Il cagnolino messicano in Europa


Tratto da La famosa invasione delle vipere volanti, di Paolo Toselli, Sonzogno Editore, 1994
È a partire dal 1986 che anche in tutta la Francia si racconta la storia del cagnolino portato a casa dalla solita giovane coppia dopo una vacanza in Africa occidentale, Senegal o Isole di Capo Verde.
La leggenda- secondo Véronique Campion-Vincent - suggerisce una equivalenza metaforica tra l'immigrato e la bestia che ha ingannevolmente nascosto, allo stesso tempo, la sua aggressività (che si rivela solo dopo il suo ingresso nel nuovo territorio) e il suo stato di salute (in alcuni casi infetto, comunque pericoloso). Questo accostamento è ancora più netto nella versione americana. Gli Stati Uniti considerano il Messico come una nazione sottosviluppata, un luogo esotico, intriso di pericoli e povertà.

Da noi la leggenda è stata lanciata nell'agosto del 1985 da Elisabetta Besussi sulla pagina milanese de La Repubblica. L'articolo riferiva di una storia che stava facendo il giro di Milano.

L'incredibile avventura era capitata a una coppia di amici che, recatisi in vacanza nelle Filippine, un giorno hanno incontrato lungo la strada un simpatico cagnolino. Era tanto amichevole e affettuoso che i due si affezionarono e decisero di nasconderlo in una borsa e portarlo a casa, a Milano. Segue l'invito a cena a casa di amici e la "scomparsa" del gatto di questi. Spaventati, i proprietari si precipitano da un veterinario che appena visto il cucciolo lo identifica come un topo molto pericoloso che può trasmettere terribili malattie. Il veterinario abbatte immediatamente l'animale, e invita i proprietari a osservare una quarantena, a scanso di pericoli.

Come si può notare, si tratta della versione classica, già completa di tutti i particolari. Ma sul finire di agosto si fa vivo con La Repubblica, un giornalista, Daniele Soragni, di Sorrisi e CanzoniTV, che dichiara di essere l'autore della storia, insieme a Paolo Bonanni, redattore di un quotidiano milanese. Cesare Bermani, nel corso della sua indagine sulle leggende metropolitane, riuscì a contattare Paolo Bonanni che gli confermò la notizia"
Può darsi che Soragni e Bonanni si ritengano gli inventori della storia, ma questa può essere stata solo importata dagli Stati Uniti, come dimostrano le affermazioni e ricerche di Brunvand.
"In conclusione, segnalo anche l'interpretazione in chiave psicoanalitica fornita da Cesare Bermani. Le ragioni inconsce della larga diffusione della leggenda andrebbero ricercate in una serie di tematiche. "Vi è l'angoscia - scrive Bermani - per quanto è straniero; vi è il terrore per il topo/pene "alieno", vissuto come portatore di tutte le malattie del mondo; vi è poi la polivalenza simbolica del topo sozzo e vorace che è un bambino divorante o fallico/anale, ma qualche volta è anche pene divenuto aggressivo e preoccupante o che è fantasticato come divorante la madre nel rapporto sessuale tra i genitori. La leggenda ben si presta a plasmarsi per esprimere questo o quello dei vari fantasmi familiari e di coppia."