SITO ARCHIVIO DI WWW.NORESPECT.IT RIGUARDANTE GLI ANNI 2006 -2008 CIRCA.

SI PARLAVA DI: 

Reviews


ACCEDERE ALLE PAGINE DA MENU PER VISUALIZZARE I CONTENUTI


NEROLIDIO – Mutamenti (Egea, 2009) www.riccardonerolidio.com

Parliamoci chiaro. Un conto è recensire (raccontare al meglio) il cd generico che la band hard rock carica di aspettative e sogni ti manda, un conto è illustrare un album tipo “Mutamenti”. Non me ne vogliano le pur volenterose realtà italiane passatemi di mano, ma le devo ritenere tutte, nessuna esclusa, uno step sotto questo progetto. Mi spiego. Per voler bene a tutti bisogna essere pagati, per fare gli ipocriti bisogna essere anche pagati bene. Siamo oltre la metà del 2011, è più di un anno che ho il cd a casa. Ecco il prezzo dell’ipocrisia (la mia) di non saper cosa (o voler) scrivere per evitare di dover rivedere troppo i propri criteri di assegnazione punteggio. Sbaglio quindi di nulla se dico che in dieci e passa anni di discontinuo NoRespect vi possono essere stati uno, massimo due cd cantati in italiano in grado di confrontarsi con questo pregiato rock “etnico” multiforme, fatto di chiaroscuri, saliscendi e poesia delicata. Basterebbero la confezione (la copertina ricorda un “Taglio” di Lucio Fontana), la produzione, gli arrangiamenti, la perizia tecnica, l’investimento economico (perché inutile girarci attorno, qui si è speso) a sancirne la qualità. I rimandi sono al cantautorato italiano e penso a Daniele Silvestri (il primo Daniele Silvestri), a certo Battiato, a certo Carosone (ed anche Carotone), persino agli Avion Travel. Non tutti sono riferimenti calzanti ma mi interessa incanalare la direzione guida da una parte piuttosto che da un’altra. Dal funky al quasi jazz, un po’ di swing e tanta italianità nelle prese e riprese ritmiche (complice il sound live della sezione, sanguigno pur nella calibratezza), bilanciate da aperture solari che in più di una occasione mi hanno ricordato un gigante del soft rock americano quale John Elefante. E’ un cd per ascoltatori maturi (e non sto discriminando alcuna età anagrafica), lontanissimo dal non-mercato dei downloaders o delle pecore da gregge. “Mutamenti” richiede un ascolto impegnato, se se ne vogliono cogliere la straordinaria qualità ed essenza. Ciascuno conosce (di se stesso) quale livello di introspezione musicale ha maturato negli anni. (WB)     




MICHAEL MONROE – Live al New Age
Roncade (TV),  13 maggio 2011

www.newageclub.it
www.michaelmonroe.com

Ogni calata di Michael Monroe, sia essa da solista o assieme agli Hanoi Rocks, è da trattarsi alla pari di un  evento.  Il concerto al New Age (ma mi si dice che altrove la performance sia stata analoga) è probabilmente il migliore dei quattro che ho visto negli anni dell’icona rock’n’roll finlandese. Introducono i Big Guns, band locale già su queste pagine che si prodiga in una mezz’oretta ben suonata. Propongono le canzoni tratte dal primo cd “Between a Pleasure and Addiction”, ove spiccano “Trash dead city” e l’ottima “Prisoner of my way”, naturalmente eseguite. E’ noto che la formazione di Monroe per il tour a supporto dell’ultimo “Sensation Overdrive” sarà la medesima del “Live In Helsinki” (pure di recente pubblicazione), quindi Sam Yaffa (Hanoi Rocks) al basso, Ginger (Wildhearts) e Steve Conte (NY Dolls) alle chitarre, Karl Rockfist (Danzig) ai tamburi. Ginger esce on stage pittato alla King Diamond e solo di canzone in canzone il trucco colerà svelandone i lineamenti... WB


leggi il resto sulla pagina dedicata ai report live




JOHN WAITE  - Live al Teatro Miela
Trieste, 06 maggio 2011

www.johnwaite.com
www.triesteisrock.it

Mai avrei creduto di assistere ad uno show di John Waite in Italia. Conosciuto ai più per il successo maturato alla voce dei Bad English, il singer inglese vanta una carriera più che trentennale forte dell‘ interpretazione nei  cinque dischi dei Babys, già a partire dagli anni Settanta.  Come tutti i grandi singers Waite vanta naturalmente anche una ottima (nella qualità) e nutrita (nella quantità) carriera solista, di cui l’album “Rough and Tumble” è solo l’ultimo tassello. La band che lo accompagna è composta  (tra gli altri) dal multiplatinato Kyle Cook alla chitarra (suoi sono alcuni mega hits dei Matchbox 20) e dal raffinato bassista Timothy Hoogan, da qualche anno al seguito del cantante e di cui non mi stupirei una carriera parallela su versanti parzialmente distanti dal rock... WB


leggi il resto sulla pagina dedicata ai report live





LESTER AND THE LANDSLIDE LADIES / KEVIN K – Frantic Tales For The Fast Living
(Split CD, Tornado Ride Records 2011)
www.tornadoriderecords.com
www.landslideladies.com
www.myspace.com/kevinkrock

Voi ascoltate ancora musica? Del tipo che vi organizzate per bene: poltrona, sistemazione comoda, bibita, snack, cartello “non ci sono per nessuno” e tutte ‘ste cose qua? Stavo pensando che da ragazzino c’erano i pomeriggi sacri, ti arrivava il disco e prima di scartarlo volavano ore, alle volte finiva che nemmeno lo ascoltavo causa stress da cibernetiche farneticazioni mentali partorite su come avrebbe suonato, al solo guardarlo beninteso. Mi ricordo su tutti di un cd di metà anni Novanta (i Monster), me l’ero immaginato tutto, cori inclusi. Una volta messo su pareva un altro disco, con gli anni ho però capito che lo sbaglio era (in parte) anche mio. Di Lester And Band so tutto, questi ti mandano un pacchettone con le note dettagliate che solo un idiota riuscirebbe a scriverne cazzate. Basta leggere. E (al limite) ricopiare. C’è persino  una citazione mia tra le note biografiche, cose da pazzi. Certo fa piacere, direi commuove quasi.  Mi sono riletto e a distanza di anni penso ancora quello che scrissi. Però! (stupore). Curiosa sta cosa, anzi no, inutile fare il modesto, se c’è un ambito in cui ho sempre avuto le idee chiare è sui dischi, su quelli belli e su quelli no, su quelli da avere subito e su quelli da avere mai. Un attimo, c’è anche Kevin K, sennò che split sarebbe? Chi è sto tizio? Tac, giri pagina, sbam, tutto scritto, non serve nemmeno saper  qualcosa di tuo. Si impara comunque sempre qualcosa. E’ già un’ora che farnetico su sto cd, non penso nemmeno al punk, al garage, al rock underground, chissenefrega dei generi, penso a ‘sta gente che ha vissuto una vita per strada … inseguendo un sogno. Naaa, non me lo vedo un sogno dormire per terra e suonare in un pub davanti a tre disperati.  Cos’è allora? L’anima che se ne frega dell’immagine e si mette a disposizione del rock, per trarne unico sostentamento e linfa. Ecco, mi è venuta  abbastanza bene. Non mi serve conoscere Kevin K di persona per sapere che ha una visione del suonare rock che condivido. Del resto chi sono io per aprir bocca su uno così. “How to become a successful loser “ è il titolo della sua recente biografia, sintesi in americano di ciò che ho cercato di spiegare sopra. Un’ora e mezza che sto blaterando e idealizzando il nulla, non male. Tra l’altro mi viene in mente che della  Lester  Band è uscito pure “Estranged In Ladyland” nel 2009. Lo ho eh, che credete, l’ho ascoltato un botto di volte, persino in auto (evidente gesto di stima al prodotto, mica in auto vi portate dietro i dischi brutti voi? Io no, vabbè che oggi c’è da aspettarsi anche ‘sta perversa deviazione dalla gente), comunque tornando a noi, stavo pensando che, fossi in Lester,  uno come me lo manderei a quel paese. Due anni per una recensione, manco fossi un editorialista musicale di Repubblica, ok lasciamo stare l’umorismo facile (è che stavo pensando ad un articolo sui concerti italiani letto l’altro giorno, su invito a farlo, sul quotidiano e mi è scappato da ridere). Porco cane che tristezza mi è venuta su adesso, la desolazione ora sì che è proprio al giusto livello, meglio scartare sto “Frantic tales for the fast living” per tirarsi un po’ su. Anni fa a sta ora avrei appena iniziato ad accarezzarlo (il supporto musicale), oggi  invece passo già alla fase ascolto. L’esperienza insegna. (WB)


[ps: dopo tre gg. di ascolti (in auto a partire dal secondo):  trattasi proprio di ottimo sano e vecchio rock’n’roll, ideale  rappresentazione senza futuro di quello che avevo in mente, ruvido, sentimentale e trascinante al ballo nelle canzoni delle Ladies, che a testa bassa continuano l’ottima scalata all’insuccesso maturata a partire dal live. KK presenta invece un set essenziale, rosa e morbido, ben suonato eppur qua e là (di)sgraziato, newyorkese, in linea col suo passato  infinito di cui ancora oggi mi innamorerei  se avessi quindici anni. Tutte componenti che non possono che farmelo apprezzare una volta in più per quello che fu e per quello che continua ad essere. Poveraccio Lester però, “ottima scalata all’insuccesso” gli ho scritto … e vabbè, un portatore di affetto gioioso che gli ricama elogi sulle canzoni una ad una da qualche parte lo troverà, ma io ai dischi e alle bands di strada so voler bene solo così]




HOLLYWOOD VAMPIRES  - Candy From Strangers

(Demon Doll, 2008) 

www.myspace.com/hollytunes

Sono  anni  che dalla Scandinavia escono “solo” buone bands. Nulla di strano, è il trend locale. Fatto sta che “buone” bands vuol dire bands “innocue” alle mie orecchie. Non è tutto oro quello che luccica e se gente come Crashdiet e Reckless Love luccica di sicuro ed ancor più è impomatata, poco oro setaccio dai rispettivi cd. Certo, come detto, rimangono buone bands. In molti si accontentano. Io no. La realtà è che il testimone dello sleazy rock’n’roll emergente è passato alla Norvegia, landa che peraltro rimane ancora oscura al “grande” pubblico del rock. Dai melodici Molotow ai nichilisti Gatecrashers, dai motorheadini Hell Dormer fino ai miei preferiti Axident Avenue queste sono le realtà che luccicano molto poco, ma colano oro anziché sudore. Aggiungo ora gli Hollywood Vampires, datati 2008, che grazie alla lungimiranza dell’etichetta Demon Doll diventano finalmente reperibili (la band esiste ancora comunque). “Candy From Strangers” si intitola l’E.P. d’esordio, una ondata di decadenza che non può lasciare indifferenti chi sia cresciuto a pane, Hanoi Rocks, acqua, Smack, pasta e Misfits. Tre parole ad ogni buon intenditore: buy or die! In coda menzione d’onore alla label americana, etichetta che negli anni recenti, pur trovandosi nell’epicentro geografico di quello che vent’anni fa era il tornado losangelino, si proietta continuamente sul mercato con prodotti che mai potranno essere di massa a causa di produzioni limitate, ma  del tutto indispensabili a chi al rock stradaiolo attribuisce (ancora) una valvola di sopravvivenza. Quella che in Svezia specialmente (salvo rari casi) pare perduta. (WB)   


INTO THE THRASH AND BEHIND

Premessa: non ascolto più thrash e generi estremi, ho smesso  anni fa. Capita ancora che  venga catturato dall’antica fiamma, ma dura solo qualche giorno. Non è quindi un invito alle pur volenterose bands a spedirmi/ci i loro demo/cd, a meno che non siano del tutto convinte di aver prodotto il capolavoro imprescindibile. Negli ultimi anni mi sono rimasti impressi i cd di National Suicide e Cyber Cross (Ira), dischi che mi hanno restituito la freschezza e la qualità di un sound che avevo accantonato, ridandomi qualche stimolo all’ascolto del genere. Eccomi così a segnalare alcuni titoli selezionati tra i tanti (troppi) passatimi di mano. Nulla di personale contro nessuno, vi sono decine di siti dediti all’heavy metal ed al thrash tout court dove ognuno troverà il meritato onore. Al sottoscritto il thrash delle bands sotto menzionate comunica qualcosa. Altri album, pur meglio prodotti, no.  Colgo solo l’occasione per ribadire che l’Italia, se è vero che paga una disorganizzazione musicale seconda a nessuno, è altrettanto fuori discussione che può vantare una lista di band thrash di altissimo profilo, probabilmente seconda solo agli States. Gli albums a seguire rimarcano semplicemente questo dato, un fatto già ai primi anni Novanta, con soli dieci anni di (già) eccellenti produzioni alle spalle. (WB) 


HYBAN DRACO – Frozen Whispers (autoproduzione, 2010)

Mi scuso con loro, non è la prima volta che vorrei scriverne, ma è un fatto che la pigrizia porti solo … pigrizia. Giungono al primo cd strutturato dopo alcuni demos gli Hyban Draco…..


THE FABULOUS CONCERTO  - The Fabulous Concerto (autoproduzione)

Band dell’area pordenonese scioltasi anni fa di cui il presente cd raccoglie i demo prodotti. Suono iconoclasta, grande tecnica, ritmo furioso, impossibile non venire trascinati nel vortice sonoro…


MAD MAZE – No time left … (autoproduzione, 2010)

Band attiva dal 2002 i cui membri troveranno modo di mettersi  in mostra negli anni a venire in entità quali Trick Or Treat, Blood Of Seklusion e Coffee Overdrive. Thrash old style furioso…


DEATH MECHANISM  - Human Error .. Global Terror (Trash Massacre, 2008) – Mass Slavery (Jolly Roger, 2010)

Messi in coda non per demeriti, bensì per meriti (beati gli ultimi …). Visti fugacemente insieme ai grandi Bulldozer, di cui sono parte integrante oggi, di certo amici dei National Suicide, i Death Mechanism appartengono al filone incorrotto e schizofrenico del thrash old-style… 


 

La label tedesca 7Hard (sottoetichetta della 7us specializzata in Hard Rock e Heavy Metal) presenta una serie di new releases di buon livello, cercando di farsi strada in un mercato che sembra sempre più asfittico e chiuso in se stesso. (GN)

TIMESWORD - “Chains of Sin” (2010)
Debutto per i lombardi Timesword, che se ne fregano del minutaggio e scrivono ben cinque canzoni da sei minuti...

MINUETUM - “Haunted Spirit” (2010)
Per la produzione di “Haunted Spirit” dei greci Minuetum si scomodano delle vecchie volpi della scena heavy europea come Bob Katsionis (Firewind, Outloud) e Timo Tolkki (Stratovarius, Revolution Renaissance)...

EMPIRES OF EDEN - “Reborn in Fire” (2010)
Là dove i Minuetum falliscono, gli australiani Empires of Eden vanno molto più vicini al bersaglio. Non un centro pieno, ma ottengono lo stesso un buon risultato...

PSYCO CHOKE - “Unraveling Chaos” (2010)
Metalcore dalla Grecia, con ospiti notevoli come il conterraneo Gus G (Firewind, Ozzy)...



BIG GUNS  - Between pleasure and addiction

(autoprodotto, 2010)

Il cd dei Big Guns mi è piaciuto. Strano. Non ne posso quasi più di ascoltare cd di street. Anni fa era più il tempo che perdevo per scovare e reperire il fantomatico cd della band italiana che suonasse del discreto street rock, oggi invece che si può trovare un gruppo di genere quasi in ogni paese i cd sono mediamente ascoltabili, ma nessuno è mediamente sopra gli altri. Capita quindi che l’unica motivazione di scrivere meglio dell’uno piuttosto che dell’ altro è quel “quid” istantaneo spesso difficile a spiegarsi. Prendiamo questi Big Guns, già girovaghi del nord-Italia come Skid Row-Tribute Band per anni prima di mettersi in proprio. Mecenatismo a parte è ancora l’unico modo per crearsi un po’ di visibilità. Ma andiamo per punti. Punto uno:  onore e meriti a loro per lo sbattimento. Punto due:  le canzoni ci sono, non vi sono cali e qua e là spuntano pure ottime melodie che ben fanno da contraltare alla carica che la band riesce a proporre su disco (la produzione, buona, aiuta). Punto tre:  sanno suonare e avendoli visti dal vivo più volte in fasi diverse i miglioramenti dagli esordi sono in continuo divenire. Punto quattro: l’attitudine. Tutto si  può contestare ai Big Guns fuorchè la passione sul pezzo, non so se sia comune a tutti i componenti, fatto sta che il risultato finale non lascia incertezze. Ci sono. Punto cinque: il cantante. Inutile girarci attorno, il primo EP della band di un paio di anni fa era musicalmente già molto buono, ma penalizzato dalla voce. Oggi  Sexy Jaxy appare migliorato in maniera inaspettata.  Non è ancora un cantante, sia chiaro, ma quanti tra quelli che preferisco in assoluto lo erano e lo sono? Pochissimi, forse nessuno. Quello che intendo è che nel genere l’attitudine sul pezzo conta alla pari delle doti tecniche, probabilmente qualcosa in più.  Se ascolto un pezzo come “No compromise” e penso al Jaxy di anni fa non posso che fargli i complimenti, al di là di ruffianerie. Tanto per fare dei paragoni fuori luogo qua e là l’ombra di Kim Hooker  appare. In altri momenti, certo a furia di interpretarlo, il timbro esce similare a quello di Sebastian Bach. Punto  sei: i cori. Belli e ben fatti. Insieme alla qualità di scrittura la nota migliore. Punto sette: aspetti negativi. Ve ne sono o no? Certo che sì, la veste grafica. Brutta. Mi scuseranno i ragazzi ed il grafico, ma l’estetica del prodotto non è accattivante e di questi tempi la valorizzazione dello stesso passa anche (mi verrebbe da dire soprattutto) attraverso la copertina. Un disco così farei molta fatica ad acquistarlo, senza prima ascoltarlo, persino io. Chiudo con le canzoni. Nella prima metà sono tutte piacevolissime, dal coro tigertailziano della title track, alla pachidermica skidrowiana “Wasted”, dalla stratificazione corale di “Prisoner” fino  alla decadente “Trash” . Nella seconda parte si prosegue con l’hard rock classico di “Wake Up”, il boogie rock’n’roll di “Next Tuesday”, i sogni infranti (chissà…) di “Ticket to L.A.” e la tirata punk  di “Slave To The Vices”, di mio naturale gradimento, che anticipa la caracollante “The virtue of the sick”. Non mi sentirete mai usare iperboli  o superlativi, ma se dopo mesi di ascolti mi trovo ancora (come in questi giorni) ad ascoltarlo in auto e (finalmente) a scriverne qualche cosa di buono dovranno pur aver  registrato …  (WB)



Michael Monroe: Sensory Overdrive
Spinefarm Universal 
2011 

Che Michael Monroe non sia mai stato un grandissimo songwriter lo dimostrano anni di progetti solisti raffazzonati qua e là e per nulla eclatanti.
Messi in un angolo i “finti” Hanoi Rocks, il nostro ha visto bene di raccogliere attorno a sé una band di ottimi gregari fra i quali spicca la figura, non poco ingombrante (a livello di carisma), di Ginger.
Non so se Michael sperasse in quest’ultimo per assemblare una buona manciata di pezzi ma deve avere sbagliato i conti. 
Perché mister Wildhearts ha perso la sua vena creativa da un paio di lustri almeno e in questa sede non ha certo brillato di rinnovata ispirazione.
Ne è nato un disco decisamente mediocre.
Dove si salvano tre/quattro pezzi, direi “78”, “Got Blood” e “All You Need” (candida semi ballata) e “Later Won’t Wait” (bello il break di sassofono). 
A ciò fanno da contraltare le inutili “Gone Baby Gone” e “Debauchery As..”, dove le incursioni di Lucinda Williams e Lemmy non aggiungono davvero nulla, per non parlare delle imbarazzanti “Modern Day Miracle” e “Bombs Away”.
Per carità, sappiamo bene che “il prodotto disco” oramai non serve più a nulla se non come biglietto da visita per promuovere i propri concerti. 
E questa è l’unica nota positiva che intravedo in questo Sensory Overdrive. Perché, bisogna riconoscerlo, sul palco il signor Monroe non ha mai deluso.
Alessio C.


Koinè: Il Rumore dei Sassi
ALKA Record Label
2011

I ferraresi Koinè tornano dopo più di 4 anni con il loro nuovo “Il Rumore dei Sassi”, 11 tracce pop / rock tutte da sentire. Un ottimo lavoro di facile ascolto ma ricercato ed intenso, una trama decisamente rock con venature dolci ed intense marcate dalle bellissime melodie di pianoforte e la voce strumentale di Stefano Sardi. “Il Rumore dei Sassi” è un sogno che ci porta lontano dalla quotidianità dei problemi della vita, è un messaggio di libertà, di leggerezza..è un modo easy di comunicare e di arrivare nella mente dell’ascoltatore. Questo disco arriva ancora prima di riuscire a pensarlo…è di impatto immediato e questo piace molto fin dalle prime note. Anche visivamente il disco attira con una copertina semplice ma molto New Wave, sobria ma colorata e rock al punto giusto come di fatto risulta la linea musicale dell’intero lavoro. Da notare la collaborazione di musicisti del calibro di Davide Romani (nei brani “Non Ridere di Me” e “100 volte”) bassista live con Baglioni e Vasco Rossi, la partecipazione di Iarin Munari (in “Lasciami Cenere”) batterista live con Roberto Vecchioni, Paolo Belli, Alexia e l’ottima produzione nel complesso. Un mix di amore e grinta musicale che ricorda le note dei veronesi Cube41 o i primi Velvet. Per gli amanti del genere un album da avere assolutamente!!!


Giovanni B.
Commenta su:




Minio indelebile: Minio indelebile
Casa Molloy Records

I bresciani Minio Indelebile presentano il loro disco d’esordio dopo un lungo e tortuoso concepimento. Le origini infatti risalgono ad un demo registrato nel ’94 e lasciato in disparte per lo scioglimento della band nell’anno successivo. Dopo 10 anni i componenti si ritrovano per ricominciare l’attività live e trasportati dall’entusiasmo, rientrano in studio e portano avanti le idee di quella cassetta rossa impolverata. Il risultato sono 11 tracce in stile “seattliano” macchiato crossover, con registrazioni ottime e testi spiccatamente di protesta (per farsi un’idea si guardino i titoli Fottuta Politica, Soldi, Giustizia). Le musicalità sono molto potenti e non stancano mai per i continui cambi di ritmo ed intensità. Il lavoro sarebbe anche notevole se non fosse che è uscito con un ritardo di 20 anni! E’ comunque piacevolmente ascoltabile e ridà la voglia all’ascoltatore di ributtarsi in quegli anni dove Soundgarden, Pearl Jam e Alice in Chains padroneggiavano la scena. Un buon punto di partenza ma non mi convince appieno.. c’è bisogno di qualcosa di nuovo, di diverso per distinguersi da tutto ciò che è già stato scritto e sentito.

Giovanni B.
Commenta su:




Verdena: Wow
Universal Music
2011
Il ritorno in scena dei Verdena è di quelli che lascia a bocca aperta. Titolo più azzeccato non poteva esserci di Wow, doppio album contente 27 tracce di puro sentimento, poesia e felicità. Wow è un prodotto diverso, concepito dopo tre anni e mezzo di vita passata nell’ormai famoso Enhouse studio e vuole essere la risposta al più cupo e misterioso Requiem. In questo lavoro spicca la melodia, il significato, gli arrangiamenti, i cori. Cosa inassociabile fino ad ora al gruppo bergamasco. Gli ascolti dei Bee Gees si sono fatti sentire sotto questo punto di vista ma anche il buon John Lennon ha aiutato Alberto a prendere in mano il piano e scrivere melodie straordinariamente belle nella loro semplicità. I testi poi sono venuti da sé ed esprimono ciò che ancora il gruppo non era riuscito a fare appieno. Riescono a comunicare gioia, amore, calore (L’amore in un attimo come in un sogno arriverà), la “nuova luce” dettata dalla maturazione artistica e personale del trio bergamasco. Dopo il primo ascolto sento questo nelle mie vene, sento che finalmente anni di “sperimentazioni musicali” sono confluiti in un prodotto perfetto, l’album che ha toccato il picco della loro carriera musicale. E’ partito tutto da “Razzi Arpia Inferno e Fiamme” e poi senza volerlo le canzoni composte sono diventate talmente tante da dover rinunciare ad alcune e fare uscire un doppio inizialmente visto con occhio titubante dalla casa discografica. Ecco quell’occhio ora sorride ed è contento perché sa che ogni secondo registrato è un qualcosa di indescrivibilmente contagioso per l’anima dell’ascoltatore. E’ un portatore sano di felicità e consacra indiscutibilmente il valore degli artisti che lo hanno composto.

Giovanni B.
Commenta su:



Social Distortion: Hard Times and Nursery Rhymes

(2011, Epitaph)

 “Nel 1990 i Social Distortion hanno scelto di farsi produrre da Dave Jerden (Alice in Chains, Jane's Addiction, Fishbone, Anthrax, The Offspring..). In quel momento la decisione è presa, i genuini esordi punk sono archiviati, non possiamo restare giovani per sempre, il nostro sound deve risplendere di 'classico'”. In una ipotetica conversazione notturna, Mike Ness, sopravvissuto cantante dei Social DIstortion, così mi parlava. Nel frattempo il boogie rock di ‘California’ nascondeva nel fumo il fantasma dei The Four Horsemen. Poi le memorie si immelanconivano nel ricordo degli amici persi per strada, ‘Writing on The Wall’ è una delle ballate che ci faceva da colonna sonora. Dopo avermi raccontato le 11 tracce del nuovo cd come fotografie di una vita che spesso si è inerpicata tra scazzottate e gattabuia Mike si è alzato dicendo: “fanculo ti piaccia o no sono ancora qui, ascolta quest’ultima, ‘Still Alive’, questo è il mio punk oggi, puoi chiamarlo rock ‘n roll, post punk southern o come cazzo ti pare, ma dimmi se in questi due ultimi mesi è uscito qualcosa di migliore”. Mesto ho abbassato lo sguardo. (PM)


Fabri Kiareli’s F.E.A.S.T. – Rise

(Avenue of Allies2010)

 Un disco italiano da avere, anche se limitarsi al settore “album italiani” sminuisce le dimensioni di questo splendido debutto dei F.E.A.S.T. Hard'n'Heavy da manuale, che pesca a piene mani da Saxon, Thin Lizzy, Whitesnake e Judas Priest. Citazioni, non plagi. Testimonianze di un amore infinito per queste sonorità, per il tempo in cui tutto ha avuto inizio. Fabri Kiareli, mastemind della band (voce, chitarra, tastiere e songwriting, col supporto alla batteria del funambolico Mao Granata) ha un pedigree indiscutibile e collaborazioni importanti anche “fuori dal genere”, ma qui sfoga la sua passione per gli anni in cui Heavy Metal erano Priest e Dokken, Whitesnake e Saxon, Malmsteen e Ratt. Brani semplici (MAI banali), potenti ed eleganti, ora arrembanti (“Fire and Dynamite”, “Win or Lose”), ora suadenti e sinuosi (con “Dangerous Love” si cammina nelle ombre del blues). Per i più frettolosi, puntare tutto su “Cold Hearted” e “(Ain’ t Done) ‘Til It’ s Over”, ma fareste un torto a un CD che merita l'acquisto a scatola chiusa.

Questo è un grande album, il migliore che abbia recensito da anni. Serve altro? Ok, prima ho citato Judas Priest, Whitesnake, Dokken e compagnia bella: nessuno degli ultimi album di questi mostri sacri si avvicina a quanto fatto dai F.E.A.S.T. Buonanotte. (GN) 

Commenta su:


Wiser Time: Beggars And Thieves
WiserTime Music
2010

Wiser Time è una delle più belle canzoni dei Black Crowes. 
Scelta, non a caso, come monicker da questa combriccola del New Jersey guidata dal “nostro” Carmen Sclafani.
Beggars And Thieves, titolo perfetto, è il loro terzo disco che non si discosta di una virgola dalle “origini rurali” della band.
Bastano poche righe per descriverne il contenuto. Avete presente i fratelli Robinson? Amate alla follia gli esordi di Rock City Angels, Cry Of Love, Sister Whiskey e The Graveyard Train? O l’epitaffio dei Flies On Fire?
Bene, qui siamo sulla stessa lunghezza d’onda. 
Ovviamente non voglio descriverlo come un capolavoro da affiancare ai sopra citati (risultando a dir poco irrispettoso)… ma song come It’s Hard Letting You e Love And Devotion non avrebbero sfigurato in nessuno di quelli.
Questo lo posso scrivere.
Alessio C.
Commenta su:



LAIBACH –  Live al Teatro Stabile Sloveno 
Trieste, 04 febbraio 2011  

Allora, non si comincia un pezzo con “allora” e lo so, ma il disinteresse della forma mi diventa sempre più un’occorrenza. Dunque, riprendendo da quell’allora messo in cima, sono stato a vedere e sentire i Laibach. Ho le prove: conservo il biglietto, qualche foto, qualche video, una maglietta, un dvd acquistati nonché la foto che allego al testo, disponibile solo ai presenti... 
(WB) 

leggi il resto sulla pagina dedicata ai report live

Commenta su:


Adler‘s Appetite @ New Age – Roncade (TV)
04/02/2011

Ho raccolto un paio di amici venerdì sera per andare a vedere l’ex batterista dei Guns & Roses. E spendere il nome di quella band è bastato a farmi seguire. Dal canto mio le aspettative si limitavano a un po’ di buon vecchio hard rock suonato da veterani con il bollino blu. In aggiunta alla curiosità di vedere all’opera il giovane cantante Rick Stitch, che cerca visibilità per lanciare i suoi promettenti Ladyjack..
PM

leggi il resto sulla pagina dedicata ai report live




Reckless Love: Reckless Love
Mercury Records
2010

Ne hanno parlato un po’ tutti qualche mese fa, come  ottimo esempio di “aor glam fm rock” dei giorni nostri.
Il biondo platinato in copertina è Olli Herman, l’ex singer dei CrashDiet (quello del secondo album) che ha preferito ritornare a casa, in Finlandia, e rispolverare la propria beltà con il suo primo gruppo.
Non voglio essere cattivo, però se vent’anni fa il mio negoziante di fiducia (ve lo ricordate Gino del Pick Up, vero?) mi avesse proposto una cosa del genere lo avrei mandato a cagare.
L’iniziale Fell My Heat sembra incoraggiante (grandissimi suoni, non c’è che dire!) ma già le successive One More Time e Badass ci presentano una band che cerca, senza riuscirci, di ammaliare l’ascoltatore con facili refrain e melodie zuccherine. 
E le cose non migliorano affatto proseguendo. 
Ho ascoltato il disco decine di volte ma niente… una canzone come Beautiful Bomb non sarebbe entrata neanche come scarto nel primo Danger Danger. 
Qualcosa di buono su cui lavorare ovviamente c’è, penso a Romance e Wild Touch, ma quando attacca Back To Paradise la voglia di prendere il cd e buttarlo dalla finestra è forte: un pop sintetico anni ottanta caratterizzata da una insulsa batteria elettronica, alla stregua del peggiore Sandy Marton (non scherzo).
Ritirate fuori dalla naftalina i classici è meglio!
Alessio C.
Commenta su:










Jimmy Gnecco: The Heart
Bright Antenna
2010

Jimmy Gnecco è solo il cantante degli Ours. 
Una delle più “belle band americane degli anni duemila”.
“Il cuore” è dedicato alla madre.. scomparsa da poco, e raccoglie una manciata di pezzi introspettivi, scritti, composti, suonati e cantati interamente da Jimmy.
Cantati soprattutto. 
Con quella cadenza che lo distingue dalla massa e lo affianca, unico tra gli autori moderni, a quell’icona irraggiungibile di nome Jeff Buckley.
Ho letto da qualche parte qualcuno descrivere il disco come “noioso e prolisso” ed ho sorriso!
Certo non è musica da party, ci mancherebbe, ma una canzone come I Heard You Singing è sufficiente per decretare la caratura di una uscita come questa, che comunque gode di infinite sfumature in ognuno dei suoi episodi.
E i “nostri eroi solisti” (penso all’ultimo Nicke Borg o al buon Jesse Malin) non possono che ammetterne una “superiorità artistica” schiacciante .
Alessio C.  
Commenta su:


Aesthesia: Shattered Idols
Shotgun Generation Records
2010

lo dico subito. Se i francesi, qui all’opera col terzo disco, avessero un nome più cool sarebbero perfetti.
Look da motociclisti ribelli, suoni appropriati per il genere (street rock di matrice statunitense) ed una manciata di pezzi al fulmicotone.
Su tutte la rocciosa Greed Machine, Under 16 con alla chitarra l’ex Hardcore Superstar Thomas Silver, il mid tempo Hometown, la ballata Gone.
Certo non mancano le cadute di stile, Lyna Red si accartoccia su un “refrain macchietta” e la foga di Rattlesnake Preacher è davvero fine a se stesso.
Ma il resto funziona e parecchio, mostrando un buon cantante che più che l’Axl Rose citato da parecchi scribacchini mi ricorda da vicino Stephen Shareaux (avete presente gli immensi Kik Tracee?).
Ça va bien..
Alessio C.
Commenta su:


Michael Monroe: Another Night In The Sun
Spinefarm Records
2010

Gioca in casa mister Matti Fagerholm (al secolo Michael Monroe) con questo live album in Helsinki.
Dopo lo scioglimento degli Hanoi Rocks il nostro recupera il fido Sam Yaffa e due outsider di lusso, Steve Conte (chitarra degli ultimi N.Y. Dolls) e Ginger (Wildhearts). La collaborazione con quest’ultimo, notoriamente una “prima donna”, sembra essere uno dei motivi di maggior interesse di questo progetto.
In attesa di pubblicare un disco nuovo, che sappiamo non è più la priorità in un mercato che non ha sbocchi di alcun genere, i nostri sono partiti in tour con una serie di concerti, per sentito dire, davvero convincenti. Con pezzi nuovi, poca roba, cover di Hanoi, Demolition23, The Damned, Dead Boys e Johnny Thunders questo live sembra mostrare un buon tiro, notevole il trittico di apertura chiuso da una emozionante Hammersmith Palais, anche se alla fine dei quindici pezzi ci si arriva con fatica.
Sentire l’ennesima versione di Malibu Beach Nightmare non mi pare il massimo della vita, in questo inizio di 2011.
Ma attendiamo fiduciosi buone nuove.
Alessio C.
Commenta su:


Verdena live @ Rivolta (Marghera) - 29/01/2011


www.verdena.com

www.rivoltapvc.org


Dopo tanta attesa finalmente riecco i Verdena live. Un Rivolta sold out attende in trepidante attesa i bergamaschi dopo tre anni di un silenzio meditativo che tutti sperano esploda davanti ai loro occhi. A scaldare la serata ci pensano i Love in Elevators con Marco Ghezzi, ospite d’eccezione preso in prestito dai Sakee Sed. Ho visto i veneziani parecchie volte live e come sempre si dimostrano scattanti e incazzati a dovere nel presentare il loro nuovo “Il Giorno dell’Assenza”. Il locale li aiuta vista la buonissima acustica e il palco da grandi occasioni. Dopo circa mezzora di spettacolo ecco il momento più atteso, le luci si abbassano ed entrano gli autori del tanto chiacchierato Wow. Sono molto curioso di sentire come suona dal vivo il nuovo disco e come se la cava con i vari strumenti Omid Jazi, il musicista...

leggi il resto sulla pagina dedicata ai report live

Giovanni B.
Commenta su:




Nicke Borg: Homeland (Chapter I)
NBMusic
2010

Messi in stanby i Backyard Babies che, diciamocelo, con l’ultimo album avevano fatto un bel buco nell’acqua, Nicke sceglie il modo più scontato di tornare sul microfono.
Avete presente Mike Ness (Social Distortion), Ricky Warwick (The Almighty), Jesse Malin (Dgeneration) e qualche altra decina di nomi più o meno noti?
Rock prettamente acustico, venato di blues, ispirato a Johnny Cash, Tom Petty e compagnia bella. Canzoni (quattro più una) carine ma nulla che faccia gridare al miracolo.
In attesa dei prossimi due capitoli già in fase di ultimazione.
Alessio C.
Commenta su:

Punk Nuggets – Raw and Rare ’77-’79 Punk Rock from Original 7’’S

Stereophonics Moving Sounds Records, 2010

Questa sensazionale raccolta di singoli, racconta la storia della moltitudine di band che hanno elaborato il punk come musica e come attitudine, completamente estranee al fenomeno di costume che illuminò le ribalte dei pochissimi conosciuti.

Pezzi di un mondo dimenticato che si ricompongono in un escursus di 32 gemme, dai numerosi gruppi americani passando inevitabilmente per l’UK, ma anche per Belgio, Austria, Francia e infine per i nostrani Tampax ('Ufo Dictators'), provenendo questa produzione direttamente dalla scena di Pordenone. Inutile porre l’accento sui pezzi preferiti, per un cd da heavy rotation nell’autoradio, riporterò alla fine i gruppi inclusi, consigliando di fare in fretta perché le copie sono pochissime e confidando in un volume secondo. PM

Band: Ground Zero, NY Niggers, Hammer Damage, The Filth, Skuddur, The Victims, Child Molesters, Fear, Rocks, Tits, The Nothing, Surgeons, La Peste, Chain Gang, Dogs, Cell 609, News, Shag Nasty, Guilty Razors, Le Ritz, Tampax, Sods, S’Nots, The Scabs, ront Page, The Grout, The Lewd, Accident, Defex, The Fits, White SS, Revenge.



Hollywood Killerz: Dead On Arrival
Logic (Il)logic Records
2010

Ho la sensazione che i torinesi Hollywood Killerz siano giunti un po’ tardi alla prima vera release discografica. 
Ma sicuramente mi sbaglierò.
Ne ricordo un buon EP (un lustro ed oltre fa?) cui ha fatto seguito, almeno a sentire i primi pezzi di “Dead On Arrival”, un cambiamento di stile netto ma tutto sommato in linea con una logica “maturazione”.
I torinesi, artefici del più importante evento sleaze glam del suolo italico da dodici anni a questa parte (avete presente il Glam Attakk?), sembrano aver abbracciato in toto quel filone rock figlio di Dead Boys, DGeneration e Backyard Babies. 
Cito tre band che dovrebbero consentirci di tracciare un confine sonoro, ma giusto per non dilungarmi troppo potrei aggiungere all’elenco anche Black Halos, Chelsea Smile, Sex Slaves, Valentine Failures, e così via…
Se Girls ® Dead e la successiva How (Could I) mi risultano adorabili, il resto sconta sì una buona “presa” delle linee melodiche ma rimane povera nei suoni e nel cantato. 
Avrei preferito una produzione più in palla e tanta, tanta grinta in più.
“Ma è solo un disco” come ama dire mia figlia quando la trovo con qualche pezzo di mio cd rotto in mano.
Come darle torto?
Alessio C.

P.s.
Grande booklet, comunque.
Commenta su:

Rockstalghia – Colonna Sonora

(A Lovedevours Production)

Scrivere recensioni sta diventando sempre più una palla. Certo non mi obbliga nessuno, ma nemmeno non vi sono controindicazioni al farlo. Almeno mi pagassero, straparlerei di capolavori su capolavori, ma invece non mi paga nessuno. Spesso tocca ascoltare ciofeche inenarrabili che devono comunque diventare almeno ascoltabili per una semplice forma di rispetto. Mi capita sempre più di rado di scovare qualcosa di realmente catalizzante, probabilmente a causa del fatto che dopo decenni di bombardamento sonoro uno comincia a preferire le prelibatezze a scapito della quantità. Certo se sei alle prime armi e non hai la foga giovanile di volere e sapere tutto mi sa che io e te non si va d’accordo da subito. Non mi metterò a decantare ulteriormente le memorie della scena che fu della città in cui vivo e di cui necessariamente queste righe diventano un patetico e poco credibile elogio. Qualcuno ne sarà rimasto affascinato, altri non avranno capito granchè, altri ancora forse si informeranno da ora, altri non vogliono più sentirne parlare nemmeno sotto tortura. “Rockstalghia” è il film autoprodotto ideato da Toffanetti e Barison, fumettisti rinomati che gli appassionati ben conosceranno, uscito tempo fa. E’ uno sguardo disincantato e dal taglio favolistico su quello che fu il The Great Complotto. Che la narrazione sia più o meno attinente alla realtà poco interessa, importa che il fascino che trasmette trascende il mero aspetto cinematografico e come tale va valutato. Fino a pochi mesi fa non sospettavo ne esistesse anche la colonna sonora, un caleidoscopio di emozioni delicate, a tinte soffuse, quasi pastellate, con qualche spinta al nulla che verrà dopo quello che è stato. Non vado più in cerca se e dove le canzoni siano inedite, risuonate, ricopiate, reinventate. Lo facciano i dattilografi della musica. Lovedevours, Tampax, Radar, Ice and The Iced, Diego Sandrin, Roberto Basso …vi dicono nulla? No? Pazienza, vivrete lo stesso. Però non fatemi ascoltare o raccomandarmi ascolti di bands punk di oggi (ma cosa vuol dire poi essere punk oggi?), di bands new wave che vanno in classifica o di egregio pop inglese da chart. Non ne posso più. Io cerco l’anima dei dischi, non la forma, non so nemmeno più come fare a spiegarlo. Se qualcuno si ritrova in queste parole regali una chance a questa raccolta (per lo più comunque fatta di materiale inedito o versioni unreleased) e se alla fine vi piace cercate anche il film. C’è più  amore in questa operina da tre soldi che in buona parte di tutto quello che vi spacciano etichette e riviste. Un plauso speciale va a Diego Sandrin, deus ex machina degli Ice And The Iced, uno che non conosco proprio (prima che si pensi alla marchetta fatta all’amico locale), ma che la musica la vive da dentro ed io di queste cose, scusate la vanità, me ne intendo. Vi è persino una bonus speciale, l’ istantantaneo sfogo di “Police in The Car” che ha consegnato i Tampax alla leggenda extraterrestre. Pensavo che riascoltarla oggi mi procurasse l’effetto “tenerezza”, invece mi ha illuminato nuovamente: una volta i Tampax erano delle merde, oggi possono tranquillamente volare sopra tutta la merda che c’è in giro. (WB)

Commenta su:

Le Luci della Centrale Elettrica live @ New Age (Roncade) - 21/01/2011

www.leluci.net

www.newageclub.it


Uno dei live che mi affascinavano di più era quello di Vasco Brondi e delle sue Luci della Centrale Elettrica. Il poeta in musica dei giorni nostri non volevo proprio perderlo e allora via verso il noto New Age di Roncade. Dopo aver dato un occhiata al banchetto dei dischi (c’è anche il vinile del nuovo “Per ora noi la chiameremo felicità”) mi piazzo a 4 file dal palco e aspetto il quartetto che si fa aspettare da un locale quasi gremito segno che la musica che conta si sta facendo strada. Lo spettacolo inizia e tutti son li ad osservare attenti mentre...

leggi il resto sulla pagina dedicata ai report live

Giovanni B.
Commenta su:


 
Sakee Sed: Bacco Ep 
Autoproduzione
2011
www.myspace.com/sakeesedfamily


A pochi mesi dal loro album d’esordio tornano i Sakee Sed con il nuovo “Bacco Ep”. E lo fanno con un salto di qualità non da poco. Le sonorità sono migliorate ed il fascino dell’insieme si fa apprezzare sin dal principio di queste 5 tracce. Disco molto più rock rispetto al precedente ma sempre pazzo e spontaneo come lo sono Marco e Gianluca, il nucleo della family bergamasca. L’incipit molto Queens of the stone age presenta ritmi serrati di chitarre e batteria che si amalgamano agli ottimi cori e al suono dello spensierato sax. Neanche il tempo di riprendersi che veniamo cullati dalla dolce ed acustica “C’e Stato un Party” dove viene valorizzato il banjo e la calda voce di Marco Ghezzi. La successiva “Oggi” è una ballata da ascoltare in un tramonto estivo mentre nella testa frullano i ricordi del tempo che fu. Molto bello il basso, muro portante di tutta la traccia. Ed arriviamo alla canzone migliore per il sottoscritto ossia “Reperita Juvant”. Chitarra struggente e ritmi di batteria che portano l’ascoltatore a staccarsi dal suo io. Ottimo il finale sincopato con sonorità orientali che aiutano a continuare il nostro viaggio verso “Tralalala”, pista lo-fi che ci prende quasi in giro per la sua semplicità mai banale. Che dire..già da un primo ascolto si sente che il prodotto è tutt’altra cosa rispetto “Alle Basi della Roncola” e trascina l’ascoltatore anche senza volerlo nel vortice Sakee Sed. Peccato sia solo un ep ma non disperate…il full lenght è previsto per il 2011!

Giovanni B.
Commenta su:



8Fulstrike: Leave Yourself Behind
Jetglow Recordings
2010

La Jetglow Rec. allarga gli orizzonti e dopo l’ottimo lavoro dei Wankers dà alle stampe l’esordio sulla lunga distanza degli 8Fullstrike, band di sette elementi (!!!) proveniente sempre dal territorio patavino.
In un momento in cui la riscoperta del NWOBHM da parte di giovanissimi gruppi americani sembra un dato di fatto (si vedano i clamori suscitati dai White Whizzard) si può dire che le ristampe in versione deluxe dei lavori dei Pantera stanno ridando linfa a quel filone americano (denominato NWOAHM) che negli anni novanta aveva partorito autentici mostri sacri, penso a Biohazard o ai Machine Head, per poi evolversi nel più “redditizio” new metal prima di finire all’angolo spremuto come un limone dalle insulse leggi del business.
Gli 8Full si muovono su questi binari. 
Le linee musicali sono prettamente heavy metal (thrash mi verrebbe da dire, alla maniera di certi Dark Angel) l’uso gutturale delle due voci imprime invece quella violenza core che appassionerà sicuramente gli aficionados del genere.
L’impatto è devastante e tranne il Requiem For a True Friend (improbabile ma emozionante “ballata”) non c’è un attimo di tregua. Se ne siete capaci addormentatevi con Perseverance Fiend, la mia canzone preferita, e sappiatemi dire!
Ah, ultima cosa… packaging, produzione, suoni sono ai massimi livelli e in un periodo in cui chiunque registra a casa le sue scorregge e le butta su Itunes (perché il disco è morto) anche questo è un valore aggiunto che denota l’impegno e la passione professata dai ragazzi.
Headbanger’s balls!!!
Alessio C.
Commenta su:


Isabelle Urla: Isabelle Urla
Musica Per Il Cervello / Lunatik distrib.
2010
www.myspace.com/isabelleurla


Gli "Isabelle Urla" tornano di prepotenza con il loro nuovo album omonimo interamente autoprodotto. Il quintetto bergamasco esprime con rigore e coerenza intellettuale il pensiero che la musica vera, quella che non morirà mai esiste e lo fa attraverso le loro note molto simili alle sonorità dei milanesi Afterhours. Un disco più maturo rispetto ai precedenti che vede l’ottimo utilizzo del violino e del pianoforte sempre più importanti nell’ambito indie melodico. Questo però non deve far pensare ad un disco soft..anzi è molto più rock di quello che pensate!! Basti sentire “Old Oraibi” o “La Tua Polvere” (il miglior pezzo dell’album) per capire la bontà della mia affermazione! La ruvidità delle distorsioni si fonde al magma psichedelico delle chitarre e alla voce dominante del frontman Riccardo Anelli. Da band che si rispetti non manca anche il lentone da accendini all’aria, “La Morsa” che lentamente chiude il disco. Un ascolto, specialmente per gli amanti dei già citati Afterhours, è d’obbligo. Ne rimarrete piacevolmente sorpresi!!!

Giovanni B.
Commenta su:



MONOGRAFIA
Interessante serie di prodotti per Alkemist Fanatix Management di Carlo Bellotti, una delle realtà italiane più attive e presenti sul mercato.

Ananke, “Diary Of An Illusion”Il power metal sinfonico è stato prodotto di esportazione per l'Italia per anni, adesso tocca alle nuove leve come gli Ananke dimostrare di poter prendere il posto di Labyrinth e Vision Divine, band alle quali la band si ispira non poco. Tutto in questo prodotto rispetta i canoni del genere: anche troppo, a dirla tutta, ma si tratta di pecche che si perdonano a ragazzi così giovani, e comunque i fans del melodic power saranno entusiasti.

http://www.myspace.com/anankeit

Century of Luxor, “A Voice Until The End”Di primo acchito, la solita band di Metalcore. Genere inflazionato, senza dubbio, ma i COL puntano su melodie vocali, riff dinamici e solos memorizzabili, cosa che permette di rendere più fruibile la proposta: in sostanza, alla fine sono più vicini al Thrash Metal che al Metalcore. Il livello è da demotape, ma i margini di crescita ci sono.

www.myspace.com/centuryofluxor

        

Niobeth, “The Shining Harmony Of Universe”Symphonic Metal dalla Spagna con evidenti influenze degli Epica, dei Therion e dei Nightwish di “Oceanborn”. Si potrebbe chiudere qui, la band è derivativa oltre ogni modo e ogni pezzo sembra già sentito, ma almeno copiano bene. Gorgheggi e orchestrazioni a volontà. Bonus track cantata in giapponese, più una versione del “Flauto Magico” di Mozart.

www.myspace.com/niobeth

Broken Melody, “Mirroring Identities”Con un lussuoso Mastering ai Finnvox Studio di Helsinki, il grintoso sound dei BM spazia dai Vision Divine agli Evergrey. Come spesso accade, la differenza la fa la capacità di scrivere canzoni che restino: ottimi in questo sensi gli sforzi della band, anche se non sempre il bersaglio è centrato. Meritano comunque una chance: “Breaking The Chains” e “Return Denied” sanno di già sentito ma piacciono.

http://www.myspace.com/brokenmelody01

Nameless Crime, “Modus Operandi”Li ricordavo come efferati thrashers, ma i tempi sono cambiati e adesso la proposta è più moderna, sia nelle sonorità sia nella produzione. Si potrebbero tirare in ballo i Nevermore, ma sarebbe comunque limitante. L'esperienza si fa sentire, “Modus Operandi” è senza dubbio un bel disco, vario e intrigante: non vedo cosa si possa chiedere di più. Highlight la cangiante “Unsigned”, con annesso ottimo video.

www.myspace.com/namelesscrime

The Shiver, “A New Horizon”Tutti i pezzi sotto i 4 minuti: praticamente una fabbrica di singoli. Questi la sanno lunga e fossero nati altrove sarebbero già a un livello ben più alto, anche se siamo più in ambiti rock che metal. Qualche riempitivo c'è, ma c'è anche la voglia di non annoiare e non arroccarsi su schemi ripetitivi. Riferimenti? Dai Depeche Mode agli Evanescence. Attenzione a “Empty People Empty Words”, ha il ritornello da charts.

www.myspace.com/theshiverband            

By GN
Commenta su:


Marlowe: Fiumedinisi
Seahorse Recordings / Lunatik distrib.
2010
www.marloweband.it

Quando le note di un qualsiasi motivo musicale portano l’ascoltatore a staccarsi dalla realtà allora il messaggio è arrivato a destinazione. E’ questa la sensazione percepita dalla prima all’ultima traccia di Fiumedinisi, il quarto album dei siciliani Marlowe. Non aspettatevi colpi di scena o effetti a sorpresa..qui l’atmosfera è cupa, è nebbia negli occhi in un mare di post-rock illuminato a tratti da colpi di luce sonora new wave / psich. Il risultato non è un marasma di suoni indefiniti o ripetitivi ma bensì un intreccio melodico onirico e ricercato fino all’ultima goccia. L’ottima produzione e i testi quasi tutti in italiano e ben scanditi farebbero di questo disco un buon prodotto da classifica se non fosse che siamo in Italia e farà fatica a farsi conoscere. Ma tutto il nostro rispetto e supporto va a questo bellissimo album uscito sullo spegnersi del 2010 che vanta la collaborazione della bravissima Angela Baraldi in “In Fondo Alla Gola” e la produzione artistica di Paolo Messere. Per allietare la mente con eteree melodie piene di significato comprate questo disco ad occhi chiusi. Chiedere al buio per conferma!
Giovanni B.

Commenta su:










Giobia: Hard Stories
Jestrai / Area Pirata
2010
www.myspace.com/giobia

Se volete riscoprire i mitici anni 60 allora questo è il disco che fa per voi! Hard Stories dei milanesi Giobia è un concentrato di beat garage rock che vi farà tornar la voglia dei pantaloni a zampa e dei balli spensierati in magliettina a fiori. Le 9 tracce proposte scorrono via che è una meraviglia e il vintage ti entra dentro sin dalle prime note dell’omonima traccia di apertura. Le chitarre surf / psichedeliche e l’organo farfisa ci trascinano in questo vortice di suoni a volte acidi a volte melodici, a volte ritmati a volte dissonanti che si accorpano alle melodie battenti di basso e batteria. Mentre l’album gira nel lettore vengono in mente i Cream, Pink Floyd, 13th Floor Elevator ma non è una semplice riproposizione di queste sonorità, bensì il prodotto di uno stile fatto proprio fino all’osso. Per questo non risulta mai noioso ma fresco, attuale e divertente.
Non vi resta che accendere lo stereo, chiudere gli occhi e rituffarvi con l’immaginazione in uno dei periodi più prolifici della musica mondiale.

Giovanni B.
Commenta su:










Dragontears: Turn On Tune In Fuck Off!!
Bad Afro Records
2010
www.myspace.com/dragontears2000
Dev’essere un gran personaggio Lorenzo “Baby” Woodrose.
Ogni tanto mette a riposo la band omonima e ripristina il suo lato più “13th Floor Elevators” con questi Dragontears, giunti all’ultimo album di una trilogia iniziata nel 2000.
Qui a dire il vero c’è dentro un po’ di tutto.
Psichedelia lisergica e garage rock (di quello più accomodante) sono mischiati da Lorenzo con grande senso armonico. Ne esce un quadro melodico, seppur filtrato, che non può lasciare indifferente l’ascoltatore.
Quando poi scrivi una canzone come My Friend puoi gridare “Fuck Off!!!” al mondo senza alcun timore riverenziale. Alessio C.
Commenta su:


Hardcore Superstar: Split Your Lip
Nuclear Blast
2010
www.hardcoresuperstar.com

In un’epoca in cui si vendono poche manciate di dischi, l’unico modo che una band valida ha di campare è uscire ogni 12/15 mesi con un prodotto nuovo e promuoverne la vendita con tour, apparizioni e concerti spot. Non sono in molti a potersi permettere ritmi del genere ma è evidente, anche alla luce dell’ascolto di queste 11 canzoni, che la band svedese è tra questi. Ve la ricordate l’ondata nordica di fine anni novanta? Gli Hardcore Superstar c’erano allora e ci sono adesso, forse con più chance di sopravvivere. “Split Your Lip” è il terzo album in quattro anni, ancorato anch’esso alla formula “inventata” dai quattro con il disco omonimo del 2005. Ritmiche serrate, a fondere in una formula quasi esclusiva potenza metal, sleaze rock e cori FM. Con l’aggiunta, questa volta, di due ballate davvero niente male. Che dire di pezzi come Guestlist, Last Call For Alcohol e Moonshine? E di una Run To Your Mama che ricorda nel passo la clamorosa Cry No More degli Arcade di Stephen Percy? A qualcuno il nuovo corso di Jocke Berg e compagni non è mai andato giù; io sono del parere che all’epoca di “Bad Sneackers…” erano gran poca cosa (fatto salvo i due tre pezzi più indovinati) mentre ora sembrano aver raggiunto la maturità dei grandi! Alessio C.
Commenta su:


Clara Moroni: Bambina Brava
(2010, DMI/Emi)
www.claramoroni.com

Esce (finalmente) il ritorno su disco di Clara Moroni, conosciuta ai più per essere la corista del Komandante, apprezzata invece dagli appassionati per gli album rilasciati coi Black Cars e per la meno nota carriera da vocalist italo-disco mascherata da pseudonimi. Il presente cd non è il suo primo solista se vado a ripescare l’interlocutorio 10 Worlds (anno 2004), un album introspettivo, di presumibile valore autobiografico, ma di difficile assimilazione anche ai pochi. Bambina Brava mantiene invece una struttura rock dove ritroviamo i vecchi compagni Andrea Ge e Michele Vanni, a cui si affiancano Angelo Perini, Max B, Stef Burns ed Alex Guadagnoli. Premesse concluse inserisco il cd nel lettore. “Rivoluzione” mi fa ben sperare, ma è la title track che stampa il primo sorriso, eh sì, qui ci siamo proprio! “Io non piango più“ (remake di “Who knew” di Pink) segue a ruota, song facile facile, ma dovrebbe il rock italiano brillare per qualcosa di diverso che non sia una spontanea, ruvida immediatezza elegantemente ricamata? “Accendi il fuoco” rimanda ai tempi in cui gli Exilia si cimentavano in lingua italiana (ed è un complimento). “Non c’è storia” ha un’impronta gothicheggiante, testo incluso. “Sarà come dici tu” rimanda ai Black Cars, “I feel you” viene ripresa dal suddetto solista ed in questa riedizione diventa più intrigante, con richiami ancora a sonorità scandinave. Chiude “1000 notti”, hip hop – rock mix tra Clara, Don Joe (Club Dogo) e Roberto Tiranti. L’ episodio riesce, ben costruito attorno a liriche di pregio. Completano la lista altre tre cover, naturalmente ben confezionate, ma alquanto canoniche nella scelta, funzionali (voglio sperare) ad un appiglio commerciale, indispensabile per sopravvivere all’ inarrestabile picchiata culturale. Poco male, aspettavo da tempo questo rientro e sono soddisfatto giacchè ritrovo Clara in ottima forma (non solo vocale, il booklet si lascia sfogliare con gusto). Manca da segnalare, ai distratti, che la band 2HOT4 che qua e là suona nei locali altri non sono che i personaggi qui menzionati. Welcome back! (WB)
Commenta su:


The Shoes: The Shoes
Go Down Records
2010

La Go Down Records rappresenta insieme alla Tre Accordi il meglio delle etichette indipendenti
italiche. Ricerca di artisti mai banale, ottime produzioni ed un catalogo che andrebbe comprato in blocco.
Prendete questi The Shoes. Sono in tre, vengono dalla romagna e suonano un “classic hard rock settantiano” da far invidia a tante band anglo-americane. 
Across The Street è il “mio pezzo” del momento. Il concetto di hard rock come l’hanno insegnato i grandi del mestiere, siano essi Cream, Free, Mountain o il riesumato Jimi Hendrix.
La chitarra ad imporre la legge, il basso e la batteria a dettarne la forma. Ascoltate gli ultimi minuti di Waiting On The Web e poi sappiatemi dire.
In un 2010 abbastanza scialbo di novità, un disco imprescindibile.
Alessio C.
Commenta su:

Commenta su:
Social Code: Rock N Roll
SC Records
2010
Terzo album, ma forse son quattro, per la band canadese che condisce gli undici pezzi qui presenti con tutti gli ingredienti buoni per accontentare i non pochi fan di band in stile Hinder, Train, e compagnia danzante.
Un pezzo come Satisfied per me è sufficiente a consigliarne l’acquisto e fossimo in altre ere (si legga: qualche anno fa) la band sarebbe in heavy rotation in ogni dove.
Piacevoli, ma troppe, le ballate presenti a cominciare dal pezzo che dà il titolo all’album (un controsenso, a dire il vero) passando per Perfect Grave fino alle conclusive Stay e I’m Not Okay.
In linea con i più alti esponenti del genere (penso anche ai Daughtry) le composizioni più elettriche, per un dischetto che vale la pena di ascoltare… magari durante le imminenti festività.
Alessio C.

Commenta su:


LEGGI LE ALTRE NELLA PAGINA RECENSIONI