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LIBRERIA in Corso Italia 116 r. a Savona

UBIK LIBRI

Programma degli appuntamenti di NOVEMBRE

 

Convenzione soci libreria UB!K

con il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona - Teatro Chiabrera

 

a tutti i possessori della tessera UB!K CARD
verrà offerto l'INGRESSO RIDOTTO agli spettacoli de

“La Clemenza di Tito


LA CLEMENZA DI TITO,

di W.A.Mozart,

Teatro Chiabrera,

domenica 9 novembre ore 15:30

martedì 11 novembre ore 20:30

 

-I Settore (platea e balconata): ridotto € 34 (invece di 40).

-II Settore (I galleria): ridotto € 21 (invece di 25).

-III settore (II galleria): € 17 (invece di 20).
gli under 18 (cosa normale, non c'è bisogno di tessera) pagano:

I Settore € 25;  II settore € 20,  III settore € 15.


biglietteria: al Teatro Chiabrera,

dal lunedì al sabato, ore 10-12 e 16-19,

tel per prenotazioni 019/8485974
gli sconti non sono cumulabili.

 

I tesserati UB!K non ancora in possesso della tessera plastificata potranno ritirare in libreria la loro nuova tessera (su cui sono stati trasferiti i punti accumulati)


Per informazioni:

http://www.operagiocosa.it/clemenza_2008_stampa.htm

 

 

 

LA CLEMENZA DI TITO DEBUTTA A SAVONA

In prima assoluta a Savona

Debutta a Savona “La clemenza di Tito”, di Wolfgang Amadeus Mozart. L’opera del genio salisburghese, l’ultima del suo catalogo, andrà in scena in un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera Giocosa al Teatro Chiabrera domenica 9, alle ore 15:30, e martedì 11 novembre, alle 20:30; nonché in anteprima per le scuole venerdì 7 (10:30). L’opera, pur vantando un tale padre, è piuttosto rara in Liguria, da cui manca da 28 anni. A Savona non era mai stata eseguita.

La regia e le scene sono di Paolo Panizza, artista che si è formato all’Arena di Verona, sua città natale, e che è stato assistente del grande Pier Luigi Pizzi. Come regista lirico ha già firmato numerosi e importanti successi. Sarà assistito da Valentina Escobar; con i costumi di Artemio Cabassi. Dopo il successo del concerto estivo “Sogno di una notte di mezz’estate”, torna alla direzione, questa volta di un’opera, Maurizio Zanini, alla guida della Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo; il coro è il Lirico e Voci Bianche “P.Mascagni” di Savona, diretto da Franco Giacosa.

Nel ruolo del titolo un tenore dalla grande carriera, Mario Zeffiri, che ha cantato in tutti i più grandi teatri e che per l’occasione a Savona debutta il ruolo. Vitellia sarà Sara Galli, già applaudita lo scorso anno in Otello; Sesto sarà Annarita Gemmabella; Servilia, Barbara Bargnesi; Annio, Raffella Ambrosino; infine Publio, Massimiliano Viapiano.

L’Opera Giocosa ha scelto di mettere in scena, dopo la “trilogia” Le nozze di Figaro-Don Giovanni-Così fan tutte, l’ultima fatica operistica di Mozart, composta nel 1791, anno della sua morte. La commissione era per un’opera destinata ai festeggiamenti per l’incoronazione a re di Boemia dell’imperatore Leopoldo II.  Originariamente doveva essere Salieri il compositore, ma nel luglio 1791 il lavoro fu affidato a Mozart. Per il titolo del dramma la scelta cadde su uno dei più celebrati testi mestastasiani, scritto nel 1734 sempre per una festività della corte di Vienna (all’epoca il sovrano cui si alludeva con il personaggio di Tito era l’imperatore Carlo VI, padre di Maria Teresa).

Il testo originale di Metastasio fu affidato alle cure di Caterino Mazzolà, poeta di corte dell’Elettore di Sassonia. Questi operò, senza dubbio d’intesa con il compositore, in modo che il dramma venisse “ridotto a vera opera”, come recita l’annotazione che Mozart appose sul catalogo delle sue opere in data 5 settembre 1791, alla vigilia della prima: il classicismo metastasiano era ormai superato, e già Gluck, riformista del genere, aveva adattato lo stesso testo a opera nel 1752. La maggiore novità introdotta da Mozart risiede forse nei concertati e nei pezzi d’assieme, nella creazione di situazioni al confine tra opera seria e opera buffa che riescono a rendere i contrastanti sentimenti dei personaggi. Esempio di tutto ciò è il quintetto che conclude il primo atto. Ma tutta l’opera è pervasa dal grande fascino musicale dell’ultimo Mozart. La Clemenza fu composta appena conclusa la maggior parte del “Flauto magico” (singspiel che avrebbe per sempre sconvolto il teatro musicale) e partecipa delle stesse atmosfere creative del genio. Nella Clemenza si nota in particolare un uso caratteristico degli strumenti (fra tutti il clarinetto) attraverso i quali Mozart riesce a rendere tanto evanescenti atmosfere quanto i drammi, tutti personali e diversi, dei protagonisti, portando lo spettatore dagli abissi agli idilli dell’anima.

La biglietteria risponde allo 019/8485974, orario 10:00-12:00 e 16:00-19:00 dal lunedì al sabato. Osserverà una chiusura dal 12 al 26 ottobre.

 

 

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Manifestazione studentesca

Savona 30 ottobre

 

Piero Calamandrei – 1955

“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica.

Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l'aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo è solo, siamo parte di un tutto.

In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione…”

 

Piero Calamandrei – 1950

“Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza, ma vuol istituire, senza parere, un larvato regime. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada. Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina…”

 

 

Pietro Calamandrei (1889-1956)

Politico, giurista, giornalista, docente universitario,

Membro dell’Assemblea Costituente della Costituzione Italiana

per il Partito d’Azione

 

 

 

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