Al Ard 2017

Il Festival Internazionale del cinema documentario palestinese e arabo di Cagliari, dedicato alle più recenti e importanti produzioni cinematografiche riguardanti le tradizioni, la politica, la storia, la religione, la cultura araba e, in particolare, palestinese, arriva per la prima volta a Milano e propone al Cam Garibaldi una selezione di documentari dalla XIV edizione, svoltasi alla Cineteca Sarda dal 7 al 11 marzo 2017. 

Con il patrocinio del Comune di Milano

 e la collaborazione di:

Al Ard Doc Film Festival
Associazione Amicizia Sardegna Palestina
2017 Al Ard Award ex equo:
  • Caffè per tutte le nazioni Coffee for All Nations, di Wafa’Espvall perché esprime la forte relazione tra i palestinesi e la loro terra, nonostante la violenza cui essi sono soggetti. Questo film mostra la vera realtà della lotta palestinese per la terra.

  • Emwas ... il riaffiorare dei ricordi Emwas… Restoring Memories, di Dima Abu Ghoush, perché raccontare la storia della distruzione di Emmaus, è un tentativo di salvare non solo una cultura che rischia di essere dimenticata, ma anche la memoria dei suoi abitanti e la loro volontà di tornare alle loro case.

Premio Palestina ex equo:

  • Le 18 Ricercate***  The Wanted 18, di Amer Shomali, perché attraverso una narrazione innovativa, si concentra su un particolare momento della lotta di Beit Sahur durante l'Intifada.

  • Tunnel della morte Death Tunnel, di Mohamed Harb perché narra cosa accade all'interno delle gallerie attraverso una tecnica diretta, facendo vedere la forza della lotta e la forte volontà di sopravvivenza del Gazawi.

Premio per il regista emergente:

  • L'inchiostro amaro The Bitter Ink, di Elia Ghorbiah perché mette in luce il ruolo della letteratura nella resistenza e nel plasmare la vera identità del popolo palestinese.

Menzione Speciale della Giuria:

  • Incontro con una terra perduta Encounter with a Lost Land, di Maryse Garghour, per la sua capacità di tracciare la storia della città palestinese di Jaffa prima del 1948 intrecciandola con la vita personale dei personaggi. Il film è sia il risultato di un'analisi dettagliata della memoria che un importante documento storico.

Premio del Pubblico:

  • Sogni prigionieri Detained Dreams, di Nisreen Silmisi mette a fuoco la detenzione militare israeliana di quattro adolescenti palestinesi.

Menzione Speciale “Associazione Amicizia Sardegna Palestina”:

a Sahera Dirbas per il suo impegno nel recupero della storia orale della Palestina e per il suo sostegno ad alcune giovani registe donne (https://www.youtube.com/watch?v=wU00e_uYGPE):

  • Un secchio d'acqua Jerrycan Water, di Rabeeha Allan
    Alcune donne raccontano la loro vita alla ricerca del bene raro dell'acqua

  • Il segreto delle donne pastore The Shepherd Women's Secret, di Basma Sweity
    Biografia di alcune donne calate in un ruolo solitamente maschile, curare gli animali
  • La collana di gelsomino Jasmine Necklace, di Qamar Shbaroo
    La cura della persona muta con le abitudini nell'arco degli anni
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SOLIDARIETÀ AI PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME PER 41 GIORNI

*** Un esercito a caccia di 18 mucche parlanti, una comunità sotto occupazione che prova a boicottare i prodotti israeliani e sullo sfondo la prima Intifada. Sono questi gli ingredienti del documentario animato di Amer Shomali che ha raccontato con ironia la disubbidienza civile del paese di Beit Sahour

Un po’ fiction, un po’ documentario, un po’ cartone animato, The Wanted 18, di Amer Shomali e Pal Cowan, è la storia, realmente accaduta, di 18 mucche ricercate dall’esercito israeliano nel paese palestinese di Beit Sahour che, durante la prima Intifada, ha provato a contrastare l’occupazione israeliana con il boicottaggio economico.

Una storia raccontata con ironia, usando la combinazione di animazione, interviste e ricostruzioni, candidata agli Oscar 2015 nella categoria delle pellicole in lingua straniera.

È stato “tremendo” usare l’umorismo per parlare della prima Intifada, ha spiegato Shomali, ma la formula a quanto pare ha funzionato e se il film strappa qualche risata, non si riduce di certo a una storiella comica. L’intenzione del fumettista-regista palestinese era di parlare di quei giorni di sollevazione popolare evitando di concentrarsi sui giovani palestinesi che lanciano pietre, l’immagine più associata alla prima Intifada.

La trama

Tutto si svolge nel paesino di Beit Sahour, vicino a Betlemme, in Cisgiordania. È il 1987 ed è in corso una sollevazione popolare contro l’occupazione israeliana. Gli abitanti di Beit Sahour vogliono boicottare i prodotti israeliani, incluso il latte, e così inizia la strana vicenda di 18 mucche ricercate perché considerate una “minaccia alla sicurezza dello Stato di Israele”.

Le mucche sono state acquistate da un pacifista israeliano e trasportate nel paesino della Cisgiordania, dove un gruppo di intellettuali, professionisti e pacifisti palestinesi vuole tirare su allevamento per la produzione indipendente del latte. Non si tratta di allevatori provetti, ma la cosa funziona, l’Intifada Milk ha successo e inizia a dar fastidio a Israele.

Le mucche si trasformano così in una “minaccia per la sicurezza di Israele” e inizia una rocambolesca  fuga, di fienile in fienile, per sfuggire ai soldati israeliani. Le mucche diventano eroine e il loro latte è venduto di contrabbando.

Una storia toccante, carica di passione e capace di andare oltre il lancio di pietre, per raccontare la capaicità di costruire dal basso la propria indipendenza.

The Wanted 18 non è il primo film palestinese candidato agli Oscar. Nel 2006 fu nominato Paradise Now  e nel 2014 Omar, entrambi diretti da Hany Abu-Assad. Nena News


COMMENTI

https://www.pressenza.com/it/2017/05/milano-festival-del-cinema-arabo-palestinese-al-ard-la-terra/

A Milano il festival del cinema arabo e palestinese: Al Ard, la Terra
di Patrizia Cecconi


E’ arrivato anche a Milano “Al Ard doc film festival”, la rassegna di cinema del mondo arabo e palestinese giunto alla sua XIV edizione.

Ogni martedì sera alle ore 20,30 fino al 6 giugno, presso la sala del Cam Garibaldi, col patrocinio del Comune di Milano, verranno proiettati film documentari di altissimo livello i quali hanno ottenuto diversi riconoscimenti per la qualità cinematografica e la ricchezza di documentazione che presentano.

Il patrocinio da parte del Comune di Milano è stato accordato, come si legge nella relativa delibera, in base al “bisogno di informare e accrescere la consapevolezza dei cittadini rispetto a uno scenario geopolitico precario, mutevole e che lancia numerosi interrogativi all’Europa e in particolare ai cittadini del Mediterraneo. In tale contesto di crisi politiche, sociali ed economiche, di guerre e conflitti, di flussi migratori e dei relativi drammi, appare necessario colmare le paure e rispondere ai quesiti che spesso tendono ad alimentare stereotipi, pregiudizi e intolleranze. Al riguardo, lo scenario multiculturale milanese è ormai un dato di fatto che richiede, sempre e comunque, un grande impegno per superare le resistenze culturali al diverso e allo straniero purtroppo ancora esistenti. La cultura e, in particolare, il cinema possono stimolare in città occasioni di incontro, dialogo inclusivo, approfondimento, favorendo l’apertura dei quartieri e disincentivando i razzismi”.

Gli organizzatori dell’evento, alla presentazione delle prime due proiezioni avvenuta ieri sera, 16 maggio, si sono posti ed hanno posto al pubblico la domanda su quale potesse essere la motivazione per la quale tre assessori ( Granelli, Lipparini e Tajani) hanno votato contro tale delibera la quale è passata a maggioranza e non all’unanimità, come ci si sarebbe aspettati da una giunta comunale che afferma di promuovere cultura, conoscenza e dialogo per sconfiggere l’ignoranza che porta al razzismo.

Chi presentava la serata non ha minimamente contestato il diritto a votare contro da parte dei tre assessori, ponendosi semplicemente la domanda su cosa possa averli spinti a tentare di impedire una manifestazione culturale in una città come Milano dove l’oscurantismo non dovrebbe essere di casa.

Le prime due proiezioni, presentate ieri sera, erano particolarmente interne al titolo del festival “Al Ard” il cui significato è “la terra”. Quella Terra con la T maiuscola che ha una sua sacralità nella cultura e nell’arte palestinese, oltre che nella memoria collettiva di chi l’ha perduta. Perduta per un “incidente” della storia che ha portato al prevalere della legge del più forte sulla legalità internazionale.

Il primo atto di questo prevalere della legge del più forte, paradossalmente, lo si è avuto proprio nello stesso anno in cui veniva promulgata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, gli stessi che in quella Terra vengono regolarmente violati.

La rassegna proseguirà come da calendario e gli organizzatori, che sono tutte associazioni che si occupano di diritti umani, stanno valutando l’opportunità di invitare i tre assessori preoccupati dallo “stimolare in città occasioni di incontro, dialogo inclusivo, approfondimento” ad una delle prossime proiezioni sperando che il pregiudizio lasci il posto al rispetto per la cultura e che, quindi, il dialogo sostituisca l’oscurantismo.



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