Piccole confessioni di un taccuino.



“È unico ciò che è irripetibile, dico io. Noi unici non abbiamo bisogno di sfoggio e lodi, perché ci basta la cura con cui veniamo maneggiati, sfogliati, poggiati e l’indomani ripresi. Ci basta osservare come reagiscono i nostri proprietari quando ci perdono, 
l
’affanno con cui ci cercano, con cui ribaltano angoli, anfratti e cantucci solo per riaverci. Vorremmo dire: - ehi sono qui nel tascapane!!! qui, proprio qui sotto! ma non lo facciamo mai, perché forse godiamo alla vista di quel piccolo travaglio ed è così che misuriamo il nostro valore. Perché sono unico, direte voi? Perché così mi vollero Eugenia e Giulia, che da giorni lontani, con pazienza e dedizione, maneggiano carta e con essa danno forma a idee e modelli. Io sono una loro idea, quella che gli venne quel dì e non quello prima e neppure quello dopo. Parliamo di due fanciulle che amano rattoppare, incollare, sovrapporre, stendere, tagliuzzare, combinare, legare, piegare, scegliere e non ultimo RESTAURARE carta e carte, fogli e fogli, pagine e pagine e che lo fanno proprio perché credono nell’unicità del manufatto e a questo difatti dedicano il loro tempo e le loro operose mani. Spero che in virtù di questa passione che mi ha concepito, un giorno, usurato dal tempo e ormai con le pagine sgualcite e crepitanti come foglie d’autunno, disseminate di inchiostro, memoria e vita, potrò ancora rammentare perché andavo tanto fiero di essere unico”. B.