Comunicati

La disdetta del Contratto per cancellare diritti e salari ai lavoratori e continuare ad infischiarsene dei problemi del Paese

Avevamo avuto ragione, avevamo visto lungo: i banchieri, molto peggio dei padroni italiani, vogliono tutto per continuare le loro malefatte.

Banchieri indagati, banche che evadono il fisco, banche decotte, che in questi ultimi 20 anni hanno smesso di supportare l’economia del paese e di aiutare le aziende sane per orientare il loro business verso la speculazione finanziaria e favorendo “gli amici degli amici”. Garantendo dividendi d’oro agli azionisti e salari indecenti per se e per tutto l’entourage della dirigenza.

Altro che essere inadeguati ed obsoleti il lavoratori, sono loro che in 21 anni dalla nuova legge bancaria e in 14 anni dal contratto nazionale che ha consegnato a loro l’organizzazione del lavoro hanno fallito: gli inadeguati ed incapaci sono proprio i banchieri e sono loro i super pagati (60-70, anche 100 volte lo stipendio di un lavoratore del settore).  

BASTA!

DOBBIAMO RIPRENDERCI IL SETTORE!

Colleghe e Colleghi, dopo la risposta ferma e complessiva che dobbiamo dare con lo sciopero del 31 ottobre, le Organizzazioni Sindacali non possono tentennare e/o accettare di tornare indietro, è necessario un CAMBIAMENTO RADICALE, è necessario da subito costruire una piattaforma per un nuovo contratto che, oltre a ridisegnare equamente il modo di lavorare nelle banche, ricostruisca un nuovo modo di fare banca, al servizio degli interessi del paese, capace di rispondere alle differenti esigenze della clientela con una RESPONSABILITA’ SOCIALE che ad oggi le banche ed i banchieri non hanno dimostrato.

Care Colleghe e Colleghi, così come noi abbiamo votato contro al rinnovo del contratto perché avevamo capito che non difendeva né il lavoro ed i lavoratori, né gli interessi del paese, oggi tocca a noi chiedere a chi va a trattare di costruire una piattaforma che debba contenere i seguenti punti (che svilupperemo dopo lo sciopero con un manifesto):

1.   Riduzione orario di lavoro

2.   Blocco dello straordinario e controllo rigoroso dell’orario effettivamente svolto

3.   Abolizione del sistema incentivante

4.   Tetto alla retribuzione dei manager (top e middle)

5.   Aumenti salariali uguali per tutti

6.   Blocco dei processi di esternalizzazione e della cessione dei rami d’azienda

Mettiamoci in gioco e pretendiamo di essere ascoltati e coinvolti, noi lavoratrici e lavoratori abbiamo il diritto di presentare le nostre richieste ed essere ascoltati, di decidere cosa è meglio per la categoria, NESSUNO PUO’ FARLO AL NOSTRO POSTO! QUESTA E’ LA DEMOCRAZIA DI MANDATO!!!!!!

 

COMITATO NO AL CONTRATTO AIUTA BANCHIERI

 

Torino, 16 ottobre 2013


Colleghe e colleghi, ecco la bozza per un Ordine del Giorno da presentare nelle vostre assemblee. Vi chiediamo di aggiornarci sull'esito e sulla votazione del documento presso la sezione "La tua assemblea". Grazie

Ordine del Giorno

 

I lavoratori riuniti in assemblea ritengono grave e offensiva la posizione di ABI e rispediscono al mittente le accuse di inadeguatezza e incapacità:

29 banchieri inquisiti per usura, banche denunciate per frode fiscale, economia del paese in pesante difficoltà per gestione del credito inesistente e faziosa, emolumenti e premi indecenti per loro ed azionisti a scapito del paese......

I lavoratori dicono basta! Chi ha rovinato il sistema bancario deve andare casa, altro che far pagare ai lavoratori errori e malaffari.

La fase di crisi economica richiede un intervento qualitativo sulla struttura salariale: abolizione del sistema incentivante e recupero dei montanti erogati nel salario contrattato. Aumenti uguali per tutti per difendere il potere d'acquisto degli inquadramenti più bassi. Aumenti veri e non finanziati con partite di giro con TFR e previdenza integrativa.

I lavoratori chiedono al Sindacato di preparare una piattaforma da far approvare e presentare ad ABI i cui contenuti devono ridisegnare equamente il modo di lavorare, di fare banca, con regole certe ed esigibili.

Punti imprescindibili devono essere:

        

1.    Riduzione orario di lavoro;

2.    Blocco dello straordinario e controllo rigoroso dell'orario effettivamente svolto;

3.    Abolizione del sistema incentivante;

4.    Tetto alla retribuzione dei manager (top e middle);

5.    Aumenti salariali uguali per tutti;

6.    Blocco dei processi di esternalizzazione e della cessione dei rami d'azienda.


I lavoratori chiedono altresì al Sindacato di essere costantemente coinvolti e non intendono ripetere quanto avvenuto in occasione dello scorso rinnovo contrattuale.


Torino, 16 ottobre 2013


EDITORIALE  del segretario generale Uilca Massimo Masi

Roma, 14 ottobre 2013

 ABI e “Comitato del no al contratto”: unitevi !!!

Chi si ricorda le infuocate assemblee per il rinnovo di questo contratto di lavoro? Venivamo accusati di essere compartecipi dell’Abi, di aver svenduto la categoria, che questo era un contratto di m…., che era un contratto aiuto banchieri, ecc… E tante altre frasi carine. E tanta, tantissima demagogia e qualunquismo.

Oggi a distanza di pochi mesi la “verità è venuta a galla”.

Abi ha disdetto il contratto e il “Comitato del no al contratto” ha tirato un sospiro di sollievo: finalmente il contratto “tiranno” ammazza lavoratori non c’è più!!!

Questa manovra tipicamente “milazziana” che vede insieme la “presunta destra” padronale con la “presunta sinistra” sindacale, è altamente significativa.

Abi, e gli Istituti che la compongono, non hanno mai creduto in questo contratto: pochissime banche hanno attuato i nuovi orari degli sportelli, nessuna banca ha fatto accordi su un “unicum” fra sistema incentivante e premio aziendale, quasi nessuno ha applicato il 4% di previdenza ai nuovi assunti, nel FOC (Fondo per l’Occupazione) mancano tanti contributi da parte del top management e non solo (??!!), i contratti complementari non sono stati utilizzati e c’è stato pochissimo insourcing e molto outsourcing.

Questa è la realtà, checché ne dica il Vice presidente ABI e capo del CASL dott. Micheli.

E all’Abi dà un forte sostegno il cosiddetto “Comitato del no al contratto” il quale, vistosi smentito clamorosamente dai fatti, ora che fa? Redige un documento, rigorosamente anonimo, in cui, udite udite, con un doppio salto carpiato all’indietro, dopo la fase contestativa, ora propone una ricetta molto “fiomizzata” per l’uscita dalla crisi e per l’uscita da questo contratto troppo “padronale”.

Invito il “Comitato del no al contratto” a diventare un soggetto sindacale, ad uscire allo scoperto, a non essere solo un “movimento trasversale” (trasversale di che?) che si nasconde dietro pezzi di sindacato confederale e non.

A proposito di questo documento “programmatico” del “Comitato del no al contratto” vorrei ricordare che sull’ultimo punto da loro elencato nella lista delle cose da fare: votazione degli accordi e costituzioni delle RSU nel settore del credito, arrivano lunghi e in grande ritardo.

Da anni la Uilca propone, ancora una volta per prima, come nel caso delle iniziative sullo stipendio del top management, la costituzione delle RSU (Rappresentanze sindacali Unitarie) nel nostro settore. Queste strutture sindacali, già presenti in quasi tutti i settori industriali e statali, rappresentano il massimo della democrazia, in quanto i lavoratori eleggono a votazione segreta i loro rappresentanti (per noi si potrebbe pensare alle delegazioni trattanti nelle banche e nelle assicurazioni) tenendo conto di un mix tra iscritti (reali e certificati) al sindacato e i voti ottenuti. E anche i permessi sindacali verrebbero distribuiti con questo democratico e preciso criterio.Da anni la Uilca propone, inizialmente in solitudine e inascoltata, come nel caso dello stipendio del top management, che tutti gli accordi devono essere votati dai lavoratori (quelli più importanti tramite assemblee e referendum, gli altri tramite posta elettronica o intranet aziendale).Nel prossimo Congresso le nostre assisi (a differenza di quelle degli altri sindacati rigorosamente al chiuso e riservate) saranno aperte a tutti, iscritti e non.

Quindi, anche qui nessuna novità, dal “Comitato del No al contratto”.

 

Per tornare al nostro contratto, a quello strumentale indispensabile per i lavoratori, senza il quale si andrebbe, come in molti paesi europei, verso i contratti individuali senza garanzie, dobbiamo tutti insieme dare una risposta all’ABI e alle banche:

 

Sciopero generale di tutti i lavoratori del credito il 31 ottobre 2013


 

LA RISPOSTA DEL COMITATO A MASI della UILCA

 

Innanzi tutto ringraziamo Masi per l’attenzione che ha dimostrato nei confronti del Comitato, però riteniamo che non abbia capito quanto da noi scritto lo scorso 23 settembre, 7 giorni dopo la disdetta fatta dai banchieri.

 

Capiamo che “bruci” ancora l’esito assembleare che, solo grazie ad artifizi, è passato (?) 60% a favore del sì, 40% a favore del no.

 

Ci aspettavamo una sorta di autocritica del vertice sindacale, proprio a partire dall’esito assembleare: quando una categoria boccia il contratto, chi lo ha proposto dovrebbe avere l’umiltà di prenderne atto e di rimettere il mandato; così non è stato!

Invece abbiamo il sindacato dei bancari, con Masi che ce lo scrive, che si è stupito del grave atto dei banchieri e vive una sorta di “schizofrenia” sul come rispondere.

 

Da quel contratto che tanto decanta il buon Masi, le banche hanno attinto a tutte le negatività sottoscritte, vedasi gli orari che sulla rete fanno i colleghi di IntesaSanPaolo e altre banche, ma guardandosi bene dall’applicare punti che non erano esigibili, a partire proprio dal Fondo per l’Occupazione. 

 

Vogliamo rammentare al buon Masi che le assemblee hanno dato proprio a voi dei milazziani (dove, ahinoi, nemmeno esisteva la sinistra nel tavolo sindacale!). Errori strategici, assenza di un progetto di società del lavoro, incapacità assoluta di contrastare il progetto di ABI, fretta di chiudere, questo ha prodotto l’accordo di rinnovo del CCNL nel 2012.

 

Siamo sinceramente preoccupati da questo Sindacato che continua a parlare senza cognizione di causa, da chi parla e ragiona per slogan (Milazziani, Fiommizzati), da chi strumentalizza (è così limpida la posizione del Comitato che ci stupisce che Masi non l’abbia compresa!), anziché costruire un progetto di banca, ascoltando con umiltà ed imparando da chi in questo settore ci lavora (a differenza sua che manca dalla produzione da decenni) e, ricostruire un unione stretta con i lavoratori che dovrebbe rappresentare.

 

Se ancora non l’ha capito il buon Masi, noi abbiamo solo un interesse, quello di difendere i nostri diritti, redistribuire tra i lavoratori ed il paese la ricchezza che i banchieri hanno invece usato per garantire dividendi agli azionisti  e garantirsi retribuzioni e premi indecenti, non abbiamo ambizioni né dobbiamo difendere burocraticamente un ruolo: dica il sindacato come vuole contrastare il disegno padronale che da anni porta avanti, dica come intende difendere il lavoro ed il lavoratori di un settore che è strategico per un paese. Noi alcune idee le abbiamo e le vogliamo perseguire, ci risponda nel merito cosa pensa il sindacato  sulla difesa occupazionale, sul salario contrattato – che per noi deve avere un peso molto maggiore di quello attuale – e quello variabile che deve essere pesantemente ridotto, sull’orario di fatto e, su come questo debba essere utilizzato per fronteggiare le eventuali tensioni occupazionali (non ci risulta che in Germania ci sia la FIOM, ma lì si esercita proprio la riduzione dell’orario, non la CIG o l’ASPI, per fronteggiare le tensioni occupazionali, attraverso anche all’intervento governativo), ci dica come intendono pretendere il rinnovamento di una controparte indagata, inquisita, così compromessa e con responsabilità gravissime per lo stato di questo paese, con delle corresponsabilità anche in capo proprio al sindacato.

 

Ancora una domanda caro Masi: visto che è dal 1993 che si possono eleggere le RSU nei luoghi di lavoro, come mai nel nostro settore non avete mai fatto un accordo che permettesse ai lavoratori di eleggersi i propri rappresentanti? Noi le chiediamo da anni e le vogliamo senza “paracadute” per il sindacato, attraverso cioè formule che permettano di avere comunque una presenza di sigla, indipendentemente dai risultati.

 

Alle cadute di stile del buon Masi non rispondiamo, sono i fatti prodotti dalla UILCA che parlano.

 

Noi pretendiamo che siate voi a dover ascoltare e fare ciò che i lavoratori vi dicono, non che voi firmiate accordi e poi ce li caliate sulla testa.

 

Saremo i primi a sostenere una piattaforma adeguata all’attacco che i banchieri stanno portando , ma saremo altrettanto determinati a difendere i nostri diritti contro un sindacato che dovesse ripetere gli errori del passato!

 

Il Comitato per il no al contratto aiuta banchieri  


Torino, 16 ottobre 2013 



Avevamo ragione: i banchieri sono il peggio dei padroni


Care colleghe e colleghi, i banchieri hanno disdettato unilateralmente il CCNL.
Quel CCNL che le lavoratrici ed i lavoratori non volevano perché non risolveva i problemi della categoria, regalava diritti, salario e continuava ad operare divisioni generazionali.

I banchieri ingordi non si accontentano, ora vogliono tutto, ecco i punti con cui il 16 settembre ABI ha motivato la disdetta con le OO.SS.:

1) la fase di recessione in Italia è ancora in essere, con il Pil in contrazione dal terzo trimestre del 2011.

2) Dal 2008 al 2013 l’Italia ha perso 8 punti di PIL, ai quali vanno aggiunti 5 punti di mancata crescita, mentre Germania e U.S.A. hanno già raggiunto i livelli pre-crisi.

3) L’industria bancaria registra una caduta di redditività che impedisce margini di guadagno.

4) In Europa si sta realizzando una centralizzazione dei back office e una riduzione delle reti fisiche, con il relativo aumento di quelle telematiche.

5) In Italia il costo del lavoro bancario è più alto del 39%; il rapporto tra sportelli e abitanti è di 55 ogni 100.000, contro il dato europeo di 41;  le recenti riforme regolamentari impongono gravose ricapitalizzazioni; la fiscalità è di gran lunga la più alta; la riduzione dei volumi e delle attività implementano costantemente gli addetti in eccedenza; la riforma pensionistica comporta un insostenibile incremento degli anni di permanenza al lavoro; gli oneri del Fondo Esuberi causano una progressiva insostenibilità, mentre la questione “ esodati “ non è stata ancora risolta; il personale è addensato nei livelli di inquadramento più alti; si registra una forte resistenza al cambiamento; alla riconversione e alla riqualificazione professionale.

6) La banca di ieri non c’è più e occorre anche una contrattazione innovativa.

7) Occorre ricercare nuovi equilibri tra livello dei salari e occupazione sostenibile.

8) La tradizionale Contrattazione Integrativa Aziendale va soppiantata da una regolamentazione derogatoria o sostitutiva di quella prevista dal CCNL.

9) Il CCNL viene disdettato esercitando un legittimo diritto perché non è più sostenibile.

10)  Entro il 31.10 occorre fare l’accordo per la bilateralità del Fondo Esuberi perché la gestione INPS è più costosa e meno efficiente.

Un bel pacchetto regalo!

In una situazione come quella che sta attraversando il paese, i banchieri, che ne portano pesanti responsabilità, anziché ricercare soluzioni condivise, coinvolgendo le lavoratrici ed i lavoratori del settore, hanno preferito agire unilateralmente e tentano di fare pagare a noi gli errori e la degenerazione che questo sistema ha prodotto in questi anni.

Lavoratori e  Sindacati devono ora rispondere all’attacco ignobile di ABI, costruendo da subito una piattaforma generale in cui si inseriscano le nostre priorità:

Occupazione: difesa dell’occupazione attraverso una riduzione dell’orario di lavoro, così come avviene in Germania, con un  blocco vero degli straordinari e l’eliminazione delle prestazioni non compensate.

Salario: aumento del salario contrattato e recupero automatico dell’inflazione, azzerando meccanismi di salario incentivante e riducendo pesantemente il reddito dei manager.

Blocco di cessioni e esternalizzazioni infra ed extra gruppo.

Democrazia sindacale, elezione dei rappresentanti sindacali e delle delegazioni trattanti.

Percorso democratico ed assembleare, per ogni piattaforma e per ogni accordo, con votazioni trasparenti e vincolanti, con pubblicazione dei risultati in forme  attendibili e verificabili, invece della “certificazione” fatta in casa..

Inoltre è necessario e pregiudiziale che il sistema banca torni a fare la banca, per cui devono essere allontanati quei banchieri che hanno prodotto il disastro economico di questo paese, utilizzando anche strumenti che si sono rivelati illegali.

ABI ha deciso di far pagare a noi il conto dei suoi errori e delle sue malefatte, i lavoratori devono difendere la loro dignità e far pagare chi è responsabile di questo disastro.

COMITATO NO AL CONTRATTO AIUTA BANCHIERI


Torino, 23 settembre 2013



Specchietto per le allodole? 

No, continuano a prenderci in giro!


Care colleghe e colleghi, in questi giorni una sigla sindacale, la Fiba/Cisl, sta raccogliendo le firme per presentare in parlamento un disegno di legge per chiedere una legge che definisca un tetto massimo agli stipendi dei manager. Iniziativa lodevole se fosse a supporto di una iniziativa sindacale che ponesse al centro la redistribuzione della ricchezza, dell'occupazione e del modo di fare banca, invece... Invece è solo propaganda, quanti disegni di legge presentati da sindacati e partiti giacciono in parlamento da anni? E soprattutto questo sindacato nelle aziende, in categoria, e nel paese come continua a muoversi? Ricordate l'ultimo contratto nazionale, cosa ha firmato questa sigla, insieme alle altre: riduzione di dirittidifferenziazione salariale per i neo assunti e moderazione salariale per tutti; quali accordi ha firmato nei gruppi subito dopo il contratto, soprattutto in Mps? Tutti all'insegna della riduzione di diritti e frantumazione della categoria. Aggiungiamo ancora un elemento che sfugge ai più, la CISL, oltre che avere un tesoretto di 64,5 mln di euro è proprietaria di una serie di aziende, una delle quali prende in appalto attività anche di banche ed assicurazioni, quelle che fanno outsourcing e ristrutturazioni che cedono rami d'azienda e, attraverso agli accordi con i sindacati, cedono e/o buttano fuori i lavoratori. Riteniamo molto interessanti i 2 articoli che potrete leggere da questi due link: 

http://www.lanotiziagiornale.it/cisl-spa/

http://www.lanotiziagiornale.it/cisl-spunta-un-tesoretto-immobiliare-da-645-milioni/

Noi pensiamo che oggi sia necessariA e non più rinviabile la costruzione di una vertenza generale che ridisegni una società del lavoro contrapposta a quella che banchieri e padroni, con la complicità della politica, ci stanno propinando, basata sull'arretramento di diritti, sulla frammentazione dei lavoratori, sulla precarizzazione e, complessivamente, su una riduzione della democrazia. I contenuti di questa vertenza dovrebbero essere la definizione dell'intero ciclo produttivo attuale con l'impossibilità di cedere parti di rami d'azienda e attività, incremento del salario contrattato e riduzione pesante quello incentivante, la riduzione d'orario per incrementare l'occupazione, diritti uguali per tutti i lavoratori.

Colleghe e colleghi smettiamola di farci prendere in giro da chi dovrebbe rappresentare i nostri interessi e non deleghiamoli più, torniamo ad essere noi artefici del nostro destino, dove siamo iscritti pretendiamo di contare e, se non ci permettono di farlo, costituiamoci in ogni azienda come comitato e facciamoci portavoce degli interessi dei lavoratori.

 

COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO


Torino, 23 luglio 2013

 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato sulla situazione del Banca Monte dei Paschi di Siena e l'indizione di un presidio per il 18 di luglio.

Il percorso che l'attuale management sta perseguendo per uscire dalla crisi della banca non porta ad alcun esito positivo.

La strategia sembra concentrarsi su tre punti: taglio dei costi (solo per i lavoratori, naturalmente), politiche commerciali aggressive nella rete filiali, esternalizzazioni.

Questo ultimo passaggio rischia di seguire la strada indicata da UniCredit (sarà un caso che Profumo avesse già fatto danni da quelle parti?). Si fa a pezzi la società consortile e la si vende con la creazione di nuove società dove la maggioranza appartiene ad un socio non bancario. Da un anno a questa parte sono avvenute già tre operazioni di questo tipo e la preoccupazione sta aumentando, visto che parte delle lavorazioni della nuove società sono finite in Polonia e alle Isole Mauritius!

Queste esternalizzazioni, insomma, rischiano di essere l'anticamera di licenziamenti operati da terzi per non compromettere formalmente la banca. Una strategia socialmente insostenibile, ma che non deve far dormire sonni tranquilli neppure ai lavoratori della rete filiali, sottoposti a continue pressioni commerciali.

Contro questa politica devastante il 18 luglio 2013, in occasione dell'assemblea straordinaria degli azionisti di MPS, la Cub-Sallca organizza un presidio a Siena, davanti alla sede di Viale Mazzini 23, dalle ore 8.00, aperto a tutti i lavoratori ed a tutte le forze che vogliono contrastare le politiche dell'attuale top management.

 

Il COMITATO NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI


                         

NUOVE, TERRIBILI “PROPOSTE” ABI,

FRUTTO AVVELENATO DEL CCNL 2012

 

 I bancari, è bene ricordarlo, hanno respinto il CCNL nelle assemblee ma le OO.SS. lo hanno dichiarato approvato fornendo dati non disaggregati per assemblee e quindi non riscontrabili.

 

Il consuntivo dopo un anno di vigenza, è impietoso:

1.    nessuna assunzione (ma i fautori del si non parlavano di 32000 ingressi?) con utilizzo dei giorni di banca ore e di ex festività persi, deroghe (ovviamente tutte in peggio) in quasi tutte le banche,

2.    esternalizzazioni (ma non doveva avvenire il contrario?),

3.    allungamenti di orari che non stanno creando occupazione (come invece “sognavano” i firmatari), ecc.

4.    Sul piano economico è ancora peggio, se possibile. I ridicoli aumenti concordati come EDR (“aumento” non tabellizzato) hanno sancito un arretramento salariale senza precedenti ed oggi sono addirittura messi in discussione da ABI per quanto riguarda la più consistente ultima tranche, quella del 1/6/2014 (per una diminuzione della redditività che però non impedisce la distribuzione di consistenti dividendi!).

 

E non finisce qui! Perché ABI si è abituata ad ottenere senza sforzo quello che vuole ed ora pretende di:

1. ridurre la copertura del fondo esuberi al 45-50% dell’ultima retribuzione. E dal momento che diverrebbe assai meno appetibile di quanto lo sia oggi, occorrerà anche renderlo obbligatorio - tra l’altro l’adeguamento della copertura retributiva alla misura prevista dai nuovi ammortizzatori sociali (ASPI), durante l’esodo, comporterebbe anche una forte riduzione della pensione finale (circa il 10% in caso di permanenza in esodo di 5 anni).

2.    sdoppiare il prossimo CCNL: uno per le reti, fortemente sbilanciato sul salario variabile a discapito del fisso (sul venduto, come un assicuratore) e l’altro per le sedi incentrato sul fisso.

3.    Ridurre il diritto alle Assemblee da svolgere solo con il servizio garantito in tutte le filiali.

 

Come d’uso il metodo di confronto si basa sulla minaccia: qualora non si firmasse l’accordo entro il 30/6/2013, dal 1/1/2014 entrerebbero in vigore (secondo ABI) la cassa integrazione e la legge 223/91 (licenziamenti collettivi). Le banche sarebbero così in grado di collocare i bancari in cassa integrazione, anche per un anno, a meno di 850 euro mensili netti, senza necessità di un preventivo accordo sindacale (così vorrebbero i banchieri) e anche di licenziarli collettivamente attivando la suddetta legge.

 

SI TRATTA DI FALSI RICATTI, perché per attuare le minacce le banche dovrebbero versare fino ad oltre il 4% del monte salari all’INPS per attivare la cassa integrazione (una cifra colossale) e, se volessero applicare la 223,  dovrebbero licenziare i giovani, cosa che è esattamente il contrario di quanto conviene loro.

 

CON   QUESTA CONSAPEVOLEZZA, SENZA CATASTROFISMO, LA CATEGORIA DOVRA’ AFFRONTARE QUESTE SFIDE, RAFFORZANDO COLORO CHE SI OPPONGONO, TRAENDO LE DEBITE CONSEGUENZE RISPETTO A CHI E’ PRONTO AD ACCETTARE SUPINAMENTE I “DIKTAT” DI CONTROPARTE E PRETENDENDO CHE OGNI ACCORDO VENGA SOTTOPOSTO A VOTAZIONE CERTIFICATA E LIBERA. NOI FAREMO LA NOSTRA PARTE.

                                                                                            

        

            COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI


Milano, 6.6.2013



                          REAGIRE ALLE ESTERNALIZZAZIONI!


Prosegue l'attacco alle condizioni dei lavoratori bancari, per conseguire quel taglio dei costi che sembra l'unica risorsa a disposizione delle banche italiane per sostenere livelli di profitto e di redditività non più compatibili  con l'attuale stato di crisi generale.

Profitti non in linea con le attese degli azionisti implicano attacchi ai lavoratori: questo il messaggio che Micheli e Sabatini, rispettivamente vicepresidente e direttore dell'Abi, continuano a mandare al mondo sindacale e all'opinione pubblica.

I lavoratori però stanno cominciando a reagire, a partire dalle esternalizzazioni che le principali banche  perseguono con pervicacia.

Ci occupiamo qui in particolare di Unicredit e Banca MPS, che guidano la pattuglia di chi vuole sfondare sull'area contrattuale.


21.05.2013                           COMITATO NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI

 


UBIS/UNICREDIT: COERENZA... A CHI?


Le problematiche emerse nella vicenda UBIS/UNICREDIT esaltano i punti critici nodali dell'ultimo CCNL e la sua totale disapplicazione in merito a esternalizzazione / internalizzazioni.

Inoltre solleva il velo sulla "simpatica" relazione tra Segreterie Nazionali - delegazioni trattanti - R.S.A. dei servizi ceduti.

Invitiamo a leggere il volantino della RSA Fisac Cgil della UBIS Roma. 

13.04.2013                           COMITATO NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI



CCNL, UN ANNO DOPO

Ad un anno dalla firma del contratto peggiore per il settore del credito, da molti decenni a questa parte, riteniamo utile diffondere un volantino redatto dalla Falcri Toscana, che sintetizza quanto è avvenuto in questi 12 mesi. Tutti i colleghi hanno potuto constatare la serietà e la fondatezza delle motivazioni che stavano alla base della opposizione frontale di quanti si sono battuti contro la firma del contratto aiuta-banchieri. Ora tutti insieme dobbiamo proseguire quell'azione di contrasto: le crisi aziendali gravano sulla condizione di lavoro e la contrattazione sindacale registra continui peggioramenti. Fare il bilancio significa organizzarsi perché quanto è avvenuto non si ripeta e perché si creino le condizioni per svoltare

 

08.04.2013   COMITATO NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI




MONTE DEI PASCHI: DEVONO PAGARE SOLO I LAVORATORI?


La vicenda MPS assume i toni della tragedia greca, con il suicidio del capo comunicazione David Rossi, da sempre al fianco del principale responsabile di questo disastro, quel Giuseppe Mussari che fino a due mesi fa è stato presidente ABI, con ben due mandati.

Fatta salva l’umana pietà che si deve a chiunque, vogliamo ricordare alcuni passaggi che stanno prefigurando l’esito peggiore che si poteva ipotizzare: i costi del risanamento vengono posti a carico, nell’immediato, al contribuente, ed in via strutturale ai lavoratori, che stanno subendo un trattamento profondamente ingiusto.

Mentre la magistratura procede nel suo lavoro di scavo, tutti i principali protagonisti sono alla ricerca di alibi per evitare di pagare il fio a pratiche dissennate che hanno rovinato la più antica banca italiana. La “banda del 5%”, come è stata denominata la gang che guidava l’area finanza, era al lavoro da oltre 10 anni, ed ha depredato per sé almeno 40 milioni di euro, ora sequestrati, ma i danni inflitti alla banca nel suo complesso hanno un ordine di grandezza ben superiore. Si parla di un indebitamento complessivo di 17 miliardi di euro, conseguenti all’acquisizione di Antonveneta e a tutte le operazioni cosmetiche messe in piedi per nascondere il buco, mentre la Fondazione cercava disperatamente di mantenere il controllo societario e la senesità della banca.

Oggi tutto è a rischio in quel sistema di soldi e di potere, eppure la Fondazione non rinuncia a pretendere la sua libbra di carne e circola l’ipotesi di uno spezzatino aziendale che consenta ai senesi il controllo di un terzo della banca, quello posizionato nell’Italia Centrale, e la vendita degli altri due terzi al miglior offerente, italiano o straniero che sia.

Ma chi ha la responsabilità di quanto accaduto prende le distanze e cerca di stare lontano dai guai: così Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia ai tempi delle fusioni bancarie ed ora alla Bce; così Anna Maria Tarantola, responsabile della vigilanza Bankit ed ora alla Rai. Al capezzale di MPS sono stati chiamati due banchieri, come Profumo e Viola, che non sono certo facce nuove: hanno giocato ruoli di primo piano in vicende aziendali non troppo dissimili, solo un po’ meno truffaldine (pensiamo ai derivati di Unicredit, piazzati ad aziende ed enti locali che rischiano il tracollo ANCHE per quelle operazioni).

Quello che ci preme di più sono però le sorti dei lavoratori, ultimi a decidere e i primi a pagare sempre. Il piano di Viola e Profumo si è basato sin dall’inizio sul taglio dei costi, attraverso la chiusura di 400 filiali, esodi, esternalizzazioni, azzeramento della contrattazione integrativa aziendale e persino deroghe al CCNL. Con il pieno consenso di Fabi-Fiba-Uilca-Ugl, il piano sta prendendo corpo.

Già prima dello scandalo, l’accordo del 19 dicembre prevedeva 1.000 esodi e 1.100 esternalizzati, da infilare in un veicolo societario con MPS in minoranza. L’acquirente restava (e resta) indefinito, ma entro giugno si sceglierà tra una quindicina di offerte. Inoltre l’accordo riduceva quasi a zero i trattamenti previsti dal C.I.A. lasciando in piedi solo quanto previsto dal CCNL, e neanche tutto, vista la concessione di deroghe, con sacrifici estremamente pesanti, in particolare per i più giovani.

Per fare un esempio, un lavoratore con meno di 6 anni di anzianità viene a perdere, in conseguenza dell’accordo, qualcosa come 80.000 euro nell’arco dell’intera vita lavorativa, senza contare la riduzione delle indennità di cassa e di pendolarismo.

Per fare accettare ai lavoratori questo salasso si è ovviamente provveduto a sospendere la democrazia, violando quelle stesse norme che i sindacati firmatari avevano concordato con le aziende nell’accordo quadro di settore del 24/10/2011. Le “assemblee certificate” sono state svolte in modo separato, ma mentre quelle indette dalla FISAC hanno visto procedure corrette, con 7000 partecipanti e 94% di NO, quelle indette dalle quattro sigle firmatarie hanno prodotto risultati mai resi noti nel dettaglio: il 93% di SI su quale grandezza vanno conteggiati? Quanti lavoratori sono stati consultati? Quanti hanno votato? Interrogativi destinati a restare senza risposta.

Intanto sono stati resi noti i dati definitivi dell’offerta di esodo, con adesioni molto superiori al previsto: anziché 1.000 sono stati ben 1.660 i lavoratori che, avendo il diritto a pensione entro il 2017, hanno accettato di andarsene, per uscire da questo tunnel di paura e di panico.

E’ quindi assolutamente attuale la richiesta, inizialmente sostenuta da TUTTI i sindacati del tavolo, di evitare l’esternalizzazione di migliaia di dipendenti, che uscendo dal perimetro aziendale rischiano tantissimo in termini di mobilità territoriale, di sicurezza economica e garanzia occupazionale.

Ulteriori risparmi potrebbero essere consentiti, come è stato proposto dalla Fisac, da un contributo di solidarietà del 10% sui compensi oltre i 100.000 euro l’anno e soprattutto da un drastico intervento sui compensi del Top Management. A questo si può aggiungere l’accoglimento di un numero maggiore di richieste di part-time in modo da soddisfare tutte le richieste.

L’azienda sembra invece orientata a procedere sul progetto di esternalizzazione, a non prendere in alcuna considerazione una revisione in chiave solidale delle retribuzioni più alte e a reinvestire parte dei suoi risparmi in un sistema incentivante inaccettabile.

La proposta aziendale su questo ultimo tema è infatti un ulteriore tassello di un sistema di relazioni industriali sempre più ingiusto e penalizzante, che punta solo a dividere. Il sistema di incentivi proposto si ispira a principi rigorosi di estrema selettività, copre solo la rete filiali e i centri specialistici, esclude strutture di sede centrale o di area territoriale, restringe la platea dei potenziali beneficiari a circa il 10% dei lavoratori in servizio. L’erogazione dipende dal risultato netto consolidato del Gruppo: se inferiore al 50% nessuna erogazione, se compreso tra 50 e 95% viene erogata la metà del montepremi, se compreso tra 95 e 105% viene erogato l’intero montepremi. Secondo le stesse proiezioni aziendali, anche nel caso più probabile (risultato compreso tra 50 e 95%) solo il 10% delle strutture più performanti (quelle che hanno fatto il 90%) potranno andare a premio, mentre se si raggiunge il 100% andranno a premio solo il 20% delle strutture più performanti.

Come se non bastasse il direttore della filiale premiata può distribuire a sua discrezione il 25% del premio assegnato ai più “meritevoli” della sua squadra.

Il progetto aziendale è quindi sin troppo chiaro: ridurre gli organici, esodare quanto più possibile, escludere dal perimetro aziendale un primo pezzo di lavorazioni (senza garanzie occupazionali in caso di crisi del compratore), scatenare un’aggressiva competizione tra chi resta, fare crollare qualunque collante solidaristico tra i lavoratori, per recuperare a tutti i costi redditività e guadagni. Sullo sfondo resta l’obiettivo di trovare un compratore purchè sia, per evitare la nazionalizzazione del Monte. Un piano di lacrime, sudore e sangue che scarica sui più deboli le conseguenze della gestione dissennata dei manager.

Non deve finire così: ai lavoratori Monte Paschi va fatta sentire la solidarietà fattiva di tutta la categoria, per superare insieme questo momento di estrema confusione e difficoltà.

15/03/2013                         COMITATO NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI



LA FABI “RECENSISCE” I COMUNICATI DEL COMITATO


Registriamo un salto di qualità nelle attività della Fabi, la cui RSA di Torino di Intesa Sanpaolo è solita commentare i volantini della Cub-Sallca. Questa volta si è scomodata addirittura la segreteria nazionale di Gruppo per commentare il comunicato con cui il “Comitato No al Contratto Aiuta-Banchieri” annunciava la ripresa delle proprie attività. La Fabi contesta l'affermazione che il contratto sia stato bocciato nelle assemblee e altre affermazioni sulle conseguenze normative della firma dell'accordo.

Sulla parte di contenuto riteniamo inutile riaprire un contenzioso ampiamente sviscerato nelle assemblee e con i nostri comunicati. Non siamo certo stati noi ad annunciare che l'accordo avrebbe prodotto 30.000 assunzioni in cinque anni e che gli orari estesi sarebbero serviti proprio per questo, sempre ammesso che fossero partiti. Infatti, in Intesa Sanpaolo sono partiti, di assunzioni non si vede nemmeno l'ombra (anzi sono state cancellate le 1.000 già previste) e lo stesso vale per tutto il settore.

E' inutile ritornare anche sugli aumenti salariali pagati dai lavoratori stessi con il proprio salario differito, in alcuni casi persino rimettendoci.

La polemica potrebbe continuare all'infinito, ma ogni lavoratore è in grado di valutare se quell'accordo ha frenato o rafforzato l'arroganza dei banchieri. Oggi le aziende chiedono e ottengono sempre di più, i sindacati firmatari accettano tutto, senza neanche provare a reagire. I fatti parlano da soli.

C'è invece un punto che può essere verificato in modo oggettivo e cioè l’effettiva approvazione del contratto. Anziché indignarsi, la Fabi (e gli altri firmatari) dovrebbero fare ciò che chiediamo invano da un anno: pubblicare i dati analitici, assemblea per assemblea, e non i dati aggregati su base regionale.

Impresa facilissima, visto che questi dati li hanno forniti per le assemblee di Intesa Sanpaolo sull'accordo del 19 ottobre 2012. Un accordo firmato e approvato (pur con molti voti contrari e astensioni) sotto il ricatto del licenziamento degli apprendisti, ma che nessuno ha messo in discussione sul piano numerico (anche se le assemblee si sono svolte ad accordo già operativo e la partecipazione è risultata talmente scarsa – inferiore al 20% - che ogni commento è superfluo!!!!).

Se la pubblicazione dei dati analitici sul CCNL è ancora tabù, i lavoratori sono autorizzati a pensare che in realtà il contratto sia stato bocciato!

Per finire la comica finale: la Fabi si vanta di aver “smascherato l'Abi e le sue pretese”, cioè nuove richieste di sacrifici ai lavoratori, perché la redditività sarebbe insufficiente. Smascheramento un po' tardivo (come ricorda un volantino ironico della Falcri Toscana) visto che già all'epoca del rinnovo del contratto circolava un documento dell'ex segretario della Fisac, Domenico Moccia, che smentiva in modo dettagliato i dati dei banchieri.

Dopo l'accordo di rinnovo del CCNL sono seguiti vari accordi aziendali a perdere che confermano la necessità del Comitato di riprendere un'azione di collegamento e di solidarietà tra le diverse forze sindacali che intendono contrastare le richieste di banchieri sempre più impresentabili e degnamente rappresentati da Giuseppe Mussari fino a solo alcune settimane orsono. A proposito: non sarebbe compito del sindacato svolgere anche una funzione di controllo sull’operato dei manager della finanza? O vale il principio che tutto va bene, finché vi fanno stare al tavolo?

08.03.2013                                          COMITATO NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI



Riportiamo qui sotto un contributo proveniente da UBIS, il consorzio di Unicredit, che sta lavorando da tempo per escludere dal proprio perimetro circa 2.000 lavoratori in tutta Europa, di cui 800 in Italia.
Le lotte dei lavoratori di Ubis non devono restare isolate, perchè nell'intero sistema bancario si rischia di veder uscire dal perimetro contrattuale tutta l'area dei servizi (facility management, lavorazioni di back office, Information Technology, ecc.), in direzione di contratti nazionali deboli, come multiservizi, commercio e metalmeccanici.
Questa pressione per il livellamento verso il basso delle condizioni normative e contrattuali non è stata minimamente stoppata neanche dalle ampie concessioni introdotte nell'ultimo CCNL con le norme sulle attività complementari.
In alternativa le aziende sembrano orientate a imporre peggioramenti normati da contratti esclusivamente aziendali, in deroga al CCNL. Ai lavoratori non resterebbe che la scelta tra due soluzioni egualmente penalizzanti. 
Il tutto sarebbe condito da una concorrenza sempre più spinta, tra i lavoratori stessi, per ottenere qualche recupero  economico, ormai solo in sede di "produttività aziendale". Se vogliamo evitare la guerra del tutti contro tutti dobbiamo attivare percorsi di solidarietà e di reciproco aiuto, sostenendo le lotte dei lavoratori dei consorzi che resistono al tentativo di farli fuori.

PROGETTO NEWTON: UN GRAVE PERICOLO

PER I LAVORATORI DI UBIS (GRUPPO UNICREDIT)

DA CONTRASTARE CON DECISIONE


Il Progetto Newton è un articolato progetto di esternalizzazione di varie parti di Ubis (società consortile del gruppo UniCredit), che riguarda oltre 2.000 lavoratori in Europa, di cui più di 800 in Italia. Tutto ciò dovrebbe avvenire attraverso la costituzione di nuove società (newco) in cui UniCredit avrebbe solo partecipazioni di minoranza.

Alla base di questo progetto l'esigenza di ridurre i costi per migliorare i conti del Gruppo. Ma se questa è la motivazione come non pensare alle acquisizioni fatte a peso d’oro in Ucraina (USB Bank) ed in Kazakistan (ATF Bank) o, per restare in patria, all’italica Banca di Roma?

Operazioni più dal sapore politico che economico.

E’ di queste settimane la notizia che ATF Bank potrebbe essere ceduta a Bulat Utemuratov, uno degli uomini più ricchi dell’Ucraina, che – guarda caso – vendette ATF ad Unicredit nel 2007.

ATF Bank comprata da Profumo & Co. per 2 miliardi di Euro ed ora valutata meno di 450 milioni. Non c’è che dire, i manager di Unicredit hanno fatto proprio un ottimo lavoro!

A parte Mr. Profumo, gli altri grandi Top Manager sono ancora tutti al loro posto. Peraltro lo stesso Profumo, ora chiamato al capezzale di MPS, propone nella sua nuova “avventura” le stesse ricette che ora vorrebbero applicare i suoi “eredi” in Unicredit: sono gli stessi professionisti che vogliono farci credere che le New.Co. sono un grande business!

Ricordiamo di sfuggita che nell'ultimo rinnovo contrattuale, tra le tante promesse risultate poi essere fasulle, vi era proprio la tutela verso le esternalizzazioni, oggi riscoperte per i presunti benefici che potranno portare al conto economico delle banche. Questa perlomeno è la tesi delle società di consulenza che le sponsorizzano!

Peccato che la stessa consulenza risulti poi coinvolta nei processi di esternalizzazione. Per esempio in Unicredit ci si appresta a cedere un ramo d’azienda (Invoice Management, ovvero gestione del ciclo passivo) alla Società che ha fatto lo studio di fattibilità sul progetto: Accenture.

Ma non c’è un conflitto d’interesse? Buffo, o quanto meno singolare.

Accenture ha già incassato una fattura milionaria (si parla di una cifra compresa fra i 7 ed i 9 milioni di Euro) per l’attività di consulenza e c’è da credere che utilizzerà questi soldi per comprarsi il ramo d’azienda da UniCredit Business Integrated Solutions (UBIS).

Una “partita di giro” in cui Unicredit finirà solo col perdere quattrini e risorse, con la promessa – da marinaio – di vedere ridurre i costi di gestione del servizio in un prossimo futuro.

Promessa da marinaio, si diceva, perché se è vero che “del doman non v'è certezza”, è altrettanto vero che basta guardarsi attorno per capire quale possibile futuro ci aspetta.

E non occorre guardare in casa altrui per accorgersi degli errori (vedasi per esempio T-Systems Italia per Banca Intesa); in casa Unicredit la precedente cessione dei servizi di gestione del personale (SSC) a Hewlett-Packard avvenuta meno di un anno fa è lì a dimostrarlo.

H.P. ha già manifestato il suo “disagio” per un progetto fallimentare; non ci sono nuovi clienti da reperire sul mercato e la situazione finanziaria non è certo rosea. Anche Ubis lamenta che i costi - guarda un po’ - non sono diminuiti.  

Nonostante il rischio fallimento del progetto SSC, il Top Management di Ubis è convinto della scelta di procedere ad oltranza con il progetto Newton.

Anzi, in una “nota riservata” del 28 Gennaio scorso si può leggere che il progetto Gibson (ovvero la parte I.T. del più generale progetto Newton) vedrà a breve la luce. Lo scorso 18 Dicembre una lettera d’intenti è stata sottoscritta tra Ubis ed IBM. La New.Co. sarà costituita a metà di quest’anno da Ubis e successivamente IBM ne acquisirà il 51%. La Società non sarà solo italiana, è prevista infatti una branch in Germania ed una in Austria. L’avvio della due diligence è prevista per Aprile, perciò, se tutto procederà come previsto, il “fuori tutti” avverrà per la metà di quest’anno.

Emblematica la frase riportata nel documento: “UBIS hopes to lower costs for network and storage”.

Questa è la speranza del management. Quale quella per i lavoratori di Ubis prossimi all’esternalizzazione?

Che l’Azienda “navighi a vista” in assenza di un progetto chiaro e definito è ormai sotto gli occhi di tutti.

Il perimetro delle esternalizzazioni è molto ballerino e cambia un po’ come la marea, a seconda della luna.

Le ultime notizie dicono che:

  1. per quel che riguarda Invoice Management: il progetto è in fase avanzata e presto verrà avviata la relativa procedura. Sembra ormai certo che il CdA di Ubis abbia già autorizzato l’avvio della procedura e che nella riunione del 19 Febbraio l’operazione sia stata ratificata anche dal CdA di Unicredit.

  2. lo studio di fattibilità per Global Markets ICT Infrastructure prosegue in via esclusiva con IBM (lo stesso partner già individuato, come ricordavamo sopra, per l’iniziativa relativa a Infrastrutture ICT); la novità è che il progetto non dovrebbe più prevedere il trasferimento alla Newco dei lavoratori italiani.

  3. Cambia lo scenario per IT Fleet Management: al termine degli studi di fattibilità si è ritenuto di non proseguire con l’operazione.

  4. La struttura che gestisce la parte software di SAP verrà aggiunta al perimetro.


Ma qual è la razionalità che guida questi progetti? Sono veramente “operazioni volte a ricercare il business” o sono più concretamente operazioni di liquidazione del Personale, neppure poi tanto mascherate? Quale credibilità possiamo dare a questo Management?


E soprattutto, a quando una mobilitazione vera dei Bancari?


COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI

22.2.2013

________________________________________________________________________

COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI


Avevamo ragione, riprendiamo il lavoro


Il CCNL del credito 19/01/2012 è stato bocciato nelle assemblee dei lavoratori, anche se chi l’ha firmato non ammetterà mai la verità. Ad un anno da quell’intesa, nessuna delle balle raccontate per renderlo attraente è diventata realtà.

Quel contratto doveva garantire l’occupazione (30.000 posti in 5 anni) e vediamo solo tagli d’organico, a migliaia, in tutti i piani industriali varati dopo quella data (Abi parla di 35.000 esuberi, ma qualcuno spara 50.000).

Doveva riportare dentro il ciclo produttivo principale le lavorazioni date in appalto ad altri soggetti e vediamo solo nuovi tentativi di esternalizzazione.

Doveva garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni, ma quel poco che ci hanno concesso se lo sono ripresi subito in altro modo, e con gli interessi (basti pensare a quanto risparmiano riducendo il perimetro su cui accantonano per TFR e Fondi Pensione).

Doveva rafforzare il controllo sul sistema incentivante, ma dai primi segnali emerge che la riunificazione con il V.a.p. rischia di rendere aleatorio tutto il premio di produttività, aumentando solo la discrezionalità aziendale.

Doveva sfruttare l’estensione degli orari di sportello per assorbire gli esuberi delle filiali chiuse, ma l’unica banca che ha cominciato (Intesa Sanpaolo) ha messo in piedi un progetto insostenibile, passando da 32,5 a 59 ore settimanali, a parità di organico.

Doveva rappresentare una base per discutere senza traumi dei nuovi piani industriali a livello aziendale, invece è stato un bagno di sangue, con blocchi dei percorsi, taglio delle indennità, giornate di sospensione dal lavoro, riduzione secca dei trattamenti integrativi, straordinario non pagato, demansionamenti, mobilità selvaggia.

Doveva costituire una rinuncia temporanea, per consentire la ripresa dei bilanci aziendali, mentre tutto lascia intuire che le banche puntano ad una riduzione strutturale dei diritti e delle paghe nel settore, da conseguire in modo pressante e permanente.

Le aziende mettono le mani avanti sostenendo che anche il miglioramento della redditività del settore (che dovrebbe passare dai 4 miliardi di utili netti del 2012 ai 6,5 miliardi del 2013) non sarà sufficiente per un ritorno ad una contrattazione più favorevole, anzi bisogna ancora tagliare per riallinearsi alle banche europee.

La situazione è ben rappresentata da quanto avviene nelle tre principali banche italiane:

  • in Intesa Sanpaolo si è chiuso l’accordo sulla produttività sfruttando il ricatto del licenziamento degli apprendisti, con imposizione di sacrifici pesanti ed il varo di un piano di maggiore apertura degli sportelli (dalle 8 alle 20), senza contrattazione né consenso, che sta già determinando un vero e proprio stravolgimento della vita dei lavoratori della rete;

  • in Unicredit si è firmata una revisione del piano esodi (senza farlo votare) ed ora l’azienda insiste con il progetto Newton, per scorporare 2.000 lavoratori, tra cui 800 addetti italiani del consorzio Ubis, al solo fine di ridurre i costi;

  • in Monte dei Paschi di Siena Fabi-Fiba-Ugl-Uilca avevano, già prima degli ultimi scandalosi sviluppi, siglato un accordo separato che mandava a casa 1.000 lavoratori e ne esternalizzava altri 1.100 senza garanzie reali (non si conosce neanche l’acquirente); inoltre azzerava l’integrativo e consegnava all’azienda carta bianca.

In questo ultimo caso si pone anche un problema serio di violazione delle regole “democratiche” che le stesse OO.SS. si sono date, perché le assemblee sono state effettuate in modo separato, senza un conteggio affidabile dei risultati da parte delle sigle sindacali firmatarie: nelle assemblee certificate in modo serio (7.000 partecipanti) ha votato no il 94% dei partecipanti! Che sistema è quello in cui non si fissa neanche una soglia minima per decidere quanti devono votare per considerare valido un accordo?

Nel resto del sistema bancario non va molto meglio: nelle popolari sono stati firmati accordi sempre sulla stessa falsariga, mentre ora anche le banche estere presenti nel nostro paese (Credit Agricole, Bnp Paribas, Deutsche Bank) cominciano a denunciare risultati critici e attuare piani di ridimensionamento.

Dobbiamo dunque riprendere il lavoro di coordinamento tra le forze sindacali, i singoli delegati, i semplici iscritti, i militanti di base, riannodando le fila di quell’esperienza che un anno fa è riuscita a svolgere un grande lavoro di contrasto, di resistenza, di verità.

Il coordinamento del COMITATO per il NO ha deciso di ripartire, con il progetto di costruire una rete permanente tra tutte le forze sane che si muovono sul terreno sindacale nel settore e che intendono misurarsi con i problemi durissimi che i lavoratori si trovano a vivere quotidianamente.

Come già in passato, non ci interessano tanto le logiche di schieramento, l’appartenenza o l’identità di ciascuno, ma il confronto sui contenuti e la necessità di agire immediatamente per difendere le condizioni di lavoro e di vita dei colleghi, che si trovano di fronte difficoltà inedite.

L’attacco delle aziende non è destinato a cessare a breve. Organizzarsi per fermarli è la principale preoccupazione di tutti coloro che condividono il nostro progetto. Riusciremo a farlo se, come in passato, ci darete una mano a tutti i livelli per farci pervenire informazioni, proposte, idee, sostegno, sotto qualsiasi forma.

Cominceremo a fare circolare materiali e riflessioni sui casi aziendali più eclatanti. E’ necessaria la collaborazione di tutti, perché aumentino le adesioni al Comitato e si estenda il suo radicamento, sia come aziende, che come aree geografiche. Non lasceremo nulla di intentato. Non lasciateci soli…

COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI

13/02/2013



REAGIAMO ALLA DISTRUTTIVA POLITICA DELL’ABI E DELLE BANCHE


Le gravi conseguenze sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori del Credito, causate dalle pesanti scelte delle banche, sono ormai evidenti a tutti.

L’ultimo CCNL, firmato in pochi giorni, imposto dall’ABI alle segreterie nazionali delle OO.SS. con il doppio ricatto, “crisi da affrontare + occupazione giovanile da sviluppare”, sta già mostrando tutte le sue dolorose implicazioni (blocco degli automatismi, taglio delle voci  economiche per il computo del TFR, ecc..) senza il verificarsi della tanto sbandierata “nuova occupazione”.

MPS, UNICREDIT, INTESA SANPAOLO e tutte le altre banche stanno chiudendo sportelli, esternalizzando attività, applicando nel modo più pesante e becero la flessibilità operativa (sia funzionale che geografica) e stanno mandando a casa la stragrande maggioranza dei ragazzi assunti con contratto a tempo determinato.

Ci hanno venduto un CCNL “per l’occupazione”, ci hanno propinato la “favola” del contratto per “salvare la categoria”, per far rientrare le lavorazioni appaltate.

Noi non ci siamo caduti, almeno 40.000 lavoratori bancari hanno detto NO AL “CONTRATTO AIUTA BANCHIERI”.

Ma le segreterie nazionali delle OO.SS. e molti altri hanno invece “voluto” crederci , anche contro le passate esperienze.

Ora la categoria sta cominciando ad assaporare le delizie di tale contratto e dell’attuale modo di gestire le aziende di credito da parte dei banchieri.

Sappiamo bene che l’ultimo CCNL, in realtà, è stato bocciato  da più della metà dei lavoratori, ma è “in vigore” non solo per gli effetti dell’accordo dell’Ottobre 2011 (altra “perla” assurdamente accettata dai sindacati), ma anche  grazie alla indecorosa gestione dei dati provenienti dalle assemblee (a tutt’oggi non pubblicati per piazza e data), alla “distruzione” del concetto di assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori con la scelta di tutte le sigle del 1° tavolo (tranne la FISAC) di indire le assemblee per “soli iscritti” nell’ultimo mese di consultazione della categoria, con ciò dichiarando che gli altri lavoratori non hanno diritto a partecipare alle assemblee per il loro CCNL!

Che fare quindi? Non basta aver detto NO una volta, non basta aver “diffidato” i vertici sindacali dal firmare a voce, o per mail.

Tutte le lavoratrici e i lavoratori, consapevoli della gravità del momento e della pessima gestione dei loro contratti (nazionali ed aziendali), devono partecipare alla creazione di un effettivo movimento per il radicale cambiamento della situazione.

La necessità di riformare le forme di rappresentanza politica non è diversa da quella di riformare decisamente le forme della rappresentanza sindacale, che non sono attualmente in grado di esprimere in maniera efficace la rivendicazione dei diritti dei lavoratori misurandosi con le varie controparti.

Tutti coloro che hanno promosso l’attività del “COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO AIUTA BANCHERI”, non intendono disperdere le capacità e le esperienze accumulate nei mesi di “lotta per impedire l’approvazione del Contratto”, anzi ora più che mai, visto l’inesorabile procedere dei disastri in sede aziendale, ritengono necessario mantenere e sviluppare il coordinamento tra quanti, attivisti sindacali e non, si rifiutano di assistere passivamente all’ennesima distruzione di un settore lavorativo.

Vogliamo quindi impegnarci, come deciso nell’ultima riunione di Bologna, per continuare l’attività del Comitato, non solo finalizzata alla denuncia degli effetti perversi del CCNL, ma anche per invitare tutti a pretendere un diverso modo di fare sindacato e di rappresentare i lavoratori, questo per il semplice motivo che il primo aspetto (orribili accordi/pessimi contratti) è strettamente collegato al secondo (pessima gestione della rappresentanza sindacale).

Alle migliaia di lavoratrici e lavoratori che hanno inviato l’adesione al “Comitato per il No al Contratto aiuta Banchieri”  verrà inviato un messaggio con l’invito a confermare la propria adesione, rilanciando la necessità di una maggior partecipazione attiva dei lavoratori nelle scelte che riguardano la loro vita quotidiana.

A tutti verrà riproposta la possibilità di partecipare alle prossime attività del Comitato, le quali non si fermeranno alla denuncia delle problematiche sopra ricordate, con l’obiettivo di incidere sui contenuti della contrattazione aziendale, ma stimoleranno l’adesione a particolari iniziative, come l’imminente raccolta firme sui referendum PER L’ABROGAZIONE DELLE MODIFICHE ALL’ARTICOLO  18 Legge 300/70 e per l’abrogazione dell’ARTICOLO 8 della c.d. Riforma del Lavoro Legge 92/2012.

Reagiamo alla distruttiva politica dell’ABI e delle banche, difendiamo non solo i posti di lavoro, ma anche il modo di vivere sul posto di lavoro!

Cambiamo le rappresentanze sindacali! 

Aderisci e sostieni il COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO AIUTA BANCHIERI!


24/10/2012                                                                      IL COMITATO PER IL NO

 


LA BATTAGLIA E' APPENA INIZIATA

Cara collega, caro collega, ci permettiamo di chiedere di nuovo il tuo coinvolgimento, alla fine delle assemblee per una serie di ragioni:
  • la tua adesione al COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI ci ha confermato che la scelta di costruire una rete di dissenso al rinnovo del CCNL non è una necessità di pochi;

  • I risultati ottenuti, anche quelli ufficiali che contrastano con quelli del Comitato, ci consegnano una categoria che ha nella sostanza bocciato il contratto;

  • Di fronte a questo scenario si pone una nuova necessità, NON DISPERDERE il grande patrimonio che circa 50.000 lavoratrici e lavoratori hanno costruito con la loro scelta di "scendere in campo" e, malgrado le forti pressioni ricevuta da molti sindacalisti delle sigle firmatarie, hanno con determinazione respinto questo rinnovo.

Queste prime riflessioni ci portano a pensare di proporre una serie di iniziative pubbliche in tutti i territori dove si sono avute le adesioni al comitato per rendere più visibile la protesta e per coinvolgere maggiormente le colleghe ed i colleghi bancari.

Il primo obiettivo di queste riunioni è di preparare un documento/richiesta formale da presentare a tutte le OO.SS., non solo per invitarle a considerare e rispettare l’elevato dissenso emerso nella nostra categoria, ma anche per avvertirle che, da oggi, non si potranno più permettere di ripetere quanto hanno fatto e disfatto in questa trattativa (dalla piattaforma rivendicativa “stracciata” dall’ABI senza opposizione, alle assemblee “certificate” trasformate, via via, in riunioni per soli tesserati).

L'aspetto più importante e prioritario della continuità del Comitato è quella di ragionare come individui delle nostre necessità di vita e di lavoro in risposta ad un contratto e a delle modalità operative che impattano sempre più pesantemente sul nostro quotidiano, per poi pretendere, da chi ci vorrebbe rappresentare, delle risposte concrete, a questi bisogni fino ad oggi disattesi.

L’altra importante iniziativa è quella di produrre e diffondere tra tutte le lavoratrici e i lavoratori del Credito un documento che richieda il rinnovamento delle rappresentanze sindacali, a partire dall’elezione delle RSU, come da accordi del 1993 mai rispettati, unito alla previsione del referendum vincolante per ogni futuro contratto nazionale e/o aziendale.

Per queste prime riflessioni, noi pensiamo che Torino potrebbe essere la città "apripista": vorremmo ripetere un'assemblea pubblica dopo le 17 o al sabato mattina.

Siamo consapevoli delle difficoltà ed e' proprio per questo che ti scriviamo: la possiamo fare se abbiamo la certezza che almeno voi aderenti al Comitato parteciperete.

L'aiuto che ti chiediamo e' doppio: il primo è di rispondere a questa nostra mail ed indicarci se parteciperesti (come impegno!), il secondo di pubblicizzare inviando a colleghi ed amici questa mail, chiedendo anche a loro di esserci.

Ti chiediamo di continuare a inviare il link https://sites.google.com/site/noalcontrattoaiutabanchieri/ ai colleghi chiedendo loro di aderire, LA BATTAGLIA E' appena iniziata, dipende da noi il nostro futuro, noi pensiamo che lo si debba modificare!


Grazie per il grande aiuto che avete dato, noi vorremmo approfittarne e chiedere di continuare un percorso con noi, mantenendo ciascuno le proprie provenienze sindacali e provare dalla base a modificare questo stato di cose!

il COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI


Comments