Pozzi della Piana

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POZZI DELLA PIANA 56 UTR

 

Loc. la Roccaccia, Titignano; comune Orvieto; quota s.l.m. m 260; carta IGM 130 II SO Baschi, long. 0°18’31” Ovest, lat. 42°44’19” Nord; sviluppo spaziale circa m 3000, sviluppo in pianta m 2555, dislivello m –21.

 

ACCESSO.

Da Todi proseguire verso Orvieto sulla SS 448 per km 5 fino al bivio per Prodo (in alternativa si può proseguire fino al successivo bivio per Case Masce, dove una strada ripida ma più breve sale fino a ricongiungersi alla precedente). La strada risale tortuosa per altri km 14 fino all’altopiano carsico della Cerasa, dove s’incontra il bivio (a sinistra) per Titignano, distante altri km 3. Di fronte alle prime case del paesino c’è l’ultima fonte d’acqua per rifornirsi. Lasciando sulla destra il complesso principale dell’abitato (un bel nucleo fortificato con chiesa ed agriturismo d’élite), si scende per una stradaccia bianca con un meraviglioso panorama sul lago di Corbara. Superato un primo caseggiato e più avanti una sbarra, generalmente aperta, si prosegue fino ai ruderi massicci di una fattoria abbandonata e da qui la strada sterrata peggiora ancora, scendendo verso il lago. Dopo il terzo tornante s’incontra, a sinistra, uno spiazzo leggermente rialzato con inconfondibili segni di resti di carburo. Lasciate le auto, si entra nella fitta macchia di leccio per un evidente sentiero, che in breve porta allo scivolo d’ingresso (a destra, subito sotto il sentiero) e più avanti, in una radura, al pozzo grande d’accesso.

 

DESCRIZIONE.

L’ingresso grande da accesso ad un pozzo di m15, ma sulla destra si utilizza una sorta di scivolo scalinato, che, con una corda di sicura, si può scendere facilmente. Per una sorta di cengia, sulla sinistra si segue, assicurati con una longe, un cavo d’acciaio che traversa il pozzo a metà altezza e permette di evitare la strettoia. Invece sulla destra, a metà della galleria che si raggiunge evitando di cadere in un pozzo, si trova la famosa strettoia, primo serio ostacolo della grotta. Superata, ci si ritrova in un’alta galleria che si percorre fino in fondo, dove comunica con tortuosi e stretti cunicoli (cunicoli di Pirro), al termine dei quali si scende, arrampicando, in una saletta, da cui un passaggio retroverso immette in una galleria ampia e ben concrezionata. Qui si scende con passaggi atletici e poi si risale, seguendo le tracce più evidenti, in un ambiente ricco di concrezioni. Al termine, sulla parete destra, in basso, si nota un pertugio con la sigla “GS CAI Perugia”: questo è l’imbocco del Ramo degli Spoletini, uno dei più belli e meglio conservati della grotta, che si può percorrere facilmente entrando e uscendo per il pertugio suddetto. Di fronte a questo c’è la continuazione della traversata, una galleria con passaggi in arrampicata al cui termine si scende sulla sinistra in una saletta, da cui si risale subito trovando uno dei passaggi chiave della grotta, una finestra alta e stretta di accesso non semplice. Risolto ciò, si prosegue per una galleria che incontra ancora un salto, da superare in arrampicata, per poi accedere in un vasto ambiente (Sala del Guano) complicato e lungo da traversare. Dove la galleria diventa facile da percorrere bisogna procedere sulla sinistra (a destra s’incontrano dei laghetti, una riserva d’acqua importante per le lampade ad acetilene). Ha qui inizio la galleria Gotica, un vero labirinto, in cui districarsi non è semplice: un primo tratto rettilineo è poi complicato dall’incontro di diramazioni, che è difficile ignorare quando la via giusta risale un masso imponente, lo scavalca e prosegue tra un alternarsi di soffitti bassi ed alti, brevi deviazioni (una di queste incontra le frecce bianche che indicano la via per la Sala dei Vortici), fino ad una galleria con una colonna che n’occupa quasi per intero la sezione. Oltre questo punto, poco più avanti, bisogna risalire e davanti ai propri occhi una freccia rossa inclinata verso l’alto indicherà la via per l’uscita, segnalando lo stretto corridoio che con una cengia porta ad uno dei punti più caratteristici della grotta: la saletta al cui centro pende una radice gigante, col tronco simile ad una pertica. Al di là un altro breve corridoio interseca perpendicolarmente una facile galleria, in cui l’aria fresca dell’esterno è già sensibile: al termine si trova lo scivolo che riporta all’esterno, può esser più facilmente risalito con l’aiuto di una corda da posizionare in precedenza.

 

NOTE GENERALI.

Grotta suborizzontale, con una ricca varietà di magnifici concrezionamenti, si è formata in un bancone travertinoso ed ha permesso importanti ricerche archeologiche e paleontologiche. Nonostante la relativa semplicità tecnica, la sua percorrenza non è banale per l’andamento labirintico, per il susseguirsi di tratti accidentati, a volte scoscesi, e per la presenza di restringimenti. Poco fangosa e con ambienti spesso ampi, come la bella sala dei Vortici o il Ramo degli Spoletini, consente una divertente traversata tra i due ingressi principali, una classica in campo nazionale.

 

BIBLIOGRAFIA.

SALVATORI FRANCESCO (1968), “Esplorazioni nel Pozzo della Piana Principale”, Rivista Mensile del Club Alpino Italiano, Torino, anno 89 – n. 10, pagg. 429 – 432.

Gruppo Grotte “Pipistrelli” CAI Terni (1995), “Sopra e sotto”, Terni, pagg. 10 – 11.

WWW.digilander.libero.it/towardsky/piana

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – anno 2004