NEWS‎ > ‎

66° anniversario della Strage del 30 Marzo 1944

pubblicato 30 mar 2010, 11:10 da Osservatorio La Franca   [ aggiornato in data 12 apr 2010, 09:53 ]

 

 

 

                     30 marzo 1944………………

 

Ricordare una giornata di ordinaria follia di un popolo e di una comunità non è facile né semplice,specialmente quando la storia di ordinaria follia ci appartiene,appartiene ai nostri antenati e quindi alla nostra storia,alla nostra esperienza storica.

Ricordare non per il gusto sadico di ricostruire avvenimenti tristi ed umilianti,ma perché il ricordo serva da monito alle nuove generazioni. Mai più simili violenze,qualunque possa essere l’effetto scatenante che l’ha generato.

Ad onere del vero bisogna inquadrare l’avvenimento nel periodo storico in cui si realizza, la Partinico del dopoguerra .Fame,miseria,violenze morali e materiali,l’occupazione Anglo Americana,il banditismo,che nel partinicese aveva il suo epicentro,la presenza di uno Stato preso nella morsa dell’esasperazione della gente,della mafia,del banditismo,del separatismo, dunque debole ma al tempo stresso violento e vessatorio. In questo quadro storico la mattina del 30 marzo 1944 si registra l’ennesima manifestazione di protesta dei partenicesi adirati per la mancanza di generi di prima necessità e per la mancanza di lavoro. La folla dei manifestanti si concentra in via Francesco Crispi all’altezza dell’Esattoria comunale che in quel momento

rappresenta il luogo malefico del pagamento delle tasse e quindi dello Stato esattore.…..

I più violenti ed esagitati  cercano di occupare i locali dell’esattoria per saccheggiare tutto, ma soprattutto bruciare gli elenchi di coloro che devono i tributi allo Stato.

Gli impiegati preoccupati chiedono l’aiuto dei carabinieri: Arrivano circa 20 carabinieri per l’appunto in soccorso,i quali invano tentano di disperdere la folla dei dimostranti. La confusione è totale. L’esattoria viene assaltata ed occupata e nel breve volgere viene distrutto tutto e la

maggior parte dei documenti data alla fiamme. Il fumo e l’odore di bruciato avvolgono l’aria. Si sentono alcuni spari e grida esasperate di aiuto. Ad un certo momento tutto si ferma come per incanto. Dal portone dell’esattoria un gruppo di manifestanti sostiene , poggiato su due assi di legno a forma di croce,  il corpo senza vita di un giovane studente di Partinico di 16 anni Lorenzo Pupillo. Il ragazzo con un foro al centro della testa penzolante e grondante di sangue è l’immagine triste e violenta di una mattinata da dimenticare. La folla tumultuosa avverte lo smarrimento del momento ma sopratutto il dramma che si sta consumando. Si saprà dopo che ad uccidere il povero ragazzo è stato  un carabiniere che preso dalla paura sparerà alcuni colpi in aria per spaventare la folla.,ma uno dei proiettili, ahimé, colpirà proprio il giovane studente Pupillo.

Dopo i primi momenti di smarrimento sale ancora di più la rabbia della folla che inferocita incita alla rivolta. Ed infatti dopo pochi minuti si avverte lo scoppio di una bomba lanciata da un facinoroso (bandito!) all’altezza della scalinata della Chiesa Madre. Viene tragicamente colpitoli maresciallo dei carabinieri Benedetto Scaglione che stava rientrando in caserma dopo aver fatto servizio all’Esattoria Comunale. Sono circa le ore 11:00. Il Maresciallo rimane ferito e sanguinante ad una gamba chiede aiuto ai cittadini (?)………

Immediatamente almeno 200 dimostranti circondano il maresciallo.ma nessuno osa aiutarlo perchè l’ordine impartito dai banditi è quello di non prestargli aiuto.

Verso le ore 16:00 dopo oltre 5 ore dallo scoppio della bomba,il maresciallo continua a perdere sangue lasciato marcire come un  cane .Un soldato americano sopraggiunto in piazza  venendo da Palermo con una jepp cerca di fermarsi vedendo  lo scempio che si stava consumando per dare aiuto e soccorso al povero cristo ferito. Purtroppo anche lui sarà dissuaso immediatamente dagli sguardi minacciosi degli astanti..

 

 

 

 

 

 

Solo una vecchietta subito dopo , una certa sig.ra Cucinella , mossa a compassione cerca di dare aiuto al carabiniere che chiedeva disperatamente , allo stremo delle forze , un po’ d’acqua. La vecchietta le solleva leggermente la testa e gli inumidisce con un fazzoletto bagnato le labbra e rivolta ai manifestanti in gesto di sfida pronuncia questa frase :”ammazzatimi si  Vuliti,tantu vecchia sugnu!!!!”,Intanto,a rendere la scena ancora più raccapricciante un grosso cane nero si avvicina al ferito  leccando il sangue che nel  frattempo era diventato una lunga chiazza nerastra………..

Verso le 18,00 all’imbrunire si fa avanti l’arciprete del paese che con una grande croce  tra le mani e vestito con i paramenti sacri,mosso anche lui a compassione,cerca di avvicinarsi al ferito. Ma la folla continua a rumoreggiare minacciosa. L’arciprete a questo punto salita la gradinata della Chiesa Madre   pronuncia finalmente una dura omelia invitando la folla ad avere pietà di un uomo che sta per morire. E cosi intorno alle 19 :00,l’arciprete riesce a dare l’estrema unzione  ad un uomo che sta per morire. Dopo questo intervento il maresciallo viene finalmente soccorso. Si crea un mesto corteo che accompagna il maresciallo adagiato su una scala di legno con la gamba quasi tranciata ancora sanguinante. Verrà trasferito con un mezzo di fortuna dalla caserma

all’Ospedale Civico di Palermo dove nella notte morirà.

 

Si conclude così tragicamente la giornata di ordinaria follia del 30 marzo 1944……………

L’indomani all’alba un battaglione di carabinieri  metterà a ferro e fuoco il paese per ristabilire l’ordine……………….

 

In molti hanno tentato e tentano di dimenticare…………

Noi riteniamo che su quella triste giornata sia fatta luce e venga restituita alla verità l’intera vicenda.

Ci adopereremo perché ciò avvenga e lo faremo cercando di ricostruire storicamente e con obiettività questa triste pagina di storia.

Proponiamo che il prossimo 30 marzo 2011 una targa venga posta con una solenne cerimonia nel luogo dell’eccidio a perenne ricordo e che un monumento in bronzo possa ricordare

quella triste giornata a perenne ricordo e monito.


Di Giuseppe Di Trapani



Comments