130°‎ > ‎

1886-2016

Anche questo anniversario è arrivato. L’Orchestra non intende farlo passare senza celebrarlo e vuole farlo con un calendario di iniziative da tenersi nel secondo semestre dell’anno, che sarà tuttavia condizionato dalla disponibilità delle Istituzioni (sempre più parche nelle erogazioni di contributi in questi anni di crisi) e dalla generosità di quanti aderiranno alla raccolta fondi aperta su una piattaforma di crowdfunding di cui diamo notizia in altre parti di questo sito. Per il momento ci piace celebrare questo anniversario con le parole, ancora attuali, scritte da Carlo Sgorlon, in occasione dell’uscita del primo LP dell’orchestra Tita Marzuttini nel 1977, quando una “giovane” orchestra Marzuttini aveva appena terminato di celebrare il suo 90° anniversario.……



Orchestra Tita Marzuttini 1977

 Nel lontano 1886 un udinese, Nicolò Serafini, fondò un circolo mandolinistico e chitarristico, con lo scopo di diffondere e di valorizzare gli strumenti a plettro, e di eseguire concerti a scopo benefico e culturale. La direzione dell’orchestra fu affidata a un giovane maestro, Tita Marzuttini, da poco diplomatosi in armonia al conservatorio di Firenze.

Per solito, i circoli culturali hanno vita breve, perché si fondano sulla buona volontà di pochi e sul mecenatismo precario di enti pubblici e privati. A volte e sufficiente un cambio della guardia ai vertici dell’amministrazione, la malattia o la morte di qualche volonteroso o di qualche individuo geniale perché tutto si sfasci.

Invece il circolo udinese delle chitarre e mandolini e giunto, quasi incredibilmente, all’età venerando dei novant’anni, e si avvia a superare il secolo. Stupisce pensare che questo circolo è nato all’epoca di Crispi, che è sopravvissuto alla Grande Guerra, al disastro del secondo, terribile conflitto mondiale. Tra l’altro, si sa, le guerre del nostro secolo hanno agito come ciclopiche scope della storia, distruggendo non solo vite umane, città ed economie, ma spazzando via impietosamente interi mondi di usi, costumi, civiltà, rapporti, strutture sociali.

Eppure questo circolo udinese è riuscito a passare indenne attraverso tanti cataclismi storici, come una piccola canoa attraverso le rapide più vorticose di un fiume. Le guerre sono riuscite soltanto a impedirne l’attività per qualche tempo, ma non ad averne ragione della sua straordinaria vitalità.

Oramai esso ha la sua storia, come tutti i nonagenari, intessuta di bravura e di buona volontà, di disinteresse e di amore per l’arte. Nel 1893 l’Adige uscì dagli argini, Verona fu inondata, e vi furono vittime e grandi danni. Il circolo diede un concerto il cui ricavato fu devoluto alle vittime del disastro. Ma la sua prima storica manifestazione ebbe luogo nel 1899, nel castello dei Brazza’, a Brazzacco di Moruzzo, alla presenza di tutta l’aristocrazia friulana e della granduchessa Bianca Weimar di Sassonia, ospite d’onore. Da allora i concerti non si contano più, tutti seguiti dai più lusinghieri successi.

Ve ne sono però alcuni che meritano di essere ricordati per la loro eccezionalità: come quello del 1958, tenuto per commemorare il quindicesimo anniversario della morte del suo primo direttore. Undici anni dopo il circolo, che nel frattempo aveva mutato il suo nome originario in quello di Orchestra a plettro Tita Marzuttini, ottenne il successo più prestigioso della sua lunga carriera, classificandosi al primo posto in un concorso internazionale di orchestre similari, a Brescia, superando molti altri complessi italiani, tedeschi, francesi e austriaci. Dal 1951 il suo direttore è Angelo Prenna, valente compositore ed orchestratore, uno dei pochi conoscitori dell’arte musicale del plettro.

Negli ultimi anni la fama e l’attività dell’orchestra hanno varcato i limiti della Regione, ed essa ha dato concerti a Padova, Treviso, Vicenza, Venezia, Lubiana, Klagenfurt. Essa è composta da dilettanti, uomini e donne, di ogni età e di ogni condizione sociale, uniti dalla comune e disinteressata passione per la musica: ed è cosa che suscita ammirazione e simpatia, nel mondo degradato in cui viviamo: una cosa che ci apre uno spiraglio di speranza nel muro sconfortante dell’avvenire.

Carlo Sgorlon