Un modello per le dipendenze

Viaggio tra strade, sentieri e aperta campagna in compagnia di Solitudine, Orgoglio, Fragilità e Dissenso


       di Alessandro Floris, Simona Corrò e Ylenia Corrias

 

       Struttura di coordinamento Gruppo Solidarietà Albeschida, Carbonia

Il modello

Vi invitiamo a partecipare a una passeggiata che si inerpichi tra le varie possibilità che la nostra vita ci pone davanti. Inerpichi, appunto, perché la scalata verso la realizzazione di noi stessi non è, comunque, sempre, o quasi mai, facile. Facciamo conto che noi si nasca con la possibilità, in potenza, di percorrere una strada. A volte è una bella strada statale, praticamente una superstrada, altre volte è una provinciale, altre una strada di penetrazione agraria, comunque munita di asfalto, altre ancora un sentiero appena accennato. Ognuna di queste strade offre delle scelte (incroci a raso, quadrifogli, piazzole di sosta, bivi) e talvolta, anzi quasi sempre, ci pone di fronte a delle difficoltà da risolvere (un lastricato di campagna che segue alla provinciale, un sentiero di montagna al quale solo gli alberi o i cespugli pongono limite), pietre, buche, fondo sdrucciolevole, pioggia o pozzanghere, o di fronte alle quali rispondere con l’attesa (come una curva o un dosso improvvisi o un banco di nebbia prima di aver superato i quali non sappiamo cosa troveremo di fronte). Quale caratteristica comune hanno le vie che abbiamo visto? Hanno dei limiti, magari a volte sfumati, talvolta con banchine non transitabili, ma comunque dei limiti, e inoltre conducono verso un luogo, diciamo verso … il sole. Ognuno di noi percorre la sua strada con le risorse che ha: a piedi, in bicicletta, a cavallo, in calesse, in macchina e via di seguito con tutti i mezzi possibili.
Con tutto questo via vai di strade a volte capita di trovarsi in … aperta campagna. Belli, liberi, senza limiti, sulla spinta, magari, di alcuni amici che potremmo chiamare Solitudine, Orgoglio, Fragilità e Dissenso. Se l’obiettivo è limitato, per esempio andare a caccia, cercare funghi, asparagi o lumache, ce la possiamo cavare abbastanza facilmente, anche se chi è pratico di queste attività sa benissimo quanto è difficile camminare in aperta campagna …. Però, si va e si torna in una mattinata. Quando l’obiettivo non sono le lumache o i funghi, ma è il sole, le cose si complicano. Già, perché se puntiamo al sole in aperta campagna le difficoltà aumentano, ci sono da attraversare colline, montagne, la macchia mediterranea che si attacca dappertutto e graffia le gambe. Il disagio è marcato e c’è pure il fondato rischio di perdersi e di cercare scorciatoie. Tutto ad un tratto ci si para davanti una cosa meravigliosa: una bella barca su uno specchio d’acqua che potrebbe permetterci di puntare dritti al sole, tagliando via il ben più lungo percorso lungo la costa, che sembra lì a due remate. Non si tratta di una pozzanghera o di una tempesta d’acqua limitata nel tempo, ma di un mare che affrontiamo nella totale inconsapevolezza delle conseguenze. Perché dopo aver remato per un po’ il mare si fa nero, si increspa, poi decisamente si agita e, nella stanchezza ormai sopraggiunta, ci accorgiamo di non riuscire a venirne fuori. Anzi, qualcuno non vuole neppure venirne fuori preferendo la parziale sicurezza di quella barchetta in difficoltà al ritorno alla graffiante macchia mediterranea. E’ chiaro che, pur continuando ad avere il sole di fronte, abbiamo perso di vista la … strada. E poi cala la notte, non ci sono più punti di riferimento, e sono ancora di più dolori. Capite bene che il rischio di annegare è ormai reale. Al tramonto, sulla strada, avremmo avuto comunque delle indicazioni, qui si paventa il rischio del … vuoto.

 

La psicodinamica

Ciò che succede al nostro organismo quando abbiamo a che fare con quel liquido che abbiamo chiamato acqua (pozzanghere, pioggia o mare che siano) ma che in effetti è l’alcol è ben rappresentato dallo schema seguente. A basse dosi c’è una sensazione di euforia che amplifica il Bambino che è dentro di noi e ci fa credere di poter percorrere la strada con maggior sicurezza. A dosi appena più alte vengono eliminati i limiti cosiddetti Genitoriali e ci troviamo in aperta campagna. A dosi ancora più alte l’Adulto, la parte consapevole e salda del nostro organismo, viene meno, e siamo immersi nel mare della disperazione. A dosi ancora più alte subentra la notte, il sonno o il coma.

Il Gruppo Solidarietà

 

Il gruppo solidarietà che si riunisce ogni mercoledì alle 18 nella sala riunioni del Centro di Salute Mentale di Carbonia sotto l’egida dell’Associazione Albeschida, è:

- un gruppo di auto-aiuto→terapia: un gruppo cioè che si inizia a frequentare sotto la spinta dell’auto-aiuto, dello scambio di testimonianze, per puntare poi ad una vera e propria terapia di esplorazione delle proprie dinamiche interpersonali e intrapersonali.

- un gruppo aperto (chiunque può entrarvi, basta che abbia una qualche dipendenza dalla “campagna aperta o dall’acqua” o dall’indecisione sulla strada da intraprendere.
- un gruppo che fa il “lavoro sporco”:a volte è necessario adoperarsi al salvataggio prima di intraprendere la via dell’aiuto, tanto poche sono le risorse personali di chi vi entra per la prima volta. Ma l’obiettivo finale è comunque quello dell’autonomia.
- un gruppo di ricerca della strada: approfittando del fatto che si ritrova a calcare per una parte della nostra vita una strada, ma anche una campagna o un mare, comuni, mettendo in comune le risorse, gli strumenti (simbolicamente binocoli, antenne, fari, esperienze, carte geografiche), c’è la possibilità di trovare un obiettivo comune. Il sole? Mah!


Cosa facciamo?

In una delle ultime riunioni ci siamo chiesti, in preparazione a questa relazione, cosa facciamo ogni mercoledì, quali sono i nostri punti forti? Ecco le risposte da parte dei firmatari di questo intervento:

  • Non sentirmi sola in una certa situazione e rendermi conto che faccio parte di un problema comune mi fa sentire meno schifosa.
  • Nella mia strada è capitata qualcosa che mi ha fatto incontrare l’alcol. Ci sono tanti altri che non l’hanno mai o ancora incontrato e sono a rischio di cadere nella stessa trappola. Vorrei fare qualcosa per evitare loro la mia sofferenza.
  • L’argomento che nasce dalle nostre esperienze oppure anche dalla lettura dei passi di Alcolisti Anonimi e da altra letteratura ci permette di dire la nostra sapendo che verremo ascoltati.
  • Venire qui e non sapere cosa si dirà e cosa succederà comporta il non avere aspettative; eppure sapere che da ognuno di noi potrà scaturire l’argomento del giorno, comporta una pari opportunità nell’essere d’aiuto agli altri.
  • Nel momento in cui io sono in comunione con un’altra persona del gruppo ciò produce un benessere per lei ma traggo una soddisfazione tutta mia per esserle stata d’aiuto.
  • Mi piace stare al gruppo, mi piace ascoltare, parlare un po’.
    Ognuno ha il suo spazio, i problemi di ognuno di noi hanno lo stesso peso nell’economia del gruppo.
  • Sto qui e ascolto e ciò mi fa bene.

Traduzione

 

In termini appena più tecnici tutto ciò si riferisce a:

Accoglienza: il gruppo accoglie il disagio - la fragilità, la solitudine, il dissenso, l’orgoglio - di chi vi entra e permette di stemperare l’ansia esistenziale che queste magre risorse determinano in ciascuno.  
Continuità: chi frequenta il gruppo con continuità e non lo abbandona nonostante le prevedibili difficoltà relazionali ne trarrà sicuramente beneficio, indipendentemente dal fatto che si capisca o meno il perché del rinnovato benessere.
Empatia: intesa nell’accezione “io come te”, nel senso tanto caro ad Alcolisti Anonimi dell’anonimato spirituale, senza distinzioni di ceto sociale, professioni o mestieri, ma persone che hanno bisogno l’una dell’altra.
Comunione tra autorealizzazione e autotrascendenza: la maturazione delle proprie risorse va di pari passo con la capacità di uscire da se stessi per incontrare gli altri.
Importanza del linguaggio non verbale: il sentimento di gruppo, l’atmosfera di accoglienza e condivisione rappresenta il vero motore del gruppo che solo chi è del tutto narcisisticamente orientato non riesce a cogliere sin dalla prima riunione.
Regole e non regole …: non ci sono regole al gruppo Solidarietà, se non quelle implicite in un gruppo di auto-aiuto o di terapia, non si racconta fuori ciò che viene detto in gruppo e non è permessa la violenza fisica. Ma le regole si imparano e le norme vengono comunque decise dal gruppo e modificate di volta in volta man mano che un nuovo elemento entra a far parte con continuità delle riunioni. Ogni nuovo inserimento in un sistema determina necessariamente il rimaneggiamento del sistema e la necessità di un nuovo equilibrio.  
Rispetto dell’esperienza altrui: l’ascolto è la virtù che più di ogni altra si impara in un gruppo e con esso anche la capacità di utilizzare le esperienze degli altri mettendole sullo stesso piano alle proprie.
Fiducia negli altri: necessità di avvicinarsi con fiducia agli altri componenti del gruppo, pena la irrimediabile voglia di allontanarsi e perdere così l’opportunità di raggiungere il benessere.


Conclusione

Un argomento di ampio dibattito sono state le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Le abbiamo trasformate in senso laico in fiducia (in se stessi e negli altri), capacità di avere un progetto di vita, e amore (per se stessi e per gli altri). Credo che un percorso di tal genere possa essere la base della Solidarietà che il nostro gruppo, pur con tutte le sue difficoltà, possa arrivare ad esprimere. Non le esprime ancora, in tutto e per tutto, perché il Sole, in effetti, è difficilmente raggiungibile. Anzi, diciamocelo chiaramente, il Sole non si può raggiungere. Il segreto sta nel portare il Sole dentro di noi affinché la notte non sia poi così buia.

E il sole? Già, il sole. Al gruppo alla fine si impara che arrivare al sole in realtà e cosa impossibile da realizzare. Il segreto sta nel riuscire a portarlo dentro di sé.