti. Il sostegno dell’ANPI sarebbe importantissimo.
Un cordiale saluto
Ugo Giannangeli, sezione Anpiseprio *- Veniano, 19 Marzo 2017
*Le dimissioni di cui Giannangeli parla qui riguardano il suo ruolo nel direttivo

Commenti
- Caro Smuraglia, ho novant’anni, ho fatto la porta armi nell’ Oltrepò pavese per la Resistenza, e da allora mi sono impegnata per tutta la mia vita a difendere i diritti umani e i diritti dei popoli. E, in nome della Shoàh ,e di tutti gli EBREI GIUSTI anche ISRAELIANI difendo il diritti del popolo palestinese che il governo di Netaniahu ha colonizzato nella Cisgiordania, e dal 2000, tiene tutta la striscia di Gaza sotto assedio. Il luogo di maggior densità umana nel mondo, senza nessuna via d’uscita e d’entrata. E depreco, insieme a tutti gli EBREI PER LA PACE la strumentalizzazione che quel governo FA DEL MASSACRO avvenuto nei campi di sterminio nazisti. Sono iscritta all’ANPI zona 1 di Milano. Forse un vostro intervento almeno contro l’apartheid cui ormai sono soggetti i palestiniani diventati “cittadini di israele", potreste fare. Perché mai più sarà possibile la nascita DI UNO STATO INDIPENDENTE. GRAZIE A UGO E ANCHE A TE SE VORRAI PRENDERE QUALCHE INIZIATIVA. CARI SALUTI. Milli Martinelli
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Bravissimo Ugo .Completamente d'accordo e disposta anzi interessata ad insistere perché dalla base si esprima la  stessa richiesta. Grazie per la tua costanza che è per tutti un insegnamento. Gisa Legatti

Da p. Solomon-Osservatorio sulle Discriminazioni al Sindaco Sala - 8 aprile 2017:

L'Informale: http://www.linformale.eu/sindaco-sala-il-25-aprile-dica-no-al-bds/)
Spett.le Comune, Preg.mo Sindaco e membri del Consiglio e della Giunta Comunale,
sono a scrivere nella qualità di Presidente di “Solomon Osservatorio sulle discriminazioni”, Associazione senza scopo di lucro con il primario proposito di offrire una tutela ai fondamentali diritti dell’uomo contro qualsivoglia genere di discriminazione, in riferimento alle celebrazioni previste per il 25 aprile p.v. ed alla partecipazione annunciata da parte del Movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni nei confronti dello Stato d’Israele).
L’evento previsto ed i suoi organizzatori
Le celebrazioni per il 25 aprile, giorno simbolo della vittoriosa lotta partigiana, fondamentale per la storia d’Italia, hanno assunto da diversi anni per alcuni gruppi e movimenti un particolare significato politico e discriminatorio, volto ad impedire alle manifestazioni indette la partecipazione della gloriosa Brigata Ebraica (che combatté, come noto, al fianco dell’esercito britannico in Italia ed in Austria e che diede un importante contributo alla sconfitta del nazismo).
Quest’anno, per le celebrazioni imminenti, il Coordinamento BDS Lombardia, ovvero il Movimento che coordina le attività di boicottaggio e discriminazione nei confronti di (solo) Israele sul territorio lombardo, ha annunciato la propria presenza, in nome della “liberazione della Palestina” (illegittimamente paragonata alla resistenza partigiana contro la forza nazista, rappresentata nelle intenzioni dallo Stato d’Israele), intendendo per “Palestina” anche lo Stato d’Israele, che dovrebbe, dunque, esser liberato da ogni presenza ebraica.
Proprio quel che chiese, per ironia della storia, il Gran Mufti di Gerusalemme Amin al Husseini, capo del Movimento Arabo Palestinese ad Adolf Hitler ed al Terzo Reich tra il 1934 ed il 1945.
Già questo sarebbe sufficiente per valutare l’opportunità della partecipazione di questo Movimento alle celebrazioni previste per manifesta incompatibilità con le stesse, se non fosse che a ciò si aggiunga che la Consigliera Comunale Sumaya Abdel Qader, Vice Presidente della Commissione Cultura, Moda e Design, è intervenuta ad un evento del Movimento BDS a Milano, per dare la propria adesione all’iniziativa suindicata (denominata “25 Aprile a Milano per la Palestina”), facendosi ritrarre in compagnia della Sig.ra Annalisa Portioli, direttrice del Movimento di Coordinamento del BDS Lombardia (le foto dell’incontro sono state poi inspiegabilmente rimosse dalla pagina facebook del Movimento).
La Sig.ra Annalisa Portioli, nota alle Forze dell’Ordine per le sue posizioni estreme, capaci di giustificare gli attentati terroristici che colpiscono lo Stato d’Israele, è stata oggetto di un provvedimento di espulsione con divieto di ritorno dal Comune di RHO, emesso dal Questore della Provincia di Milano durante la fiera di EXPO 2015, per aver ella compiuti atti contrari all’ordine pubblico rivolti al Padiglione Israele, all’interno della Fiera.
La Signora Portioli è stata dichiarata persona pericolosa per la Sicurezza Pubblica.
Contrasto con lo Statuto del Comune di Milano
L’evento si pone in contrasto con molte norme statutarie del Comune di Milano, tra le quali:
Art. 1.1 “Le donne e gli uomini che compongono la comunità milanese si riconoscono nei valori di libertà, giustizia, pace solidarietà, moralità, cooperazione, pari opportunità, responsabilità individuale e sociale, operosità e spirito di iniziativa…. rispetto e valorizzazione delle differenze”.
Art. 1.3 “L’indirizzo politico e amministrativo del Comune si ispira ai valori sopra affermati, affinchè l’azione pubblica si sviluppi in funzione della dignità della persona e della civile convivenza.”.
Questi nobili assunti, che sono chiaramente pensati in chiave di integrazione e di scambio, nonché in chiave di contrasto ad ogni forma di avversione politica e ideologica, pongono un limite a qualunque iniziativa connotata da avversità e discriminazione, come quella oggetto della presente lettera.
La partecipazione del Movimento BDS alle manifestazioni per il 25 aprile, infatti, è volto ad impedire la partecipazione della Brigata Ebraica, ad escludere e non a celebrare la liberazione dal nazismo che i fondatori di quello stesso movimento all’epoca abbracciarono.

Incompatibilità della partecipazione del BDS alle iniziative all’interno del Comune con la legislazione dell’Unione Europea
Come noto, Gaza è governata da una organizzazione terroristica denominata Hamas, la cui Carta è la summa dell’antisemitismo. Hamas, che governa Gaza, è stata inserita dall’Unione Europea fra le organizzazioni terroristiche, da ultimo, col Regolamento di esecuzione (UE) 2017/150 del Consiglio del 27 gennaio 2017 che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del Regolamento (CE) n. 2580/2001 relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone ed entità, destinate a combattere il terrorismo, e che abroga il Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1127.
Ora, se sono i terroristi a governare Gaza, appare davvero singolare che in Comune si tenga un evento organizzato da chi non si richiama allo scopo di liberare Gaza dal terrorismo, bensì si rivolge contro Israele mirando alla discriminazione di tutti i suoi cittadini in ogni sede del vivere civile.

Contrasto con la giurisprudenza francese, spagnola e della CEDU
La giurisprudenza francese, spagnola e della CEDU concordano nel considerare che il boicottaggio di Israele contrasti col divieto di discriminazione previsto dai rispettivi ordinamenti (giurisprudenza che saremo lieti di produrre).
Precedenti nel Comune di Roma
Di recente il Comune di Roma, per via della Sindaca On. Virginia Raggi, ha rifiutato l’uso di spazi Comunale per eventi del Movimento BDS, ritenendo che le porte siano aperte per le iniziative di pace e mai per l’incitamento all’odio e discriminazione.
Finalità del Movimento BDS
Infine, per comprendere la natura e le finalità del Movimento BDS, è sufficiente scorrere la presentazione che di sé dà sul proprio sito internet tale Associazione: “Il boicottaggio delle attività commerciali israeliane insieme alle sue istituzioni culturali, artistiche, accademiche, sportive nonché delle aziende internazionali coinvolte nel sistema israeliano di apartheid”.
Le finalità del Movimento BDS non si presentano mai come confronto e dialogo, non come un laboratorio di idee per la Pace, ma l’occasione per discriminare ed escludere, in pieno spregio ed in aperto contrasto con i diritti fondamentali dell’uomo e con la lotta alle discriminazioni, così come intesi e recepiti negli ordinamenti nazionali ed internazionali.

CONCLUSIONI
Dai Comuni d’Italia dovrebbe partire l’insegnamento e l’invito alla pace e alla civile convivenza, anziché l’odio e la discriminazione.
Siamo perciò confidenti che, alla luce delle suesposte considerazioni e riflessioni, si vorrà considerare l’opportunità di adottare provvedimenti al fine di impedire la partecipazione dei Movimenti BDS alle celebrazioni previste per il 25 Aprile presso il Comune di Milano, incoraggiando viceversa iniziative per il confronto ed il dialogo, per la quale saremmo sin d’ora a disposizione.

Dall'avvocato Ugo Giannageli a Smuraglia - 14 Aprile 2017:

Caro Smuraglia, è passato quasi un mese dalla mia lettera aperta a te indirizzata ma non è pervenuta risposta. Tu hai scritto a suo tempo alla Presidente della comunità ebraica di Roma senza ottenere risposta; recentemente ho letto sul sito ANPI la lettera che hai inviato al Corriere della sera a rettifica di un articolo di Goffredo Buccini sulla vicenda di Biella; la lettera non è stata pubblicata dal quotidiano. Si vede che è destino delle lettere dal contenuto scomodo restare senza risposta o senza pubblicazione. Nel frattempo si è inserita una novità. Una associazione sionista ha chiesto al sindaco Sala l’esclusione dal corteo del 25 Aprile prossimo a Milano dello spezzone del BDS. Insomma, i tempi sembrano maturi perché l’ANPI operi una scelta: se stare dalla parte di un popolo che lotta e resiste alla occupazione (vedi art.2 del nostro Statuto) o dalla parte di uno stato occupante, che pratica l’apartheid e un colonialismo da insediamento. Ho letto un tuo recente scritto in cui giustamente auspichi un recupero del valore della solidarietà in questa nostra abbrutita società. E come si fa a non essere solidali con un popolo espropriato della propria terra? solo perché gli esproprianti di oggi sono le vittime di ieri? Facciamo ricadere le nostre colpe sui palestinesi che hanno sempre convissuto in pace sino all’avvento del progetto sionista?
Immagino che tu abbia molto da fare in questi giorni in vista del 25 Aprile; rispondimi pure dopo ma rispondimi. Viva la Resistenza, quelle passate e quelle in atto.

Dalla Rete Ebrei Contro l'Occupazione (citata nell'intervento che segue) - 25 Aprile 2015:

Ricorre quest’anno il 70° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Noi celebriamo con gioia la fine nel 1945 della mortale oppressione in Italia ed in Europa, e con commosso ricordo celebriamo coloro che hanno combattuto e sofferto e dato il meglio di sé stessi, anche la vita, per ripristinare in Italia e nel mondo le condizioni per una vita fraterna e civile. Tra tutti costoro non distinguiamo per nazionalità: ci è grato ricordarli tutti, italiani, sovietici, jugoslavi, europei occidentali di tutte le nazioni, americani del Nord e del Sud, donne e uomini di tutto il mondo.
Vogliamo qui ricordare anche i Resistenti tedeschi: alcuni come gli studenti della Rosa Bianca che hanno pagato con la vita la loro ribellione alla crudele violenza nazista; ricordiamo con commozione i Bonhoeffer, i Willy Brandt ed altri nomi noti: ma anche coloro che, non inquadrati in nessunaorganizzazione conosciuta e rimasti anonimi, hanno nei fatti del loro comportamento personale preparato il risorgere della Germania che oggi fa parte dei Paesi liberi, dopo aver seppellito l’infamia del nazismo. I più anziani tra noi ne ricordano alcuni: la loro umanità è riuscita a resistere all’infamia dell’ubbidienza agli ordini della Nazione governata dal Nazismo, che in quegli anni tragici aveva fatto adepti in molti Paesi Europei, tra cui l’Italia fascista era stata, tragicamente, un precursore. Con orgoglio ricordiamo che da quella lotta per Libertà, Giustizia ed Uguaglianza è nata la nostra Repubblica Italiana fondata su quei valori, che sono stati sanciti nella Costituzione repubblicana (purtroppo tuttora inapplicata in buona parte), una delle più intelligenti ed umane esistenti. E’ tale proprio perché è stata elaborata dai membri di una Assemblea Costituente eletta dal popolo italiano, dove erano persone che rappresentavano modi di pensare e di sentire la vita della società molto diversi tra loro: tra loro vi erano rappresentanti cattolici di varie tendenze politiche, socialisti, comunisti, liberali. Diversi nel pensare la vita della società civile, ma tutti decisi ad organizzare una società unita da una comune, forte volontà: quella di organizzare un viver civile libero e accettabile per tutti, nel comune intento di cercare insieme, nella concordia e nella pace, le soluzioni ai problemi della convivenza civile.
Tutti, dunque, antifascisti: una parola che riassume una serie di valori eticamente e politicamente positivi. Grazie a questa volontà comune dei Costituenti, la Costituzione che ne è derivata è stata accettata anche da molti Italiani che alla Resistenza non avevano partecipato affatto, per diffidenza o timore, per incomprensione del nuovo che avanzava e dei suoi modi di avanzare, in tutti i campi: dalla lotta di Resistenza ai suoi frutti politici. Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica, lo stabilire il primato dei diritti del lavoro e dei lavoratori, i diritti fondamentali all’istruzione, alla sanità, alla pace con gli altri popoli come imperativo categorico ( art. 11 della Costituzione).
Per noi, il celebrare l’anniversario della Liberazione ha questi significati: che sono incompatibili con l’esaltazione della forza delle armi in costose parate militari. E sono incompatibili anche con la partecipazione di chi non accetti i principi sopra ricordati. La bandiera di Israele rappresenta il Paese che di continuo ha aggredito ed oppresso il popolo palestinese, e solo pochi mesi orsono ha provocato oltre 2200 morti, per la maggior parte civili, comprese alcune centinaia di bambini: quella bandiera non può sfilare insieme alle bandiere della Liberazione. Mentre onoriamo i combattenti di allora nella Brigata Ebraica che ha combattuto come parte dell’Esercito Britannico nella 2a Guerra Mondiale anche in Italia - così come le migliaia di combattenti arabi palestinesi nell'ambito dell'esercito Britannico (sia all'interno del Palestine Regiment, a fianco di combattenti ebrei palestinesi, che in altre unità) - non possiamo accettare che partecipi alla festa della Liberazione la bandiera di uno stato, Israele, che sta opprimendo da 67 anni il popolo Palestinese, avendogli occupato la Terra e tolto i diritti umani e politici. Non ci stancheremo mai di ricordare che la bandiera di Israele non è la bandiera degli Ebrei, né della religione ebraica: è solo la bandiera di uno Stato oggi oppressore e negatore dei principi della nostra Costituzione. I partigiani appartenenti a famiglie ebraiche che hanno combattuto nella Resistenza italiana sono onorati come ed insieme a tutti gli altri combattenti italiani della Resistenza: nè loro avrebbero accettato di essere considerati diversi, per l’essere ebrei, dagli altri Resistenti. Avendoli conosciuti, attraverso i loro scritti ed alcuni di persona, pensiamo che si ribellerebbero all’essere separati dai loro compagni di lotta antifascista.
Dall'avvocato Ugo Giannangeli al sindaco Sala - 13 aprile 2017:
Egregio Sindaco, nell'esprimere la mia solidarietà ad Annalisa Portioli, fatta oggetto di un calunnioso attacco da parte di una organizzazione sionista, e al movimento BDS, a sua volta oggetto di una vergognosa richiesta a Lei rivolta di esclusione dal corteo del 25 Aprile, mi permetto inviarLe un mio scritto risalente allo scorso 25 Aprile che bene spiega le ragioni storiche e politiche che dovrebbero invece indurre ad escludere dalla manifestazione lo spezzone che ricorda la brigata ebraica e gli amici di Israele. Allego anche un documento della Rete Ebrei contro l'occupazione sullo stesso argomento. Gli amici di ECO onorano i membri della brigata ma anche loro chiedono l'esclusione delle bandiere israeliane. Viva la nostra Resistenza; viva la Resistenza del popolo palestinese. Un cordiale saluto, Ugo Giannangeli

Le ragioni storiche e politiche: https://sites.google.com/site/parallelopalestina/25-aprile


Da Dirar Tafeche - 13 aprile 2017:

Cari amici del BDS, ho appena ricevuto l’email da altri amici che mi hanno messo al corrente anche della lettera dell’informale. Prima di tutto l’adesione alla manifestazione del 25 aprile è necessaria. Inoltre, ho letto il comunicato stampa che mi sembra chiaro ma, secondo il mio parere manca di testimonianze di chi ha già aderito al boicottaggio. Faccio il nome di Stephen Hawaking come esempio di scienziati, di Rebecca Vilkomerson, direttore esecutivo del Jewish Voice for Peace, e di Oltre 70 intellettuali e accademici americani che hanno pubblicato una lettera aperta chiedendo un "boicottaggio mirato" di tutti le colonie e dei beni e servizi nelle colone, (vedi Haaretz del 26/9/16 titolo: “Over 70 American Intellectuals Call for 'Targeted Boycott' of Israeli Settlements” e Jpost del 26/9/2016 Titolo: “Over 70 American academics call for targeted boycott of Israeli settlements”).
Nominerei anche Mons. Desmond Tutu e la “United Church of Christ votes to divest from Israel over occupation”(Haaretz del 30/1/2015).
Proprio stamattina il jpost scrive che gli studenti dell’università di Boston hanno aderito al boicottaggio (vedi jpost 12/4/2017 titolo: “Tufts University students pass BDS resolution”).
Di certo, si può citare molti altri per affermare che il BDS è una campagna a livello internazionale. Proprio per questo motivo il “Solomon Osservatorio sulle discriminazioni” manca d’argomentazione valida per contrastare l’assenza del problema della indiscriminazione e della tolleranza; denunciare una singola persona, anche quando questa, per compiacenza alla comunità ebraica, è “pericolosa” allo Stato italiano, risulta meschino e misero perché il BDS non è gruppo o associazione ma è un movimento mondiale.
Se dipendesse da me, aggiungerei questa frase o qualcosa di simile: “noi cittadini italiani consapevoli della giustezza della causa di un popolo privato della propria terra, libertà e indipendenza, abbiamo imparato dai nostri padri che la lotta al fascismo, ci ha consentito oggi di marciare nel 25 aprile con la bandiera italiana della libertà grazie alla lotta dei partigiani che erano considerati dai nazifascisti dei terroristi.
In fine, visto che il BDS veramente sta dando i suoi frutti al punto tale da costringere Israele a dichiarare guerra ai sostenitori, proporrei di cantare l’inno nazionale palestinese in piazza duomo con tante bandiere da sventolare. L’inno si chiama mawtuni mawtuni reperibile in youtube tanto per afferrare il ritmo e poi, io posso stampare la traduzione con la pronuncia in italiano per essere cantata in gruppo. Ciao Dirar

Comunicazione dall'Anpi Provinciale alle sezioni di Milano - 13 aprile 2017:
http://moked.it/blog/2017/04/13/25-aprile-la-presa-posizione-respingiamo-le-insidie-del-bds/

Subject: Appello ai Presidenti di Sezione - manifestazione nazionale 25 aprile
Ai Presidenti delle sezione ANPI di Milano e provincia
Carissimi,
nella ricorrenza del 72° anniversario della Liberazione si svolgerà a Milano una grande e unitaria manifestazione che si concluderà in piazza Duomo con l'intervento, tra gli altri, del Presidente Nazionale dell'ANPI Carlo Smuraglia e del Presidente del Senato Pietro Grasso.
Siamo convinti che anche quest'anno Milano, Città Medaglia d'Oro della Resistenza, saprà isolare e respingere ogni tipo di provocazione e di inaccettabili contestazioni  come quelle che si sono verificate negli anni trascorsi, da parte di uno sparuto gruppo di cosiddetti “filo palestinesi”, all'indirizzo della Brigata Ebraica. Tutti noi dobbiamo essere grati ai 5.000 soldati della Brigata ebraica che si sono resi protagonisti di azioni decisive, come il primo sfondamento della linea Gotica  e l'ingresso in numerose località dell'Italia centrale. Una pagina di coraggio che ancora pochi oggi conoscono ma che ha rappresentato un contributo fondamentale per liberare il nostro Paese dal nazifascismo.
Bisogna con forza ribadire che chi offende il simbolo della Brigata Ebraica ingiuria l'intero patrimonio storico della Resistenza italiana che è stata un grande moto unitario di popolo e di Combattenti per la Libertà.
Quest'anno l'associazione BDS che boicotta i prodotti israeliani ha ipotizzato di  partecipare al corteo del 25 aprile con cartelli nei quali si indicherebbero “ i nomi dei villaggi distrutti da Israele dal 1948 in poi.”
Invitiamo i Presidenti di Sezione e i nostri iscritti a non aderire assolutamente all'appello del Bds che probabilmente circolerà nei prossimi giorni.
Nella giornata del 25 aprile si celebra la Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. Appelli e sigle come quella del Bds non hanno nulla a che fare con la ricorrenza della Liberazione e rischiano di creare pericolose tensioni che potrebbero turbare lo svolgimento della manifestazione nazionale che anche quest'anno sarà sicuramente partecipata, numerosa e pacifica.
Un caro saluto - Roberto Cenati - Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

Appello ai Presidenti delle Sezioni ANPI - 15 aprile 2017:
Ogg: Appello ai Presidenti di Sezione ANPI - manifestazione nazionale 25 aprile 2017 a Milano (Palestina e BDS)
Per conoscenza:
Si può essere d'accordo sul fatto che il prossimo 25 aprile 2017 a Milano non sia opportuno contestare la presenza di un'unità militare (la Brigata Ebraica), che combattè a fianco degli alleati contro il comune nemico nazifascista.
E' però "sorprendente" la tempestività di un messaggio come quello sotto inviato dai dirigenti dell'ANPI, senza che invece sia mai stata spesa una sola analoga parola di CONDANNA dei crimini commessi dai nazisionisti israeliani contro la popolazione palestinese, in una situazione che ricorda molto da vicino l'emarginazione e lo sterminio delle tribù dei nativi pellerossa negli Stati Uniti d'America, dai tempi del massacro di Wounded Knee ad oggi.
Dove sono le prese di posizione della dirigenza ANPI contro le guerre di aggressione di USA e NATO contro Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e la presenza di governi nazisti in Ucraina, Ungheria e Paesi Baltici?
Si ricorda che anche ai tempi dell'intervento militare italiano in Iraq, la definizione ufficiale nei comunicati ANPI era "missione di pace" (...): da quando in qua andare a difendere gli interessi degli azionisti delle compagnie petrolifere è diventata una "missione umanitaria"?
Questo significa e conferma il totale appiattimento e asservimento della dirigenza ANPI alle posizioni governative, nell'accodarsi servilmente a PD, USA, NATO e nazisionisti nelle loro guerre di aggressione contro stati sovrani e indipendenti.
Forse l'ANPI non disporrà di una grande mobilitazione di forze per scendere in piazza a manifestare, ma potrebbe però almeno PRENDERE POSIZIONE sull'acquisto dell'inutile ferraglia luccicante degli F35, sul miliardo di euro sperperato in autoblindo ed elicotteri da combattimento (alla faccia delle necessità dei terremotati) e sul fatto che dalla Sardegna continuino a partire massicci carichi di bombe destinati alla "democratica" Arabia Saudita per massacrare la popolazione dello Yemen (con il tacito assenso e la complicità dei governi Renzi e Gentiloni sostenuti dal PD).
"Tutto normale" anche quando i governi italiani alle Nazioni Unite si sono VERGOGNOSAMENTE ASTENUTI sulla condanna del nazismo e di ogni sua forma di glorificazione (novembre 2014) ed hanno votato CONTRO il disarmo nucleare (nella prima occasione solo l'ANPI di Alessandria espresse un comunicato di condanna, gli altri tutti zitti).
Con il comunicato sotto riportato si prende invece posizione ufficiale contro il BDS, proprio coloro che come Vittorio Arrigoni e Rachel Corrier denunciarono i crimini commessi contro la popolazione palestinese.
Free Palestine! A fianco della Palestina fino alla vittoria!
"Gruppo Salvador", Vimercate, 15 aprile 2017
Commenti
E' giusto, a mio parere, quanto sostiene il " Gruppo Salvador" di Vimercate. Partecipi pure la Brigata Ebraica alle manifestazioni del 25 Aprile ma l'ANPI non può attribuire un carattere antisemita alla Campagna BDS oppure come ha scritto Cenati, presidente del Comitato provinciale di Milano, ritenere offensivi cartelli che indicherebbero i nomi dei villaggi palestinesi distrutti da Israele nel 1948. Non si può negare la Storia. Nella Nakba quasi 500 sono stati i villaggi ed i paesi distrutti e 750.000 i profughi palestinesi cui Israele non ha concesso  ritorno né indennizzo, violando il diritto internazionale. Questa é una ingiustizia che perdura tuttora. 
Mi aspetterei invece dall'ANPI nazionale un po' di sostegno nei confronti della resistenza del Popolo palestinese ed in particolare proprio a favore del leader della resistenza palestinese, il partigiano palestinese Marwan Barghouti, in carcere ingiustamente da 15 anni, che oggi, insieme ad altri 1500 prigionieri politici nelle carceri israeliani, sta attuando uno sciopero della fame per la sua libertà e quella del suo popolo. Ireo Bono -19 aprile 2017 (vedi anche qui)

Dall'avvocato Ugo Giannangeli al Corriere della Sera - 16 Aprile 2017
Leggo sul Corriere di ieri 15 Aprile l’articolo “L’ANPI al sindaco: difenda la brigata ebraica” a firma Paola D’Amico; mi complimento con l’autrice: non compare mai la parola “Israele” che dovrebbe rappresentare l’unico argomento sul tema e che è l’unico obiettivo della contestazione rispetto alla quale si sollecita la difesa.
Sono l’autore del volantino distribuito lo scorso anno in piazza il 25 Aprile, frutto di una attenta ricerca storica riassunta nella bibliografia (segnalo in particolare la monografia sulla brigata di Luca Cristini e Samuel Rocca- questi ha anche prestato servizio militare nell’esercito israeliano- nella collana “Soldiers and weapons”).
Il volantino spiega le ragioni della legittimità della contestazione per la presenza delle insegne della brigata ebraica e delle bandiere israeliane nel corteo del 25 Aprile.
Roberto Cenati, cui pure indirizzo la presente, ha un problema perché il sottoscritto è un antifascista, come tale anche un antisionista, ma anche un iscritto ANPI.
Nel mio volantino inneggio e rendo onore a tutti gli ebrei che hanno combattuto nelle varie brigate partigiane; non alla brigata ebraica e ne spiego le ragioni.
Allego lo scritto, dubitando della pubblicazione sia di questa lettera sia dell’allegato. Fa molto più comodo alla propaganda sionista pubblicare il 26 Aprile i soliti articoli sulla “cagnara antisemita”, con interviste ai vari Fiano e soci. Distinti saluti.
Avv. Ugo Giannangeli, tessera ANPI 057999 sezione Seprio - Veniano, 16 Aprile 2017

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CONTESTARE LA PRESENZA DELLA BRIGATA EBRAICA NELLA FESTA DELLA LIBERAZIONE NON E’ UN DIRITTO, E’ UN DOVERE ! (allegato alla lettera precedente)

Le insegne della Brigata ebraica sfilano per la prima volta nel corteo del 25 Aprile 2004. Le motivazioni di questa decisione sono dichiarate ed esplicite. Nel sito degli Amici di Israele si legge che sono costoro a decidere di sfilare sotto le insegne della Brigata ebraica perché “stanchi di partecipare circondati da bandiere palestinesi……e per non farci annoverare tra la massa dei manifestanti antiamericani o antiisraeliani”. La stessa associazione dichiara che la decisione di sfilare con la Brigata ebraica è solo un passaggio di un percorso che deve portare a “ lo sdoganamento del sionismo” ( testuale). Si legge: “ Crediamo, infatti, importante spiegare agli italiani che il sionismo è un ideale alto, nobile e giusto”.
E’ quindi espressamente dichiarato che la sfilata della Brigata ebraica è un’operazione di propaganda del sionismo ed è organizzata dalla associazione “Amici di Israele”.
Il sionismo ha portato alla creazione dello Stato di Israele attraverso la Nakba, cioè la distruzione di oltre 500 villaggi palestinesi e l’espulsione di oltre 750.000 Palestinesi dalle loro case e dalle loro terre. Israele prosegue ininterrottamente da allora nella sua politica espansionistica, occupando e colonizzando ulteriori territori palestinesi, destinati dall’ ONU a quello che sarebbe dovuto essere lo Stato di Palestina. Israele, che si compiace di presentarsi come l’unica democrazia del Medio Oriente, uccide, imprigiona, tortura, ruba risorse, pratica un sistema di apartheid, assedia e bombarda Gaza, porta avanti una vera e propria pulizia etnica.
Israele si sta configurando sempre più come stato etnocratico, teocratico, razzista.
La totale impunità di cui gode per i suoi crimini ( ampiamente documentati da Commissioni ONU (1), Human Rights Watch (2), Amnesty International per citare fonti internazionali ma non mancano fonti interne israeliane come B’Tselem e Breaking the silence) ha fatto perdere al diritto internazionale e all’ONU ruolo ed autorevolezza.
Per tentare di mascherare questa realtà è necessaria una capillare opera di propaganda. Chi non ha avuto remore a creare attorno alla tragedia della Shoah una vera e propria industria propagandistica (3), non si è certo fermato dinanzi alla speculazione su una quarantina di morti (tanti sono stati i caduti della Brigata).
Anche perché la Brigata già nasce, alla fine della guerra, come operazione di propaganda. Gli ebrei già combattevano contro i nazifascisti dall’Agosto 1942 inquadrati nel Palestine Regiment insieme ai Palestinesi. Altri ebrei già combattevano nelle formazioni partigiane, soprattutto “ Giustizia e Libertà” e “Garibaldi”. Oltre 1000 ebrei ebbero il certificato di “ partigiano combattente”, oltre 100 furono i caduti.
A tutti questi ebrei combattenti per la libertà va il nostro plauso e la nostra gratitudine !!
Ben diversa la realtà della Brigata ebraica. Churchill ne annuncia la creazione nel Settembre 1944. Inquadrata nella 8° Armata britannica, la Brigata attende due mesi prima di sbarcare a Taranto ed attende altri quattro mesi prima di partecipare ad alcuni scontri nella zona di Ravenna. Siamo ormai a ridosso della Liberazione: marzo/aprile 1945. A Maggio inizia la smobilitazione e i reduci si dedicano in gran parte a sostenere l’immigrazione in Palestina.
Non si può dire che il ruolo della Brigata nella lotta di Liberazione sia stato rilevante. Eppure c’è chi è giunto a scrivere che “ la Brigata ebraica è stata in prima fila nella liberazione d’Europa” (4) !!
Noi siamo contro l’uso della Festa del 25 Aprile per bieche operazioni propagandistiche a favore di uno Stato i cui principi fondanti sono antitetici ai valori dell’ANPI e della Resistenza.
L’art. 2 dello Statuto dell’ANPI prevede l’obbligo di appoggiare tutti coloro che si battono per la libertà e la democrazia. Questi oggi sono i Palestinesi. Lo dice Marek Edelman, vice comandante della rivolta degli ebrei del ghetto di Varsavia (5); lo dice Stephane Hessel, ebreo partigiano coautore della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (6) ; lo dice Chavka Fulman Raban, superstite del Ghetto di Varsavia, che scrive: “ E’ vietato per noi governare un altro popolo, opprimere un altro popolo”(7). Lo dicono gli ebrei della Rete ECO, quelli di Not in my name, quelli che, vergognandosi delle politiche di Israele, chiedono di cancellare il nome dei loro congiunti dallo Yad Vashem.
Come scrive l’israeliano Michael Warschawsky. “ Noi non siamo “ un’altra voce ebrea”, ma invece l’unica voce ebrea capace di parlare a nome dei martiri torturati del popolo ebreo. La vostra voce è nient’altro che i vecchi clamori bestiali degli assassini dei nostri antenati”. La lettera è indirizzata ai governanti israeliani ed equipara Gaza al Ghetto di Varsavia (8).
E come non ricordare che dentro la Brigata ebraica operava una struttura parallela al comando dell’Haganà, la principale organizzazione armata clandestina in Palestina, corresponsabile, tra l’altro, insieme alle truppe inglesi, della repressione della rivolta araba del 1936/39?
Queste formazioni, insieme alle altre bande terroristiche Irgun e Stern, confluiranno in Zahal, l’esercito di Israele, responsabile, insieme a poliziotti e coloni, della pulizia etnica in corso.
E chi oggi ricorda il tributo di sangue dei Palestinesi nella lotta contro il nazismo? I morti palestinesi non fanno notizia, ora ed allora. Eppure 12.446 sono i Palestinesi arruolati dal 1939 al 1945 nell’esercito inglese e 701 furono i caduti (9).
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Per questi motivi, e per tanti altri che non possono trovare qui spazio, diciamo NO alla presenza della Brigata ebraica che contamina i valori della Resistenza : pace, libertà, uguaglianza, giustizia.
Come diceva Nelson Mandela: NON C’E’ LIBERTA’ SENZA LA LIBERTA’ DELLA PALESTINA.
W LA LOTTA DI LIBERAZIONE DI TUTTI I POPOLI !!
W LA LOTTA DI LIBERAZIONE DEI PALESTINESI !!
25 Aprile 2016 Ugo Giannangeli
Note
1) Rapporto Goldstone per il Consiglio per i diritti umani dell’ONU, edizioni Zambon,2011
2) L’apartheid in Palestina, il rapporto Human Rights Watch sui territori arabi occupati da Israele, Mimesis edizioni, 2012
3) Norman G. Finkelstein, L’industria dell’Olocausto, lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei, Rizzoli, 2002
4) Maria Grazia Meriggi, Il Manifesto, 22 Aprile 2015
5) Lettera alle organizzazioni combattenti palestinesi del 10 Agosto 2002
6) Stephane Hessel, Indignatevi!, Indigene editions, 2010
7) Chavka Fulman-Raban, in “frammentivocalimo.blogspot.it/2013/04”
8) Michael Warschawsky, Alternative Information Center, 24/1/2009
9) Colonial Office Archive, Document nr. 537/1819 ( 1946)
I dati sulla Brigata ebraica sono tratti da “ La brigata ebraica”, Soldiershop publishing, 2012, di Samuel Rocca e Luca S. Cristini

COMUNICATO STAMPA BDS - 18 aprile 2017
In risposta ai violenti attacchi lanciati da “L’Informale” al Movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) lo scorso 8 aprile (www.linformale.eu/sindaco-sala-il-25- aprile-dica-no-al-bds/), in cui si definisce tale movimento incompatibile con le istanze di libertà, giustizia, pace e solidarietà e si invita il Sindaco di Milano e la sua giunta a impedire, contravvenendo gravemente ai diritti sanciti dalla nostra Costituzione, la sua partecipazione  allecelebrazioni della Festa della Liberazione il prossimo 25 aprile, ci appelliamo al diritto di replica per confutare le pesanti mistificazioni riguardo a detto Movimento. Il Movimento BDS è un movimento globale di cittadini, guidato dalla società civile palestinese, che porta avanti e sostiene campagne nonviolente di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni al fine di far sì che Israele rispetti i diritti umani e la legalità internazionale e per conseguire la libertà, la giustizia e l'uguaglianza del popolo palestinese. Si basa sul rispetto dei diritti umani e agisce in conformità con il Diritto internazionale e le Risoluzioni adottate dalle Nazioni Unite. Si oppone per principio ad ogni forma di razzismo e discriminazione, compresi l’antisemitismo e l’islamofobia. E’ sostenuto da numerosi ebrei nel mondo, da israeliani, sindacati, chiese e associazioni, oltre a personaggi come l’arcivescovo sudafricano e Premio Nobel Desmond Tutu, premio Pulitzer Alice Walker, Roger Waters dei Pink Floyd, il compositore Brian Eno, tra gli altri. In Italia aderiscono al BDS numerose associazioni tra cui FIOM CGIL, Pax Christ, la Comunità cristiana di base di S.Paolo, CdB San Paolo - Roma, l’Ong Un ponte per..., e la Rete Ebrei contro l’occupazione. Amnesty International ritiene gli attivisti del movimento BDS “difensori dei diritti umani”. Lo scorso 16 marzo un nuovo rapporto diffuso dalla Commissione economica e sociale per l'Asia occidentale delle Nazioni Unite (ESCWA) ha dimostrato oltre ogni dubbio che Israele ha imposto un sistema di apartheid all'intero popolo palestinese e per questo l’ESCWA invita i governi nazionali e la società civile internazionale ad appoggiare il BDS, individuandolo come forma di lotta non violenta finalizzata a porre termine al regime di apartheid israeliano. Come sosteneva Hannah Arendt, sono la superficialità e la mediocrità dell’uomo comune che determinano azioni mostruose. E’ “la banalità del male”, ovvero l’incapacità di pensare, di distinguere tra giusto e sbagliato, che consente all’uomo normale di commettere le più grandi atrocità e, nella voluta confusione mediatica, non si riesce più a distinguere chi è l’oppresso e chi l’oppressore, come avviene in Palestina. Il movimento BDS non ha incertezze al riguardo e invita tutti i cittadini a documentarsi in proposito, anche visitando la pagina BDS Italia all’indirizzo www.bdsitalia.org. Nel renderci disponibili ad un incontro con l’istituzione comunale di Milano per eventuali, ulteriori chiarimenti, confermiamo la nostra presenza al corteo del 25 aprile e invitiamo la cittadinanza ad un’ampia partecipazione al nostro spezzone, per manifestare solidarietà e appoggio alla legittima lotta di liberazione del popolo palestinese e richiamare Israele al rispetto del principio di autodeterminazione dei palestinesi. Insieme alla comunità e alle istituzioni dello stato palestinese porteremo, come ogni anno, lo striscione con la frase di Nelson Mandela, “La nostra libertà è incompleta senza la libertà della Palestina”, le bandiere palestinesi e i cartelli coi nomi dei villaggi distrutti da Israele dal ’48. Vi aspettiamo alle 14 davanti ai giardini pubblici in Corso Venezia, MM Palestro, per sfilare per la libertà e la giustizia, come ci hanno insegnato i nostri Partigiani. Coordinamento BDS Lombardia - 18 aprile 2017

Intervento radiofonico del vice presidente dell'Anpi Lonardo Rinaldi - 20 aprile 2017

Sulla partecipazione al corteo del 25 aprile il vice presidente dell'Anpi di Roma Lonardo Rinaldi è intervenuto durante la trasmissione di Radio 3 "Tutta la città ne parla" del 20/04/2017, che potete ascoltare qui:

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-65a10e3b-6213-49b9-ad04-45e8bfba951d.html (Rinaldi al minuto 22,05)

Il solo intervento di Rinaldi è allegato a fondo pagina.

Durante la stessa trasmissione al minuto 31.00 viene introdotto il concetto di nazionalismo, a proposito del quale si consiglia l'ascolto di Diego Fusaro: "Ripartire dall'interesse nazionale":
https://www.pandoratv.it/?p=15738


Moni Ovadia scrive al sindaco Sala - 21 aprile 2017
Egregio signor Sindaco,
le scrivo a seguito della notizia circolata nella rete, che un'associazione di ebrei legata alla Comunità Ebraica milanese, attraverso il suo sito www/.linformale.eu, le ha chiesto, non si capisce a quale titolo, di adoperarsi per impedire la partecipazione alla prossima manifestazione del 25 Aprile, festa della Liberazione, al movimento BDS (Boicotta Disinvesti Sanziona), calunniandolo con accuse false e infamanti.
Il 25 Aprile ricorda e celebra si la memoria della lotta contro la barbarie nazifascista, ma irradia anche un insegnamento e un monito che cammina di generazione in generazione: il dovere di opporsi ad ogni oppressione per liberare ogni popolo oppresso da chiunque ne sia l'oppressore.
Per questa ragione, lo slogan più ripetuto nella manifestazione dell'antifascismo è “Ora e sempre Resistenza!”, pertanto chiunque inalberi simboli che richiamano alla libertà e all’indipendenza dei popoli, è legittimo erede dei partigiani.
Signor Sindaco, io non mi permetto di chiederle di prendere posizione sul BDS, voglio solo sot toporle un’accorata sollecitazione a non prestarsi a legittimare un uso scellerato e strumentale dall'accusa di antisemitismo o di terrorismo contro BDS. L’unico scopo di tali falsità e quello di tappare la bocca, imbavagliare il pensiero e criminalizzare una militanza sacrosanta che si batte per i diritti di un popolo oppresso, i cui territori sono occupati, colonizzati da cinquantanni, le cui topografie esistenziali sono devastate, ai cui figli è negato il presente e il futuro, la cui gente è sottoposta a punizioni collettive e ad un autentico apartheid a causa del quale, i palestinesi subiscono un diuturno ed incessante stillicidio di vessazioni e patiscono la negazione sistematica della dignità sociale e personale.
Signor Sindaco, questa situazione tragica, violenta ed ingiusta, e denunciata con forza anche dalle voci più coraggiose della stampa e della società israeliana. A titolo di esempio riporto qui alcuni brani del discorso pronunciato davanti all'assemblea delle Nazioni Unite il 16 ottobre 2016 da Hagai El-Ad, direttore esecutivo del gruppo israeliano per i diritti umani Bet'Tselem: “Ho parlato alle Nazioni Unite contro l'occupozione perché sono israeliano. Non ho un altro Paese. Non ho un'altra cittadinanza né un altro futuro. Sono nato e cresciuto qui e qui sarò sepolto: mi sta a cuore il destino di questo luogo, il destino del suo popolo e il suo destino politico, che è anche il mio. E alla luce di tutti questi legami, l’occupazione è un disastro.
[...] Ho parlato alle Nazioni Unite contro l’occupazione perché i miei colleghi di B’Tselem ed io, dopo così tanti anni di lavoro, siamo arrivati ad una serie di conclusioni. Eccone una: la situazione non cambierà se il mondo non interviene. Sospetto che anche il nostro arrogante governo lo sappia, per cui è impegnato a seminare la paura contro un simile intervento.
[...] Non ci sono possibilità che la società israeliana, di sua spontanea volontà e senza alcun aiuto, metta fine all’incubo. Troppi meccanismi nascondono la violenza che mettiamo in atto per controllare i palestinesi.
[...] Non capisco cosa il governo voglia che facciano i palestinesi. Abbiamo dominato la loro vita per circa 50 anni, abbiamo fatto a pezzi la loro terra. Noi esercitiamo il potere militare e burocratico con grande successo e stiamo bene con noi stessi e con il mondo.
Cosa dovrebbero fare i palestinesi? Se osano fare manifestazioni, è terrorismo di massa. Se chiedono sanzioni, è terrorismo economico. Se usano mezzi legali, è terrorismo giudiziario. Se si rivolgono alle Nazioni Unite, è terrorismo diplomatico.
Risulta che qualunque cosa faccia un palestinese, a parte alzarsi la mattina e dire “Grazie, Raiss” - “Grazie, padrone” - è terrorismo. Cosa vuole il governo, una lettera di resa o che i palestinesi spariscano? Non possono sparire.”.
L’antisemitismo, signor Sindaco, è stato ed è uno dei crimini più odiosi, farne uso di vergognosa propaganda al fine di legittimare politiche di oppressione contrarie ad ogni principio del diritto internazionale è infame.
Proprio in occasione delle recenti polemiche, la comunità ebraica romana in una sua nota, ne ha rispolverato a pappagallo una versione inventata dal talento di Bibi Netanyahu: “L’Anpi sceglie di cancellare la Storia e far sfilare gli eredi del Gran Muftì di Gerusalemme che si alleò con Hitler con le proprie bandiere...” (la Repubblica 20/04/2016). Ovvero, chi inalbera la bandiera palestinese, simbolo dell’identità e della dignità di un popolo oppresso, sarebbe erede del Gran Mufti di Gerusalemme del tempo della Seconda Guerra Mondiale, noto per le sue simpatie filonaziste. Questo argomento se non fosse una vigliaccata sarebbe ridicolo e patetico, tanto più se serve come scusa alle istituzioni della Comunità Ebraica romana per non partecipare alla manifestazione a cui ha pieno titolo ad esserci ma non contro l’aspirazione alla libertà e all’indipendenza del popolo palestinese.
Da ultimo, signor Sindaco, mi permetto di rivolgermi a lei a titolo personale. Se lei desse legittimità a chi vuole criminalizzare BDS, metterebbe anche su di me che ne sostengo il diritto, la libertà e la piena legittimità, lo stigma del terrorista antisemita. Mi permetto orgogliosamente di ricordarle, che sono ebreo per nascita, cittadino milanese da 68 anni, militante antifascista dall’età della ragione e che ho dedicato oltre quarant’anni a far conoscere e a celebrare i valori specifici e universali della cultura ebraica rappresentandoli in teatro, scrivendone e parlandone.
In questi ultimi anni per avere sostenuto i diritti del popolo palestinese, ho ricevuto ogni sorta di spietati insulti e maledizioni, ci ho un po’ fatto il callo, ma se, ancorché indirettamente, l’istituzione della mia città si unisse al coro, il vulnus colpirebbe non me ma i valori della tradizione antifascista e democratica della nostra Milano.
La ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà rivolgermi - Moni Ovadia

Dall'avv. Ugo Giannangeli al direttore del Corriere - 22 aprile 2017
Egregio Mieli, il suo editoriale di ieri sulla brigata ebraica cita in prima pagina il mio nome e cognome e critica aspramente la mia opinione sul tema senza minimamente illustrarla, neppure in forma riassuntiva. Sarebbe stato sufficiente dire che ritengo la presenza dei sostenitori della brigata ebraica nel corteo del 25 Aprile uno strumento di propaganda sionista, come del resto esplicitamente dichiarato dagli "Amici di Israele"nel 2004 quando decisero di introdurre questa presenza nel corteo. A proposito di "meriti degli ebrei" nella lotta di Liberazione (così nel titolo) sarebbe stato onesto da parte sua almeno ricordare la mia distinzione tra i tanti ebrei che hanno combattuto nelle varie formazioni partigiane (di cui riconosco i meriti e a cui rendo onore) e gli ebrei sionisti (così qualificati nei cartelli dei sostenitori della brigata al corteo) che hanno militato nella brigata. Meglio sarebbe stato pubblicare la mia lettera, peraltro volutamente concisa. Il suo comportamento, invece, viola elementari principi di correttezza non dico giornalistica ma anche semplicemente civile. O si fa propaganda o si fa informazione. Lei ha scelto la prima. La legge sulla stampa impone la pubblicazione di questa mia lettera, visto che sono stato citato in un contesto denigratorio, ma mi rendo conto che appellarsi alla legalità ormai fa sorridere, irrisa come è a livello nazionale e internazionale (su questo fronte, in primis, da Israele). Distinti saluti, Ugo Giannangeli
Dalla Comunità Palestinese della Lombardia - 24 aprile 2017
In questi giorni e ancora prima dell’inizio della celebrazione del 25 aprile, su alcuni organi di stampa, Tv, radio e internet c’è stato un attacco, a dir poco, senza precedenti disposto non solo per far tacere il BDS, ma anche rivolto ad infangare ogni voce che si leva per far valere il Diritto dei palestinesi a liberare i propri territori.
C’è addirittura chi accusa i palestinesi e i loro sostenitori di infamia tanto falsa quanto inesistente per distorcere la realtà storica della Palestina e il popolo palestinese. Alludo a tutti coloro che affermano che il Mufti, Amin al Husaini era un collaboratore di Hitler. Perciò, la comunità ebraica di Roma ha deciso di non partecipare alla manifestazione per la presenza degli “eredi del Mufti” . Tutto è in sintonia con le loro asserzioni che i prigionieri palestinesi in Israele non sono altro che dei terroristi.
Questo, e alla luce della legge in israeliana che vieta addirittura l’ingresso dei sostenitori del BDS anche se sono ebrei, credo proprio che il movimento del BDS abbia toccato con efficacia la sensibilità popolare verso la Palestina tanto da irritare Israele costringendola ad emanare leggi anche contro alcuni ebrei e israeliani d’entrare in Israele .
Noi palestinesi, abbiamo compagni e amici che sostengono la nostra causa con tanta diligenza e convinzione, non di meno, con fatica e sacrifici di tempo e denaro. Ma purtroppo, non hanno i potenti strumenti che possiedono gli altri per contrastare le loro menzognere pretese.
I compagni del BDS portano cartelli con i nomi dei villaggi e città distrutti nel ’48 per dire non vogliamo aggiungere alla lista anche Jenin, Nablus, Qalkilya ….
Se anche noi, palestinesi e membri della CPL siamo convinti di volere reclamare i nostri sacro santi Diritti, dobbiamo gridare anche la nostra voce perché possa essere sentita e accolta dell’opinione pubblica. Non dobbiamo star a guardare che gli eventi ci sovrastano per poi rammaricarci che siamo impotenti. La nostra presenza, la nostra bandiera, la nostra voce è un attestazione che ci siamo e siamo tanti.
Per questo motivo, mi appello a voi e al vostro senso del dovere per partecipare a questo evento ricordandovi che c’è chi paga la prigionia nei carceri e la vita per resistere e per esistere.
Infine, è stato programmato d’intonare l’inno nazionale palestinese, Mautini Mautini, in piazza del Duomo, venite con le vostre famiglie e con le vostre bandiere per cantarlo tutti in coro.
Questa lettera è un invito a tutti i palestinesi, membri della CPL e non, ad assumere ogni uno un ruolo positivo e concreto perché l’unione fa la forza.
La marcia parte da Porta Venezia alle ore 14.00, ci vediamo alla fermata Palestro.

Dirar Tafeche scrive a "I faziosi e i falsi" -  26/4/2017
Sono un profugo palestinese tanto amareggiato nel vedere e leggere il cinismo in quasi tutti gli organi d’informazione, riguardo a quei palestinesi che hanno offeso e fischiato le Brigate Ebraiche al loro passaggio nel corteo del 25 aprile a Milano.
Ho marciato dietro allo striscione della Comunità Palestinese e a fianco del Movimento del BDS. In questo mio scritto, lancio una sfida ai faziosi ed ai corrotti autori di testate giornalistiche a presentare un solo documento di contestazione fatto dal mio gruppo.
Inoltre, accuso questo tipo di giornalismo di fare penosamente di tutta l’erba un fascio, con la finalità di delegittimare la lotta del popolo palestinese per la liberazione delle terre dall’occupazione israeliana. In questo senso, la presenza pacata dei palestinesi e del BDS al corteo, è in coerenza con lo Statuto dell’ANPI e insita nel concetto universale che il diritto alla lotta per la libertà non ha confini geografici.
Purtroppo, in questi ultimi tempi, l’ascesa della destra xenofoba si è scagliata contro emigrati e musulmani. Questi deplorevoli atti sono anche accompagnati, come leggo quotidianamente sui giornali israeliani, da manifestazioni di antisemitismo ancora albergate nelle viscere della destra nazifascista.
In questo scenario, è comprensibile la sofferenza di tutti, ebrei compresi, ma distorcere gli eventi, come ha fatto ieri la Comunità Ebraica di Roma, per attaccare i palestinesi e i suoi sostenitori, è una calunnia volta a manipolare la reale Storia di Palestina.
Il Primo Ministro Netanyahu ha affermato che Hitler voleva solo espellere gli ebrei dalla Germania, invece il Genocidio è stato un istigazione del Mufti Amin al Husaini.
Non c’è una cosa più vile che falsificare il passato e spogliarlo del contesto della verità. Nonostante la forte opposizione della maggior parte dei Partiti politici palestinesi, il Mufti si rivolse alla Germania unicamente come potenza anti Gran Bretagna che, all’epoca, occupava la Palestina. D’altronde, questo episodio, non è differente da quello che Valdimir Jabotinsky ha osato fare: allearsi con Mussolini per realizzare i propri progetti militaristi e sconfiggere gli inglesi in Palestina per la creazione dello Stato di Israele.
Poi, che dire dell’accordo Ha’avara, quando i sionisti barattarono la partenza degli ebrei dalla Germania con l’acquisto di materiale di fabbricazione del III Reich per occupare la terra di un altro popolo che lì ci viveva? È amaro ammettere che gli ebrei, al loro arrivo in Palestina, trovarono dimora nelle case dei palestinesi cacciati via e che Israele, a tutt’oggi, considera “Assenti”.
Signori delle Comunità ebraiche, è mai esistito un popolo dichiarato Giuridicamente assente?
Ecco, Edward Said ha scritto che ebrei e palestinesi sono ambedue vittime dell’intolleranza occidentale e io confermo che i sionisti e il Mufti, erano costretti, malgrado tutto, a scendere a patti con il diavolo per salvare se stessi e raggiungere l’aspirazione dell’indipendenza dall’occupante.
Invece, oggi, i governanti di Israele e la Comunità ebraica di Roma, qualificando i palestinesi e il BDS come “eredi del Mufti”, hanno inteso macchiarli dell’infamia dell’antisemitismo. E’ un uso strumentale misero e meschino, che distorce la storia e altera la realtà.
Le menzogne e la falsificazione della storia di Palestina, non è una novità. Israele nasce sulla terra di Palestina, propagandata “terra senza popolo”, proprio quando era in atto la Pulizia Etnica e l’espulsione di ottocentomila palestinesi dichiarati “Assenti”. Di seguito, non li fece mai più ritornare nelle loro case.
Oggi, dopo cinquant’anni d’occupazione, oppressione e punizioni collettive, abbiamo il diritto di gridare la nostra aspirazione di voler anche per il popolo palestinese un “solenne 25 aprile”.
A maggior ragione, in questa lotta, non siamo soli. Siamo sostenuti e appoggiati da eminenti personaggi della letteratura, della religione, sommi scienziati, premi Nobel per la Pace, istituzioni, personalità politiche, ONG oltre a tanti cittadini ebrei ed israeliani che vi partecipano attivamente, dentro e fuori Israele.
Non siamo provocatori, non è nella nostra cultura. Le nostre ragioni non sono nella diffamazione degli altri. Al contrario, il nostro slogan è inserito nell’invito agli italiani a visitare la Palestina, dicendo loro “se non vedi, non ci credi”.
Quanto alla nostra partecipazione nella manifestazione per la celebrazione della liberazione dell’Italia dal Nazifascismo, siamo noi palestinesi che avevamo il diritto di non sfilare con la nostra bandiera dell’occupato, a fianco della bandiera dell’occupante. Non lo abbiamo fatto perché, prima di tutto, siamo convinti della giustezza delle nostre rivendicazioni e siamo in coerenza con il principio che la libertà non è esclusiva dell’uno a scapito dell’altro. In secondo luogo, partecipiamo perché abbiamo solo la nostra voce per diffondere nell’opinione pubblica italiana un messaggio di pressione sul Governo, affinché applichi le proprie dichiarazioni nei fatti riguardo alle colonie israeliane nei territori occupati palestinesi.
Infine, nell’occasione della Festa per la Liberazione, mi appello all’Autorità Nazionale Palestinese chiedendo l’annullamento del processo di Oslo e il ritiro del riconoscimento di Israele finché questo non avvenga tra due stati indipendenti.
Solo allora si potrà vedere la luce della pace.
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I link nel testo sono stati aggiunti da Parallelo Palestina

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Condivido ogni parola di quanto scrive Dirar Tafeche, anche la sua amarezza ed il suo sdegno nei confronti delle Comunità ebraiche, sostenitrici con le loro rappresentanti, Ruth Dureghello e Naomi Di Segni, dei governi israeliani, del PD, partito che non ha più nulla di sinistra, e dei principali mezzi d'informazione che hanno molta responsabilità per il perdurare dell'occupazione.
Un caro saluto a Dirar, andiamo avanti con la speranza che prima o poi la giustizia vincerà.
Ireo Bono 28 aprile

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Parallelo Palestina,
20 apr 2017, 15:36
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