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Da Marie Claire - febbraio 2012

Stress da panettone e da cibi gourmand? Se eruzioni cutanee e problemi digestivi ultimamente sono peggiorati, meglio dare un po’ di tregua all’organismo con un menu ipoallergizzante e detox. «Utile ripristinare qualche buona abitudine», raccomanda Sarah Giuffrè, biologo nutrizionista e specialista in Scienze dell’Alimentazione: «Per esempio limitare i cibi contenenti additivi coloranti, conservanti, antiossidanti e solfiti, e in generale scatolette, piatti pronti e precotti. Preferire gli alimenti biologici, che non sono trattati con additivi chimici, antibiotici e ormoni. Diminuire il consumo di ingredienti esotici e menu etnici (cucina cinese, frutta tropicale, ecc.). Leggere le etichette nutrizionali e scartare tutto ciò che ha un elenco molto lungo di ingredienti (cinque o sei sono già un buon numero). Preferire il pane a lievitazione naturale (gli agenti lievitanti meglio tollerati sono il bicarbonato di sodio, il bicarbonato di ammonio, l’acido tartarico, il cloruro di ammonio, il cremor tartaro e i pirofosfati). Eliminare ciò che è inutile (per esempio snack dai colori improbabili), e limitare per un po’ tutto ciò che è ricco di muffe (i formaggi stagionati, gli affumicati, la frutta secca). Preferire le confezioni in vetro (anche per conservare in casa). Ogni volta che è possibile, optare per cibi freschi e di stagione, variando sempre scelte e menù.



da Benessere - febbraio 2015: 
La tiroide si cura a tavola con gusto. La ghiandola a forma di farfalla, posta alla base del collo, condiziona molte funzioni dell’organismo e necessita della giusta alimentazione per lavorare bene. Alcuni cibi favoriscono la ripresa della sua normale efficienza, sia nel caso in cui sia carente, sia che al contrario risulti eccessiva.Se funziona poco, può causare aumento di peso, stanchezza e sensibilità al freddo. Se lavora troppo, invece, il peso cala, aumenta il battito cardiaco e si diventa intolleranti al caldo. Pigra o su di giri, la tiroide gioca un ruolo importante nella regolazione di numerosi processi fisiologici e in particolare del metabolismo, ossia la trasformazione del cibo che mangiamo in energia: pertanto, per funzionare bene, questa ghiandola ha bisogno di un’alimentazione adeguata, ricca di ferro, zinco, rame, selenio e vitamina D. «Ma il micronutriente essenziale è lo iodio, la cui carenza può essere pericolosa soprattutto in gravidanza e durante l’allattamento, oltre che per i bambini e gli over 60», interviene la dottoressa Sarah Giuffrè, biologa nutrizionista e specialista in Scienze dell’Alimentazione che opera a Ferrara e Milano. Stando al Ministero della Salute, la dose di iodio raccomandata è di 150 microgrammi al giorno (0,15 milligrammi), che salgono a 200-250 per le donne in gravidanza. «Al di là di quello che possiamo respirare nei luoghi di mare, che non basta a coprire il fabbisogno complessivo, la sua fonte principale è rappresentata dagli alimenti come carne, uova, latticini, frutta secca, soia e alcune specie di pesci, come il merluzzo, il tonno, gli sgombri, i molluschi e i crostacei», specifica Giuffrè. Un modo per raggiungerne la corretta quantità è sostituire il comune sale da cucina con quello iodato, che non presenta odori o sapori particolari, né altera quelli dei cibi a cui viene aggiunto: è sufficiente assumerne 3-5 grammi al giorno (non di più, visto che elevati apporti di sodio sono notoriamente collegati al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari), da impiegare soprattutto a crudo sugli alimenti o comunque a fine cottura, per evitare che le alte temperature distruggano il prezioso contenuto minerale.

A ciascuno la sua dietaIn generale, per mantenere la tiroide in salute, bisogna evitare piatti troppo elaborati o molto ricchi di grassi idrogenati, burro, margarina e oli vegetali di origine non nota (diversi da quelli di oliva), anche se le indicazioni vanno sempre personalizzate dal medico di base, dal nutrizionista o dall’endocrinologo in modo da correggere naturalmente un iniziale squilibrio metabolico. «Per esempio, in caso di ipotiroidismo, che si manifesta quando la tiroide non è abbastanza attiva, è importante limitare il consumo dei cibi che apportano sostante in grado di interferire con il metabolismo dello iodio, riducendone la disponibilità per l’organismo, come cavoli, broccoli, cavolfiori, cavolini di Bruxelles, semi di rapa, patate dolci, fagioli di lima, soia, miglio perlato, caffeina, mandorle, arachidi e pinoli», raccomanda Giuffrè. «Al contrario, sono utili i pesci d’acqua salata, le acciughe, le vongole, le cozze, le ostriche e poi cereali integrali, uova, banane, ananas, fragole, ribes nero, noci di cocco, patate, radicchio, barbabietola, prezzemolo, semolino, lattuga, spinaci, pomodori, asparagi, carote, funghi, piselli, yogurt magro, latticini, fegato, cioccolato e fiocchi di avena, meglio se crudi e integrali, da consumare a colazione».

Se invece il problema è l’ipertiroidismo, cioè un’eccessiva secrezione di ormoni da parte della tiroide, bisogna fare esattamente l’opposto, limitando gli alimenti ricchi di iodio e quelli eccitanti come tè, caffè o cioccolato.«I disturbi tiroidei possono essere efficacemente contrastati mediante uno di stile vita sano, che comprenda esercizio fisico e un’alimentazione bilanciata», aggiunge Giuffrè. «In caso di specifiche disfunzioni, però, occorre seguire scrupolosamente la terapia indicata dall’endocrinologo, mai fare di testa propria e ricordare che si può mangiare di tutto, salvo limitare i cibi prima elencati».

Cotto, ma per bene. Anche la cottura può influenzare la quantità di iodio disponibile negli alimenti: la frittura per esempio ne riduce il contenuto del 20 per cento, la cottura sulla griglia del 23 per cento, la bollitura fino al 58 per cento, con una media calcolata pari al 30 per cento. «Le percentuali non devono però incoraggiare metodi poco salutari come la frittura: piuttosto, per ovviare al problema, è consigliabile alternare spesso i vari tipi di preparazione, in modo da preservare al massimo le virtù dei cibi», conclude Giuffrè. «Per mantenere in salute questa importante ghiandola, non occorre rinunciare a mangiare bene: è importante fare le giuste scelte a tavola e attenersi alle indicazioni del medico sugli esami diagnostici da eseguire o sui farmaci da assumere».






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