L'ambulanza nera


Tratto da La famosa invasione delle vipere volanti, di Paolo Toselli, Sonzogno Editore, 1994
"C'è un'ambulanza nera che gira in città per rapire i nostri figli". L'allarme, che ha coinvolto mezza Italia sul finire dell'estate 1990, si è diffuso a partire dalla Sicilia. In breve ha passato lo stretto ed è risalito dalla Calabria alla Puglia, dalla Campania al Molise. La storia della "tratta delle bianche" si ripete: una banda di sequestratori rapirebbe i bambini per alimentare un terribile commercio di organi umani. Alla fine di ottobre l'"ambulanza nera" aveva fatto la sua comparsa anche in Abruzzo. Qualcuno mise in giro la voce che nelle vicinanze del lago di Penne era stato trovato un bambino morto al quale avevano asportato gli occhi. A distanza di due settimane, lo stesso episodio viene ambientato a Montesilvano.

È bastato qualche giorno perché la paura si propagasse anche a Roma. Particolari realistici sono stati aggiunti per avvalorare il racconto: "Dall'ambulanza scendono due uomini vestiti da infermieri e accompagnati da due falsi carabinieri, i quali fanno chiamare il bambino, e con una scusa - i genitori sarebbero stati ricoverati in ospedale - lo invitano a seguirli. Si racconta addirittura di una circolare del provveditorato agli studi che avrebbe messo in guardia i direttori didattici da persone che girano intorno alle scuole con false uniformi. Ovviamente tale circolare non esiste.

La storia finisce sulle prime pagine dei giornali che smentiscono le voci. Non sempre tuttavia con l'effetto voluto. L'articolo pubblicato su La Stampa il 29 novembre veniva ripreso, il giorno dopo, dal quotidiano londinese The Times che, travisando leggermente la notizia, poneva l'accento sulla paura collettiva che aleggiava nelle scuole e tra le famiglie italiane. 

"C'è un ambulanza, - si racconta - una camera operatoria volante, che gira per le nostre strade. Raccolgono i bambini, tolgono loro gli organi, e li rilasciano morti nelle campagne adiacenti. Sono attrezzatissimi, hanno persino le celle frigorifere per conservare il materiale spiantato". Ne hanno sentito parlare tutti e molti sono convinti di averla vista scorazzare per le vie di alcune città italiane. Sulla vicenda, trattata essenzialmente come un caso di psicosi collettiva priva di fondamento, hanno scritto numerosi quotidiani tra cui L'Unità. Ad avvalorare la credibilità della storia una testimonianza, quella di Simone Onori, nove anni, che sarebbe stato avvicinato da due uomini a bordo di una Renault rossa mentre stava comprando le figurine. " Sali in macchina", gli avrebbero detto, "ti portiamo in ospedale da papà che si è ammalato!". Ma Simone non ci casca. Passano due giorni e la Renault rossa ricompare. Questa volta a casa sua. Un uomo scende e lo chiama da dietro il cancello. Simone avverte il padre, la macchina scompare. 

Storie di questo tipo non circolano solo da noi. Già alcuni anni prima nei Paesi dell'Est, e in particolare in Polonia, era diffusa una leggenda, al centro della quale spiccava sempre un'auto misteriosa - solitamente una Volga nera, una specie di limousine - usata per rapire i bambini. Due uomini (preti, forestieri, suore, o dei semplici sconosciuti) tentano di condurre all'interno dell'auto un bambino per poi prelevargli il sangue o organi diversi (per lo più reni) a favore di sceicchi arabi o ricchi possidenti occidentali, pronti a pagarli profumatamente. Questa voce raggiunse il suo apice negli anni Settanta, malgrado fosse ancora estremamente popolare agli inizi degli anni Ottanta. Attualmente non circola più, ma la sua diffusione era tale che era quasi impossibile trovare un polacco che non ne abbia sentito parlare. Nello stesso periodo era presente anche in Unione Sovietica, con minore intensità. 

È evidente che le paure e le ansie manifestate dalle voci sugli odierni rapimenti di bambini riflettono antichi timori, sempre esistiti. Anche se l'uso della ragione, ogni tanto, ci dovrebbe far dubitare sulla ricorrenza di simili storie in paesi tanto diversi e con particolari così simili.  

La leggenda sui presunti espianti di organi ai danni di ignari bambini continua ad alimentarsi sulla base di notizie analoghe giunte dall'America Latina dove si parla di un'organizzazione che ha reclutato alcuni chirurghi senza scrupoli per asportare organi da rivendere sul mercato clandestino dei trapianti. Simili voci vennero alla ribalta in Honduras e in Germania nel1987, per estendersi poi a tutto il Sud America. Malgrado non si abbiano prove definitive dell'esistenza di una simile organizzazione che operi a livello internazionale, non è raro che notizie del genere vengano accreditate dalla stampa. Queste storie, in genere, ignorano la complessità delle operazioni del trapianto e la vulnerabilità degli organi trapiantati che impedisce ogni rapido espianto e il contrabbando a grande distanza di parti umane senza lunghi esami preliminari. 

È da considerare attentamente anche il ruolo dei mezzi di informazioni nell'alimentare la storia del "commercio di bambini per trapianti". Troppo spesso l'argomento è stato trattato con estrema superficialità,gusto del sensazionale e scarso senso critico. Sergio Cartoni, docente di genetica umana alla facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino e direttore del Centro di riferimento per i trapianti del Piemonte, commenta: "Per quanto riguarda l'Italia, e l'Europa in genere, escludo completamente la possibilità che simili fatti accadano. Si tratta di semplici voci. Da noi tutte le strutture in grado di eseguire trapianti sono pubbliche. E poi tutti i donatori e i trapiantati vengono schedati e sono soggetti a talmente tanti controlli, che tutto ciò mi sembra che non sia neanche realistico. Si potrebbe accusare la sanità degli Stati Uniti, in quanto privata. Ma nessun Centro, anche di ricerca, penserebbe di fare certe cose. Se si venisse a sapere si assisterebbe a un vero e proprio linciaggio da parte delle autorità e dall'opinione pubblica. Anche il caso del poveraccio che vende un organo è pensabile solo in paesi del Terzo Mondo dove operano cliniche private. Ad esempio ciò accade in Egitto e pare anche in Colombia. In Europa, la legge esclude la donazione da un adulto vivente, e la autorizza solo tra familiari. Inoltre sono necessarie settimane, a volte mesi, di analisi e verifiche per effettuare un trapianto tra donatore vivente e paziente." Il successo di simili storie è legato essenzialmente alle tensioni generate nel nostro paese attorno alle problematiche dei trapianti di organi e delle donazioni all'estero.