Le polarità

      di Simona Corrò

 

      Psicologa, psicoterapeuta in formazione, Associazione Albeschida, Carbonia

                                                 Di ogni verità è vero

                                        anche il suo contrario….

                                                                      (Proverbio cinese)

 

La parola “polarità” assume diversi significati, in fisica, in matematica, in biologia e in altri ambiti,  in generale indica  l’essere opposto, contrapposto, antitetico. Il termine polarità è il fulcro del pensiero della cultura cinese, la quale lo colloca all’interno della tradizione Taoista, definendo principalmente due concetti fondamentali, lo Yin e lo Yang, due principi inseparabili e intrinseci al vivere. Nella filosofia Taoista il tao ha come funzione fondamentale quella di rappresentare l’universo. Quest’ultimo all’inizio del tempo era in uno stato chiamato Wu Chi caratterizzato dall’assenza di differenziazioni quindi di polarità. Ad un certo punto si sono formate due polarità di segno diverso che rappresentano i principi fondamentali dell’universo: Yang è il principio positivo, rappresenta l’uomo, il giorno, il sole, l’attività, la vita, mentre lo Yin rappresenta la natura femminile, la notte, la luna, la passività, la debolezza, il negativo. I due principi iniziarono subito ad interagire tra loro, dando origine alla polarità T’ai chi.

E’ importante evidenziare che nella filosofia Taoista Yin e Yang non hanno alcun significato morale, come buono o cattivo, ma sono considerati elementi di  differenziazione complementari. Yin e Yang sono opposti e complementari tra di loro, si può essere yin sotto un certo aspetto e yang sotto un altro, non sono antitetici, tanto che la pienezza dell’uno è implicita nell’origine dell’altro. Il loro alternarsi determina tutte le cose. Il significato che il termine polarità assume all’interno della filosofia Taoista ha dei punti in comune con il significato che gli attribuisce F. Perls. In base alla sua teoria l’equilibrio di ogni essere vivente è una combinazione di meccanismi di sopravvivenza che assicurano all’individuo il cambiamento nella continuità. Perls dunque concepisce lo stato di salute dell’individuo, della famiglia e della società come una condizione in continuo divenire che non si conclude con la “Scelta” di uno dei due poli, perché in tal caso ciò che si rischia è la perdita dell’equilibrio dell’individuo e dunque la malattia, ma bisogna vivere a pieno la ricchezza della possibilità. I problemi infatti nascono nel momento in cui cerchiamo di trovare delle soluzioni definitive.

Quando ci troviamo in conflitto pensiamo che il modo per risolverlo consista nella scelta di uno dei due opposti con l’esclusione dell’altro mentre l’ individuo dovrebbero  affrontare le nuove esperienza attraverso l’esplorazione degli estremi opposti ma complementari: amore-odio, maschile- femminile, individuo-società, vittima-persecutore, introiezione–proiezione, adattamento-creazione, sottomissione-rivoluzione, introversione-estroversione e così via. Secondo Perls in genere non si ama una persona ma si ama invece una certa proprietà di questa persona, si pensa di essere innamorati della persona totale, mentre in realtà altri aspetti di essa non ci piacciono (Perls, 1969).  E’ a causa della negazione della complessità, dei contrari, che ci blocchiamo nel conflitto nevrotico “tutto o niente”; o ti amo o ti odio, devo scegliere. Bisognerebbe imparare a tollerare, i propri conflitti, le proprie ambivalenze, questo è l’unico modo per restare sani. Il segreto sta nell’accettare che noi non siamo un singolo personaggio ma una  pluralità di personaggi che hanno bisogno tutti di essere riconosciuti. La disintegrazione avviene nel momento in cui ci identifichiamo con una sola parte.  Lo stato di salute e di benessere è il risultato dato dalla capacità dell’individuo di tollerare il confronto dei contrari. Il fatto di essere plurali e molteplici ci spaventa come se non riuscissimo a capire chi siamo, è come se avessimo bisogno di imboccare una scelta definitiva che poi si rivela anch’essa fonte di angoscia perché non tiene conto delle nostre dinamiche che si agitano. Il concetto di base è che le polarità, il dualismo, sono caratteristiche psicologiche del genere umano.

 In ogni uomo è presente un doppio aspetto, un dott. Jekyll e un mr Hyde un lato ombra, cioè una parte rifiutata negata e un lato accettato.

 L’unione degli opposti è uno degli elementi fondamentali dell’esperienza interiore, il dissolvimento degli opposti mette fine al conflitto e crea la completezza, ma questa non si può conquistare con la repressione o con la negazione che è sempre unilaterale. on bisogna analizzare a fondo ogni possibilità con lo scopo di fare la scelta migliore, come se fossimo limitati da una lista di possibilità, ma al contrario dobbiamo poter decidere senza limiti. Il mondo non è bipolare, ma multipolare, esiste un infinità di contrari ad ogni situazione!

La psicoterapia della Gestalt introduce il concetto di Top Dog e Under Dog, il primo è il nostro  torturatore interno, non ci permette di accettare manifestazioni socialmente inaccettabili, è il nostro giudice più spietato, che indaga, ci accusa, ci condanna senza appello più severo che con chiunque altro. Esso è il risultato dell’insieme dei condizionamenti che abbiamo subito dalla nostra nascita da parte del nostro ambiente familiare e sociale ed agisce su di noi con le sue critiche ogni volta che ci discostiamo dal suo ideale di “come dovremo essere”. In ciò può essere individuata la causa primaria dei nostri disagi. Non si è mai soddisfatti e non usciamo dal conflitto. E’ difficilissimo ma è fondamentale accettare di riconoscersi in questo ruolo auto persecutorio, in quanto siano abituati a deresponsabilizzarci e a viverci nel ruolo della vittima, a immedesimarci nello “scagnozzo”.

Solo riprendendoci la parte del “persecutore” interno noi possiamo liberarcene (e liberarlo a sua volta) perché ammettendolo e recuperandolo in noi ne acquistiamo anche tutto il potere. In questa operazione, possiamo riconoscere, nel nostro giudice, tutti i modi di fare e di pensare, tutti gli atteggiamenti, le convinzioni, la mentalità, che non erano nati da noi, ma dal sistema emotivo di controllo in cui siamo cresciuti e che abbiamo introiettato. Under dog è al contrario la parte vittima debole e impotente. Ci si trova spesso immersi tra indipendente e dipendente, tra forte e debole, coraggioso e vile, chiaro e confuso, fiducioso e sospettoso, bello e brutto ma come afferma Beisser nella “teoria paradossale del cambiamento”, “solo accettando di essere ciò che si è si è”. 

 

Bibliografia:

“Realizzazione di sé e sicurezza interiore” Maria Menditto, Edizioni Erickson 2006;

“L’io la fame l’aggressività” Frederick Perls, Franco Angeli 1995;

 “Body process. Il lavoro con il corpo in psicoterapia”  Kepner, Feltrinelli 1997;

“La terapia Gestaltica parola per parola” F. Perls, Astrolabio 1997;