DOSSIER & INCHIESTE. LA MAFIA A MILANO

AVVERTENZA: A CAUSA DI PROBLEMI TECNICI LA SEZIONE DOCUMENTI NON E' AL MOMENTO DISPONIBILE




LA CATTURA - NEW

Platì, si costituisce nel giorno del compleanno Antonio Perre. Totò 'u cainu era latitante dal 3 novembre: oltre 10 mesi

E' finita dopo dieci mesi la fuga di Toto 'u cainu. Antonio Perre, s'è costituito ieri - nel giorno del suo compleanno - ai carabinieri della stazione di Platì in provincia di Reggio Calabria. Era latitante dal 3 novembre 2009, giorno dell'esecuzione degli arresti dell'inchiesta Parco Sud della Dda di Milano. Perre era riuscito a rendersi irreperibile la notte degli arresti insieme a Domenico Papalia, figlio del boss in carcere Antonio. Da mesi i carabinieri di Reggio Calabria gli davano la caccia. Ieri, dopo una serie di perquisizioni domiciliari ai familiari di Perre, il giovane ha deciso di costituirsi consegnandosi ai carabinieri della stazione di Platì. Era ricercato per associazione mafiosa, detenzione e porti d'armi da guerra e riciclaggio. Lui, residente a Motta Visconti in provincia di Milano, da anni gravitava sulla zona di Corsico e Buccinasco.  Le ricerche ora si concentrano sulla cattura di Domenico Papalia, il rampollo di casa Barbaro-Papalia, ricercato per associaizone mafiosa.
 

OPERAZIONE INFINITO - NEW

Maxi-blitz  contro la 'ndrangheta. I DOCUMENTI

Ecco l'ordinanza di custodia cautelare   d
el caso Perego scavi e dell'operazione Infinito dei carabinieri di Monza

L'ordinanza, firmata dal gip Gennari sul caso Perego Scavi e quella del gip Ghinetti sull'inchiesta Infinito sono scaricabili nella sezione documenti. Si tratta del documento che ha portato all'arresto dei responsabili  delle famiglie mafiose della Brianza e del Milanese. 

Le ordinanze sono scaricabili dal link: I DOCUMENTI


L'OPERAZIONE 

Quindici arresti, sgominato il clan Valle di Cisliano

Ecco  (in esclusiva) l'ordinanza di custodia cautelare


Quindici arresti tra Cisliano, Milano, Vigevano e Bareggio. Un partimonio da 8 milioni di euro sequestrato. Ma soprattutto gli arresti: dietro le sbarre don Ciccio Valle e buona parte della sua famiglia. La cosca, alleata dei De Stefano, si occupava di usura. Ma non solo, perché l'obiettivo era investire i soldi nel futuro affare dell'Expo. Con l'aiuto della politica locale. Perquisito anche un assessore del Comune di Pero, non indagato. Il DOCUMENTO
 
 

ADDIO

A una persona per bene: addio amico caro.....

Un caro saluto a Guido Gallo Stampino che ci ha lasciato la notte scorsa. Addio, amico caro. Vittima della mafia, uomo coraggioso, ucciso da un infarto a 70 anni, dopo un'operazione a quei quattro maledetti bypass incastrati a forza in quel suo cuore buono per colpa di gente senza scrupoli. Gente che ha nomi e cognomi, volti definiti, carte d'identità, figli e stirpe che porteranno per sempre questa colpa. Chissà allora se Francesco Sergi e i suoi cognati, i fratelli Zavattieri, impiegaranno un pensiero per quell'uomo che hanno estorto e violentato nell'anima e nel corpo. Francesco Sergi, killer e mafioso, compare di Antonio Papalia, squalido boss di 'ndrangheta, residenza passata Buccinasco, attuale il carcere a vita. Storia atroce quella di Guido Gallo. Storia che questo cronista ha incrociato una sera di quasi primavera durante una manifestazione per la legalità. A Milano, che strano. Promossa dal sindaco Moratti, ancora più singolare. Ma così fu e Guido con quei suoi occhi buoni ma feroci di passione civile spalancò la sua voragine di vita. Vita fatta di tante, troppe cose. Per esempio un sequestro subito fuori dal suo paese di Cerro Maggiore. "La pagherai", fottuti gli hanno ringhiato. Ma ancora prima ci fu quella testa di maiale lasciata davanti a casa. Tutto perché Guido era uomo coraggioso e marito amorevole. Questo cronista lo ricorda nel suo negozio a raccontare di quei mafiosi che chiedevano tutto, pretendevano tutto e assieme consolare il pianto di sua moglie. Un pianto che arrivava da oltre dieci anni di sofferenza. Di Guido ricordo gli occhi da papà, il corpo sottile, ma la voce, e la lingua di chi ha i coglioni, li ha sempre avuti e continuerà ad averli. Ricordo un giro in macchina per vedere il luogo del sequestro, l'incontro con i carabinieri, le battute di Guido, la sua pipa e quella voce roca un po' affumicata dal tabacco. E voi bestie mafiose, che dirvi, se non vergogna (dm)


  
CERBERUS - NEW

Segnatevi data e ora: le 13 in punto dell'11 giugno 2010. Questo è un giorno storico per Milano: i giudici della settima sezione hanno condannato il clan Barbaro-Papalia e l'imprenditore Maurizio Luraghi per associazione a delinquere di stampo mafioso. Il reato 416 bis che a Milano non veniva contestato dagli anni Novanta e dalla grande stagione dell'antimafia. Nove anni di carcere a Salvatore Barbaro, ritenuto il "promotore" dell'associazione mafiosa, 7 anni a testa per il padre Mico l'australiano e il fratello Rosario. Insieme a loro, in quella che è una sentenza destinata a fare storia, anche l'imprenditore milanesissimo Maurizio Luraghi condannato a 4 anni e 6 mesi. Il primo imprenditore del nord condannato a Milano per aver non solo favorito il clan ma aver partecipato alla pari nell'associazione. Condannato a 6 anni anche Mario Miceli, mentre la moglie di Luraghi, Giuliana Persegoni, è stata l'unica assolta per non aver commesso il fatto. Rispetto alle richieste dell'accusa sono decaduti il reato d'estorsione (il capo b) e il comma 4 dell'articolo 416 bis (l'uso delle armi). Disposto dalla Corte anche il sequestro delle quote societarie delle imprese legate ai Barbaro e a Luraghi.

IL CASO - NEW

Una discarica abusiva nel Parco dei fontanili. Un terreno all'estremo confine tra Corsico e Milano coperto di cemento, rottami e macerie edili. L'area è finita sotto sequestro da parte degli agenti del commissariato Lorenteggio che sospettano la lunga mano della malavita organizzata dietro la discarica. Dal canto suo uno dei titolari s'è difeso: "Un casino per un vecchio frigorifero e una batteria". Ieri l'area ancora sequestrata è stata teatro degli accertamenti planimetrici dei tecnici del Comune di Milano e di Corsico. Ma gli agenti con i tecnici dell'Arpa sono pronti a effettuare i carotaggi nei terreni. Il sospetto è che il terrapieno realizzato sia stato creato sotterrando terra contaminata, E tre anni fa gli stessi imprenditori furono condannati per lo stesso reato. Giusto nel terreno accanto


DA LEGGERE - NEW

Economia criminale, l'ultimo libro di Roberto Galullo. Una guida perfetta per capire le infiltrazioni mafiose al nord

Due uomini, pantaloni grigi, scarpe di cuoio, in mezzo a loro una valigetta simbolo di un’economia che in Italia e al nord soprattutto incontra, a volte subisce, in molti casi condivide, obiettivi e interessi della criminalità organizzata. Di questo parla Economia criminale (in edicola fino al 20 giugno), l’ultimo libro-inchiesta di Roberto Galullo (nella foto a sinistra), uscito il 20 maggio 2010, coraggioso cronista del Sole 24ore. “Chi, come Roberto Saviano – dice Galullo - sa che la nuova omertà è quella della parola negata, della parola mai scritta, della denuncia mai apparsa contro la protervia delle mafie”.
Dunque si scriva. E Galullo lo fa in maniera straordinaria, componendo, con la forza della sua penna, un incredibile itinerario tra le pieghe nascoste del centro e nord Italia. Politica ma non solo, appalti pubblici e privati, speculazioni, gestione di servizi, turisimo e con il turismo ristoranti, discoteche, spiagge. E’ un vortice enorme di denaro sporco che inquina, contamina e uccide l’economia legale. C’è il Piemonte che giorno dopo giorno diventa sempre più terra di ‘ndrangheta e camorra. Qui i padrini stringono patti e concludono affari, come quelli dell’Alta velocità o delle Olimpiadi invernali del 2006. Ma Galullo non dimentica la Lombardia, la gallina delle uova d’oro per le cosche, con la mafia (calabrese soprattutto) che veleggia a gonfie vele tra i banchi delle istituzioni, l’ortofrutta e l’edilizia. E’ economia nerissima. Galullo lo sa bene, quando racconta, con precisione quasi maniacale, gli affari mafiosi che entrano nell’aeroporto intercontinentale di Malpensa. Insomma un libro da leggere dalla prima all’ultima pagina. Per capire e imparare a non sentirsi più soli davanti alla mafia. Perché l’omertà qui al nord si vince avendo una coscienza. E la coscienza si forma, cresce e diventa potente solo all’interno della società civile
. (dm)



IL PERSONAGGIO - NEW

Bloccato il ras di via Fleming. In casa dieci chili di droga. Sul muro una sua foto assieme al presidente del Milan

Carlo Testa è stato arrestato in via Mac Mahon nella casa della sua donna. Nel 1996 fu coinvolto nell'omicidio di Rocco Lo Faro, figlio del boss della 'ndrangheta Santo Pasquale Morabito. Lo Faro fu ucciso fuori dalla discoteca Scream vicino a via Moscova. In primo grado Testa fu condannato a trent'anni. Con lui anche Igino Panaia, calabrese di scandale legate alle cosche. In appello entrambi furono assolti per non aver commesso il fatto. Nell'appartamento gli agenti hanno trovato due chili di droga. Altri dieci sono stati scoperti in un garage.



CASE POPOLARI 

Nuovi arresti a Quarto Oggiaro: sesso in cambio di case

E a Niguarda le occupazioni abusive continuano


Sesso in cambio di una casa popolare, sesso in cambio di favori. Ma soprattutto il racket, il grande mercato delle case popolari più volte negato dal vice sindaco Riccardo De Corato. Dopo le denunce dell'associazione Sos Racket e Usura (che ancora attende una sede dal Comune) è scattato il blitz della squadra Mobile e del commissariato di Quarto Oggiaro. Cinque le persone finite in manette accusate di associazione per delinquere. C'è anche un ex ispettore della Gefi che gestiva gli alloggi per conto del Comune. Proprio l'ispettore avrebbe cercato rapporti sessuali con la promessa di "sistemare le cose" in vista delle assegnazioni degli alloggi. Intanto Frediano Manzi, leader dei Sos Racket e Usura denuncia il caso di nuove occupazioni (nei sottotetti) in via Padre Luigi Monti


IL CASO 

Mafia e disinformazione, il capolavoro di Annozero 

Da imputato di 'ndrangheta a vittima delle cosche

Si è parlato di mafia nell'ultima puntata di Annozero. Di Cosa nostra, delle stragi del '92 e '93, di depistaggi, trattative e strane entità politiche che avrebbero manovrato e progettato il terrore di quegli anni. In fondo nulla di nuovo. E invece no. Perché quasi all'esordio del programma, uno dei giornalisti di Michele Santoro (foto) ha intervistato un imprenditore lombardo. Un tipo robusto, vestito di nero, con i capelli ben impomatati. Maurizio Luraghi, il nome e il cognome. Professione: ras dell'edilizia, nello specifico del movimento terra, campo che da tempo ingolosisce la 'ndrangheta. Ma non si doveva parlare di trattative, servizi segreti, seguendo l'esternazioni di Ciancimino junior? Sì, ma questo di Luraghi è solo un intermezzo. Per dire cosa? Che la mafia a Milano esiste. E ci mancherebbe. Che la mafia nella ex capitale morale d'Italia fa affari e ricicla denaro. In fondo, non una notizia. Che la 'ndrangheta oggi qui al nord, nella futura casa di Expo 2015, chiede il pizzo agli imprenditori. E chi lo dice? Il buon Luraghi che usa il microfono come una clava. Lui fa nomi e cognomi. Dice dei Papalia, famiglia mafiosa, approfondisce, chiarisce. Racconta di Rocco Papalia e Salvatore Barbaro, mafiosi che lo hanno sfruttato, vessato, minacciato, ieri e oggi. E oggi ci sono telefonate anonime, mezzi bruciati, a lui, alla moglie, alla figlia. Una vittima. Luraghi sembra una vittima. Anzi lo è. E tutto grazie ad Annozero che concede telecamere, inquadrature e microfoni. E allora via contro il sindaco Moratti che non fa nulla e al sottosegretario Mantovano pure lui inerte. E' grande giornalismo. Forse. Anzi no. Per niente. Perché il giornalista di Annozero prima o dopo aver lasciato la scena a Luraghi avrebbe dovuto doverosamente annotare che questo imprenditore oggi è imputato di mafia, accusato di aver fatto affari con la 'ndrangheta. Per lui il pm Alessandra Dolci, magistrato tosto e tenace della Dda di Milano, ha chiesto sette anni di carcere. Di più: Michele Santoro o il suo giornalista dovevano dare un'altra informazione. Ad esempio che Luraghi oggi è anche imputato per bancarotta fraudolenta assieme, guarda caso, ai giovani padrini della 'ndrangheta. E poi magari sarebbe stato corretto riportare una delle centinaia di intercettazioni che inchioderebbero Luraghi alle sue responsabilità mafiose. Questa ad esempio. Quando Luraghi, in auto, con Mario Miceli, cognato di Salvatore Barbaro, dice: "Ma tu Mario non hai visto quello che abbiamo costruito qui, io e Domenico Barbaro assieme a Rocco Papalia". Già perché "io collaboro con Domenico e ancora prima con Rocco Papalia da 25 anni". (dm)


IL VERDETTO

Si è chiuso con quattro condanne e sei assoluzioni il processo di primo grado sulla 'ndrangheta all'Ortomercato. Dopo i boss, già condannati con rito abbreviato anche in appello, ora è la volta degli imprenditori legati alle cooperative di facchinaggio e servizi. I giudici della Sesta sezione penale hanno condannato a 10 anni di carcere Marano Veneruso e Antonio Marchi e hanno comminato 7 anni e 8 mesi di reclusione a Antonio Paolo e 2 anni (con pena sospesa) a Giuseppe B. Assolti gli altri sei imputati tra i quali una funzionaria della banca Unicredit (che nel frattempo ha lasciato l'incarico). La Sogemi, la società comunale che gestisce i mercati generali sarà risarcita 


IL CASO 

Niente sede e l'antiracket se ne va nelle piazze. "Il sindaco Moratti dimentica le nostre periferie"

Frediano Manzi lo ha detto forte e chiaro. "Il sindaco di Milano non ha voluto darci una sede". Per questo il tenace presidente dell'associazione Sos racket e usura ha scelto Quarto Oggiaro come luogo simbolo per dare il là all'iniziativa dei questionari contro l'abusivismo delle case popolari. Si tratta di undici domande che verranno distribuite in appartamenti ed esercizi commerciali della periferia milanese. All'iniziativa hanno aderito unidici comuni dell'hinterland, ma non il comune di Milano. Assieme a lui in piazzetta Capuana anche l'attore Giulio Cavalli (nella foto assieme a Manzi) sotto scorta per le sua attività di attore che racconta la mafia al nord. Durante il suo intervento, Manzi ha dato notizia di aver depositato in procura un esposto in cui si denunciano casi di tangenti su appalti Aler. Un giro di mazzette orchestrato, secondo quanto si legge nel documento, da alti dirigenti di Aler  e da un consigliere comunale del Pdl


 
LA CONNECTION 

Elezioni politiche e vittoria di Expo. Tutto nel 2008, il vero anno di grazia per la 'ndrangheta milanese

Molti degli ultimi segreti della 'ndrangheta sono stati scritti tra l'inverno del 2007 e la primavera del 2008. In quel periodo almeno 17 grandi boss risultano tutti liberi e attivi. Si tratta di uomini come Salvatore Barbaro, Vincenzo Rispoli, Carmelo Novella, veri capibastone in grado di influenzare tutti i grandi affari in Lombardia. Saranno loro a dare forma e sostanza al mandato ricevuto da Reggio Calabria a partire dai primi mesi del 2006. Nel mirino le speculazioni edilizie per Expo e le elezioni politiche che nell'aprile 2008 hanno un'importante caratteristica: le prefernze. Particolare decisivo per i boss che anche in Lombardia sono in grado di gestire migliaia di voti. Si tratta di una lunga connection che parte con l'omicidio di Franco Fortugno, passa per la costituzione di una nuova loggia segrata e approda a Milano nella primavera del 2006, a ridosso delle elezioni comunali che vedranno trionfare Letizia Moratti. Nei primi mesi del 2008 prende forma il progetto di agganciare diversi politici, alcuni anche con cariche di livello nazionale. Dopodiché, a giochi ormai fatti, dal luglio 2008 inizieranno gli arresti della magistratura. Il primo a finire nelal rete degli investigatori sarà Salvatore Barbaro. Poi, via via, toccherà anche agli altri



L'ANTICIPAZIONE 


Dopo 17 anni di carcere, Antonio Papalia, scrive un libro di poesie. Il volume, Liberare l'anima (edizioni Liberarsi, 120 pagine), racconta una prospettiva inedita del più influente uomo della 'ndrangheta nel Nord Italia. Un libro che guida attraverso una vita, una vicenda umana, che le carte giudiziarie non raccontano. MilanoMafia.com pubblica un breve estratto del volume, con la nota biografica scritta dallo stesso Antonio Papalia. Un testo scritto che arriva dopo 17 anni di silenzio. La redazione mette a disposizione questo documento per aiutare a capire e comprendere una personalità tanto discussa, senza esprimere giudizi morali, ma lasciando al lettore ogni personalissimo pensiero, Il volume si divide in quattro sezioni: ricordi (dedicata a Platì a alla Calabria), fede, sentimenti (dedicata alla moglie e alla famiglia) e suggestioni (dedicata alla vita in carcere). Le poesie sono accompagnate dalle fotografie scattate dalla figlia Sara. Attualmente Antonio Papalia è detenuto nel carcere di Padova, condannato all'ergastolo


PROCESSO CERBERUS 

L'accusa chiede condanne pesanti: 15 anni per Salvatore Barbaro e 8 per l'imprenditore lombardo Maurizio Luraghi

Il pm Alessandra Dolci ha concluso la sua requistoria chiedendo 15 anni per Salvatore Barbaro, 10 per il padre Domenico e 7 per il fratello Rosario. Richiesta pesante anche per Maurizio Luraghi, l'imprenditore lombardo accusato di aver fatto da schermo agli affari illeciti della 'ndrangheta di Buccinasco. Per lui, l'accusa ha chiesto 8 anni e una multa di 1.000 euro. Sette anni anche per Mario Miceli, marito della sorella di Salvatore Barbaro. Assolta, invece, Giuliana Persegoni, moglie di Luraghi. L'accusa ha definito Barbaro "il capo dell'organizzazione  e colui che chiedeva il pizzo agli imprenditori e distribuiva i camion dei padroncini calabresi nei vari cantieri del Milanese. La requisitoria è iniziata con un clamoroso attacco agli imprenditori lombardi che ormai "sono giunti a patti con le cosche" perché "è meglio averli amici". Dopodiché sono stati citati diversi imprenditori, alcuni anche mnolti noti, che per anni e pur sapendo chi fossero i Barbaro, hanno fatto lavorare le imprese dei calabresi. Concedendo appalti enormi a società (come quelle di Salvatore e Rosario Barbaro) che non erano oggettivamente in grado di portare avanti i lavori. Quindi, l'accusa si è soffermata sullo stoccaccio illecito di riufiuti tossici, rivelando come sotto al complesso residenziale di Bucicnasco Più in via Guido Rossa, la 'ndrangheta abbia scaricato di tutto: da idrocarburi pesanti e eternit. Attualmente il complesso residenziale è abitato e quasi tutti gli apartamenti sono stati venduti

Una vicenda durata quasi dieci anni, una lunga fila di polemiche politiche, gli arresti degli uomini della 'ndrangheta e poi? "E ora il problema resta quello dei poveretti che hanno comprato casa a Buccinasco più". E' il pm Alessandra Dolci, durante la requisitoria dell'inchiesta Cerberus, ha tracciato la storia del maxi progetto residenziale di Buccinasco più. "Nel terreno sul quale sono stati costruiti i palazzi abbiamo trovato di tutto: idrocarburi, eternit, rifiuti industriali. La terra venne portata dai camion dei Barbaro". E anche per questo il pm ha chiesto la condanna di Salvatore, Domenico e Rosario Barbaro. Negli ultimi mesi l'amministrazione comunale ha escluso rischi per la salute, ma per il pm resta il problema di chi sui quei terreni inquinati ha investito i propri risparmi

E il pm rilancia: "Gli imprenditori scendono a patti con la 'ndrangheta"

Smemorati, ma mai colpevoli. Questo il l'amario ritratto che il pm Alessandra Dolci ha fatto degli imprenditori lombardi. Categoria che  troppo spesso viene a patti con la 'ndrangheta. Diverse le figure individuate dal magistrato. Da quelli che dicono "ci sono veniamo a patti" ai sostenitori della "scoperta dell'acqua calda: questi meglio averli amici". Ad altri che concedono appalti da milioni di euro a imprese (quelle dei Barbaro) che possono contare, se va bene, su due camion e mezzo escavatore




L'INTERVISTA\IL SINDACO DI BUCCINASCO 

Parla a MilanoMafia. com Loris Cereda (foto), il primo cittadino di Buccinasco, spesso balzato alle cronache per le polemiche sulla pizzeria confiscata di via Bramante. "Entro l'estate partiranno i lavori nel locale. Abbiamo assegnato tutti gli altri beni confiscati". E il primo cittadino lancia la sfida: "Vorrei partecipare ai lavori dell'Agenzia di Reggio Calabria per portare la mia esperienza di sindaco del Nord". Dopo gli arresti di Trezzano: "Sapevo che la 'ndrangheta non era solo a Buccinasco, l'ho sempre ripetuto". Ma c'è di più: "Secondo un nostro sondaggio solo l'1,5% dei residenti percepisce la mafia come una priorità. E' un segnale positivo". Sul tema degli appalti Cereda chiede maggiori informazioni per i sindaci: "Se le carte sono in regola non possiamo estromettere le imprese, se ci sono informazioni di collusioni con la mafia vengano date anche ai sindaci". Così dopo l'inchiesta sul caso Trezzano, il primo cittadino di Buccinasco si toglie alcuni sassolini: "Su di me attenzioni incredibili, continue polemiche. Poi s'è visto che negli altri Comune non c'era la stessa attenzione..."


PARCO SUD 

I verbali di Butturini: "La presidenza di Amiacque e le comunali di Trezzano: il bingo di Maullu e Altitonante"

Il progetto politico emerge dall'interrogatorio di garanzia di Tiziano Butturini, ex sindaco di centrosinistra a Trezzano sul Naviglio. Butturini, accusato di aver preso 5.000 euro dalla Kreiamo di Alfredo Iorio per alcuni appalti, allarga il discorso agli interessi politici nel sud Milano. Butturini risulta presidente di Amiacque, la società pubblica affidataria del servizio idrico. Dopo le provinciali del 2009, l'obiettivo del Pdl era quello d assumere la presidenza di Amiacque. "Il mio successore - dice Butturini - doveva essere l'assistente di Fabio Altitonante". Lo stesso Altitonante, secondo Butturini, avrebbe sponsorizzato il candidato sindaco di Trezzano, Gian Gaspare Balestrieri. Nome deciso da Stefano Maullu (foto). Dopo gli arresti del 22 febbraio, però, Balestrieri si è ritirato. Ufficialmente per dissidi interni al partito.



IL CASO


Dopo la decimazione del clan Carvelli, con la condanna a 30 anni di carcere per il boss Mario Carvelli, e gli arresti degli uomini legati alla famiglia Tatone, il supermercato della droga più ricco di Milano cerca nuovi equilibri. Altri due nomi pesanti del narcotraffico di Quarto Oggiaro, Giordano Filisetti e Francesco Castriotta sono in carcere. Lo spaccio al dettaglio, da via Traversi a piazzetta Lopez, non s'è mai fermato e da Bruzzano e dalla Comasina sono arrivati nuovi pusher. Così su Quarto Oggiaro torna l'ombra del clan Flachi. Una famiglia storica che negli anni si è rafforzata grazie all'ingresso di nuove leve e a vecchi legami con il mondo imprenditoriale e del riciclaggio


POLITICA & MAFIA 

C'è un filo rosso che lega l'inchiesta Parco Sud che ha portato in carcere gli imprenditori Andrea Madaffari e Alfredo Iorio e alcuni politici locali, ad una delle vicende più buie della mafia al Nord: il sequestro del giovane architetto Augusto Rancilio. Il padre di Andrea Madaffari, il 69enne Domenicantonio Madaffari originario di Santa Cristina d'Aspromonte venne arrestato per aver ospitato nel suo box il giovane Rancilio dopo il suo rapimento in via dei Salici a Cesano Boscone il 2 ottobre del 1978. Il ragazzo, poi trasferito in Calabria, non fu mai ritrovato. Il cugino di Andrea Madaffari, Salvatore, venne ucciso invece in un agguato a Buccinasco mentre era in compagnia di Saverio Sergi, detto il Principale, vero obiettivo dei killer. Oggi Domenicantonio Madaffari fa il macellaio a Cesano Boscone, e nelle ordinanze dell'inchiesta Parco Sud vengono intercettati alcuni incontri ai quali avrebbe partecipato con Salvatore Barbaro e antonio Perre, detto Totò 'u cainu, negli uffici della Kreiamo


20 MARZO


Centocinquantamila persone hanno partecipato al corteo di Libera in memoria delle vittime di mafia. Un appuntamento che, quest'anno, si è tenuto a Milano per ricordare il pericolo delle infiltrazioni mafiose nel sistema economico, finanziario e politico lombardo. In piazza i parenti delle vittime che hanno raccontato la loro testimonianza. Ma anche gruppi e associazioni arrivati dal Sud. Sul palco insieme al fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, anche l'attore minacciato dalla mafia Giulio Cavalli. La Lombardia è la quinta regione per numero di beni confiscati alla criminalità organizzata. Più di ottocento immobili, capannoni e negozi che in molti casi ancora attendono di essere assegnati dalle amministrazioni per fini sociali così come previsto dalla legge


PROCESSO FOR A KING 

Il pm Laura Barbaini ha concluso la requisitoria del processo di primo grado sulle infiltrazioni della 'ndrangheta all'Ortomercato di Milano. Queste le richieste dell'accusa:  otto anni e 6 mesi per Paolo Antonio, il titolare della rete di cooperative utilizzate dalla cosca Morabito per il riciclaggio di denaro. Dieci anni per Mariano Veneruso, altro titolare delle coop di facchinaggio. Undici anni richiesti invece per Antonio Marchi titolare di diverse aziende, in particolare di macchine videopoker e proprietario di alcuni immobili. Per Antonio Rodà, accusato di aver gestito partite di cocaina per conto della cosca, invece la richiesta è stata di 7 anni e 6 mesi, mentre per Maurizio Bruno è stato chiesto 1 anno e 8 mesi


PROCESSO CERBERUS 



Durante l'udienza del processo alla 'ndrangheta di Buccinasco, Salvatore Barbaro (nella foto), accusato di essere il capo della cosca Barbaro-Papalia, ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Quasi un'ora di intervento dove il presunto boss ha ripercorso i suoi ultimi anni a Buccinasco, compresi i 6 passati nel carcere di Opera per questioni di droga. "La mia unica famiglia sono mia moglie e i miei figli. Per questo non capisco questa cosa del 416 bis". Il suo è stato un intervento molto preciso. Barbaro ha rievocato fatti e circostanze con grande sicurezza. Tra i tanti argomenti ha toccatto quello della sua collaborazione con Maurizio Luraghi, l'imprenditore che pur imputato nello stesso processo da mesi  si dichiara vittima. "Se Luraghi - ha detto Barbaro - fa tutto questo piagnucolio è perché vuole tirarsi fuori da certe situazioni". Dopodiché Salvatore Barbaro ha negato di conoscere Sergio Coraglia dominus dell'immobiliare Girasoli. "Ho contattato la Girasoli - ha detto Barbaro - solo dopo aver visto alcune televendite in televisione". Sergio Coraglia, negli anni Novanta, fu coinvolto nell'inchiesta Duomo Connection. Condannato in primo e secondo grado, è stato assolto definitivamente in Cassazione


LA SCOPERTA 

L'indagine dei carabinieri di Platì. I bunker, due stanze di 20 e 15 metri quadrati, sono stati trovati sotto l'abitazione di Anna Trimboli, sorella del superlatitante Saverio arrestato lo scorso febbraio. Anna Trimboli è cugina anche di Francesco Perre, l'unico uomo del sequestro Sgarella ancora libero


PARCO SUD\5 


Dopo i nuovi arresti a Trezzano sul Naviglio, parla l'amministratore della Servizi catering srl, la società del gruppo Kreiamo di Andrea Madaffari e Alfredo Iorio, i due imprenditori in carcere con l'accusa di essere il braccio finanziario della cosca Barbaro-Papalia. Ruben Pilone, non indagato e non coinvolto in questa vicenda, racconta le vicissitudine della società. Secondo le accuse della Dda di Milano, i due imprenditori accusati di associazione a delinquere avrebbero finanziato una tangente all'ex sindaco di Trezzano, Tiziano Butturini, con una fattura della società di catering. "E' una vicenda dolorosa, abbiamo sempre lavorato secondo le regole. Non abbiamo mai esercitato pressioni per ottenere incarichi. L'appalto dal comune di Buccinasco? Ho ereditato la questione dopo il mio ingresso in società. Per quanto mi riguarda l'affare non era redditizio e ho deciso di chiudere  il ramo del self service 


IL PERSONAGGIO 


Anna Canepa, magistrato della Direzione nazionale antimafia con compiti di coordinamento per Lombardia e Liguria, racconta le tappe di una carriera che l'hanno portata ai vertici dell'Antimafia. Dalle prime esperienze alla Procura di Caltagirone, alla Procura di Genova, fino al ritorno ("un'esilio volontario") alla Procura di Gela. "Per combattere le mafie ci vuole tantissimo impegno da parte di tutti, però a monte serve una seria volontà politica. Quindi strumenti, mezzi, leggi adeguate: in Italia abbiamo assistito a una sorta di rimozione collettiva del problema da parte dei governi"


IL CASO 

Appalti pubblici e 'ndrangheta nel comune di Buccinasco. La giunta Cereda ha affidato lavori a due imprese delle cosche

Circa 40.000 euro. E' la cifra complessiva dei due appalti che tra il 2008 e il 2009 sono finiti alla Mg Lavori stradali, impresa legata alla famiglia Molluso che secondo gli investigatori sarebbe organica alla cosca Barbaro-Papalia. L'affidamento delle commesse è avvenuto attraverso una procedura ristretta che prevede una lista minima di imprese. Di questa faceva parte la Mg e altre due imprese i cui titolari sono originari di Platì. La seconda società che ha ottenuto un appalto dal comune di Buccinasco è la Servizi catering srl, impresa direttamente riconducibile al gruppo Kreiamo del duo Iorio-Madaffari entrambi coinvolti nello scandalo tangenti che ha scosso il comune di Trezzano sul Naviglio con gli arresti dell'ex sindaco di centrosinistra Tiziano Butturini (dal 2009 iscritto al Partito democratico)  e del consigliere Pdl Michele Iannuzi


SESTO SAN GIOVANNI 

Via libera del Consiglio comunale di Sesto San Giovanni all'acquisizione dell'ex night club di viale Gramsci e di un appartamento in via Corridoni. Grazie ai fondi della Regione saranno saldate le ipoteche e i beni potranno essere assegnati alle cooperative sociali. Nell'ex Stalingrado d'Italia sono 18 gli immobili confiscati alla criminalità e messi a disposizione per fini sociali. Sesto è il terzo Comune lombardo per numero di beni confiscati


IL DOCUMENTO

Milanomafia.com
mette a disposizione l'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Giuseppe Gennari che ha portato in carcere l'ex sindaco di Trezzano sul Naviglio Tiziano Butturini e l'ex assessore ai lavori pubblici Michele Iannuzzi. Nel documento le accuse ai due politici locali e l'intreccio di affari che da Trezzano si allunga verso Cesano Boscone, Cusago, Corsico  e la Regione Lombardia.  Tangenti, ristrutturazioni, incarichi e appalti per la banda legata alla cosca Barbaro-Papalia. IL DOCUMENTO

PARCO SUD\4

Soldi per modifiche al Pgt, soldi per incarichi pubblici, soldi per favorire gli affari della 'ndrangheta. Con queste accuse sono stati arrestati stamani dalla Dia di Milano l'ex sindaco di Trezzano sul Naviglio Tiziano Butturini, in quota centrosinistra, dal 2009 iscritto al Partito democratico, attualmente presidente del Cda di Tasm spa e Amiacque srl e marito dell'attuale sindaco di Trezzano Liana Scundi, che gestiscono il patrimonio idrico milanese; l'ex assessore ai lavori pubblici e attuale consigliere comunale di Trezzano in quota Pdl, Michele Iannuzzi, e il geometra comunale Gino Terenghi. Per loro l'accusa è di corruzione. Un ordine di custodia cautelare in carcere è stato notificato anche all'immobiliarista dei Barbaro-Papalia Andrea Madaffari, già detenuto. In gioco una rete di tangenti e incarichi per modificare il piano di governo del territorio e garantire affari immobiliari alla cosca. Butturini risultava già indagato dallo scorso 3 novembre nell'ambito dell'operazione Parco sud 1, che aveva portato in carcere gli immobiliaristi Iorio e Madaffari



ESCLUSIVO

Massoni, politici, boss: la loggia degli invisibili. Tra Reggio Calabria e Milano il secondo livello della 'ndrangheta

"Perché ci sono i visibili e gli invisibili". E soprattutto i primi non sanno dei secondi. E' questo il tanto citato secondo livello della 'ndrangheta. Fino ad ora ne hanno parlato i pentiti definendolo Santa, vale a dire un gruppo ristretto che tiene insieme boss, politici, avvocati, magistrati. Loro sono gli invisibili. Milanomafia.com, per la prima volta in assoluto, è in grado di riportare inedite intercettazioni ambientali che raccontano dall'interno questa struttura. La loggia degli invisibili nasce i giorni successivi all'omicidio dell'ex vicepresidente del Consiglio regionale Franco Fortugno. Della sua nascita e sviluppo si parla nell'inchiesta Bellu lavuru sugli interessi delle cosche di Africo per gli appalti della statale ionica. Non solo, su questa inchiesta lavorano i magistrati che si occupano della bomba alla Procura di Reggio Calabria del 3 gennaio scorso. Non a caso l'inchiesta attualmente pendente in appello.


IN EVIDENZA

E' finita in Spagna la fuga di Pietro Matranga, 58 anni originario di Palermo, e nome noto del traffico di droga milanese legato a Cosa nostra. Il broker della coca era evaso lo scorso ottobre dal carcere di Bollate dopo un permesso. Con lui finisce la fuga dei fratelli Matranga. Giocchino, anche lui evaso dal carcere era stato arrestato a fine anno al Corvetto. Erano evasi lo stesso giorno, uniti nella famiglia e negli affari nel mondo della cocaina. Milanomafia.com vi aveva già raccontato la fuga di Pietro e Gioacchino. Pietro, il 27 ottobre non era rientrato nella Casa circondariale di Bollate dopo un permesso breve concesso dal giudice del Tribunale di Sorveglianza. Gli agenti della Mobile di Milano guidati da Alessandro Giuliano e quelli del Nic della polizia penitenziaria lo hanno arrestato ieri pomeriggio a Roda de Bara in Costa Dorada. Era in auto con un pregiudicato italiano anche lui finito in manette. Matranga in questi mesi avrebbe riallacciato i rapporti con la rete di trafficanti per ricostruire il traffico di cocaina verso l'Italia e Milano



PARCO SUD

Scarcerato lo scorso 2 febbraio, Achille Frontini, il geometra incaricato dal Tribunale di Milano di redigere una perizia per un terreno a Buccinasco poi acquistato dall'Immobiliare Buccinasco del duo Iorio-Modaffari per conto dei Barbaro-Papalia, si difende dalle accuse. Il Tribunale del Riesame ha annullato l'aggravante al reato di falso per aver agevolato gli interessi della cosca. Il perito era accusato anche di aver ricevuto 32 mila euro per una perizia sottostimata e favorevole alla immobiliare: "Ho chiarito tutto con i documenti contabili"


LA STORIA

Dall'Isola dei famosi agli investimenti per conto di Cosa nostra. La vicenda di Michi Gioia, signora dei salotti buoni di Milano

Promuovere la vendita di un titolo finanziario gonfiato su ordine dei padrini canadesi. Questo il ruolo di Michi Gioia nell'inchiesta Texada che il 9 febbraio 2010 ha visto consegnare a 18 persone l'avviso di chiusura indagini. Tra loro anche l'ex concorrente dell'Isola dei famosi. Michi Gioia, torinese, classe 1942, figlia di un ex direttore generale della Fiat, è accusata di associazione a delinquere con l'aggravante di un dellitto transnazionale. Il titolo in quetsione è quello dellla società Infinex i cuo soci sono i fratelli Papalia, Anthony e Roberto, in diretto contatto con il boss canadese Vito Rizzuto, affiliato alla famiglia newyorchese dei Bonanno.


FAIDA DI PETILIA 


Da spacciatore di cocaina in via Pascarella, alla più spietata delle esecuzioni di mafia: il tentativo di uccidere un pentito. Massimo Sabatino, 37 anni, una vita passata a Quarto Oggiaro, era stato arrestato il 18 dicembre nell'operazione Smart del commissariato di via Satta. Per lui una nuova accusa: aver tentato di uccidere l'ex collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, su mandato dell'ex marito Carlo Cosco


IN BRIANZA


Il controllo della cosca Iamonte sul territorio Brianzolo. Gli affari tra appalti, cantieri e società immobiliari. Dalla vicenda che ha visto coinvolti (e poi assolti) i fratelli Moscato, fino all'arresto della banda dei rifiuti speciali Fortunato Stellittano. Grazie ai documenti dell'Antimafia la ricostruzione delle infiltrazioni dei clan di Melito Porto Salvo nel territorio brianzolo. Così Desio, terra del compianto giudice antimafia Francesco Di Maggio, l'uomo che raccolse le testimonianze di Angiolino Epaminonda detto il Tebano, si scopre una provincia di Melito. Qui fu spedito il boss Natale Iamonte, arrestato proprio a Milano il 22 novembre del 1993 e oggi in cella con accuse pesantissime


IL CASO 

Da Arcore a via Lombroso. L'impresa di facchinaggio delle figlie di Mangano e l'appalto tra gli stand dell'Ortomercato


In una lettera la conferma dei sospetti avanzati da alcuni consiglieri comunali. Un'impresa delle eredi di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, ha un appalto per lavori di facchinaggio per conto di un'impresa ortofrutticola coinvolta alla fine degli anni Novanta in un'inchiesta sulle tangenti nelle mense comunali. Così l'impresa di casa Mangano ha libero accesso nell'area dei mercati generali. Secondo la Sogemi, la società a partecipazione pubblica che gestisce i mercati di via Lombroso, a suo nome sarebbero stati emessi sette pass d'ingresso. Nella lettera firmata dall'assessore comunale Giovanni Terzi si parla anche di una seconda impresa di casa Mangano con sede in viale Romilli, che avrebbe in passato partecipato ad una gara d'appalto per servizi di facchinaggio


Il Tribunale amministrativo regionale ha rinviato ad aprile la decisione sul ricorso delle cooperative contrarie al nuovo piano per la legalità negli appalti di facchinaggio. Una decisione accolta con volantini di vittoria dei soliti noti



PROCESSO CERBERUS 

Parla Rosario Barbaro: "Le nostre imprese? Abbiamo lavorato gratis per il Comune di Buccinasco"


Parla Rosario Barbaro, l'imprenditore di Buccinasco arrestato lo scorso luglio nell'operazione Cerberus della Guardia di Finanza. Ora è alla sbarra accusato di associazione mafiosa. Durante l'esame nell'aula della Settima sezione Rosario Barbaro parla delle sue imprese di movimento terra e dei rapporti con l'ex amministrazione comunale di Buccinasco. "In via Resistenza abbiamo lavorato sul mandato del Comune. Fu lo stesso Carbonera chiedermi attraverso un tecnico comunale di aumentare le quantità di terra di coltivo da utilizzare". Terra che, si scoprirà poi dopo un'indagine dei tecnici dell'Arpa chiamati dal Comune, era inquinata da cromo esavalente. Per questo l'amministrazione dell'allora sindaco Maurizio Carbonera decise di non saldare il conto con l'azienda di Rosario Barbaro. In un altro caso, in via Salieri, Rosario Barbaro racconta di aver lavorato addirittura gratis: "Me lo chiese il vecchio ex sindaco Guido Lanati. C'erano due carichi di terra da spianare e lo feci gratis. Ma il Comune mi fece anche l'autorizzazione per entrare nel cantiere"


Maiorano e Pruiti rispondono alle parole di Rosario Barbaro. "In via Resistenza i lavori furono avviati prima del nostro insediamento". Per gli ex assessori, i rapporti del Comune di Buccinasco con le imprese della famiglia Barbaro "sono stati trasparenti": "Abbiamo sempre reso pubblici i nostri atti, in passato questo non era avvenuto".



Il costruttore Adriano Pecchia (non coinvolto in questa inchiesta come anche i suoi familiari), titolare assieme al padre e al fratello della Finman, diede del denaro a Pasquale Papalia solo per amicizia. Questo racconta Maurizio Luraghi nella sua deposizione del 21 gennaio 2010 davanti al giudice della Settima sezione del Tribunale di Milano. Luraghi, accusato di associazione mafiosa per aver mediato gli affari della cosca Barbaro, ha svelato il sistema delle tangenti utilizzato dalla 'ndrangheta.. Quel denaro non fu solo un regalo, perché Pecchia emise regolare fattura alla società di Luraghi, il quale ne falsificò un'altra per giustificare quella cifra




INTIMIDAZIONI

Minacce di morte al sindacalista che da anni combatte contro la presenza di mafia e illegalità all'interno dell'Ortomercato

La vittima dell'intimidazione mafiosa è Josef Dioli, sindacalista che da anni combatte lavoro nero e criminalità tra gli stand dell'Ortomercato. Ieri notte ignoti hanno preso di mira il suo ufficio all'interno della struttura disegnando sulla porta una croce e vari insulti di morte. Per Dioli non si tratta del primo avvertimento mafioso. Nel 2007, infatti, qualcuno, ancora impunito, incendiò la sua casa nel Cremasco


IL CASO 

Dalla pesca alle focacce. A Buccinasco la storia di uno strano circolo. "Qui i clan pianificano gli affari"

Il locale si trova in via Montello 12 a Buccinasco, al confine con Corsico. Dal 1999 al 2007 ha ospitato la sede del circolo Montello (nella foto) per la pesca sportiva. Tra i soci e i consiglieri quasi tutti gli uomini del clan Barbaro-Papalia. Qui, secondo, gli investigatori la 'ndrangheta per anni ha pianificato affari mascherandosi dietro a questo paravento legale. Oggi, al posto del circolo c'è una panetteria intestata alla società Musipane. L'impresa, sempre secondo gli investigatori, sarebbe riconducibile ad Antonio Musitano detto Toto Brustia, uomo di fiducia del boss Antonio Papalia, ritenuto personaggio di spessore della 'ndrangheta. Nel 2007 Brustia è stato scarcerato e vive tranquillamente nel paese di Vermezzo.

La decisione risale al 2006, ma la notizia è trapelata solo pochi giorni fa. Su Antonio Papalia, classe '54, pesano tre ergastoli per sequestro di persona, omicidi e traffico di droga. Per tutti gli anni Ottanta è stato il capo della 'ndrangheta nel nord Italia. Oggi continua a comandare dal carcere dando ordini al figlio Domenico.



IN PREFETTURA 

La Commissione parlamentare antimafia a Milano. Incontri con il sindaco Moratti, l'ad di Expo e i magistrati della Dda


Due giorni di audizioni per i parlamentari della Commissione antimafia. Le prime audizioni per il sindaco Letizia Moratti e l'amministratore delegato di Expo Lucio Stanca. Venerdì sarà la volta dei magistrati della Dda. Ma la visita, a cinque anni dalla grande esposizione, passa sotto (strano) silenzio



LA STORIA 

Trent'anni dopo. Ginetto Di Paolo, dalla strage di via Moncucco agli incontri con gli uomini di don Pepè


Ginetto Di Paolo, condannato a 29 anni per la strage del ristorante "La Strega" di via Moncucco nel 1979 (otto morti), ricompare nel 2007 (28 anni dopo la strage) in un incontro tra gli uomini di Pepé Onorato e gli emissari di un imprenditore vittima di estorsione. A riferire la vicenda il pentito Luigi Cicalese, che racconta di come bastò l'intervento delicato di Ginetto per mettere fine alla richiesta di denaro. La sua presenza, a fianco delle vittime dell'estorsione, bastò a far capire alla banda che quell'affare non doveva proseguire: "Secondo me aveva qualche interesse, altrimenti non si veniva ad immischiare in cose dove, parliamoci chiaro, è un attimo a scapparci il morto"


L'OMICIDIO DI SAN SIRO 

Giovanni Di Muro confidente dei Servizi segreti. Per mesi ha riferito degli affari tra Cosa nostra e 'ndrangheta


Di Muro entra in contatto con i Servizi nel febbraio 2006 grazie alle confidenze fatte a due truffatori macedoni esperti di documenti falsi. I due stranieri sono da tempo in contatto con gli uomini dell'antiterrorismo. Da qui il rapporto con un ex agente della Questura di Milano che per il Sismi si occupa di traffico di droga. In quel periodo Giovanni Di Muro  è alle prese con un'estorsione milionaria a un imprenditore bergamasco. Un'estorsione strana, perché coinvolge la 'ndrangheta con il gruppo guidato da Pepè Onorato, ma anche Cosa nostra con i sicliani di Ugo martello e Luigi Bonanno. Ed è proprio su Bonanno che si concentrano le attenzioni dello 007 del Sismi. In quel periodo, infatti, Bonanno sta mettendo in piedi un grosso traffico di cocaina per conto dei clan di Palermo, da un lato i Lo Piccolo e dall'altro i corleonesi Nino Rotolo e Gianni Nicchi. Poi i rapporti di Di Muro con i Servizi segreti si interrompono bruscamente, e l'imprenditore se ne lamenta in più occasioni. Due anni dopo la sua vita termina in via Dei Rospigliosi ucciso dalle pallottole sparate, secondo la ricostruzione della polizia da Antonio Daponte insieme a Nicola Valente, un tabaccaio in passato in affari proprio con Luigi Bonanno


IL DOCUMENTO

Cosa nostra, l'ordinanza di arresto di Ugo Martello

Nella sezione documenti l'ordinanza di custodia cautelare in carcere che ha portato dietro le sbarre il boss Ugo Martello dopo la condanna a 15 anni di carcere nell'ambito del processo Metallica. Martello è stato condannato in primo grado con rito abbreviato per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il documento è firmato dal giudice Giuseppe Gennari su richiesta del pm della Procura di Milano, Celestina Gravina. Scaricabile nella sezione Documenti



L'ESCALATION

Don Ciccio e gli affari di famiglia. Da Reggio Calabria alle porte di Milano. L'ascesa criminale della cosca Valle


Da Reggio Calabria a Vigevano e poco più in là verso Cisliano, Bareggio, Milano. Oltre mille chilometri. Eppure, secondo l'ultimo rapporto stilato dai carabinieri di Reggio Calabria all'indomani dell'attentato agli uffici della Procura, l'intera cosca Valle si sarebbe trasferita stabilmente dal quartiere Archi di Reggio, fino alle porte di Milano. Un'escalation di affari, estorsioni, infiltrazioni criminali guidata da Francesco Valle, don Ciccio, 73 anni, capostipite della cosca. Oggi la sua eredità sarebbe stata raccolta dai figli. Così gli affari dei Valle passano in silenzio dalla gestione di un locale in stile hollywoodiano lungo la Vigevanese, alla grande torta dell'Expo, fino per le infiltrazioni nel mondo della politica locale e dell'impresa


REGGIO CALABRIA

Scoperto un bunker  nelle campagne di Palmi. E' ricavato ai piedi di una grossa quercia. "Ha dato rifugio ai latitanti"

Il covo si trova nelle campagne di Palmi non distante dal paese di Seminara, zona ad altissima densità mafiosa. Si tratta di un'unica stanza grande di dodici metri quadrati. Dentro i carabinieri del Reparto operativo di Reggio Calabria hanno trovato un materasso e una lampadina


LATITANTE

Matranga arrestato al Corvetto. Evaso dai domiciliari dove stava organizzando l'importazione di due tonnellate di coca

Originario di Piana degli Albanesi, Matranga, 65 anni il prossimo settembre. l'ottobre scorso aveva lasciato la sua casa di San Giuliano Milanese dove era ai domiciliari. Secondo le dichiarazioni di un pentito, nel 2006, Matranga (nella foto) incontra i palermitani Giuseppe Porto e Luigi Bonanno. Scopo: organizzare l'importazione di 2.000 chili di cocaina dalla Colombia. Storico narcotrafficante di Cosa nostra all'ombra della Madonnina, Matranga, soprannominato il Gianni, frequentava un bar del Corvetto gestito dai siciliani D'Amico. Il locale, originariamente di proprietà del clan Inzerillo, fino al 2008 è stato usato come centrale della droga. Qui la polizia ha filmato gli incontri con Salvatore Cangelosi, cognato di Gaetano Fidanzati. La droga veniva poi venduta a Luigi Bonanno che fino al 2008 ha ricoperto il ruolo di referente della cosca di Salvatore Lo Piccolo


OPERAZIONE CIARAMELLA

Corso Lodi, appartamenti, box e conti bancari. Confiscati al clan di Giuseppe Morabito beni per un milione e mezzo 

Tre appartamenti, altrettanti box al civico 59 di corso Lodi, una lunga serie di conti bancari e assicurazioni personali. Sono i beni confiscati dalla Dia di Reggio Calabria a Casimiro Silvera Darnich, 63 enne uruguaiano legato alla cosca capeggiata da Giuseppe Morabito, il tiradritto. Gli appartamenti si trovano in un bel complesso residenziale, abitato da famiglie che per anni è stato però il centro dei traffici di cocaina con la Spagna e il Sud America



OMICIDI DI MAFIA\2

Santo Mazzei e Jimmy Miano, nella faida tra i cursoti l'omicidio Forciniti: il calabrese che stava con la camorra

Salvatore Forciniti fu ucciso il 9 maggio 1992. Un omicidio restato senza movente per 17 anni. Secondo le ultime indagini, Forciniti fu fatto uccidere dal suo stesso capo, il boss napoletano Vincenzo Guida. La sua colpa fu quella di aver dato appoggio logistico al killer corleonese Salvatore Facella salito al nord per uccidre Alfio Trovato


L'EREDE 

Cosa nostra si siede ai tavoli di Brera. Gli incontri  di Guglielmo Fidanzati. "Vuole ricostruire il clan del padre"

Gli incontri, filmati dalla Squadra mobile, si svolgono all'interno di un noto ristorante di corso Garibaldi. Qui, Guglielmo Fidanzati, incontra gente come Francesco Scaglione in passato legato a Gianni Nicchi, il superlatitante arrestato il 5 dicembre scorso. Il locale, oggi, è gestito da due calabresi che risultano incensurati e non coinvolti in alcun modo in questa inchiesta o in altre riguardanti la mafia a Milano. Secondo  gli investigatori, Fidanzati usa questo ristorante come un vero ufficio. A uno di questi incontri si è presentato anche Ugo Bossi, storico luogotenente di Turatello



PROCESSO METALLICA\2 

In carcere Ugo Martello. Il professore di Cosa nostra arrestato all'alba dagli uomini della Dia

Ugo Martello è stato arrestato questa mattina su ordine di custodia cautelare in carcere dopo la condanna a 15 anni per estorsione. Per il professore, referente delle cosche palermitane a Milano da oltre 40 anni, si sono aperte le porte del carcere. L'arresto nella sua casa di via Nino Bixio


PARCO SUD\3

Congelate nove imprese immobiliari legate al clan Barbaro-Papalia. "Hanno dato soldi per mantenere le famiglie dopo gli arresti"


Traballa l'impero dei Barbaro-Papalia. La Dia di Milano insieme agli uomini del Gico ha eseguito 9 provvedimenti di sospensione delle amministrazioni di imprese legate al gruppo Kreiamo immobiliare, la cassaforte del mattone della cosca Barbaro-Papalia


PROCESSO METALLICA

Quindici anni al professore. Condannato Ugo Martello


Ugo Martello, 69 anni, ritenuto l'emissario di Cosa nostra a Milano è stato condannato oggi a 15 anni con rito abbreviato dal gup Gennari per estorsione. Una pena pesante per aver partecipato alla maxi estorsione da 3 milioni di euro all'imprenditore bergamasco Ongis. Con lui condannati per omicidio il pentito Luigi Cicalese (20 anni), e a trent'anni Emanuele Piazzese e Giuseppe Liria


QUARTO OGGIARO

Il clan Tatone tradito dalla mamma pentita: "Ero sola con due bambine, mi pagarono per tenere la cocaina"

“Da qualche tempo, mi trovo in difficoltà economiche, in quanto ho due figlie di 9 e 12 anni e sono separata. Nel quartiere dove abito e precisamente in via Pascarella, tanta gente conosce la mia situazione familiare, cioè le mie difficoltà economiche, pertanto più volte mi sono stati proposti affari illeciti, da persone che conosco, ma ho sempre rifiutato. Ultimamente la mia situazione economica si è ulteriormente aggravata e nei primi mesi del 2007, ho accettato uno di questi incarichi illeciti”. Inizia così il racconto di Sonia, 38 anni, dipendente comunale, separata, madre di due bambine, la mamma pentita che con il suo racconto ha incastrato gli uomini del clan Tatone. Un racconto lucido e a tratti drammatico, nel quale la giovane mamma racconta delle minacce subite, delle intimidazioni e le giornate dei soldati del clan Tatone


IL PROCESSO 

Alla sbarra l'ultimo padrino di Cosa nostra, Ugo Martello rischia 16 anni per estorsione. Venerdì la sentenza

Martello è accusato di un'estorsione milionaria a un imprenditore bergamasco. La vicenda rientra nell'inchiesta Metallica condotta dal pm della Dda Celestina Gravina. Dopo gli arresti del 2008, Martello ha scelto il rito abbreviato. Lui, detto il professore, si sarebbe intascato parte del denaro che sarebbe dovuto finire nelle tasche del boss Pepé Onorato. Per questo, lo stesso Onorato ne avrebbe progettato l'eliminazione


LA FAIDA 

Strage di Duisburg, sequestri a Paderno Dugnano e Cantù. Sono i beni delle famiglie Nirta-Strangio e Pelle-Vottari

Un'abitazione di 5 vani di 75 metri quadrati in via Umerto da Canturio, 24 a Cantù intestata a Domenica Gligora, classe 1982. Un appartamento in via Cernaia, 5 a Paderno Dugnano e un box, intestati al calabrese Santo Maviglia, classe 1973 di Monza. Sono i beni sequestrati oggi dai carabinieri di Reggio Calabria ai clan Pelle-Vottari e Nirta-Strangio, i clan della strage di Duisburg.


APPALTI 

In un anno 17 ispezioni della Prefettura nei cantieri delle opere pubbliche. Allontanate 24 imprese legate alla 'ndrangheta

Più di un'impresa ad ispezione. Sono i numeri delle società in odor di mafia allontanate dai cantieri delle opere pubbliche dalla Prefettura. Su 17 ispezioni durante i lavori per le grandi opere pubbliche la Dia ha scovato 24 aziende legate alla ndrangheta. L'allarme: "Il movimento terra? Solo nelle mani dei calabresi. Gli imprenditori lombardi lo sanno ed evitano di pestare i piedi ai clan"


OMICIDI DI MAFIA\1 

Tutto il sangue di Cosa nostra. Ecco chi uccise il boss Gaetano Carollo. Riina: "Milano è nostra, non dei calabresi"

Una lunga inchiesta del pm Marcello Musso ricostruisce sei omicidi di mafia avvenuti a Milano e fino a oggi rimasti insoluti. Si tratta di un incredibile racconto che alza il velo sulla presenza di Cosa nostra a Milano a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Milanomafia.com inizia con l'omicidio di Gaetano Carollo, alias ingegner Tartaglia ucciso a Liscate il primo giugno 1987. Omicidio voluto dai vertici di Cosa nostra e organizzato da Piddu Madonia, capo della famiglia di Resuttana con appoggi nel Nord Italia. Su questa inchiesta il maggio scorso, il gip ha, però, espresso parere negativo rigettando tutte e  22 le richieste di misure cautelari in carcere. Ma il processo va avanti. Diciotto persone hanno chiesto di essere giudicate con rito abbreviato





CATTURA FIDANZATI 

In Val Seriana l'ultimo covo del padrino Tanino Fidanzati

Parre, un paesino arrampicato nella Val Seriana. Questo l'ultimo covo del boss Gaetano Fidanzati. Era in una villa a due piani in via Libertà, 6 (nella foto). Qui avrebbe trascorso gli ultimi giorni di latitanza prima della cattura. L'abitazione risulta di proprietà di un anziano milanese. Ora la sua posizione e quella del figlio è al vaglio degli investigatori della squadra Mobile. Poche le tracce del padrino: tutto è stato ripulito

Tutti gli uomini di don Tanino, da Pino il cinese al genero di Mangano che al Corvetto incontrò Marcello Dell'Utri

Si tratta di Giuseppe Porto ed Enrico Di Grusa. Di loro parlano almeno tre pentiti mettendo in relazione i loro nomi con la latitanza prima di Gianni Nicchi e poi di Gaetano Fidanzati. I due oggi condividerebbo interessi comuni assieme a Guglielmo Fidanzati, il figlio di don Tanino

Papagna, Turi Cangelosi e l'ultima sigaretta con il padrino

Usura e cocaina. Affari e Cosa nostra. Ecco chi sono i fedelissimi che sabato hanno incontrato il boss Tanino Fidanzati in via Marghera. Due nomi noti della malavita milanese in continuo contatto con le cosche. Custodi di segreti che ora gli uomini della squadra Mobile cercano di svelare


LA CATTURA 

Finisce in via Marghera la fuga di Tanino Fidanzati

Catturato nel pomeriggio a Milano il boss dell'Acquasanta Gaetano Fidanzati, 74 anni, tra i 30 latitanti più pericolosi. Era ricercato dal 2008 per associazione mafiosa. Tanino è stato catturato da un agente fuori servizio della squadra Mobile. Era in via Marghera confuso tra i milanesi dello shopping, nel pieno del sabato pomeriggio. Non aveva documenti, e non ha opposto resistenza. Agli agenti ha detto di chiamarsi Augusto Ciano, ma non aveva documenti, poi ha chiesto un'ultima sigaretta. Nelle stesse ore a Palermo è stato catturato Gianni Nicchi. MilanoMafia.com aveva svelato la presenza a Milano del boss dell'Acquasanta



IL BROKER DI COSA NOSTRA 

Trafficante di droga, il boss Pietro Matranga  latitante in Spagna. Don Tano Badalamenti fu il suo padrino

Il suo ultimo arresto risale al 2000. Da tempo, però, Matranga ha abbandonato i domicialiri. Secondo gli investigatori vivrebbe la sua latitanza in Spagna. Nel 1990 fu arrestato a Miami mentre stava importando 400 chili di cocaina  in Italia. Suo fratello Gioacchino, detto il Gianni, oggi in carcere, negli anni Novanta ha avuto stretti rapporti con alcuni dirigenti del Partito socialista


LA NOMINA 

Rivoluzione ai vertici della Procura di Milano. Ilda Boccassini sarà il nuovo capo dei magistrati antimafia

La decisione è stata presa pochi giorni fa. Ilda Boccassini sostituirà così il collega Ferdinando Pomarici. Nel 2008, il magistrato che per prima diede un duro colpo alla mafia al nord, aveva rifiutato l'incarico di Procuratore generale a Verona. Attualmente è a capo del nuovo pool antimafia nato pochi mesi fa per coordinare le molte inchieste milanesi sulla 'ndrangheta


SPECIALE ORTOMERCATO\7

Le case finiscono all'asta e il boss ordina: "Ricompriamole una per una". Così si salva il patrimonio mafioso

Al processo Ortomercato parla l'imputato Antonio Marchi. Che racconta della grande corsa ad acquistare i beni finiti all'asta della famiglia Zappalà a Bova Marina. "Fu Francesco Zappalà a chiedermi una mano". Così il suo braccio destro vende terreni, investe soldi propri per ricomprare l'impero degli Zappalà all'asta. E ci riesce. "Cosa c'è di strano? Ho solo aiutato un amico"


29 NOVEMBRE 2009

Tanino il fantasma del Corvetto. A Milano il superlatitante Gaetano Fidanzati. Due blitz a vuoto per catturarlo

Gaetano Fidanzati, 74 anni, boss dell'Acquasanta si nasconde a Milano. E in particolare nel quartiere popolare del Corvetto. Lo dice il pentito di Cosa Nostra Fabio Manno, lo confermano gli investigatori della Direzione nazionale antimafia. Due blitz a vuoto dei carabinieri di Palermo per catturare il boss inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi. Per gli inquirenti a Milano, don Tanino avrebbe appoggi e tranquillità per trascorrere la latitanza


CLAN ITALO-CANADESI 

Dal quartiere milanese di Baggio ai grattacieli di Montreal, storia di Beniamino Zappia riciclatore e appassionato d'arte


l suo nome compare nell'inchiesta della Dda di Palermo che il 27 novembre ha sgominato i clan dell'Agrigentino. In manette diversi boss di Cattolica Eraclea, paese d'origine dei padrini italo-canadesi Vito e Nicola Rizzuto, legati ai narcocartello di Cosa nostra Cuntrera-Carruna. Beniamino Zappia, detto Tito, 71enne di Taranto, ritenuto il referente milanese per il clan Rizzuto. Zappia, inoltre, compare in diverse inchieste della Dea americana. In una di queste risulta coinvolto nel riciclaggio di 20 milioni dollari. Denaro ripulito con raffinate triangolazioni Canada-Milano-Svizzera

LA STORIA

Condannato il cognato di Vittorio Mangano: "Ha protetto il superlatitante Giovanni tiramisù Nicchi nascosto a Milano"


Dodici anni ad Alessandro Di Grusa, fratello di Enrico Di Grusa, marito della figlia di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore. Secondo le accuse Di Grusa avrebbe favorito la latitanza e la permanenza del giovane boss ricercato Giovanni Nicchi, detto 
tiramisù a Milano


OPERAZIONE PANDORA\L'ORDINANZA 

Faida Arena-Nicoscia, da Milano il bazooka per uccidere il boss. "Forse le stesse armi trovate a Buccinasco nel 2004"

Il lanciarazzi utilizzato per uccidere il boss Carmine Arena a Isola Capo Rizzuto nel 2004 arrivò da Milano. Per i giudici quelle armi sarebbero dello stesso tipo di quelle trovate a Buccinasco nel estate del 2004. Nella sezione Documenti l'ordinanza di custodia cautelare in carcere della Dda di Catanzaro. Gli arresti eseguiti sull'asse Crotone-Lombardia hanno riguardato 37 persone e il sequestro di beni per 40 milioni di euro


Brugherio, Carmineddu 'u fallito e l'auto blindata per il padrino 


Intestata a Carmelo Laporta, imprenditore 40enne già finito nei guai per l'operazione Isola, una Lancia K blindata usata dal boss Salvatore Nicoscia. Nel 2006 Laporta partecipa a un summit mafioso nelle campagne di Cutro. Sotto sequestro la sua impresa edile a Cologno Monzese\Il documento

OMICIDIO DI MURO 

Presi i killer. Nicola, il tabaccaio del Corvetto con 1 milione di debiti

Catturato a Nizza il presunto assassino di Giovanni Di Muro ucciso a San Siro il 5 novembre. E' un macellaio di Rozzano, Antonio Daponte. Con lui il giorno dell'agguato anche Nicola Valente, ex gestore del bar di piazza Bonomelli. Alla base del delitto un giro di orologi di lusso


STRAGI\1

Via Palestro, nuova inchiesta dopo 16 anni. Le sentenze: "L'esecuzione della strage e gli autori restano ancora oscuri"

A 16 anni di distanza dal 27 luglio del 1993 una nuova inchiesta cerca di far luce su quella che è passata alla storia giudiziaria come la strage mafiosa più oscura. MilanoMafia.com in uno speciale a puntate ricostruisce indagini e sentenze (nella sezione Documenti primo grado, appello e Cassazione) e svela i nuovi sviluppi dell'inchiesta sulle stragi. La sentenza: “L’esecuzione della strage di Milano è rimasta praticamente oscura nelle modalità di esecuzione e, in parte negli autori”


I LATITANTI

Il ragazzino e 'u cainu. Ecco i volti dei rampolli della 'ndrangheta di Buccinasco. Sono latitanti da due settimane

Hanno volti puliti da bravi ragazzi. Eppure sono già supericercati. Sono Domenico Papalia, detto il ragazzino e Antonio Perre, alias Totò 'u cainu. Sfuggiti al blitz del 3 novembre scorso sono ancora latitanti. Gli investigatori li hanno cercati a Buccinasco,  perquisendo le case di parenti e amici. Tutto inutile. I due rampolli sono dei fantasmi. Milanomafia.com ve li mostra in anteprima. A sinsitra Domenico Papalia nato a Locri il 23 settembre 1983, il padre Antonio è al 41 bis. Di seguito Antonio Perre nato a Locri il 13 settembre 1984

















IL RITRATTO

Giovanni Di Muro, l'amico dei boss che collaborò con i magistrati

Per Giovanni Di Muro quell’ometto piccolo piccolo con lo sguardo da diavolo era lo zio. In realtà il suo nome è Giuseppe Onorato, rispettato boss della ‘ndrangheta milanese. Ma Di Muro era abituato a chiamarlo così quando i due si incontravano al bar Ebony in via Porpora. Ai tavolini di questo vecchio locale negli ultimi anni si è accomodata la peggio gioventù della malavita milanese: da Ugo Martello e Guglielmo Fidanzati, ascoltati ambasciatori di Cosa nostra sotto la madonnina, a killer spietati come Luigi Cicalese. Perché Giovanni Di Muro, ucciso stamani in via dei Rospigliosi, i contatti li aveva buoni o almeno così andava dicendo soprattutto a quegli imprenditori messi sotto scacco dal clan di Onorato (...)

Ucciso a San Siro l'imprenditore edile Giovanni Di Muro. Era legato al clan di Pepé Onorato

Freddato con quattro colpi di pistola in strada, dopo una lite con i suoi assassini. Così è stato ucciso Giovanni Di Muro, 41 anni, originario di Salerno, imprenditore edile in odore di 'ndrangheta


LE MAPPE

Le cosche nella provincia di Milano e in Lombardia. E la 'ndrangheta alla conquista del mondo 


Elaborata sulla base degli ultimi rapporti di polizia, carabinieri e guardia di Finanza, ecco la mappa della presenza mafiosa nella provincia di Milano e in Brianza. E le famiglie della malavita organizzata in Lombardia. I carabinieri di Reggio Calabria hanno invece tracciato la presenza delle cosche in tutto il mondo. La mappa è stata elaborata sulla base dell'ultimo report realizzato all'inizio del 2010 dopo l'attentato alla Procura di Reggio Calabria. 
Disponibile anche in inglese. IN ENGLISH

 

 


ALL'INTERNO

ORTOMERCATO\3 - Il boss aveva libero accesso ai magazzini di Poste italiane a Malpensa - 22 nov 2009
CERBERUS\4 - Amnesie e non detti, imprenditori minimizzano i rapporti con i boss - 17 nov 2009
CERBERUS\3 - La figlia dei Luraghi: "Noi vittime dei Barbaro, non complici" - 17 nov 2009
PARCO SUD\2 - Giovanissimi e latitanti. Ecco i rampolli della 'ndrangheta - 11 nov 2009
Arrestato il cognato di Sindona, fu coinvolto in un'inchiesta sulla 'ndrangheta - 17 nov 2009
L'INTERVISTA - Bellavia: I capitali mafiosi rientrano con lo scudo fiscale - 10 nov 2009
CERBERUS\1 - Il testimone minacciato da Totò 'u cainu: "Devi ritrattare le accuse" - 29 ott  2009


I RAGAZZI DEL BAR EBONY



Il vecchio don Pepè, Ugo il professore e una scia di omicidi. Sullo sfondo i tavolini lucidi di un bar, una palestra di malavita di questi ragazzi tra sangue, cocaina e pallottole. I ragazzi del bar Ebony sono cresciuti. E la loro storia è quella di trent'anni di mafia a Milano. Protagonisti, comparse e vittime da romanzo. Ragazzi da romanzo criminale




ANTONIO PAPALIA 

Nato a Platì il 26 marzo 1954. Condannato all'ergastolo per associazione mafiosa



ROCCO PAPALIA

Nato a Platì il 26 ottobre 1950.  detto 'Nginu Rocco, è detenuto nel carcere di Badu 'e Carros


DOMENICO PAPALIA


Nato a Platì il 18 aprile del 1945,  all'ergastolo per omicidio e sequestro di persona


DOMENICO BARBARO

Nato Platì il 5 maggio 1937, detto Mico l'Australiano. Detenuto per associazione mafiosa


SALVATORE MORABITO

Nato ad Africo, nipote di Giuseppe Morabito detto 'u tiradrittu. In carcere per traffico di droga


LUIGI BONANNO

Nato a Palermo il 21 aprile 1943, legato alla famiglia Lo Piccolo. In carcere per traffico  di droga


GAETANO FIDANZATI

Nato a Palermo nel 1935. Si stabilisce a Milano. Catturato a dicembre 2009  dopo 2 anni di latitanza 


UGO MARTELLO 

Nato a Ustica il 22 febbraio del 1940, detto il professore. Condannato a 15 anni per estorisione


PEPE' ONORATO

Nato a Reggio Calabria il 9 aprile 1937. In attesa di giudizio per l'operazione Metallica


BIAGIO CRISAFULLI

Nato a Comiso (Ragusa) nel 1955, boss di Quarto Oggiaro. Condannato a 96 anni di carcere


PEPE' FLACHI

Nato a Reggio Calabria il 19 ottobre 1951. Braccio destro di Franco Coco Trovato 


l'opinione


Gennaio 2010

Nelle puntate precedenti abbiamo cercato di spiegare il "perché" di questo sito e i fini del lavoro di ricerca e approfondimento sul tema della criminalità organizzata a Milano. Adesso, a quattro mesi di distanza, vogliamo chiarire alcuni punti rimasti ancora oscuri. Siamo uno spazio che fa informazione giornalistica (al di fuori degli schemi dell'informazione giornalistica) e fa approfondimento su temi che altrimenti non troverebbero spazio nell'universo dei media nazionali. Non siamo un giornale on line, visto che la testata non è registrata in Tribunale. Siamo uno spazio, pubblico, gratuito, senza copyright, gestito (ci auguriamo) da persone che mettono la loro professionalità a garanzia di un lavoro serio e documentato. Il nostro fine, insomma, è capire, raccontare, informarci. Per questo abbiamo scelto di dare voce ai fatti, ma anche ai protagonisti, al silenzio drammatico delle vittime, e perfino ai colpevoli. Sì, ai colpevoli  - e molti magari storceranno il naso -, perché il nostro è uno spazio di conoscenza, che non può precludere dalla conoscenza umana di quelle persone che spesso per la prima volta avete potuto osservare in fotografia proprio sul nostro portale. Nomi evocati nelle cronache degli ultimi trent'anni, uomini che prima di finire in carcere, magari all'ergastolo, hanno avuto un'esistenza, una famiglia, un passato che deve essere raccontato per comprendere (senza pietismi, sia chiaro) le ragioni del male. Una scelta controcorrente alla quale, è indispensabile associare il racconto e le drammatiche testimonianze delle vittime della mafia. MilanoMafia.com non è un Tribunale, i suoi autori credono nell'attività della giustizia e hanno sempre messo a disposizione di tutti i suoi atti pubblici e ufficiali. Ma il nostro intento è anche quello di approfondire le dinamiche umane, quelle che non trovano posto nei racconti asettici delle sentenze o delle ordinanze di custodia cautelare. Capire chi sono gli uomini della mafia a Milano, come sia stato possibile macchiarsi di accuse tanto pesanti, raccontare anche la convivenza dei loro familiari con una realtà pesantissima. Il tutto senza esprimere giudizi morali né giuridici che non ci competono. Ma in nome della conoscenza di uomini, che come tali vanno considerati. Per aiutare a comprendere la loro deriva, il loro vivere e aiutarci - magari - a comprendere e recidere le radici del fiore della mafia. (cg)
 

 

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