Tane del Monaco

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TANE DEL MONACO

 

TANA DEL MONACO 184 MAAN (Belvedere di Fabriano, An, quota s.l.m. m 805, sviluppo m 130);

BUCO TONANTE 183 MAAN (sviluppo m 175);

BUCO 2B 193 MAAN (quota s.l.m. m 775, sviluppo m 75).

 

 

TOPONIMIA.

Il nome della cavità superiore, più facilmente accessibile, probabilmente deriva da presenze eremitiche in tempi più o meno lontani. Per il Buco Tonante, il nome è dato dalla presenza di un corso d’acqua che precipita nel sottostante Buco 2B, dovuto alle iniziali dei cognomi dei due esploratori fabrianesi (S. Borgioni, M. Borioni).

 

STORIA.

Il complesso, conosciuto da tempo (1952 G.S.M.), fu esplorato agl’inizi degli anni Sessanta dal Gruppo Speleologico ASCI Fabriano e rilevato topograficamente. Successivamente, in periodi di siccità, furono percorsi i tratti solitamente allagati ed esplorate con tecniche speleosub poche altre decine di metri di sifone (GASP 1985).

 

ACCESSO.

Provenendo da Cancelli (frazione di Fabriano), superata Serradica si seguono le indicazioni per Belvedere e subito prima del nucleo del paese si prende una strada in piana che porta ad un’opera di presa dell’acquedotto di Fabriano. Da qui a piedi si risale per breve tratto, si riattraversa il fiumicello in direzione della cavità principale, ben visibile. Le tre cavità s’incontrano sulla stessa verticale, ingressi più angusti i primi due, più evidente e semplice quello superiore della Tana del Monaco.

 

DESCRIZIONE.

La cavità più in basso, il Buco 2B, dopo uno stretto ingresso, ben presto è occupata da un calmo e bello specchio d’acqua. Il Buco Tonante inizia con una bassa strettoia, poi un cunicolo scende fino ad incontrare un corso d'acqua che precipita nel sottostante 2B. Più avanti ben presto l’acqua preclude, in condizioni normali, la prosecuzione, quando il soffitto si abbassa tipo sifone. La Tana del Monaco, più in alto è costituita da una galleria che si fa ampia dopo la prima decina di metri, con concrezioni ed un pavimento sconvolto da scavi clandestini. Presente qualche deposito di guano. Sul fondo compaiono acqua e fango, oltre i quali la prosecuzione è a sinistra, una frattura ortogonale che attraversa piccoli ambienti con pareti inclinate suddivisi da lunghe liste di selce che sporgono dalla maiolica per pochi centimetri, fino al solito stop quando l’acqua blocca la prosecuzione.

 

OSSERVAZIONI.

Le cavità si aprono, sulla stessa linea di faglia, in strati di Calcare Maiolica messi in verticale, con condotte suborizzontali a sezione trasversale ellissoidale inclinata. Sono documentati depositi antropici protostorici, nella zona iniziale ed intermedia, ritrovamenti di manufatti ascrivibili all’Età del Bronzo e reperti ossei di Capra ibex, risalenti a periodi glaciali, insieme con altri, tra cui un cranio incompleto di Felis silvestris.

 

BIBLIOGRAFIA.

 SALERNO PIERO, LORETI MARA, CARINI VITTORIO (1989), “Ricerche in alcune cavità dell’Appennino Umbro-Marchigiano”, Atti del XV Congresso Nazionale di Speleologia, Castellana Grotte, pp. 925 – 928.

LUCAMARINI PIERDAMIANO (2003), “I nuovi sviluppi delle grotte di Belvedere di Fabriano (AN) in Italia centrale”, Atti del 19° Congresso Nazionale di Speleologia in Sottoterra n. 115, Bologna, pp. 67 – 72.

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino. Ultimo aggiornamento 12.07.04