Presentazione di Matteo Collura

Scrittore e giornalista del Corriere della Sera 

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Nell’autunno del 2005 ero in Giappone per delle conferenze sulla cultura siciliana, tema, questo, gradito in ogni angolo del mondo, dove la Sicilia è conosciuta soltanto per gli spaghetti, la pizza, la mafia e Il gattopardo. Fu così che a Kyoto, tra il pubblico prevalentemente femminile radunatosi in un salone dell’Istituto italiano di cultura, notai una signora occidentale. Prendeva appunti e sembrava non avere alcuna confidenza con le giapponesi che le stavano intorno. Mi chiesi chi fosse, quella donna dall’aria eccentrica e flemmatica, tipica di chi ha molto viaggiato, molto visto, molto vissuto in giro per il pianeta. Finita la conferenza, mi avvicinai a lei. Seppi così che si trattava di una siciliana che, proveniente dall’Iran, era appena giunta in Giappone per insegnarvi letteratura italiana.

Così ho conosciuto Marcella Croce, autrice del libro che vi accingete a leggere. E dico subito che non si tratta di uno dei tanti reportage su un Paese oggi considerato “maledetto” dall’Occidente, l’Iran, ma di una testimonianza palpitante, sincera nella resa, utile per coloro i quali intendono andare oltre le facciate, quelle davanti alle quali spesso si fermano i frettolosi inviati dei giornali che s’improvvisano autori di libri.

Come ci dice il titolo, ha guardato oltre il chador, Marcella Croce, e così ha potuto cogliere fasti e tragedie di un passato millenario, ormai travolto certo, ma che tuttavia permane irriducibile nella vita pubblica e in quella privata.

Teologia e politica nell’Iran della rivoluzione islamica, viste e rese con acutezza di sguardo, efficace scelta d’immagini e scioltezza di linguaggio: si potrebbe dire così di questo libro, costruito da una osservatrice colta e curiosa, che per due anni ha vissuto in quella che fu la splendida Persia.

Marcella Croce ha assorbito con grande apertura mentale quello che lei chiama “culture shock”, in un Paese che di culture sovrapposte ne ha tante, anche se ormai ricoperte dall’islamismo imperante. Una realtà che noi percepiamo appena dalla ribalta della cronaca di ogni giorno, dall’esplodere quotidiano di eventi tragici e rischiosi non soltanto per l’incandescente area mediorientale.

Questo mondo, remoto e vicino allo stesso tempo, Marcella Croce è riuscita a descriverlo con la curiosità di un moderno Erodoto che volesse condurci, al di là di facili schematismi, lungo una strada dove la storia si è compiaciuta di fare significativa tappa. Grazie alla sua capacità di scavare nel passato, dai tempi dei Greci e dei Persiani, l’autrice ci guida nel mondo di Zoroastro e dei Re Magi, fino a portarci alle soglie dell’odierna questione nucleare.

Sono tante le descrizioni che qui si danno di quest’immenso Paese (la sola Teheran conta più di dodici milioni di abitanti); tante, e come in una novella versione delle Lettere Persiane, con il suo esprit d’osservazione Marcella Croce vi coinvolgerà al punto che quando, alla fine, darà conto del suo congedo dall’Iran, sembrerà anche a voi di aver vissuto una grande scoperta, come quella che esaltò Marco Polo alla ricerca di un Oriente senza i pregiudizi dell’odierno Occidente.

Sì, è il racconto di una scoperta, questo libro. E in proposito viene in mente la celebre chiusa di Montesquieu, il quale nell’edizione del 1754 delle Lettere, rese note le sue intenzioni scrivendo soddisfatto: “… è piaciuto molto trovare nelle Lettere Persiane, inatteso, una specie di romanzo… se ne vede il principio, lo sviluppo, la fine”. Come appunto, con le dovute proporzioni, date anche dalla distanza di tempo, si può dire di questo lavoro di Marcella Croce.

Matteo Collura