carlo giuliani - una storia italiana

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Nel luglio 2001 un ragazzo innamorato di Genova guarda la propria città trasformata in uno scenario di guerriglia. Questo ragazzo che si chiama Carlo esce di casa con il costume da bagno sotto la tuta e raggiunge altri amici in ciabatte da mare per recarsi in spiaggia. Poi assistono ad episodi tumultuosi davanti ai quali noi tutti avremmo avuto le medesime reazioni istintive. Solo che noi al mare ci eravamo già, stesi sui nostri teli e non ci siamo presi neanche una manganellata: Carlo agisce diversamente. Carlo si tira giù un passamontagna imprestato e decide di dire 'no'. Carlo diventa un cadavere imbrattato di sangue: un sangue che non dovrà mai essere lavato via.

"Chi non ha memoria non ha futuro".

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[si ringrazia di cuore Lello Voce e Global Project]

La carica che ha portato allo sparo quel 20 luglio 2001

Gli avvenimenti che hanno condotto alla morte di Carlo Giuliani sono parte di un più complesso insieme di fatti che riguarda le operazioni di polizia condotte contro il corteo dei Disobbedienti che si era mosso nel primo pomeriggio del 20 luglio dallo stadio Carlini e, più precisamente, ciò che avviene dal momento in cui, all'altezza dell'incrocio tra Corso Gastaldi e Via Tolemaide, questo corteo - regolarmente autorizzato - su un percorso autorizzato e ancora ben distante dalla "zona rossa", veniva improvvisamente ed inspiegabilmente attaccato da Carabinieri e Polizia. Da quel momento sarà un susseguirsi di aggressioni durissime delle Forze dell'Ordine contro il corteo (ricordiamo l'uso di lacrimogeni letali sparati ad altezza d'uomo, di idranti urticanti, di blindati e jeep lanciati a 70Km/h contro ragazzi inermi, di manganelli "tonfa" e di 15 spari di arma da fuoco), i cui partecipanti inizieranno presto a reagire e a contrattaccare nel tentativo, prima, di raggiungere comunque l'obbiettivo prefissato ( la Zona Rossa da violare simbolicamente), e poi di sfuggire alla caccia indiscriminata messa in atto da Carabinieri e Polizia.

Piazza Alimonda

La distanza di Carlo dal Defender è molto maggiore di quanto si possa ritenere osservando la notissima immagine scattata da Dylan Martinez per la Reuters.

Carlo Giuliani è tra gli ultimi ad arrivare nei pressi della jeep. La pistola che spunta dal Defender è già puntata e caricata ben prima che Carlo Giuliani prenda tra le mani il famoso estintore. In una l'agente sembra caricare l'arma. 

Carlo ha appena il tempo di sollevare l'estintore, ma viene subito colpito. Va detto inoltre che fonti attendibili parlano di un video, in possesso della magistratura, nel quale si vedrebbe con chiarezza il momento del lancio. Ciò che risulterebbe evidente da questo video è che Carlo, non appena raccolto l'estintore, lo solleva al di sopra della sua testa e poi lo porta all'indietro, nella postura di chi intende lanciare un oggetto. Carlo avrebbe, dunque, tentato di lanciare l'estintore praticamente da fermo, dal punto in cui era al momento di raccoglierlo: perché, altrimenti, lo avrebbe portato dietro le spalle? Se avesse inteso lanciarsi contro il Defender avrebbe tenuto l'oggetto ben dritto sulla propria testa per non sbilanciare la propria corsa e lo avrebbe portato all'indietro solo dopo, al momento del lancio vero e proprio. Inoltre per quale ragione Carlo, che certamente aveva - come tutti - già visto la pistola spuntare dal Defender, avrebbe dovuto decidere di lanciarsi contro l'arma?

Sparati i due colpi il Defender si libera e, travolgendo due volte il corpo di Carlo, esanime al suolo, si mette in salvo, coprendo i pochi metri che lo separano dai cordoni delle forze dell'ordine. Le risultanze dell'incidente probatorio del 21 Aprile squarciano in parte il mistero. Tracce del secondo colpo vengono ritrovate sulla parete della chiesa, ad un'altezza di circa 6-7 metri. Il secondo colpo, dunque, verrebbe sparato in aria.

Poi iniziano a cadere una serie di lacrimogeni, quegli stessi lacrimogeni che le forze dell'ordine si erano ben guardate dal lanciare poco prima per far allontanare i manifestanti dal Defender e liberare i colleghi. I dimostranti fuggono, ma, quando giungono vicino a Carlo, i militari proseguono oltre, limitandosi ad osservare il corpo riverso sull'asfalto. Nessuno di loro fa alcunché per aiutarlo e neanche per accertarsi del fatto che sia già morto, o ancora in vita.

Chi infierisce su Carlo morente?

L'analisi di foto nuove di Piazza Alimonda (ma conosciute dai magistrati) fa emergere una sconvolgente verità: intorno alle ore 17.30 del 20 Luglio 2001, in presenza di ufficiali di grado elevato della Polizia e dei Carabinieri, qualcuno infierisce su Carlo Giuliani ferito invece di aiutarlo, senza sapere se sia vivo o morto. Una versione assurda e puerile risale la linea di comando e viene validata in Questura intorno alle 18.00: Carlo sarebbe morto a causa di un sasso. Dura un attimo, l'evidenza la spazza via. Ma quando i primi soccorritori tolgono il passamontagna scoprono una profonda ferita in fronte che viene certamente prodotta mentre la piazza è sotto il controllo delle forze dell'ordine.

Questo il referto:

"In regione frontale mediana si osserva una ferita lacero contusa di forma irregolarmente stellata inserita in un'area escoriata di circa cm. 3x2. Il fondo della ferita è sottominato con presenza di lacinie connettivali. Ai lati di detta lesione si osservano altre piccole contusioni escoriate a stampo, di forma irregolare".

Come e quando si sono prodotte queste ferite sul volto di Carlo? L'autopsia non lo dice. Apre la chiosa sulla ferita in fronte che:

"Prodottasi verosimilmente prima della lesione d'arma da fuoco, senza tuttavia poter escludere che sia stata determinata in un momento successivo", conclude affermando: "Alla luce di quanto sopra esposto è possibile ritenere che la ferita lacero-contusa presente alla regione frontale del soggetto sia riferibile ad un urto contro un mezzo contundente di forma irregolare e comunque non chiaramente individuabile dalle caratteristiche morfologiche della ferita, senza peraltro escludere che possa essere stata determinata dall'urto contro la superficie stradale".

Certamente Carlo non è mai entrato in contatto fisico diretto con i carabinieri. Non immediatamente prima dello sparo, non in precedenza. Carlo poi non cade di fronte, ma sul fianco ed è la jeep che investendolo lo mette di schiena. Oltre a queste ferite inspiegabili l'autopsia annota anche che: "Nel lume dei bronchi maggiori si rileva sangue fluido"; "presenza di sangue nelle vie aeree, con segni di aspirazione bronchiale". Carlo ha quindi respirato dopo essere stato colpito dal proiettile, e questo è talmente pacifico che nella stessa autopsia (formalmente firmata da Marcello Canale ma materialmente eseguita da Marco Salvi il giorno successivo e consegnata scritta il 5/11/2001) si ritiene che: 

"Le lesioni cranio-encefaliche riscontrate abbiano determinato la morte del soggetto nel lasso di tempo di alcuni minuti..."

Il sasso misterioso

Sulla scena (vicino alla testa di Carlo steso) appare un sasso che prima non c'era.

Il sasso (è uno dei reperti agli atti che corre rischio di distruzione, come conseguenza dell'archiviazione) è importante per molte ragioni. Ha una forma particolare che lo rende distinguibile, è sporco di sangue (ma si sporca in un momento successivo, visto che nelle foto precedenti di sangue non c'è traccia) ed infine, cosa più importante, è la ragione usata dal vice questore aggiunto per giustificare la famosa frase: sei stato tu col tuo sasso!

Una cosa è certa: Carlo ha indossato il passamontagna (che gli copriva la fronte) fino ai soccorsi e nessuno lo ha tolto prima. Quindi nessuno avrebbe potuto vedere la grave ferita al centro della fronte fino a quel momento, a meno che non ci fosse una vistosa lacerazione del passamontagna. Fino all'arrivo dei soccorritori solo due tipi di persone potevano sapere della ferita: chi la produce e chi la vede produrre. Quando si produce la ferita? Chi o cosa la produce? Perché questo fatto non è mai stato considerato dai giudici? Nell'autopsia si discute diffusamente di questo aspetto che è assolutamente incongruo per molte ragioni, una delle quali grande come una casa: il passamontagna è integro e non presenta lacerazioni in corrispondenza della ferita.

Quando il vicequestore aggiunto urla "sei stato tu col tuo sasso" non vuole coprire il colpo di pistola allo zigomo con il sasso. Deve giustificare la ferita in fronte con il sasso. Una ferita di cui non avrebbe dovuto sapere, visto che non erano ancora arrivati i soccorsi e un passamontagna integro la ricopriva.

Che fine ha fatto Mario Placanica?

I primi di agosto del 2003, Mario Placanica rimase gravemente ferito in un incidente stradale a Botricello, fra Catanzaro e Crotone. Il militare era da solo, alla guida di una Ford Focus, quando ha perso il controllo dell'auto ed è finito contro un albero. Placanica rischiò di restare paralizzato. Vittorio Colosimo, uno dei legali che hanno assistito il carabiniere dopo i fatti di Genova, parlò di "incidente inspiegabile", la cui "dinamica non è chiara". Così il giovane raccontò l'episodio: "Mentre procedevo a una velocità non superiore ai 70-80 chilometri orari l'auto non ha risposto più ai comandi, ed è schizzata fuori strada senza che io potessi fare nulla. Un fatto inspiegabile". "Nelle settimane scorse - disse Colosimo - Placanica mi aveva detto di sospettare che qualcuno avesse potuto danneggiare la sua auto, manomettendola, per provocare un incidente". Placanica era stato indagato per omicidio volontario dopo la morte di Carlo Giuliani, poi il 5 maggio del 2003 il procedimento a suo carico venne archiviato "per legittima difesa" dal gip del tribunale di Genova, Elena Daloiso.

Due anni dopo (nell'aprile del 2005) Placanica viene licenziato dall'Arma. La denuncia arrivò dal legale del giovane carabiniere: "Placanica - ha svelato l'avvocato Vittorio Colosimo - è stato posto dall'Arma dei carabinieri in congedo assoluto con effetto immediato perché permanentemente non idoneo al servizio militare in modo assoluto per infermità dipendente da causa di servizio. Un formula che tradotta dal linguaggio della burocrazia militare, secondo il legale, significa banalmente che Placanica è stato cacciato dai Carabinieri.