Luca Giordano - Cristo scaccia i mercanti dal tempio

Il soggetto Cristo che scaccia i mercanti dal tempio è tratto dai vangeli di Marco (c. 11, vv. 15-19) e Giovanni (c. 2, vv. 13-25).  La scena si svolge nel tempio di Gerusalemme che si trovava in una grande spianata, circondata da portici colonnati. Il luogo sacro col tempo si era trasformato in un mercato rumoroso, affollato da briganti, banchieri e venditori di bestiame. I sacerdoti, custodi del tempio, accettavano tutto questo di buon grado, anche perché ne traevano profitto economico. Gesù, giunto a Gerusalemme per la Pasqua dei Giudei, agitando un flagello a nove cordicelle, usato per ammansire i buoi, cacciò i mercanti, gridando con furia:  Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo solo di mercato (Giovanni, 2 .16). Il suo gesto, come ricorda l’evangelista Marco, va ricondotto al passo di Isaia (56, V. 7), che definiva il tempio come casa di preghiera per tutti i popoli, indipendentemente dal loro credo religioso.

Gli Oratoriani commissionarono nel 1684 a Luca Giordano l’affresco della controfacciata della Chiesa dei Girolamini con questo soggetto, proprio per evidenziare che la loro casa era aperta a tutti coloro che volessero affidarsi alla preghiera, indistintamente dalle loro origini e dal ceto sociale, purché rispettassero la sacralità del luogo.

De Dominici (1745) rammenta come Giordano abbia quasi voluto mettersi a confronto con Giovanni Lanfranco, autore dell’affresco eseguito circa quarant’anni prima per la controfacciata dei Santi Apostoli di Napoli, raffigurante la Piscina probatica. Lo stesso biografo ricorda che Luca si sia rivolto a Carlo Moscatiello, pittore figurista molto noto all’epoca – ma oggi pressoché ignoto agli studi – per realizzare l’impianto scenografico della raffigurazione, mediante l’uso come quinta teatrale di un colonnato verde. Tale impianto, in seguito riconosciuto come opera di Arcangelo Guglielmelli, crea una quinta illusionistica, che si raccorda con lo spazio fisico della chiesa e del suo colonnato di brunelleschiana memoria.

In una sinfonia di tinte pastello dai colori lievi è organizzata la scena secondo un ritmo ben articolato, ma serrato. Al centro, immersa in un gorgo di angeli, è  la figura di Gesù con il flagello tra le mani; ai lati si dispongono in fuga varie umanità dalle pose molteplici e dalle originali tipologie fisiognomiche. L’inquadratura è resa secondo la tecnica del sott’insù per dar la sensazione all’osservatore di trovarsi in uno spazio concreto. Lo spazio è ripartito su tre livelli di visione: nel primo, in alto, si intravede un presbiterio di chiesa, terminante in un piano con colonne poste a motivo di serliana, dove ieratica appare la figura del Salvatore in atto di scacciare i mercanti. Nella parte mediana si trova, scalato in profondità, un secondo registro, dove in prospettiva è presente un ballatoio e, ai lati di questo, due rampe di scale, sulle quali i mercanti, realisticamente trattati, si affannano, per sfuggire all’ira di Cristo. Elemento qualitativamente di spicco delle capacità artistiche di Luca è l’utilizzo, in funzione illusionistica, del sovrapporta del portale d’ingresso, come fosse un piano, su cui un mercante inginocchiato cerca disperatamente di salvare una cesta di viveri, porgendola a una figura sistemata in un livello più basso. In quest’ultimo, quello più vicino allo spettatore, sono scorciate altre due rampe di scale dove sono presenti sia coloro che sono riusciti a fuggire per primi, sia quelli che non si sono ancora avveduti dell’ira di Cristo.

 

 

Marco Liberato