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  • Rosa Anna Pironti

Sulla difficile vita del bugiardo abituale

pubblicato 05/gen/2011 07:49 da Rosa Anna Pironti   [ aggiornato in data 10/gen/2011 06:38 ]
 

 

All’inizio del nuovo anno vorrei spezzare una lancia in favore dei bugiardi.

Si, proprio dei bugiardi e della loro difficilissima vita. Chi dice quelle bugie occasionali, quelle mezze verità pietose non può capire quanto sia ardua la vita di un bugiardo cronico o patologico che dir si voglia.

La categoria dei bugiardi patologici affetti dalla Sindrome di Pinocchio siede a buon diritto nei trattati di psichiatria dove si possono trovare le più disparate varianti sul tema. Associata generalmente ad altre forme di “disturbo della personalità”, la bugia cronica è un vero e proprio disagio psicologico,  mediamente una incapacità di misurarsi con un se che proprio non piace. Se ci capita di incontrare e di scoprire un bugiardo cronico la prima reazione sono la rabbia e il disprezzo perché il bugiardo cronico è impaziente, manipolativo, intollerante alle critiche, convinto che è tutto dovuto,  incapace di relazioni affettive mature, mente gratuitamente, anche se non è necessario e ciò causa molta sofferenza agli altri. Ma lasciamo la dotta disquisizione sulle cause e sulle conseguenze della bugia cronica e della difficoltà a rapportarsi con un bugiardo cronico e mettiamoci, invece, nei panni del povero mentitore. E si perché mentire reiteratamente, costantemente e, soprattutto, consapevolmente è un arte difficile che prevede notevoli capacità ed esercizio costante.

Prima di tutto una grande fantasia, ma anche un certo grado di concretezza.

La bugia, infatti, deve essere credibile e deve, eventualmente, poter sostenere qualche piccola verifica. Secondo una memoria straordinaria.

Il mentitore cronico, infatti, ha due problemi riconducibili alla memoria: deve ricordare perfettamente la bugia che ha raccontato nei minimi dettagli. I dettagli, infatti, più che l’impianto generale della bugia, possono essere traditori e svelare la menzogna. E poi il Pinocchio, maschio o femmina che sia, deve ricordare a chi ha  raccontato la sua menzogna. E qui entra in gioco, oltre alla memoria, un altro importante fattore che al bugiardo patologico non può mancare: la fortuna. Come quasi sempre succede, il mentitore abituale, racconta versioni diverse a persone diverse, quindi deve sempre confidare nell’assistenza della dea bendata che non faccia mai incontrare i destinatari delle diverse versioni della bugia.

Una fatica pazzesca uscire di casa ogni mattina con tutti i pezzi sotto controllo! Un impegno full time, una quantità straordinaria di neuroni tutti consumati a tenere in piedi il castello di carte.

E dove la mettete poi l’ansia di essere scoperti e di dover inventare altre bugie per tirarsi fuori da eventuali guai?

Il povero mentitore cronico è sempre all’erta non può mai abbassare la guardia.

Vi pare una vita facile?

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