Tempo sacro e tempo profano


 Equinozio primaverile e Pasqua di Resurrezione

                                     di Vincenzo Guzzo

    

  Tutte le culture antiche hanno celebrato l’equinozio primaverile come un fondamentale momento di rinascita.  I sacrifici cruenti con cui si propiziava il germoglio dei semi e il ritorno della fioritura preludevano al conseguimento di un raccolto sicuro e abbondante.

 Tutte le religioni e le comunità iniziatiche hanno celebrato e celebrano riti di rinascita e di resurrezione in coincidenza con questo periodo dell’anno. Tutto torna alla vita e nei miti tornano dalla dimensione infera alla vita tante figure di rilievo religioso e spirituale. Tra questi: Tammuz per i Babilonesi, la Kore e Adone per i Greci. Per i cristiani, la festa della Pasqua rientra in questa vastissima tradizione.

 Il suo nome deriva dalla parola ebraica Pesah che vuol dire: “saltare oltre”, "passare oltre" e indica l’azione risparmiatrice di Dio nell’episodio della punizione dei primogeniti egiziani, saltando oltre le case abitate dagli ebrei e colpendo le altre, risparmiando quindi i primogeniti della stirpe di Davide.

 Questa festa fu collegata, alla celebrazione primaverile delle Mazzoth propria della terra di Canaan che gli ebrei attraversarono durante il ritorno alla terra promessa. Essa prevedeva di doversi cibare per un’intera settimana con pane azzimo che, per la fretta di fuggire dall’Egitto non era stato possibile far  lievitare.

 Presso i cristiani la Pasqua riacquista un significato più esplicitamente connesso al rapporto morte-rinascita, al passaggio nella dimensione del Mistero, attraverso la passione e il sacrificio di Gesù. Tuttavia è rintracciabile un’analogia tra la settimana delle Mazzoth  e la Settimana Santa ossia quella connessa alla Passione di Cristo ma, nel Cristianesimo, è molto più esplicito il simbolo della trasformazione e della rinascita proprio attraverso la passione, morte e resurrezione di Gesù.

 L’ultimo giorno di permanenza di Gesù negli Inferi, il sabato santo è quello cruciale del passaggio dalle tenebre della morte alla luce della vita e per questo motivo Agostino d’Ippona definiva quella del sabato che precede la Pasqua come la “madre di tutte le veglie”. Insomma: c’è la veglia per chi è morto e quella più importante per il Cristo che risorge! Da un punto di vista simbolico, secondo il Cattabiani, la perdita della luce è come l’abrogazione della vecchia legge e la Resurrezione è il segno della nuova, luminosa legge di salvezza per l’umanità e per il mondo intero. Non a caso Gesù si definì come luce del mondo. Sempre secondo sant’Agostino occorre osservare il cero dal punto di vista del suo consumarsi. Lo stoppino acceso è l’anima, la cera è il corpo ma il fuoco è la divinità di Gesù. Qui riposa il senso profondo del cero pasquale e non è certo un caso che,  quando  esso  viene  acceso, un sacerdote lo introduce solennemente in chiesa cantando il Lumen Christi.

 Il cero acceso è dunque il Cristo risorto ma non solo il fuoco bensì anche l’acqua è mezzo di purificazione e si usa associare la Resurrezione al sacramento del battesimo, unendo in un unico significato di rinascita l’inizio della vita ed il suo concludersi che è propiziato con un altro liquido rituale e cioè l’olio santo dell’unzione estrema che al divino riconnette e cioè al fuoco salvifico del Gesù risorto. 

                       (Pubblicato sulla rivista "Il Bandolo", marzo 2012)

                     
                          Il Risorto - Piero della Francesca 


LA PASQUA NELLA TRADIZIONE ORTODOSSA:

Nella tradizione ortodosso-bizantina le immagini del Risorto sono poche e la Pasqua viene iconograficamente celebrata  meditando sulla discesa agli Inferi. Infatti è lì che si compie il vero riscatto dell'Uomo (Adamo-Eva) ad opera di Cristo. Il vero mistero dei tre giorni ctonii del Cristo è alla radice della vittoria sulla morte, in ogni senso.

Matteo: ”Come, infatti, Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra”.

Viene, qui, rappresentato il mistero della discesa di Cristo agli Inferi. Una grande fenditura tra le montagne in mezzo a cui si pone un grande cerchio azzurro stellato e in basso un oscuro baratro dimora delle potenze ctonie. Ma ecco che la Luce risplende tra le tenebre per liberare l’uomo dal peccato originale. Si vede Cristo luminoso che, squassate le porte dell'Inferno su cui poggia i piedi, illumina il regno tenebroso della morte spirituale. La sua mano destra la tende ad Adamo e la sinistra ad Eva, vestita di rosso, colore con cui gli iconografi esprimono il simbolo dell’Umanità.

Dietro Adamo appaiono molte figure tra cui: Giovanni Il Precursore, il profeta Daniele e due sommi re aureolati: Davide, con la barba e Salomone col manto rosso.

Dall’altro lato, dietro Eva c’è Mosè (anche lui con aureola) che tiene un rotolo in mano a simboleggiare le tavole della Legge (come appare esplicitamente in altre icone della Discesa agli Inferi) accanto a lui Isaia e dietro altri profeti.

Il baratro infero appare pure nelle icone ortodosse della Natività e della Crocifissione quasi a segnare il destino sacrificale e salvifico del Cristo sin dalla sua nascita e a sottolineare il suo dominio nel triregno Cielo Terra Inferi. Gli Angeli, nell'icona, presidiano gli estremi superiore ed inferiore della rappresentazione di Salvezza e Resurrezione. 


       
          

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DA: SETTEMUSE.IT

Il tempo ed il significato della Pentecoste


Festa della Domenica di PentecosteLa Pentecoste è una festività mobile nel senso che è legata alla data in cui cade la Pasqua e conclude i cinquanta giorni sacri che vanno dalla Resurrezione alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.

La festa di Pentecoste che oggi celebriamo, affonda le sue radici in una festa ebraica, la Shavuot (Pentecoste o festa delle settimane).

Le due feste che vanno sotto lo stesso nome presentano analogie e differenze.

In occasione della festa della Pentecoste l'ebraismo ricorda la consegna della legge di Dio al suo popolo, mentre la Pentecoste cristiana è il dono della Legge Nuova (Torah), scritta nel cuore degli uomini, che è lo Spirito Santo.  

La Pentecoste Ebraica o Shavuot

Domenica di Pentecoste - Discesa dello Spirito SantoQDomenica di Pentecoste  ebraica - Shavuotuesta festa, la Shavuot, cade sette settimane dopo la festa degli Azzimi, in questa occasione gli ebrei ringraziavano il Signore per il raccolto del frumento.

In seguito questa ricorrenza venne collegata con il ricordo dell’Alleanza del Sinai, quando Mosé vide un arbusto che bruciava e che non si consumava mai e ricevette la tavola dei comandamenti.

Secondo gli Ebrei, la fiamma e la voce di Dio sul Monte Sinai si divise in settanta lingue di fuoco affinché tutti i popoli avessero potuto capirla; anticamente si credeva che i popoli presenti sulla terra fossero 70.

 

La Pentecoste Cristiana

Lo Spirito Santo raffigurato in forma di colombaLa Pentecoste cristiana è l’ultima tappa della storia della salvezza che porta a compimento il grande progetto di Dio Padre sull’umanità attraverso il dono dello Spirito Santo. 

Secondo gli Atti degli Apostoli anche in questo giorno Dio si rivela attraverso il fuoco: mentre gli Apostoli sono riuniti insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo per festeggiare la Pentecoste, un vento impetuoso attraversa la stanza, si sente il fragore di un tuono e lingue di fuoco si posano sul capo dei presenti donando loro la capacità di parlare tutte le lingue dl mondo.  
 

La Pentecoste e il significato dello Spirito Santo

Domenica di Pentecoste - Discesa dello Spirito SantoLo Spirito Santo, la terza persona della Trinità, scese sui presenti in forma di lingue di fuoco ed essi furono infusi dallo Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, affinché fossero in grado di riunire nell’unica fede tutti i popoli presenti sulla terra.

Il passo degli Atti degli Apostoli, scritti dall’evangelista Luca in un greco, prosegue con la narrazione della prima predicazione dell’apostolo Pietro, che unitamente a Paolo, narrato nei capitoli successivi, aprono il cristianesimo all’orizzonte universale, sottolineando l’unità e la cattolicità della fede cristiana, dono dello Spirito Santo.

I Doni dello Spirito Santo

Lo Spirito Santo raffigurato in forma di colombaL’insegnamento tradizionale del Catechismo Cattolico, seguendo un testo di Isaia, enumera sette doni particolari: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. 

Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo e confermati dal Sacramento della Cresima.

L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo "spirito di Dio”, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica, i doni profetici e gli altri carismi, la capacità morale di obbedire ai comandamenti.

Nel Nuovo Testamento, lo Spirito appare talora ancora come forza impersonale carismatica. 

Insieme però, avviene la rivelazione della 'personalità’ e della 'divinità’ dello Spirito Santo, specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità. 
 

Tradizione e Folklore di Pentecoste

Domenica di PentecosteNel Medioevo la Pentecoste era una festa gioiosa ancora legata alle feste pagane della Primavera, ricca di antichi significati mitici del "culto degli alberi” e delle "feste del maggio”.

In molte località europee la più bella fanciulla del paese veniva vestita con foglie di betulla e di acero e di portarla in giro per il villaggio o una betulla vestita da donna veniva portata di casa in casa.

In Inghilterra uno spazzacamino gira per il paese chiuso in un "canestro di Pentecoste”, coperto d'edera, agrifoglio e corone di fiori; in Ungheria si elegge "la regina di Pentecoste”.

In Italia era comune la pioggia di petali di rosa e di batuffoli di cotone fiammeggianti per ricordare la prima discesa dello Spirito Santo.


                                                       

Pentecoste, dal greco antico pentekostè (heméra) - πεντηκοστή (ἡμὲρα) - cioè "cinquantesimo" (giorno), è una festa della tradizione ebraica e successivamente di quella cristiana.

Nella religione Cristiana, cade nel cinquantesimo giorno dopo Pasqua (da cui il nome), di domenica, ed è quindi una festa mobile, dipendente dalla data della Pasqua.

Pentecoste è una festa che appartiene alla tradizione cattolica, reincarnazione, karma e darma sono concetti estranei alla tradizione cattolica, ma indispensabili per una comprensione, per quanto possibile tendente alla verità, di una festa pochissimo compresa e completamente svuotata del suo vero significato. 

Pentecoste è la strada tracciata dal Cristo per portare l'umanità dalle tenebre dell'ignoranza alla luce della vera conoscenza. Il concetto di reincarnazione non era estraneo al mondo ebraico dell'epoca di Gesù e il fatto che gli apostoli e Gesù stesso avessero dimestichezza con questa idea è espresso molto bene in Matteo 11 (12,15):

"Dai giorni di Giovanni Battista sino ad ora, il Regno dei Cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La legge e tutti i profeti - infatti - hanno profetato sino a Giovanni. E se lo volete accettare, Egli è quell'Elia che deve venire; chi ha orecchi intenda"…  E successivamente in Matteo 17 (10,13): "Allora i discepoli gli domandarono: - Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia? - Ed Egli rispose: - Si, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto, anzi, lo hanno trattato come hanno voluto. Così anche il figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro. Allora i discepoli compresero che Egli parlava di Giovanni Battista".

Perché Gesù insiste tanto a parlare di Elia? Si dice che Elia fosse stato in una precedente incarnazione il maestro spirituale di Gesù allora incarnato in Eliseo. Il fatto che Elia sia vicino a Gesù nei momenti importanti della sua vita starebbe a confermare ciò. Elia, incarnato in Giovanni, annuncia in Gesù il Messia e lo battezza. Elia appare nella trasfigurazione. Un grande maestro non abbandona mai il suo discepolo. 

La Pentecoste è collocata sette settimane dopo la Pasqua, anch'essa è una festa mobile: la luna e in fase crescente, la sua forza vitale aumenta gli influssi sulla terra, periodo buono per portare qualsiasi cosa alla pienezza.

Come la luna di Pasqua è sempre calante, la luna di Pentecoste è sempre crescente, come Pasqua è il momento per togliere, far decrescere, purificare, Pentecoste è il momento per accrescere, per completare l'opera. 

Vorrei spendere ora due parole su quello che è il simbolo principale della Pentecoste, in particolare dello Spirito Santo, il simbolo già considerato a Pasqua: la Colomba.

La Colomba è dunque il simbolo dello "Spirito Santo". E' la Colomba che si libra sulle acque e portando un ramoscello d'ulivo a Noè (Genesi 8:10,12) annuncia la Pace Divina e la rinascita che lo spirito di Dio portava sulla terra.

La Colomba appare sul capo di Gesù, battezzato da Giovanni nel Giordano.

Anche qui, come nell'episodio del diluvio appare insieme ad un'acqua purificatrice quella del battesimo.

Voglio proporvi un'interpretazione, potremmo dire esoterica, riportata da Yogananda, del simbolo della colomba.

Quando una persona, che abbia affinato certi tipi di percezioni o che possieda certe capacità come bagaglio personale, si concentra con gli occhi chiusi nel punto fra le sopracciglia, vede una luce con una stella bianca nel mezzo, racchiusa in una sfera di luce blu che a sua volta è circondata da un anello di luce dorata.

A causa dei suoi tre colori, l'occhio spirituale è stato paragonato ad una colomba; la bocca della colomba è stata paragonata alla stella bianca nel mezzo dell'occhio spirituale e gli altri due colori, il blu e l'oro, sono stati paragonati alle due ali della colomba.

Il vocabolo Pentecoste deriva dal greco e significa cinquantesimo. Vediamo il significato del numero cinquanta. Se il numero quaranta, è il numero biblico della tribolazione, della prova, della penitenza, della preghiera, del digiuno, dell'attesa, il Cinquanta è considerato dalla Bibbia come il numero della gioia. Nella tradizione ebraica il cinquantesimo giorno dopo Pasqua era la festa del raccolto. Ogni cinquantesimo anno c'era un anno giubilare nel quale gli schiavi erano rimessi in libertà, i debiti condonati, i campi e le case pignorate venivano restituite.

La riacquistata libertà (dello spirito) i debiti condonati (i peccati perdonati).

Cominciamo ora ad esaminare la Scrittura Sacra dal primo capitolo del vangelo di Giovanni:

"In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio"... "Egli era in principio presso Dio; tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di ciò che esiste"... "E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre pieno di grazia e di verità"...

Vediamo ora chi è il Verbo e come il Verbo si è fatto carne.

Dal vangelo di Luca (1:26,35):

"Nel sesto mese (dalla concezione di Giovanni Battista) l'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe; la vergine si chiamava Maria (Myriam). Entrando da lei disse: - Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te - A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse tale saluto.

L'Angelo disse - Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo Padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine -. Allora Maria disse all'Angelo: - Come è possibile? Non conosco uomo -. Le rispose l'Angelo. - Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo."… 

Il Verbo è dunque lo Spirito Santo, lo Spirito Santo è la parte procreatrice di Dio, la parte femminile  di Dio, il Creatore, il seme spirituale. Ma un seme spirituale può germinare solo se piantato in un terreno spirituale che sia stato preparato per la semina, pulito, arato ecc... e può quindi produrre frutti spirituali di Via, Verità e Vita, il Cristo appunto.

Maria era questo terreno spirituale.

La tradizione ci dice che Maria fu concepita senza peccato originale. Quello che la tradizione cristiana chiama peccato originale, da chi crede nella reincarnazione è definito karma.

Il peccato originale quindi o Karma, è quel qualcosa, quell'handicap, potremmo dire, che ci appartiene fin dalla nascita e che è l'eredità di precedenti vite.

Noi tutti ci incarniamo più volte per purificare attraverso molte vite il nostro karma ed arrivare a ricongiungerci alla Coscienza Cosmica, o Dio, dalla quale abbiamo deciso di uscire per fare esperienza.

E' la parabola del figliol prodigo, è il cammino dell'uomo che sceglie di conoscere Dio nella libertà e non nella credenza ottusa, è mangiare dall'albero della conoscenza del bene e del male e scegliere di vivere l'esperienza umana nella dualità bello-brutto, buono-cattivo, gioia-sofferenza, è la via pericolosa che porterà alla fine dell'esperienza, ma appunto, avendone fatto esperienza, a comprendere che tutto è, quindi né bello, né brutto, né buono, né cattivo, né gioia né dolore.

Questo è il nostro destino, finché siamo su questa terra è perché abbiamo ancora karma da purificare.

Per Maria è diverso. L'anima di Maria già purificata (la Sophia ascesa), non aveva bisogno di incarnarsi nuovamente, sceglie di incarnarsi in Maria per compiere una missione.

Per la legge di similitudine lo Spirito Santo non poteva che essere attratto da un'anima pura, quella di Maria (vedremo l'importanza di ciò in relazione alla Pentecoste).

 Maria non muore, ma viene assunta in cielo. Per trascendere questa dimensione e riunirsi alla Coscienza Cosmica, un'anima pura non ha bisogno di liberarsi del peso del corpo, sganciata dall'attenzione al corpo  (richiamo dei sensi) è in grado di trasformare il proprio corpo carnale in un corpo spirituale e di andare verso quella che è la sua sede naturale. L'anima purificata è libera di riunirsi allo Spirito e tornare nella casa del Padre. 

Il Cristo farà lo stesso cammino, ma passando attraverso la morte fisica, non certo per bruciare il proprio karma, ma il karma degli Apostoli ed attraverso loro dell'umanità. 

Eravamo rimasti all'"Annunciazione" continuiamo sulla traccia del racconto biblico. Vediamo cosa è detto in Luca (3:15,18): "Giovanni il Battista, dopo aver esortato il popolo a purificare le loro azioni e i loro cuori alla domanda se fosse lui il Cristo rispose: - Io vi battezzo con acqua: ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali; costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco."...

Il battesimo di Giovanni è dunque un battesimo d'acqua, un battesimo di purificazione, di preparazione, di conoscenza, di conversione per il perdono dei peccati, ma non è ancora il perdono dei peccati. E' la conoscenza, la buona notizia che sta per succedere qualcosa, ma non è ancora successo. Quello che è conoscenza non si è ancora trasformato in vita. 

Andiamo ora a considerare un altro battesimo d'acqua - Genesi (7:21,23) - Si parla del diluvio.

In questi passi c'è un messaggio che ci riguarda da vicino: Perché la parte buona dell'umanità (e la parte buona che è in noi) possa essere feconda, la parte cattiva va eliminata.

E' il battesimo di purificazione. E' il battesimo di Giovanni.

L'umanità ha vissuto il battesimo in acqua (diluvio) ed è in attesa del battesimo nel fuoco (Spirito Santo).

Questo secondo battesimo ha bisogno di essere preceduto da un periodo di purificazione, di rinnovata spiritualità ed è quello che sta avvenendo.

Qual è il cammino che porterà l'uomo e l'umanità al battesimo dello Spirito Santo? Per quali tappe? Cosa significa il perdono dei peccati?

Ogni azione buona o cattiva è governata dalla legge di causa ed effetto.

L'anima, essendo emanazione di Dio ha essenza divina. Il peccato non può cambiare l'essenza dell'anima, ma forma come una incrostazione che impedisce all'anima di unirsi allo Spirito.

E' come se riempissimo una bottiglia con acqua di mare, le mettessimo un tappo e la gettassimo in mare;  l'acqua all'interno della bottiglia è della stessa natura del mare, ma non può unirsi ad esso se non interviene una forza esterna a rompere il vetro.

Quando un'anima che ha accumulato incrostazioni volgendosi alla materia, torna a volgersi a Dio, cioè si converte, riscopre l'amore di Dio dal quale proviene, ha la possibilità di far cadere le incrostazioni, riunirsi allo Spirito e a Dio.

L'uomo Gesù, che prende coscienza di essere stato generato dallo Spirito Santo raggiunge la coscienza Cristica e diventa Via, Verità e Vita.

Cristo è venuto a svelarci l'aspetto dell'amore e della misericordia di Dio.

Dio è colui che paga il nostro debito (come espresso nel Padre Nostro), attraverso il Cristo ripulisce il nostro karma, non dobbiamo più pagare il prezzo dei nostri peccati. Questo è il vero significato del perdono dei peccati.

Quando l'anima diventa cosciente di essere figlia di Dio ed ha fede nell'amore ed onnipotenza di Dio, si affranca dalle conseguenze di tutte le cattive azioni del passato.

A questo punto non ha più Karma da bruciare, è nella stessa condizione di Maria e del Cristo e lo Spirito Santo è attratto e va a fecondare questo terreno puro in cui sbocciano i frutti dello spirito.

Gesù con la sua morte e resurrezione ha bruciato il karma degli apostoli, rendendoli, così, puri, senza peccato, in grado di richiamare su di loro lo Spirito Santo e di trasmetterlo poi a tutta l'umanità.

Il battesimo di Giovanni era servito a ripulire, a spianare la strada, a dare la Conoscenza.

Il battesimo dello Spirito Santo completa quel primo battesimo e fa sì che la Conoscenza diventi Vita.

Gli apostoli avevano passato tre anni con Gesù avevano assistito ai miracoli ed alla Resurrezione, ma non avevano capito il senso profondo di tutto ciò.

Era stato preparato il terreno, ma la semina non era ancora avvenuta e i frutti non erano nati. Qui non è tanto, quello che comunemente si pensa, il peccato di superbia, l'uomo che vuole sfidare Dio, quanto il progetto degli uomini di riunirsi intorno alla torre di Babele che contrasta con quello di Dio, che vuole popolare la terra. 

Nella Pentecoste vediamo un Dio che vuole l'umanità di nuovo riunita sotto un'unica lingua. Quale il significato di tutto ciò? Dio dice all'uomo: "Vai, và a conoscere il creato poi una volta che hai conosciuto ricordati che tutto nasce dall'Uno, che non esistono differenze o separazioni". 

A noi dice: "Conosci tutte le parti del tuo universo, poi uniscile, mettile d'accordo, rendile disponibili ad essere cementate e vivificate dalla forza dello Spirito Santo". E gli apostoli, parlando una lingua comprensibile a tutti annunciano ciò che finalmente era diventato per loro Via, Verità e Vita: la Morte e Resurrezione di Cristo. Lo Spirito Santo si manifesta immediatamente, abbiamo visto, col dono delle lingue, ma non è solo questo, questo è appunto, solo l'inizio. Chi acquisisce la Coscienza Cristica, come Cristo, sa da dove viene, chi è e dove sta andando e può fare tutto ciò che ha fatto Cristo, è Cristo. 

Il Cristo aveva preso coscienza, abbiamo visto, di essere nato dallo Spirito Santo, di essere figlio di Dio e di essere in cammino verso l'unione con la Coscienza Cosmica. Chi entra in relazione con la Coscienza Cosmica entra in relazione con la creazione, conosce la verità riguardo a se stesso ed alla vita, comprende la legge universale, prende coscienza che tutto è luce, che la nostra natura è analoga alla luce della creazione. 

La luce è costituita da protoni ed elettroni che su muovono con una certa frequenza vibratoria, il nostro corpo è costituito da protoni ed elettroni con una diversa frequenza vibratoria. A noi tutti è possibile, attraverso la Coscienza Cristica la strada che Cristo ha aperto, metterci nella stessa vibrazione della luce, dell'aria, di tutta la natura, entrare nella legge universale che regola il creato. Cristo poteva camminare sulle acque perché aveva preso coscienza che la natura del proprio corpo non era diversa dalla natura dell'acqua, era quindi in grado di armonizzare le proprie vibrazioni con quelle dell'acqua. 

Vediamo ora come interpretare la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Lo Spirito Santo entra attraverso il chakra della corona, scende lungo la colonna, va a risvegliare la Kundalini (la forza a forma di serpente attorcigliata alla base della colonna) che si innalza a sua volta verso la corona illuminando tutti i chakras, aprendo il terzo occhio e dirigendosi verso la Coscienza Cosmica. E' questa la forza del serpente della quale parla Cristo quando dice agli apostoli: "Siate furbi come serpenti e candidi come colombe" … cioè, - Utilizzate l'energia della Kundalini, facendovi guidare dalla purezza del vostro occhio spirituale (la colomba)-. Senza la purezza certi poteri potrebbero essere usati per il male, da qui la necessità dell'insegnamento esoterico, riservato cioè a pochi prescelti in grado di capirlo ed utilizzarlo bene. E' questa la grande responsabilità del maestro spirituale. Dal processo descritto derivano i poteri di chiaroveggenza, bilocazione, levitazione, guarigione, possibilità di viaggiare in altri mondi, scendere nei mondi inferiori e salire nei mondi superiori etc. Questa è la condizione di gioia piena, di appagamento. Questo è possibile solo all'anima sganciata dall'attenzione al corpo (richiamo dei sensi). A noi è dato un mezzo potentissimo per percorrere questa strada: la preghiera o, potremmo anche dire la meditazione incentrata sull'infinito, su Dio, sulla Coscienza Cosmica. La cosa essenziale da fare per contattare Dio è aprirgli la via, spianargli la strada, come raccomandava Giovanni Battista, desiderare di andare verso di Lui e che Lui venga verso di noi. 

Sono i due triangoli che si incontrano ed è la luce e l'amore divino dentro di noi.

 




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La magia del Solstizio d’Estate 

 di Vincenzo Guzzo


E risaputo che, dal punto di vista meteorologico, i periodi solstiziali sono prevalentemente costanti e meno turbolenti di quelli equinoziali. Ciò che troppo spesso si trascura è il loro significato simbolico, il loro ruolo nella storia dell’uomo dall’antichità più remota ai nostri giorni. Gli uomini del neolitico usarono le pietre per fermare, con menhir e straordinarie aree templari i momenti paradigmatici del rapporto tra il cielo e la terra. Questo insegnamento è stato raccolto da tutte le successive categorie di costruttori di templi.

 Solstizi ed equinozi furono, in tutte le tradizioni antiche, momenti sacri legati ai culti e ai riti di fertilità. Ciò valse anche per tradizioni mitico - religiose come quelle indù,  mesopotamiche, egizie, elladiche e tante altre ancora. 

 Il solstizio d’estate (21 giugno) era definito, presso gli antichi greci, “Porta degli uomini” mentre quello invernale (21 dicembre): “Porta degli Dei”. I solstizi erano dunque assimilati a porte, punti di passaggio, di attraversamento che impegnavano il tempo nel suo divenire ciclico nel suo eterno nostos (ritorno). Presso gli antichi romani il guardiano delle porte era il dio bifronte Giano (ianua, il latino, vuol dire, appunto, porta). Giano teneva nella mano destra una sorta di scettro e nella sinistra una chiave. La significativa simbologia solstiziale di Giano non sfuggì alla chiesa cristiana che liturgicamente pose e festeggiò San Giovanni Battista  in prossimità del solstizio d’estate e precisamente il 24 giugno, e San Giovanni Evangelista, il 27 Dicembre, vicino al solstizio d’inverno. Quest’ultimo, proprio perché vicino alla somma festa del Natale, cede la maggiore significanza simbolica, infatti è addirittura al Cristo stesso che vengono attribuiti sia la chiave di David che lo scettro d’Israele. Scettro e chiavi che i romani avevano posto nelle mani di Giano.

 La magia del solstizio d’estate si pone all’insegna della riconoscenza per l’avvenuto raccolto ma anche della speranza. Nelle tradizioni precristiane si raccoglievano erbe magiche, piante medicinali, si praticavano riti apotropaici e di auspicio. Anche l’arte divinatoria prosperava alla ricerca della conoscenza di accadimenti futuri ma presso i cristiani si usò dire: “San Giovanni non vuole inganni”. 

 Vari sono i riti popolari e campestri per questa significativa circostanza solstiziale e  sussistono ancora usanze e pratiche residuali che si collocano tra paganesimo antico e cristianesimo. Si usa infatti accendere fuochi purificatori la vigilia del 24 giugno, comprare l’aglio per ottenere prosperità, cogliere a mezzanotte un ramo di felce e tenerlo in casa per incrementare i propri introiti, intrecciare fascette d’erbe da riporre sotto il cuscino per avere, in sogno, positive premonizioni, mangiare lumache per appianare o evitare divergenze. E così via. 

 In molte culture arcaiche il solstizio d’estate coincise con il capodanno in onore del Sole, simbolo del maschile, che domina lungo tutto il trimestre e che tra il 21 e il 22 giugno entra nel Cancro, costellazione d’acqua, dominata dalla Luna e simbolo del femminile. Si tratta dunque delle nozze sacre per eccellenza dal punto di vista archetipico. Si uniscono infatti le polarità opposte e il tutto sembra disporsi verso l’armonia e la pace.


(Pubblicato sulla rivista "Il Bandolo", nel 2010)




RAPPORTO SIMBOLICO TRA SOLSTIZIO D'ESTATE E SOLSTIZIO D'INVERNO -

RENE' GUENON SUL SIMBOLISMO DI SAN GIOVANNI BATTISTA E DI SAN GIOVANNI EVENGELISTA:


SAN GIOVANNI BATTISTA DI LEONARDO

"Per quanto l'estate sia in genere considerata una stagione gioio­sa e l'inverno una stagione triste, per il fatto stesso che la prima rappresenta in certo modo il trionfo della luce e il secondo quello dell'oscurità, i due solstizi corrispondenti hanno nondi­meno, in realtà, un carattere esattamente opposto; può sembrare un paradosso abbastanza strano, ma è facile capire perché sia così purché si abbia una qualche conoscenza dei dati tradizionali riguardo al cammino del ciclo annuale. Infatti, ciò che ha rag­giunto il suo massimo può ormai solo decrescere, e ciò che è giun­to al suo minimo può invece solo cominciare a crescere [Quest'idea si trova in particolare ripresa varie volte, sotto forme diverse, nel Tao‑te‑King; essa è riferita più specificamente, nella tradizione estremo‑orientale, alle alternanze dello yin e dello yang]; per questo il solstizio d'estate segna l'inizio della metà discendente dell'anno, mentre il solstizio d'inverno, all'opposto, segna quello della sua metà ascendente; e ciò spiega pure, dal punto di vista del significato cosmico, l'espressione di san Giovanni Battista, la cui nascita coincide con il solstizio d'estate: «Bisogna che egli cresca (Cristo nato al solstizio d'inverno) e che io diminuisca» [Giovanni, III, 30]. È noto che, nella tradizione indù, la fase ascendente è messa in rapporto con il deva‑yana, e la fase discendente con il pitri‑yana, di conseguenza, nello Zodiaco, il segno del Cancro, corrispon­dente al solstizio d'estate, è la «porta degli uomini», che dà accesso al pitri‑yana, e il segno del Capricorno, corrispondente al solstizio d'inverno, è la «porta degli dèi», che dà accesso al deva‑yana. In realtà, la metà ascendente del ciclo annuale è il periodo «allegro», cioè benefico o favorevole, e la sua metà discendente il periodo «triste», cioè malefico o sfavorevole; e lo stesso carattere appartiene naturalmente alla porta solstiziale che apre ciascuno dei due periodi nei quali l'anno risulta diviso dal senso del cammino del sole.

È noto d'altra parte che, nel cristianesimo, sono le feste dei due san Giovanni a essere in rapporto diretto con i due solstizi [Esse si situano in realtà un po’ dopo la data precisa dei due solstizi, il che ne fa apparire ancor più chiaramente il carattere, poiché la discesa e la salita sono allora già cominciate effettivamente; a ciò corrisponde, nel simbolismo vedico, il fatto che le porte del pitri‑loka e del deva‑loka vengono situate rispettivamente, non esattamente a sud e a nord, ma verso sud‑ovest e verso nord‑est]; ed è abbastanza notevole, anche se non l'abbiamo visto segnalato da nessuna parte, che quel che abbiamo appena ricordato sia in certo modo espresso dal doppio senso racchiuso nel nome stesso di Giovanni [Vogliamo parlare qui del significato etimologico di questo nome in ebraico; in quanto all'accostamento fra Giovanni e Giano, è chiaro che si tratta di un'assi­milazione fonetica priva di qualsiasi rapporto con l'etimologia, ma non per questo tuttavia meno importante dal punto di vista simbolico, poiché, di fatto, le feste dei due san Giovanni hanno realmente preso il posto di quelle di Giano ai due solstizi d'estate e d'inverno]. Infatti, la parola “hanan”, in ebraico, ha sia il senso di «benevolenza» e di «misericordia» sia quello di «lo­de» (ed è almeno strano constatare che, in francese, parole come “grace” e “merci” hanno anch'esse lo stesso doppio significato); di conseguenza, il nome “Jahanan” può significare «misericordia di Dio» e anche «lode a Dio». Ora, è facile rendersi conto che il primo senso pare convenire in modo del tutto particolare a san Giovanni Battista e il secondo a san Giovanni Evangelista; si può dire del resto che la misericordia è evidentemente «discen­dente» e la lode «ascendente», il che ci riconduce ancora al loro rapporto con le due metà del ciclo annuale [Ricorderemo ancora, collegandola più specificamente alle idee di «tristezza» e di «allegria» che indicavamo sopra, la figura «folklorica» ben nota, ma certo in genere poco compresa, di «Giovanni che piange e Giovanni che ride», la quale è in fondo una rappresentazione equivalente a quella dei due volti di Gia­no; «Giovanni che piange» è quello che implora la misericordia di Dio, cioè san Giovanni Battista, e «Giovanni che ride» è quello che gli rivolge delle lodi, cioè san Giovanni Evangelista].

In relazione ai due san Giovanni e al loro simbolismo solstizia­le, è anche interessante considerare un simbolo che sembra essere proprio della massoneria anglosassone, o almeno che si è conser­vato solo in essa: è un cerchio con un punto al centro compreso fra due tangenti parallele; e si dice che queste tangenti rappre­sentino i due san Giovanni. Il cerchio è qui infatti la figura del ciclo annuale, e il suo significato solare è reso del resto più evidente dalla presenza del punto centrale, poiché la medesima figura è nello stesso tempo anche il segno astrologico del sole; le due rette parallele sono le tangenti a questo cerchio nei due punti solstiziali, e segnano così il loro carattere di «punti‑limite», poi­ché tali punti sono infatti i limiti che il sole non può mai supe­rare nel corso del suo cammino; proprio per il fatto che queste linee corrispondono in tal modo ai due solstizi si può dire anche che esse rappresentano i due san Giovanni. Vi è comunque in questa raffigurazione un'anomalia almeno apparente: il diame­tro solstiziale del ciclo annuale dev'essere considerato, come ab­biamo spiegato in altre occasioni, relativamente verticale in rap­porto al diametro equinoziale, e del resto solo in questa maniera le due metà del ciclo, che vanno da un solstizio all'altro, possono realmente apparire rispettivamente quella ascendente e quella discendente, essendo allora i punti solstiziali il punto più alto e il punto più basso del cerchio; in tali condizioni, le tangenti alle estremità del diametro solstiziale, essendo a questo perpendico­lari, saranno necessariamente orizzontali. Ora, nel simbolo che abbiamo preso in considerazione, le due tangenti sono invece verticali; in questo caso particolare è stata apportata una certa modificazione al simbolismo generale del ciclo annuale, che si può peraltro spiegare abbastanza facilmente, poiché è ovvio che è stata dettata da un'assimilazione stabilitasi fra queste due linee parallele e le due colonne; queste ultime, che naturalmente pos­sono essere solo verticali, hanno del resto, per la loro rispettiva posizione a nord e a sud, e almeno da un certo punto di vista, un effettivo rapporto con il simbolismo solstiziale.

Quest'aspetto del simbolismo delle due colonne si vede chiara­mente soprattutto nel caso delle «colonne d'Ercole» [Nella rappresentazione geografica che colloca queste due colonne da una parte e dall'altra dell'attuale stretto di Gibilterra, è evidente che quella situata in Europa è la colonna del nord, mentre quella situata in Africa è la colonna del sud]; il carattere di «eroe solare” di Ercole e la corrispondenza zodiacale delle sue dodici fatiche sono troppo noti perché occorra insistervi; ed è ovvio che proprio questo carattere solare giustifica il significato solstiziale delle due colonne cui è legato il suo nome. Stando così le cose, il motto “non plus ultra” riferito a queste colonne pare avere un duplice significato: indica non solo, secondo l'inter­pretazione comune che si riferisce al punto di vista terrestre ed è valida d'altronde nel suo ordine, che esse segnano i limiti del mondo «conosciuto», cioè in realtà i limiti che, per ragioni che potrebbe essere interessante indagare, non era permesso ai viag­giatori superare; ma indica nello stesso tempo, e forse bisogne­rebbe dire prima di tutto, che, dal punto di vista celeste, esse sono i limiti che il sole non può varcare ed entro i quali, come fra le due tangenti di prima, si compie internamente il suo cammino annuale [Su antiche monete spagnole, si vede una raffigurazione delle colonne d'Ercole, legate da una specie di banderuola sulla quale è scritto il motto “non plus ultra”; ora, fatto che sembra abbastanza poco noto e che segnaliamo qui a titolo di cu­riosità, da questa raffigurazione è derivato il contrassegno usuale del dollaro ame­ricano; ma in tale immagine tutta l'importanza è stata data alla banderuola, che in origine era solo un accessorio ed è stata mutata nella lettera S, di cui aveva pres­sappoco la forma, mentre le due colonne, che costituivano l'elemento essenziale, si trovavano ridotte a due trattini paralleli, verticali come le due tangenti al cer­chio nel simbolismo massonico appena spiegato; e la cosa non è priva di una certa ironia, visto che proprio la «scoperta» dell'America ha annullato di fatto l'antica applicazione geografica del “non plus ultra”]. Queste ultime considerazioni possono sem­brare abbastanza lontane dal nostro punto di partenza, ma a dire il vero non è così, poiché esse contribuiscono alla spiegazione di un simbolo espressamente riferito ai due san Giovanni; e del resto si può dire che, nella forma cristiana della tradizione, tutto quel che concerne il simbolismo solstiziale è per questo stesso fatto più o meno direttamente in rapporto anche con i due san Giovanni".


SAN GIOVANNI EVANGELISTA DI DOMENICO CORVI



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Riflessioni varie sull’Equinozio di Autunno                   

 

L’Equinozio è quel particolare momento in cui il giorno e la notte hanno ugual durata. Oltre a quello di Primavera, di cui si è già detto, riflettiamo adesso su quello di Autunno che avviene tra il 22 e il 23 di Settembre (nel 2016 il giorno 22), e il Sole entra nella costellazione della Bilancia.

 Da questo momento e sino all’inizio del Solstizio d’inverno, la luce diurna durerà di meno e, lentamente, prenderà il sopravvento il buio.

 Esaminiamo il valore simbolico ed esoterico di questo evento dell’anno.

 

 Maurizio Peveraro scrive:

Il mese di settembre era il mese dei Grandi riti Eleusini e dei Misteri mitraici. Mithra stesso, dio solare, visto come Signore del cosmo e di conseguenza dell’asse solstiziale, oltre che come figura soteriologica, era rappresentato in questi riti in mezzo a due portatori di fiaccola, uno, Cautes, con una fiaccola sollevata in alto a simboleggiare l’Equinozio di primavera, l’altro, Cautopates, con la stessa abbassata, ad indicare l’Equinozio d’autunno...

 Gli innumeri miti pagani di eroi e semidei vincitori su mostri e draghi, ricapitolati, in seguito, nella figura di Michele Arcangelo, novello Mithra, la cui festa cade proprio in questo periodo, stanno a significare proprio la vittoria delle forze interiori e divine sugli impulsi disordinati e caotici della natura degenerata. Tali impulsi, rappresentati dalle mefitiche correnti sulfuree trasudanti dalla terra durante l’eccesso di calura estiva, formarono, nell’immaginario sacro degli antichi, le spire e le squame del serpente cosmico, Pitone o Tifeo, figlio della Terra, subitamente ucciso dall’eroe solare, armato di consapevolezza divina e volontà ferrea. Eroe anticipato dalla pioggia, ferrea appunto, delle Perseidi nei cieli d’agosto e simboleggiato poi dalla brezza autunnale disperdente la canicola estiva…

 La trasformazione, tipica di tutti i momenti forti della Ruota dell’anno, si esprime, per evidenti motivi astrali, con diversissime modalità, ed è ben significata, in questo periodo, dalla fermentazione delle uve. Questo processo, sacro nell’antichità, come tutto ciò che portava ad uno stato alterato la coscienza, era visto affine alla trasformazione spirituale ed il vino, messo a fermentare nel buio delle botti, assurgeva a simbolo delle trasformazioni della coscienza. L’alcool è detto in effetti “spirito” e se il liquore di Dioniso dominava i culti misterici mediterranei…

Il buio sopravanza la luce e nel “dramma cosmico”, che sintetizza la storia della Terra, ciò sta a significare la fine progressiva dell’Età dell’Oro, l’oscuramento del divino, il suo ritirarsi dalla natura che diventa, da ora in poi, dura e sorda all’opera dei figli degli uomini…

 E poi continua dicendo: “…all’oscurarsi della natura, come per il peccato originale cristiano, corrisponde il sorgere dell’autocoscienza, nella forma di luce interiore e senso di responsabilità. Tutto nel cosmo è equilibrio, sicchè ciò che declina e muore è bilanciato da ciò che sorge e si afferma”. 



   L'Arcangelo Michele

 e il senso iniziatico dell'Equinozio d'Autunno di


Omraam Mikhaël Aïvanhov  


                                                                                                                                  
   

"Percorrendo la fascia zodiacale, il sole attraversa ogni anno i quattro punti cardinali chiamati equinozi e solstizi. 
Questi quattro punti, solstizi ed equinozi, coincidono con le quattro feste dette cardinali: Natale, Pasqua, S. Giovanni e San Michele, feste istituite dagli Iniziati per ricordare agli uomini che in quelle date il sole immette nell'universo delle forze particolarmente potenti, forze che gli uomini, se coscienti, hanno la possibilità di utilizzare per la loro evoluzione. 
L'invio di tali forze è organizzato e regolato da grandi spiriti che hanno ai loro ordini molti altri spiriti di minore importanza, incaricati di distribuire le energie sulla superficie del pianeta. Una moltitudine di spiriti si dedica a questa attività. Non bisogna pensare che, in natura, tutto si produca meccanicamente; non è così, ogni cambiamento è dovuto all'opera di entità incaricate di occuparsi dei minerali o dei vegetali, degli animali o degli uomini.

Il 21 settembre ha luogo l'equinozio d'autunno, al quale presiede l'Arcangelo Michele. Il sole entra nel segno della Bilancia, dando così inizio a un nuovo ciclo. 
I frutti cadono dagli alberi, abbandonano i loro involucri, mentre i semi vengono selezionati per essere consumati o conservati; più tardi essi saranno piantati nella terra affinché il ciclo ricominci. Ma questo lavoro di separazione, di cernita che si fa in natura non riguarda unicamente la vegetazione: esso concerne anche l'essere umano. 
Come il frutto si separa dall'albero e il seme dal frutto, l'anima si separa dal corpo. 
Il corpo corrisponde all'involucro e l'anima al seme che viene seminato in alto, in Cielo. Il giorno in cui sarà maturo, il frutto che è l'uomo non dovrà cadere in terra come il seme di una pianta, ma volarsene verso il Cielo.

E l'autunno è il periodo nel quale deve avvenire questa separazione di cui parla Ermete Trismegisto quando dice: «Tu separerai il sottile dal denso con grande abilità». Separare il sottile dal denso vuol dire separare lo spirituale dal materiale. Durante l'autunno tale processo di separazione si realizza in tutta la natura per preparare la nuova vita. Come l'Arcangelo Michele viene a separare l'anima dal corpo, così l'Iniziato lascia morire in sé una materia per liberare la vita. L'Arcangelo Michele separa l'anima dal corpo perché l'anima deve viaggiare, visitare altri mondi dello spazio e non rimanere eternamente sulla terra. 
La separazione è una legge della vita. Ecco quindi che cosa dobbiamo imparare dall'Arcangelo Michele: la selezione, il discernimento, l'apprendere a separare il puro dall'impuro, l'utile dall'inutile, il nocivo dal salutare, la cosa morta da quella viva. E la causa di tutte le sventure è proprio la mancanza della capacità di discernimento.

Le forze presiedute dall'Arcangelo Michele sono forze di equilibrio, di giustizia, quindi di discernimento tra il buono e il cattivo in vista di liberare ciò che è bene e di trasformare ciò che è male. Ma il bene e il male sono così strettamente uniti che non li si può separare prematuramente senza provocare lacerazioni. L'arte di separare i contrari è la più difficile che ci sia; ed è in natura che gli Iniziati si sono istruiti in quest'arte. Non è facile separare la noce dal suo mallo, ma la natura sa come farlo: essa lascia maturare il frutto, il mallo si apre da solo e la noce si libera. Lo stesso dicasi per il bimbo nel ventre di sua madre: esso è strettamente collegato alla madre e non lo si può strappare prematuramente, altrimenti sarebbe la morte per entrambi. Se invece si aspetta, il frutto giunge a maturazione e, a quel punto si può recidere il legame che univa la madre e il bambino. Questa separazione è il simbolo della maturità. Vi ricordate della parabola del Vangelo sulla zizzania e sul buon grano?

Il tempo della mietitura è quello in cui i frutti sono maturi. Bisogna quindi aspettare quel momento per separare il male dal bene, e tale separazione sarà operata dall'Arcangelo Michele. 
Sarà l'Arcangelo Michele colui che rivestirà il ruolo principale nella purificazione della terra. Nel corso dei secoli, una moltitudine di esseri nocivi hanno riversato sulla terra un'immensa quantità di forze distruttrici, forze che si sono accumulate in un serbatoio prendendo la forma di un mostro chiamato Drago o Serpente. E' lui quello di cui si dice che... seduce le nazioni, porta fuori strada i figli di Dio e provoca tutte le sventure dell'umanità. Questa egregora è di una potenza smisurata. Solo l'Arcangelo Michele è in grado di vincere quest'egregora. 
Con l'aiuto del suo esercito, realizzerà ciò che da secoli le moltitudini implorano dal Creatore. Ecco perchè dobbiamo collegarci all'Arcangelo Michele, chiedergli la sua protezione e la possibilità di operare con lui per accrescere la sua vittoria. La luce trionferà sulle tenebre: è stato predetto e così sarà. Perchè non partecipare a quell'evento? I figli di Dio che saranno iscritti nel numero di coloro che avranno partecipato al combattimento dell'Arcangelo Michele, il Genio del Sole, questa potenza di Dio tra le più luminose, riceveranno il bacio dell'Angelo del fuoco. Tale bacio non li brucerà ma li illuminerà" !

 




 
SOLSTIZIO d'INVERNO,
 21-22 Dicembre, la notte più lunga e il giorno più corto dell'anno. 
 Momento di passaggio fondamentale per il ritorno della luce!
 Questo momento dell'anno divenne di centrale rilievo in tutte le culture antiche anche in contesti sociali e spirituali molto distanti tra loro perché in questo periodo, festa del Sol Invictus, si celebrarono le nascite di esseri prodigiosi. 
 A Babilonia si celebrava il culto della dea Ishtar e di suo figlio Tammuz, considerato l’incarnazione del Sole. 
In Egitto si ricordava la nascita del dio Horus dalla Grande dea Iside e da Osiride. 
Sia Iside che Ishtar venivano rappresentate con il figlioletto tra le braccia, come capiterà alla Vergine Maria Madre di Cristo. 
 In Grecia si svolgeva una festa rituale chiamata Lenaea in onore di Dioniso e nel Messico pre-colombiano si celebravano sia il dio Quetzalcoath che l’azteco Huitzilopochtli.
 In ambito germanico nasceva il figlio di Odino e di Freya. 
 Secondo le varie tradizioni Krishna e poi pure Buddha nacquero in questo periodo dell'anno in India, mentre in area iranica si onorò Mithra, il dio del Patto, anch’egli, secondo una specifica tradizione, partorito a fine dicembre da una vergine: la dea Anahita. 
 Nel mondo cristiano si celebra il Natale di Gesù Cristo, una delle maggiori festività a livello planetario.
 E l'elenco potrebbe continuare poiché si tratta di un periodo che produsse rappresentazioni archetipiche simili ovunque si riportasse sul piano divino e sacrale la peculiarità del dato fenomeno.