Italy

 
IL SIMBOLO DEL CRISTIANESIMO VA DIFESO IN OGNI LUOGO, PUBBLICO E PRIVATO.
 


 

 


L'uomo che suggerì al Papa

Nei primi anni novanta, un ricercatore laico si presentò in Vaticano con una serie di proposte e con il proposito di aiutare la Cristianità a risollevarsi dalla crisi dei valori che stava attraversando. Sin dal 1978 Karol Józef Wojtyla, meglio conosciuto con il nome di Giovanni Paolo II, stava rivoluzionando la religione cristiana e il mondo intero. Le proposte del misterioso ricercatore furono annotate dai segretari papali ed inserite nel programma che avrebbe dovuto essere attuato dal Papa negli anni del suo pontificato. Questa è la vera storia dell'uomo che, senza la luce dei riflettori, avrebbe suggerito alcune delle riforme cristiane dello scorso secolo.


Purtroppo e' stato svelato un piccolo segreto, ma non e' proprio come dicono....

https://www.youtube.com/watch?v=SWOqx3woI5M

leggendo tra le righe del libro CODEX si capisce meglio la nuova interpretazione di come percepire la realta'.  

http://www.codexvalori.com/home.html


IRAQ .... dieci anni dopo: la stessa storia, la stessa soluzione che avevo proposto allora.

Iraq, l'esercito abbandona altre tre città

http://t.notizie.it.msn.com/topnews/iraq-lesercito-abbandona-altre-tre-citt%c3%a0

Recenti eventi in IRAQ portano alla luce un vecchio articolo del 2004:

L'Iran esporta il fondamentalismo Islamico in Iraq con l’aiuto delle vecchie metodologie Sovietiche.

Fra quanti mesi i fondamentalisti mandati dall’Iran in Iraq riusciranno a mandar via le forze Americane? Come sconfiggere il fondamentalismo islamico e quanto tempo ci vorra’? Dipende da come e quando riusciremo a capire I loro metodi e la loro ideologia fondamentalista, e cioe’ quelli copiati dai metodi e da alcune idée tipicamente Marxiste-Leniniste. Il tentativo di frantumare l’Iraq in tante piccole regioni (possibilmente piu’ di 4) e’, probabilmente il modo piu’ saggio e sicuro di agire, ma non risolve il problema di fondo. Bisogna prendere inconsiderazione un’altra tattica, piu’ profonda e duratura, ossia la riforma dei valori islamici che hanno portato al fondamentalismo e all’anti-americanismo odierno. I valori determinano le credenze e il modo di vedere il mondo. i valori, le credenze e le aspettative che questi comportano determinano il comportamento sia dell’individuo che delle masse. E’ arrivato il momento di attaccare in modo fermo quella che e’ la prima linea del conflitto, cioe’ la Guerra di propaganda e di dis-informazione (sia in Iraq che altrove). In Russia (dopo la caduta del murodi Berlino) abbiamo commesso il grave errore di lasciare tutti I beni e le strutture del vecchio partito comunista nelle mani di quelli che ne erano l’elite, (lo stesso e’ avvenuto anche in alcuni altri paesi dell’Europa dell’Est) e oggi ce li troviamo davanti di nuovo. Se lasciamo che le vecchie strutture del regime di Saddam passino ai fondamentalisti islamici, l’Iraq ritornera’ ad essere uno stato repressivo, dove polizia segreta, torture e oppressione delle minoranze saranno nelle mani di un regime fondamentalista ancor peggiore di quello passato. La propaganda e le menzogne rigurgitate dai cosidetti estremisti islamici sono peggiori della dottrina Marxista-leninista, anche se molto simili nel contenuto anti-americano, nelle forme e nei metodi inculcati nelle menti e nei cuori dei nord vietnamiti, dei nord coreani e di coloro che ancor oggi protestano senza capire bene cosa o perche’. L’ideologia, i falsi valori, le credenze, la visione del mondo come un teatro dove si svolge la cosidetta lotta di classe, sono senza dubbio le cause dirette del comportamento del “credente”, e ci si sono inequivocabili relazioni di causa ed effetto tra l’ideologia Marxista e le relative azioni e metodologie dei loro credenti. Nello stesso, identico modo notiamo cause dirette tra l’ideologia fondamentalista islamica, che tanto ha copiato dall’ideologia e dai metodi marxisti, e le loro azioni, metodologia di controllo delle masse, obbiettivi e tattiche.   Oggi possiamo individuare le cause del comportamento, dei metodi e degli obbiettivi del Fondamentalismo islamico grazie ad un’ analisi precisa dei suoi valori, delle sue credenze e della loro prospettiva e visione del mondo. In questo modo si possono prevedere le loro mosse, come il tentativo da parte della leadership religiosa iraniana, di dar vita ad una unica entita’ religiosa che comprenda, a parte l’Iran, non solo il sud ed il centro dell’Iraq, ma anche fascie della popolazione Sunnita, fino all’interno del Lebano e della Turchia, e a nord alla Cecenia e all’ovest dell’Afganistan e del sud del Pakistan, con l’Arabia Saudita (dove per altro la monarchia non e’ piu’ ben vista) come loro obbiettivo finale. Solo prendendo di petto il cuore del loro potere ideologico, e cioe’ l’autorita’ in materie religiose (e politiche) data dai leader religiosi a se stessi, la loro condotta personale, la veridicita’ delle loro affermazioni, I loro valori antiquati, possiamo fare un varco nelle menti e nei cuori inquinati da odio, risentimento, paura e ignoranza. Il fondamentalismo islamico non  crollera’ sotto il peso del fallimento economico, come l’unione Sovietica, anzi, la poverta’, l’ignoranza e l’isolazionismo sono assolutamente necessari dei regimi dell’estremismo islamico come lo erano in Nord Corea e in Cambodia. I fondamentalisti sanno bene che, una volta stabilita l’assoluta priorita’ dei loro valori (supremazia totale del dogma religioso su ogni altro valore o credenza), possono controllare le masse anche senza l’uso dei media o del lungo indottrinamento utilizzato dai sovietici. Purtroppo una volta radicata l’autorita’ del dogma religioso e’ molto difficile demistificarla o screditarla. Molti hanno provato, ma oggi anche l’Egitto e la Turchia cominciano asoccombere all’avanzata della propaganda pseudo-religiosa. Sanzioni economiche non daranno alcun risultato positivo, al contrario, un miglioramento sostanziale del livello economico sostituira’ (tra alcuni anni) I cosidetti valori religiosi con valori piu’ economici e pragmatici. C’e’ un solo modo per fermare l’avanzata ideological del fondmentalismo islamico, all’estero come a casa nostra, ed e’ quello di sfidare i valori e le credenze per sostituirli con altri piu’ umani, piu’ tolleranti e pragmatici tramite una duplice strategia.  Per prima cosa I valori, le priorita’ e l’autorita’ dei religiosi devono essere messi in discussione da autorita’ ugualmente valide (figure di spicco Saudite, Curde, Egiziane etc) non solo religiose ma anche politiche e sopratutto culturali (non dimentichiamo che la musica e’ la chiave che apre la porta delle emozioni e dei sentimenti, per questo I religiosi fondamentalisti odiano musica e canzoni che non siano di stampo religioso).  Il secondo stadio consiste nell’offrire valori, priorita’ (la compassione e’ l’attributo chiave di Allah e questo dovrebbe portare le persone ad occuparsi delle fascie piu’ povere e deboli della popolazione), credenze e visioni del mondo piu’ ampie (e per questo e’ necessario moltiplicare il numero dei media, giornaletti locali e regionali, facilitare comunicazioni telefoniche,  trasmissioni radofoniche di musica e spettacolo, attivita’ sportive, culturali e di svago). E’ necessario migliorare il livello culturale, trovando, con molto tattoo e poco alla volta, valori comuni ad alter culture, altri approcci al mondo degli affair, un altro modo di vedere la natura, le scienze, le arti. Si potrebbe scrivere un fiume di pagine su quale sia il miglior approccio all’ingegneria sociale, ma la prima preoccupazione deve essere una piena comprensione dei bisogni,delle esigenze, dei desideri e dei valori essenziali della maggior parte degli eseri umani. Gli estremisti islamici e Marxisti stanno tornando alla carica, per questo dobbiamo comprendere a fondo la loro arma numero uno: la propaganda (e l’indottrinamento), e confrontarli con una ideologia piu’ valida, con valori piu’ veri e duraturi, con credenze concrete, facilmente comprensibili e verificabili, con stati d’animo piu’ positivi e costruttivi. La dis-informazione (usata e stra-usata nel sistema marxista-leninista) e’ un’arma efficace controqualsiasi sistema di valori, ed e’ particolarmente pericolosa se riferita a stati d’animo ad alto contenuto emotivo, quail la paura, l’odio, la rabbia, ilrisentimento, la vendetta. La paura e l’odio sono I fattori che incidono di piu’ sul comportamento umano. Al secondo posto vengono I valori acquisiti o appresi dalla famiglia, dalla cultura, dalla religione e da altri sistemi di pensiero. La strategia del terrore usata su popoli gia’ abituati ad un regime di paura, rabbia, risentimento e repressione e’ facilmente sfruttata dai fondamentalisti contro I “nuovi nemici” dell’elite pseudo-religiosa. E’ possible sconfiggere tali paure, anche se esse sembrano immense e incontrollabili. E’ possibile modificare la rabbia e il risentimento riversandoli proprio contro coloro che li incitano. E’ possibile esorcizzare il famoso “fantasma” che Marx aveva escogitato in quell famoso Manifesto del 1848. Come? Come si fa con tutti I brutti sogni, facendo prendere atto al sogetto (anche se si tratta delle masse Irachene) del proprio stato d’animo, riconoscendo che esiste una paura, riconoscendone le cause (gli aguzzini), riconoscendo che c’e’ una rabbia (sicuramente giusta) ma che deve trovare sfogo nel costruire cio’ che e’ stato distrutto (associando lavoro e benessere), dando sfogo al risentimento ma dirigendolo verso la sua giusta conseguenza e cioe’ la necessita’ di svago e di piaceri sia a livello personale che familiare e di comunita’ (dalla musica, allo sport e mille espressioni culturali). Cosi’ facendo si possono cambiare alcuni valori e si puo’ alleviare il dolore emotivo di un popolo stressato e confuso. Tutte queste problematiche devono essere raggruppate con saggezza, presentate in modo chairo (una alla volta), e va suggerita con discrezione un’azione semplice. E’ importante presentare la questione non come una scelta tra Islam da una parte e l’Occidente dall’altra, bensi’ come una lotta tra una elite repressive e intollerante (estremisti islamici), che mente al proprio popolo, assetata di potere, distruttrice dell’economia, della cultura, delle scienze, corrotta nella loro vita privata e mirata all’auto-distruzione da una parte, e mussulmani tolleranti, fedeli ai veri precetti di Maometto, culturalmente sani e dedicati al vero benessere dei loro popoli dall’altra. Impariamo dale mille lezioni del Vietnam. La loro vera forza distruttiva non fu quella militare, bensi’ la loro ideologia distorta e la loro suberbamacchinadella propaganda. Perfezionando l’apparato propagandistico dei Nazisti, I regimi marxisti, ora superati di gran lunga dai loro allievi dell’estremismo islamico, hanno fatto della dis-informazione e della propaganda il loro metodo e il cavallo di battaglia. Oggi al mondo libero manca una efficace strategia di contenimento del fondamentalismo islamico. Cio’ e’ possible solo con una comprensione piu’ approfondita dei loro metodi, ma anche con una piu’ chiara, piu’ profonda e piu’ completa riaffermazione dei nostri valori piu’ fondamentali e piu’ cari, quale la liberta’, il progresso scientifico, il benessere economico, la varieta’ culturale, la tolleranza religiosa, il rispetto della famiglia, della natura e dell’ambiente in cui tutti viviamo. Speriamo di trovare la flessibilita’ mentale e la fermezza emotiva per superare questo ultimo ostacolo ed arrivare ad un futuro piu’ libero e piu’ sereno.  Solo sfidando il cuore del loro potere ideologico: l’autorita’ in material religiosa si puo’ vincere. 


Forum Nazionale dei Mediatori

La prima lobby italiana in stile anglosassone nata per favorire lo sviluppo della cultura della mediazione

http://furumnazionaledeimediatori.net/wp/

 

29-05-2013 08:42 AM CEST

 

 

ROME — The results of Italy's historical elections confirm the desire of a great many Italians who expressed their desire for change. Almost one third of the vote went to new actors of the complex Italian political system. Two great surprises characterize this election: first, the “tsunami” of the comic-turned-political agitator Beppe Grillo won a substantial 25% in both houses of the legislature;the second is the rebirth of former premier Silvio Berlusconi (PDL), coming back from 12.8% a few months ago to almost 25% (almost 30% if you add the coalition party Lega Nord), almost gaining the upper hand in the powerful Senate. The leftist coalition (PD) won by less than 1% in both chambers, but they expected a greater result, while Mario Monti, the former PM and so-called technocrat, received only 9% , enough to be a decisive factor in the search for a historical compromise. Obviously Italy is heading toward a total gridlock. Everyone agrees that new elections may come as soon as one or two years from now. What are the practical results of the vote?

As far as Italy’s relation with the European Union almost two thirds of the voters want a more independent stand when facing the EU and Germany, Grillo is strongly anti-Europe, just like the Lega Nord, and Berlusconi has openly criticized Germany’s dictats and forced economic austerity measures.Most Italians moderates, young and old, favor Italy’s presence in the EU community, but they dislike the oppressive German and French power in all aspects of legislation and economic policies. There is no doubt that a new era has dawn in Italy.

Investors are analyzing the outcome of the Italian election. The people’s choices may trigger a sell-off in stocks and bonds and renew concerns about the euro if the three main parties cannot bring a stable government. The rise of anti-establishment comedian Beppe Grillo's 5-Star Movement and the impressive comeback of center-right leader Silvio Berlusconi have cast doubt over the leftist coalition (led by Mr. Bersani) ability to govern even if he forms a coalition with the centrist party of outgoing technocrat Prime Minister Mario Monti.

But next question for the market will be how viable the winning coalition will be and whether it is able to continue with much-needed reforms, first of all the way parties are allowed to participate in the general elections. Grillo has indicated a will to change the outdated and often confusing election laws. And while both left and conservatives have often agreed on changing the electoral system, they could never find a compromise.

The second most important reform is the one related to taxation and finance. Italy needs a great input of fresh capital, but the austerity measures mandated by Germany limits greatly the options of past and future Governments. The yield gap between 10-year Italian and German bonds stood at around 288 basis points on Friday, nearly half levels seen in late 2011, when Monti was called in to bring Italy back from the brink of a possible default that would have sunk the EU. But Italian borrowing costs are still far too high, Italian bankers and businesses say. It is true that Italy needs political stability and a more business-friendly economy, but it also true that a large spread is unsustainable. It must go down or it will creates serious problems for the Italian economy. Analysts are forecasting Italy's economy to shrink by 1 percent in 2013, worst than previously expected and a painful reminder of the challenges awaiting Monti's successor.

Expect a new general election within 12 to 18 months should the new government turn out to be a very weak one. But the current result demonstrate the Italians' unwillingness to endure more tough reforms. The decisions Italy's government makes over the next several months promise to have a deep impact on whether Europe can decisively stem its financial crisis. As the Eurozone’s second-largest economy, its problems can rattle market confidence in the whole bloc and analysts have worried it could fall back into old habits. The only hope is that Italian politicians, many now in their early 30’s, will find a common ground, focusing on programs and on goals, forgetting ideological differences, and by example lead a group of European nations like Spain, Greece, Portugal and others out of the economic and political crisis and in a new, more egalitarian relationship within the European Community.

Guido George Lombardi

Wall Street Journal and Berlusconi

In a recent article in the Wall Street Journal Mr. Berlusconi was said to have

mentioned Mussolini in somewhat positive terms. The headlines are deceiving.

MR. BERLUSCONI MADE THE ALLEGED COMMENT DURING THE OFFICIAL
HOLOCAUST CERIMONY in Rome, with the highest JEWISH authorities present.

He actually said that during Mussolini EARLY Government there were more

cabinet post given to jewish italians than ever before or after.

The jewish community was very influential in italian politics in the early 1930's,

BUT that changed when Italy went too close to nazi Germany.

Mr. Berlusconi added, that today Italy should NOT follow Germany's lead of ARMING IRAN

and favoring arabs, but continue to be closed to ISRAEL, as it is in God's Will.

Wish the media was NOT so biased and superficial.

Cernobbio, incontri al
   GRUPPO AMBROSETTI



Il Presidente del Consiglio Mario Monti e il Dott. Guido George Lombardi.



474 Dopo Cristo. Crollo dell'Impero Romano a causa delle invasioni barbariche.  
Ma domandiamoci: quanti erano ???
Molto MENO dei musulmani che ci sono oggi in Europa (8 milioni solo in Francia) !!!! E SE decidessero di fare qui casa fanno in Siria? o in Libia o in Egitto, o cosa hanno fatto 11 SETTEMBRE in USA ?????
  
 
 
Moody e' al soldo degli specuatori e non e' certo due parole della cancellira che li muove a cambiare opinione..... SOLO QUACHE DECINA DI MILIARDI potrebbe far cambiare idea agli speculatori, e fose neanche questi, forse ci vorrebbero centi
 naia di miliardi, quindi NON raccontiamo stupidaggini sui gornali italani, le rating agencies, anche quele poco corrotte (e non ne conosco nessuna, ma spero che ci siano) si mouvono solo in fuzione dei flussi di denaro e non certo delle dichairazioni politiche di qualche personaggio che ha una poltrona ma che non sa neanche la differenza tra una call option, unput secco o una derivativa logoritmica (per non parlare dei nostri, tipo Gianfanco o Pierferdinando, che non hanno mai neanche lavorato i vita loro). Se condividi passa parola, copia e incolla. Grazie
 
 

Il NUOVO PDL

 

ROMNEY A JERUSALEMME    http://www.youtube.com/watch?v=dWHC7_f5-rc

Con la visita di Romney a Gerusalemme, la capitale dello stato di Israele, inizia una nuova fase delle relazioni mediorentiali. Da oggi in poi terroristi e chi li spalleggia sara' sulla difensiva. E , con il vostro aiuto, con le SCELTE che farete, la vittoria per l'Italia, nazione fraterna di Israele e degli USA, sara' ancor piu' veloce. Tra un anno molti si ricorderanno di questo post, quando il futuro sembrava scuro, una voce, fianchecciata da molti di VOI che mi seguono ormai da anni, dichiara la nostra vittoria e quella dei valori, liberta', democrazia, giustizia, che ci sono cari.

 
AEREI ISRAELIANI IN SARDEGNA. La situazione in Siria continua a deteriorare, ma il vero pericolo e' la possibilita' che l'arsenale chimico siriano vada nelle mani dei terroristi. ISRAELE non puo' tollerare questa possibilita'. L'Italia e la NATO, fornira' appoggio a Israele in caso di guerra con l'IRAN. Video con sottotitoli in inglese, http://www.youtube.com/watch?v=upnedG6S-iM&feature=relmfu

Lo sappaiamo tuttti che sara' dura, ma dobbiamo andare avanti e non lasciare tutto a cosidetti tecnocrati. Abbandonare le nostre responsabilita' vuol dire abbandonare noi stessi al degrado. E' dura, ma e' nel fondo della disperazione, nella notte piu' buia che tocchiamo il fondo e troviamo il nostro Vero essere e tutta la forza necessaria per vincere e far dissolvere i fantasmi come l'innocua foschia dell'alba. Avanti, senza paure, senza rimpianti, con tutto il popolo Itaiano, per un'Italia piu' libera, piu' creativa, piu' pulita, piu' sana, sempre fedele agli ideali di democrazia (che fecero grande la Grecia) alla istituzione republicana (che fece grande Roma), e alla tradizione Giudeo-Cristiana che ci appartiene e che ha fatto grande la civilta' Occidentale e il mondo moderno.

G. Lombardi
 
 
SALVIAMO I  CRISTIANI
 
Si è svolta ieri sera a piazza S.Apostoli la manifestazione 'Salviamo i cristiani', organizzata dall'omonima associazione contro le persecuzioni nel mondo. L'iniziativa è stata promossa da Magdi Allam per denunciare le violenze contro i cristiani in Iraq e nei Paesi a maggioranza islamica.
Tra i presenti, oltre Magdi Allam, c'erano anche il sindaco Alemanno e il Dott Guido George Lombardi (foto) Presidente della North Atlantic League USA, e consulente politico alle Regioni Lazio e Friuli Venezia Giulia.
. E' intervenuta anche il consigliere regionale del Pdl, Lillia D'Ottavi che ha ribadito la sua posizione in merito ai rischi economici legati ad un'invasione di immigrati, in particolare di cultura islamica radicale, nel nostro Paese. "Ogni immigrato clandestino ospitato nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione attualmente presenti sul territorio, costa allo Stato italiano almeno  45 euro al giorno, comprensivi di vitto, alloggio, e assistenza sociale -ha affermato l'esponente Pdl- in Italia ci sono centinaia di miglia di clandestini. Centomila profughi al giorno significano una spesa potenziale di quattro milioni e mezzo di euro ogni ventiquattr’ore. Un costo eccessivo. L’Italia non può dare soccorso per sempre. Basti pensare che sinora ogni clandestino rimane mediamente nei Cie per l’identificazione 150 giorni, e costa dunque all’Italia circa 7mila euro. La gestione completa di un immigrato irregolare, dal fermo fino all’espulsione effettiva, se e quando c e si avvicina dunque ai 10mila euro, tenendo conto delle spese  di rientro e la scorta degli agenti impiegati nei rimpatri. La sola pratica legale si aggira intorno ai 650 euro. Un paragone piuttosto efficace: ogni clandestino costa allo Stato italiano oltre il doppio della spesa per l’istruzione di un bambino della scuola elementare, che non supera di molto i 4mila euro annui. C’è poi il comparto sanità. Non è una spesa registrata a bilancio, si tratta di una stima ricavata dai dati delle singole Asl. L’assistenza agli stranieri irregolari costerebbe al sistema sanitario nazionale almeno  250 milioni di euro l’anno. Chi paga? i cittadini italiani ovviamente. Non possiamo continuare a mantenere viva e vegeta  l 'illegalita' e le sue manifestazioni......e' giusta l'accoglienza di milioni di immigrati a condizione che lavorino regolarmente, e solo in presenza di questa condizione possono essere pagati come i cittadini italiani". 
 
 
In America il sentimento anti-Obama cresce.
Leaders della comunita' ebraica appoggiano Mitt Romney.
Adelson presenta un assegno di 10 milioni a Romney per "difenderci dalla minaccia islamista".
Purtroppo in Italia non riusciamo a sotenere attivamente i nostri fratelli ebrei e lo stato di Israele. La Chiesa ha aperto spesso un dialogo, ma la PAURA delle grandi masse di immigrati, spesso clandestini, nel nostro paese, ha fatto si ch...e non si voglia "offendere" le loro "sensibilita' nel dichiararsi troppo amici di Israele. La VCERITA' e' che GESU" NON ha mai rinunciato alla sua fede ebrea, anzi ha sempre detto che "non vengo a cambiare o rinunciare alla legge di Mose'' ma a spiegarla e completarla".
 
 

REGIONE LAZIO
 
 
PDL. DOMANI IN QUATTRO PIAZZE A ROMA "RIPARTIRE DA ZERO"
INIZIATIVE ANCHE IN PROVINCIA E A LATINA.

Roma, 25 mag. - Il Pdl chiama a raccolta i suoi elettori, per analizzare e approfondire insieme l'esito del voto
amministrativo e le ragioni della sconfitta. Domani a partire dalle 10 prendera' il via una grande mobilitazione che durera' fino alla fine di giugno e si sviluppera' attraverso assemblee popolari che coinvolgeranno via via tutte le principali citta' italiane, cosi' come i centri minori. Domani e' la volta di Roma, con 4 piazze distinte, Firenze, Venezia, Perugia, Latina, Ascoli Piceno e tante altre. E' quanto si legge in una nota del Pdl.
Nella prossima settimana seguiranno altre decine di assemblee, tra le quali Reggio Calabria e Napoli. L'appuntamento che simbolicamente unira' tutte le piazze, collegate tra loro in diretta, sara' quello di piazza San Silvestro, a Roma, spiega la nota. L'evento raccoglie l'adesione di numerosi esponenti del Popolo della Liberta', rappresentanti delle istituzioni nazionali, locali e territoriali.
"Slogan dell'iniziativa e' 'Ripartire da zero.
Rifondiamo l'Italia' per arricchire la discussione, il confronto e l'ascolto del popolo di centrodestra e guardare al futuro- dice il deputato del Pdl e tra gli organizzatori della mobilitazione, Giorgia Meloni- L'iniziativa di domani sara' solo la prima di una serie di assemblee e incontri che nelle prossime settimane coinvolgeranno tutta Italia e che saranno organizzati con la collaborazione di tutti coloro che vorranno esserne protagonisti". 
 

Il Consiglio regionale ricorda Falcone e Borsellino.  

In occasione del XX anniversario delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, in collaborazione con il Forum dei giovani rappresentato dal consigliere regionale Giancarlo Miele e dalla vice presidente del Forum, Roberta Lulli, ha promosso ed organizzato per martedì 15 maggio alle ore 10.30, presso la Sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio (via della Pisana, 1301 Roma), una tavola rotonda a cui parteciperanno il procuratore emerito della Direzione Nazionale Antimafia, Pier Luigi Vigna, ed il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone. A moderare l'incontro Bruno Vespa, giornalista Rai, autore e conduttore della trasmissione 'Porta a Porta'. A seguire, alle ore 12.30, nel piazzale antistante l'ingresso principale del Consiglio regionale, verrà inaugurata la 'Stele contro la mafia', realizzata da una giovane artista del Lazio, vincitrice del concorso 'Giovani contro la mafia', promosso dal Forum dei Giovani del Lazio.

DOVE SI TROVANO I VOTI ?
 
La7 dice: chi va con Monti va a picco. NO, NON e' vero per niente, Anche Lega Nord e IDV, che criticano Monti in continuazione, sono ancor piu' a picco di PDL E PD.....e. allora ? NO, la verita' e' un' altra: la gente e' arrabbiata e delusa, alcuni disperati, ma e' uno spirito malefico che si moltiplica da nazione a nazione, non solo in Europa, ma ovunque, ed e' causato dalla corruzzione, dal mal-costume, dall'eccesso di droga, di vizi e dalla mancanza di vera virtu'. Quando la Lega era meno corrotta, lo spirito dei militanti era alle stelle, quando il PDL si dedicava attivamente alle riforme e alla liberta' di cittadini ed imprese prendeva voti e c'era entusiasmo e una visione limpida di cosa si doveva fare. Dobbiamo restaurare uno spirito di corpo centrato su VALORI, PRINCIPI e VIRTU' condivise. SI PUO", SI DEVE FARE.      passa parola. 
 
 USA preoccupati per l'Islamizzazione dell'America.
Check out the discussion 'CONTROVERSIAL CAMPAIGN MAILER........‘STOP THE ISLAMIZATION OF AMERICA’'  
  http://social.patriotactionnetwork.com/forum/topic/show?Id=2600775:Topic:5777289&xgs=1&xg_source=msg_share_topic
 
E NOI ????
Solo con l'unita' delle forze portanti della Civilta' Occidentale: i principi e valori della tradizione Giudeo-Cristiana, con i valori della democrazia e della LIBERTA', vinceremo tutte le sfide.
 
BASTA CLANDESTINI.   BASTA.   
E invece il Governo ne prende in casa ancora di piu'.
Mentre i nostri CITTADINI si UCCIDONO per mancanza di lavoro e TASSE, Ci sono pazzoidi di sinistra che ne vogliono prendere ancora altri, e gli danno i SO:DI che rubano ai cittadini Italiani e alle piccole ditte che lavorano per enti governativi.  BASTA.
 
 
 
Ci siamo permessi di riprendere un articolo dal blog dell'On Antonio Martino, Ministro degli Esteri in due Governi Berlusconi.

martedì 1 maggio 2012    Sul pareggio del bilancio

Antonio Martino per L’Opinione, 1° maggio 2012 Il 16 marzo 1876 Marco Minghetti annunziò trionfante il raggiungimento dell’obiettivo perseguito con tenacia per anni: il pareggio del bilancio pubblico. Gli uomini della Destra Storica consideravano quell’obiettivo condizione ineliminabile di correttezza nella gestione della cosa pubblica: come le famiglie e le imprese, anche lo Stato non doveva fare il passo più lungo della gamba, spendere soldi che non aveva, indebitandosi. Erano perfettamente consapevoli del fatto che tale politica era contraria al loro interesse di parte (la “tassa sul macinato” era molto impopolare) ma ciononostante la proseguirono perché credevano che realizzasse l’interesse nazionale. Il 18 marzo la “rivoluzione parlamentare” fece cadere il governo e, dalle successive elezioni, la Destra Storica scomparve. E’ stata la classe politica di gran lunga migliore che l’Italia unita abbia avuto e il suo suicidio politico a occhi aperti lo conferma. Il 24 ottobre 1946, alle ore 17, si riunì la Sottocommissione all’Assemblea Costituente. La riunione fu molto breve il che può essere spiegato in un solo modo: erano tutti d’accordo sul significato di quello che stavano facendo, specie per l’ultimo comma dell’articolo 81 che, come voi sapete, recita “Ogni altra legge che imponga nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”. A quella riunione partecipavano due personaggi fra loro molto diversi, uno piemontese e l’altro lombardo, uno liberale e l’altro democristiano, uno liberista e l’altro fautore della programmazione, ma che avevano in comune la stessa tradizione culturale incorporata negli studi italiani di scienza delle finanze e che concordavano assolutamente su questo punto. I due personaggi si chiamavano Luigi Einaudi ed Ezio Vanoni. Luigi Einaudi in quella riunione disse che l’ultimo comma dell’articolo 81 costituisce “il baluardo rigoroso ed efficace voluto dal legislatore allo scopo d’impedire che si facciano nuove o maggiori spese alla leggera senza avere prima provveduto alle relative entrate”. Questa tesi fu appoggiata dall’onorevole Ezio Vanoni, il quale precisò che “la norma è una garanzia della tendenza al pareggio del bilancio e che è opportuno che, anche dal punto di vista giuridico, il principio sia presente sempre alla mente di coloro che propongono spese nuove. Il governo deve avere la preoccupazione che il bilancio sia in pareggio e la stessa esigenza non può essere trascurata da una qualsiasi forza che si agiti nel paese e che avanzi proposte che comportino maggiori oneri finanziari. “ Come noto, a partire dai primi anni Sessanta quella regola venne abbandonata: il Governatore della Banca d’Italia la definì (1963) “principio arcaico”, un famigerato giurista di sinistra ha costruito la sua formidabile carriera sostenendo in un ponderoso volume che l’articolo 81 non poteva imporre il pareggio del bilancio … perché ciò sarebbe stato contrario alla teoria keynesiana! Il risultato fu che quella regola fu ignorata finché non è stata riscoperta per “salvare” l’Europa (sic). In realtà il principio del pareggio è regola sacrosanta quando le pubbliche spese non superano il 10% del reddito nazionale (come al tempo di Minghetti) o si aggirano sul 30% (come all’epoca di Einaudi e Vanoni) ma, quando il rapporto della spesa pubblica sul reddito nazionale supera il 52% come adesso, il perseguimento del pareggio realizzato tentando di fare aumentare le entrate è semplicemente demenziale e ha conseguenze potenzialmente disastrose. A questi livelli di spesa la forma di finanziamento – imposte o indebitamento – è del tutto irrilevante: si tratta di un livello insostenibile e incompatibile con lo sviluppo e l’occupazione. Pareggiare il bilancio significa pretendere di prelevare con i tributi il 52% del reddito al contribuente medio; quanto dovrebbero sborsare coloro che hanno redditi superiori alla media, il 60 o 70 per cento, e le imprese il 90 o più percento? Solo un folle può credere che la crescita sia possibile in queste condizioni. L’Italia non era a rischio di default: è il paese più solido della zona dell’euro; il governo “tecnico” non l’ha salvata da un bel niente, non ha “messo in sicurezza i conti”, né tanto meno creato le condizioni della crescita. Si è limitato a piegarsi supinamente di fronte all’idiotismo del diktat tedesco sintetizzato nello sciagurato fiscal compact, impegnando di pareggiare il bilancio entro il 2013 (ora slittato al 2014), dimostrando che l’economia non è pane per i denti di tecnici arroganti e ignoranti. Come avrebbe detto il maestro di Milton Friedman (Frank Knight): “Il guaio non è che sanno così poco di economia, il vero guaio è che sanno tante cose sbagliate”!   
 
 
 
Quando un popolo si accorge delle menzogne e le indica come tali, LA LIBERTA' e' VICINA. Grazie al Cielo TANTISSIMI Italiani stanno aprendo gli occhi e con queste consapevolezze vedremo anche un cambiamento nella societa'. Con le prossime elezioni politiche ci saranno grandi sorprese e chi e' stato falsamente accusato e deriso verra' difeso e accettato. .... passa parola, non e' una profezia ma una costatazione derivata da innumerevoli osservazioni storiche.
 

Lucciolata in città: un atto di sopravvivenza

la vita fugge e non s'arresta un'ora

(Francesco Petrarca)

rifuggire la luce dei riflettori

per andare a cercare, nella notte,

dove ancora sopravvivono

-e si amano- le lucciole

(Georges Didi-Huberman)

Sono lontani i tempi del memorabile "articolo sulle lucciole", pubblicato nel 1975 da Pierpaolo Pa-solini sul

Corriere della Sera, dove, con la grande forza evocativa della metafora, si paragonava la loro scomparsa a una "apocalisse culturale" (secondo la definizione antropologica di Ernesto De Martino). L'immagine naturale e poetica dei "boschetti di fuoco dentro boschetti di cespugli", an-nullata dall'inarrestabile avanzata della civiltà urbana e neocapitalista, simboleggiava la catastrofe dell'identità umana, di fronte all'abbagliante fulgore artificiale di un regime dell'omologazione indif-ferenziata: una visione disperata, a tinte grigie, nel clima sociale e politico di quegli anni.

In realtà, la Natura continua nei suoi riti primordiali, adattandosi ai mutamenti ambientali negli spa-zi possibili e interstiziali. Al Parco delle Cave, ad ovest di Milano, sui detriti dell'attività di escava-zione, rinasce spontaneo il Boscaccio con un rigoglioso sottobosco e, nei canali avvelenati per anni, riprende a scorrere acqua pulita. E le lucciole son tornate nel proprio habitat, con il loro magico ci-clo vitale. In quel parco urbano, dal 2002 si organizza la

Lusiroeula aperta ai cittadini: un'iniziativa nata quasi per caso in una sera stellata di luna piena, con un'eccezionale distesa di bagliori sulle marcite di Cascina Linterno, e poi trasformatasi in un appuntamento di grande richiamo.

Pertanto, se il fenomeno naturale resiste, lo storico dell'arte Georges Didi-Huberman supera la pes-simistica intuizione pasoliniana, citando il pensiero di Walter Benjamin e Giorgio Agamben, e ne ribalta i termini: non sono le lucciole a essere scomparse, ma il nostro sguardo a essere cambiato. Nel paradigma di ciò che appare nella sfasatura e nell'anacronismo, spetta all'osservatore la forza di cogliere l'immagine tenue e intermittente, rispetto alla luce sovraesposta e accecante. La ricerca di questa esperienza fugace, barlume nelle tenebre, diventa una risorsa essenziale per l'

homo sacer: come le lucciole nella loro danza creativa (e prima della salvezza in un orizzonte lontano).

Con questo spirito, nel 2012 si organizza la prima lucciolata al Parco del Ticinello, a sud di Milano, sul percorso delle marcite di Cascina Campazzo. Si lasciano alle spalle i rumori e le luci della città, per ritrovarsi all'esterno della chiesetta, al termine della recita del Rosario. Quindi, come se fosse una processione laica, ci si inoltra nell'oscurità del parco agricolo, in piccoli gruppi e a sottovoce, uomini e donne immersi nel mistero della Natura tra i campi periurbani, dove ancora resiste il sa-piente paesaggio del Basso Milanese: un atto di sopravvivenza -e di non conformismo- tra memoria e speranza, in una camminata serale fuori porta.

Marco A. Righini

righinimarco@hotmail.com

 2,765 esimo compleanno di Roma
 21 aprile il momento dell’orgoglio Italiano  

 

J.P. Morgan Chase to close Vatican accounts

JP MORGAN e Chase Bank (grandi amici e finanziatori di OBAMA)  CHUDE TUTTI I CONTI DEL VATICANO.

“Pray for the Catholic Church. Shore them every way you possibly can. Stand with them.” Glenn Beck http://www.glennbeck.com/
 
Glenn Beck, uno dei padri fondatori dei tea party USA, scrive: "Pregate per la Chiesa Cattolica. Appoggiamoli in ogni maniera possibile. Stiamo uniti con loro."
 
 
 
 
INTERVISTA con SILVIO BERLUSCONI

Feb 26 th 2012 

Caro Guido,

ecco per te la mia intervista di oggi a Marcello Foa, per il Corriere del Ticino.
Buona lettura.

Presidente Berlusconi, lei continua ad appoggiare Monti e i giornali scrivono che «pensando al 2013 lei non vuole lasciarlo alla sinistra». Che succede? Da lontano è difficile capire…
"Se lei pensa che in questi primi tre mesi del nuovo Governo vi sia stata qualche oscillazione da parte nostra, devo smentire. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto Monti con il nostro voto, lo stiamo facendo e lo continueremo a fare con lealtà e senso di responsabilità, per l’interesse superiore dell'Italia . Dobbiamo risolvere oltre all’emergenza economica, un’altra emergenza, quella istituzionale, per fare dell'Italia una democrazia moderna e garantire una piena ed effettiva governabilità. Il Governo dei tecnici è sostenuto quasi dall’intero Parlamento, e solo questo largo appoggio può consentirci di fare quelle riforme che una sola parte politica non può fare con i suoi soli voti». Quali riforme? «Mi riferisco alla riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, che riguarda il Parlamento, il numero dei deputati, il Senato delle Regioni, la Corte costituzionale, i poteri del premier e del Consiglio dei ministri, fino all’introduzione di una nuova legge elettorale e alla riforma della giustizia». È proprio sicuro che Monti sia così popolare tra gli italiani e gli elettori di centrodestra? «I bilanci si fanno sempre alla fine. Ma tutti vedono che vi è una sostanziale continuità tra il programma di Monti e quello del Governo da me presieduto. È una continuità che lo stesso premier ha più volte riconosciuto. Conosco bene la serietà e la competenza di Monti, che io stesso nel 1995 sostenni per l’incarico di commissario europeo al Mercato interno. Mi piace ricordare che già nel discorso di insediamento del mio primo governo nel 1994, che in questi giorni mi è capitato di rileggere, citai proprio il prof. Monti, “fautore come noi siamo di un liberismo disciplinato e rigoroso”». Nel ‘94 appunto, ma oggi siamo nel 2012…«E oggi lui si trova nella condizione ideale per realizzare quelle riforme che il mio esecutivo aveva avviato, senza poterle portare a termine per la riluttanza dei partner della nostra coalizione e per la forte contrarietà preconcetta dell’opposizione. Per questo gli daremo il sostegno necessario. Vogliamo liberarci dei lacci e dei lacciuoli che ostacolano la crescita dell'Italia, inclusa la riforma del mercato del lavoro per rendere effettiva la libertà di concorrenza e restituire competitività all'Italia. Sono riforme liberali e penso che i nostri elettori apprezzeranno il nostro responsabile atteggiamento quando si tornerà a votare. Tanto più che oggi Monti gode di un buon consenso, come indicano i sondaggi». Paese complesso, l'Italia. Negli ultimi anni l’asse con Bossi è stato saldissimo. Ora invece volano le incomprensioni e gli insulti. L’alleanza è finita. Perché? «Perché noi abbiamo deciso di sostenere il Governo Monti per senso di responsabilità verso l'Italia, anche a costo di pagare un prezzo momentaneo; la Lega, invece, vuole dimostrare la sua identità e ha una posizione diversa dalla nostra sul governo dei tecnici. Ma non parlerei di rottura: continuiamo a governare insieme molte amministrazioni locali». Domani correrete davvero senza la Lega? «Per il futuro mi auguro che con la Lega si possa continuare ad avere una solida e leale collaborazione a tutti i livelli come è sempre stato». Insomma, non chiude la porta. Intanto, però, PdL e PD stanno lavorando a una nuova legge elettorale che potrebbe portare a un bipolarismo forzato se le clausole di sbarramento fossero troppo elevate. Dentro i due grandi partiti, fuori o ininfluenti quelli piccoli. Non c’è il rischio che erodendo la pluralità partitica si limiti la libertà di scelta? «In questi anni abbiamo introdotto in Italia un sistema bipolare che ha ridotto il numero dei partiti e assicurato una maggiore durata del governo rispetto al passato. Ricorda? Reggevano in media appena undici mesi. La nuova legge elettorale sarà una buona legge se, oltre a consentire agli elettori di scegliere il proprio rappresentante, lascerà intatte le conquiste del bipolarismo e della governabilità. Questo non significa certo aumentare il numero dei partiti. All’ Italia non serve tornare al carnevale di Rio della politica». Dica la verità: ma è davvero Alfano il suo erede? Guardi che ci credono in pochi…«Certo che sì. Alfano è stato eletto all’unanimità dal nostro Consiglio. Ha 35 anni meno di me, è autorevole e realizza il cambio di generazione di cui tutta la politica italiana ha bisogno. E le dirò di più. Sarebbe ora che anche gli altri politici che siedono in Parlamento da trent’anni, se davvero credono in ciò che dicono sui giovani e sulla necessità di innovare, facessero un passo indietro. Se qualcuno nel PdL non crede in questo cambiamento, dovrà ricredersi». Nel ‘95 molti la diedero per finito e lei risorse nel 2001. Nel 2006 idem e lei vinse nel 2008. Oggi pensano che Berlusconi sia spacciato e lei ha dichiarato che non intende ricandidarsi… Non è che si sbagliano anche stavolta? «Continuerò a fare politica, ma in modo diverso dal passato. Non mi candiderò più alla guida del Governo, ma come presidente del primo partito italiano in Parlamento agirò da “padre fondatore”, darò consigli alle nuove leve, cercherò di trasmettere quei valori di libertà e di democrazia per i quali sono sceso in campo e che sono tuttora il nostro credo politico, contro quella cultura dell’invidia, dell’odio e del giustizialismo che finora ha dominato gran parte della sinistra in Italia ». C’è chi sostiene che, Monti o non Monti, il peso del debito pubblico italiano sia insostenibile. Dunque meglio scappare finché si è in tempo, magari proprio in Svizzera, come negli anni Settanta. Pessimismo esagerato? L’Italia ce la farà? «Il debito pubblico italiano è sostenibile, e lo dimostrano i buoni risultati delle recenti aste per i titoli di Stato. Anche la speculazione se ne sta rendendo conto: lo spread, vale a dire la differenza rispetto ai titoli tedeschi, ha iniziato a scendere e anche le agenzie di rating alla fine ne dovranno trarre le conclusioni. La crisi, come ho detto più volte, non nasce in Italia ma in Europa, dove l'euro non ha dietro di sé una banca centrale come garante di ultima istanza al pari, ad esempio, della Riserva Federale americana. Quando avremo una vera banca centrale europea e gli eurobond, vale a dire i titoli emessi e garantiti direttamente da questa banca, l’Europa sarà diventata un soggetto politico unitario e forte, non più diviso tra Paesi debitori e Paesi creditori». Ma l’euro sopravviverà? «L'euro è ormai la moneta dell’Europa, supererà questa crisi e durerà a lungo nel tempo. Altrimenti non avrebbero senso i sacrifici che stiamo facendo. Il problema è la lentezza con cui si muove l’Europa». Alcuni scrivono che sono stati i «poteri forti non italiani» a farla dimettere, con la complicità decisiva di Merkel e Sarkozy. Si sente vittima di un golpe? «Sono stato io a dimettermi e a fare un passo indietro per senso di responsabilità e per senso dello Stato. Ho fatto questa scelta pur avendo ancora la maggioranza nei due rami del Parlamento, senza che il mio Governo fosse mai stato sfiduciato. Solo con un governo tecnico si può trovare l’accordo tra maggioranza e opposizione, tra centrodestra e sinistra, per approvare quelle riforme che prima ho ricordato e che sono indispensabili per superare la crisi economica e rendere governabile l’ Italia». Oggi però il PdL, a giudicare dai sondaggi, non si salva dall’ondata di disgusto per la politica. Cos’è andato storto? E domani che ne sarà del partito? Vuole davvero chiuderlo e ricominciare dal basso, dalle liste civiche?
«La democrazia è il peggiore di tutti i sistemi, con l’eccezione di tutti gli altri”, ha detto Winston Churchill. Se i partiti hanno sbagliato, è giusto punire chi ha sbagliato, o, peggio chi ha rubato. Ma tenendo sempre a mente che i partiti sono alla base del sistema democratico e quindi di ogni libertà. Il nostro movimento politico, il Popolo della Libertà, si fonda su questi principi e continuerà a difenderli. Per questo presenteremo il nostro simbolo alle prossime elezioni amministrative, e stringeremo dovunque le alleanze necessarie per vincere insieme alle forze moderate che condividono i nostri valori e i nostri programmi. Per tradizione, alle elezioni amministrative c’è sempre stato in Italia un fiorire di liste civiche. Penso che la crisi dei partiti accentuerà questa tendenza. E noi dovremo tenerne il giusto conto, e tessere la tela delle alleanze, anche a livello locale, per vincere». I liberali autentici le rimproverano di non aver realizzato le riforme liberali per le quali si era impegnato nel 1994. Cosa è mancato?
«Ho un unico torto: non sono riuscito a convincere il 51% degli elettori a darmi il loro voto. E per fare le riforme costituzionali serve almeno il 51 per cento». Dov’è finito il Berlusconi grande comunicatore? Dalla sconfitta alle amministrative di Milano sembra aver perso il tocco magico che in passato le aveva permesso rimonte impossibili. È cambiato lei o sono cambiati gli italiani?  «Sono cambiato io. In questi ultimi anni ho raggiunto la consapevolezza che l’Italia, con questa architettura istituzionale, non è governabile. Il Governo ha come unico potere quello di presentare dei disegni di legge in Parlamento. Dopo 18/24 mesi il Parlamento approva dei testi molto diversi da quelli voluti dal Governo. Ma queste leggi non hanno vita lunga perché se dispiacciono alla sinistra o alla sua magistratura politicizzata, vengono impugnate da un Pubblico ministero che le porta dinnanzi alla Corte costituzionale che, inderogabilmente, le abroga, perché composta da 11 membri su 15 che appartengono ad una determinata area politico-culturale. Negli ultimi cinque anni questa Corte ha abrogato 241 leggi o parti di leggi. L’analoga istituzione degli Stati Uniti nello stesso periodo ne ha abrogate sette. E allora? Allora se i cittadini non si rendono conto che devono fare scelte del tutto diverse, concentrando i loro voti sui grandi partiti, se non si premia chi vuol veramente cambiare il Paese, siamo condannati all’ingovernabilità. E quando chi vince democraticamente le elezioni non riesce poi a prendere decisioni tempestive, la conseguenza è una crisi di sfiducia nei confronti della politica e della democrazia». Trionfi e sconfitte, grandi polemiche, grandi scandali, grandi processi. Comunque «una vita che non è mai tardi. Di quelle che non dormi mai» per dirla alla Vasco Rossi. Lei l’ha avuta quella vita. C’è qualcosa di cui si pente e che oggi non rifarebbe? «Non ho davvero nulla di cui pentirmi. Dovrebbero invece vergognarsi i miei persecutori, che da quando sono sceso in campo non hanno mai smesso di inventarsi processi fondati solo sulle calunnie, una macchina del fango mediatico-giudiziaria, una campagna di diffamazione su scala internazionale che non si è ancora fermata: anzi, dopo che mi sono dimesso dal Governo, l’accanimento giudiziario contro di me è addirittura aumentato». Intanto sono passati 19 anni da quando annunciò la «discesa in campo». Scusi la franchezza: ma chi gliel’ha fatto fare? Il suo ex grande amico Montanelli l’aveva avvertita … Nonostante tutto ne è valsa la pena? «Sono orgoglioso di aver salvato l’Italia nel ’94 da un governo che sarebbe finito nelle mani del Partito comunista italiano, cioè di un partito e di una ideologia sconfitta dalla storia. Ho la coscienza di avere servito il mio Paese con tutte le forze e con totale onestà intellettuale. Mi amareggia l’essere ripagato con un accanimento che non ha eguali nella storia da parte della sinistra giudiziaria. Vogliono distruggere la mia immagine di uomo, di imprenditore e di politico. È l’ennesima prova che la decisione di impegnarmi nella vita pubblica, per salvare l’ Italia dal comunismo e per cambiarla, non mi è stata perdonata da quei poteri che si sono visti insidiati nei loro interessi e nelle loro ambizioni. Ma non per questo lascerò l’impegno politico. Anzi, continuerò con la forza e con l’impegno di sempre». E all’Italia «dei magistrati», «dei comunisti» cosa dice dopo 19 anni? Hanno vinto loro o ha vinto lei?«Per ora sembrano prevalere l’invidia e l’odio. Ma vincerà l’amore, ne sono sicuro». Se vuoi commentare l'intervista, puoi farlo qui: https://www.forzasilvio.it/news/3990

 
E' Ora che il POPOLO ITALIANO prenda in mano il DESTINO del popolo Italiano.  
Basta ai colpi di stato e al proto-governo Monti.   ELEZIONI SUBITO.

Penso che Monti sia stato messo su da certe banche e finanziarie varie per fare altro tipo di operazioni, in altre parole dare crediti e quindi SOLDI (a tonnellate) sotto forma di "aiuti" dal "governo" (BANCA) europeo , mentre le tasse e la STRETTA di cinghia e'solo una manovra diversiva dove puntare l'attenzione del pubblico e dei media. Attenti al secondo COLPO DI STATO (il primo e' il cosidetto governo Monti). Il prossimo sara' ancor peggiore e piu' nascosto e subdolo, certo con appoggio della sinistra che si e' venduta l'anima per un piatto di lenticchie (vedi barca di D'Alema, case di Bertinotti, soldi all'estero di Prodi... case a Montecarlo dell'amico Fini (si anche lui proto-compagno).... e tanti altri compagni) ai finanzieri tedeschi e internazionali.

 
Iniziamo il movimento dei  TEA PARTY ITALIANI. 

NAL e' un movimento di opinione che raggruppa una comunita' etereogenea con aspettative, necessita' e disideri comuni per concretizzarle in proposte parlamentari, disegni di legge, e progetti istituzionali che contribuiscano a migliorare le condizioni di vita dei cittadini Italiani.
Il movimento ha come obbiettivo principale il rinnovamento dei principi costituzionali repubblicani per rafforzare i rapporti di amicizia che ci legano
ai paesi della Comunita' Europea , gli Stati Uniti e lo Stato di Israele, con i quali condividiamo i principi e i valori della nostra Civilta' Giudeo-Cristiana, della tradizione democratica, e del rispetto dell'individuo e della sua liberta' e delle leggi volute dal popolo sovrano.
 
Glenn Beck, uno dei  padri fondatori dei Tea Party Americani, ospite della nostra associazione, North Atlantic League a Palm Beach, Florida.
 
 
 
 
 
 
 

Lillia D'Ottavi prende posto tra i Consiglieri regional del Lazio.

Congratulazioni.

 

FAVOLOSA LECTIO del CARDINAL BAGNASCO alla Fondazione MAGNA CARTA

 

Chiesa e politica: Lectio Magistralis di S.E. Cardinal Angelo Bagnasco

Pubblichiamo il testo integrale della bellissima Lectio Magistralis tenuta da S.E. Cardinal Angelo Bagnasco in occasione della giornata inaugurale della VI edizione della Summer School

Frascati, 4-9-2011

1. “Nella Chiesa mi trovo a casa” diceva Georges Bernanos! E’ difficile vivere senza una casa intesa come spazio dove le dimensioni sono a misura d’uomo, sono riconosciute perché familiari, dove si coltivano gli affetti, dove esistono luoghi per raccogliersi, per sentirsi al riparo dalla “strada” pur necessaria. Come scriveva Josef Pieper, l’uomo non può vivere sempre “sotto le stelle” (cfr Che cosa significa filosofare): ha bisogno della casa, del finito e del piccolo per ritrovarsi, riposare, ricuperare energie e riprendere il cammino sotto il cielo. Allo stesso modo, l’uomo ha bisogno della volta stellata, degli orizzonti sconfinati, della strada dove tutto si può incontrare e può accadere. Possiamo dire che l’uomo, come ha bisogno del suo “ambiente”, così ha bisogno del “mondo”: il primo per superare la dispersione e fare sintesi, il secondo per superare il ripiegamento e pensare in grande. In entrambi i casi l’uomo costruisce se stesso: egli è infatti un paradosso, come ha scritto magistralmente Pascal: creato finito ma programmato per l’infinito. E’ una linea di confine tra il tempo e l’eternità, è un desiderio incompiuto, un intrigo di ombre dove la luce è la stoffa di base.

La Chiesa offre ad ogni credente l’esperienza della casa – la parrocchia, il gruppo, la comunità…- dove, a partire da Gesù, i volti noti, la conoscenza personale, l’amicizia, l’ appartenenza cordiale, il confronto, la bellezza e la fatica delle relazioni umane…sono pane quotidiano. Ma offre anche il respiro dell’universalità perché diffusa sino ai confini della terra. Il mondo intero – popoli, nazioni, culture – è presente nel sentire della Chiesa; ma è presente anche oltre la sua dilatazione geografica e temporale. Se – per ipotesi – la presenza della Chiesa dovesse contrarsi e ridursi ad un punto ristretto della terra, ugualmente il suo respiro porterebbe l’eco dell’umanità intera. Infatti, non esiste solo la geografia della terra, ma anche la geografia dell’anima: i problemi spirituali e materiali, le questioni dell’agire morale, le idee, i grandi interrogativi. Per questo il Concilio Vaticano II afferma con passione: “la gioia e la speranza, la tristezza e l’angoscia degli uomini d’oggi, soprattutto dei poveri e dei sofferenti, sono anche la gioia e la speranza, la tristezza e l’angoscia dei discepoli di Cristo, e non c’è nulla di veramente umano che non trovi eco nel loro cuore” (Gaudium et spes, 2).

La Chiesa, che è il prolungamento di Cristo nel tempo, continua l’amore di Dio per il mondo sapendo che “l’uomo è la via della Chiesa” (ib.14); consapevole che “ in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, (ma) è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana” (Gaudium et spes, 76). Essa non è “un’agenzia politica”, diceva Papa Benedetto XVI al Convegno Ecclesiale di Verona, ma è indubbio che la fede, di natura sua, ha una ricaduta sull’intera vita degli uomini, anche sul versante pubblico e sociale.

2. Fare politica. La politica è amore per la polis, per la vita sociale che trova la sua radice in quella esigenza interiore che spinge l’uomo a cercare gli altri, ad entrare in relazione con loro, a vivere insieme. Non si tratta solo della necessità di soddisfare i propri bisogni attraverso la collaborazione altrui, o di regolamentare gli istinti di prevaricazione di tutti contro tutti, ma di aprirsi, di superare il proprio guscio, di creare comunione, di farsi dono nella dimensione indispensabile dell’amore dato e ricevuto. Non è innanzitutto questione di avere ma di dare, non di sopravvivere ma di essere. E questo a partire dalla prima forma di società, la famiglia (come ricorda San Tommaso: “coniugio, prima societas”). Si comprende allora come la Chiesa da sempre considera la politica come una forma alta di carità. Il politico, infatti, è colui che per amore si dedica alla giustizia. Decide, cioè, di dedicarsi alla vita sociale, al suo buon funzionamento, sapendo che lo scopo della politica è la giustizia. Questa, che è un valore morale, significa riconoscere a ciascuno il suo, come ancora scrive Tommaso. Perché ciò possa accadere è necessario interpretare l’uomo e gli uomini. Che cosa vuol dire in concreto? “Gli uomini” sono singoli e concreti, “l’uomo” indica non un’idea astratta ma ciò che vi è di universale in tutti gli esseri umani e che precede ogni individuale diversità; è ciò che si manifesta – identico – nelle differenze di ciascuno e dei tempi. E’ ciò che si chiama “natura umana”. Ora, la politica deve avere a cuore non anzitutto le peculiarità individuali, ma ciò che appartiene a tutti e che costituisce non solo il primo oggetto di diritto, ma il fondamento stesso del diritto. Inseguire desideri o esigenze puramente singolari trascurando i bisogni generali, è ingiusto anche se può essere conveniente per assicurarsi un consenso di parte. Missione della politica non è passiva registrazione di ciò che accade nella società al fine di ratificare; certamente deve anche essere attenta verso i mutamenti sociali e culturali, ma non in modo supino e acritico. Essa ha anche una funzione di guida, non solo di presa d’atto e di organizzazione dei fenomeni: il suo compito, dunque, richiede un giudizio di merito. Ma in base a che cosa può valutare le situazioni, le richieste, i bisogni vecchi e le nuove istanze? Come dicevo prima, è necessario essere capaci di confrontare gli uomini con l’uomo, per cogliere la congruenza delle spinte con il vero bene umano e – di conseguenza – per assicurare a tutti ciò che è proprio di tutti. Questo non significa omologare, ma essere giusti nell’assicurare a tutti gli stessi diritti secondo la linea di corrispondenza all’ universale natura umana.

Se questo vale rispetto alle persone, vale altresì rispetto alla società nel suo insieme, rispetto ad un popolo. Il popolo si differenzia da una moltitudine perché ha un’anima: mi sembra che oggi questa categoria sia oscurata, e si voglia – ad arte o in modo miope – appiattire i popoli in nome di una unità di convenienza. Ora l’anima non è di ordine economico o politico, ma di ordine spirituale e morale. Se la politica non rispetta “l’anima della Nazione” fatta di gente e di terra, di storia e di cultura, tradisce il popolo in ciò che ha di più profondo e caro, anche quando sembra dimenticare le sue radici. Così facendo, la politica sgretola – in nome di ideologie o di altri interessi – ciò che consente a ciascuno di sentirsi parte di un tutto. Significa derubarlo di ciò in cui crede, che gli appartiene, che gli è stato tramandato come un patrimonio, che costituisce la forza unificante di una comunità: un patrimonio ideale che consente di sentirsi “famiglia”. Per questa ragione, intaccare i valori spirituali e morali di una società, è attentare alla sua integrità e alla sua unità.

E’ opportuno ricordare anche che non esistono solo utopie o miti fallaci e devastanti: vi è anche il “vuoto” di verità che assume la maschera del bene, ma che svuota l’anima dei singoli e delle Nazioni. Il nichilismo di senso e di valori nasce da una visone materialista dell’uomo e del mondo, conduce e si alimenta allo spettro ridente del consumismo, che porta a concepire l’esistenza come una spasmodica spremitura di soddisfazioni e godimenti fino all’estremo. Ma ben presto – lo vediamo nella cronaca – ne deriva un’immane svalutazione della vita. Essa non è più custodita col sigillo della sacralità, e quando non è più gradita, la si getta via. La brama di vivere e di godere si muta improvvisamente in avversione per la vita e rifiuto. Veramente chi semina vento raccoglie tempesta, come dice il profeta Osea.

In questo orizzonte, la libertà viene concepita come assenza di vincoli, e la legge o le norme morali vengono ritenute come attentati alla soggettività. Nulla può essere al di sopra della propria autodeterminazione, si dice; questa è concepita come valore supremo e criterio etico. In verità, l’esperienza universale insegna che la libertà è condizione di moralità - se agisco costretto, infatti, non sono responsabile - ma la qualifica morale del mio agire sta in ciò che scelgo liberamente. Il fatto di scegliere senza costrizioni non rende buono il mio atto a prescindere dal contenuto. Oggi, in un clima di individualismo solitario e di nichilismo valoriale, il dinamismo etico, tanto universale quanto ovvio, fatica ad essere riconosciuto. La conseguenza pratica, sul piano morale, è il cinismo comportamentale: scelgo ciò che mi conviene, ciò che mi appare utile, o che sembra placare i miei impulsi, fosse anche la morte mia o degli altri.

La Chiesa si colloca “in medias res”, fedele alla sua missione: per questo ha scelto come obiettivo pastorale del decennio la sfida educativa. Essa crede fermamente alla ragione e nel suo rapporto virtuoso con la fede; inoltre, porta il suo contributo perché nella contesa tra utilità e verità, la verità non soccomba. La ragione, come facoltà del vero e del bene, si muove nell’ampio campo della ricerca empirica e tecnologica, ma è necessario che l’uomo contemporaneo torni ad allargare gli spazi della ragione e li estenda alla contemplazione dell’essere, della bellezza dell’universo, del mistero dell’uomo, interrogandosi non solo sul “come” del mondo, ma anche sul suo “perché”, sui criteri della moralità, cioè del bene e del male. In questa missione la scuola si pone accanto alla famiglia, e così la comunità cristiana; ma è necessario anche che la società diventi nel suo insieme “educante”, nelle persone, nelle sue strutture e nei suoi ordinamenti. I limiti saranno sempre con noi, ma l’impegno dell’esempio alto e nobile deve essere evidente da parte di tutti, specialmente di coloro che hanno responsabilità e visibilità maggiori. Allora il bene comune, che richiede anche sacrificio, sarà credibile.

3. Chiesa e politica. Il Signore Gesù ha istituito la Chiesa sui Dodici Apostoli: la nostra fede si fonda, in ultimo, sulla loro esperienza. Alla Chiesa – Corpo mistico di Cristo – Gesù affida il suo Vangelo, parola di vita eterna, e le vie della grazia, i sacramenti. Al Magistero dei Vescovi “cum et sub Petro”, affida l’autenticità della fede che sale dalle origini. In Cristo, i discepoli trovano se stessi, il loro presente e il futuro, il tempo e l’eternità. Con Lui, scoprono un modo nuovo di vedere le cose, la vita, gli altri, la storia. Gli Atti degli Apostoli testimoniano un modo diverso di essere nel mondo, un modo che, ad esempio, è rispettoso dell’autorità dell’Imperatore, ma nella verità: solo a Dio va il culto e l’adorazione. Un modo che ha al centro la persona che mai può essere ridotta a strumento poiché immagine e somiglianza di Dio, redenta dal sangue di Cristo.

In quale modo, ci chiediamo ora, la Chiesa sta nella storia degli uomini e quindi in che modo si rapporta con la politica? Viene in mente il Vangelo: “Voi siete il sale della terra (…) voi siete la luce della mondo” (Mt 5, 13-14). Le parole di Gesù sono chiare e non ammettono sofismi: per annunciare il Vangelo, è necessario che i cristiani siano dentro al mondo senza assimilarsi al mondo (cfr Gv 17-14). Il vero, unico sale della storia è Cristo: egli solo preserva dalla corruzione della morte e restituisce all’universo il sapore delle origini. Per questo la Chiesa sala la storia nella misura in cui annuncia Cristo. L’immagine del sale indica la via della “discesa”, del nascondimento, per condividere con pazienza e fiducia la vita della gente. In una parola suggerisce l’incarnazione nel mondo. I fedeli laici, le innumerevoli Parrocchie in Italia, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i diaconi permanenti, i gruppi, le associazioni e i movimenti, che – singolarmente o organizzati - con intelligenza e generosità sono presenti con la testimonianza e la fantasia della carità, dell’evangelizzazione e della catechesi, le scuole cattoliche, gli ospedali, le molteplici iniziative di incontro, di annuncio, di preghiera, di educazione e di assistenza ai bisognosi…non esprimono forse la realtà del sale di cui parla Gesù? Non sono forse segni permanenti di una vicinanza capillare e quotidiana al mondo? Non è la voglia di mondano protagonismo che muove la Chiesa fin dalle sue origini, ma l’urgenza della sua missione: l’amore a Cristo, all’uomo, alla terra. Cercare di vivere secondo il Vangelo, secondo la visione della vita e del mondo che ha ricevuto, crea una presenza che – come il sale – vive nella storia umana, s’ intreccia con essa e la contagia elevandola ad una pienezza altrimenti irraggiungibile.

Ma l’immagine del sale deve essere completata da quella della luce: la luce dona alle cose il loro volto. Nel buio tutto è indistinto, regna la confusione, si perde la strada. La luce suggerisce dunque la visibilità della presenza cristiana: non solo la visibilità delle opere di Dio, ma anche la visibilità della parola di Dio e della Chiesa. Qualcuno, oggi, vorrebbe che la Chiesa tacesse perché ogni sua parola viene giudicata come un’ingerenza nelle questioni pubbliche e politiche. Vorrebbe che rimanesse in sacrestia. La preghiera – si pensa - in fondo non fa male a nessuno e la carità fa bene a tutti. In altri termini, si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede concedendole la sfera del privato. E’ singolare , però, che a tutti si riconosca come sacra la libertà di coscienza, mentre dai cattolici si pretenda che prescindano dalla fede che forma la loro coscienza. I Pastori, poi, si vorrebbe che tacessero salvo che dicano cose gradite alla cultura che appare dominante perché ha potere di parola; in caso diverso, spesso si grida all’ingerenza. Francamente, mi sembra che si usino due pesi e due misure. Ma il punto centrale non è questo – le reazioni alle parole della Chiesa –, ma il dovere della Chiesa a dire ciò che deve perché l’umano non scompaia dal mondo, e perché la società non diventi dei forti e dei furbi, cioè disumana. Risuona imperioso il monito dell’Apostolo Paolo: “Guai a me se non predicassi il Vangelo” (1 Cor 9,16). Si tratta dell’annuncio della fede con tutte le implicazioni antropologiche, etiche, cosmologiche e sociali che contiene. Forse si vorrebbe che l’annuncio di Cristo fosse un messaggio spiritualista talmente celeste da non disturbare la terra, ma così non può essere, perché il cristianesimo è la religione dell’Incarnazione, di “quel grande <sì> che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza (…) Il cristianesimo è infatti aperto a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle culture e nelle civiltà, a ciò che allieta, consola e fortifica la nostra esistenza” (Benedetto XVI, Discorso al Convegno Ecclesiale di Verona, 19.10.2006).

Si potrebbe pensare che nell’epoca del pluralismo culturale sia arrogante giudicare gli eventi della storia con la verità del Vangelo, che sia un atteggiamento di intellettuale fondamentalismo, specialmente in politica. Ci si chiede se la verità morale, legata ad una scelta religiosa, possa ispirare l’ordinamento civile valido per tutti. E’ una questione giusta e delicata. Se è gravemente ingiusto tradurre in termini di ordinamento pubblico certe scelte esclusivamente etico-religiose, è scorretto ridurre ogni posizione assunta dai credenti a scelta “confessionale” e quindi individuale e privata. Certi valori - come nel campo della vita e della famiglia, della concezione della persona, della libertà e dello Stato - anche se sono illuminati dalla fede, sono anzitutto bagaglio della buona ragione. Per questo sono detti “non negoziabili”. Si dice che la politica è l’arte della mediazione: è vero per molte cose, e speriamo che si raggiungano sempre le mediazioni migliori, ma vi sono dei principi primi che qualunque mediazione distrugge. Cicerone scrive: “Certamente esiste una vera legge: è la retta ragione. Essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano ai doveri; i suoi divieti trattengono dall’errore” (La Repubblica, 2, 22, 33). La visione etica connessa alla fede cristiana non è qualcosa di esclusivamente cristiano in senso particolaristico, ma piuttosto la sintesi delle grandi intuizioni etiche del genere umano. Essa non è un onere pesante riservato ai cristiani, bensì la difesa dell’uomo contro il tentativo di pervenire alla sua eliminazione. Per questo la morale è la liberazione dell’uomo e la fede cristiana è l’avamposto della libertà umana. Il poeta latino Giovenale scriveva in modo insuperabile: “Considera sommo crimine preferire la propria esistenza all’onore, e perdere per la vita le ragioni del vivere”! Ciò significa che ci sono valori per i quali vale la pena di morire, poiché una vita comprata a prezzo di tali valori poggia sul tradimento delle ragioni del vivere, ed è pertanto una vita annichilita nella sua stessa sorgente. E dove non c’è nulla per cui valga la pena di morire, là è difficile anche vivere.

Nel Messaggio per la 40° Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2008), Benedetto XVI ha ricordato anche i sessant’anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU, e ha scritto: “I diritti enunciati nella Carta sono espressione ed esplicitazione della legge naturale, iscritta nel cuore dell’essere umano e a lui manifestata dalla ragione (…) La norma giuridica (…) ha come criterio la norma morale basata sulla natura delle cose. La ragione umana, peraltro, è capace di discernerla, almeno nelle sue esigenze fondamentali, risalendo così alla Ragione creatrice di Dio (…) Pur con perplessità e incertezze, (l’uomo) può giungere a scoprire, almeno nelle sue linee essenziali, questa legge morale comune che, al di là delle differenze culturali, permette agli essere umani di capirsi tra loro circa gli aspetti più importanti del bene e del male, del giusto e dell’ ingiusto” (1.1.2008). Anche l’enciclica Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II afferma che “l’uomo può riconoscere il bene e il male grazie a quel discernimento del bene e del male che egli stesso opera mediante la sua ragione” (n. 44).

Porto, a conclusione di queste considerazioni, due testimonianze: di un convertito al cattolicesimo ( Tomas Eliot), e di un ebreo neo hegeliano, Karl Lovith.

“La forza dominante nella creazione di una cultura comune tra i popoli, ciascuno dei quali abbia una cultura distinta, è la religione. Vi prego, a questo punto, di non compiere un errore anticipando quel che intendo dire. Questa non è una conversazione religiosa, né mi dispongo a convertire alcuno. Mi limito a constatare un fatto. Non mi interesso molto della comunione dei cristiani credenti ai giorni nostri; parlo della comune tradizione cristiana che ha fatto l’Europa quella che è, e dei comuni elementi culturali che questa cristianità ha portato con sé (…) Un singolo europeo può non credere che la fede cristiana sia vera, e tuttavia tutto ciò che egli dice e fa, scaturirà dalla parte della cultura cristiana di cui è erede, e da quella trarrà significato. Solamente una cultura cristiana avrebbe potuto produrre un Voltaire e un Nietzsche. Non credo che la cultura dell’Europa potrebbe sopravvivere alla sparizione completa della fede cristiana (…) Se il cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura” (T.Eliot, Appunti per una definizione della cultura in Opere, Classici Bompiani 2003, pagg. 638-639).

“Il mondo storico – scrive Karl Lovith - in cui si è potuto formare il <pregiudizio> che chiunque abbia un volto umano possieda come tale la dignità e il destino di essere uomo, non è originariamente il mondo (…) del Rinascimento, ma il mondo del Cristianesimo, in cui l’uomo ha ritrovato attraverso l’Uomo-Dio, Cristo, la sua posizione di fronte a sé e al prossimo. L’immagine che sola fa dell’homo del mondo europeo un uomo, è sostanzialmente determinata dall’idea che il cristiano ha di sé, quale immagine di Dio (…) Questo riferimento storico (…) risulta indirettamente chiaro, per il fatto che soltanto con l’affievolirsi del cristianesimo è divenuta problematica anche l’umanità” (Karl Lovith, Da Hegel a Nietzsche, Biblioteca Einaudi 1994, pag. 482).

Sta qui la radice dell’umanesimo europeo del quale l’Europa è in debito con tutti. Un umanesimo non nominalistico ma integrale, concreto e fondato in modo trascendente: “Non tutti gli umanesimi, infatti, sono equivalenti sotto il profilo morale – diceva Benedetto XVI ai Vescovi sloveni in visita ad limina – Non mi riferisco qui agli aspetti religiosi, mi limito a quelli etico-sociali. A seconda della visione di uomo che si adotta, infatti, si hanno conseguenze diverse per la convivenza civile. Se, per esempio, si concepisce l’uomo, secondo una tendenza oggi diffusa, in modo individualistico, come giustificare lo sforzo per la costruzione di una comunità giusta e solidale?” (24.1.2008).

Sono parole che fanno pensare, e noi siamo qui per questo, con questo desiderio e questa passione: pensare per capire, capire per amare, e amare per servire l’uomo, la società, il Paese.

Angelo Card. Bagnasco

Arcivescovo di Genova

Presidente della Conferenza Episcopale Italiana


LATEST NEWS Italy's Prime Minister Berlusconi borrows from the American Founding Fathers and the US Constitution two basic principles for the nation's economic and financial reform and vows to complete term, focusing on growth.

  



Italian Premier Silvio Berlusconi vowed on Wednesday to complete his five-year term and focus his government policies on growth to calm the market turmoil that threatens Europe. Taking a leadership role, with support from France and Germany, Italy's unsinkable PM proposed two constitutional amendments that, even if familiar with US and Tea Party voters, are new to european politics. First a much needed BALANCED BUDGET mandate, a constitutional law that will require a balanced budget by 2011. Another important principle, well know in the US, but not yet part of the European mindset, is the principle that "people, and businesses, are free to act unless specifically forbidden by law". Seems obvious to us american, but in the old continent it is not so, the State regulates what you can do as well as what you cannot. People and businesses are constantly worried if their actions and activities are lawful or not, and often the lack of clear regulations stifles innovation and change.  

After a number of volatile days, due to the US crisis, on markets, Berlusconi told parliament that Italy "has done some, but not enough" in response to the crisis. "But we know there is more to do."

Addressing the lower house of parliament, and then the Senate in Rome, he said Italy needs to promote competitiveness and growth. He emphasized that Italian banks remained solid and that investors who were pushing up Italy's borrowing rates did not recognize the country's fundamental strengths: a stable banking system, low levels of private sector indebtedness -- half that of the United States and Britain -- and a strong entrepreneurial spirit.

"Our duty as the government is to work for the good of Italy, making the economy take off," he said.

Berlusconi was firm that he will stay in office until his mandate expires in 2013.

Berlusconi said that the 70 billion Euros ($99 billion) in austerity measures passed last month will balance the budget by 2014, and emphasized that another 9 billion in infrastructure projects, mostly in the poorer south approved earlier Wednesday, will help promote growth.

"Everyone does his own part: stability has always been the winning strategy against speculation," he said.

Italy's 10-year borrowing rate briefly spiked to 6.21 percent before easing to 6.06 percent.

Spain was also under the market spotlight, forcing Prime Minister Jose Luis Rodriguez Zapatero to delay his vacation by two days. Its 10-year borrowing rate edged down to 6.23 percent from Tuesday's euro-era high of 6.45 percent.


Last month, the leaders of the 17 eurozone countries agreed to changes to the region's rescue fund that would allow it to act pre-emptively, for instance by providing short-term loans or buying up ailing bonds on the open market, before a country is in a full-blown crisis.

However, actually implementing those decisions takes time, and in many cases the changes to the fund's powers will have to be approved by national parliaments, most of which are currently on summer break. 

Earlier Wednesday, Finance Minister Giulio Tremonti held talks with some of the currency union's top officials. He traveled to Luxembourg to meet Jean-Claude Juncker, who chairs the regular meetings of eurozone finance ministers, and spoke on the phone with the EU's Monetary Affairs Commissioner Olli Rehn.

Rehn expressed full confidence that Tremonti and the Italian authorities in general are taking the necessary measures to get the country's economy back on track.

Italy has debt nearing 120 percent of economic output, but had been viewed for months with calm by bond markets. The country has low levels of private debt and has not had the real estate and banking collapse that caused trouble for the United States, Greece, and Ireland.


"Un accenno ritengo di dover fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l'affronto recato al grande Giubileo dell'anno 2000 e per l'offesa recata ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore di tutti i cattolici del mondo". Giovanni Paolo II, in occasione del Gay Pride

Dalla Tunisia maxi-sbarco di pregiudicati Altro che rifugiati politici, sono detenuti
Obama due in Ireland at start of European tour.  Will he be able to deceive more people ??? Probably yes, but Russia, Poland and the ones that REALLY KNOW COMMUNISM and communists will be able to see his true Islamist-Socialist colors
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Anche se Obama continuera' a ingannare tanti, quelli che conoscono il comunismo e i comunisti lo riconoscono per quel che e': un estremista islama-socialista, nemico di Israele e del Cristianesimo.
 
 
ITALY AND ISRAEL PARTNERS FOR PEACE THROUGH STRENGTH

Italian President Napolitano, a former Communist Party leader, constantly opposing Prime Minister Silvio Berlusconi conservative party, declared to favor a Palestinian Embassy in Rome. After an official visit to Israel, Mr. Napolitano tried to undermine Prime Minister Berlusconi's and his conservative, pro-Israel Freedom's People Party, by speaking in favor of a recognition of the Palestinian State. Our Israeli friends and allies should NOT worry about such words. In Italy the President holds mostly a ceremonial position with little or no executive power. Of course with over one and a half million immigrants (mostly muslims) in Italy, the day BEFORE local elections, for 1,300 Mayors and other local races, Mr. Napolitano's words were meant to cater to this radical left constituency. Prime Minister Berlusconi's Government will continue to support Israel and its people, but we need to unite forces against the radical left and the Islamic fundamentalist in all our nations, Israel, Italy and the United States of America.  

Grande vittorie a LATINA, Sindaco Giovanni Di Giorgi, e in altre citta' Italiane. 

Ai ballottaggi un po' di fiato sospeso, ma fareno bene anche questa volta.
Il Senatore Claudio Fazzone, la Consigliera Lillia D'Ottavi ed altri, Latina.  

 

 

Berlusconi: No to unilateral PA bid
Italian Prime Minister Silvio Berlusconi declared that his country would not, in any way, support a unilateral declaration of Palestinian statehood. During a reception held by Israeli Ambassador to Italy Gideon Meir in Rome in honor of Israel's Independence Day, guest of honor Berlusconi, said that "unilateral recognition isn't the way to make agreements between countries" and that this was also the EU's stance.
The Italian prime minister said that Israel was "the only real democracy in the Middle East and Italy is concerned when Israel is in difficult situations. There can be no solution but peace in the region."
According to Berlusconi, "Italy has always stood by Israel…" (by Ronen Medzini)

 
 
 

 

A Roma, in Piazza Venezia, una dichiarazione di guerra.  Una vera e propria dichiarazione di guerra santa fatta a Roma questo 22 aprile 2011, durante Venerdi Santo. Anche se fatta da pochi esponenti islamisti, NON e' da sottovalutare. Video di giornalista francese  http://www.youtube.com/watch?v=XHfSUdmQho4

 

Judiciary Reform begins in Italy

 

After years of vitriolic battles, the reform of the justice system seems, finally, to have past the starting line. With a vote of 314 to 296, the Italian House, at 8:30 pm, after days of bitter political battles in the media and even on the streets, did pass Article 3 of the new law, introducing a "short prescription" for some limited trials. This law may also help people like Amanda Knox, a 21 year old American girl being convicted and now held in prison by (at least) very "circumstantial" evidence. The Italian Justice system is one of the most archaic and slow (lethargic would be a better word, 10-15 years for resolution of a trial are the norm !) in all of Europe. So much so that the European Union has fined Italy hundreds of times (for a total of over 120 million Euros, approximately US $ 170 million) for its tardiness. Of course the left, socialists and former communists, claims that the law favors Prime Minister Mr. Silvio Berlusconi, and its ongoing fights in Italian Courts. The truth can be read, loud and clear, in the great popular support that both the PM and his party, PDL (People for Freedom), continue to register, year after year. Unfortunately most of the international media, and some foreign reporters continue to repeat the distorted view of the extreme left. The Italian communist party changed name, to become, at first the DS (Democrats of the Left), and now the PD (Democratic Party), but when you go to all of their rallies you find the old red flags, most with the hammer and sickle. Mr. D'Alema, a former PM, often defines himself as "a true Bolshevik." Of course in the USA we do not often hear these little gems. Northern League leader and Coalition partner Mr. Umberto Bossi declared himself "pleased." The opposition and some judges, tied to the old system by habit and sometimes by various interests, were not so pleased. Everyone of the 630 members of the House voted, now the vote passes to the Senate where the Government has an ever stronger and secure majority.             

"Finally a law that puts Italy in step with Europe." declared PM Silvio Berlusconi. Coalition partner Sen. Umberto Bossi said: "this vote tells us that the numbers are there." On the question on the fear of prison releases by virtue of this law, Bossi added: "they are all propaganda games, the left made this (passage of the law) a battle to the death. And lost big time." Cardinal Angelo Bagnasco, President of the Cei (the Bishops' Conference), was quoted as saying that: "We need greater serenity in Italian politics. Beyond all, it is important for the country to have different, but always sharing and constructive voices. Above all we must desire the realization of the common good."

On Tuesday Prime Minister Berlusconi met with members of the press.

"It is a war. A real war for freedom and democracy," Silvio Berlusconi declared repeatedly, gripping his microphone. During a rare encounter with more than 20 foreign reporters, Italy's first truly conservative Prime Minister might have been talking about the anti-regime rebellions sweeping the Arab world. But he was referring to his coalition's war with the new "communists" – nearly two decades after the collapse of the Italian Communist party – particularly those judges and prosecutors he sees as bent on toppling his government illegally. Also in the USA, even if many will still find it something short of science-fiction, there are people bent on trying to control our Government, and the millions of Glenn Beck viewers know very well the sad and sordid details of those trying to use our very own laws against true patriots, Constitution defenders and fighter for all the freedoms outlined in our Declaration of Independence. Fielding questions for four hours, Mr. Berlusconi, 74, sounded like a man obsessed with preserving freedom and legality, forced (by the liberal media) to even defend the Government position regarding the illegal invasion by thousands of Libyans, Tunisians and other North African and Arab immigrants.

Also the US if facing similar challenges and together, with a genuine conservative leader and true friend of the American people like Mr. Berlusconi, we will be able to defeat the enemies of democracy, and build a better world.  

Guido George Lombardi

 

 EASTER

a nome del Segretario Generale, Arch. Roberto Mezzaroma, invio gli auguri di buona Pasqua ai quali associo i miei personali

Cordialmente

Maurizio Fanelli

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Dott. Maurizio Fanelli

Coordinatore Esecutivo

Movimento Etico per la Difesa Internazionale del Crocifisso

           Bravo e coraggioso Wilders da un grande esempio.

social.patriotactionnetwork.com
Geert Wilders is the Dutch politician who had the balls 8 years ago to take on radical Islam, he has since been in protective custody because of the all inclus…
      

 

Italy Lashes Out at European Union Over Immigrants
 

 

La Rivoluzione del movimento spontaneo dei tea-party USA, si estendera' in Europa. The Revolution Begins:

How the Tea Party Will Change Washington

Tea party-backed candidates from coast to coast were swept into office in November by a frustrated electorate demanding more limited government and delivering a resounding repudiation of President Barack Obama's agenda. Newsmax magazine's special report "The Revolution Begins" explores the phenomenon that has progressed from a ragtag protest movement 18 months ago to a political juggernaut that has shaken American politics to the core. What began as a simmer ended as a full boil. Now the tea party must find a way to translate electoral success into effective governance. This issue of Newsmax magazine also contains our "2010 Heroes & Villains" feature. The heroes are those Americans who represent the best examples of philanthropy, charity, military service, business excellence, public safety, government leadership, and community service. The villains comprise a rogues' gallery whose members range from Mahmoud Ahmadinejad and Kim Jong Il to BP's Tony Hayward and even high-fructose corn syrup. VIDEO   http://www.youtube.com/embed/w6cnB0I1EHw

Parigi, riprenditi i tuoi clandestini
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Milano.  Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi correra' come capolista del Pdl alle prossime elezioni comunali di Milano per sostenere il bis a Palazzo Marino di Letizia Moratti. Berlusconi conferma cosi' la consuetudine che lo ha visto primo candidato di Forza Italia al consiglio comunale del capoluogo lombardo nel 1997, nel 2001 e nel 2006.
 
Italy's Minister of Education starts inquiry in the influence of Marx and comunist ideology in public schools.    

http://libero-news.it/news/713948/Scuola_rossa__Pdl___Commissione_per_libri_comunisti_.html

Il raìs era a un passo dalla realizzazione di un arsenale bellico nucleare. Poi la svolta, annunciata al mondo nel dicembre 2003. Tony Blair disse: "Svolta storica". A convincere Gheddafi fu Berlusconi. Lo rivela l’ex ministro della Difesa statunitense Donald Rumsfeld ( VIDEO
http://www.ilgiornale.it/          also       http://www.bloomberg.com/news/2011-03-22/berlusconi-hedges-bets-on-libya-war-outcome-by-pushing-for-nato.html 
 
La Piccola Guida alla Cultura Islamica
 
Marine Le Pen a Lampedusa, è polemica
 Libya: a big mistake getting bigger by the day.
The Obama administration obsession with regime change in Libya is creating more enemies for the US and its allies. Eliminating secular regimes, to favor islamists, religious fundamentalist regimes, is only weakening American and European influence in the region and in the world and further isolating Israel in a sea of fundamentalist extremist fanatics. Italy refuses to be involved in bombardments of Libyan people, collateral damage too big and certain to make a bad situation worst.   
DID RENOUNCE TO HIS NUCLEAR PROGRAM (and bomb).
L'80% degli immigrati non fugge dalla guerra, vuole sbarcare nell'Ue. Vanno respinti

Care amiche, cari amici,  150 years celebration.

A NAL vogliamo testimoniare, il 17 marzo, il nostro amore per questo Paese, l'Italia, con una galleria fotografica dedicata al tricolore. Vi invitiamo quindi a spedirci delle foto all'indirizzo di posta di NAL:  northatlanticleague@gmail.com

ITALIAN SPACE GUEST http://www.flickr.com/photos/europeanspaceagency

Deputati  PDL  in corteo per liberta' di religione.
 
Roma, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi con Guido George Lombardi.
  
 
 
 
 
 
 
‘Near-genocide conditions’ for Iraqi Christians, archbishop says
 

Ondata epocale di clandestini 

 

- Libia: oltre mille morti. Stop al flusso di gas verso l'Italia
- Corte Conti, no a ddl intercettazioni "Sono uno strumento importante"

Italian Islands swept by militant islamists pretending to be refugees

http://rt.com/news/italy-lampedusa-refugees-crisis/

 

Il Giornale
 
Il segreto inconfessabile: la regia di Barack Obama dietro la rivolta in Egitto
 
 
 
 
 
Europa cerca di tutelare le terre rare.
Europe tries to restrict access to rare minerals.
 
RASSEGNA PARLAMENTARE
Martedì 15 febbraio l’Assemblea ha approvato le mozioni Cicu ed altri n. 1-00561 e Vernetti ed altri n. 1-00564, nonché le mozioni Tempestini ed altri n. 1-00562 e Porfidia ed altri n. 1-00563, nei rispettivi testi modificati, relative alla definizione di un piano per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan e respinto la mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00530.

Il Ministro degli affari esteri Franco Frattini ha reso, a nome del Governo, una informativa urgente sugli sviluppi della situazione in alcuni paesi dell’area mediterranea. E’ seguito un breve dibattito al quale ha partecipato un oratore per gruppo.

La Camera ha quindi approvato in via definitiva il disegno di legge, già approvato dal Senato, concernente Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica federativa del Brasile in materia di cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma l’11 novembre 2008 (C. 3882).

Da ultimo si è svolta la discussione generale del testo unificato delle proposte di legge Brugger e Zeller; Quartiani ed altri; Quartiani ed altri; Caparini ed altri; Quartiani ed altri; Barbieri; d’iniziativa del Consiglio regionale delle Valle D’Aosta concernente Disposizioni in favore dei territori di montagna (C. 41C. 320C. 321C. 605C. 2007C. 2115C. 2932-A)

FEDERALISMO

Parere favorevole è stato espresso il 24 marzo 2011 dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale al decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, e determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario. Il decreto in sintesi individua le fonti di finanziamento delle regioni a statuto ordinario e dispone la contestuale soppressione dei trasferimenti statali. A decorrere dal 2013 verrà rideterminata l’addizionale regionale all’Irpef, con corrispondente riduzione delle aliquote Irpef di competenza statale, al fine di mantenere inalterato il prelievo fiscale a carico del contribuente; la rideterminazione deve comunque garantire alle regioni entrate equivalenti alla soppressione sia dei trasferimenti statali che della compartecipazione regionale all’accisa sulla benzina, entrambe disposte dallo schema in esame. All’aliquota così rideterminata si aggiungono le eventuali maggiorazioni dell’addizionale, attualmente pari all’ 0,9%, che ciascuna regione può effettuare nel limite dello 0,5% fino al 2013, dell’1,1% per il 2014 e del 2,1% dal 2015; qualora peraltro la maggiorazione sia superiore allo 0,5% la parte eccedente tale quota non si applica ai contribuenti titolari di redditi ricadenti nel primo scaglione di reddito (fino a 15.000 euro). Alle regioni spetta altresì una compartecipazione al gettito Iva, che per gli anni 2011 e 2012 viene calcolata in base alla normativa vigente, mentre dal 2013 sarà fissata in misura pari al fabbisogno sanitario “in una sola regione”. Prima di essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto deve avere l’approvazione definitiva del Consiglio dei ministri.


 LIBIA

Frattini al lavoro per proteggere i nostri connazionali

Tripoli - Situazione critica in Libia, dove la rivolta contro Gheddafi peggiora. Una squadra dell’Unità di Crisi, di rinforzo dello staff consolare e guidata dal vicario, è quindi pronta a partire per Tripoli per coadiuvare la sede diplomatica italiana nelle operazioni di rimpatrio dei connazionali i Libia (soprattutto dipendenti di Eni e Impregilo). Secondo il ministro è già stato disposto il rientro del personale non necessario e, in caso di necessità, sarà possibile utilizzare "corridoi umanitari per eventuali assistenze mediche urgenti, ove occorresse". Per il momento, comunque, come assicura il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non ci sarà ancora nessun rimpatrio coatto. Altra ipotesi che la Farnesina sta valutando è quella di rafforzare le tratte aeree da e per Tripoli per favorire, in tempi quanto più rapidi possibile, il deflusso dei connazionali che abbiano manifestato, attraverso l’Ambasciata o la stessa Unità di Crisi, l’intenzione di lasciare il Paese.

 

Le varie rivoluzioni nei paesi islamici del medio-oriente

NON sono una coincidenza.



L Italia puo' essere, ed in parte gia' lo e', il centro della diplomazia e della possibile evoluzione PACIFICA di questi conflitti. Certo e' che il Governo Berlusconi e' assolutamente essenziale ad una risoluzione pacifica di questi conflitti, cosi' come lo e' per il conflitto tra stati arabi e ISRAELE. Pochi hanno compreso, ma sempre in numero maggiore (sia in Europa che negli USA) iniziano a intuire, il ruolo importante che l'Italia, sia come stato sinonimo del Cattolicesimo mondiale, sia come centro geografico del Mediterraneo, sia come mediatore neutrale tra stati islamici e Israele, sia come simbolo, nei secoli, di influenza Mediteranea e mediorientale.

DAI FARAONI AI DISCHI VOLANTI In che cosa crediamo?



Dalle piramidi dell’antico Egitto alle imponenti terrazze sopraelevate dei templi Maya del Centro America, ogni volta che gli esseri umani hanno pensato che in qualche modo il sole fosse l’origine della vita, sono giunti a considerarlo – o a venerarlo - come l’espressione manifesta di una forza superiore, tanto da erigere monumenti al potere divino che ritenevano scaturisse dal suo calore e dalla sua luce.

Quando, agli albori della storia umana, si è capito che i piccoli semi di frumento e granturco potevano essere utilizzati per far crescere altro grano e frumento, si è giunti ad attribuire un valore ai semi e al modo per farli crescere, venerando gli dei della pioggia e della fertilità agricola. Quando gli uomini e le donne iniziarono a dare valore ai bambini e alle famiglie numerose, elaborarono riti per rendere omaggio alla fertilità femminile, e svilupparono sistemi di credenze, più o meno corretti, incentrati sui bisogni da loro percepiti e sulle loro conoscenze limitate. Non vi è alcun dubbio che il modo in cui percepiamo la realtà contribuisce a formare la valutazione della realtà stessa. Le percezioni, le convinzioni e i valori sono pertanto interconessi.

Sin dai tempi più remoti e in ogni parte del mondo, tra i vari tipi di credenze profonde, senza dubbio le più forti sono sempre state quelle relative alla fede e alla religione. Recenti sondaggi hanno mostrato che il 73% degli europei crede in Dio o in qualche entità superiore, 80% crede in una qualche forma di vita dopo la morte e il 61% sostiene che sia necessario tollerare il credo religioso di altri popoli (ammesso che anche loro siano tolleranti nei nostri confronti). Le credenze, sia quelle basate su fatti reali e sia quelle basate sulla superstizione o su informazioni incomplete o erronee (ossia credenze fondate su assunti sbagliati), esercitano un grande influsso sui nostri atteggiamenti e valori.

Ma le credenze cambiano. Quando le condizioni della vita di un gruppo cambiano, o quando sviluppi sociali, religiosi o tecnologici rimodellano il vecchio sistema di credenze, allora vediamo realizzarsi anche una modificazione dei valori comuni, una specie di «evoluzione sociale» spontanea e durevole.

Ciò in cui crediamo - la nostra visione del mondo - è spesso il sostrato su cui costruiamo il nostro sistema di credenze e di valori. Quando capiremo meglio quei fenomeni che sono stati catalogati come Ufo (oggetti volanti non identificati) cambieremo la nostra visione dell’universo. In termini generali, le nostre convinzioni più profonde ci portano a trarre conclusioni sia sulle persone e sia sulle situazioni. Visioni del mondo diverse daranno vita a sistemi di valori diversi, e quindi a comportamenti diversi. Possiamo dare la priorità al fare piuttosto che all’essere. Possiamo dare un’importanza maggiore all’individuo o alla collettività. Possiamo vedere il mondo come un luogo emozionante, stimolante, oppure pericoloso e conflittuale. Ciò che crediamo (che sia valido o no) influenzerà sempre e comunque i nostri atteggiamenti e le nostre azioni.

Alcune persone pensano che gli eventi controllino la nostra vita e che l’ambiente modelli il nostro carattere. Non è vero. Vi risparmierò la storiella dei due fratelli con il padre alcolizzato, di cui uno diventa criminale e l’altro prete; oppure quella dei due prigionieri di guerra torturati in Vietnam, di cui uno si arrese (e fu poi ucciso) e l’altro decise invece di resistere e, uno volta ritornato in patria, divenne senatore. Le credenze personali sono interpretazioni generalizzate delle nostre esperienze passate (consce e inconsce). Sono una specie di presunto fenomeno di causa-effetto basato sull’interpretazione personale degli eventi. Più si ripete l’esperienza, o più viene rafforzata dagli altri (famiglia, amici, autorità), e più si radica dentro di noi.

Siamo noi a dare un significato agli eventi e alle esperienze. Ciò che le nostre esperienze significano per noi, è ciò che plasma il nostro atteggiamento e il nostro comportamento. Credere è un atto di volontà, è una decisione conscia o inconscia che influenza i nostri valori, le nostre norme e tradizioni. A volte possiamo ripensare continuamente a un evento e a quella che ne è stata la nostra interpretazione (un incidente, una circostanza in cui siamo stati umiliati), fino al punto da esserne ossessionati. Spesso scegliamo di adottare le opinioni di altre persone che rispettiamo (familiari, amici, colleghi, medici, professori, personaggi televisivi) anche senza che si fondino su un’esperienza diretta e, a forza di sentirle, ci convinciamo della loro effettiva validità. Gli esseri umani hanno il grande dono di saper creare significati e simboli. Attribuendo un significato agli eventi, diamo loro o non diamo loro importanza e peso. Come quando Gianni dice all’amico Mario: «Vedi quella bella bionda che mi ha sorriso? Le sono simpatico». E Mario: «No, stava sorridendo a me: è mia figlia».

Tutte le credenze sono essenzialmente di tipo culturale, nel senso che possono essere apprese, possono essere il risultato di esperienze personali o possono essere trasmesse dalla famiglia, dalle tradizioni e dalla società. Proprio come possiamo distinguere tra due tipi di percezione unici (il singolo e il molteplice), possiamo anche distinguere tra due tipi di credenze di base: la prima riguarda noi stessi, come vediamo la nostra immagine, chi reputiamo di essere; la seconda riguarda l’opinione del mondo esterno, come noi vediamo gli altri. Alcuni psicologi hanno detto che la credenza più potente è il nostro senso di identità e che questo è l’ultimo filtro di tutte le nostre percezioni. I cambiamenti del modo in cui percepiamo e valutiamo noi stessi causano cambiamenti nel modo in cui percepiamo e valutiamo gli altri; tutto ciò spesso ci porta a cambiare il nostro sistema di valori e il nostro comportamento. Facciamo scelte e agiamo in funzione di ciò che siamo e di come vediamo noi stessi. Queste credenze interiori (consce e inconsce) sono molto importanti perché sono quelle che usiamo per definire la nostra individualità, la quale ci rende unici e differenti dagli altri. Questa certezza di chi siamo (questa fede, se vogliamo), di che cosa possiamo o non possiamo fare, segna di frequente i confini del nostro comportamento. Gli atleti azzurri che salgono sul podio olimpico sono tutti molto sicuri di se stessi e delle proprie capacità atletiche. Nei marines americani e nelle forze speciali di molti paesi l’addestramento è equamente diviso fra addestramento fisico e addestramento della psiche.

Proprio come gli antichi romani (in particolare i cosiddetti stoici, che seguivano una rigida disciplina del corpo e della mente), molti - da coloro che praticano le arti marziali ai frati di clausura e agli sportivi professionisti, hanno imparato a disciplinare la propria mente e le proprie emozioni, al fine di controllare meglio il proprio corpo e superarne i limiti.

Più volte ci è stato detto, e la scienza lo ha dimostrato, che il potenziale umano è molto più grande di quello che effettivamente usiamo, e che molto del potenziale che usiamo dipende dal concetto che abbiamo di noi stessi, ossia dalla nostra auto-identità. Le azioni sono la conseguenza delle credenze e dei valori, e la maggior parte delle persone (spinta dal bisogno di armonia e coerenza, tipico della parte razionale del nostro cervello) si comporta secondo la visione che ha di sé, giusta o errata che sia.

Le convinzioni su se stessi sono primarie, nel senso che influenzano le idee che abbiamo degli altri e il rapporto che stabiliamo con il mondo. Ma non sempre. A volte, ciò che pensiamo degli altri, e come essi si comportano nei nostri riguardi, può determinare il giudizio che diamo a noi stessi. Un allenatore troppo esigente, un padre troppo severo, una madre troppo ossessiva possono distruggere gli animi di quei giovani che li stimano più del dovuto. Solo dopo aver formato una stabile auto-identità di base (in genere, dopo l’adolescenza) riusciamo a comprendere chi siamo, chi sono gli altri e come e che cosa scegliere. Cominciamo allora a formulare i nostri valori. Adottiamo, oppure rifiutiamo, opinioni altrui, e rinsaldiamo o ricusiamo regole e tradizioni. Infine, giungiamo a stabilire se una cosa è giusta, sbagliata o indifferente. Ovviamente, il bambino che giudica positivamente il latte materno e negativamente le sculacciate del dottore salta alcuni di questi stadi e lascia che la valutazione la operino i bisogni e l’intuizione.

Applicando le categorie binarie alle scienze comportamentali, arriviamo a una conclusione altrettanto importante. Come i cambiamenti nella percezione di sé (nell’auto-identità di un individuo) portano a cambiamenti nel proprio sistema di valori (e di conseguenza nel proprio comportamento), così i cambiamenti nell’auto-identità di un gruppo portano a modificazioni profonde nel comportamento nei confronti della propria e delle altre comunità. In Italia la Lega Nord ha avuto l’enorme merito di rinvigorire le identità etniche delle comunità locali. E come una comunità di persone cambia la percezione della propria identità e sviluppa nuove convinzioni relativamente all’auto-identità e all’immagine che ha del proprio rapporto con gli altri (l’Iran prima e dopo lo scià, la Jugoslavia prima e dopo Milošević), così i suoi valori rifletteranno il passaggio alla nuova identità, trasformando progressivamente il suo comportamento nei confronti di altre comunità.

In conclusione, ci sono poche forze più potenti e maggiormente capaci di plasmare il comportamento umano dell’auto-identità, sia essa individuale o relativa alla collettività con la quale si identifica l’individuo. Un consiglio: esercitarvi a usare tale strumento (migliorare la vostra auto-identità) per modificare il vostro comportamento e il vostro destino.

Qualcuno potrebbe domandare: come posso cambiare me stesso se non ho mai avuto certe esperienze positive? La risposta è che l’auto-identità non si limita alla nostra esperienza. Semmai, è l’interpretazione che noi diamo alle nostre esperienze a limitare la percezione di chi siamo. Alberto Sordi era un grande maestro nel trasformare una situazione vergognosa in una situazione vincente. Sordi, nei panni di quel romano che cercava sempre di arrangiarsi, riusciva a trovare e a dare un significato positivo anche alle azioni più deplorevoli. In tanti film, Sordi, dandosi delle arie, esasperando se stesso, creava un’energia che gli permetteva di combinare cose che altrimenti (quando era depresso e debole) non sarebbe riuscito a fare. Quando il personaggio di Guido, nel film di Benigni La Vita è bella, marcia verso la morte con un sorriso, lo fa per suo figlio, e trova la forza di agire in modo normale e allegro pur trovandosi in un ambiente infernale.

La nostra identità è determinata in gran parte dalle decisioni che prendiamo in merito a chi siamo e a chi vogliamo essere, e dalle etichette con cui decidiamo di identificarci. Questo definisce anche il nostro modo di vivere. In conclusione, possiamo trovare una risposta in linea con il nostro approccio relazionale. Possiamo dire che l’auto-identità è il prodotto di due elementi complementari e interrelati: il senso innato di sé derivato dal nostro patrimonio genetico (l’«uno»); e la totalità delle esperienze consce e inconsce (il «molteplice») e quella che ne è la nostra interpretazione, del tutto unica e personale.


 

POPE BENEDICT XVI and AL QUEDA

A Preview of Coming Events

Rome July 2008.

                            “Faith, it’s very simple.” This phrase was the essence of the speech that Pope Benedict XVI gave on September 12th  at the University of Regensburg, in Germany. The title of the speech was “Faith, Reason, and the University; Memories and Reflections.” The speech was meant to stress the need for sound reason, even in the context of faith. Quoting directly from the speech, the Pope said:

          “I was reminded of all this recently (the need for reason in religious debate) when I did read part of a dialogue by the erudite Byzantine Emperor Paleologus and an educated Persian on the subject of Christianity and Islam. The emperor, after having expressed himself forcefully, goes on to explain in detail why spreading the faith through violence is something unreasonable. Violence is incompatible with the nature of God and the nature of the soul. God continues the emperor, is not pleased by blood, and not acting reasonably is contrary to God’s nature. Faith is born of the soul, not the body. Whoever will lead someone to faith needs the ability to speak well and to reason properly, without violence and threats.”

          The intention of the pontiff here is not one of negative criticism, but clearly that of stressing the need for reason and its’ application in matters of faith. Further in the speech, the Pope clearly expressed that we become capable of that genuine dialogue between cultures and religions only when we use the common ground of reason and common-sense.

          The Islamic fundamentalist’s response was, as usual, extreme. In Cairo, Egypt, an Al Qaeda- linked extremist group warned Pope Benedict XVI that he and the West were “doomed.” Other Al Qaeda organizations such as the Shura Counsel, a Sunni extremist group, issued a statement on the Web, vowing to “continue its Holy War against the Crusaders and the West.” In Kashmir, the head of a hard-line Muslim group forced shops, businesses, and schools to shut down. Churches were burned, a nun was killed, protestors rallied across Pakistan, Syria, and even in China top officials criticized the Pope and misrepresented his speech. Fire bombs were thrown against seven churches in the West Bank in the Gaza Strip. Christian Lebanese expressed their fear after mass in one of the few churches in Beirut. Of course, all these violent actions underlined the correctness of the statement that the Pope read at the University, expressing the concern that so many Muslims approve of violence as a mean to further their religion.

          Was all the fuss part of the usual media circus? Or was it a communication gap on the part of the Vatican? This was definitely a hot-potato for the new Secretary of State of the Vatican, Monsignor Tarcisio Bertone, just sworn in on September 15th.

          What’s important is that the day before the dreaded speech, on September 11th the Pope celebrated a special mass in which he declared that; “The true vengeance of God is the Cross.” The primary message of Christianity is “no” to violence and “love for fellow men and women till the ultimate self-sacrifice.”

          Concerning the statement of Benedict XVI, the Italian theologian, Vito Mancuso, professor at the University of St. Rafael in Milan, Italy, said: “The words that the Pope said concerning the logos and reason as an intrinsic heredity of the Christian Church are not only true, but were cause for a profound joy in my heart. Christianity knows that God is love.” This is not a conflict between religions, but is a different view on how to relate and express one’s own worldviews. In the West, we may agree to disagree and we may use strong words to try to defend our positions, but we do not resolve to violence. A few extremists, starting with Osama Bin Laden and all his followers, have decided to try to impose their views of the world, and their sick brand of fanatic pseudo-religion using force, intimidation, fear, and random killing of innocents (terror).

          On Sunday, September 10th, in Munich, Germany, the Pope said; “The West is becoming deaf to the call of God and this is frightening to all other religions.  Pope Ratzinger wrote 14 speeches during his visit in Germany and prior to September 12th. The common thread was “The spiritual rebirth of the West, so that the modern world will return to a deeper relationship with God.” Cardinal Christof Schoenborn, Archbishop of Vienna and former student of the Pope wrote: “This was the main objective chosen by the Pope.”

          The Pope was one of the top theologians in the Catholic Church for the last 30 years and the closest person to Pope John Paul II. All the speeches prior to September 12th, and Pope Benedict XVI prior writings on theological matters, clearly indicate that his concern is the radical, materialistic rationalism of Western society, particularly in the U.S. and Europe. In all his speeches, the Pope tries to stress the fact that the Bible, both the New as well as the Old Testament, are extremely rational and supportive of common-sense and logic. The problem in our materialistic society is our inability to marry successfully rationality and faith, logic and soul, scientific and spiritual pursuit.

          If I understand the sense of what Pope Ratzinger is trying to say is that we need a new revolutionary approach to our faith, one that is more rational and more suited to our fast-paced world. But, among all the violence that is surrounding our world, the future is bright because every day we see more and more leaders searching for peaceful answers, young people trying to restore the balance of nature that we and our fathers have left so vulnerable, untold masses traveling freely, with trains, plains, or with television sets and internet screens, from nation to nation, sharing their cultures, their experiences, and their hearts. The future is multicolored and bright indeed. 

Dr. Guido George Lombardi


LA CROCE DEL TERZO MILLENNIO

 

Roma, Agosto 2009.

Il significato della Croce nel terzo millennio sara’ diverso dalle interpretazioni del ventesimo secolo, non perche’ siano cambiate la Croce, Cristo o le dottrine della  chiesa, ma perche’ siamo cambiati noi, i nostri fratelli e sorelle, i nostri figli, la societa’ 

e l’ambiente. Dopo gli eventi politico-sociali dell’ultimo decennio, iniziati a livello mondiale con il crollo del muro di Berlino e con la distruzione del World Trade Center, le torri gemelle a New York l’undici settembre 2001, e la conseguente radicalizzazione di gruppi mussulmani in molti paesi, la politica mondiale ha subito un brusco cambiamento.Dopo la crisi finanziaria mondiale del 2008 le economie regionali e nazionali stanno subendo profonde trasformazioni.  

Oggi, gli attacchi mediatici contro il Vaticano e l’assalto, nei tribunali di molti paesi, da parte di gruppi intenti a minare la fiducia del popolo nelle istituzioni religiose e nei suoi rappresentanti costituiscono un fronte che deve essere difeso a tutti i costi.

E’ venuta l’ora di togliere i chiodi che tengono inchiodato Gesu’ Cristo alla croce. E’ ora di liberare il Signore da vincoli e catene di ferro che noi stessi abbiamo forgiato con le nostre debolezze. Dobbiamo scardinare dalla Croce i cunei che la nostra indifferenza e i nostri timori ci hanno impedito di fermare. In pratica dobbiamo chiamare a raccolta tutto il popolo dei fedeli, e non solo Cattolici, ma tutti coloro legati a Cristo e alla tradizione Giudaica da cui esso proviene. E’ necessario ricreare un legame forte tra tutti coloro che fanno parte integrale della tradizione e della civilta’ Giudeo-Cristiana, Cattolici, Ortodossi, Ebrei. Un attacco ad uno e’ un attacco a tutti. Dobbiamo essere piu’ uniti e piu’ consci della realta’ internazionale e dei suoi attori.

Siamo pervenuti ad un’altra fase cruciale della trasformazione politica, economica e sociale non solo in Italia, ma nel mondo.

Osservando la politica italiana, negli ultimi anni il modello bipartisan ha sicuramente mostrato alcuni aspetti positivi ma il forte individualismo e la creativita’ che contraddistisngue il popolo italiano ha anche creato correnti e divisioni. Oggi il proliferare di liste civiche, di movimenti e di associazioni riflette la necessita’ di una parte dell’elettorato di dar voce ai propri bisogni e alle esigenze inascoltate di segmenti, anche importanti, della popolazione e dei territori, tramite un messaggio politico e obiettivi programmatici mirati e specifici. Questi bisogni, questi desideri di essere ascoltati, di essere trattati con rispetto e con comprensione non si limitano all’ambito della politica, ma sono ancor piu’ evidenti nell’ambito religioso.

Non possiamo permettere che il ladro crocifisso alla sinistra di Gesu’ continui a spargere le sue calunnie, dobbiamo invece rispondere, nei media e tramite i nostri rappresentanti, come rispose il ladro crocifisso a destra di Gesu’, che disse: “Perche’ inveisci contro quest’uomo, e’ innocente. Noi ci meritiamo la pena che ci affligge, ma lui non ha fatto nulla di male.”

E’ venuta l’ora di parlare, di farci sentire a difesa della Croce e di cio’ che rappresenta, a difesa della civilta’ occidentale e dei valori, della tradizione Giudeo-Cristiana, a difesa della Bibbia, delle parole di vita con cui ci identifichiamo. 

Questo incontro, speriamo il primo di molti, vuole iniziare un dialogo con queste numerose realta’.

E’ fondamentale che l’azione sociale, ma anche politica, di nuovi movimenti religiosi, sociali e politici  si proponga di restaurare il rapporto tra il popolo e i suoi interlocutori; restaurare la fiducia, la credibilità, la responsabilità, la trasparenza della Chiesa e della politica, proponendo finalmente non solo nuove interpretazioni per le nuove esigenze, ma un modo aperto, un sistema piu’ interattivo con la gente, un sistema che apra una porta alla grande diversita’di realta’ locali, una confederazione che condivida ideali, valori, tradizioni e le fondamenta di un programma comune.      

Dott. Guido George Lombardi

LA SICUREZZA INTERNAZIONALE
E IL NUOVO CONCETTO
STRATEGICO DELLA NATO       By:
Ten. Col. GERARDO CERVORE
Ministro della Difesa 
http://www.specchioeconomico.com/ 

Bitonci: "Vinta la battaglia della Lega Nord contro la Moschea di Grantorto"

Moschea, la resa dei musulmani, una raccolta firme contro il luogo di preghiera e troppe polemiche: dietrofront della comunità islamica.

GRANTORTO(Padova)- «Pericolo» moschea scongiurato a Grantorto, nel Padovano. Tanto hanno potuto le boutade del sindaco Sergio Acqua, la mobilitazione di sindaci e esponenti politici dei Comuni vicini, la raccolta firme contro il luogo di preghiera (1.200 quelle impilate una sull’altra in poche ore), le pagine dei giornali e i servizi televisivi. Così, un fine settimana di riflessione ha convinto Abderrahim Benabid che era meglio cambiare aria. Il presidente dell’associazione culturale che aveva visto nel complesso sorto alle spalle del Municipio un futuro luogo di preghiera islamico lunedì mattina ha incontrato il sindaco Acqua. Un incontro cordiale e rispettoso, durante il quale ha messo al corrente il primo cittadino della sua decisione di abbandonare completamente la trattativa che aveva iniziato da alcune settimane con i proprietari dell’immobile. «E se trovassi qualche altro spazio, ma sempre qui a Grantorto?». Ci ha provato, prima di uscire dall’ufficio del sindaco. Ma niente da fare. «A Grantorto no - ha spiegato Acqua - ormai è troppo tardi, avresti dovuto venire da me prima di iniziare una trattativa privata. Ora non si può più tornare indietro». Nessun rancore, nessun attrito tra il sindaco e Benabid, presidente dell’associazione «La Fede». Qualche attrito c’è piuttosto tra l’associazione e il sindaco di Cittadella, nonché parlamentare della Lega Nord, Massimo Bitonci che non ci ha messo molto a buttarsi a capofitto in questa polemica. «Non c’entriamo nulla con le dichiarazioni del sindaco di Cittadella - spiega Benabid in riferimento ad una sorta di intolleranza tipica dell’islam citata da Bitonci - per noi la discriminazione non esiste e se la guardia di finanza viene a fare un controllo mi fa piacere così potremo dimostrare in che condizioni ci troviamo e chiedere eventualmente un finanziamento». Ma, manco a dirlo, Bitonci tira dritto per la sua strada. «Se avessimo continuato con il nostro gazebo fino a sera - ha spiegato riferendosi alla raccolta firme della scorsa domenica - avrebbero firmato pure i neonati. E chiaro che a Grantorto la moschea non la vuole nessuno». E poi ancora: «Mi è parso chiaro il parroco don Luigi Dalla Bona quando ha dichiarato che saremo pronti ad aprire una moschea quando sarà assicurata la reciprocità nei paesi d’origine dei musulmani». Ma il «problema», se di problema si può parlare in questo e tanti casi simili sempre più frequenti, in Veneto come nel resto d’Italia, non è risolto. Semmai è stato solo spostato. L’associazione guidata da Abderrahim Benabid sarebbe infatti già pronta a guardarsi attorno per trovare altri spazi nell’alta padovana. Escludendo Grantorto per ovvie ragioni, Cittadella (almeno fino a quando Bitonci sarà sindaco) e Carmignano di Brenta (dove il gruppo ha già una sede: «Il sindaco e le forze dell’ordine sanno che qui ci siamo sempre comportati bene» aggiunge Benabid) ogni Comune potrebbe essere quello buono. Ma anche in questo caso lo «spettro-Bitonci» torna ad agitarsi: «Nell’alta padovana, una moschea, di certo, non la si farà mai». Riccardo Bastianello
01 marzo 2011 
 

 

di Andrea Di Sorte

Più di qualcuno in queste ore grida al 1993 e se esaminiamo i fatti in maniera superficiale si può provare a tracciare una analogia: lancio di monetine (’93 Hotel Raphael, ’11 Montecitorio), inchieste in corso (’93 Tangentopoli, ’11 Rubygate), 'incazzatura' popolare (’93 anticraxiani, ’11 antiberlusconiani) e usi e costumi (’93 si rubava per il partito, ’11 si 'ruba' per se stessi, vedi casa Montecarlo).

Minimo comun denominatore con allora: clima generale di antipolitica. Un sentimento diffuso verso le istituzioni che non riescono a dare risposte ai problemi reali del Paese. E infatti oggi come nel 1993 siamo ancora incapaci di risolvere le “non emergenze”, ovvero di programmare il futuro di questo paese sotto ogni punto di vista: infrastrutturale, sociale ed economico.

Prendiamo ad esempio la Salerno Reggio Calabria, un tratto autostradale iniziato nel 1964 ed ancora oggi in lavorazione. A Shezhen in Cina hanno realizzato una parte del loro porto (il quarto più grande del mondo) in meno di un anno. In Italia si risolvono (insegnamo al resto del mondo) solo le emergenze, che grazie a Berlusconi riescono a risollevare i disastri provocati dalla natura (L’Aquila) o da malgoverni locali (Napoli o Messina).

Le riforme stentano a realizzarsi, e quelle che si realizzano sono frutto di sacrifici disumani di alcune persone come il Ministro Gelmini per la riforma della scuola o Calderoli per il Federalismo Municipale. Ma la colpa di chi è? Alla gente, quella accumunata dal denominatore dell’antipolitica, non importa se l’opposizione italiana sia negazionista ad ogni proposta della maggioranza o che Berlusconi sia troppo concentrato sull’eliminazione della casta giudiziaria. La gente ha bisogno di vedere cose concrete. Cose che purtroppo non potranno palesarsi nel breve termine, poiché le riforme vere hanno tempi di realizzazione molto lunghi e nel periodo iniziale non hanno un impatto percettibile dalla maggioranza dei cittadini. Per cui oggi, ad esempio, il cittadino italiano che non vede cambiamenti imminenti con il Federalismo Fiscale, genera un'insofferenza intrinseca così forte che poi sfocia in malessere pubblico.

Ma tra questo malessere e dire che il 1993 è vicino c’è un abisso. Un conto è l’insofferenza dei molti: arrivare a fine mese, avere un futuro chiaro, un lavoro stabile, agire nel pieno rispetto delle regole. Un altro conto è la rivolta popolare che tangentopoli portò con se. Benché il comun denominatore sia lo stesso le due epoche storiche sono diverse, assai. Non bisogna confondere il popolo viola con il popolo italiano.

E perché il risultato finale non sia identico e la fine di una classe dirigente dietro l’angolo, occorre cambiare atteggiamento nei confronti di chi sta manovrando tutto il teatrino: la magistratura. Fa bene la maggioranza ad avere un atteggiamento duro con la casta giudiziaria, perché nel 1993 per cedere alle richieste dei giudici molte persone innocenti furono uccise moralmente. Questo non possiamo permetterlo, dunque: riforma della giustizia avanti tutta.
 
La futura Consigliera Regionale del Lazio,
Lillia D'Ottavi, Latina, Italy, 
and Congressman Guarini
at NIAF, Washington DC, October 2010.   
 
MORATTI
 
 

 

La politica estera degli Stati Uniti.

Le nuove sfide per la presidenza Obama.



Francesco Tomicich
Ho sempre avuto una sensazione, una convinzione, che questo continente è stato posto qui, tra i due grandi oceani, per essere trovato da gente di tutte le parti del mondo che avessero un pizzico in più di desiderio di libertà e un pizzico in più di coraggio di prender su e lasciare amici e concittadini e così via e venire in questo paese.

Ronald W. Reagan

In Europa negli ultimi anni si è seguito con sempre maggiore attenzione l’evolversi della lunghissima corsa verso le elezioni presidenziali americane. Ciò che cattura la nostra curiosità, al di là del fatto che intere generazioni di europei sono cresciute guardando i film, ascoltando la musica, consumando i prodotti e i servizi provenienti dagli USA e ragionando sulle idee elaborate nelle università americane, è probabilmente la peculiare modalità di svolgere la campagna elettorale, incentrandola in maniera preponderante sulle figure dei candidati. Niente di più diverso quindi dalle tradizionali campagne elettorali europee, che, fatta eccezione per alcune particolari circostanze, tendono a focalizzarsi molto di più sulla contrapposizione tra partiti piuttosto che su ciò che caratterizza il profilo individuale dei candidati. L’approfondimento degli aspetti più privati della vita dell’uomo politico, dalle relazioni amorose ai gusti in fatto di musica, dalle frequentazioni extrapolitiche ai rapporti familiari sono così normali negli Stati Uniti quanto sono anomale nel nostro continente. Si dice spesso che in America si voti per la persona ed in Europa per il partito: ciò sembra essere vero anche in un periodo, qual è l’attuale, in cui l’opinione pubblica americana è profondamente polarizzata, in conseguenza delle annose ed aspre lotte tra Repubblicani e Democratici. Ciò che colpisce ancor di più gli europei è il grande spettacolo che si crea attorno alle elezioni presidenziali statunitensi: abituati ai tradizionali metodi di propaganda, quali il megafono che dal tetto di un’auto chiama a raccolta gli elettori per un comizio, o i gruppi di giovani attacchini che di notte ricoprono i muri delle città, o ancora i cosiddetti santini con annessa foto in stile prima comunione, non possiamo che ammirare, con un pizzico d’invidia a volte, le spettacolari convention, il susseguirsi ininterrotto di spot televisivi girati in stile hollywoodiano, la cura maniacale dell’immagine, gli slogan degni delle migliori campagne pubblicitarie e...sì, se possiamo sommessamente dirlo, anche i dibattiti tra candidati, molto più vivaci e sicuramente meno asettici di quelli che si sono (e, recentemente, non si sono) visti negli ultimi tempi in Italia.

Fatta questa premessa sui motivi che ci hanno solleticato a seguire la campagna 2008, ai quali in ultimo aggiungerei la naturale propensione a schierarci e a dividerci su qualsivoglia argomento, passiamo ora ad analizzare i motivi più squisitamente politici che dovrebbero spingerci ad interessarci delle idee del prossimo inquilino della Casa Bianca, ovvero le scelte che egli adotterà e che avranno immediate ripercussioni sulla vita dei cittadini europei.

Tralascerò in questo mio intervento gli evidenti vincoli tra l’economia statunitense e quella dell’Unione: la tempesta che in questi giorni sta sconvolgendo i mercati finanziari di tutto il mondo rende palese la strettissima connessione tra l’economia americana e quella europea. Ciò che accade al di là dell’oceano si trasmette in tempo reale nel vecchio continente; le soluzioni adottate dal governo americano sono destinate a produrre i loro effetti anche in casa nostra.

Dedichiamoci quindi alle politiche del presidente degli Stati Uniti che maggiormente possono interessare chi negli Stati Uniti non vive, ovvero quelle di politica estera.

In un brillante saggio di alcuni anni fa, Walter Russel Mead rilevò che il pensiero statunitense, quanto a politica estera, è stato relativamente stabile nel corso dei secoli. Individuò quattro modi fondamentali di guardare alla politica estera, quattro scuole di pensiero che hanno dato forma al dibattito sulla politica estera americana dal XVIII al XXI secolo, da George Washington a George W. Bush.

Mead battezzò queste quattro scuole con i nomi di quattro personaggi della storia americana: Alexander Hamilton, Woodrow Wilson, Thomas Jefferson ed Andrew Jackson.

Iniziamo quindi ad esaminare la prima di esse, quella hamiltoniana, che considera come compito primario del governo degli Stati Uniti favorire la buona salute delle imprese americane, in patria e all’estero. Storicamente, gli hamiltoniani sono stati dei sostenitori dell’ordine mondiale britannico, fondamentale proprio per la salvaguardia degli interessi dei mercanti e degli investitori americani. Con la fine dell’impero britannico, hanno sostenuto che gli Stati Uniti dovessero sobbarcarsi il compito di sostituire la Gran Bretagna nel mantenimento di tale ordine. Fra gli hamiltoniani più noti possiamo ricordare Theodore Roosevelt, Henry Cabot Lodge sr., Dean Acheson e George H.W. Bush.

La seconda scuola, che prende il nome da Woodrow Wilson, ma che è diffusa da ben prima della nascita del ventottesimo presidente, è caratterizzata dal pensiero centrale che gli Stati Uniti abbiano il dovere, morale e concreto, di esportare i propri valori nel resto del mondo. “La causa dell’America è la causa di tutto il genere umano”, diceva Benjamin Franklin ai tempi della Rivoluzione. Questa concezione ha radici molto profonde nella cultura americana ed è stata influenzata nel corso della storia dalle attività e dalle pressioni lobbistiche dei missionari americani. I wilsoniani sono molto più interessati agli aspetti morali e giuridici dell’ordine mondiale che a quelli economici, cari agli hamiltoniani: ritengono infatti che gli interessi americani richiedano, per meglio essere realizzati, che gli altri paesi vi si conformino ed agiscano di conseguenza. Convinti che le democrazie costituiscano partner migliori e più affidabili delle monarchie e delle tirannie, i wilsoniani sostengono la diffusione della democrazia nel mondo, a volte, bisogna dire, anche con mezzi non esattamente pacifici. Allo stesso tempo però il secondo obiettivo strategico della scuola wilsoniana è proprio la prevenzione della guerra.

Finora abbiamo descritto due approcci alla politica estera piuttosto comprensibili per noi europei. Il pensiero hamiltoniano e quello wilsoniano sono infatti incentrati su valori universali, ed entrambi prevedono che gli Stati Uniti debbano edificare un ordine internazionale e insieme sviluppare concessioni e modifiche al loro interno affinché quell’ordine venga mantenuto. La scuola jeffersoniana e quella jacksoniana invece, per quanto sarebbero indubbiamente felici se il resto del mondo diventasse più simile agli Stati Uniti, rigettano l’idea che siano gli Stati Uniti a doversi adattare meglio al resto del mondo.

Veniamo quindi alla terza scuola, quella dei jeffersoniani. Essa ritiene che l’interesse più pressante e vitale degli Stati Uniti sia la conservazione della democrazia americana, bene prezioso quanto vulnerabile, in un mondo pieno di pericoli. Per fare ciò, i jeffersoniani ricercano il metodo meno costoso e rischioso, raccomandandosi allo stesso tempo contro i tentativi di imporre i valori americani ad altri paesi, sconfinando spesso nell’isolazionismo. Evitare la guerra, fonte di destabilizzazione interna, oltre che di inutili perdite in termini di vite umane e di beni economici, è la prima preoccupazione dei jeffersoniani in politica estera: politica estera che deve essere condotta secondo i dettami della Costituzione, con tutto il sistema di contrappesi al potere esecutivo che per le altre scuole è spesso soltanto motivo d’impiccio. In tale corrente di pensiero possiamo includere alcuni dei più eccellenti ed autorevoli pensatori della storia americana, uomini del calibro di John Quincy Adams e George Kennan.

L’ultima scuola prende il nome da Andrew Jackson, settimo presidente degli Stati Uniti. La scuola jacksoniana rappresenta una cultura dell’onore, dell’indipendenza, del coraggio e della fierezza militare ben impressa, largamente diffusa e popolare tra il popolo americano. Sospettosi nei riguardi di un potere federale illimitato, scettici sulle proposte buoniste in politica interna ed estera, contrari alle tasse federali ma favorevoli ai programmi di aiuto alla classe media, spesso populisti, i jacksoniani per certi aspetti assomigliano ai jeffersoniani. Li accomuna anche la spassionata devozione nei confronti della Costituzione e della Dichiarazione dei Diritti. Mentre però i jeffersoniani sono più devoti al Primo Emendamento, che protegge la libertà di espressione e proibisce un’imposizione religiosa da parte federale, i jacksoniani considerano il Secondo Emendamento ed il diritto di portare armi come i veri baluardi della libertà.

Se ci fermassimo a considerare la politica estera americana solo nei termini del realismo commerciale hamiltoniano, della crociata moralistica wilsoniana e del duttile pacifismo jeffersoniano, resteremmo interdetti di fronte al curriculum bellico degli Stati Uniti. Tralasciare questa componente jacksoniana non ci permetterebbe di capire l’altissimo numero di conflitti nei quali l’America si è battuta senza risparmio di energie e risorse.

Queste quattro scuole non sono gruppi separati, in cui il singolo individuo viene classificato con uno e un solo cartellino: è raro che uno statista o che i cittadini comuni siano totalmente avvolti dalle idee e dai valori di una sola di queste scuole. La maggior parte degli americani mescola diversi elementi di diverse scuole nella sua formazione. Le discussioni sulla politica estera americana, anche quelle tra neocons e liberal, sono più delle contese di famiglia, di una stessa famiglia. Le cose buone e quelle cattive che provengono dalla politica estera americana non sono il frutto di un’America buona e di una cattiva, ma della stessa America, della sua volontà di accumulare potere, della sua ambizione e del suo senso dell’onore, della sua instancabile volontà di difendere i propri principi, della sua insoddisfazione per lo status quo, della sua convinzione nella possibilità di cambiamento.

Proprio in riferimento a queste caratteristiche, che io definirei qualità, della politica estera americana, spesso gli Stati Uniti sono stati e sono tuttora considerati un paese pericoloso. Certamente, non si può dire che l’America sia la nazione che mantiene la pace nel mondo: piuttosto si può affermare che essa mantiene un certo ordine, quello che riflette i propri valori e la propria visione e che, personalmente, continuo a ritenere il migliore o sicuramente quello preferibile oggi come negli ultimi sessant’anni. Posta questa premessa, l’America allora è veramente una nazione pericolosa, ma lo è per chi non condivide tali valori e tale visione.

All’inizio degli anni novanta del secolo scorso, il collasso dell’Unione Sovietica e del sistema che per quarantacinque anni aveva diviso il mondo in due sembravano condurre ad una nuova era di convergenza globale, ad un comune interesse per un’integrazione politica ed economica. Come affermato da Francis Fukuyama in un celeberrimo libro, “alla fine della storia, non restano più dei seri avversari ideologici alla democrazia liberale”. Come si comportarono dunque gli Stati Uniti? Ammorbidirono le proprie maniere? Allentarono la presa sul potere internazionale? Si ritirarono almeno un po’ dalla scena mondiale? A tutte queste domande dobbiamo rispondere con un no. Alla fine della guerra fredda gli Stati Uniti spinsero sull’acceleratore. Sotto le amministrazioni di George H. W. Bush e di Bill Clinton estesero e rafforzarono le proprie alleanze fino all’Asia Centrale ed al Caucaso, riempiendo i vuoti lasciati dai sovietici e provando ad instaurare, dove possibile, il tipo d’ordine democratico basato sul libero mercato che gli Americani preferiscono. Diminuirono la spesa militare, ma svilupparono nuovi sistemi d’arma così avanzati da porre gli Stati Uniti in una speciale categoria di superpotenza militare, con la conseguente inclinazione ad utilizzare tale forza in varie occasioni, dagli interventi umanitari in Somalia ed in Kosovo ai cambi di regime a Panama e in Iraq. Fra il 1989 ed il 2001 gli Stati Uniti hanno usato la forza in territori stranieri più frequentemente che in ogni altro periodo della propria storia - una media di una nuova azione militare ogni sedici mesi. Una politica espansiva che rientra nella tradizione della politica estera americana. Fin dalla Seconda Guerra Mondiale, quando, come gli Americani sostengono, gli Stati Uniti sono intervenuti per salvare il mondo dall’autodistruzione, un principio guida della politica estera americana è stato che nessun altro sia in grado di preservare la sicurezza del mondo e della democrazia. Allo stato dell’arte, tendo ancora a dar loro ragione. “Ci ergiamo in alto e vediamo più lontano nel futuro rispetto alle altre nazioni”. Parola di Madeleine Albright, Segretario di Stato di Clinton.

L’illusione della “fine della storia” come tutti sappiamo, durò ben poco. I sistemi democratici, dopo la lunga sfida con il comunismo, si trovano ora a confrontarsi con nuovi contendenti.

Prendiamo innanzitutto il caso della Russia, che fin dalla metà degli anni novanta ha adottato un sistema politico che prevede l’accentramento delle decisioni più importanti in un unico uomo e nei suoi fidati collaboratori. Dopo la debolezza dei primi anni seguenti il crollo del regime sovietico, con Putin si è cominciato a teorizzare che solo una Russia grande e potente fosse in grado di difendere i propri interessi e di resistere alle spinte di cambiamento provenienti dall’esterno, in particolare dall’Occidente.

Anche la Cina ha intrapreso una strada simile. Dopo gli episodi di Piazza Tienanmen e le pressanti richieste di apertura verso il sistema politico liberale, il governo si è mosso verso un consolidamento dell’autocrazia piuttosto che verso una sua riforma.

La presunzione che, una volta smesso di credere nel comunismo, i governanti russi e cinesi si sarebbero trovati a non credere in nulla, si è rivelata naturalmente errata. Essi infatti credono in un forte potere centrale e rifuggono il sistema democratico occidentale, considerandolo causa di inaccettabile debolezza.

Negli ultimi due decenni un altro fattore ha contribuito al deterioramento dei rapporti tra democrazie da una parte ed autocrazie dall’altra. L’opinione diffusa in Occidente, sulla quale tra l’altro le due sponde dell’Atlantico si sono trovate straordinariamente vicine, che la Comunità internazionale avesse il diritto ed il dovere di intervenire nei confronti di Stati sovrani colpevoli di abusare dei diritti dei propri popoli, direttamente tramite le organizzazioni internazionali, o indirettamente tramite le ONG, si è venuta a scontrare con il sistema del diritto internazionale che fino a quel momento aveva difeso qualsiasi Stato dall’altrui ingerenza negli affari interni. La guerra in Kosovo del 1999 ha probabilmente disturbato la Russia e la Cina molto più di quanto possa aver fatto quella in Iraq nel 2003. Mentre le democrazie occidentali stanno propugnando un indebolimento della sovranità nazionale in nome della protezione dei diritti umani, le autocrazie stanno promuovendo un ordine internazionale che dia maggiore risalto alla difesa della sovranità nazionale ed alla protezione dalle ingerenze esterne. Quando oggi i russi parlano di mondo multipolare, non parlano soltanto di una ridistribuzione del potere, ma anche di una nuova contrapposizione di idee e valori. Le grandi potenze tendono oggi a schierarsi: India e Giappone l’hanno già fatto, rafforzando negli ultimi anni i loro rapporti con le democrazie occidentali, naturalmente spinte anche da altre ragioni strategiche di competizione con la Cina. Tale divisione è spesso resa palese nelle maggiori questioni affrontate in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel momento in cui le democrazie premono per l’applicazione di sanzioni o censure nei confronti delle autocrazie in Iran, Sudan, Corea del Nord, Birmania, e Russia e Cina si oppongono o cercano di svuotare di significato le misure richieste.

Possiamo provare ad immaginare come si porranno gli Stati Uniti del presidente eletto Barack Obama nei confronti di queste sfide e di quelle cui ancora non abbiamo accennato, ma che domineranno naturalmente l’agenda politica dei prossimi anni.

Nei giorni immediatamente seguenti il conflitto in Georgia, Obama si è pronunciato in maniera molto decisa, proponendo di dare un supporto non solo morale, ma anche finanziario alla giovane democrazia guidata da Sakashvili, in contrapposizione alla Russia di Medvedev. L’allora candidato del Partito Democratico si è spinto più in là, proponendo di estendere le stesse misure protettive anche agli altri paesi dell’ex blocco sovietico, quale l’Estonia, vittima nei mesi precedenti di un importante attacco informatico. Si vedrà se poi alle parole seguirà nei fatti un atteggiamento così fermo nei confronti della Russia. Al momento, considerando che il prossimo Segretario di Stato sarà Hillary Clinton e che in campagna elettorale la senatrice aveva definito Vladimir Putin un “uomo senz’anima”, le premesse non sembrano essere le migliori.

In merito alla difesa dei diritti umani, Obama ha definito interesse nazionale degli Stati Uniti intervenire ovunque avvengano massacri e genocidi, spingendo la comunità internazionale a farsi carico delle situazioni nelle quali l’intervento americano fosse impossibile per carenza di risorse. Un approccio piuttosto wilsoniano.

Veniamo ai due scenari che maggiormente impegnano gli Stati Uniti, sia militarmente che economicamente. Mentre in Iraq la strada del disimpegno è tracciata dagli accordi firmati dall’amministrazione Bush e dal governo al-Maliki, l’Afghanistan sarà il vero banco di prova dell’amministrazione Obama. Durante la campagna elettorale, nei pochi momenti in cui si è parlato di politica estera e di sicurezza, il presidente eletto ha sempre affermato che il Pakistan e l’Afghanistan fossero molto più cruciali dell’Iraq per gli interessi degli Stati Uniti e che proprio in quei paesi si sarebbero dovuti concentrare gli sforzi per la sicurezza americana, arrivando perfino a paventare delle incursioni nel territorio dell’alleato Pakistan in caso di necessità.

Altra importante e delicata questione che la prossima amministrazione dovrà affrontare sarà quella relativa all’Iran. Nel corso del 2008 Obama ha sempre sostenuto la necessità di proseguire negli sforzi diplomatici volti a far desistere la repubblica islamica dal proprio programma nucleare. E’ arrivato perfino a prospettare la possibilità di intavolare un negoziato diretto, sebbene Stati Uniti ed Iran non abbiano rapporti diplomatici ufficiali dai tempi della rivoluzione komehinista. Bisogna stare a vedere se il moltissimo tempo perso, gli anni di sterili negoziati e la prospettiva di un Iran pronto ormai a fabbricare un ordigno nucleare entro il 2009, faranno mutare atteggiamento a Obama ed al suo staff.

Abbiamo accennato solo ad alcune delle sfide che gli Stati Uniti dovranno affrontare nell’immediato futuro. Per capire come Obama le affronterà possiamo provare a partire dalla squadra di politica estera e di difesa. La scelta di Hillary Clinton come Segretario di Stato è sicuramente quella più muscolare e falca che potesse fare, apprezzata anche da molti repubblicani che riconoscono alla senatrice newyorchese di non essere certo una morbida liberal pacifista. Suo vice dovrebbe essere James B. Steinberg. Ex membro del Consiglio di sicurezza di Bill Clinton, favorevole alla guerra in Iraq, Steinberg è sostenitore della tesi che “malgrado saranno in molti a salutare con sollievo l’apparente fine della guerra preventiva, sarebbe un errore se l’intero concetto fosse abbandonato”. Ancora più indicative sono le scelte riguardanti la squadra di sicurezza nazionale. Al Dipartimento della Difesa rimarrà Bob Gates, scelto da Bush per sostituire Rumsfeld. Il direttore dell’Intelligence nazionale, invece, dovrebbe essere l’ex ammiraglio Dennis Blair, esperto di Cina e Russia, già al comando con Bush delle operazioni militari nel Pacifico, dove ha elaborato una strategia antiterrorismo considerata efficace contro i gruppi islamici del sud-est asiatico. L’uomo chiave sarà invece il Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Per questa posizione Obama ha scelto il generale dei Marines a riposo James Jones, ex comandante supremo delle forze Nato in Europa, amico da una vita di John McCain, che probabilmente lo avrebbe scelto per lo stesso ruolo. Stimato da entrambi gli schieramenti, Jones è convinto che le truppe americane debbano restare in Iraq e che ritirarsi sarebbe “contrario ai nostri interessi nazionali”, ma crede che il cuore della battaglia contro al Qaida sia l’Afghanistan e pensa che Guantanamo vada chiuso subito, soprattutto per una questione di immagine internazionale, e che si debba trovare il modo di confrontarsi con i nemici, oltre che con gli amici. L’impressione è che, mentre Obama, forte del vastissimo consenso internazionale che la sua elezione ha suscitato, utilizzerà questo entusiasmo per sfruttare quello che Joseph S. Nye chiama “soft power” (la capacità di affascinare, di attrarre e di portare dalla propria parte gli interlocutori) e per ridare lustro all’immagine un po’ appannata degli Stati Uniti nel mondo, il suo team farà la parte del poliziotto cattivo impostando una politica estera molto realistica, pragmatica, muscolare quando serve, sicuramente non ideologica, a differenza della tradizione wilsoniana di molti presidenti democratici del passato.

In conclusione, se in Europa qualcuno si aspetta una politica estera di completa rottura con quella di Bush, basandosi sull’immagine “cool” di Obama, si troverà spiazzato da una semplice constatazione: tutto cambia, niente cambia.
Laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Parma con tesi in Diritto Amministrativo dal titolo: "La Denuncia di inizio attività edilizia e la tutela del terzo", Francesco Tomicich ha frequentato il corso post laurea "L'efficienza nella selezione delle risorse umane: aspetti metodologici e normativi" presso il Consorzio Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste.Ha tenuto in qualità di ospite alcune lezioni di Legislazione edilizia e Diritto Urbanistico presso la facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Trieste. Fa parte della Commissione di gestione della Biblioteca Civica di Trieste. Lavora per la Express scrl come responsabile di un laboratorio informatico e impiegato front office presso l'Università degli Studi di Trieste.
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