Il giornalismo italiano? Un concetto sfuggito di mano


(Non sai bene se la vita è viaggio, se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno dopo giorno e non te ne accorgi se non guardando all’indietro. Non sai se ha senso. In certi momenti, il senso non conta. Contano i legami. Jorge Luis Borges)

La prima pietra dell’associazione giornalistica ClubMediaItalie è stata messa  nel dicembre del 2004. Mi hanno aiutato soprattutto il collega Gabriele Discepoli e il Tesoriere nonchè dirigente della Orial di Lione Elia Cunzi che è stato a tutti gli effetti nostro disinteressato sponsor. Naturamente ringrazio il direttivo, gli iscritti e i nostri grandi sponsor FNSI, Ministero degli Esteri Italiano, l’ INPGI e l’ Ordine Nazionale.  Un ringraziamento particolare a Franco Siddi, Lorenzo Del Boca,  Andrea Camporese, Giancarlo Tartaglia, il Console Generale Giulio Marongiu. Arrivando a Lione, ingaggiato dalla Televisione Euronews nel 1995, mi ha stupito non trovare un coordinamento consolidato per i colleghi italiani che a vario titolo vivevano in Francia. Quando sul finire degli  anni Novanta la crisi di Euronews, indotta dalla scriteriata gestione britannica dell’emittente europea, ci aveva portato a un passo dal baratro non esisteva un organismo ufficiale con dignità giuridica che avrebbe potuto prendere in mano le istanze dei colleghi italiani di Euronews che rischiavano la disoccupazione.  Quindi si DOVEVA fondare l’associazione. Com’è noto Euronews ha superato la crisi ma nel profondo il ruolo di ClubMediaFrance (questa è stata la nostra prima intitolazione) era difendere giornalisti e lavoro giornalistico prefigurando quello che comunque è l’unico progetto possibile per valorizzare ad un tempo giornalismo italiano e Francia. Che lo si voglia o no la Francia (la francofonia) è un passaggio obbligato per la valorizzazione dell’insieme del comparto giornalistico italiano nel mondo. Gli elementi di interesse reciproco fra i due paesi (quasi gemellati) sono enormi e  comunque preponderanti rispetto ai duetti con altri partner tipo Germania o Stati Uniti in cui anche a fronte di grandi comunità di connazionali non mi risulta esista lo stesso impatto di penetrazione della cultura italiana (non mi riferisco ovviamente al Made in Italy che pure rientra in un concetto culturale allargato). ClubMediaFrance prima e ClubMediaItalie dopo, hanno riconosciuto questo stesso impatto nel resto dei paesi francofoni europei Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Principato di Monaco che sono il nostro oggetto d’interesse come stati cerniera fra il sud e il nord dell’Europa. Nel nostro logo/simbolo si fondono tutte le loro bandiere insieme a quelle di Italia e Francia.

Peraltro solo l’Italia – il nome Italia – mette tutti d’accordo: noi abbiamo trasformato il nostro nome da ClubMediaFrance in ClubMediaItalie non per nazionalismo ma perchè è difficile trovare colleghi giornalisti fracofoni di Belgio, Svizzera e Lussemburgo disposti ad iscriversi ad una associazione che sia intitolata alla Francia. Il nome Italia invece va bene per tutti, è federatore. Ma il problema per il quale non siamo ancora una associazione da 300 iscritti risale semplicemente al fatto che non siamo adeguatamente sostenuti dalle massime istituzioni italiane e, probabilmente, non è stato bene inteso il valore del nostro ruolo. Alcuni di voi ricorderanno il lancio in grande stile dell’associazione fatto l’8 dicembre 2005 a Lione. E’ stata la Région Rhone Alpes che su stimolo del Ministero agli Affari Esteri italiano aveva finanziato ClubMediaFrance e l’insieme della dirigenza anche parlamentare del Rodano Alpi  aveva accolto con tutti gli onori la nostra delegazione di 50 giornalisti a Lione calcolando anche i colleghi italiani di Euronews.

L’associazione ha messo al primo posto lo spirito di servizio che si è tradotto in ascolto delle problematiche dei colleghi e abbiamo cercato di organizzare momenti di confronto in cui importante è  stato il dialogo con i colleghi francofoni. Oggi siamo anche alla dimensione dell’aiuto concreto ai giornalisti in difficoltà.

Festeggiamo i dieci anni di vita che si sono tradotti in incontri a  Parigi, Lione, Ginevra, Bruxelles, Strasburgo, Monte Carlo, a volte piccole assise capaci di raccogliere presenze qualificate in cui si individuavano grandi solidarietà fra colleghi anche di generazioni diverse. Marcelle Padovani, decana dei giornalisti francofoni a Roma, aveva portato a Strasburgo nel settembre del 2008 un discorso che alcuni ricorderanno in cui evocava non solo la degradazione del ruolo del corrispondente ma racconto’ come, mesi prima, aveva dovuto ribellarsi quando molte testate parigine chiedevano ai corrispondenti a Roma di cavalcare la cronaca delle montagne di spazzatura nelle strade di Napoli, storia  “che si vendeva benissimo”, ma Marcelle da grande professionista raccontava la verità  nei suoi reportage e non quello quello che si voleva che in Italia accadesse.  Nel pomeriggio del 30 dicembre 2008,  cinque minuti dopo che il commissario straordinario della Torino Lione Mario Virano, al termine di una delle sue estenuanti riunioni in Prefettura si dimise dall’ incarico governativo, non ebbi alcuna esitazione a chiamare subito il nostro vicepresidente Jean-François Le Mounier (che si scusa di non essere questa sera con noi)  allora Direttore della AFP di Roma per comunicargli il numero di cellulare di Virano. La notizia nuda e cruda avrebbe nuovamente rischiato di alzare un polverone in Francia contro l’Italia. Jean Francois stava andando all’aeroporto per prender un volo per Parigi; invece resto’ a Roma, telefono’ a Virano e in 24 ore sulla stampa francese apparve una articolata intervista al Commissario straordinario che spiegava cosa significavano quelle dimissioni e che il partner italiano nella complessa e penosa epopea della TAV restava affidabile.

Cito solo questi due esempi, fra gli altri, per raccontarvi lo spirito che istintivamente anima molti di noi che ci sforziamo di fare questo mestiere all’estero. In fondo anche ClubMediaItalie è un vettore che avanza lentamente su un terreno irto di difficoltà ma il nostro terminal è molto chiaro e si chiama giornalismo europeo compiuto. In tanti si sono affacciati  in associazione in questi anni a cercare lavoro, cosa perfettamente coerente rispetto alle aspettative di chi avverte l’esigenza di una associazione che aiuti i colleghi.  Per mettere in campo questa operatività dobbiamo smuovere una  montagna e da soli non ci riusciremo. La soluzione è una sola: chiedere ai maggiori media dei vari paesi europei di diventare compiutamenti europei cioè fare giornalismo nelle maggiori lingue europee non solo in inglese e francese, ma anche in spagnolo, italiano, tedesco aprendo efficaci spazi web e assumendo giornalisti madrelingua qualificati che ci sono sul mercato. Pensiamo anche ad un mutualismo più efficace tra i vari media: che senso ha oggi stare in una redazione dove si parla solo una lingua?

Ma non si tratta di un atteggiamento snobistico il nostro e nemmeno di quelli che si vantano perchè da ventanni stanno a Euronews che diffonde i suoi telegiornali in 13 lingue. Il problema è che la televisione Euronews resta uno dei pochi motori  della costruzione del giornalismo europeo.

 Finchè non ci sarà in Europa un multilinguismo efficace non avremo una Europa coerente in grado di esprimere la somma di tutte le culture, di valorizzare tutte le culture, anzi forse non avremo l’ambizione di una nuova Europa. Un giornalismo poliglotta dovrebbe anche incentivare la funzione del giornalismo inglobato nel “mono media” Internet e mi spingo oltre : andrebbe rimodellata la cultura europea quasi a voler immaginare il riaccendersi di una linfa nuova in tutto il continente come poteva essere la diffusione dell’arte romanica o del gotico e di farlo oggi con gli strumenti della post post modernità. Ecco quello che dovrebbe essere l’ambizione di un giornalismo compiuto che s’innalza verso nuove luci!

Peraltro da sempre le lingue si sono imposte con la forza, con le vittorie, col sangue e la guerra. E’ giunta l’ora di cambiare metodo. Inoltre l’Italiano ha avuto nel quadro europeo una penetrazione estera incentivata sostanzialmente dall’estetica, dal bel canto, dall’arte, una lingua per vocazione non bellica  e quindi maggiormente federatrice. Eppure oggi l’Italia resta sostanzialmente incapace di coordinare le sue abilità di seduzione come fanno altri rispetto ai loro modelli espressivi e successi economici. Penso allo slogan robotico di una nota casa automobilistica tedesca “Das auto”. Penso proprio alla aradossale capacità di affabulazione della pubblicità legata a presunti miti metalmeccanici non confermati dalla realtà. La Porche non è che la Ferrari dei poveri. Questo per utilizzare la metafora della bellezza dell’automobile ed evocare  l’ultima grande avanguardia artistica che scaravento’ ancora una volta col futurismo il nostro paese sul piano internazionale come maestro indiscusso.

Il sistema Italia fatica a sostenere i suoi miti ed anche i suoi grandi nomi (a meno che questi non si siano imposti da soli). Il giornalismo italiano, che comunque almeno un mito lo è stato per il prestigio dei suoi giornali e dei suoi giornalisti, adesso è al banco di prova dell’Europa e non sa cosa fare o almeno al momento non ho notizia di poderosi progetti multimediali transnazionali o espansioni in Europa che diano forza all’editoria italiana, la  attestino sul piano continentale facendo si’ che i suoi giornalisti si affermino anche al di là del teatro nazionale.

Sappiamo bene che non si sta chiedendo ai media italiani di tradursi semplicemente nelle diverse lingue, cosa che come è noto non risponde alla freschezza e all’incisività del messaggio giornalistico. Bisognerebbe che per esempio il Corriere della Sera o la Repubblica, la RAI imparino a fare giornalismo nella altre lingue e a farlo in modo efficace.   Oggi siamo davanti ad un’Italia molto caotica che non basta neanche a coloro che la vivono. L’Italia che è destinata a imporsi è l’ Italia mondiale fatta dai tanti segmenti di italiani che sono figli di tutti i vari flussi migratori e dei fenomeni della globalizzazione.  Un’Italia che conta sempre di più e che serve sempre di più e che avrebbe bisogno di un giornalismo rinnovato  capace di parlare tante lingue. Per 5 anni ho declinato lo spirito di servizio di ClubMediaItalia anche come organizzatore della comunicazione del Comites di Lione. E’ stato come svuotare il mare con un secchiello. L’idea era banalissima: fare come abbiamo fatto un sito globale per tutti i comites di Francia che provasse a mettere on  line i connazionali per informarli e aiutarli. Il sito esiste in qualità di cadavere di quello che poteva essere e non è grazie alla logica di farlo gestire da chi non  è un giornalista o non farlo gestire affatto.La comunicazione via internet è il primo asse della coesione ormai a qualunque livello del sociale anche se poi appaia come un inespugnabile iperuranio dominato da Google e pochi altri padroni. La stampa tradizionale fatica a configurare  il  magma di  bit, video, il circo ubiquitario della comunicazione istantanea che attrae i giovani di tutto il mondo disposti soprattutto a farsi sedurre dai linguaggi immediati e a vivere, almeno li’, per un attimo una sorta di gratificante conformismo.

Anche il romanzo riduce le sue pagine basta pensare all’ultimo scarno romanzo di Milan Kundera.  Allora come deve trasformarsi il prodotto giornalistico del nuovo secolo e come potrà essere percepito? Qualche anno fa, un illustre amico che viveva a Roma alla domanda cosa ne pensi di questo o di quell’altro uomo politico mi rispondeva: “ma cosa vuoi che pensi? Io penso quello che pensa il Corriere della Sera”.  Oggi la risposta non sarebbe più la stessa. Il giornalismo istituzionale deperisce mentre  la politica non ha idee al di là degli sforzi concentrati sulla contabilità nazionale e continentale per evitare il default. L’Europa che tutti vogliamo costruire si muove con una lentezza esasperante. Quante migliaia di annegati ci vorranno ancora prima che ci si svegli dal torpore sulle questioni mediterranee e  non solo?  

Eppure la grande letteratura italiana tutto questo lo aveva già previsto. “Ali’ dagli occhi azzuri / Uno dei tanti figli dei figli / Scenderà da Algeri su navi a vela e remi. Saranno con lui migliaia di  uomini / Coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi a milioni / Vestiti di stracci asiatici e di camicie americane.”(...) “Deponendo l’onestà delle religioni contadine, dimenticando l’onore della malavita,tradendo il candore dei popoli barbari, dietro ai loro Ali’ dagli occhi azzurri – usciranno da sotto la terra per uccidere – usciranno dal fondo del mare per aggredire – scenderanno dall’alto del cielo per derubare -  e prima di giungere a Parigi  per insegnare la gioia di vivere, prima di giungere a Londra per insegnare ad essere liberi, prima di giungere a New York per insegnare come si è fratelli, distruggeranno Roma e sulle sue rovine deporanno il germe della storia antica, e poi col Papa ed ogni sacramento andranno su come zingari verso nord ovest, con le bandiere rosse di  Trotzky al vento!”. Uno degli ultimi “vati” (vate nel senso di veggente) d’Italia scrisse questo poema-profezia (qui  parzialmente citato) nel 1962 e guarda caso anche li’ c’è  traccia della collabrazione franco italiana perchè questa profezia a Pier Paolo Pasolini l’aveva suggerita Jean Paul Sartre.
Noi sappiamo che il giornalismo non è poesia, sappiamo che noi siamo guidati dall’accadere monoto del crimine da repertoriare, dal resoconto sul danno dei misfatti,  ma adesso riusciremo a trovare una soluzione che diventi piu’ afficace del passato?

A me sembra che dietro ogni vero giornalista ci sia anche un po’ un rivoluzionario nel senso buono del termine, chi scrive per informare rivela qualcosa che poi ci si accorgerà essere importante per la comunità. L’Italia è dietro di noi ma è anche dentro di noi. L’Italia del futuro e il giornalismo italiano del futuro si dovranno fare sempre di più fuori dall’Italia perchè l’insieme dell’Italia non è più solo dalle Alpi alla Sicilia. Noi vorremmo salvare il valore di una professione, il valore della democrazia, lo sviluppo e l’avvenire dei giovani, la creatività e lo splendore del paese, per fare dell’Italia e dell’Europa un mondo nuovo portando anche l’orgoglio delle nostre organizzazioni di categoria. ClubMediaItalie è un presidio ed è una chance, è anche una scommessa, è un offerta che dura da dieci anni. Perchè sono 10 anni che noi tendiamo la mano a tante persone a cui diamo la nostra mano. “L’opera delle nostre mani rafforza”. Siamo arrivati qui  molto faticosamente ma senza una decisa azione di sostegno e di riconoscimento da parte di  tutte le maggiori istituzioni italiane e di coloro che credono in noi non potremo continuare la nostra azione in Europa, non potremo contribuire a un giornalismo europeo compiuto e quindi anche italiano.

Paolo Alberto Valenti

Parigi – 12 giugno 2015  ore 17.30


http://www.giornalistitalia.it/club-media-italie-10-anni-di-fnsi-in-francia




"WWW.CHIESA", UN CASO DI STUDIO

di Sandro Magister

Nel campo dell'informazione sul fatto religioso il sito "www.chiesa" è ormai considerato da molti un caso di studio.

È nato sulla piattaforma web del gruppo L'Espresso alla fine degli anni Novanta quando l'informazione religiosa on line era appena agli inizi, con poche presenze specifiche in rete.

È nato per iniziativa autonoma del suo autore, vaticanista dell'Espresso dal 1974, al di fuori di qualsiasi programmazione editoriale del gruppo.

Si è prestissimo imposto all'attenzione italiana e internazionale con uno zoccolo di 10mila abbonati alla sua Newsletter, saliti a 20mila dopo che dal 2001 ha cominciato ad essere integralmente offerto anche in lingua inglese.

E ha continuato a crescere nei numeri e negli apprezzamenti dei lettori, nonostante nel frattempo si siano moltiplicate a dismisura le testate on line concorrenti.

Dal 2006 "www.chiesa" è offerto integralmente anche in francese e in spagnolo ed è oggi seguito assiduamente da circa 250mila "unique visitors" che per due terzi non sono italiani. Con in testa tra i lettori stranieri gli Stati Uniti, col 20 per cento del totale, seguiti nell'ordine da Francia, Spagna, Regno Unito, Canada, Argentina, Australia, Germania, Messico, Brasile, Svizzera, Belgio, Perù, Colombia, Portogallo, Irlanda, Cile.

Ma anche la piccola Città del Vaticano, nonostante i suoi pochi residenti, registra un numero proporzionalmente molto alto di lettori assidui. Lì la lettura di "www.chiesa" è considerata un obbligo. Così come lo è nelle ambasciate presso la Santa Sede, per ammissione di vari loro titolari. Per non dire del Dipartimento di Stato americano, un cui alto esponente, in visita a Roma alcuni anni fa, volle incontrare di persona il curatore del sito, i cui servizi erano già allora inseriti regolarmente nella rassegna stampa fornita al segretario di Stato.

Di recente l'informazione religiosa on line si è arricchita di grandi portali creati "ad hoc" da importanti testate giornalistiche non cattoliche ma laiche. In Italia La Stampa ha dato vita a "Vatican Insider" e negli Stati Uniti il Boston Globe ha lanciato "Crux". In entrambi i casi mettendo all'opera un pool di redattori coordinati da un vaticanista sperimentato: Andrea Tornielli per "Vatican Insider" e John Allen per "Crux". Con in più una rete di collaboratori esterni qualificati.

"Vatican Insider", più ancora di "Crux", ha l'ambizione di coprire l'attualità della Chiesa e principalmente del Vaticano con un flusso continuo di notizie, corredate da approfondimenti e interviste e fornite in parte in più lingue, compresi l'arabo e il cinese.

In questo, "Vatican Insider" deve comunque contendere il suo spazio ad agenzie d'informazione on line che in questi ultimi anni hanno notevolmente potenziato la loro attività, andando al di là della pura fornitura di notizie. Esemplare, da questo punto di vista, la rete delle agenzie che fanno capo al gruppo multimediale americano EWTN: in inglese "CNA" (Catholic News Agency), in spagnolo "ACI Prensa", in portoghese "ACI Digital", in italiano "ACI Stampa", l'ultima nata, dove l'acronimo "ACI" sta per agenzia cattolica d'informazione.

Altri siti si caratterizzano per la specializzazione geografica. Ad esempio, sulla vita della Chiesa cattolica in Asia, con una particolare attenzione alla Cina e con numerosi lettori in quel paese, eccellono "Asia News" e "UCA News".

E ancora. Vi sono dei siti che si distinguono per l'accentuato orientamento militante dei loro interventi, finalizzati alla causa perseguita da ciascuno, all'interno delle dinamiche della Chiesa, in senso progressista o conservatore. Fermo restando che a nessuna delle testate fin qui citate manca un orientamento particolare, più o meno evidente. Ad esempio, non può sfuggire l'impronta scopertamente "ultrabergogliana" – più papista del papa, si potrebbe dire – di "Vatican Insider".

Ebbene, "www.chiesa" esula dalle tipologie ora accennate e copre invece una modalità d'informazione che non ha sostanzialmente alcun concorrente similare. L'originalità è la sua forza. Il suo successo implica l'apprezzamento dei servizi che fornisce, e che uno trova solo lì.

"Notizie, analisi, documenti", c'è scritto in piccolo sopra la sua testata. Ogni servizio muove sempre da una notizia, che in qualche caso può essere anche un'anticipazione. Oppure muove da un documento, a volte inedito, che diventa a sua volta notizia.

La chiave di volta è comunque sempre l'analisi. Della notizia, che pure spesso è già nota, come del documento, si forniscono col massimo della precisione il contesto, i precedenti, le reazioni, le future conseguenze possibili. In forma ordinata. E sempre con un puntuale rimando alle fonti originali. Per un pubblico, quindi, non fatto di grandissimi numeri, ma molto esigente e pronto a una "fatica" di lettura impegnativa e appassionante insieme.

Nemmeno in "www.chiesa", come del resto in nessun altro mezzo giornalistico, le opinioni dell'autore possono essere separate dai fatti. Non sono però l'elemento preponderante, come invece lo sono in un editoriale scritto per "dare la linea". Il lettore coglie tali opinioni, ma è messo in condizione di farsene una propria, magari anche molto diversa, proprio perché trova ogni volta a portata di mano – con un semplice clic – tutti i mattoni della costruzione, fattuali e documentali.

Sta anche qui la ragione dell'apparente contraddittorietà tra le opinioni del titolare di "www.chiesa" su talune questioni non marginali riguardanti il cristianesimo e la Chiesa nel loro rapporto con la cultura d'oggi, e le opinioni dell'Espresso e della Repubblica, cioè dell'editore, che sono d'impronta notoriamente e marcatamente "laicista".

L'editore, infatti, riconosce la massima autonomia al curatore di "www.chiesa" – che lavora da sempre senza alcun controllo né filtro – proprio per la qualità oggettiva dei servizi che mette in rete e per il generale apprezzamento che essi riscuotono, non solo da un vasto pubblico internazionale, ma anche da osservatori qualificati delle tendenze più diverse.

I costi dell'impresa – peraltro abbastanza contenuti, nettamente inferiori a quelli ad esempio di "Vatican Insider" – hanno inoltre come corrispettivo una maggiore affermazione del marchio Espresso-Repubblica su scala internazionale, dati i frequenti rilanci che i servizi di "www.chiesa" hanno da parte di testate estere.

Un'ulteriore conferma di questa presenza internazionale è data dal blog di nome "Settimo Cielo", che lo stesso curatore di "www.chiesa" pubblica a corredo del sito maggiore, sempre sulla piattaforma web dell'Espresso.

"Settimo Cielo" è fatto di brevi note d'attualità – sempre comunque con i rimandi alle fonti – ed è solo in lingua italiana.

Ma tra i suoi circa 100mila "unique visitors" vi sono anche parecchi non italiani. Che diventano molti di più ogni volta – e capita spesso – che un suo post viene tradotto e rilanciato in un'altra lingua, evidentemente per l'interesse che riscuote anche al di fuori dei confini nazionali.

La blogosfera, si sa, non ha confini. Ma non è popolata da voci indistinte. Anzi, più la distinzione è di qualità e più essa riesce ad affermarsi su scala mondiale. Quello qui descritto ne è un piccolo esempio.


Parigi, 12 giugno 2015


Atelier déontologie des journalistes

Dominique  Pradalié, secrétaire général du Syndicat National des Journalistes (SNJ) et Pierre Ganz, l’un des membres de la commission déontologie, ont entamé un tour de France afin de sensibiliser les confrères sur les problèmes de déontologie.

Après Angers et Lyon, le Club de la Presse de Strasbourg a accueilli l’atelier où ont pu s’exprimer les opérateurs de ce territoire frontalier. Grâce à la présence du Parlement européen, de la Cour européenne des droits de l’homme et du Conseil d’Europe, de nombreux représentants de la presse internationale interviennent dans la ville.

Le sujet de la déontologie est plus que jamais d’actualité au vu de l’expérience quotidienne des journalistes, de plus en plus complexe, quel que soit leur domaine ou media d’activité (presse écrite, radio, télé et, naturellement, le web). Les logiques purement économiques priment sourvent sur la qualité du travail et sur la déontologie à la faveur d’espaces de plus en plus étendus destinés à la communication ou à la publicité.

Sans compter que la nécessité d’aller de plus en plus vite, d’avoir le scoop, d’être les premiers, dans une course à l’anticipation, ne permet plus de vérifier l’information et d’en assurer la qualité. Le résultat est là : le non respect des règles de base de la déontologie telles qu’établlies par la Charte d’éthique professionnelle des journalistes (http://www.snj.fr/IMG/pdf/Charte2011-SNJ.pdf).

Cette même Charte, justement, née en 1918 puis renouvelée en mars 2011, et fleuron du SNJ, devrais aussi être la profession de foi de chaque journaliste attentif à fournir, par son travail, une information libre, indépendante et de qualilté. Pour que sa profession reste une mission.

Pour en savoir plus : http://www.snj.fr/





Hommage à Nelson Mandela

Libre d'être différent
Libre d'être soi-même
Libre de suivre ses intuitions
Libre de suivre sa voie


 
Le bureau de ClubMediaItalie
 
Avis important pour les journalistes italiens.
Sur notre site italien.
 
 
 

Assembléé générale 2012

Nos engagements

Lors de son Assemblée Générale, le 9 juin dernier, à l'Institut Culturel Italien à Paris, ClubMediaItalie a fait le point sur son action et ses projets.

Dans un premier temps, on a fait le point sur les relations avec nos organismes de référence : le syndicat de journalistes italien,FNSI, l'Ordre des journalistes et l'instut de prévoyance de la profession, l'Inpgi. Ils sont toujours des repères et des éléments importants de notre réseau. Cependant, il est important de nouer des liens plus forts avec les institutions européennes pour bénéficier de davantage d'ouvertures et de ressources. A ce sujet, on a évoqué le Conseil de l'Europe et la commissaire Androulla Vassiliou, en charge de l'éducation, de la culture et du multilinguisme.

Notre vice-président, Jean-François Le Mounier a souligné notamment les difficultés dans les relations avec les Ministère des Affaires Etrangères et de la nécessité de diversifier nos contacts en France.

Parallèlement, nous avons décidé de renforcer nos contacts avec le Snj. Mario Guastoni, membre du Snj e de la FIJ, a rélancé l'idée de permettre aux adhérents de CMI de s'inscrire aussi au SNJ avec une cotisation réduite, en vertu des accords passés entre la FIJ et la FNSI.

 

Les projets

La rencontre organisée en mai à Lyon, en hommage à Mémé Santilli et Lorenzo Tomatis a rencontré un vif succès. Elle a permis à notre association de rendre des hommages à ces deux Italiens illustres qui n'avaient pas eu droit à des célébrations officielles en mémoire de leur action scientifique et sociale remarquable.

ClubMediaItalie a d'autres projets dont une rencontre entre journallistes européens autour du traitement de l'actualité économique. Nous espérons avoir accès aux financements nécessaires pour mettre en oeuvre une rencontre riche autour du journalisme économique, particulièrement stratégique en cette période particulièrement agitée que traverse l'Europe.

Au delà des événements, l'AG a été aussi l'occasion de souligner notre engagement auprès des journalistes et des pigistes en particulier.

Mais pas seulement. Nous voulons nous ouvrir davantage aux jeunes journalistes, bloggueurs et acteurs des réseaux sociaux.

Enfin, notre président Paolo Alberto Valenti a remercié les participants pour la confiance que le bureau lui a témoigné depuis des années. Le journaliste d' Euronews Diego Malcangivient d'ailleurs d'intégrer le bureau où il remplace l'ancienne secrétaire Rita Del Prete. 

Le bilan présenté par le trésorier Elia Cunzi avec un solde bénéficiaire a été approuvé.

Lyon, le 2 mai dernier

Hommage à deux Italiens d'exception

La soirée consacrée à Onorina Santilli et à Lorenzo Tomatis, deux Italiens qui ont beaucoup oeuvré dans le domaine social et scientifique a été un franc succès.

Ci-dessous, le communiqué diffusé pour l'occasion.

Ici, le discours prononcé par Paolo Alberto Valenti.

  communiqué

Deux Roses pour Onorina et Lorenzo

 

Soirée en mémoire de la bienfaitrice Mémé Santilli et du Professeur Renzo  Tomatis

2 mai 2012, 18H30, Goethe Institut

18, Rue François Dauphin 69002 Lyon / France

LYON – Le Consulat Général d’Italie par le biais du Consul Général Laura Bottà et l’Association de Journalistes ClubMediaItalie rendent hommage à deux Personnalités qui ont illustré la présence Italienne à Lyon au cours des cinquante dernières années: Onorina Santilli, dite Mémé (Secinaro, L’Aquila, 1919 – Lyon, 2011) et Lorenzo Tomatis, dit Renzo ( Sassoferrato, Ancona, 1929 – Lyon, 2007). L’évènement veut célébrer l’ensemble de la Communauté Italienne de Lyon et du Rhône, et renforcer les liens profonds d’amitié et de collaboration entre le Rhône et l’Italie.

Onorina Santilli avait émigré en France en 1947. Femme au foyer, elle a fondé a Lyon des communautés et des associations vouées à l’accueil des personnes en détresse et porteuses de handicap. A’ partir des années ‘50 jusqu’à la fin des années ’80 elle a été le défenseur infatigable de la solidarité envers les jeunes, les orphelins, les marginaux. Son œuvre est d’autant plus remarquable, étant donné qu’en 1961 elle est restée veuve avec 5 enfants, mais malgré ses ressources limitées, elle a accueilli sous son toit des personnes de toute nationalité, poursuivant ce qu’elle  avait entamé avec son époux, ingénieur, envers les Italiens en difficulté. Cette femme exceptionnelle n’a jamais attendu l’assistanat public avant d’offrir son œuvre et son réconfort à ceux qui en avait besoin. En cela elle a été remarquable. En septembre 1994 la Préfecture du Rhône lui a conféré le titre de Chevalier de l’Ordre National du Mérite.

Lorenzo Tomatis, émigré aux Etas Unis au cours des années ’50, puis en France, oncologue de renommé internationale, universitaire et chercheur, un des fondateurs et par la suite Directeur (de 1982 à 1994) du Centre Internationale de Recherche sur le Cancer à Lyon (IARC), a été l’un des promoteurs les plus tenaces d’une politique de santé publique au niveau global, qui s’oppose à la diffusion et à l’emploi de substances nocives, même dans l’industrie. Lorenzo Tomatis, qui a laissé à ses collègues un souvenir indélébile quant à son expertise scientifique et à sa profonde sensibilité sociale, était un homme doué d’une intelligence hors du commun, qui s’exprimait au plus haut niveau dans la recherche épidémiologique appliquée à la lutte contre le cancer, et qui a su traduire par l’art de l’écriture ses perceptions d’humaniste et de philanthrope, recueillies dans un précieux florilège: “La recherche illimitée”, “Vu de l’intérieur”, “Histoire naturelle du chercheur”, “Le laboratoire”, “La réélection”.

Le journaliste Paolo Alberto Valenti, Président de ClubMediaItalie, introduira la soirée à la quelle participeront, entre autres, les familles Santilli et Tomatis, le Professeur Rodolfo Saracci, le Président de l’Association Mémé Santill” Marinus Rooijaekers et d’autres Personnalités Lyonnaises. Deux roses rouges sont le symbole de cet événement.

Pour plus d’information, contactez le 0 674161198.

ClubMediaItalie

Un outil puissant dans une Europe affaiblie

Nous traversons une phase où les menaces qui pèsent sur les sociétés européennes sont plus graves que celles qui ont donné naissance à notre association et à notre action de défense d'un journalisme de qualité italien, francophone et européen, en 2003.

Pour cela, il est encore plus important de s'engager aux côtés de ClubMediaItalie.

ClubMediaItalie est un outil nouveau, polyvalent et pleinement européen. Il trouve ses sources dans l'exigence profonde d'une profession en crise et se diffuse parmi ceux qui, en Europe, ne veulent pas rester assis dans leurs rédactions ou devant leur pc, indifférents à tout ce qui passe chaque jour.

ClubMediaItalie est un acte de dignité du journalisme italien en Europe, sous le signe de l'amitié profonde envers les confrères francophones. C'est aussi un témoignage de confiance dans l'information juste vouée à construire le journalisme européen d'avenir.

Où que vous soyez, vous, journalistes italiens et francophones actifs à Bruxelles, Paris, Bordeaux, Nice, Genève, Monaco, Luxembourg ou en Italie, manifestez-vous, participez, rejoignez-nous et racontez nous vos difficultés afin de valoriser notre travail  commun.

On vous attend!

Paolo A.Valenti

Du nouveau pour les free-lance en Italie

Un accord entre partenaires sociaux signé le 8 juillet


Le 8 juillet dernier, la Fédération italienne des éditeurs, FIEG, et le syndicat des journalistes, FNSI ont signé un accord préliminaire sur la partie économique de la convention collective et comportant des mesures sur la lutte contre la précarité des free-lance.

Réduction des cotisations. Il s’agit d’une réduction de 60% des cotisations sur trois ans à charge des éditeurs pour l’embauche de journalistes en CDI ou le passage des CDD en CDI pour l’instauration d’un contrat avec un journaliste pigiste (entre autres cas de figure).

Ces réductions sont financées par l’INPGI, l’institut de prévoyance et retraite des journalistes italiens.

La Commission pour le travail indépendant, créée au sein de la FNSI, a un rôle actif à jouer de concert avec les comités de rédaction, notamment dans l’identification des journalistes précaires et dans la recherche de nouvelles opportunités d’emploi.

Commission paritaire pour le travail indépendant. C’est une nouvelle entité qui réunit patronat et salariés autour de la précarité. Elle va plancher sur les points cruciaux tels que les tarifs minima, les délais de paiement, le remboursement des frais etc. Elle rendra ses conclusions avant le 30 juin 2012.

Organisme paritaire pour la formation. Enfin, un fonds et un organisme pour financer la formation professionnelle! L’INPGI est clairement appelé à y contribuer.

Peut-être pourra-t-il faciliter l'accès des journalistes italiens travaillant à l'étranger à la formation professionnelle continue.


Note : Une formation Mediafor, gratuite, indemnisée, défrayée (dans le cadre des nouveaux crédits accordés aux pigistes pour la formation professionnelle) sera proposée par l'Ecole supérieure de journalisme (Lille) pour les journalistes-pigistes.

Le Club de la presse Strasbourg - Europe souhaite en faire bénéficier les journalistes-pigistes de son réseau et se propose d'être un relais logistique pour la constitution des dossiers. Le thème de la formation n'est pas défini. 

Pour avancer dans ce projet, Mediafor et l'ESJ ont besoin de savoir si des journalistes actuellement pigistes ou l’ayant été dans le passé sont intéressés.

Pour plus d'informations, contacter :

Anka Wessang
Directrice - 
Club de la Presse Strasbourg-Europe
10 place Kléber - 67000 Strasbourg - 
T. 03 88 35 66 61



Soirée oenogastronomique : la Ligurie à l'honneur à Lyon.



Tout le monde connaît ce visage ravissant, symbole de la Renaissance. C'est la belle  Simonetta Cattaneo Vespucci, la jeune gênoise immortalisée par Botticelli. Le 28 février prochain, ClubMediaItalie vous propose de découvrir d'autres richesses et d'autres facettes de la culture de Ligurie.


Lire notre page Evénements.


Grâce aux efforts de ClubMediaItalie

Monaco : bientôt une carte de presse

pour en savoir plus




Freelance : du nouveau en Italie

 
Lutte contre la précarité, respect des tarifs minima, protection sociale, formation professionnelle, recensement des pigistes : voilà un aperçu des points d'un long document rédigé par la Commission pour le travail indépendant de la FNSI, le syndicat des journalites italiens, réuni en congrès la semaine dernière.
 
ClubMediaItalie était présente au Congrès comme porte-parole des pigistes italiens à l'étranger.

Lire l'intervention de notre président
Plus de précision sur la version italienne du site.

 

Brusselsleaks est né!

Le journalisme relèvera-t-il le défi de Wikileaks?

par Silvia Le Goff

Le vent  de Wikileaks, malgré les déboires de son fondateur, Julian Assange, souffle sur l’Europe. Brusselsleaks.com est né le 14 décembre dernier avec la promesse de révéler les coulisses des institutions européennes. A l’origine d’une simple page Internet en anglais, il y a un groupe de journalistes, experts en communication et des institutions européennes, tous anonymes. Le mot d’ordre : transparence. En son nom, les fondateurs du site appellent ceux qui travaillent pour une corporation, une agence de consulting, une Ong ou une institution et désireux de faire circuler des informations de manière sécurisée et anonyme à se manifester. Brusselsleaks s’engage à diffuser des informations 100% correctes sur la base de l’expérience et du réseau de ses fondateurs. Selon eux, les premières révélations concerneront les transports et l’énergie mais rien sur la vie privée des fonctionnaires ou qui soit susceptible de compromettre leur sécurité. Selon les premières impressions recueillies dans les couloirs des institutions à Bruxelles, le lancement du site a été accueilli par une certaine indifférence.

Ceci dit, on ne peut pas s’empêcher de se poser la question du défi pour les journalistes qui, à Bruxelles, ont eu à se plaindre à plusieurs reprises des bâtons dans les rues posés par les institutions. Il y a un peu moins d’un an, Lorenzo Consoli, correspondant de l’agence italienne Apcom à Bruxelles, dénonçait déjà concurrence de plus en plus impitoyable d’Internet qui reproduit les dépêches sans en citer la source ou des communiqués diffusés en temps réel par les institutions et repris avant même que le correspondant de l’agence ait eu le temps d’apporter son éclairage et de jouer son rôle essentiel d’analyse et de décryptage de la communication officielle. Sans parler des agences qui reproduisent l’info trouvée sur internet « en trahissant les sources primaires ». Donc, ce qui est intéressant dans Brusselsleaks c’est que, en quelque sorte, le site pourrait redresser ces torts en faveur d’un journalisme plus qualitatif. En tout cas, c’est la promesse des journalistes qui y travaillent. Et ce travail de filtrage a été aussi mis en avant par Patrice Flichy, professeur de sociologie à l’Université de Paris-Est-Val-de-Marne, interviewé cette semaine avec le sociologue Dominique Cardon dans le Nouvel Observateur, à propos de WikiLeaks. « Il y a un gros travail de filtrage, de vérification. WikiLeaks a pu d’autant plus le faire qu’il s’est allié pour l’occasion avec des grands journaux de référence comme le New York !times ou Le Monde qui l’ont aidé à exploiter ces Montagnes de documents et à faire le travail habituel du journaliste de confrontation des sources. En définitive, cette affaire conforte plutôt le rôle des journalistes ». C’est ce que Dominique Cardon appelle le « journalisme de données ».

Vous avez dit transparent ?

Bonne nouvelle donc, si Internet prend le pari d’être un vrai allié du travail journalistique. Intéressante également, l’analyse du sociologue Dominique Cardon : « La réponse à trouver est un arbitrage entre les bonnes et les mauvaises raisons de dissimuler ou d’informer des individus dont les compétences interprétatives se renforcent. Or, c’est exactement ce tri que sont en train de faire les journalistes à qui les câbles diplomatiques ont été confiés ». Et encore : « la mission des journalistes d’investigation a toujours été de révéler au public des informations d’intérêt général en dévoilant les contradictions entre les coulisses et la scène D’une certaine manière, les documents de WikiLeaks montrent que cet écart n’est pas si grand ».

Affaire à suivre…

 

Et encore…

 

Saluons le prix du livre européen décerné à Roberto Saviano, un héro de la transparence !

 

ClubMediaItalie vous signale cette initiative d’un de ses partenaires

 

Wikileaks: vers un monde plus transparent?

Silicon Maniacs et l’Atelier des Médias RFI vous invitent ce lundi 20 décembre à La Cantine à une soirée consacrée à l’avalanche Wikileaks et à la notion de transparence.
A partir de 19H.

Le monde a-t-il changé depuis la publication des Statelogs ? Au delà de la tempête médiatique, des condamnations politiques, des censures, de l'arrestation de Julian Assange ou des attaques de hackers, la publication de ces centaines de milliers de documents interroge nos organisations sociales.
Les nouvelles technologies ont-elles modifié notre rapport à l’information, au secret, à la transparence? Pour tenter d’en savoir plus et commencer à réfléchir à l’après, Silicon Maniacs et l’Atelier des Médias RFI vous convient à une soirée de débats et d’idées.

La passion Wikileaks : 19h15

Passionnant, passionnel, passionné, passion pour enthousiasme, passion pour excès, passion pour démesure, passion de J. A....

Workshop : 20h15 mn

Qu’est ce qu’une attaque DDoS ? infowar et transparence.

Break: 20H30

Et après : y a-t-il une limite à la transparence? 20h45
Quelles peuvent ou doivent être les conséquences à long terme des fuites massives de documents et d’informations confidentielles ? Un renforcement du secret et des techniques de cryptage? Une multiplication des inforwars et des attaques DDoS? Ou un monde moins secret, plus ouvert, plus transparent? Peut-on normer cette transparence? Fixer des exigences, des limites ?

En présence de: 
- Christophe Deloire, directeur du Centre de Formation des Journalistes (CFJ)
- Sandrine Murcia, présidente de Silicon Sentier
- Bluetouff, Bearstech
- Nicolas Kayser-Bril, responsable du pôle datajournalisme, Owni
- Emmanuel Torregano, journaliste et fondateur d’Electron Libre
- Stéphane Distinguin, faberNovel
- Dominique Cardon, sociologue chez Orange Labs
- Jean-Gabriel Ganascia, professeur à Paris VI en informatique, intelligence artificielle et sciences cognitives
- Rémy Ourdan, journaliste, Le Monde
- Jérémie Zimmermann, La Quadrature du Net
- Benjamin Bayart
, président FDN

 





 


ClubMediaItalie s’inscrit dans une dimension plus européenne

Six ans après sa création, l’association a procédé à la modification des statuts dans le sens d’une dimension plus européenne de son action, lors de sa dernière Assemblée Générale, le 29 mai dernier.


ClubMediaItalie représente désormais tous les journalistes européens qui se reconnaissent dans ses valeurs et qui sont actifs en Europe.

L’intérêt pour l’Italie reste le signe marquant mais non rédhibitoire pour adhérer à l’association.

 

L’Assemblée a renouvelé son bureau en confirmant Paolo Alberto Valenti (Euronews) à la présidence et Jean-François Le Mounier (AFP), à la vice-présidence. Un léger remaniement a eu lieu au niveau des conseillers. 

 

Parmi les projets importants pour les confrères et notamment en faveur des pigistes italiens, il faut rappeler la nomination d'un  délégué pour représenter l’association à la commission des Journalistes Indépendants de la FNSI (syndicat des journalistes italiens) ainsi que d'un chargé des liaisons avec les organismes de retraite et prévoyance des journalistes italiens pour une meilleure application du principe de reconnaissance mutuelle des cotisations, conformément au droit européen.


Suite à la première réunion destinée aux pigistes italiens de Paris, organisée le 24 mai dernier, l’association resserre par ailleurs ses contacts avec le SNJ, Médiafor et la CCJIP ainsi qu’avec les autres confrères français concernés par ces sujets.

Ces actions marquent l’intérêt toujours croissant de l’association pour la situation des pigistes.

Afin de rendre plus cohérente son action à l’échelle européenne, l’association se propose de fonctionner davantage en réseau et de définir des référents par ville ou région. A cet égard, il est important pour ClubMediaItalie de compter sur un référent à Bruxelles où l’association bénéficie du soutien de l’API, association qui représente les journalistes accrédités auprès des institutions européennes.

pour en savoir plus

C'était à La Cantine

Pigistes italiens : des professionnels mal reconnus

Comment travaillent les pigistes italiens de Paris ?

Quelques éléments de réponse ont été livrés lors de la réunion que ClubMediaItalie a organisée le 24 mai dernier à La Cantine.


Les situations sont très variables mais il se confirme ce que l’on savait déjà : être pigiste à l’étranger est encore plus compliqué : les délais de paiement s’allongent et on a du mal à avoir des justificatifs de son travail. Sans parler des problèmes liés à la protection sociale.

Pour en savoir plus

ClubMediaItalie, en tant qu'association en contact avec les organismes syndicaux et de prévoyance de la presse italienne et française -Snj, CCIJP, Médiafor,Fnsi, Inpgi, Ordre des journalistes-, considère cette réunion comme un pas de plus pour mieux cerner le travail (vos spécialités, titres, rythmes) ainsi que les 

problèmes éventuels liés à un contrat et/ou à la rémunération de vos piges (lenteurs, difficultés, délais de paiement, non envoi des articles publiés, droits d'auteur etc.).

Mais aussi et surtout pour mieux connaître les attentes des pigistes italiens.

Tous ces renseignements seront utilisés par ClubMediaItalie pour rédiger un document qui sera adressé aux organismes ci-dessus pour qu'ils n'oublient pas de prêter l'attention nécessaire au travail de nombre de professionnels qui, malgré leur professionnalisme, souvent cumulent les handicaps du travail sans contrat et du travail à l'étranger.



Lancement du Prix Anna Lindh du Journalisme pour 2010


Depuis le 10 avril et jusqu’au 10 juillet 2010, tous journalistes ressortissants de l’un des 43 pays membres de l’Union pour la Méditerranée ont l'opportunité de participer à la 4ème édition du Prix Anna Lindh du journalisme.

Le Prix est la compétition de référence, à l’échelle régionale, pour les journalistes spécialisés dans les questions liées à la diversité culturelle et au dialogue entre les cultures.

L'édition 2010 comporte cinq catégories: Prix pour la Presse écrite ; Prix pour la Télévision ; Prix pour la Radio ; Prix pour les Médias en ligne et Prix pour le patrimoine culturel.

Pour de plus amples informations et pour participer, cliquez ici

Si vous avez des questions, veuillez contacter
ingy.sedky@bibalex.org


Bruxelles
 
L'Association de la Presse Internationale  (API) réclame une information indépendante et de qualité
 
Lorenzo Consoli, président de l'API
(SMPhotoNewsAgency)
 
L’Association de la Presse Internationale (API) est préoccupée par la présence amoindrie des médias internationaux à Bruxelles. Le nombre des correspondants a de nouveau diminué l’année dernière. L’API considère que cette évolution est le symptôme de la diminution de l’importance accordée par les médias européens à la place
de Bruxelles. Une telle évolution ne peut être ni dans l’intérêt des Institutions Européennes ni dans celui de la presse accréditée à Bruxelles. La salle de presse de UE constitue un forum unique pour le développement de l’opnion publique européenne. Pour garantir son succès une information indépendante et de qualité est essentielle.
 
Les préoccupations de l'API rejoignent entièrement celles de ClubMediaItalie qui s'en était déjà fait le porte-parole lors de sa rencontre au Parlement Européen du 13 janvier dernier.
 

Au Parlement Européen de Bruxelles

L'IJF s'interroge sur l'avenir des media

Le 2 février dernier, la Fédération Internationale des Journalistes a organisé une conférence sur l'avenir des média, au Parlement européen de Bruxelles. Le Secrétaire Général du Syndicat italien des journalistes (FNSI), Franco Siddi, a notamment dénoncé la réduction inquiétante des journalistes italiens dans la capitale de l’UE.

pour en savoir plus


ClubMediaItalie défend le journalisme de qualité

Le journalisme de qualité serait-il en voie de disparition ? Telle est la question qui a été soulevée le 13 janvier dernier au Parlement Européen de Bruxelles, par l’association ClubMediaItalie qui a réuni un groupe de journalistes européens en présence du Vice-Président de l’institution, Gianni Pittella, du Président de l’Association de la Presse Internationale (API), Lorenzo Consoli, du Secrétaire Général du syndicat des journalistes italiens, Franco Siddi, et du responsable des journalistes italiens à l’étranger pour l’Ordre italiens des journalistes, Franco Po. Le journalisme sérieux et professionnel laisse la place à une information de plus en plus rapide, non vérifiée, non professionnelle, à des années lumières du concept essentiel de déontologie.

lire la suite
 


                                                                              


 

 

 




Prix  Journalistique de la Fondation Anna Lindh


Voilà un prix auquel l'actualité donne un nouveau sens.

L'édition 2011 du Prix Anna Lindh de journalisme a été lancée officiellement le 6 avril au cours du
Forum Arabe-Ouest pour les médias, une conférence qui a eu lieu au siège de la Ligue des États arabes au Caire. L'événement a été inauguré par M. Amr Moussa (secrétaire général de la Ligue arabe), André Azoulay (Président de la Fondation Anna Lindh), Jorge Sampaio (Haut-Représentant de l'Alliance des civilisations des Nations unies), et a réuni plus de 150 représentants des médias, l'opinion les décideurs et les experts universitaires.
Date limite de dépôt des candidatures, le 15 juillet 2011.

Pour en savoir plus, cliquez ici.



Italie, Espagne

Journalistes menacés


La pression croissante sur les journalistes sera au coeur d'un colloque organisé à Rome, le 9 février prochain, à l'initiative de l'observatoire Ossigeno per l'Informazione.

Parce que Roberto Saviano n'est pas un cas isolé, de nombreux journalistes italiens et espagnols viendront témoigner des pressions subies, voire des menaces de mort, souvent issues du monde mafieux.

Pour plus d'informations, lire la version italienne du site.



4èmes Assises du Journalisme

Entre emploi et éthique

 

Par Roberta Lombardo Hurstel

 

Du bruit ou de l’info ? Autour de cette question se sont déroulées les 4èmes Assises du Journalisme, dans les locaux du Conseil de l’Europe à Strasbourg, du 16 au 18 novembre derniers. Pour tâcher d’y répondre, trois journées intenses d’échanges et débats ont fait le tour des attraits et des difficultés du métier, qui ne cesse d’attirer des jeunes. Dans le cadre d’un programme dense qui nous a obligé à choisir parmi les nombreux ateliers de formation, on a assisté à l’énième confrontation entre le monde du journalisme « à l’ancienne » de la presse écrite et celui d’Internet qui ne cesse de gagner de l’espace. Les réseaux sociaux ont crié haut et fort leur ambition d’être la seule et véritable voie capable d’écourter le temps, de transmettre en temps réel, de permettre des échanges immédiats.
 
Seulement voilà, combien de victimes collatérales dans les rédactions, combien de confrères obligés de se réinventer, combien de correspondants qui « sautent » ? Il est vrai que l’on propose des emplois dans les réseaux sociaux. Mais combien au juste ? Est-ce une possibilité de recyclage pour ceux qui doivent quitter les rédactions classiques? Malheureusement, on n’a pas eu de réponse à ces questions. Il est vrai, cependant, qu’il faut s’adapter au monde qui change et aux nouvelles formes de communication en n’hésitant pas à créer des blogs ou, encore une fois, à s’afficher sur les réseaux sociaux.

 

Les jeunes diplômés d’écoles réputées étaient nombreux dans le public. A la recherche d’un job, ils s’inscrivent à des cours de spécialisation en espérant une mission, un contact ou tout simplement un avenir. Ils étaient vivement intéressés.

 

 

Journalisme d’investigation

C’est le domaine où l’on prend le temps pour l’enquête et la recherche d’information ; où l’on prend le temps qu’il faut, en quelque sorte, à la différence du fast info parfois en conflit avec l’éthique, et où l’on cultive la qualité. L’américain Paul Steiger, fondateur du site Internet d’investigation ProPublica, est persuadé que ce modèle sera difficilement réproductible dans le Vieux Continent. ProPublica est presque entièrement financé par une fondation créée par un couple de riches financier, Herb et Marion Sandler. Aux Etats-Unis, c’est assez anodin que les entreprises financent les media sans oublier l’administration qui prête son soutien financier également.

 

A contre-courant

La Librairie Leber a accueilli un vaste public, bien au-delà des inscrits aux Assises, venu écouter la voix contre-courant de Patrick de Saint-Exupéry de son pari éditorial, la revue XXI. Créé, il y a quatre ans, ce trimestriel est aux antipodes d’Internet et des gratuits. Un pari osé aussi par son prix de vente, 15euro, mais gagnant au fond : chaque trimestre, elle est vendue à 52 000 exemplaires. D’où tirer les finances pour rémunérer les 60 collaborateurs que mobilise chaque numéro.

 

Le courage

L’hommage aux journalistes iraniens, qui risquent leur vie pour leur travail, a touché beaucoup de monde. Alireza Rezaee ha secoué le public en brandissant son portable et en criant : “C’est avec ça que j’ai travaillé avant de quitter mon pays!”. Dans un l mode d’expression. Aujourd’hui, on compte 40 millions d’internautes, à savoir, 55% de la population.

 

Et l’éthique dans tout ça?

Il en a été question, bien-sûr. Grâce au débat très intéressant sur une Charte du journalisme unique, objet de nombreuses interventions de représentants syndicaux, éditoriaux et de journalistes. Une charte qui date de 1918 et qui a connu de nombreux liftings au cours de ses presque 100 ans d’âge mais qui n’ont pas abouti à de changements significatifs. Les organisations syndicales et patronales devraient examiner un texte plus récent de 2008. Mais sa gestation sera laborieuse, à en croire les divergences déjà exprimées lors des Assises. La plupart des syndicats trouvent le texte insuffisant. En revanche, certains n’ont pas hésité à l’adopter. Comme  Jean-Pierre Vittu de Kerraoul, du Syndicat de la presse hebdomadaire régionale qui s’y tient depuis le mois d’octobre.

Au cœur d’une thématique sensible s’il en est, on a donné beaucoup de place à l’initiative islandaise d’un texte parlementaire sur la protection du journaliste, de la profession et des sources d’information. Il ne reste à souhaiter que tous les pays démocratiques s’en inspirent.

 

 

Pour en savoir plus :

http://www.journalisme.com

 

L'iPad

Une nouvelle opportunité pour la presse?

L’iPad : plus de deux millions d’appareils vendus en deux mois et des prévisions de ventes à deux chiffres. Effet de mode ? Décidément pas. Le 13 juillet, une conférence , à l'initiative du CFPJ LAB a fait le point.


Selon Hervé Bienvault, consultant issu du monde de l’édition, et Emmanuel Vacher, directeur Marketing de Lagardère Active, l’iPad pourrait bien être l’avenir de la presse et concurrencer sérieusement la version papier des quotidiens et des magazines. C’est ce qu’ils ont clairement affirmé lors de la conférence organisée le 13 juillet par le CFPJ LAB (une antenne du Centre de Perfectionnement au Journalisme dédiée aux nouvelles technologies) sur le thème « Tablettes et eReaders : sauveurs ou fossoyeurs de la presse ? » Plus proche du papier que l’ordinateur, l’écran non rétro-éclairé de l’iPad est adapté à une lecture longue sans fatigue qui ne nécessite pas de zoomer sur les pages. C’est déjà l’avenir des livres de poche, selon Hervé Bienvault qui a consacré un blog au phénomène des tablettes (http://aldus2006.typepad.fr/ ). Pour lui, les éditeurs doivent trouver un nouveau modèle économique car ils vont vivre une révolution équivalente à celle qu’a connue l’univers de la musique.


« La presse quotidienne et magazine sentent que la révolution numérique est en route », note Emmanuel Vacher qui souligne la plus grande souplesse de l’iPad et autres tablettes par rapport aux versions web des magazines : « sur le web, le template est plus rigide. D’où une certaine similitude entre les pages et les sites ». De plus, la consultation est souvent aiguillée par Google qui peut vous mener à n’importe quel endroit d’une histoire. Alors que la vocation du magazine –et de la presse en générale- est justement celle de raconter une histoire avec un début et une fin. L’iPad respecte davantage cette linéarité du récit. Avec le multimédia en plus et un enrichissement éditorial possible où la vidéo a la part belle. Donc, pour des magazines comme Paris Match qui depuis toujours misent sur l’image, c’est du pain béni. De plus, l’iPad n’est pas incompatible avec ce geste d’affection qui consiste à arracher les pages qui nous intéressent. On pourra tout simplement les archiver.

 

Quant aux nouvelles utilisations, les applications s’affichent directement sur l’écran d’accueil du support. « On peut davantage fidéliser par rapport à Internet », souligne le responsable de Lagardère Active pour qui la notoriété du titre, le buzz, l’adaptation de l’application au support et les prix sont les facteurs clés de la réussite. A noter, sur ce dernier point, que les éditeurs aimeraient plus de souplesse de la part d’Apple qui ne propose pas de paliers intermédiaires suffisants en termes d’applications accessibles sur Apple Store. D’où des différences parfois sensibles entre le prix d’une édition pour iPad et l’édition kiosque.

 

Une nouvelle opportunité pour le journalisme ?

Peut-être. En tout cas, les deux experts ne l’ont pas exclu. Paris Match, par exemple, a renforcé ses équipes même si les efforts ont porté plus sur la maquette –maquettage vertical et horizontal- que sur les contenus rédactionnels, sensiblement les mêmes que ceux de la version papier. Y aurait-il une écriture iPad ? Ce n’est pas sûr. Par contre, il y aura plus de contenus. Au moment du lancement de la version iPad, Olivier Royant, Directeur de la rédaction de Paris Match, affirmait que l’application « … met le lecteur aux commandes, au plus près de l’actualité. Vidéo, son, diaporama enrichissent les contenus et donnent une nouvelle dynamique aux reportages : on entre dans les photos et l’on vit encore plus intensément l’émotion que procure l’image. De cette façon, Paris Match plonge ses lecteurs au cœur de l’actualité, toute l’actualité. Avec un parti-pris : montrer et raconter l’actualité sous l’angle de l’humain, du vécu.»


Donc, un produit à valeur ajoutée que les éditeurs comptent bien proposer au juste prix. Même si, par définition, les coûts liés à l’impression et à la distribution ne viendront plus polluer la comptabilité. Le pari étant de surfer sur le succès des smartphones et des iPad pour conquérir ces couches de la population qui snobent la presse écrite mais qui raffolent de nouveaux accessoires. Autrement dit, les jeunes. Pour l’instant, les premiers mois s’avèrent concluants pour Paris Match : 119 millions de pages vues, 3,5 millions de téléchargements cumulés, 1,7 million d’utilisateurs par mois. Et pour Emmanuel Vacher, la presse quotidienne vivra une dématérialisation plus rapide que la presse magazine.


Reste à savoir si et comment les relations entre journalistes free-lance et rédactions pour la production d’articles destinés aux versions iPad peuvent évoluer.

La question reste entière.

 


Débats Sciences Po, Paris

Carlo De Benedetti

Correspondants : l’avenir sera précaire !

Pas de garanties possibles pour les journalistes free-lance et précaires.

Faute à la rigidité du contrat de travail voulu par les syndicats.

 Tel est le « message d’espoir » livré en exclusivité au public français et aux correspondants de la presse italienne venus écouter Carlo De Benedetti dans un amphithéâtre à  Sciences Po  Paris, le 18 février dernier sur le thème Internet et journaux : la voie de la démocratie contre le populisme. 

« Il n’est pas possible d’inclure tous les exclus, donc il faut exclure tout le monde », a-t-il affirmé en ayant pris la précaution de prévenir l’assistance qu’il serait un peu brutal.

pour en savoir plus...


Merci Arte!

Thema "Main basse sur l'info"

Le journalisme de qualité, malmené entre théories du complot, imposteurs divers, journalistes improvisés et, par dessus tout, Internet et ses pièges (mais aussi ses vertus). C'était le débat proposé par l'émission Théma, le 10 février. Edifiant!

pour en savoir plus



Non à la fermeture de cinq bureaux de correspondance de la télévision italienne

ClubMediaItalie soutient la pétition pour éviter la fermeture  annoncée de cinq de ses quinze bureaux de correspondance : Beyrouth, Nairobi, New Delhi, Le Caire et Buenos Aires.

pour en savoir plus


Un journalisme de qualité au delà des frontières

Paolo Alberto Valenti

Depuis 2004, nous avons témoigné à maintes reprises dans de nombreuses villes européennes. Nous croyons au dialogue et c'est pour cela que nous avons proposé des échanges et des collaborations avec des représentants de l'État français et le  Ministère italien des Affaires Étrangères.  Si, au fil du temps, nous avons tissé de nouveaux liens, il n'en reste pas moins des difficultés liées à la sauvegarde de notre indépendance de journalistes.


Mais nous sommes plus que jamais persuadés que nous devons continuer à porter notre message d'un journalisme d'ouverture et d'envergure européenne, soucieux d'une information qui ne cautionne pas les clichés et qui préserve la dignité et la sécurité de ceux qui la donnent.


Et nous avons constaté que cette préoccupation est partagées dans bon nombre de pays, même en Europe, loin des conflits sanglants, peut-être, mais en proie à des tensions tout aussi inquiétantes qui visent la liberté d'information.

Réjoignez-nous!



A Strasbourg, zoom sur le  post-correspondant

Toujours inquiets pour l'évolution du métier de correspondant, aux prises aussi avec le délicat exercice de la transmission de l' "image" de son pays à l'étranger, les journalistes de ClubMediaItalie, se reconnaissent dans la brillante intervention de Marcelle Padovani, correspondante à Rome du Nouvel Observateur et membre de l'association.

lire la suite