Michele Luca Nero


L'esaltazione della forma attraverso il colore

Michele Nero nasce ad Agnone (Isernia), il 14 maggio 1979.
Sin da bambino manifesta un’inclinazione naturale per la pittura che lo accompagnerà costantemente nelle sue scelte.

Ha presentato a Roma, nel novembre 2005 - marzo 2006, la prima importante personale di pittura “Sacre dissonanze - A Sua immagine e differenza”.
(
http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=25572)

Questa mostra rappresenta il completamento di una serie di sperimentazioni condotte sul soggetto sacro. Cinquanta studi pittorici, notevolmente interessanti sia dal punto di vista cromatico che compositivo, segnano la base di partenza per sperimentazioni più ardite che vanno a toccare i temi dell’astratto e del concettuale, in un incessante sforzo creativo e emozionale.

Sogni, paure, emozioni, affetti, ricordi e simboli rivivono lungo un itinerario artisitico unico nel suo genere, dove regnano la molteplicità, la contaminazione incessante, la fusione degli universi. Una ricerca visiva alla scoperta di quelle dissonanze, interne, emozionali, sottese, che non riescono quasi mai a trovare una risoluzione completa.
Il rapporto col Sacro, inteso come Entità Superiore, nasce con l’uomo stesso, dal bisogno di avere un punto di riferimento per dare senso all’Esistenza terrena. Nell’ottica Cristiana, il Sacro si caratterizza soprattutto per l’idea di perfezione assoluta che racchiude in sé, a dispetto della finitudine ed incompletezza umana, perennemente in bilico tra redenzione e peccato.

Dissonante è quindi l’uomo davanti al Sacro; dissonante è la sua vita terrena, in attesa della dannazione o della beatitudine eterna.(…) siamo tutti noi, profondamente diversi gli uni dagli altri, ma che una volta uniti, come in puzzle, ritorniamo a formare l’immagine del Divino sulla terra. Tante piccole facce di un’unica medaglia.
Attualizzare il Sacro, esibirlo, indossarlo. E’ questo il motivo che mi ha spinto a creare questi dipinti . . .
volevo,in qualche modo, de-strutturarne il linguaggio, svelarne i codici. Tutto è iniziato durante la mia infanzia, quando mi sono avvicinato per la prima volta all’iconologia classica greca e bizantina. La perfezione lineare di quelle opere, le tonalità cupe, l’austerità che le caratterizzava, il fascino incredibile che le circondava! Ogni cosa era al suo posto, ogni cosa aveva un posto ed un ruolo precisi. E così mi sono informato, ho iniziato a studiare, a documentarmi. L’icona non era un semplice dipinto e la sua realizzazione non era lasciata al caso. Pregare mentre si dipinge: era questo il modo per avvicinarsi a Dio.

Questi lavori, architettonicamente perfetti, contenevano al loro interno elementi compositivi ricorrenti e caratterizzanti. Così ogni raffigurazione era accompagnata da una serie di caratteri che raccontavano il soggetto, inseriti lungo le aureole o ai lati del dipinto. Su quei volti austeri non risplendeva mai troppa luce, eccezion fatta per l’oro che li circondava. La prima sperimentazione l’ho fatta proprio sul colore, iniziando ad usare tonalità anti-naturalistiche, per definire la carnagione dei soggetti rappresentati, oscillando spesso tra i toni del verde e del blu”.

Accostamenti inusuali preparano il salto verso l’astrazione completa delle forme. Avvicinamento assoluto ad una perfezione che non risente più dell’inganno delle forme terrene.

Tutto viene ri-contestualizzato e svuotato di senso. Anche i fonemi divengono semplici ornamenti, linee; e possono essere accostati tra loro solamente per creare composizioni visive senza significato letterale.

 

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