Professione docente: quando essere italiani costituisce uno svantaggio

pubblicato 20/mar/2012 15:31 da Francesca Bertolini   [ aggiornato il 23/lug/2012 04:59 da Enrica Fastuca ]
21 Marzo 2012

IMPORTANTE articolo redatto dal direttivo Adida che descrive le discriminazioni inaccettabili cui i docenti precari di III fascia d'Istituto sono sottoposti di cui invitiamo ognuno a prenderne visione.

Per approfondimenti si invita a visionare gli articoli presenti alle seguenti sezioni:
III fascia abilitata all'insegnamento - diploma magistrale abilitante


Correva il lontano 1947 quando, con la promulgazione della Costituzione della Repubblica Italiana, non solo i principi di libertà, uguaglianza, il diritto al lavoro e ad una vita dignitosa divennero parte del nostro ordinamento giuridico, ma ne furono addirittura dichiarati ispiratori. Nessuna legge, decreto o provvedimento avrebbe potuto considerarsi lecito se in contraddizione con tali principi. Sebbene si consideri l’Italia una “Repubblica giovane” (centocinquant’anni non sono comunque pochi) e se purtroppo le ingiustizie, le iniquità e le inuguaglianze cui siamo costretti ad assistere sono all’ordine del giorno, certi casi, come quello dei cosiddetti “docenti invisibili”, se non altro per il numero di persone che coinvolge e per i paradossi su cui si fonda, paiono mettere a dura prova le basi del nostro stesso ordinamento e sono  degne di nota e riflessione.

I protagonisti di questa incredibile vicenda sono cittadini che, essendo definiti dalla vigente normativa “idonei”, “possessori di titoli validi all’insegnamento”, nonché nel caso dei diplomati magistrali “abilitati all’insegnamento”, e pertanto inclusi in graduatorie di merito compilate sulla base di criteri imparziali dettati dallo stesso MIUR, la cui istituzione deve ritenersi a tutti gli effetti di legge una pratica concorsuale, da anni, in alcuni casi da decenni, svolgono regolare servizio di insegnamento presso scuole statali e paritarie. Come tutti i docenti sono responsabili della classe, bocciano e promuovono alunni, firmano verbali di scrutini, pagelle, piani didattici, guidano varie commissioni, ricevono deleghe dai dirigenti scolastici e possono anche come coordinatori, presiedere le sedute dei Consigli di Classe oppure ricoprire incarichi di dirigenza e vice-dirigenza.

Eppure, questi docenti che ci sembrano così normali, vivono sulla loro pelle un paradosso assurdo, in quanto la stessa amministrazione che li ha selezionati e assunti li ha dichiarati non idonei, non abilitati e privi di una qualsiasi formazione iniziale! Essi, pertanto, possono sì aspirare ad insegnare, ma non possono ambire ad alcun avanzamento di carriera né tanto meno alla stabilizzazione, neppure dopo molti anni di onorato servizio prestato con la positiva valutazione dei dirigenti e l’assenso delle istituzioni. Essi si trovano, inoltre, sempre e comunque discriminati nell’accesso agli incarichi a tempo determinato rispetto i colleghi inseriti nelle Graduatorie Permanenti ad Esaurimento, che godono di precedenza assoluta anche qualora siano sprovvisti di qualsiasi esperienza lavorativa e punteggi di merito ben più modesti dei rispettivi colleghi inseriti nella III fascia nelle corrispettive Graduatorie di Circolo e d’Istituto, colpevoli, a dire del Miur, di non aver potuto frequentare le SSIS e i corsi di specializzazione all’insegnamento previsti dalla L. 341/1990.

Premesso che la maggior parte di questo personale avrebbe dovuto essere esonerato dalla frequenza dei suddetti corsi, allestiti per lo più in dispregio di alcuni dei più elementari principi cardine alla base dei percorsi universitari e della normativa che regola il diritto per i lavoratori di accedere alla formazione professionale, e accertato che, per molte classi di concorso, mancano percorsi abilitanti ordinari da circa 15/20 anni e che in ogni caso, l’accesso a tali corsi, ormai sospesi da quasi cinque anni, non è avvenuto in condizioni di uguaglianza,  appare inaccettabile la discriminazione di cui questi docenti sono oggetto.

Addirittura, la loro questione assume caratteri ancor più grotteschi e sbalorditivi se contemplata in un’ottica europea. Senza entrare troppo nel merito della questione, è utile ricordare che ai sensi della Direttiva 2005/36/CE, che norma e regola il sistema generale delle professioni regolamentate nell’ambito dell’Unione Europea ed il reciproco riconoscimento, è assimilato a “titolo formativo abilitante”  qualsiasi esperienza professionale di durata per lo meno triennale, mentre per “qualifica professionale” si intende qualsiasi titolo ritenuto dallo stato membro di provenienza valido all’accesso di una qualsiasi professione regolamentata, inclusa quella di insegnante. E’ così che a seguito delle innumerevoli richieste di equiparazione della qualifica professionale di insegnante pervenute al MIUR sono stati dichiarati abilitanti all’insegnamento non solo i titoli e diplomi accompagnati da “valido certificato di attitudine psicopedagogica e professionale”, ma anche lauree e diplomi in tutto e per tutto simili a quelli in possesso dei docenti precari di III fascia italiani, ma acquisiti all’estero, in quanto, così come avviene in Italia, sono numerosi gli Stati Comunitari dove l’accesso all’insegnamento non è subordinato al possesso di ulteriori titoli di specializzazione all’insegnamento. In alcuni casi si è arrivati addirittura a riconoscere l’abilitazione a soggetti privi di qualsiasi qualifica valida all’insegnamento dichiarando che “l’esperienza integra e completa la formazione”.



Quello che si vuole fin qui evidenziare è che un ipotetico signor Mario Rossi, laureato in matematica con il massimo dei voti presso l’università di Pisa, sebbene assunto ripetutamente dal MIUR per anni come insegnante ordinario, deve ritenersi individuo pericoloso e sospetto in quanto in possesso di ambigua qualifica professionale e abilitazione, ma SOLO SE ITALIANO. Qualora invece il signor Mario Rossi sia in grado di dimostrare di essere cittadino di uno stato comunitario diverso dall’Italia, allora in questo caso egli è da ritenersi individuo certamente preparato, qualificato e competente ed ha pertanto diritto di accedere, diversamente dai colleghi italiani in possesso di medesimi titoli e qualifiche, agli incarichi di ruolo e alla precedenza assoluta nelle assunzioni operate dal MIUR a tempo determinato!

Anche il servizio è valutato diversamente, a seconda che sia stato svolto da docenti italiani o comunitari. Per il MIUR l’esperienza professionale integra e completa la formazione, ma SOLO se maturata da cittadini comunitari NON ITALIANI, mentre invece un nostro connazionale, che abbia lavorato anche per dieci o più anni alle dipendenze del MIUR, non ha invece diritto ad alcun riconoscimento e dovrebbe sottoporsi ad un triplo test selettivo per poter accedere ad un percorso di Formazione Iniziale, qualora voglia godere dei medesimi benefici riservati ai colleghi stranieri!

Sono decine di migliaia i docenti precari di III fascia italiani che vivono da anni nella più assoluta precarietà, discriminati, umiliati e dimenticati da tutto e da tutti, trascurati perfino dagli stessi sindacati che avrebbero dovuto difenderli e tutelarli. Ci si domanda alla luce di tutto questo, se davvero i principi di uguaglianza e parità, non siano rimasti in questi ultimi 150 anni, solo sulla carta e se la nostra Repubblica in realtà sia solo un’illusione forse nemmeno troppo ben costruita.

Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)



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